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Calpestare un pianeta sconosciuto

Domanda: In cosa si differenzia la Kabbalah dalla psicologia, che anche insegna alle persone a connettersi le une alle altre?

Risposta: Nella sua parte pratica dello studio la psicologia va bene e si include nella Kabbalah. La saggezza della Kabbalah contiene tutta la conoscenza sulla natura di questo mondo. Essa parla di tutto quello che succede dal principio alla fine della creazione e per questa ragione include in sé tutte le scienze di questo mondo. Solo che la Kabbalah non le descrive in dettaglio poiché questo non è il suo obbiettivo.

La psicologia, come osservazione pratica di certi tipi di comportamenti nel nostro mondo, è stata corretta fino al giorno d’ oggi; però adesso la sua abilità di mantenere la linea è discutibile, poiché stiamo entrando in un nuovo mondo completamente globale. Un sistema globale sta cominciando ad agire su di noi, ed esso non considera ogni individuo separatamente o la sua relazione personale con l’ altro, ma accede a tutti in connessione con tutti.

Noi non sappiamo come avvicinare il mondo in questa maniera. Non abbiamo una scienza che possa spiegare questo approccio verso di noi.

Non potremmo sviluppare una scienza su un comportamento di sistemi analoghi e globali e sulle leggi dell’ esistenza di tutti i suoi componenti perché noi, dal canto nostro, saremmo differenti dentro. Una persona può sviluppare solo le forme presenti dentro di sé, dentro la sua natura;

però, se non sento la mia connessione con gli altri, non sono capace di sviluppare una scienza in merito. Questo è il problema! Adesso stiamo entrando in un mondo del quale non sappiamo niente, assolutamente niente! E non scopriremo niente su di esso fin quando, organicamente, non ci sentiremo connessi a tutti.

Così, adesso risulta che solo i kabbalisti sono capaci di sviluppare una scienza per noi al di sopra di questa realtà ordinaria e terrena che adesso sta cominciando a rivelarsi in noi ed a nessun altro. Tutti gli altri sembreranno essere completamente indifesi e non sapranno cosa fare con tutti i problemi e le catastrofi che vivranno. Gli specialisti non saranno capaci di offrire niente, tantomeno gli psicologi, i fisici, i matematici ed i biologi.

All’ improvviso cominceremo a renderci conto che la nostra scienza attuale, con tutto il suo desiderio, smetterà lentamente di funzionare in questo nuovo stato. Ciò è dovuto al fatto che una nuova rete integrale di forze sta agendo in noi, la quale prende in considerazione la connessione generale di ognuno con tutti.

Capisci la difficile situazione nella quale ci troviamo? È per questo che abbiamo bisogno di diffondere la scienza della Kabbalah il più rapidamente possibile, affinché le persone si rendano conto di cosa hanno davanti. Se ci fosse solo un piccolo impulso in avanti, una quantità minima di accordo e comprensione, per lo meno una certa conoscenza e desiderio di capire, questo cambierebbe tutto il quadro e la vita sarebbe più facile per il mondo.

Adesso un tifone si avvicina all’ Australia e cosa possono fare le persone? Piangere soltanto! Stanno cercando di fortificare le abitazioni, di mettere più chiodi nelle pareti, ma questo li aiuterà davvero contro la furia di questi elementi?
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4.02.2011, “Lo studio della Saggezza della Kabbalah”)

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Uniamoci e diventiamo un cuore spirituale

Domanda: Mentalmente, tutti credono di essere pronti e disposti ad unirsi agli altri, ma quando arriva il momento di rendere reale questo desiderio, falliamo.

Risposta: Fallite in una sola cosa: ognuno di voi, separatamente, è pronto ad unirsi, ma uniti non lo siete. L’ esilio in Egitto è diverso dagli altri. Perché entrarono in Egitto attraverso Giuseppe? Fu Giuseppe (dalla parola ebraica “Osef”, “riunisce”) perché lui è la somma di tutte le forze e dei fondamenti.

Il male è impossibile da evidenziare, anche se tutti sono disposti a farlo. Per riuscire in questo, si deve realizzare una condizione: bisogna avere il desiderio di unirsi. I fratelli di Giuseppe erano giusti ed ognuno di loro desiderava servire il Creatore, ma non erano disposti ad unirsi. Non erano d’ accordo ad unirsi con Giuseppe che è il terreno per questo.

