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Uno scontro dentro di me tra il nuovo ed il vecchio mondo

All’interno della testa di ogni grado (Rosh) si produce una collisione tra la Luce e lo schermo, cioè tra l’intenzione “per il bene della dazione” ed il piacere che sentiva direttamente all’interno del desiderio di ricevere. Piacere diretto è come se io sentissi qualcosa di saporito nella mia bocca e questo gusto è direttamente relazionato al mio desiderio.

Adesso però, devo causare un colpo, cioè devo introdurre un nuovo calcolo, devo mettermi tra il piacere e il desiderio che stanno insieme dentro di me. Devo stare tra di loro e dare loro una nuova forma di connessione, perché da loro due, voglio costruire il Creatore affinché possano trattarsi reciprocamente con la dazione!

Questo si chiama un colpo (Hakaa), poiché vengo in contro a questa connessione diretta tra il piacere e il desiderio, ed in virtù di questo, costruisco la testa del grado.

Il “volto” del Partzuf è la forma della sua dazione, che la persona deve costruire partendo dalle nuove relazioni che vuole stabilire tra il piacere e il desiderio. Lei si interpone tra loro e non li lascia in contatto diretto perché vuole che si relazionino tra loro nella forma della dazione. È così che si costruisce la forma del Partzuf spirituale.

Cioè, la forma del Partzuf si costruisce sulla base delle nuove relazioni tra il piacere e il desiderio, dopodiché il Partzuf non vuole accettare tutte le altre parti dei piaceri e dei desideri che non hanno potuto prendere la forma della dazione, la forma del Creatore. Risulta che si trova con un eccesso di desideri e di Luci che sono al di là dei suoi calcoli.

È li che allora nasce un conflitto tra questa forma diretta che resta, questo Partzuf aggiuntivo, separato, nel quale sono connessi direttamente il desiderio ed il piacere ed il nuovo Partzuf santo che è stato costruito, il quale contiene la corretta connessione tra il piacere e il desiderio, ciò che crea un “volto”. La persona sente lo scontro tra queste due forme: tra la ricezione di tutto per se stessi, come lo convince a fare il Creatore e la nuova forma di dazione che ha appena creato. Lo scontro reciproco di queste due forze si chiama “collisione delle Luci, quella circondante e quella interna”.

(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.07.2011, Prefazione alla saggezza della Kabbalah)

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Due discernimenti per essere identificati

Shamati (Ho Udito) N°166, “Due discernimenti per essere identificati”: Esistono due discernimenti: 1) La discesa dai mondi dall’Alto verso il basso a modo di caduta; 2) Dal basso verso l’Alto.

Il primo discernimento: “che Dio ha creato e realizzato”. Questo vuol dire che il Creatore ci ha preparato un luogo per il lavoro. Il secondo discernimento: quando cominciamo ad impegnarci e ci vestiamo dal basso verso l’alto. Però, prima di raggiungere il grado completo, non possiamo sapere niente con piena certezza. Questo si chiama “imparare prima, capire dopo”.

Un piccolo, che comincia a mangiare il pane, ancora non possiede la conoscenza, ma lo mangia soltanto. Quando comincia a crescere, comincia a capire che c’è una ragione per il pane, che è la causa della forma dello stesso …

Se continua a riflettere su questo, arriva allo stato in cui si prende il grano e si pianta nella terra. Fino ad allora, può solo ricevere il pane, cioè, ridurre il pane che esiste in questo mondo. Dopo però, sa già come aggiungerlo.

Se io prendo semplicemente un pezzo di pane e comincio a mangiarlo, sentirò solo il piacere che si veste nel desiderio e nient’altro. Poi, comincio a pensare di cosa è fatto il pane. Questo è il suo stato precedente. Per raggiungere questo stato precedente, devo affondare in esso, elevarmi ad esso e raggiungerlo.

Era lo stato che ha preceduto il pane, ad esempio, la pasta. Devo avanzare ed imparare sulla sua esistenza. Mi elevo un passo al di sopra di me, dal pane alla pasta e realizzo quello che è successo durante l’espansione dall’Alto verso il basso, dalla pasta al pane.

Poi ascendo più in alto, dalla pasta alla farina ed all’acqua, per sapere che la pasta ne è composta. Quindi, avanzo ancora di più e capisco da quale fonte si prende l’acqua e che la farina viene fatta dal grano. Da dove proviene il grano?

