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Schiavitù volontaria: Realizzare le leggi della natura

Oggi siamo in uno stato speciale, nel quale per la prima volta, l’umanità non capisce più il suo desiderio. Si sta producendo un cambiamento molto importante: tutta l’umanità sta passando dal primo grado o “inanimato” al secondo grado o “vegetale”. Per adesso, questo non ci è chiaro, ma è solo l’inizio.

Poco a poco, capiremo che la natura, i nostri desideri, il governo superiore, la nostra vita familiare abituale, tutto è relativo, dipende da qualche fattore che ci è sconosciuto, che non possiamo sentire, né prendere in considerazione. Chiamiamo questo fattore società, ambiente, umanità globale ed integrale, una nuova connessione tra di noi che si sta scoprendo oggi; però in realtà ad una persona viene insegnato che è completamente dipendente da tutta l’umanità, siamo assolutamente nelle sue mani.

Attualmente stiamo uscendo dalla subordinazione inconscia, verso il governo superiore, sotto il quale esistiamo docilmente nel “livello inanimato”, credendo che si trattasse dell’unica forma di vita e che dovevamo abituarci a questo perché non c’era altro. Adesso però, ci viene mostrato in questa vita un altro componente, un altro fattore: l’ambiente. Di fatto, non è un ambiente esterno, ma la forza superiore che si sta rivelando a noi. Una persona comincia a sentire che dipende dall’ambiente, l’ambiente dipende da lei ed esiste un’influenza reciproca tra loro.

Essenzialmente, si tratta della rivelazione del potere del Creatore rispetto agli esseri umani ed in accordo a questo, le persone cambieranno per sfuggire ai problemi ed alle difficoltà imminenti, poiché restano nel desiderio di ricevere. Diversi fenomeni stanno cominciando a mostrarsi alle persone e queste sentono di essere dei ricettori. Vedono che c’è qualcuno, un grande datore, l’ambiente, il mondo, dal quale dipendono. Pertanto, si produce la rivelazione della Luce, del governo superiore rispetto all’uomo.

Quando la persona capisce che tutto dipende completamente dall’ambiente, entra nella seconda tappa dello sviluppo: lo stato “vegetale”. Deve dare alla comunità dalla quale riceve, rendendosi conto che esiste la legge della reciprocità e che non sarà bene per lei o per la società ricevere soltanto.

Non divide più il mondo rigidamente in due parti: lei e “loro”, cioè tutti gli altri. Essendo nel “livello inanimato”, cercava solo di ricevere, ma siccome non aveva coscienza e lo faceva istintivamente, questo non viene contato come ricezione; stava solo obbedendo alla sua natura.

Adesso, quando si eleva al grado “vegetale” deve realizzare delle azioni consce e dare in cambio; cioè, deve cambiare il suo comportamento che nel grado inanimato era considerato al 100% corretto, a prescindere dal fatto che abbia rubato e preso per sé, poiché la sua natura la obbligava a farlo.

Adesso, le viene data un po’ di libertà dalla sua stessa natura e di conseguenza deve dare all’ambiente. Tutto il mondo deve arrivare a questo, dobbiamo imparare non solo a ricevere, ma anche a dare.

Per questo, completiamo il grado inanimato del nostro sviluppo. Tutti gli altri gradi, il vegetale, l’animato e l’umano si sommeranno al primo, al grado inanimato. In base alla misura in cui rivelo il mio egoismo al di sopra del grado inanimato, in quella misura, correggerò la mia inclinazione egoista e ritornerò al grado inanimato per obbedire alle leggi della natura come uno schiavo, ma volontariamente.

Quindi, tutto si basa sul livello inanimato. Dentro questo HaVaYaH c’è tutta la creazione e l’attitudine della forza superiore verso di essa.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.08.2011, “Shamati 115”)

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Da che cosa inizia l’uomo

L’uomo inizia dall’unione dei pensieri e dei desideri a livello minimo di consapevolezza ed in seguito si aggiungono sempre nuovi livelli di coscienza e cresce fino a raggiungere i massimi livelli, vale a dire a modificarsi e divenire uomo.

Quest’ unione di mente e cuore, si costruisce da tutte le parti separate che si trovano in ciascuno di noi, poichè ogni particella comprende mente e cuore.

