Pubblicato nella 'Evoluzione' Categoria

Perché il tuo obiettivo non è così semplice?

C’è l’idea che i nostri obiettivi debbano essere semplici, chiari e scritti. Tuttavia, se ci stiamo davvero sviluppando verso l’obiettivo più grande della vita, che è raggiungere l’equilibrio con le leggi della natura basate sull’amore, la dazione e la connessione positiva, che la saggezza della Kabbalah descrive anche come “adesione al Creatore”, allora non abbiamo né semplicità né chiarezza. Siamo invece in un tumulto costante, impegnati in infinite verifiche ed esami. Appena risolviamo qualcosa, ci troviamo immediatamente di fronte a nuove sfide.

Anche negli obiettivi materiali principali possiamo osservare una simile dinamica. Ci sono, ad esempio, numerosi casi di persone che hanno realizzato invenzioni o scoperte scientifiche di cose che l’umanità non aveva mai visto né immaginato prima del loro sviluppo e queste persone di solito hanno attraversato molti alti e bassi per raggiungere quei traguardi.

Pertanto, se siamo in un processo di sviluppo verso il nostro più grande obiettivo come esseri umani, viviamo  allora perennemente in stati  di confusione e chiarimento. Più ci sviluppiamo, più grandi e intensi diventano i desideri, i dubbi e i pensieri che emergono in noi. Ci troviamo continuamente a chiederci come possiamo davvero trovare il senso della vita.

Una volta ho rappresentato questo processo come un sistema di coordinate in cui una persona si muove lungo una linea sinusoidale, progredendo verso l’obiettivo della vita attraverso fratture sempre più profonde. Questo disegno mostrava che dobbiamo raggiungere il punto più basso ripetutamente per poter risalire ulteriormente nel nostro sviluppo. Nella saggezza della Kabbalah, il cui obiettivo non è altro che l’adesione al Creatore, ossia la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, mentre siamo vivi in questo mondo, attraverso la correzione della nostra natura egoistica innata in una natura altruistica simile a quella del Creatore, impariamo dai più grandi Kabbalisti che, prima di raggiungere la correzione completa, si trovavano al punto più basso.

Conoscendo questo principio, costruiamo intorno a noi un ambiente di supporto formato da insegnanti, amici e testi che ci sostengano in questi momenti di difficoltà, aiutandoci ad accelerare il processo verso il raggiungimento dell’obiettivo più elevato della vita.

 Scritto/editato da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come posso aiutare qualcuno che sta soffrendo ma non vuole essere aiutato?

Puoi aiutare solo chi è pronto a essere aiutato. Quando una persona soffre, la sua percezione del mondo è offuscata dal dolore, che la rende sorda e cieca a tutto ciò che va oltre la sua sofferenza. In questo stato, nessuno può realmente aiutarla. Deve attraversare il proprio dolore e, attraverso di esso, arrivare a percepire il mondo come pieno di bontà e beatitudine. Anche se  gli altri possono offrire consigli, la trasformazione reale può avvenire solo all’interno della persona stessa.

Persino gli animali, come gli esseri umani, esprimono il loro dolore attraverso una forma naturale di preghiera, come una mucca che muggisce quando soffre. Questo grido, sia di un animale che di una persona, è un’espressione autentica del desiderio di sollievo. Il dolore stesso serve a guidarci nel cercare di allinearci alle leggi della natura, leggi di altruismo, interconnessione e interdipendenza. Può sembrare un percorso duro, ma il disagio viene dato nella misura giusta per stimolare introspezione e crescita, e non per sopraffare.

Lo stato corretto che si deve raggiungere alla fine è l’armonia con le leggi della natura, che ci fanno evolvere continuamente verso una maggiore interconnessione e interdipendenza.

Per raggiungere questo stato, dobbiamo elevarci al di sopra delle nostre richieste e lamentele egoistiche e bilanciare il nostro stato interiore con il modus operandi perfettamente altruistico della natura. Solo allora il dolore svanirà, e ci troveremo in un mondo di armonia, pace e gioia.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Cosa dovrebbe ricevere una persona dalla sua comunità?

Prima di tutto, una persona dovrebbe ricevere sicurezza mentale e personale. Le persone dovrebbero sapere di poter avere cibo in tavola oggi e domani, un tetto sopra la testa, un posto per la loro famiglia e la possibilità di affrontare qualsiasi problema di salute o fisico che si presenti. Solo una comunità può offrire questa sicurezza a una persona.

Questo porta alla domanda: perché abbiamo bisogno specificamente di una comunità e non del denaro, che ci permette di acquistare diversi beni materiali che ci diano sicurezza?

Possiamo comprare in parte questa sicurezza con il denaro, ma arriveremo a situazioni in cui ci renderemo conto di quanto siamo deboli e di quanto saremo incapaci di risolvere i nostri problemi con il denaro. Inoltre, non saremo in grado di proteggerci da vari fenomeni che superano i limiti di ciò che il denaro può risolvere.