Pertanto, mi muovo sempre di più fino ad arrivare alla fonte. Dalla mia prospettiva, sono andato verso la radice, ma capisco i livelli nella caduta dalla radice verso il basso, fino a me, fin quando hanno realizzato “il pane”.

“Pane” significa piacere. Esamino sempre il mio desiderio: vale a dire il piacere o la mancanza, la ragione per la quale non ho il piacere e come arrivare ad esso. Non ho nient’altro per indagare. Tutta la nostra vita e le sue sensazioni girano intorno a questo.

Attraverso le azioni, raggiungo la radice dalla quale viene tutta l’attitudine verso di me, me stesso e tutto questo cammino dall’Alto verso il basso, che contiene anche dentro di sé il mio ritorno dal basso verso l’Alto. Se raggiungo la radice, raggiungo il vero stato. Tutti gli stati precedenti che sono stati rivelati da me fino a questo momento (che si sono formati durante la discesa dall’Alto verso il basso e nella mia ascesa verso l’alto, alla radice) sono stati necessari solo affinché io rivelassi questo unico stato esistente.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011, Shamati 166).

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L’espansione è nella dazione

Domanda: Mi dirigo al Creatore affinché mi aiuti nella dazione verso un essere umano. Potrebbe descrivere questo in un linguaggio più scientifico, giacché in essenza, il Creatore è la legge della natura?

Risposta: Come sappiamo, Malchut dovrebbe cancellarsi davanti a Zeir Anpin (ZA). Quindi ZA accetta il suo desiderio ed i loro desideri si elevano insieme alla madre, Binà. In risposta, Binà deve dare a Zeir Anpin uno stato adulto (in maniera che ZA cresca), come la Luce di Malchut.

Questo è ciò che il datore realizza. Se qualche volta desideri davvero dare al tuo amico, riceverai il doppio. Quello che gli dai creerà uno stato adulto in te, così produci un grado più alto nel tuo amico e glielo dai.

Per lui, sarai spiritualmente grande, sarai il datore. In questo ruolo, riceverai nuovi desideri da lui, e dall’alto, ottieni il riempimento. Pertanto, ti espandi “costantemente” ricevendo i desideri degli altri e la Luce dall’alto.

Questo è ciò che significa essere il datore. Tuttavia, ti “espandi” nei vasi di dazione. Qui si nasconde una trasformazione psicologica. Come puoi crescere di più nella dazione? Dov’è il beneficio? Come posso riempirmi? Cosa mi riempie?

Il nostro problema è che non sentiamo molto guadagno nei vasi di dazione, ma questo è evidente dal grafico.
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[Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011, “Matan Torà (La Dazione della Torà)]

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Ricevere la Luce per illuminarmi

Domanda: Come evito di confondermi pensando che sto avanzando, ma valutando allo stesso tempo il mio progresso con precisione?

Risposta: Non puoi valutare il tuo avanzamento adeguatamente, visto che non hai nessun mezzo per misurarlo. Fin quando non raggiungi il mondo spirituale, sei incapace di capire quello che possiedi, come un bambino non può fare differenza tra giocare con i giocattoli e la realtà.

Allo stesso modo, un adulto che lavora in una grande impresa, un laboratorio di scienze o un sistema sociale enorme, che si considera grande, importante e che partecipa ad un lavoro serio, non sente di vivere in un piccolo pianeta, vicino alla frontiera di una piccola galassia persa nell’universo. Tutti sentono il loro luogo in accordo al loro grado.

Però, come riceviamo una porzione di Luce affinché possiamo misurarci con essa nel nostro grado? Non deve essere una valutazione completa in relazione al nostro stato finale, completamente corretto (questo non si può fare fino alla fine della correzione), però, gradualmente ci muoveremo verso di essa lungo le linee di “destra” e di “sinistra”; ed useremo le impressioni “destra” e “sinistra” per equilibrarci correttamente lungo la linea “media”.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011, Scritti del Rabash)

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La radice dell’oscurità

Baal HaSulam, Lo Studio delle Dieci Sefirot, parte 1, “Tabella di domande e risposte sul significato delle parole”: domanda 17. Cos’è l’oscurità.

Bechinà Dalet (la quarta fase) del Ratzon (desiderio), il quale non riceve la Ohr Elyon (la luce superiore) dentro di sé, a causa dello TzimTzum (restrizione), è considerata come la Shoresh (radice) dell’oscurità.