Quando però si videro obbligati ad entrare in Egitto con l’ aiuto di Giuseppe, cominciarono a vedere quanto odiavano e quanto si indebolivano con l’ idea dell’ unità. L’ esilio stesso fu la rivelazione dell’ odio verso l’ unione. Solo quando questo odio raggiunge la sua piena forza ed una persona comincia a sentire il suo governo su se stessa (il che significa che da un lato è subordinata al Faraone, ma dall’ altro soffre profondamente a causa di questo ed è incapace di ottenere qualsiasi cosa), si produce l’ avanzamento.

Tutto questo, però, ha luogo grazie allo sforzo di unirsi, dopo essersi elevati al di sopra del proprio desiderio di non farlo. In questo modo, superarono l’esilio. In quanto a noi, stiamo gironzolando sulla frontiera dell’ Egitto. L’ aspirazione di essere uno, si manifesta in un comune interesse interiore, quando tutto il mondo pensa e si preoccupa della nostra unione interiore.

Come risultato, sentiamo che c’ è qualcosa tra di noi che ci connette e che tutti diventeremo un solo cuore. In questo punto, siamo un cuore spirituale, un desiderio spirituale, nel quale siamo connessi al Creatore ed abbiamo bisogno della Luce che si unirà a noi affinché dal nostro desiderio comune realizziamo gli atti di dazione al Creatore.
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(Dal discorso sul lavoro spirituale del 17.12.2010)

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L’ intenzione corretta rivela il mondo

Domanda: Stiamo facendo l’ offerta corretta per il Tabernacolo, oppure è il Creatore che lo costruisce, sistemando pezzo per pezzo? E chi è l’architetto?

Risposta: E’ chiaro che non capiamo il nostro lavoro, come un bambino di due anni che cresce senza sapere cosa diventerà quando ne avrà tre. Non pianifica il processo della sua crescita e non si può formare solo all’ età di tre anni. Allo stesso modo, facciamo una Menorà (un candelabro con sette bracci) lanciando un pezzo d’ oro nel fuoco e dopo lasciamo che sorga per conto proprio. Però, come avviene “per conto proprio”?

Il fatto è che non puoi fare niente da solo. Se prepari l’ intenzione (non l’ azione ma unicamente l’ intenzione), se le integri la linea di mezzo, allora la Luce darà alla tua materia proprio la forma che deve assumere. Questa materia non può prendere altra forma. In altre parole, ha già questa forma, devi solamente rivelarla facendo in modo che la tua intenzione ti riveli questa immagine.

Entri in un mondo che è stato preparato in anticipo. Rivelando i “fiori”, la “Menorà”, la “tavola”, “l’ onyx e le altre pietre”, riveli quello che già esiste. Sei tu che stai rinnovando la tua percezione. Tu la riveli; si rivela a te e dentro di te. Costruisci la tua visione, la tua percezione, la tua comprensione e la tua accettazione. Secondo la misura della tua accettazione, non vedi la forma esterna, ma vedi che tutto è dentro di te. La tua visione diventa interna.

Adesso quello che vedi ti sembra esterno, ma nella spiritualità vedi che tutto è all’ interno. In quel momento la tua percezione sarà autentica. Non avrai più l’ illusione che hai adesso, all’ interno della quale ti sembra che il mondo esista al di fuori di te, che esistete tu ed il mondo.

Nella spiritualità, questa falsità non esiste, senti che tutto si trova dentro di te, all’ interno dell’ anima, con la quale ti identifichi.
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(Dalla lezione sulla porzione settimanale della Torà del 04.02.2011)

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Come chiedere

Domanda: Come so che la mia richiesta al Creatore viene dal posto corretto? Sono realmente lì dove è permesso chiedere?

Risposta: La mia richiesta è valida se sento che è contraria al mio desiderio, se posso elevarmi al di sopra di esso e chiedere dal profondo del mio cuore, e se posso beneficiare dell’ azione che è contraria al mio desiderio iniziale.

L’ accoppiamento di colpo (Zivùg di Hakaà) avviene nello stato in cui, internamente sento che voglio compiacermi, però al di sopra di questo, sento che la mia azione si oppone a questo desiderio. Beneficio della mia abilità di resistergli. Dopo, questo piacere, non è per me, è come se mi rifiutassi di rubare. Ciò che importa qui è fino a che grado mi associo con gli amici e attraverso di loro, con il Creatore.

