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I nostri cervelli possono comunicare con i cervelli delle persone che ci circondano senza che ce ne accorgiamo?

Gli scienziati hanno scoperto che quando le persone trascorrono molto tempo insieme, la loro attività cerebrale può diventare straordinariamente simile, a volte quasi identica. In questi casi, i due cervelli cominciano a funzionare in sincronia.

Ad esempio, dopo due settimane di visione degli stessi film, lettura degli stessi libri, esperienze simili nella vita e conversazioni regolari, i soggetti di un esperimento hanno adottato schemi linguistici simili, vissuto emozioni paragonabili e persino allineato le proprie prospettive. Il professor Moran Cerf della Northwestern University di Evanston, Illinois, spiega che le persone a noi vicine plasmano sottilmente la nostra percezione della realtà in modi difficili da rilevare o articolare.

I nostri cervelli interagiscono continuamente con un sistema universale di informazioni, simile a dei modem connessi a una vasta rete. Questo sistema invisibile ci permette di scambiare e ricevere informazioni.

Curiosamente, ciò che percepiamo come comunicazione “diretta” è spesso un’illusione. Ciò che una persona dice e ciò che l’altra persona sente possono differire significativamente. Gli scambi più significativi avvengono spesso attraverso canali più sottili e indiretti.

Per questo motivo incoraggio i miei studenti a studiare all’interno di un quadro unificato, utilizzando le stesse fonti e materiali di studio. Attraverso esperienze condivise, possiamo davvero avvicinarci e comprenderci più profondamente.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Imparare le Qualità dei Saggi

Domanda: Come fa il corpo a imparare le qualità del saggio? In che modo possiamo agevolare tale apprendimento?

Risposta: Per aiutare il corpo cerchiamo di unirci e di elevare una preghiera collettiva. In questo modo attiriamo la luce superiore che ci corregge.

Domanda: Possiamo supporre che un piccolo annullamento di noi stessi ci dia la forza per il successivo annullamento un pò più consistente?

Risposta: Sì, succede sempre così. Per questo non ci fermiamo mai, ma continuiamo a chiarire anche i problemi più insignificanti.

Domanda:Come possiamo elevarci al di sopra della mente e della ragione per imparare la qualità dei saggi?

Risposta: Soltanto insieme attraverso una preghiera collettiva al Bore.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah 17/11/24, Scritti di Rabash “Abraham si innalzò”

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Comprendere Il Libro dello Zohar

Domanda: Durante le lezioni su Il Libro dello Zohar, mi trovavo a casa davanti al computer. Leggerlo insieme a tutti mi influenzava profondamente. Ora non ho questa possibilità perché a quell’ora sono al lavoro o in viaggio. Cosa dovrei fare quando sono da solo durante la lettura dello Zohar?

Risposta: Ascolta in qualsiasi stato. Semplicemente ascolta.

Commento: Ma le immagini che emergono dallo Zohar mi disturbano, e ho bisogno di un coinvolgimento interiore, non solo di ascoltare.

La mia risposta: Prova a comprendere cosa dice lo Zohar sugli stati spirituali del gruppo. Dopotutto, tutta la Kabbalah parla esclusivamente degli stati spirituali della decina, incluso, ovviamente, Il Libro dello Zohar.

Domanda: Devo impegnarmi e riflettere su ciò che dice lo Zohar cercando di evitare di raffigurami immagini fisiche?

Risposta: No. Devi resistere ed evitare di raffigurarti immagini fisiche. Al contrario, tutto deve essere trasformato in immagini spirituali, giuste o sbagliate che siano, ma il semplice fatto di resistere alla rappresentazione materiale sarà una tua grande vittoria.

 

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 28/08/19, “Domande e Risposte”

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Perché l’atteggiamento verso il Creatore si chiama preghiera?

Tutti i sentimenti che proviamo nel nostro cuore hanno origine dal Creatore e, quindi, il sentimento del cuore non si chiama “preghiera“. La preghiera è il nostro appello al Creatore. La parola ebraica per “preghiera” (Lehitpalel) deriva dalla parola “giudicare” (Lehaflil), ovvero è un auto-giudizio, una valutazione della connessione che abbiamo con la fonte dei nostri sentimenti: il Creatore.