Questo, a prescindere dal fatto che lo TzimTzum (restrizione) della quarta fase sia avvenuto per il suo stesso desiderio. La quarta fase ha vinto il suo desiderio di ricevere ed ha cominciato a voler essere come il Creatore, in accordo alla sua libera scelta.

Certamente, non si può dire che era completamente libero, se sentiva una così orribile sofferenza. Questo non perché non avesse la Luce; aveva tutta la Luce dell’Infinito, ma anche così, si sentiva male a causa della ricezione.

Quindi decise che riempirsi di Luce nella quarta fase significava la completa oscurità. Da questo momento in avanti, questo è ciò che significa “oscurità”. Vale a dire, se ricevo dall’Anfitrione, dal Creatore, per me stesso e sento di essere il ricettore; se sto beneficiando non solo di quello che sto ricevendo, ma anche del fatto che sto ricevendo da Lui per il Suo amore e la buona attitudine verso di me, cioè che ottengo tanto la Sua attitudine quanto il piacere in sé (altrimenti questa sarebbe la prima fase), allora decido che è la completa oscurità per me.

In realtà, non cambia niente. Si dice che la Luce stia partendo, ma Questa non sta entrando, né uscendo in nessun punto. Dipende solo da come tratto il mio stato, pensando di essere nell’oscurità.

Solo un secondo fa ero nel mio migliore stato e felice di tutto: l’Anfitrione ed i rinfreschi. Stavo ottenendo il piacere dalla vicinanza con il Creatore e potevo ricevere il piacere da tutto quello che Lui ha. All’improvviso, proprio nello stesso stato, comincio a scoprire il contrasto tra di noi, cioè capisco che c’è un’altra contraddizione, l’equivalenza della forma tra le mie qualità e le sue. Quindi decido che il mio stato è la completa oscurità e che niente è peggiore di questo.

Da questo momento in avanti, questa decisione presa in un livello più alto, si disperde verso tutti i livelli più bassi, essendo questa la radice dell’oscurità anche nel nostro mondo. L’oscurità è la sensazione di essere opposti al Creatore, che io sono il ricettore e Lui è il datore.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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La rottura dell’egoismo

Baal HaSulam, “Arvut” (Garanzia Mutua): Se una parte della nazione non vuole mantenere l’Arvut, ma sceglie di ostinarsi nell’amor proprio, fa si che il resto della nazione resti immersa nella sua sporcizia e bassezza, senza trovare mai un modo di uscire dalla sua immondizia.

Domanda: Come posso correggere il mio desiderio per la sporcizia e la bassezza?

Risposta: Io agisco in relazione ai miei amici, e questi agiscono in relazione a me. Ciò significa che questi mi correggono? Si, loro così lo fanno. Ed io posso correggerli? Si, posso. Come posso correggermi io? Io mi correggo correggendo loro.

Questa è la garanzia mutua. Nessuno lo fa senza gli altri e lui dipende dagli altri in tutte le sue azioni nel senso positivo e negativo, nell’allegria e la tristezza. Lui dipende dalle loro azioni buone e malvagie, e loro dipendono dalle sue azioni buone e malvagie.

Ad oggi, questa sta diventando una realtà che si manifesterà nel nostro mondo in una maniera molto sgradevole. Se succede qualcosa di male in un paese, gli altri paesi lo sentiranno immediatamente. D’altro canto, se si realizza qualcosa di buono in qualche luogo, anche gli altri cambieranno per il meglio.

Questa è la rottura reale del mio egoismo. Voglio che gli altri si sentano male ed io, paragonato a loro, voglio sentirmi bene per essere un vincitore. Io voglio il peggio per loro più che per me e questo mi rallegra il cuore; però adesso, vediamo in che modo l’integrità della natura ci obbliga a pensare in maniera differente. Ci insegna che nessuno può beneficiarsi da solo. Se è bene per qualcuno, sarà bene anche per gli altri. Non esiste una situazione tale in cui sia buona per alcuni e cattiva per altri.

Ci stiamo avvicinando gradualmente a questa immagine del mondo. Guarda cosa sta succedendo nei paesi sviluppati. Se c’è un bradisismo in uno, il resto dei paesi non sa che fare e cade dopo di esso. Siamo arrivati ad un ordine economico, cioè ad un egoismo tale che il mondo dipende da tutti. Si tratta della garanzia mutua ed è così che si manifesta.