La connessione di queste forze è simile alla modellazione della materia durante tutta la nostra evoluzione ed in tutte le sue fasi diversificate, dal livello inanimato a quello vegetale ed animato.

In effetti la materia ha iniziato ad unirsi nello stesso modo. Quando iniziamo a congiungere tutte le nostre parti, anche noi attraversiamo le suddette fasi.
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La condizione della libertà assoluta

Il Creatore ha creato tutto per dare piacere all’uomo; però abbiamo bisogno di un vaso, del desiderio di ricevere il bene che Lui vuole dare. Lui ha voluto dare il piacere del quale Lui stesso beneficia: la dazione. Non c’è altro piacere al mondo!

Tuttavia, per sentire questo piacere, abbiamo bisogno di avere la qualità opposta, la mancanza di riempimento, a causa del fatto che il desiderio opposto al desiderio di dare è il desiderio di ricevere piacere. È per questo che il Creatore ha creato il desiderio di ricevere, una creatura artificiale che non era mai esistita prima, come un’impronta inversa di Se stesso.

Adesso la Creatura sente questi opposti dentro si sé. Da un lato, considera che è possibile beneficiare del riempimento del suo desiderio, ma poi fa un calcolo e comincia a voler dare, cioè non cerca più il riempimento.

La dazione non è un riempimento, ma una proprietà, un desiderio di dare. Nella dazione, la persona non si compiace di quello che riceve in cambio, ma l’azione stessa della dazione diventa per lei un riempimento, mentre nella ricezione, un’azione è indipendente dal suo riempimento. Quando ho il riempimento, mi sento compiaciuto, cioè il mio desiderio ed il riempimento sono due cose opposte ed ho bisogno di lavorare duro per ricevere il riempimento, dato che è opposto a me.

Tuttavia, nella dazione, devo solo sentire il desiderio dell’altra persona e soddisfarlo e questa stessa azione, che è relazionata all’altra persona che io soddisfo, diventa il mio riempimento. Non mi aspetto di ricevere nessuna ricompensa in cambio, il mio piacere risiede nell’atto di dare.

A causa di questa differenza, la persona che lavora nella ricezione deve sempre provare e valutare: quanto ho dato e quanto mi pagheranno? Ciò è dovuto al fatto che la paga non dipende da me, ma dall’altro e da quanto gli piacerebbe pagarmi; però se io lavoro nella dazione e desidero solo questo, non dipendo da nessuno e posso dire dove è il mio limite.

Pertanto, colui che percorre il cammino della dazione, stabilisce per se stesso fino a che punto vuole essere in essa, ed il Creatore è d’accordo con lui! C’è solo una legge generale della dazione e dell’amore che coinvolge e riempie tutta la creazione. Non c’è nessuna restrizione o proibizione nella dazione! Per questo ogni creatura può decidere per conto proprio in che livello vuole essere in relazione a questa qualità, pensiero e intenzione di dare.

Qui non ci può essere nessun calcolo di quanto ho fatto e di quanto riceverò. Non c’è bisogno di aver paura che se si è fatto di meno si riceverà di meno. Sono in questa legge generale della dazione reciproca, che coinvolge l’universo intero e lo riempie, dato che “non esiste nessuno a parte Lui”. Io stesso stabilisco in quale grado voglio essere, ed in accordo a questo grado, sperimento la rivelazione o l’occultamento della mia capacità di dare ed in questo senso provo piacere.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.07.2011, Shamati 61)

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Nascosto nella mia stessa ombra

L’uomo è stato creato con il desiderio di ricevere che aspira ad essere riempito, si sente imperfetto se ciò non avviene e vede tutto il significato della sua esistenza in questo. Oltre a questo, l’uomo non ha sensazione. Tutte le nostre sensazioni vengono esclusivamente dai piaceri che vediamo davanti a noi, cioè, da ciò di cui è costruito il nostro mondo. La realtà è composta dalle immagini dei piaceri che la nostra immaginazione ci dipinge.