Se sono disposto ad organizzare un’azione interna, allora sono vicino all’ atto della dazione e questo è ciò che mi da soddisfazione, la quale non è certamente diretta a me.
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(Dalla 1°parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 04.02.2011, Scritti del Rabash)

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La trasformazione del cuore: un colpo dopo l’ altro

Domanda: Cosa sta succedendo all’ Unione Europea? Un mese fa sembrava che un collasso fosse inevitabile, mentre adesso tutto sembra a posto?

Risposta: Infatti è proprio così, e si ripeterà molte altre volte. Ci si sentirà come se un collasso fosse imminente, e poi sembrerà che tutto si stia mettendo a posto. Solo attraverso questo graduale sviluppo compiuto passo dopo passo arriveremo alla consapevolezza che dobbiamo cambiare.

In linea generale, è necessario capire che lo scopo della natura non è quello di eliminarci. Il collasso di cui si parla deve essere interiore. Deve avvenire nelle nostre coscienze, nella nostra consapevolezza di quanto sia sbagliato il modo in cui trattiamo noi stessi ed il mondo. Non consiste nel fatto di venire colpiti da un uragano, da uno tsunami, da un terremoto, dall’ eruzione di un vulcano o da un freddo glaciale.

Tutto questo può servire solamente per spingerci fuori dal nostro pantano, per elevarci, e per costringerci ad iniziare a pensare. Infatti, questi continui avvenimenti – un colpo improvviso ed il suo indietreggiamento fino all’ arrivo del colpo successivo, poi un altro colpo ed il suo indietreggiamento – spingono gradualmente una persona ad uscire da se stesso.

Ad ogni nuovo avvenimento, noi pensiamo che sia tutto come prima, ma in realtà non è così. Ogni nuova volta, noi lavoriamo su di un altro aspetto dell’ egoismo, una sua parte più grande. Un primo colpo all’ ego, un secondo, ed un terzo, ma noi non sentiamo la differenza e non ci rendiamo conto che ogni volta il nostro egoismo lavora ad un livello completamente nuovo.

L’ egoismo è diverso, e fino a quando non raggiunge il suo ultimissimo stato, niente cambierà. Questa è la ragione per cui abbiamo bisogno di subire tanti piccoli colpi.

Ne abbiamo già vissuti molti mentre siamo discesi dal mondo dell’ Infinito nel nostro mondo attraversando i 125 gradini spirituali. Questi gradini contengono milioni di azioni ed eventi differenti che noi dobbiamo sperimentare nel nostro mondo. E ci dobbiamo lavorare nel corso delle nostre incarnazioni, in queste vite.

Niente è affidato al caso; niente avviene all’ improvviso, saltando i gradini spirituali o scavalcando gli stati spirituali. Dobbiamo ingoiare ogni pillola, il che rappresenta il solo modo per imparare. Non ci sono altre possibilità
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(Dalla seconda lezione del Congresso di Berlino del 28.01.2011)

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Una ricetta per la felicità? Grazie, anzi no!

Domanda: Può la Kabbalah aiutare una persona a trovare la reciproca comprensione tra uomo e donna o aggiustare le relazioni nelle famiglie o al lavoro?

Risposta: No, non si può creare una bella vita per se stessi in questo mondo con l’ aiuto della scienza della Kabbalah. Una vita bella giunge come risultato dell’ utilizzo di tutta la negatività che ci viene rivelata al fine di ottenere l’ amore per il prossimo e l’ amore per il Creatore. Allora i desideri nei quali ci sentiamo male non si manifesteranno più in noi. La scienza della Kabbalah non mente alle persone! Non si tratta di psicologia o di ciarlataneria; non è misticismo o l’utilizzo di strumenti magici per migliorare le nostre vite!

La Kabbalah dice che il male che ci viene rivelato ha uno scopo da raggiungere. Serve a spingerci verso la correzione. Non si devono annullare i desideri nei quali ci sentiamo male ma, invece, dobbiamo ammettere che questi desideri sono il male perché provocano il nostro odio verso il prossimo, e quando correggeremo l’ odio con l’ amore, saremo in grado di godere dell’ amore per il prossimo e allora i desideri negativi non ci verranno più rivelati.