Non pensavo che sarei dipeso, diciamo … dalla Francia. Cos’ho a che fare con la Francia? Tuttavia, adesso devo fare attenzione che lì non ci sia nessun problema. Se la Francia si dichiara in bancarotta, allora, senza dubbio, influenzerà le mie tasche due giorni dopo; per di più lo farà negativamente. Se ho ottenuto qualche beneficio da questo, potrei lasciarla andare in bancarotta, ma non funziona in questa maniera, anche io mi comprometterei.

Inoltre, precedentemente, i problemi degli altri portavano dei benefici. Prima che il mondo fosse connesso ad un sistema integrale, tutto il mondo agiva per il proprio interesse, senza considerare gli altri. Ogni paese si preoccupava solo del proprio beneficio. Ogni volta, facevamo dei calcoli salutari ed egoistici per guadagnare a spese degli altri. Anche se questo richiedeva iniziare una guerra contro di loro e distruggere l’altro lato della terra, per me era meglio.

Oggigiorno, ci piacerebbe continuare sulla stessa linea, ma non possiamo. Molto presto, scopriremo che la guerra non può essere iniziata. Dipendiamo gli uni dagli altri a tal punto che non posso garantirmi niente da solo. Mancherei di tutto quello che distruggo agli altri.

A questo siamo arrivati: a desiderare il bene per noi, per la nostra nazione, per il nostro paese con la sua struttura e le istituzioni, io devo curarmi di tutti. Solo allora ci sarà il benessere per me.

Questo meccanismo lavora sulla dazione tra i Partzufim, tra le persone e tra la persona ed il Creatore. Devo prendere il desiderio del mio prossimo, con l’obbiettivo di riempirlo e mettere il mio desiderio al suo servizio. Solo a condizione di riempirlo e di aver cura di lui, tutta l’abbondanza scorrerà attraverso di me e mi sarà rivelata 620 volte più grande.

Il mondo ancora non capisce in quale sistema stiamo entrando. Per far si che funzioni, dobbiamo raccontare alle persone di questo non appena possibile. Al contrario, la loro disperazione le porterà alla guerra. Loro, semplicemente, non avranno altra scelta.
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[Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.07.2011, “Arvut (Garanzia Mutua)”]

La Luce, così insondabile in essenza

Baal HaSulam, Lo Studio Delle Dieci Sefirot, parte 1, “Tabella di domande e risposte sul significato delle parole”: domanda 14. Cos’è Hitpashtut (la dispersione della Luce).

Ohr (Luce) che nasce dal Maatzil (l’Emanatore) verso il Ne’etzal (l’essere emanato) è chiamata Hitpashtut de Ohr. Di fatto, la Ohr Elyon (la luce superiore) non è influenzata in nessun modo da questo. È come accendere una candela con un’altra, in modo tale che la prima non sia sminuita da questo. Il nome indica solo la ricezione del Ne’etzal.

Non ci sono differenti Luci nel Creatore o nella creatura. La Luce non esiste di per sé. La Luce è rappresentata dalle impressioni della creatura sul riempimento che esisteva in questa precedentemente.

Quando la creatura improvvisamente sente questo riempimento in qualche maniera particolare, si considera che la Luce entra in essa. La Luce “brilla” per noi tanto quanto reagiamo ad essa, nella misura della nostra capacità di sentirla; e se non ne siamo capaci, si considera che non abbiamo la Luce e questa esce e se ne va.

Parliamo della Luce come se questa entrasse ed uscisse, delle Luci che “fanno oscillare” i vasi, che realizzano delle azioni. In realtà, la Luce non altera il suo effetto sul desiderio. I desideri sono organizzati in maniera tale da aggiornare continuamente i geni informativi (Reshimot) sul fondo della Luce costante; e pertanto il desiderio (vaso) reagisce in maniera diversa e sente come se la Luce scorresse attraverso si esso, lo cambiasse, lo stimolasse oppure uscisse.

Tutto ciò è una conseguenza della nostra percezione scorretta della realtà che ci accompagnerà fino alla fine della correzione (Gmar Tikkun). Sentiremo sempre che questi cambiamenti avvengono in qualche luogo al di fuori di noi. Allo stesso modo, è così che immaginiamo che questo mondo esiste in qualche luogo al di fuori di noi, anche quando è all’interno.

In relazione alla Luce, diciamo che anche Questa agisce su di noi dall’esterno, invece di dire che i geni informativi lavorano costantemente in noi a turno, l’uno dietro l’altro. Attraverso questi nuovi geni, sento la Luce, cioè reagisco ad essa in maniera nuova.

