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Il primo amore lascia sempre un segno indelebile?

Perché il nostro primo amore non si avvera quasi mai? Perché passa come un sogno che non tocca mai davvero terra? È così che lo sogniamo sempre, non la persona, ma il sentimento stesso. Quella sensazione travolgente, quella di una disponibilità totalizzante a donarci completamente per un’altra persona, rimane con noi. È ciò che la forza superiore che ci ha creato e ci sostiene, che nella saggezza della Kabbalah chiamiamo “il Creatore”, “Dio” e “Natura”,  vuole impiantare nei nostri cuori attraverso i primi amori che ci dona.

Se ci connettessimo davvero al nostro primo amore, la piena comprensione e realizzazione di quel sentimento lo spegnerebbe, rendendolo ordinario e comune. Invece, ci viene dato in una forma che non può essere raggiunta fisicamente. Viene posto davanti a noi affinché continuiamo a desiderarlo, a tendere verso di esso. Quel sentimento diventa una bussola che ci indica qualcosa di più elevato.

È un sentimento che si deposita nella nostra memoria, rimanendo nascosto dentro, come una scheggia nel cuore che non se ne va mai e che tutti quanti portiamo con noi.

Ma amiamo davvero la persona che consideriamo il nostro primo amore? No, non la vediamo nemmeno. Non guardiamo la persona in sé, ma una scintilla, qualcosa che è stata messa lì per accenderci. Quella scintilla ci cattura, facendoci desiderare di starle accanto per sempre.

Lo scopo di questa scintilla è farci provare l’esistenza dell’amore e, insieme ad esso, una sensazione di nostalgia, un vuoto doloroso, un dolce dolore, che diventa il nostro primo assaggio di anelito spirituale. 

Di solito, nessuno sposa il suo primo amore perché questa esperienza, che coinvolge i nostri sentimenti, sogni e desideri, è orchestrata dall’unica forza superiore che esiste in natura. La natura è dietro ogni nostro sentimento, gusto e stato d’animo, guidandoci a scoprire, passo dopo passo, la sua qualità d’amore verso di noi.

Raramente accade che le persone si incontrino presto, si innamorino, si sposino, costruiscano una famiglia e invecchino insieme. Ho visto casi simili, ed è molto interessante osservarli. Queste coppie hanno spesso molti figli. Sembrano capirsi profondamente, senza bisogno di parole, di solito sono felici.

Ma questi casi sono estremamente rari. Sono una sorta di dono dall’alto. Un segno.

In definitiva, però, cosa ci viene mostrato? Che dobbiamo ricercare un amore eterno, superiore e vero. Non è amore di coppia o per un partito o per la patria, ma amore per la natura stessa, la qualità stessa dell’amore e della dazione che ci ha creati e ci sostiene.

Come giungiamo a questo amore? Attraverso lo sviluppo dell’amore per gli altri. Amore non solo per coloro per i quali una scintilla mi fa sentire qualcosa di speciale, ma amore per tutti. Attraverso l’amore per gli altri, arriviamo ad amare la natura stessa. Nella saggezza della Kabbalah, questo si chiama “dall’amore per l’uomo all’amore per Dio”, poiché “Dio” e “Natura” nella Kabbalah sono la stessa cosa.

Questa è la verità ultima che si cela dietro la sensazione del nostro primo amore: darci un assaggio che l’amore esiste e che lo stesso tipo di desiderio e brama che applichiamo naturalmente al primo amore, dovremmo applicarlo volontariamente per raggiungere “dall’amore per l’uomo all’amore per Dio”.

Basato su “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 6 luglio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Sforzarsi di raggiungere il contatto con il Creatore

Domanda: Si ha la sensazione che il sacrificio sia uno stato elevato che bisogna meritare per raggiungere il contatto con il Creatore. Ma poiché non abbiamo ancora raggiunto quel contatto, come dovremmo agire? Con la ragione, o forse “interpretando” quello stato?

Risposta: Dovresti orientarti verso ciò che viene chiamato sacrificio, o devozione dell’anima (Mesirut Nefesh). Sforzandoti di entrare in contatto con il Creatore, riveli sempre di più il tuo Kli interiore e desideri che il Creatore lo riempia. Lo bramerai e ti avvicinerai a Lui proprio aprendoti al sacrificio.

Ci troviamo in una situazione limite e spero che questo diventi chiaro molto presto.

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Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah

 

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Cosa ci spinge a esigere la perfezione?

Perché alcune persone sembrano pensare che i problemi del mondo siano irrisolvibili?

Per comprendere la situazione pericolosa in cui ci troviamo, dobbiamo fare un passo indietro.