Vediamo intorno a noi il mondo inanimato, quello vegetale, quello animato ed le altre persone, perché il nostro desiderio si compone di quattro livelli nei quali sperimentiamo le immagini di tutti i piaceri possibili; però se non vogliamo vivere tra queste illusioni e desideriamo vedere il mondo reale, dobbiamo vederlo non partendo dal desiderio di ricevere, ma dal desiderio di dare. Di fatto, è lì che troviamo la nostra radice e la nostra relazione con questa, cioè col Pensiero della Creazione, col suo programma ed il suo proposito. Il desiderio egoista però ci separa da tutto questo, dalla vera conoscenza, dalla sensibilità e dallo scopo.

Abbiamo un’opportunità unica di avvicinarci all’immagine reale, di mettere un velo sul quadro dipinto per noi dal nostro egoismo. Non è che dobbiamo smettere di vedere tutto questo, ma smettere di dargli tanta importanza come facciamo oggi. Invece di questo, dobbiamo cercare l’immagine delle radici che giacciono dietro, ciò che emerge nei desideri stessi se essi cambiano direzione dalla ricezione alla dazione.

Il desiderio è uno, ma tutte le sue parti (quella inanimata, vegetale, animata ed umana) devono trasformarsi in dazione ed allora vedremo le radici di questa immagine che viene vista nel nostro desiderio di ricevere piacere per noi stessi.

Questo viene fatto per mezzo “dell’ombra della santità”. Dopotutto, quando una persona si sforza per questo tipo di ombra, cerca di farla lei stessa, ma presto scopre che è incapace di farlo; trova che suo il volo dal desiderio di ricevere ed il cercare di mettere “un’ombra” su questo, ovvero provare a fare lo schermo, la restrizione ed il lavoro al di sopra di essa, è impossibile senza l’aiuto esterno. È richiesto un miracolo!

Un miracolo è qualcosa che è al di fuori delle mani della persona e non è disponibile direttamente per lei come un mezzo ovvio. Gradualmente arriva alla conclusione che la stessa radice, la forza superiore che vuole rivelare, deve aiutarla e darle l’occultamento.

Tuttavia, dato che la persona lo chiede per sua propria volontà, le viene contato come se avesse creato quest’ombra. Così occulta il suo desiderio di ricevere sempre di più, il che viene considerato come “non fare agli altri ciò che è odioso per te”, ed acquisisce la proprietà di Binà, dazione per dare (Chafetz Chesed).

Quando finisce il lavoro e si eleva al Monte Sinai al di sopra di tutti i suoi desideri egoistici, comincia a lavorare, anche a ricevere per dare, “nell’amare il suo prossimo come se stesso”. Gradualmente ogni desiderio diventa dazione e così via fino alla fine della correzione.

Tutto questo si ottiene per mezzo dell’occultamento o di quella che viene definita “modestia”. Si tratta del lavoro nel quale la persona cerca la maniera di occultare il suo desiderio di ricevere, di non utilizzarlo direttamente, in maniera egoistica e certamente di non utilizzarlo istintivamente senza pensare, ma solo dopo rigorose analisi e prove. Questa è la prima tappa del nostro lavoro.

Se l’essere umano in noi impara ad occultarsi dal desiderio di ricevere in noi, si separa da questo desiderio e si eleva al di sopra dello schermo. In questo momento, è connesso alla radice e compie dei calcoli al di sopra della ragione. Così continua il cammino ed avanza.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 25.07.2011, Shamati 39)

La percezione del mondo: Quello che avverto é quello che vedo

Il nostro percorso evolutivo di perfezionamento, i cui valori parla l’antica e saggezza tradizionale, deve concretizzarsi in tutti gli aspetti anche quelli più materiali e peggiori. Si chiama ” correzione finale”. La trasformazione da individuo egoista in un individuo altruista. Acquisire cioè la capacità di superare il proprio innato egoismo, trascenderlo, per conseguire la capacità di donare al prossimo in modo assoluto.

Tutta la natura, tranne l’uomo, opera nella totale donazione, in maniera completamente altruista, solo che noi, non lo scopriamo.

Penso che se gli animali si mangiano l’un l’altro, in realtà non è proprio così, Non possiamo certo attribuire loro intenzioni altruiste, ma sappiamo che sono mossi dalla natura ed eseguono i suoi intenti e propositi che sono (della natura) di assoluta donazione. Mentre io invece no. Io eseguo la volontà e gli obbiettivi del mio ego che mi indirizza solo a ricevere. Anche quando guardo la natura, le attibuisco intenti egoisti che riflettono le mie imperfezioni.