Se si vuole creare una famiglia o si è già sposati o fidanzati e ci sono dei dissapori, dell’ animosità o delle incomprensioni tra la coppia, queste incomprensioni non si possono correggere senza aver corretto il nostro atteggiamento verso la creazione ed il Creatore. Il Creatore è in mezzo: “Marito e moglie, e la Shechina tra loro”

Per il momento la Shechina è ancora in esilio. Viene rivelata come una forza negativa e dannosa, la forza dell’ odio reciproco che ci mette gli uni contro gli altri. Il Creatore fa così di proposito in modo da non farci connettere al precedente livello animale, al modo in cui l’ animale femmina di unisce all’ animale maschio al fine di procreare, ma per provocare l’ unione di due anime in un’ anima sola e rivelare la forza comune della dazione che ci connette insieme.

Se siamo capaci di correggere le relazioni in questo modo, diventeremo veramente una famiglia. Altrimenti non saremo in grado di farlo. La Kabbalah non ci dà spinte, soluzioni, o medicine per il nostro stato attuale, ma ci eleva in un nuovo stato dove saremo capaci di essere felici, avere successo e sentirci perfetti.

Tutta la sofferenza, i problemi, ed i colpi sono presenti nel nostro mondo non per portare pace e perfezione al mondo stesso, ma per elevarci al di sopra del nostro mondo. Altrimenti è uguale alla costruzione del regime comunista russo. Se facciamo qualcosa non per il bene del Creatore, cioè non per raggiungere la dazione assoluta, allora non conquisteremo niente.

Io mi sento male, ho dei problemi con la mia famiglia, al lavoro, con i miei figli, con la salute, e voglio avere successo in tutti questi campi. La Kabbalah dice che mi sentirò bene? Allora va bene, sono d’accordo a studiare la Kabbalah! Per farlo devo donare agli altri? Allora sono anche disposto a donare agli altri – qualsiasi cosa pur di sentirmi bene.

Questo è ciò che si chiama Lo Lishma (non per il bene del Creatore). Questo significa che conosciamo il metodo e che vogliamo metterlo in pratica per il bene di tutti in modo che anche noi ci sentiremo bene. Ora tutto dipende in quale proporzione siamo disposti a donare agli altri per migliorare il nostro stato.

All’ inizio è l’1% per gli altri ed il 99% per noi. Poi è l’opposto: il 99% per gli altri e l’1% per noi finché non acquistiamo la forza che rende capaci di non volere nulla per noi stessi. “Non mi interessa cosa mi succede, voglio donare agli altri.” Questo è ciò che si chiama “donare per il bene della dazione.”

Così facendo, non saremo mai capaci di ritornare ad una vera vita materiale di successo. Tutti i metodi che dicono di poter raggiungere questa condizione di vita stanno mentendo, e la Kabbalah ci dice fin dal principio che questo è impossibile perché tutto il male che c’è in questa vita esiste per elevarci ad un nuovo livello.

Perciò, se applichiamo la scienza della Kabbalah per migliorare questa vita e incominciamo a vendere dell’acqua benedetta o i fili rossi, allora diventerà un veleno mortale. Dobbiamo comprendere che la ragione dello stato generale in cui si trova il mondo sta nella necessità di elevarci, non di migliorare la nostra situazione. Questa è la differenza tra la Kabbalah e gli altri metodi.

Quindi, se qualcuno vi promette una bella vita in questo mondo, o la salute o la felicità nella vostra vita personale, non credeteci – è una bugia e va contro la natura! La natura desidera elevarci al livello “umano”. E quando si aspira a questo stato, tutto arriva al posto giusto nel modo più sorprendente possibile!
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(Dalla 4 parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.01.2011 “L’ essenza della saggezza della Kabbalah.”)

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La debolezza non è un vizio

Domanda: A volte durante la lezione, facciamo domande che dimostrano la nostra debolezza, che non stiamo avanzando, né che abbiamo successo come si sperava. Vedo che lei non rifiuta queste domande, anzi cerca di rispondere sempre.

Risposta: Noi studiamo che quanto più una persona avanza, tanto più inutile, impotente e piccola si sente. Non ti vergognare, perché noi non ci compariamo ai galli nel pollaio, ma al Creatore.