Tutta la realtà è un unico sistema. Un’unica forza generale opera in tutta la natura e noi esistiamo sotto la sua supervisione.

Se noi siamo saggi, quella forza è molto più saggia di noi. Inoltre, se sappiamo come fare progetti, quella forza li conosceva già. Non conteniamo nulla oltre a ciò che originariamente ha impiantato in noi, perché siamo il suo risultato, i suoi figli. A quella singola forza vengono dati molti nomi, tra cui: “Dio”, “Creatore” e “Natura”.

Questa prospettiva sulla realtà come sistema integrale è essenziale per approfondire la nostra comprensione di tutto ciò che ci accade.

Esiste quindi una forza che crea e organizza la natura dall’inizio dell’evoluzione che noi conosciamo, e forse anche da prima. Tutto funziona secondo delle leggi, secondo un programma operativo globale. Possiamo chiamarla evoluzione o piano divino, ma i nomi che le diamo non hanno importanza. Ciò che conta è trovare il modo di scoprire quella forza superiore. Questo è l’oggetto della saggezza della Kabbalah, la nostra saggezza interiore che indaga i fondamenti della realtà.

Più scopriamo la forza superiore e il percorso evolutivo complessivo che essa ci fa attraversare, più comprendiamo perché ci arrivano determinati stati e cosa dobbiamo fare per evolverci in modo ottimale, non attraverso colpi e spinte da dietro, ma con un progresso attento, con introspezione e consapevolezza.

La scoperta della forza superiore avviene secondo una legge chiamata “equivalenza di forma”. Questa legge afferma che la percezione di qualsiasi fenomeno richiede l’emergere di una forma simile dentro di noi. Un ricevitore radio funziona in questo modo. Per ricevere un’onda trasmessa da una specifica stazione radio, il ricevitore deve generare al suo interno la frequenza di quell’onda.

La natura della forza superiore è la dazione, ossia amore puro e altruismo. Per scoprirla, dobbiamo creare tra noi un legame simile, una connessione profonda fino al livello dell’amore. Inoltre, dobbiamo farlo al di sopra delle nostre differenze di opinione e di ogni tipo di rifiuto che emerge, cioè al di sopra di ogni ego e odio.

Pertanto, la legge generale è:  “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Questa non è semplicemente una piacevole raccomandazione morale, ma la definizione dell’unico codice di connessione attraverso il quale possiamo scoprire la singolare forza superiore della natura. Raggiungendo lo stato di “Ama il prossimo tuo come te stesso”, accediamo al sistema operativo che governa tutto ciò che accade a noi e all’intera creazione. Più impariamo a connetterci in modo ottimale, per il quale la saggezza della Kabbalah descrive un metodo completo, più ci avviciniamo a questa forza superiore. Allora, e solo allora, possiamo anche percepire la sua influenza benevola su di noi.

Non esiste un modo per risolvere in maniera fondamentale i problemi odierni senza avvicinarci alla forza superiore. I nostri innumerevoli problemi indicano un solo punto rotto: la relazione egoistica tra noi. Ed è proprio questo punto che deve essere corretto.

Abramo fu il primo a parlare dell’unità di tutti i popoli. Insegnò come connettersi attraverso un comune atteggiamento d’amore. Una comunità di migliaia di studenti provenienti da tutte le nazioni e tribù della zona si riunì attorno ad Abramo e a questa idea da lui insegnata. Come spiega Maimonide nel  Libro della Conoscenza , la nostra nazione si formò in seguito da queste persone.

Da allora, abbiamo una missione all’interno di questo puzzle universale: raggiungere uno stato di unità (“Ama il prossimo tuo come te stesso”) al di sopra delle nostre differenze e divisioni (“L’amore coprirà ogni colpa”), per presentare un esempio di vita nella connessione e nell’amore, cioè una vita allineata con l’unica forza superiore e con la sua rivelazione tangibile all’interno della nazione (diventare “una luce per le nazioni”). Abbiamo attraversato diversi momenti di ascesa e discesa rispetto a questa missione, finché l’odio distrusse la nostra connessione e ci mandò in esilio circa duemila anni fa.

Dopo un lungo esilio, siamo stati riportati qui, nella Terra d’Israele, e non per caso. Il mondo in cui viviamo è diventato interconnesso e interdipendente, connettendo tutti a tutti, ma i giochi dell’ego minacciano di distruggere tutto ciò che l’umanità ha costruito. Gli esseri umani hanno bisogno di un nuovo stile di vita, di accesso alla forza superiore che unirà tutti. Questa è la ragione profonda dell’attenzione apparentemente sproporzionata dell’umanità su questo piccolo pezzo di terra chiamato “Israele”.

