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Troppi litigi

Dr. Michael LaitmanL’opinione (Michael Khazin, economista): “La società moderna è caratterizzata da un’estrema contraddizione: il suo sistema di controllo si basa sul principio feudale (rigido e verticale), mentre l’elite è costituita da linee tribali. Un uomo può entrare nell’elite tribale solamente con il sangue, cioè, attraverso il matrimonio.

“Di conseguenza, vari problemi si presentano. Solitamente vengono risolti aumentando il numero delle persone ricche – l’elite finanziaria. Grazie allo stimolo dei prestiti, il numero delle persone ricche è aumentato di dieci volte, rispetto alla quantità che l’economia può sostenere.

“Questo ha calmato gli uomini dotati e vivaci. Il loro vero ruolo è di servire l’elite. La loro manifestazione è stato il meccanismo per ridurre le tensioni sociali e di guida.

“Questa situazione è finita. Ma cosa si può fare con la parte attiva che non è ancora ricca? Infatti, se nell’ultima decade la parte delle entrate totali, con il settore finanziario ridistribuito in suo favore, è cresciuto di cinque volte, e durante lo sviluppo della crisi, le economie dei paesi sviluppati si sono ridotti della età, il settore finanziario si ridurrà di dieci volte.

“Essi possono indebolire lo stato moderno e la sua elite, almeno sotto il pretesto che l’elite ha permesso la crisi, rispetto alla quale essi non sanno cosa fare.

“I servi che sono stati nutriti dall’elite sono diventati i suoi peggiori nemici.

“Il conflitto tra l’elite e coloro che ne sono stati nutriti diventerà la base per la distruzione della società occidentale e dell’ideologia liberale. La società tradizionale può diventare un’alternativa ai nuovi ricchi”.

Il mio commento: Non può esserci alcuna alternativa; non c’è spazio per le congetture; c’è solamente una soluzione; ricostruire la società stessa sui valori veramente liberali, attraverso il metodo dell’educazione integrale e della saggezza della connessione.
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Dr. Michael LaitmanQuando veniamo ad un congresso, ci troviamo in compagnia con persone che ci sono estranee e che non abbiamo mai visto prima. Non sentiamo e non ci capiamo l’un l’altro, ma non è importante questo. Se so che devo connettermi con gli altri allo scopo di connetterci con il Creatore, poi entro in qualsiasi gruppo.

E non mi riguarda chi è seduto lì, da quale paese viene, o che lingua parla. La cosa principale per me è partecipare emotivamente e internamente in questo cerchio.

A me non importa se stiamo parlando la stessa lingua o ci conosciamo l’un l’altro bene, se siamo amici stretti o ci vediamo per la prima volta. Non cambia nulla. La cosa principale è salire oltre il nostro ego e volersi integrare nel cerchio allo scopo di ottenere l’unità e tramite essa, permettere al Creatore di ascoltare quel che vogliamo.

Allora le regole di condotta nel gruppo o altri momenti del workshop sono i seguenti:

  1. Nessuno pensa a se stesso. Non c’è Io!
  2. Tutti devono sentire che il resto degli amici è più di se stesso (I < 9). In tutto, gli amici sono più alti di me e io scompaio in loro come il più piccolo.
  3. Sopra tutta la connessione della nostra particolare caratteristica personale c’è il Kli (vaso) nel quale si scopre il Creatore. Il Creatore (Bore) è “Vieni e Vedi” (Bo-Re); significa che raggiungiamo questo stato e troviamo lì il Creatore. In questo modo il nostro Kli è uguale al Creatore. Al grado d’intensità del Kli, nel suo potere (Bo), posso scoprire il Creatore (Re). Non vi è alcuna misurazione del Creatore. Non sappiamo la Sua vera misura. Però lo scopriamo secondo quanto abbiamo preparato il nostro Kli (Bo): a questo grado lo vediamo (Re).
  4. Durante il workshop nessuna discordia con l’opinione dell’altro. Non ci sono domande: Ognuno aggiunge solamente (10 = 1 + 1 + 1 …). La cosa importante sono i più e non le unità. L’uno che ha il turno successivo aggiunge solo a quello precedente, e nessuno discute.

Anche se non ho successo nel salire oltre la mia attitudine critica, e a me sembra che qualcuno ha detto qualcosa di sbagliato, devo correggere me stesso immediatamente. Se sento che un amico ha detto qualcosa sbagliato, significa che non sono nel bene.

Così tutti aggiungono e aggiungono di nuovo, solo a ciò che è stato detto dagli altri. Qualcuno può fare un tipo di congettura, continuo, e poi viene il turno del prossimo. Così si aggiunge costantemente. Non ci sono i grandi o i piccoli nella nostra connessione, tutti sono uguali.