Quando evolviamo, ci correggiamo, conseguiamo concetti ed immagini globali. Diciamo che il mondo inanimato, vegetale ed animale anch’essi si sviluppano, progrediscono in questo senso, intendendo con questo che la nostra nuova ed acquisita percezione ci mostrerà il mondo corretto. Sono io che all’improvviso vedrò un mondo perfezionato. Oggi vedi un mondo immerso nei conflitti e nelle discordie perché tu stesso sei tale.

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“Momenti di preparazione” – Giocare alla spiritualità

Al momento noi ci stiamo solo preparando a compiere davvero le azioni spirituali descritte nel libro “Shamati” (Ho udito). Leggiamo della dazione, della fede al di sopra della ragione, dei diversi stati spirituali e lo immaginiamo attraverso la nostra percezione materiale, all’interno del nostro desiderio egoista, ed in questo modo avanziamo.

Proprio questo è ciò che si chiama “momenti di preparazione”, quando sto solo giocando alla spiritualità, come se fossi già in questo luogo, perché in realtà è ciò che desidero.

Ma siamo realisti, come posso desiderare qualcosa che non so cosa sia? A volte la gente mi domanda: “Quando succederà, in un colpo solo?”. Vi posso solo dire che se volete dare, nessuno ve lo impedisce. Questa è la spiritualità.

Anche così non sappiamo cosa sia. Il nostro stato attuale, questa tendenza, è un regalo che abbiamo ricevuto dall’alto, per preparare il vaso all’illuminazione superiore. Questa è una tappa preparatoria che nasce grazie al desiderio ed alla Luce che lo provoca, queste due cose insieme si chiamano “punto nel cuore”.

Questo è qualcosa di nuovo, che si crea a partire dal desiderio e dalla Luce che arriva. Insieme formano una sensazione che ci dirige lungo il cammino spirituale. Se vogliamo sviluppare questo desiderio il più possibile, dobbiamo averne cura allo stesso modo del feto nell’utero di sua madre, fornendogli l’ambiente adeguato, i libri e lo studio.

Avanziamo solo grazie alla divulgazione della Kabbalah, aiutando e preoccupandoci per gli amici. Baal HaSulam scrisse che l’uomo può avanzare lui stesso o aiutare gli altri affinché ci riescano. Anche se una persona non è potuta avanzare spiritualmente ma ha aiutato gli altri a farlo, allora riceverà una piena ricompensa spirituale.

Lo vediamo nell’esempio di Yehuda Ben Nun, il quale si elevò al grado di Moshe ed entrando nella terra di Israele, divenne suo discepolo e leader del popolo, solo perché era suo aiutante, anche se non studiava.
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(Estratto della lezione sull’articolo del libro “Shamati” del 2 Agosto 2011)

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Lo Zohar rivela il Mondo Superiore

Quando leggiamo il Libro dello Zohar, ci poniamo sempre la stessa domanda: perché abbiamo bisogno di questo libro? Dopotutto, è del tutto incomprensibile e parla di cose magiche, irreali, di azioni che suonano come comandamenti che conosciamo di questo mondo e di persone, animali o paesaggi, come fiumi, colline o montagne.

Dobbiamo capire che il Libro dello Zohar deve diventare per noi la rivelazione del mondo superiore, ed il nostro mondo inferiore è soltanto un’impressione di quello superiore. Supponiamo di costruire una torre partendo da un blocco di argilla, ci metto del gesso e dopo questo si indurisce prendendo la forma della torre. Dopo tolgo il gesso ed ottengo un modello ed uno stampo, un timbro ed un’impressione.

Lo stampo superiore è il mondo superiore e la forma che resta nel suolo è il mondo inferiore. Così il mondo superiore e quello inferiore si relazionano l’uno all’altro. Quindi, anche quando parliamo del mondo inferiore e di tutto quello che succede in esso, le colline, i mari, le vie, gli animali, le persone, il sole e la luna, anche così dobbiamo ricordare costantemente che questo punta alla sua proiezione: al mondo superiore.