Se sono nel pollaio, allora mi sento un eroe; ma se il Creatore mi si rivela, è quasi naturale che mi sottometta. Non c’ è vergogna in questo. Non posso giudicare queste cose, né ignorare una persona se mi dice che è debole. Io ho molta familiarità con questi stati. In questo momento la debolezza non è un problema, al contrario, la debolezza è la realizzazione di noi stessi nella nostra forma più autentica, sul fondo della Luce Superiore.

Però nasce una domanda: resta in una persona il desiderio di raggiungere la meta nel momento in cui ha perso la fede nella sua forza e desidera ancora acquisirla con passione? È qui che una persona chiede aiuto correttamente.

Ovviamente, tutto il mondo deve sperimentarlo individualmente, oltre a spiegare a tutti i nostri amici in tutto il mondo che il raggiungimento dell’ umiltà personale e la coscienza del valore dello scopo, sono due condizioni imprescindibili per attraversare il Machsom (la barriera che ci separa dalla spiritualità).
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(Dal discorso sul lavoro spirituale del 17.01.2010)

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Il richiamo della Luce del futuro

Domanda: Attraverso le nostre vite, spesso sperimentiamo la sofferenza. Come possiamo lavorare con essa? Perché esiste la sofferenza e come dobbiamo affrontarla?

Risposta: è impossibile avanzare senza la sofferenza. Fino a che non arriveremo alla nostra meta finale, continueremo ad avanzare per mezzo di questa.

La sofferenza si presenta quando sento che mi manca qualcosa. La vera sofferenza non è necessaria; posso ricavare piacere da essa. Quando so che mi aspetta un pasto succulento e sono su punto di mangiarlo, quando sono sul punto di incontrare qualcuno che amo e che sta per succedere qualcosa di buono, allora non si tratta più di sofferenza. La sensazione della fame, del vuoto, risveglia in me il gusto anticipato dell’ allegria e del riempimento futuro.

Di conseguenza, tutto il nostro problema non radica nello sperimentare una carenza al momento presente, ma nel determinare se in futuro la carenza avrà un riempimento. Se lo avrà, allora per me sarà dolce come la sensazione della fame prima di una abbuffata. Posso prevedere che la soddisfazione sta per arrivare. Supponiamo che questa notte hai un appuntamento con la persona amata e stai aspettando l’ incontro, è possibile che ti senta infelice?

In altre parole, il problema non risiede nella mia condizione, ma se in essa esiste un piacere che mi chiami da lontano oppure no. Il problema è che le persone non possono percepire davanti a loro un futuro promettente e di conseguenza soffrono. Se sapessimo che tutti i problemi che abbiamo oggi si risolveranno in modo soddisfacente domani, non sperimenteremmo le pene che abbiamo, ma sarebbe un’ apertura, una preparazione necessaria che precede il riempimento.

Di conseguenza, tutto il problema risiede nel rivelare il futuro nel nostro stato attuale, quel futuro nel quale tutto andrà bene. Deve “brillare” per noi come un incantevole appuntamento.

Questa sarà la risposta alle nostre afflizioni. Saremo d’ accordo ad attraversare tutti gli stati sgradevoli, le ascese e le discese, la confusione dei nostri sentimenti e della nostra mente, come necessarie per la correzione spirituale.

Comunque, se per mezzo dell’ ambiente, abbiamo la certezza che ci attende un futuro brillante, tutti i nostri stati presenti non ci appariranno come sofferenza. Li percepiremo come sensazioni necessarie, una fame completa prima della soddisfazione meravigliosa del banchetto.
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(Dalla 1° lezione del Congresso di Berlino del 28 Gennaio 2011)

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L’ unione di venti miliardi di persone

Domanda: Vediamo che l’ uomo è un predatore. Tutto il significato della sua esistenza sta nel divorare che gli è vicino per conquistare il suo obbiettivo. Se raggiungeremo il sostegno reciproco e la popolazione della terra aumenterà fino a 20 o 25 miliardi di uomini, come si potrà realizzare di fatto tutto questo?

Risposta: Qual è il problema di essere in venti miliardi di persone? Immaginiamo che siano tutti nostri parenti e di sentirci una cosa sola con loro. Non ci darebbe affatto fastidio di stare con loro. Al contrario, cambieremmo il nostro atteggiamento verso gli altri: ci sentiremmo meglio ad averli tutti quanti il più vicino possibile.