Non importa quale tipo di superiorità uno ha nel gruppo, giovane o anziano, maggiore o minore comprensione. Fra tutti noi, le nostre caratteristiche fisiche in questo mondo non c’è nulla che può violare la nostra uguaglianza. Nel mondo spirituale, tutti noi siamo uguali, come i figli per la loro madre.
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(Dal Congresso in Francia “Tutti per Uno e Uno per Tutti” Giorno Due 10.05.2014, Lezione 2)

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Il simbolo della realtà attuale: Il punto interrogativo

Dr. Michael LaitmanL’umanità deve prima conoscere se stessa sul livello dell’inanimato, vegetale, e poi a livello animato della natura. Pertanto, dobbiamo esistere prima come animali, e poi come persone in questo mondo, abbiamo cominciato a sviluppare le industrie, il commercio, la tecnologia, e la scienza, così eventualmente capiremo che tutto ciò non funziona e che non è possibile decifrare il senso della vita in questo modo.

Ci impegniamo in qualcosa quaggiù su questa terra, adulti, bambini, e animali. Viviamo in questo modo, ma che cos’è la vita? C’è qualcosa oltre questa vita? Cominciamo a chiederci questo quando iniziamo a crescere e ad attraversare alcune fasi dell’età evolutiva e non troviamo una risposta.

Eventualmente raggiungiamo una crisi che ci dà pressioni tramite difficoltà e problemi. Essa influisce non solo sulle persone e la società umana ma anche a livello dell’immobile, sull’ambiente, sulle piante, e gli animali. Tutti i problemi ci raggiungono tramite loro.

Raggiungiamo uno stato nel quale chiediamo del significato della vita, non per curiosità, o per un desiderio di scoprire la nostra fonte superiore – da dove siamo venuti e perché– ma semplicemente per la disperazione e il desiderio di ricevere piacere in questa vita vuota che non ci porta nessuna gioia.

L’umanità avanza e raggiunge una crisi generale che la pressa e la obbliga a porsi domande: Che cosa è questa vita? Perché viviamo in questo modo? Sappiamo tutti che quando la vita passa senza problemi o preoccupazioni, non ci facciamo tante domande. Però nel momento che ci imbattiamo in problemi, immediatamente cominciamo a chiedere.

Così ci rendiamo conto che non abbiamo scelta e che dobbiamo connetterci allo scopo di capire il senso della vita, proprio come la saggezza della Kabbalah ci dice. Se mettiamo i pezzi del puzzle insieme, capiremo cosa sta succedendo dentro e dietro l’immagine stessa, chi la gestisce e la supporta, e perché Egli fa tutto questo.

I Kabbalisti penetrano questa immagine e salgono al di sopra del tempo. Ci dicono che tutto dipende dal raggiungimento del Creatore. Unico problema in questa vita è raggiungere il Creatore, cercare Lui,entrare in contatto con Lui, scoprire Lui, comprenderLo, ed essere in dialogo diretto con Lui. Mi rivolgo al Creatore, Lui mi risponde, mi rivolgo verso di me, e capisco quello che Lui vuole da me.

Se raggiungiamo questo stato, tutti i problemi saranno risolti. Capiremo cosa sta succedendo e come gestire tutto. La cosa principale è che sappiamo come salire oltre questa vita al livello superiore. Però a questo scopo, dobbiamo rivelare il Creatore. Così la crisi attuale è solo destinata a rivelarci questo.

Pensiamo che sia una crisi, ma la parola “crisi” in Greco significa rinascita. Allora non dobbiamo prendere questa crisi così drammaticamente, ma piuttosto aspettare ciò per portarci ad un nuovo inizio, a patto di capire e riconoscere come rapportarci ad esso.
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(Dal Congresso in Francia “Uno per Tutti e Tutti per Uno,” Giorno Due 10.05.2014, Lezione 3)

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Che il Creatore ci sia rivelato

Dr. Michael LaitmanLa Torà, “Levitico (Shemini),” 9:1-9:4 L’ottavo giorno, Mosè chiamò Aronne, i suoi figli e gli anziani d’Israele e disse ad Aronne: “Prendi per te un vitello per il sacrificio col fuoco e un ariete per il sacrificio da bruciare, tutti e due senza difetto, e portali vicino innanzi al Signore”.

Una persona deve prendere due tra i suoi desideri (un vitello ed un ariete) e purificarli dalle intenzioni egoistiche, il che significa innalzarli verso l’uso corretto: dal più basso e pieno di peccato in alto verso la luce.