Lo Zohar descrive il mondo superiore, mentre il mondo inferiore è la sua impressione. Ciò che nel nostro mondo viene considerato il desiderio di ricevere piacere, nel mondo superiore è il desiderio di dare. Cercando il progresso del nostro desiderio di ricevere e di arrivare alla spiritualità, unendoci durante il nostro studio con il gruppo, diventeremo non dei punti individuali sparsi per il mondo, ma costruiremo una certa forma, pur essendo materiale, una parte del nostro mondo inferiore. Questo è il nostro gruppo nel mondo inferiore.

Però, in realtà, esiste un simile gruppo nel mondo superiore e siamo già lì, nella dazione reciproca e nell’unicità, in uno stato completamente corretto, poiché lo stato iniziale (1) e quello finale (3) esistono già nell’Infinito. Dobbiamo solo pensare a come attrarre la forza, il desiderio ed i mezzi dello stato nel quale siamo corretti, con il fine di realizzarlo nella realtà, di renderlo reale (di ascendere a questa dimensione superiore nella nostra sensazione e comprensione, nella nostra vita).

Pertanto qui, in questo mondo, dobbiamo arrivare a sentire la nostra unità e visualizzarci nel gruppo superiore, in alto, totalmente corretti, nell’unità e la dazione reciproca, nel nostro stato più elevato. A parte questo, desideriamo che dall’Alto, proprio da questo grado superiore, la Luce si espanda verso di noi e ci attiri verso l’alto.

Così, lo Zohar parla del nostro stato superiore mediante l’uso di parole di questo mondo, il linguaggio dei rami; ed io, leggendolo, devo costantemente pensare a me stesso in totale unione con il gruppo, nella dazione reciproca, poiché è lì che trovo il mondo superiore.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.07.2011, Lo Zohar)

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L’embrione dell’anima e la sua crescita

Domanda: Può spiegare la connessione tra una persona, la sua anima ed il Creatore? Lei sta dicendo che una persona non ha l’anima finché non la sviluppa?

Risposta: Ogni persona ha un punto nell’anima simile ad una goccia di liquido seminale ed abbiamo bisogno della forza per svilupparlo. Proprio come una goccia di liquido seminale aderisce all’utero, riceve il nutrimento dalla madre e comincia a crescere, noi abbiamo bisogno di aderire alla società e cancellarci in relazione ad un gruppo adeguato, come se fossimo nel ventre della madre.

Se io mi cancellassi, non sarei un corpo estraneo all’interno del gruppo, proprio come una goccia di liquido seminale non viene percepita come qualcosa di estraneo. È per questo che il corpo non la rifiuta e l’embrione può crescere.

Allo stesso modo, io mi cancello davanti al gruppo e ricevo la sua forza. Allora, il mio punto spirituale, il principio della mia anima, comincia a crescere. Nella sua crescita, segue esattamente le stesse tappe di un embrione all’interno di sua madre. Ciò è spiegato in migliaia di pagine dei libri cabalistici. Queste tappe della nostra anima sono chiamate di conseguenza, come “concepimento, allattamento, maturità” (Ibur, Yenika, Mochin).

Se una persona non comincia questo processo, in altre parole, se non rivela la dimensione superiore che esiste al di fuori di lei in una maniera o nell’altra, data la sua connessione con gli altri, allora il suo corpo muore e questo punto dell’anima resta semplicemente un punto. Ancora una volta, si riveste in un corpo e lo accompagna, dandogli l’opportunità di crescere.

Tuttavia, quando una persona realizza anche il più piccolo grado, il primo grado spirituale, sente già di appartenere ad un’altra dimensione, ad una dimensione spirituale ed eterna. È eterna perché esiste al di sopra del nostro egoismo materiale, bestiale, che riguarda il nostro corpo. Quindi, il corpo può morire e decomporsi e la persona non si associa più ad esso, ma al grado spirituale che ha raggiunto.

Dobbiamo raggiungere almeno il primo grado ed allora diventa molto più facile avanzare, perché la persona comincia a vedere i passi che ha bisogno di fare.
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(Dalla lettura a Roma del 20.05.2011)

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Il grado umano non appassisce

Baal HaSulam disse che si rallegrava di essere nato nella generazione nella quale è stato possibile far conoscere la saggezza della Kabbalah. La Kabbalah ci insegna in che modo combinare le due forze di dazione e ricezione in una sola, come aggiungere l’una all’altra, affinché la loro somma (Σ) diventi un “umano”.