La Luce in sé non cambia assolutamente, è del tutto invariabile. Non c’è divisione tra cinque o dieci Luci, o che la Luce entri od esca dal desiderio; tutto esiste solo nella percezione del vaso in base al grado della sua impressione di ciò che lo riempie. La sensazione della creatura sul riempimento è chiamata Luce.

Parliamo solo della materia e della forma rivestita nella materia. La materia è il desiderio di ricevere piacere e riguardo alla forme rivestite nella materia, le chiamiamo “Luci”, “proprietà”. Non parliamo di nient’altro che di questi due concetti, non della forma astratta, né dell’essenza. Cioè, la Luce è l’impressione del vaso rispetto ad un determinato riempimento sconosciuto. Come sa il vaso che c’è qualcosa dentro di sé? Lo sa in accordo ai risultati …

Come nel nostro mondo, se all’improvviso mi viene la febbre, vado da un dottore e lui dice che ho un virus, ma come sa cosa mi è successo? Lui esamina i sintomi esterni che indicano alcuni processi interni.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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La decadenza dello sviluppo egoista

Viviamo nella prima generazione di persone che si risvegliano per scoprire il significato della vita, per capire perché vivono. Nelle generazioni precedenti, vivevamo come animali. Avevamo solo l’egoismo, il desiderio di ricevere piacere che ci spingeva costantemente in avanti e attraverso questo, cercavamo di riempirci in una corsa senza fine da un piacere all’altro. Tuttavia, non eravamo mai soddisfatti perché il piacere è opposto al desiderio di ricevere, come i due poli in un circuito elettrico, che sono opposti l’uno all’altro.

Non appena la Luce lo tocca, il vaso desidera entrare in essa, immediatamente si produce l’annientamento, un “corto circuito” e si annullano tra loro. Ogni volta che vogliamo beneficiare di qualcosa, basta solo toccare il piacere e questo scompare. Sentiamo il sapore degli alimenti, ma va via, vediamo qualcosa di bello, ma l’incanto svanisce. I sentimenti positivi non restano con noi e non siamo capaci di accumularli, di aggiungerli al nostro “salvadanaio” giorno dopo giorno.

Alla fine vediamo che la nostra generazione è nella disperazione. Le persone non hanno niente con cui riempirsi, non sentono il sapore, il piacere. Usano le droghe per scappare e si calmano con le medicine e gli antidepressivi. Perché?

Il nostro desiderio egoista che è cresciuto nel corso della storia, ha avuto il suo sviluppo. Nel corso di migliaia di anni, ha guadagnato forza e ci sembrava di poter continuare a trovare un piacere più grande nei nuovi desideri. La sensazione del piacere è il sentimento della vita; ma oggi, il nostro desiderio di ricevere si è saziato completamente e siamo caduti nella disperazione dell’impotenza, senza vedere nessuna possibilità di trasferirci da un’altra parte.

Questo è un momento speciale, una condizione speciale ed è per questo che Baal HaSulam scrive che si rallegra di essere nato nell’epoca in cui è possibile far conoscere la saggezza della Kabbalah. Perché è possibile questo? “Kabbalah”, in ebraico, è sinonimo di ricezione. Questa ci insegna in che modo raggiungere la saggezza per riempirci di piacere infinito, invece di sentire in che modo scompare e muore, come tutti i piaceri. Pertanto, la saggezza della Kabbalah ci porta al piacere infinito, il che significa vita eterna.

D’altra parte, la Kabbalah ci porta ad un punto tale che arriviamo ad essere i padroni delle nostre vite. Insieme al desiderio di ricevere più che soddisfatto, il “punto nel cuore” (•) si rivela nella persona, e questo è una proprietà in più, il desiderio di dare.

Il più ed il meno, il desiderio di dare e quello per i piaceri, esistono nella stessa persona ed essa acquisisce la libertà di scelta. Adesso ha due forze e sviluppandole, l’una contro l’altra, comincia a controllarle, cioè a controllare se stessa. La persona decide che strada prendere e che grado di desiderio utilizzare.

Così, si evolve su tre linee: realizza la linea media, partendo dalle linee di destra e di sinistra. Di fatto, questa linea media si chiama “umano” (Adam), perché lui l’ha realizzata, ha formato la sua essenza interiore e come risultato, questa gli appartiene. Prima di questo, in tutte le nostre reincarnazioni ci sviluppiamo come gli animali, spinti dal desiderio egoista, ricevendo più piaceri in accordo ai suoi ordini.