I colpi che riceviamo, sia dall’interno che dall’esterno, indicano che siamo in ritardo. Non riusciamo a soddisfare le richieste dei tempi. Nulla ci aiuterà se non la consapevolezza di trovarci di fronte a una forza superiore. È essa che ci “combatte” attraverso i molti personaggi e situazioni che ci invia. Dobbiamo accettare la natura e allinearci ad essa connettendoci armoniosamente tra noi, al di sopra di ogni differenza.

Riceveremo forza, intelletto ed emozione, o mente e cuore, da questa forza superiore, se vorremo avvicinarci ad essa. Questa mente e questo cuore saranno nuovi e integri, capaci di percepire la realtà come un unico meccanismo e di considerare sempre il bene di tutti. Un tale approccio ci organizzerà dall’interno, ed è ciò che brillerà da qui in tutto il mondo. Calmerà persino tutti coloro che ci odiano, trasformandoli in sostenitori. Gradualmente, l’umanità imparerà a vivere come un unico collettivo e raggiungeremo il prossimo livello di esistenza come corona della creazione.

Questa è la mappa evolutiva scoperta dai grandi saggi della nazione di Israele, come spiegato nella saggezza della Kabbalah. Non ci resta che aiutarci a vicenda ad assorbire interiormente questa visione.

Basato sull’episodio 58 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo affrontare le cause profonde di povertà e disuguaglianza e creare società più eque?

Un tempo le persone dovevano cacciare per avere qualcosa da mangiare, coltivare frutta e verdura, costruire case, cucire vestiti e altro ancora. Ognuno faceva tutto. In seguito, abbiamo sviluppato la consapevolezza che era meglio commerciare. Ognuno di noi si specializzava in determinati campi e completava le carenze degli altri. Oggi, l’ego ha raggiunto proporzioni colossali e le persone vogliono ingoiare tutto per sé, sfruttare tutti per il proprio comodo con qualsiasi mezzo. Cosa succederà domani? Possiamo analizzare le tendenze e trattare preventivamente i colpi?

Abbiamo visto come la crisi economica del 2008 abbia portato le persone a scendere in piazza in tutto il mondo. Chiedevano giustizia, uguaglianza e, in definitiva, equilibrio sociale. Non è una novità, ovviamente. Nel nostro subconscio, abbiamo sempre saputo che equilibrio e reciprocità sono positivi, ma il nostro egoismo ristretto ci ha spinto a prendere all’infinito per noi stessi, ovvero a trattare i nostri rapporti con gli altri come opportunità di controllo, a costruire il nostro successo sulla rovina altrui e, a volte, persino a trarre piacere dalla sofferenza altrui. Che sia piacevole o meno affrontarlo, la natura umana ci spinge a confrontarci gli uni con gli altri e ad augurare il fallimento a tutti per sentire il nostro valore.

Da un lato, l’ego è un motore di crescita. Senza di esso, non avremmo abbandonato le caverne, non avremmo sviluppato la vita sociale, la scienza e la cultura. Grazie all’ego, abbiamo la competizione, che affina i nostri successi e le nostre capacità. Dall’altro lato, c’è un punto di svolta, superato il quale il potere dell’ego diventa incredibilmente distruttivo.

Chiarire questo confine tra ego utile ed ego nocivo è il compito principale della nostra generazione. Quanto più accuratamente faremo distinzioni, tanto più risparmieremo sofferenze, crisi, guerre e disastri.

La natura che ci circonda si sviluppa come un sistema integrale. Ogni elemento ha i suoi impulsi apparentemente egoistici, ma la natura li organizza tutti in un unico arazzo basato sulla connessione tra opposti, complementarietà e reciprocità. Anche il nostro corpo funziona in questo modo. Se una particolare cellula del corpo perde il senso del sistema e inizia a consumare incessantemente dall’ambiente circostante, si tratta di cancro, la malattia che più di ogni altra simboleggia la radice di tutti i problemi della società moderna.

Come dovrebbe essere l’equilibrio sociale? Cosa significa mantenere un equilibrio tra ricevere e dare a livello umano? Sono domande importanti.

Il XX secolo ha presentato due estremi, due approcci socioeconomici opposti, entrambi rivelatisi sbilanciati: l’approccio russo, che reprimeva con la forza l’ego privato e che è finito per crollare e  l’approccio americano, che ha lasciato che l’ego si scatenasse senza limiti e che sta crollando sotto i nostri occhi, anno dopo anno.