Proprio mentre ci evolviamo per diventare una società sempre più interconnessa e interdipendente in tutto il mondo, solo una comunità sarà in grado di proteggerci con la forza integrale che genera, una forza che è in equilibrio con la forma integrale, interconnessa e interdipendente della natura.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Cos’è la vergogna? Perché le persone si vergognano e quando?

La vergogna è una valutazione di una persona che è molto al di sotto di quanto essa si consideri e che quindi le risulta inaccettabile. Vale a dire, qualcun altro valuta la persona in modo inferiore rispetto a come essa stessa si considera e questo provoca un colpo alla percezione del proprio ‘sé’.

Le persone si vergognano di aver ricevuto questo messaggio dall’ambiente circostante. Il messaggio non ha lo stesso impatto se si giunge alla medesima conclusione da soli. Se la valutazione non è sotto il potere degli altri, di solito se ne dimenticano.

La vergogna è uno stato molto pesante che emerge per provocare cambiamenti nelle persone. In fin dei conti, abbiamo bisogno di cambiare, di fare qualcosa per uscire dai nostri nascondigli. 

Quando comprendiamo la necessità di cambiare in seguito alla manifestazione della vergogna e ci orientiamo in qualche modo verso questa direzione, allora subiamo una certa correzione.

Poiché per natura non vogliamo cambiare, possiamo finire per odiare le persone che ci fanno vergognare. Ci sono stati tempi in cui chi procurava vergogna a certe persone veniva ucciso. Se non usiamo la vergogna come mezzo per la trasformazione personale, allora siamo semplicemente pronti ad annientare coloro che risvegliano questi sentimenti negativi.

La vergogna segna anche un certo livello di sviluppo umano. Le persone che non provano vergogna non sono sviluppate. Tuttavia, ognuno di noi ha una soglia di vergogna che, se viene superata, non può più essere accettata.

La vergogna è una parte essenziale del nostro essere, tanto che la nostra principale preoccupazione è quella di coprirci per evitare la vergogna. Nella Bibbia è scritto che quando Adamo ed Eva “si accorsero di essere nudi, cucirono insieme delle foglie di fico per coprirsi” (Genesi 3:7). Cioè, quando il sentimento della vergogna è apparso per la prima volta, le persone si sono sentite nude, scoperte, il che è stata una rivelazione molto difficile.

La rivelazione della vergogna è stato il primo problema sociale che si è manifestato quando le persone avevano inclinazioni di cui non potevano essere orgogliose, ma di cui si vergognavano. Così si coprivano. Cosa succede quando ci copriamo? Nessuno sa o capisce cosa mostriamo veramente e cosa nascondiamo.

Nei primi tempi, quindi, le persone si coprivano materialmente con i vestiti che, col tempo, si sono trasformati in un elemento di orgoglio. Iniziarono ad abbellire i loro abiti con l’oro così comparvero gli stilisti. I vestiti non divennero solo coperture per la vergogna ma, al contrario, una dimostrazione di  ricchezza e di posizione sociale. È un’inversione naturale perché copriamo ciò che deve essere coperto con ciò che cattura l’attenzione altrui. Ci relazioniamo ai vestiti non semplicemente come coperture, ma come espressioni di come le persone desiderano rivelarsi agli altri. Lo facciamo per eliminare qualsiasi possibilità che gli altri possano in qualche modo sminuirci.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

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Si può imparare la pazienza?

Uno dei miei studenti mi ha chiesto di recente se la pazienza si può apprendere, dopo aver citato la seguente frase:

“Chiesi a Dio di concedermi pazienza. Dio rispose: ‘No. La pazienza è un effetto secondario delle tribolazioni; non viene concessa, viene appresa.'” Claudia Minden Weisz, ‘E Dio Disse No’

La pazienza si impara e non si concede, ma non si può imparare velocemente. La pazienza si apprende dalla propria vita. Con il tempo, semplicemente, cambiamo e diventiamo più pazienti.

Io stesso ero focoso, ma con gli anni sono diventato più paziente. Semplicemente si ottiene con l’esperienza, con gli anni che si aggiungono alla nostra vita, con la sofferenza e con la vecchiaia.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

 

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Quali Sono le Migliori Cose per Cui Pregare nella Vita?

L’unità tra tutti, affinché ogni persona e nazione comprenda che un futuro luminoso può esistere solo nell’unità di tutti.

È così che otterremo tutto ciò che desideriamo, tranne la volontà di dominare sugli altri. Ognuno di noi comprenderà la propria unicità individuale, il lavoro e le azioni che dovrebbe compiere a beneficio degli altri.