Poiché la fonte dei nostri sentimenti è buona e benevola, la nostra preghiera esprime la differenza tra i nostri sentimenti e tale bontà e benevolenza. Scopriamo il livello della mancanza nel nostro cuore. La preghiera è la sensazione della differenza tra una persona e il Creatore.

In altre parole, se potessimo misurare la differenza tra ciò che il Creatore mette nel nostro cuore e ciò che il nostro cuore sente e come rispondiamo, vedremmo il livello della nostra imperfezione. Allo stesso modo, se fossimo completamente corretti, sentiremmo pienamente il bene e la benevolenza. Più opposta è la nostra sensazione, maggiore è l’entità della nostra imperfezione.

Questo non solo indica il livello del nostro difetto, ma anche la nostra posizione spirituale. Poiché il Creatore dona una forza di bontà e benevolenza attraverso tutti i 620 canali, possiamo sapere quali canali percepiamo di più o di meno, dove sentiamo bene o male.

Se abbiamo un quadro completo dell’anima, percepiamo e sentiamo tutto, sappiamo dove siamo a ogni livello e possediamo un quadro chiaro del nostro stato corretto paragonato al nostro stato attuale. Tutti gli aspetti con cui valutiamo il nostro atteggiamento verso il Creatore sono chiamati collettivamente “preghiera.

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Che cos’è la preghiera?

La preghiera è un atteggiamento verso il Bore. È ciò che sentiamo nel nostro momento presente verso la forza superiore che ci governa. Che lo vogliamo o no, ci relazioniamo al Bore dal punto più profondo del nostro cuore. Anche se non lo sentiamo, il cuore di ogni essere creato riceve i suoi sentimenti dalla fonte, il che significa che sentiamo sempre il Creatore.

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Dobbiamo Considerarci Come Dominatori della Natura o Solo Come Esseri Creati che Sono Uguali fra Uguali?

Dobbiamo raggiungere uno stadio in cui siamo come una madre saggia e di buon  cuore verso i suoi figli. In altre parole, la madre è una figura dominante nella sua famiglia ed esercita un grande controllo, ma lo fa in modo amorevole e premuroso. Dobbiamo imparare dall’esempio di una madre verso i suoi figli, poiché il suo controllo si esprime  attraverso il servizio. L’uomo, al contrario, vuole solo comandare.

 

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

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Conversazioni riguardo ai Gradini della Scala, parte 2

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Nella preghiera, che cosa è sotto il controllo di una persona?

È scritto: “Ho faticato e ho trovato”. Lo sforzo è sotto il controllo di una persona, ma il risultato no. Perché? Perché stiamo lavorando sulla nostra anima senza conoscerne la struttura o i percorsi di sviluppo. Dobbiamo solo provare, applicare lo sforzo, sia in quantità che in qualità; non dobbiamo preoccuparci dei risultati, del percorso o degli eventi che potremmo incontrare. Non dobbiamo preoccuparci del ritmo del nostro progresso o della nostra forma finale. Questo perché, non solo non conosciamo la nostra forma finale, ma in ogni nuovo stato non abbiamo idea di dove arriveremo. Persino un grande kabbalista come il rabbino Shimon Bar-Yochai sapeva che stava ascendendo al livello della correzione finale (Gmar Tikkun) solo perché ne riconosceva il lato posteriore. Se non ne avesse visto il posteriore, non avrebbe saputo quale livello stava per raggiungere. Un nuovo stato si risveglia in ogni momento. Nasce da una memoria interna chiamata “Reshimo” (reminiscenza).

La gente pensa che un kabbalista conosca e veda tutto dall’inizio alla fine del mondo. Un kabbalista, tuttavia, sa solo ciò che ha attraversato nel suo cammino spirituale. Sa cosa ha raggiunto fino al suo livello attuale e non ciò che non ha ancora sperimentato. Pertanto, i livelli spirituali sono definiti “ascese” e “scoperte”, scoperte di ciò che era precedentemente sconosciuto.

In un’ascesa spirituale, lo sforzo deve quindi essere mirato al di sopra della nostra attuale comprensione, in contrasto con la comprensione e i pensieri nel nostro stato attuale. Questa è sempre la relazione del livello inferiore con il livello superiore perché il lato posteriore di un livello superiore è più oscuro e meno corretto del livello inferiore.