Questa è davvero una scienza, una saggezza. Questa non è facile, è difficile. Siamo abituati a seguire la corrente ed all’improvviso appare un’altra forza che ci porta da qualche parte. Dove?

L’integrazione di due forze conduce ad un risultato unico. Nel nostro mondo che vediamo e sentiamo, ci sono forme di natura inanimata, vegetale ed animata. Apparteniamo al livello animato ed ancora non abbiamo conseguito niente di più elevato. Il livello umano che cominciamo a scoprire dentro di noi, è un grado spirituale che apre un nuovo mondo davanti a noi.

Nella natura, un livello dà vita ad un altro. Gli animali si alimentano di piante e le piante prendono la forza dalla natura inanimata. Tuttavia, il livello inanimato non sa cosa significhi crescere, svilupparsi, vivere, consumare, defecare e sentire l’ambiente. Il livello vegetale, a sua volta, non capisce cosa significhi essere un animale, muoversi, avere dei figli e restare nel gruppo, per non parlare delle sottigliezze dell’esistenza degli “animali sviluppati”, delle persone, che vivono delle vite molto complicate.

Un grado più basso non è capace di capire quello più elevato, è un mondo completamente diverso. Per il momento, esistiamo nel grado animato e siamo governati dai nostri desideri. Non capiamo cosa sia il grado umano. È impossibile mostrarlo o dimostrarlo, così come un animale non può mostrare la sua visione del mondo ad una pianta.

Inoltre, una persona che ha integrato le due forze, il punto nel cuore ed il cuore, il desiderio di dare e quello di ricevere, ed è ascesa al grado umano dello sviluppo, non può trasmettere la sua sensibilità a coloro che non lo hanno ancora raggiunto. È possibile dire una cosa: lui percepisce al di là di tutte le limitazioni del corpo fisico, perché si è elevato ad un livello differente. Lui esiste in connessione con tutti i livelli precedenti e se ne nutre, comunque, lui stesso è nel loro grado.

Così, dopo essere asceso al livello umano (speriamo il prima possibile), manterremo la connessione con questo mondo, con tutte le forme di vita in esso. Tuttavia, per di più, avremo sensazioni ed intenzioni completamente diverse. Sentiremo l’eternità e la perfezione nel primo grado spirituale.

Tutto il nostro problema è che vogliamo ricevere il piacere, la Luce superiore, mentre questa non può esistere in noi e scompare immediatamente a causa di un “corto circuito” nel quale il positivo ed il negativo si cancellano a vicenda. Pertanto, dobbiamo lavorare correttamente sulla terza linea tra queste due forze.

Creiamo una combinazione corretta: mettiamo una specie di “resistenza” (R) nel mezzo, attraverso la quale il segno “+” ed il “–“ funzionano in maniera adeguata. Questo ci da i risultati del loro lavoro ed abbiamo la loro forza. Nel linguaggio della Kabbalah, la resistenza tra il punto nel cuore e l’egoismo si chiama “schermo” (Masach), cioè, in questo luogo riceviamo e sentiamo una nuova vita nel grado umano, Adam.

Allora, saremo liberi dalla morte. Ogni volta che voglio ricevere la Luce, non posso adattarmi ad essa. Il piacere scompare con il desiderio, ed assaporo un po’ di morte. Non ho altro per provare piacere e cado in depressione. Non voglio niente e mi ritiro. Alla fine, la persona si “secca” a causa di questo lavoro e vede che non ha successo e comincia a “scomparire”. La natura animata, vegetale ed animata diminuiscono gradualmente in essa fino a che la persona muore.

Tuttavia, se capiamo come unire correttamente la forza della dazione e quella della ricezione dentro di noi, il segno “+” ed il “-“, raggiungeremo una sensazione di vita nel grado umano, una vita eterna e perfetta.
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(Dalla 1° lezione del Congresso in Spagna del 3.06.2011)

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L’Occultamento della perfezione e anche della sua assenza

Noi abbiamo origine nello stato della perfezione totale, chiamato “il mondo dell’Infinito”. L’unica cosa che manca è la realizzazione di questa perfezione e questa può essere rivelata solo come “il guadagno della Luce a partire dall’oscurità”, cioè, in primo luogo si rivela la mancanza di perfezione e dentro di essa, la perfezione.