L’approccio integrale, le cui idee sono qui presentate, parla di equilibrio tra l’ego privato e il bene della collettività. Offre un metodo per progredire verso il successivo stadio evolutivo di maggiore interdipendenza e interconnessione e sottolinea che possiamo soddisfare la richiesta di uguaglianza e giustizia sociale, a condizione che l’individuo e la collettività abbiano pari importanza. In una tale realtà, l’equilibrio tra tutti sarà definito come un obiettivo generale, come il risultato a cui tendere in ogni ambito: economico, sociale e personale.

Si tratta, in effetti, di una straordinaria rivoluzione percettiva. Richiederà un cambiamento nella natura umana e nella percezione del legame tra individuo e società. Un simile salto di qualità è possibile solo se decidiamo insieme di intraprendere un profondo processo educativo e culturale che coinvolga l’intera società umana, con l’obiettivo di costruire la coscienza e la consapevolezza che il bene dell’individuo e il bene della collettività siano realmente una cosa sola.

Finora non siamo riusciti ad avvicinarci a un simile equilibrio perché non c’era una chiara consapevolezza che l’intensificazione dell’ego ci sta distruggendo. Oggi, tutte le relazioni che abbiamo costruito nel corso della storia stanno crollando una dopo l’altra. I legami tra persone, settori e nazioni stanno diventando terribili e spaventosi. Viviamo all’interno di una grande bolla dell’ego, che da un momento all’altro può esplodere, devastandoci tutti.

Questo problema è particolarmente sentito qui, dove vivo, in Israele. Fuori siamo circondati da nemici. Dentro siamo divisi e in conflitto. Ognuno di noi cerca di fare del proprio meglio, senza alcuna considerazione per gli altri. Un approccio così egoistico è completamente contrario alle radici della nostra nazione.

In origine, siamo diventati una nazione basata sull’idea che “tutti gli Israeliti sono amici”, ovvero che siamo garanti gli uni degli altri e che la nostra unità dovrebbe coprire tutte le nostre differenze. Per i nostri antenati, “Ama il prossimo tuo come te stesso” era la regola delle regole, il codice per una connessione ottimale tra le persone. Poi, abbiamo sperimentato un balzo dell’ego umano e la nazione si è frantumata in frammenti. Dopo duemila anni di peregrinazioni tra le nazioni, oggi dobbiamo iniziare a plasmare la nostra nazione in modo integrale, ovvero in un modo che dimostri il codice della nuova vita. Questo risolverà i problemi tra noi e porterà anche simpatia e sostegno da tutte le nazioni, compresi i nostri più grandi nemici.

Più investiremo in questo, più scopriremo nella società una forza interiore di unione, connessione, mutua garanzia e reciprocità. Sarà una forza immensa, mai provata prima. La salute di un corpo deriva dal fatto che le sue cellule e i suoi organi sono integralmente connessi, sincronizzati ed equilibrati. Allora, invece di sentirci stanchi, svuotati e malati, ci sentiremo come giovani pieni di forza, desideri e capacità. Tutto ci sarà aperto, e avremo la possibilità di andare di forza in forza. Inoltre, l’equilibrio che riusciremo a generare tra di noi porterà anche a un equilibrio complessivo nel sistema più ampio della natura, lo stesso sistema in cui oggi introduciamo molteplici squilibri.

Concludo questa riflessione con parole scritte negli anni ’40, nella speranza che finalmente iniziamo a farle nostre:

“Che ogni individuo comprenda che il proprio beneficio e quello del collettivo sono uno e lo stesso, e così il mondo giungerà alla sua completa correzione.”
Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), Pace nel Mondo.

Basato sull’episodio 52 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La correzione è avvicinarsi gli uni agli altri

È scritto che “La Torah, il Creatore e Israele sono uno” (Baal HaSulam, Shamati 78); tutte queste tre componenti devono essere unite. Baal HaSulam spiega che Israele è ogni persona che desidera tornare alla sua radice come unità, nell’uguaglianza di forma, cioè nell’amore reciproco con il Creatore.

La Torah rappresenta le fasi che si attraversano nel prepararsi alla necessità di essere uniti in un gruppo, in un desiderio comune, in una richiesta. Poi arriva la luce, che si manifesta in un vaso totalmente saldato.

Ma per quanto riguarda un vaso rotto che desidera divenire integro, questa luce è chiamata luce circostante che ritorna alla fonte. Essa corregge i desideri il più possibile, al livello in cui si trovano gli amici, cioè al livello della nostra connessione. Quindi la loro azione è chiamata l’adempimento dei 613 precetti, la correzione dei desideri.