Anche gli altri faranno lo stesso per noi. Sarà uno stato in cui tutti fioriranno in un’atmosfera di completa felicità, armonia e pace, con rinnovati atti di amore e cura che alimenteranno la nostra unità.

La natura sta facendo evolvere tutta l’umanità verso uno stato di eterna e perfetta unità. Ciò che dipende da noi nel nostro tempo è la misura in cui possiamo fare piccoli passi per avvicinarci a questo stato unitario finale.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

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La ricerca dell’anima: una richiesta di verità in un mondo di illusioni

Un giorno un discepolo si avvicinò al suo maestro e gli chiese: “Maestro, desidero la piena realizzazione e il raggiungimento perfetto della verità”. “Aspetta,” disse il maestro, “Ci vorrà del tempo, e certamente ti accadrà”. “No”, disse lo studente, “Voglio che accada ora, subito!”

Lo studente seguì il maestro, che lo portò al fiume, gli afferrò la testa, la immerse nell’acqua e la tenne finché lo studente cominciò a soffocare. Poi il maestro rilasciò il discepolo. “Cosa stai facendo?! Un altro istante e sarei morto!” gridò il discepolo. Il maestro rispose: “Ora capisci a chi viene rivelata la verità”.

Infatti, la verità più alta viene rivelata solo a coloro che non possono vivere senza di essa e che accettano di fare qualsiasi cosa per conseguirla. Ma come possiamo raggiungere una tale forte richiesta di verità? È solo grazie a una volontà superiore, quella del piano superiore della natura. Coloro che cercano la verità sulla vita, il suo significato ultimo, sono il risultato della ricerca dell’anima di liberarsi dalle catene dell’ innata percezione e sensazione corporea ed egocentrica della vita. Le anime speciali si interrogano sulla verità, sul senso della vita, ma più l’umanità si evolve, più le anime si avvicinano a questo stato.

Che cos’è la verità? La verità è il raggiungimento delle leggi della natura che agiscono in modo perfetto nell’universo e nella nostra vita. Tutti, in un modo o nell’altro, devono raggiungere questo traguardo, prima o poi. Tuttavia, non tutti dovranno sopportare la sensazione di non poter respirare. Le anime speciali attraversano queste fasi. Poi ci sono quelli che seguono in massa le loro orme.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

 

 

Come possiamo prendere delle decisioni sicure e corrette?

Possiamo prendere delle decisioni sicure e corrette se abbiamo la consapevolezza del loro successo in anticipo, osservando il presente dal futuro.

Quindi dobbiamo anticipare e prevedere il risultato. Le decisioni servono a questo: per il futuro. Noi immaginiamo lo stato futuro e prendiamo delle decisioni.

Dopo aver preso una decisione, dobbiamo controllare noi stessi e bloccare definitivamente la decisione, poi passare all’azione. Altrimenti ogni minuto che passa è un ritardo.

Valutare una decisione è un aspetto necessario per prenderne una corretta, poiché non deve dipendere dal nostro stato d’animo momentaneo o da diverse condizioni. Dovrebbe essere piuttosto una decisione normale e risoluta e poi dobbiamo agire secondo essa.

Dopo aver agito secondo le nostra decisione, potremmo giungere alla conclusione che era sbagliata. In questo caso non c’è niente da fare e nessuno da biasimare. È molto importante non biasimare se stessi in nessuna circostanza.

Come possiamo evitare di cadere nel colpevolizzare noi stessi? Possiamo farlo attribuendo l’intero processo alle leggi che governano la natura, che agiscono in ogni azione, pensiero e desiderio.

Questa è la regola d’oro del prendere decisioni. Dopo la nostra valutazione, decisione e azione, il resto dipende dalla forza della natura che agisce nelle nostre vite. La natura è il risultato. Non c’è niente da rimpiangere perché il risultato è stato deciso al di fuori dei confini della nostra percezione e del nostro controllo.

La natura quindi opera su di noi fin dall’inizio, e finiamo per capire che non siamo stati noi a valutare, rivalutare e decidere, ma la natura ha agito su di noi per tutto il tempo. Non abbiamo quindi nulla di cui pentirci nella nostra vita, perché tutto è organizzato dalle leggi della natura che operano oltre la portata della nostra mente.  

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

Riflessione sulla Giornata Internazionale della Donna: Le donne come architetti dell’armonia e della pace nel mondo

Nella struttura spirituale delle dieci Sefirot, la profondità del desiderio nella qualità femminile di Malchut determina il tipo di intenzione da dare (schermo e luce riflessa) al desiderio, che lo connette all’intero sistema spirituale.

Per noi, oggi, questo significa, su scala globale, che il successo del nostro passaggio dall’attuale percorso evolutivo in deterioramento, che porta tutti a un groviglio sempre maggiore di problemi, a un percorso che eleva la coscienza umana a uno stato unificato superiore, che porta all’armonia e alla pace nel mondo, dipende in gran parte dalle donne.