Col fine di creare la sensazione dell’imperfezione, si sviluppano, come una preparazione per noi, molti dettagli dell’occultamento nel mondo dell’Infinito. Il più grande occultamento è quello nel quale ci troviamo ora, in questo mondo, nell’ultimo dei 125 livelli di occultamento. Pertanto, questi livelli sono chiamati “mondi”, Olamot, che ha origine dalla parola Olama, occultamento.

Tutto quello che dobbiamo fare è rivelare il mondo dell’Infinito, la perfezione nella quale siamo, in accordo al piano della creazione “di beneficiare le creature”, col fine di capire che questo stato è davvero il più perfetto, meraviglioso e migliore di tutti gli stati possibili.

All’inizio ci sembra che il nostro oscuro stato di occultamento sia completamente tollerabile. Possiamo anche beneficiarne e non vogliamo spostarci da esso verso nessun altro luogo; però poi, riveliamo sempre di più delle cose che in questa vita non ci soddisfano e cominciamo a discernere quello che è imperfetto nel nostro stato e quello che può arrivare ad essere perfetto nel futuro.

È così che ci troviamo con molte cose che ci mancano (cioè, l’imperfezione): il cibo, il sesso, la famiglia, il denaro, l’onore e la conoscenza. È così che riveliamo che all’interno di queste fonti di riempimento, in via definitiva, non ci può essere perfezione. Il riempimento è possibile solo se esco da me stesso e riempio gli altri, diventando così uguale al Creatore, cioè devo rivelare il Creatore, il mio Creatore ed essere simile a Lui.

Dopotutto, lui non è presente nel mio stato materiale, nei miei desideri e necessità attuali. Allo scopo di trovarlo, ho bisogno di un’aspirazione completamente diversa, un bisogno per la dazione e come risultato della mia dazione a Lui, lo rivelerò dentro di me e raggiungerò l’adesione; cioè, acquisirò la stessa forma, la stessa qualità che ha Lui. Questo sarà il mio vero desiderio, quello nuovo, l’unico che mi manca, quello che definisce la mia imperfezione, e non c’è nient’altro! Esiste solo il desiderio di rivelare la qualità del Creatore dentro di me, finché non raggiungo l’adesione totale.

Quando una persona fa degli sforzi per raggiungere questo desiderio, lungo il cammino vede che ha bisogno dei mezzi per farlo: il gruppo, tutto il mondo, il maestro, i libri, lo studio ed il lavoro al di sopra della conoscenza. Alla fine, però, raggiunge la sensazione dell’imperfezione e capisce che la perfezione significa l’adesione con il Creatore, con l’attributo della dazione che si rivela nella persona; però adesso non c’è l’ha!

Questa realizzazione si chiama “Mi sono sforzato ed ho trovato”, perché adesso ha trovato il desiderio corretto, e se sperimenta il suo stato come imperfetto e manca solo dell’attributo della dazione (dare allo scopo di dare, o anche ricevere allo scopo di dare), allora si produce un cambiamento dentro di lei e passa dalla mancanza di perfezione alla perfezione. In questo senso, tutto è determinato dai suoi sforzi.

Tuttavia, gli sforzi non devono essere quello che voleva fare dall’interno del suo egoismo, ma in accordo a quello che ascolta dal maestro ed a quello che realizza nel gruppo. Lungo il cammino vede molti stati come questo, nei quali deve ridimensionarsi e realizzare le istruzioni dei nostri maestri, le guide nel cammino. È così che inclina la bilancia con i suoi sforzi, ridimensionandosi davanti al consiglio dei kabbalisti.

Quindi, partendo dalle “613 raccomandazioni” (Eitin) arriva alle “613 istruzioni della Torà” (Pkudin), il che significa che corregge i suoi desideri e merita una “scoperta”, la rivelazione del Creatore dentro la creazione.

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24 Luglio 2011, Shamati)

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