Essi eseguono queste correzioni ogni volta che si presenta loro l’occasione, quando la luce li risveglia allo stato successivo. La luce giunge dall’infinito al loro livello e li porta ogni volta un po’ più in alto. Se agiscono in questo modo, col tempo raggiungono lo stato finale, lo scopo della creazione.

Ma qui non c’è altro che l’adempimento della legge di amare il prossimo come se stessi. A ogni stadio, quando chiediamo la luce che riforma, la luce che ritorna alla fonte, essa giunge (cioè si risveglia dentro di noi), ci corregge e ci unisce. Questa è chiamata la Torah: le sue 613 luci che correggono 613 desideri egoistici convertendoli tutti in dazione.

In seguito, la rivelazione del Creatore si riveste in loro; è la luce generale che è rivelata nella luce di Hassadim, nella luce della dazione.

Cioè, tutto il nostro lavoro consiste da un lato, nell’annullamento di noi stessi, dall’altro, nella nostra crescita, per poter influenzare gli altri, e nella connessione tra di noi, realizzata dalla luce che ritorna alla fonte.

È già tra di noi; dobbiamo solo rivelarla! Dopotutto, non percepiamo la forza della correzione, ma solo noi stessi quando diventiamo un po’ più corretti.

Diventare più corretti significa avvicinarsi interiormente gli uni agli altri e connetterci, internamente, non esternamente! Grazie a questa vicinanza interiore, iniziamo a percepire il significato della connessione, la forza della dazione.

Conoscendo la forza della dazione, raggiungiamo il Creatore e iniziamo a comprendere lo scopo della creazione, il suo programma, la sua ragione e l’intero processo che attraversiamo nel rivelare le azioni del Creatore. Nel rivelare le azioni del Creatore verso le creature risiede il piacere che possiamo darGli, affinché tutte le creature Lo riconoscano come datore e portatore di bene.

Per coloro che vogliono progredire e considerano questo l’obiettivo principale, nulla funzionerà se non immaginare uno stato corretto e cercare sempre di avvicinarsi ad esso.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 20/07/2011, Scritti di Rabash “Secondo quanto spiegato riguardo a ‘Ama il tuo amico come te stesso'”

 

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Cosa ci sarà di migliore nel futuro?

Attualmente possiamo osservare come il mondo stia peggiorando e iniziamo ad accettare l’idea che non ci sia un buon futuro in nessun ambito. Le persone abbassano lo sguardo sconsolate, senza speranza che ci sia qualcosa di positivo all’orizzonte. Ciò che era buono in passato non lo è più e sembra esserci un tacito consenso nella società sul fatto che la prossima generazione starà molto peggio della nostra.

Quindi, cosa ci sarà di meglio nel futuro?

La nostra epoca è in realtà simile alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX, quando ci trovavamo al culmine del materialismo. Da allora, siamo in lento declino,  da questa discesa non possiamo aspettarci nulla di buono. È per questo che vediamo una miriade di problemi diffondersi a livello personale, sociale, economico, ecologico e globale: depressione, solitudine, ansia, stress, abuso di droghe e suicidi, fino al crescente scoppio di guerre, terrorismo, povertà e ansia nucleare. Sempre più persone guardano i propri figli con dispiacere per averli portati in un mondo così degradato.

In questa situazione critica, dobbiamo impegnarci nell’insegnamento e nella condivisione di saggezza che possa aiutarci a diagnosticare accuratamente la causa principale di ogni nostro problema e a capire come apportare correzioni per progredire verso un futuro migliore. Dobbiamo avanzare verso una comprensione e una consapevolezza delle forze che governano e guidano le nostre vite. Se comprendiamo che tutto, nella realtà, ci guida verso uno stato futuro positivo e che dobbiamo trarre forze positive dall’apprendimento del nostro sviluppo, raggiungeremo rapidamente un obiettivo armonioso, equilibrato e pacifico. Altrimenti, continueremo a sprofondare lungo il cammino in sempre maggiori disperazioni personali, conflitti sociali e internazionali e crisi ecologiche.

Pertanto, vale davvero la pena di apprendere rapidamente ciò che ci aspetta. I Kabbalisti scrissero molto tempo fa che sarebbe saggio accelerare il nostro progresso in questa fase attuale del nostro sviluppo, e ci hanno lasciato la saggezza e il metodo per farlo.

Quindi, dobbiamo avere la forza e la saggezza di aprire i libri della Kabbalah e scoprire come sarà il nostro futuro, perché altrimenti ci arriveremo comunque, ma attraverso un lungo cammino di sofferenza. Questa è semplicemente la saggezza di cui il mondo ha bisogno oggi.