“Ed ai figli di Israele parlerai, dicendo: Prendete un capro per il sacrificio espiatorio, un vitello e un agnello, tutti e due di un anno, senza difetto, per il sacrificio col fuoco, un toro e un ariete per il sacrificio di pace, per immolarli davanti al Signore, l’offerta del pasto intrisa nell’olio, perché oggi il Signore si manifesterà a voi”

Se una persona non porta un’offerta, il Creatore non sarà rivelato. Perchè sia così, egli deve prima preparare tutto quanto: il giorno, il posto ed il momento. Inoltre non possono essere le nazioni del mondo a portare un offerta, nemmeno possono farlo i bimbi di Israele, non i Leviti e nemmeno Mosè, ma solo i Cohanim (preti) e tra i Cohanim, solo Aronne.

Tutto deve essere pronto nel modo esatto come spiegato da Mosè. Preparare significa scegliere i tuoi desideri, un luogo ed un momento. Questo significa che il gesto, il tempo ed il desiderio e l’intenzione devono tutte alla fine fornire un desiderio corretto di dare, di connettersi agli altri. Questo significa che dovrebbe esserci l’attributo di Aronne in tutte le persone che prendono un desiderio (un vitello o un ariete) e immolarli secondo un modo determinato e prepararli sempre in un modo speciale e poi servirli al Creatore affinchè lui li possa assaggiare.

L’ascesa dei desideri per poter amare e dare è descritta un questo modo allegorico. E’ così perché nel nostro mondo non ci sono altre parole per descrivere l’ascesa dei desideri di dare entro la società e attraverso di questo verso il Creatore. Allo stesso tempo, il sentimento del Creatore discende nella società ed ad alla persona stessa che sta agendo nel ruolo di Aronne.

Domanda: La Torà fornisce così tanti dettagli! Per esempio un vitello ed un agnello entrambi di un anno e senza difetti, etc …

Risposta: Quando inizi a lavorare non hai tutti questi dettagli. Allora all’inizio che la Mishna (l’insieme delle leggi) che ti dicono esattamente come eseguire queste azioni. Poi la Mishna diventa incomprensibile perché l’ego cresce e non si capisce più come lavorare. Se una persona sapesse cosa fare con un in chilo del suo ego, cosa tagliare e cosa pesare, allora il suo ego sarebbe adesso cresciuto sino a cento chili. Ora abbiamo nuove possibilità: avarizia, invidia, lussuria, etc.. e quindi non sappiamo più come preparare le offerte, quali parti usare e quali no. Ecco che quando apparve questo problema relativo al soddisfacimento delle regole, è giunto l’insegnamento del Talmud Babilonese.

Ogni cosa inizia dalla Torà, ma visto che l’ego cresce c’è un bisogno crescente di commenti alla Mishna, e quando l’ego cresce sino a diventare incontrollabile, appare il Talmud. Allora le persone non hanno altra scelta se non semplicemente studiarlo. Questo stato è chiamato l’esilio (Galut).
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 18.12.2013)

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Un giorno d’illuminazione speciale di Rashbi

Dr. Michael LaitmanLag B’Omer è una festa molto importante soprattutto perché simbolizza la fine della correzione dei vasi. Nel complesso ci sono sette Sefirot: Hesed, Gevura, Tifferet, Netzach, Hod, Yesod, e Malchut (HGT NHYM), e ognuna include lo stesso sette Sefirot.

Complessivamente si tratta di 7×7=49 Sefirot, e nel cinquantesimo giorno viene la festa di Shavuot. La correzione dei vasi finisce in Hod di Hod poiché Hod corrisponde a Malchut: Hesed è Keter, Gevura è Hochma, Tifferet è Bina, Zeir Anpin è Netzach, Malchut è Hod. Così la correzione finisce in Lag B’Omer (il trentatreesimo giorno di Omer): 7 Sefirot di Hesed, 7 Sefirot di Gevura, 7 Sefirot di Tifferet, 7 Sefirot di Netzach, e 5 Sefirot di Hod, un totale di 33 Sefirot.

La trentatreesima Sefira è Hod di Hod, il quale è come Malchut delle prime nove Sefirot, dove finisce la dazione superiore. Se eseguiamo la correzione fino a Hod di Hod, poi la correzione avrà luogo certamente nelle Sefirot rimanenti perché il lavoro di correzione è in realtà finito e poi è solo messo in pratica da Yesod di Hod attraverso la Yesod generale e la Malchut generale.

Allora Lag B’Omer si celebra come un giorno speciale nella correzione dell’anima comune; il lavoro è già completato. Poi, indubbiamente tutto sarà realizzato correttamente.