Seguito della domanda: Ma cosa succederà se non ci saranno dei limiti?

Risposta: Ogni persona si pone dei limiti. Immaginiamo una madre con venti miliardi di figli. Questo numero potrebbe preoccuparla se lei avesse tutto quello che a loro servisse? Ella esiste nel mondo dell’ Infinito, cioè nel mondo della Luce, della soddisfazione, dell’appagamento e dell’abbondanza senza limiti.

Naturalmente, è difficile immaginare il modo in cui una persona può cambiare. Ma se ci troviamo vicino alla persona che amiamo veramente senza alcun tornaconto, allora vogliamo stare sempre con questa persona. Vogliamo averla sempre e il più possibile vicino.

Quindi, quale sarebbe il problema di avere venti miliardi di persone che amiamo? Non ci accorgeremmo di averne venti miliardi. Le sentiremmo tutte insieme a noi. Questo è il massimo stato desiderabile e quello più vantaggioso.

Nella realtà non divideremmo le persone in venti miliardi di individui, ma ci sarebbe un unico noi. Questa è ciò che si chiama inclusione.

Il nostro ostacolo è un problema psicologico. Non riusciamo ad immaginare il modo in cui questo potrebbe avvenire. Noi immaginiamo di esistere nei nostri corpi, ma quando raggiungeremo il reciproco sostegno allora, invece dei corpi, percepiremo il potenziale interiore di ogni uomo.

(Dalla seconda lezione del Congresso di Berlino del 28.01.2011)

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La domanda giusta è già la risposta

Domanda: Perché il procedimento della domanda è una questione così difficile? Perché è difficile rivestire i processi interiori in un involucro verbale?

Risposta: Perché quando una persona sente dolore, strilla, ma non conosce esattamente cosa le fa male. Ecco perché noi invitiamo un dottore a fare una diagnosi. Allo stesso modo, quando un bambino sente dolore, non può dire esattamente dove lo sente.

Ci vuole molto tempo per passare dal dolore interiore, dal problema, o disturbo alla sensazione: “Quali sono questi disturbi? Perché stanno avendo luogo? Qual è il loro scopo? Perché stanno prendendo me? Cosa dovrei fare con essi?”. Tutto questo è parte del processo della maturazione interna di una persona.

Noi impariamo nella scienza della Kabbalah che la Luce deve attraversare quattro fasi prima di costruire per sé il giusto desiderio. La prima cosa che sento è qualcosa di poco familiare, poi all’ improvviso, sento lo stato opposto ad esso nel quale avevo sentito qualcosa ma adesso non la sento più. Dopodiché sento e non sento allo stesso tempo, ed è così che comincia un confronto interiore. Solo comparando queste due opposte sensazioni comincio ad arrivare ad un’opinione su cosa è questo. Dopodiché, dalla comprensione di “Cosa è questo”, comincio ad arrivare alla causa primaria: da dove è emerso questo dentro di me?

Questa è tutta la serie di sequenze della maturazione interna di una persona, quando può già dire: “Questo è ciò che mi fa male. Ecco perché mi sento male. Questa è la mia domanda. Questo è ciò che chiedo di risolvere ricevendo una risposta”. Non è semplice.

Da parte nostra noi dobbiamo cercare di aiutarla come un bambino. Non importa che stia gridando. Ciò significa che noi dobbiamo andare da lei, prestarle attenzione e cercare di riuscire a capire perché si sente male, anche se non può nemmeno chiederlo. Cerchiamo di trovare questo contatto comune.

Questo problema esiste su tutti i livelli. Se tu me lo chiedi, io passo le stesse cose. Quando avanziamo, affrontiamo continuamente qualcosa che non è chiaro: “Cosa? Perché? Da dove? Dove è connesso e con cosa? Quali sono le cause e le conseguenze? Non appena tutta questa catena comincia gradualmente a nascere, la domanda comincia ad arrivare e poi alla giusta domanda segue la risposta.

Dopo, queste cose, diventano nuovamente poco chiare e chiedo: “Perché? Cosa mi disturba?”. Ancora una volta c’ è una domanda ed una risposta.

Quindi, dobbiamo lavorare sulle domande.
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(Dalla 1° lezione del Congresso di Berlino del 28.01.2011)

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