In sostanza, questa saggezza si riduce alla consapevolezza della necessità di avvicinarci gli uni agli altri e di abbattere i muri che ci separano. Quanto più saremo disposti a connetterci positivamente gli uni con gli altri, al di sopra delle nostre pulsioni divisive, tanto prima potremo raggiungere l’esperienza di un futuro migliore. Non ci resta altro da fare che eliminare i confini che si frappongono tra la nostra reciproca connessione positiva.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 26 ottobre 2021.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’amore ha dei limiti?

Una legge dell’amore è che l’amore non ha limiti. Se dici: “Ti amo al novantanove per cento”, allora non è amore.

Il mio maestro, il Kabbalista Baruch Shalom HaLevi Ashlag (RABASH), ha proposto un esempio ancora più crudo. Un marito dice alla moglie: “Ti amo ventiquattro ore al giorno, tranne i cinque minuti in cui sono con un’altra donna”. Se dici questo, allora non è più considerato amore.

L’amore è una relazione che deve essere illimitata, deve riempire l’intero vaso, ossia tutto il nostro desiderio. La dimensione del desiderio non ha importanza, sia che il nostro vaso pesi venti  chilogrammi o che ne pesi duecento, ma deve essere l’intero vaso.

Basato sulla Lezione quotidiana di Kabbalah del 15 ottobre 2021.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possono le persone anziane dare un senso alla propria vita e sentirsi necessarie quando i famigliari non dipendono più da loro?

Molti anziani oggi si sentono inutili, dimenticati dai figli, dai nipoti e dalla società. Se ne stanno soli con la profonda sensazione che nessuno abbia più bisogno di loro. Ma la vera domanda che bisogna porsi non è chi ha bisogno di noi, ma piuttosto cosa fare per essere davvero di beneficio agli altri, a molte persone, persino all’intera umanità.

Questa è la chiave. Il mondo di oggi è stato plasmato per isolarci, per farci sentire autosufficienti e indipendenti. Costruiamo le nostre vite in modo da ridurre al minimo l’aiuto degli altri, spesso allontanando chi cerca di darci una mano.

Questo approccio va contro la nostra stessa natura. Siamo esseri interconnessi e soffriamo quando ignoriamo questa connessione.

Prendiamo, ad esempio, una nonna. Potrebbe sentirsi piccola e invisibile. Ma può aprirsi al mondo e dare un contributo potente. Se arriva a comprendere cosa significhi il vero beneficio per gli altri, allora scoprirà il suo ruolo unico. Qual è questo beneficio? È la capacità di insegnare e vivere il principio di connessione. Può apprendere e aiutare gli altri a imparare come costruire relazioni ottimali, gentili e armoniose. Solo questo porterebbe immensa bontà nel mondo.

Inoltre, farlo non richiede alcun movimento fisico. Anche solo pensando quotidianamente a come coltivare la connessione umana, anche virtualmente, anche in silenzio, genera una forza positiva. Soprattutto oggi, nell’era di Internet, anche piccoli sforzi sinceri possono irradiarsi lontano. Quella sensazione di contribuire a un mondo migliore le restituirà naturalmente la sensazione di essere necessaria.

Sarebbe anche saggio capire che il significato della vita è molto più profondo del semplice sentirsi necessari. Il significato della vita sta nel creare legami positivi e gentili con gli altri. Quando ci allineiamo a una direzione di connessione positiva, iniziamo a scoprire il nostro stato successivo, più unito e più evoluto.

Quello stato di autentica connessione umana positiva ci appaga. Quando ci impegniamo in una connessione autentica, non proviamo solo un sollievo temporaneo. Piuttosto, risvegliamo una nuova qualità interiore. Iniziamo a percepire di essere parte di un sistema più grande, di un campo di vita unificato.

È una sensazione completamente nuova, come se fossimo parti di un unico corpo. In quello stato, ci sentiamo sollevati e ringiovaniti.

Ecco perché anche a settanta o ottanta anni possiamo provare una seconda giovinezza. Quando ci apriamo a questo nuovo tipo di connessione sociale, quando partecipiamo alla costruzione di un’umanità più unita, i nostri pensieri diventano freschi, vivi e innovativi.

Questo è esattamente ciò che dobbiamo fare.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 6 maggio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come creare un’atmosfera pacifica e positiva in casa?