Oggi, non possiamo ancora controllare i nostri desideri, perché abbiamo solo un piccolo punto nel cuore. Ci riuniamo e studiamo la saggezza della Kabbalah, la quale spiega come sviluppare questo punto affinché abbiamo due grandi desideri. Allora, non siamo più governati dall’Alto, dalla forza dell’egoismo, ma avremo afferrato due forze nelle nostre mani e saremo capaci di elevarci al di sopra di questa vita.
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(Dalla 1° lezione del Congresso in Spagna del 3 Giugno 2011)

La realizzazione particolare e quella generale

Esistiamo in una sensazione di vita conosciuta come “questo mondo”. È il più basso, il più piccolo e peggiore di tutti i mondi, comunque è una forma di vita e generalmente capiamo cos’è; però, come entriamo nei dettagli, cioè nei mondi superiori e come iniziamo ad ascendere ad essi?

Si può fare solo se desideriamo scalare i gradini di questo mondo per esaltare e glorificare il Creatore. Abbiamo bisogno di tutti questi mondi con un solo scopo: per capire, attraverso di loro, la nostra dazione, l’amore verso gli altri. In questo caso, al posto della prospettiva corrente e superficiale dell’uomo che sperimenta se stesso in “questo mondo”, ci sarà permesso di avere accesso a tutti i dettagli per scalare così i 125 gradini della realizzazione spirituale personale.

Ogni particolarità che desideri sperimentare, raggiungere e vedere in questi mondi spirituali richiede che i tuoi sforzi abbiano lo scopo corretto e che la rivelazione che eventualmente riceverai, sia solo per il bene degli altri o del Creatore (che sono la stessa cosa). Al contrario, perché dovresti cercare in tutti questi dettagli, per la tua personale gratificazione? È impossibile, perché il piacere spirituale è il piacere che deriva dalla dazione invece di quello che si riceve per se stessi!

Pertanto, passare dalla realizzazione generale a quella particolare in questo mondo, implica una grande aspirazione ed un’opportunità di riempire se stessi sempre di più, di vedere qualcosa di interessante non da lontano, ma di essere personalmente impegnati a partecipare ad un determinato processo. Ovviamente, esiste una grande differenza tra l’essere un osservatore esterno ed essere nel mezzo degli avvenimenti, il che offre una maggiore gratificazione.

Allo stesso modo, in una realizzazione spirituale personale, hai anche l’opportunità di una dazione più grande, nella misura in cui sei pronto ad essa, questa realizzazione personale ti sarà rivelata, e pertanto la persona che desidera vedere non solo l’immagine generale, “questo mondo”, ma anche tutti i dettagli, prima tutti i piccoli dettagli della creazione e le azioni del Creatore, deve venire predisposta con l’intenzione di “dare”.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.04.2011, Scritti del Rabash)

La terra di nessuno

Domanda: Parliamo molto delle Luci e dei vasi, ma raramente esaminiamo il punto dello stesso “io” che si trova tra questi. Cosa rappresenta questo?

Risposta: “l’io” esiste solo come punto di scelta e nient’altro. Tutto il resto si connette ad esso quando riceve i desideri degli altri ed il riempimento del Creatore. Questo punto è come una lancetta di una bilancia, il momento della scelta, la sezione, il terzo mezzo di Tifferet. Questo non appartiene a niente: né alla ricezione, né alla dazione.

Il terzo superiore di Tifferet appartiene al superiore, alle qualità del Creatore, ed il terzo inferiore appartiene al desiderio di ricevere, alla creatura. Nel mezzo non c’è letteralmente niente, è la terra di nessuno.

Domanda: Allora cosa c’è lì? Dopotutto, non è una scelta realizzata in accordo ad un certo criterio?

Risposta: Una volta che sarai lì, comprenderai che questo punto letteralmente “fluttua nell’aria”. Da questo punto diventi una persona spirituale, è il punto iniziale che esiste nel mezzo, tra la Luce (esistenza dall’esistenza) ed il desiderio (esistenza dall’assenza). È il miracolo della creazione.

Arriviamo a questo punto quando cominciamo a connettere ad esso tutti i desideri e le Luci. Dopo, nella misura in cui agisco al di sopra di queste Luci e desideri, raggiungo il punto dal quale agisco. Non viene dalla Luce né dal vaso, ma dall’essenza del Creatore.
[46763]

(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà)”)

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