Se le donne vogliono, chiedono ed esigono l’elevazione dell’umanità a uno stato unificato superiore, allora vedremo aprirsi un mondo completamente nuovo e positivamente connesso.

Spero quindi che in questa Giornata internazionale della donna, le donne di tutto il mondo si prendano un momento per apprezzare la loro opportunità di influenzare l’umanità verso la transizione a uno stato più unificato, armonioso e pacifico.

Dopo una lunga evoluzione attraverso i desideri individuali di sopravvivenza (cibo, sesso e famiglia) e di sviluppo sociale (denaro, onore, controllo e conoscenza), ci troviamo ora nell’ultimo stadio evolutivo dell’umanità: quello dello sviluppo spirituale. Oggi, più sviluppiamo il nostro desiderio spirituale di riunirci come umanità armoniosamente connessa, più attireremo a noi questo stato, ponendo fine alla miriade di conflitti e dolori che il nostro sviluppo egoistico comporta e passando a un livello superiore di esistenza pieno di bontà e abbondanza.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

 

L’atteggiamento influenza il comportamento?

C’è un’allegoria che narra di un saggio che sedeva alle porte della città mentre passava un uomo. L’uomo si rivolse al saggio e gli chiese: “Dimmi, che tipo di persone vivono in questa città, buone o cattive?”.

Il saggio rispose: “Parlami della città da cui vieni, che tipo di persone ci vivono?”

“Sono malvagi, crudeli ed egoisti” rispose l’uomo.

“Le stesse persone vivono qui” rispose il vecchio, e l’uomo se ne andò.

Più tardi, un altro uomo si avvicinò alle porte. Fece la stessa domanda. Il saggio rispose allo stesso modo: “Che tipo di persone vivono nella tua città?”

L’uomo rispose: “Mi sono rimasti molti amici in città,  le persone lì sono buone e gentili”.

Il vecchio disse: “Troverai le stesse persone qui.”

In generale, il tipo di persone e i loro comportamenti nelle nostre vicinanze dipendono da noi. Cioè, il primo uomo ha dichiarato di aver visto persone cattive e gli è stato detto che lo stesso lo avrebbe atteso nella nuova città. Se avesse visto persone buone, allora avrebbe trovato persone altrettanto buone nella nuova città.

Come funziona questo meccanismo? Si basa sul nostro atteggiamento nei confronti della società. Il modo in cui ci rapportiamo alla società è il modo in cui ci sentiamo. Anche se le persone ci odiano, perché ci odiano? L’odio non appare dal nulla. È piuttosto il risultato del nostro comportamento. Pertanto, se vediamo persone che ci odiano, dovremmo fare un’introspezione per capire il perché di questo comportamento. Senza questa introspezione, non facciamo altro che giustificarci.

Tuttavia, dovremmo aspirare a trovare sentimenti positivi in noi stessi e gli stessi negli altri. Pertanto, se scopriamo perché gli altri ci odiano, dentro di noi, e cerchiamo di cambiare qualcosa di noi stessi, scopriremo che gli odiatori stessi cambieranno. Un altro modo di dire è che se cerchiamo di aiutare, sostenere e incoraggiare tutti coloro che ci circondano, allora vedremo cambiamenti positivi anche in loro.

Tutti noi abbiamo un’indole egoistica, che privilegia il proprio tornaconto rispetto a quello degli altri, ma possiamo cercare di mostrare esempi di un atteggiamento al di sopra dell’egoismo, con il quale cerchiamo di capovolgere le nostre priorità per favorire soprattutto gli altri.

Tuttavia, cosa succederebbe se ci infuriassimo per un certo atto di odio nei nostri confronti e volessimo rispondere di conseguenza? Il consiglio è di non farlo, ma di lasciare che la rabbia si spenga dentro di noi. Potrebbe sembrare forzato, perché nonostante il fatto che vorremmo rispondere con la nostra rabbia, non lo facciamo. Alla fine, però, non reagire in una situazione del genere avrà un risultato migliore.

Si dice che se reprimiamo questi sentimenti di rabbia e non reagiamo in queste situazioni, allora tutta la rabbia si ripresenta molto più duramente in altri modi in seguito. Ma questo accade quando non ci sforziamo di elaborare la situazione comprendendo come la natura sta operando attraverso di essa. Se ci applichiamo con costanza a questi esercizi, allora prevarranno risultati più armoniosi e pacifici nei comportamenti umani, grazie al progresso verso atteggiamenti umani più maturi.

Dovremmo quindi sviluppare l’abitudine all’esame di coscienza e all’introspezione per sviluppare un atteggiamento maturo nei confronti delle persone, in cui impariamo a perdonarle, e poi vedremo come la vita funzionerà in modo molto più positivo.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.