Il fattore che influenza maggiormente la nostra salute e felicità sono le relazioni positive. È bello constatare che, dopo settantacinque anni di ricerche continue presso l’Università di Harvard, questo sia stato ora scientificamente confermato. Meno incoraggiante, invece, è la sensazione che le relazioni tra le persone stiano diventando sempre meno positive. Lo possiamo constatare sui social network, che avrebbero dovuto connetterci e non dividerci, nei media, che avrebbero dovuto avvicinare le persone e non alienarle e persino in casa, con partner e figli. Diverse aree della nostra vita stanno diventando difficili, piene di tensioni e attriti. Cosa possiamo fare allora per creare un’atmosfera pacifica e positiva? Ecco alcuni consigli per costruire una “politica familiare” che possa garantirci una vita sana e felice.

Prima di tutto, dobbiamo definire un obiettivo: desideriamo creare per noi stessi un ambiente positivo, che ci circondi di un’atmosfera serena, con relazioni armoniose. A tal fine, non dovremmo aspettarci che siano gli altri a cambiare in meglio nei nostri confronti. Piuttosto, dovremmo iniziare da noi stessi. Gesti semplici come qualche parola gentile o un sorriso caloroso possono creare connessione positiva e addolcire l’atmosfera in qualsiasi contesto. Tutti possono sempre apprezzare un trattamento gentile e un miglioramento dell’umore.

Potremmo quindi mettere un cartello sulla porta d’ingresso con la scritta: “Entrate solo con un sorriso”. Potremmo concordare con la nostra famiglia sul fatto che non ci importa di ciò che accade fuori; dentro casa vogliamo comportarci diversamente, stabilire una sorta di stato di indipendenza che operi secondo regole che definiamo insieme. Ad esempio, dal momento in cui entriamo in casa, non litighiamo. Chi torna a casa e vede il cartello: “Entrate solo con un sorriso” ricorderà che deve lasciare fuori casa tutto lo stress accumulato durante la giornata, come se si togliesse il cappotto. Sulla porta, entriamo solo con un sorriso, trattando gli altri con gentilezza, come se tutto andasse bene.

Dopo aver concordato una regola del genere, potremmo anche firmare un piccolo contratto tra noi. Potremmo inoltre definire dei momenti specifici per affrontare i problemi e cercare insieme delle soluzioni, in un’atmosfera positiva. Sfogare la frustrazione con urla non risolve nulla. Può sembrare che ci calmi, ma in realtà ci svuota solo momentaneamente, lasciando il problema irrisolto, pronto a esplodere in seguito con ancora più forza.

Azioni reciproche di questo tipo porteranno un nuovo spirito nella famiglia. I bambini che imparano a sorridere e a trattare gli altri con calore nell’ambiente domestico svilupperanno una sorta di protezione interiore che li accompagnerà ovunque. Diminuirà la possibilità che qualcuno voglia far loro del male, e aumenterà la loro sicurezza e fiducia. A scuola, all’università, al lavoro… ovunque si trovino, l’ambiente li apprezzerà, perché le persone che sanno trattare bene gli altri sono oggi un bene raro. Sapranno guidare, organizzare, gestire e orientare. Non c’è nulla di più importante che possiamo trasmettere ai nostri figli per aiutarli a riuscire nella vita.

Dal punto di vista sociale, sarebbe utile avviare una campagna nazionale per la costruzione di relazioni positive, e destinare a questo scopo risorse importanti. Non c’è nulla di utopico in questa idea. Le relazioni positive sono vitali per le nostre vite, soprattutto di fronte ai fenomeni distruttivi che emergono ogni giorno. Abbiamo visto quanto abbiano funzionato le campagne anti-fumo, che hanno educato milioni di persone con l’idea che “fumare fa male alla salute”. Lo stesso dovremmo fare con l’educazione alla necessità e ai benefici delle relazioni positive. Dobbiamo dichiarare guerra alle relazioni negative, perché sono il vero nemico che ci consuma dall’interno. Insieme, possiamo davvero riuscire a costruire un ambiente positivo attorno a noi e godere di una vita sana, sicura e felice.

Basato sull’episodio 21 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La società dovrebbe basarsi sulla competizione o sulla cooperazione?

Oggi più che mai ci troviamo a un bivio. Le pressioni sociali, economiche e personali convergono e richiedono un nuovo approccio alla vita. I vecchi sistemi stanno crollando. Non possiamo più contare sui governi o sulle istituzioni finanziarie per risolvere le nostre crisi. Il vero cambiamento deve venire da noi, cioè dal modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri. Per questo propongo di iniziare a costruire una nuova rete sociale, una rete reale e viva di responsabilità reciproca.

Non siamo individui isolati. L’umanità è un unico sistema interconnesso, come un corpo umano. Proprio come ogni cellula e ogni organo funzionano per la salute dell’intero organismo, anche noi dobbiamo agire per il benessere della società. Quando tutti i sistemi del corpo operano in armonia, ci sentiamo in salute. Quando un sistema si guasta, tutto il corpo ne soffre.