Lo sforzo in sé non contiene alcuna indicazione riguardo al risultato. Non ha alcuna correlazione diretta con la grandezza dell’obiettivo. Una persona si impegna in una determinata questione e ottiene un risultato che non si aspettava, perché ogni volta viene rivelata una nuova parte della sua anima che prima le era nascosta.

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Preghiera dal profondo del cuore

Poiché è scritto “metà” comprendiamo che non ci viene richiesto più della metà; la nostra metà è chiamata: preghiera. La preghiera scaturisce dal nostro cuore come risultato delle nostre emozioni. Deve irrompere dalla profondità del cuore prima che iniziamo a criticare il sentimento nel nostro cuore con l’intelletto, prima che iniziamo a pensarci o a comprenderlo. Il sentimento nascosto nel cuore prima che cerchiamo di controllarlo si chiama “preghiera”.

Se la preghiera precede il nostro controllo su di essa, perché ci viene detto che dobbiamo pregare e raggiungere una preghiera, come se questa dipendesse dai nostri sforzi o dalla nostra libera scelta?

La risposta è che dobbiamo raggiungere il desiderio chiamato ”preghiera” attraverso diverse azioni che ci aiutano ad avvicinarci al desiderio corretto. La preghiera è una sintesi; é il risultato della nostra preparazione. Di conseguenza, ogni volta che preghiamo, sentiamo nel nostro cuore un certo tipo di connessione con il Bore e la nostra preghiera al Bore è sempre nuova.

Una persona può aprire un normale libro di preghiera, scritto duemila anni fa dagli Uomini della Grande Assemblea, e pronunciando le stesse parole ogni giorno, sentire qualcosa di nuovo ogni giorno. L’interpretazione cambia così tanto che le parole pronunciate ieri non sono più adatte oggi. In una simile preghiera sentiamo di non aver mai detto le parole che abbiamo pronunciato oggi.

Quali parole dobbiamo scegliere nella nostra preghiera? In primo luogo devono essere parole che parlano della gloria del Creatore. Perché? Perché nella gloria del Creatore non si parla della Sua essenza – Chi è o Cos’è – ma si parla delle Sue qualità e di come le apprezziamo. La misura in cui apprezziamo le qualità di dazione del Bore è l’estensione con cui misuriamo la forza della nostra connessione, della nostra vicinanza e del nostro allineamento con il Creatore.

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L’Arca – Una Creazione Spirituale

Domanda: Cosa significa che, attraverso la connessione, la decina realizza la vera proprietà di Bina?

Risposta: Possiamo definire Bina come le qualità egoistiche che uniamo per realizzare un’unica azione corretta: essere al di sopra dell’egoismo. È così che la decina costruisce la sua arca.
L’arca è una creazione spirituale: dieci uomini costruiscono tra loro degli stati che li aiutano a superare qualsiasi mare. Non annegano, ma attraversano il mare con calma.
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Dalla Lezione quotidiana di Cabala del 31/10/24, Scritti di Rabash Gopher Wood)

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I frutti nel lavoro spirituale

L’albero che porta frutti è un segno di Kedusha, mentre quello che non porta frutti è un segno di Tuma‘a ed è chiamato “discepolo saggio indecente”.

Questo è quanto è scritto: “Il frutto di un giusto, un albero di vita”. Quali sono i frutti di un giusto? Le mitzvot [precetti] e le buone azioni (Rabash, Note assortite, 883, “L’uomo è l’albero del campo – 1”).

Domanda: Qual è “l’albero da frutto” della decina che porta frutti a tempo debito?

Risposta: È un albero che assorbe molta acqua e, quindi, cresce in un buon terreno e in un buon posto e produce molti frutti pregiati.

Domanda: Come ce ne prendiamo cura per raggiungere il grado corretto?

Risposta: Innaffiando per tempo e tagliando i rami secchi. La cura degli alberi da giardino richiede molto lavoro. Alla fine avrete un albero fruttuoso che vi nutrirà bene.

Domanda: Quali sono i frutti del lavoro spirituale?

Risposta: Le nostre qualità corrette.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabalah del 28/10/24, Scritti di Rabash “L’uomo è l’albero del campo – 1”.

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