Allo stesso modo, la nostra società deve operare in equilibrio. Ciò richiede un cambiamento nei nostri valori, passando dal profitto individuale al benessere collettivo. È un cambiamento che non possiamo ottenere con la coercizione, ma sviluppando la nostra consapevolezza, la nostra comprensione e la nostra partecipazione volontaria a questa trasformazione.

Pertanto, abbiamo bisogno di una rete sociale come piattaforma per un cambiamento concreto. Iniziamo riconoscendo i crescenti problemi e le crisi odierne come strumenti di crescita. Se comprendiamo che il crollo del nostro vecchio mondo ci sta in realtà spingendo a connetterci più profondamente, allora possiamo accogliere qualsiasi manifestazione negativa nel mondo come una fase necessaria della nostra evoluzione.

Dovremmo cominciare a livello locale, in contesti esistenti come scuole, luoghi di lavoro e centri comunitari. In questi luoghi, dovremmo riunire le persone in laboratori e tavole rotonde. Attraverso esperienze personali vissute in questi incontri, le persone inizieranno a percepire i benefici della connessione: sollievo dall’ansia, senso di sostegno e appagamento emotivo.

A questo punto dovremmo istituire sistemi di supporto pratici come gruppi di acquisto cooperativi, servizi di assistenza all’infanzia condivisi e programmi educativi comunitari. Questi sistemi di supporto diventano espressione dell’idea che più condividiamo, più ne guadagniamo tutti.

In tutto questo processo, dobbiamo capire che la trasformazione autentica nasce dall’educazione. “Educazione” qui non significa solo scuola e insegnamento, ma organizzare tutto ciò che, nell’ambiente sociale, ci influenza in ogni momento. Ogni membro di questa rete sociale deve ricevere un’introduzione breve e coinvolgente ai suoi principi. Io la chiamo “educazione integrale”. È un processo educativo di trasformazione esperienziale, in cui si impara attraverso la partecipazione emotiva: giochi di gruppo, discussioni, video e attività reciproche.

Un principio chiave che deve permeare questo sistema è che dando agli altri, in realtà riceviamo. Così possiamo mostrare come anche il nostro ego possa trovare appagamento attraverso il contributo alla società. È un cambiamento graduale, che va sostenuto da un ambiente forte che ne incoraggi i valori.

Ogni membro di questa società contribuisce in tre modi: una quota simbolica, proporzionata alle proprie possibilità, alcune ore settimanali di servizio alla comunità in base alle proprie competenze personali, partecipazione settimanale a incontri socio-educativi. Anche i programmi per bambini saranno pensati per rafforzare la cooperazione e l’unità tra loro.

Un processo di questo tipo può iniziare in qualsiasi comunità, a seconda delle necessità. Alcune comunità potrebbero aver bisogno di cibo a prezzi accessibili, mentre altre potrebbero aver bisogno di supporto emotivo, di supporto educativo o di appartenenza sociale. Dovremmo mappare questi bisogni, offrire soluzioni pratiche e poi collegarli al valore dell’unità.

I governi locali, i centri comunitari e persino le agenzie nazionali possono, e dovrebbero, essere partner. Esistono già per servire le persone, se una rete del genere esistesse, li aiuterebbe a svolgere questo ruolo in modo più significativo ed efficace.

Uno dei principi fondamentali di questa rete sociale è l’equilibrio tra dare e ricevere, e tra crescita spirituale e stabilità materiale. Quando ci sentiamo visti, ascoltati e sostenuti, diventiamo disponibili a partecipare. Inoltre, quando partecipiamo a un sistema simile, subiamo un cambiamento interiore.

Questa rete non è un’utopia. Scopriremo che più il mondo si svilupperà, con una crescita demografica sempre più esponenziale e connessioni sempre più superficiali ed esterne tra l’umanità, mentre rimaniamo chiusi nei nostri gusci egoistici, più ne sentiremo il bisogno. Le pressioni dei nostri tempi richiedono che una rete di questo tipo prosperi. Attraverso la responsabilità reciproca, scopriremo felicità, fiducia, sicurezza e le nostre vite si riempiranno di significato. Smetteremo quindi di vedere gli altri come minacce e inizieremo a vederli come parti di noi stessi.

Questo è il prossimo passo dell’umanità. È un passaggio dall’attuale “sopravvivenza del più adatto” alla “sopravvivenza del più connesso”. Spero che riusciremo a costruire insieme una società umana armoniosa e pacifica.

Basato sull’episodio 54 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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