Pertanto, è consuetudine accendere falò, perché sia la festa della luce. E’ anche chiaro che da questo giorno in avanti, Rabbi Shimon non fu obbligato a rimanere con i suoi studenti perché lui ha finito il suo lavoro, e dunque lui ha lasciato questo mondo.

Continuiamo a contare e chiarire i giorni dell’Omer alla fine, fino a Shavuot, ma, dall’alto verso basso, tutte le Sefirot sono già riempite con la Luce e l’intero stato è pronto. Pertanto, è il giorno della grande illuminazione chiamato partenza di Rashbi.
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(Dalla prima parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah, Lezione 18.05.14, Lo Zohar)

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Il Proiettore del Film è dentro di Me

In realtà io non sono nel mondo, ma è il mondo che è dentro di me.

Il processo di “leggere” la realtà esterna come interna è divisa in quattro fasi, e immediatamente alla prima fase, dovrei essere guidato solo da quello che vedo.

E vedo che è il Creatore che fa questa “proiezione” per me. E come se un proiettore fosse messo dentro di me, mostrando il mondo intero e tutto ciò che succede. La luce dalla “lampadina” di questo “proiettore” passa attraverso il “filmato”, viene diviso in pellicole e cade sullo “schermo”, cioè mia testa, e di conseguenza vedo l’attuale immagine del mondo. Il Creatore Stesso è la luce Superiore astratta, la Luce dell’Infinito.

Quindi, in effetti, il “filmato” sono  le mie Reshimot, che creano questa o quest’altra immagine per me. E se non fosse per questo meccanismo, non avrei distinto quello che succede perché le Reshimot sarebbero rimaste fuori. Ma, il Creatore li illumina, rivelando il mio mondo interiore come una realtà esterna.

Baal HaSulam lo scrive nella sua “Introduzione al Libro dello Zohar
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(Tratto dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.09.2013 Gli Scritti di Baal HaSulam)

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All’ingresso della galleria

Progredire tramite “l’accelerazione del tempo” (Achishena) è possibile soltanto se si cammina come un uomo vecchio piegato che sta cercando qualcosa che apparentemente ha perso. Poi, quando voi rilasciate il male, il bene sarà rivelato immediatamente di fronte ad esso, perché ho già cercato difetti mentre ero in uno stato buono.

Tutto dipende dall’andamento dell’ avanzamento. Vedo una tavola apparecchiata davanti a me, poi mi interessa avere un buon appetito per godere del rinfresco, cioè, cerco una mancanza.

Se otteniamo abbastanza influenza dall’ambiente, poi non è importante ciò che ci accade. In questi giorni siamo seriamente coinvolti in chiarimenti su ciò che è la garanzia reciproca, è chiaro che in accordo con questo sperimentiamo colpi forti, problemi comuni, ma noi li superiamo velocemente e facilmente. Tutto dipende dall’andamento.

Significa che non avrò mai fiducia nella mia forza e avrò sempre bisogno della garanzia reciproca. Non sarà mai sufficiente. Infatti, in questo momento, come io mi attrezzo con una qualche quantità di garanzia reciproca, immediatamente divento distante e vari disturbi sorgono, che posso trasformare nella linea mediana con l’aiuto della garanzia reciproca, trasformandoli in avanzamento.

Pertanto, dobbiamo sforzarci per la garanzia reciproca quanto più possibile, e questo causerà la nostra stanchezza, rifiuto, e sentimenti cattivi. Tutti questi ostacoli sono presenti nel lavoro di garanzia reciproca perché ci sono tre linee nella linea mediana, nella sinistra e nella destra. Con questo, sviluppiamo la nostra anima iniziando a lavorare con i nostri stati interni.

Ci sforziamo di ottenere la più forte garanzia reciproca possibile, e quando sentiamo che la nostra unità ha ottenuto abbastanza forza, poi noi stessi cominciamo a svegliare la linea sinistra, l’appetito, che è chiamato “svegliare l’alba” non aspettando finché “l’alba mi sveglia”. Abitualmente, questa opportunità viene tramite l’ambiente più ampio. Allora, abbiamo bisogno di lavorare sull’importanza del nostro gruppo concernente la società esterna.

Dentro il gruppo, io lavoro in modo che il gruppo sia più importante di me. Ora, devo lavorare con il mio gruppo, unito insieme, in modo che il resto dell’ambiente esterno sia meno importante di questo gruppo. Cioè, il gruppo è più importante di me e la società intera esterna (la società esterna non significa il nostro gruppo mondiale). In tal caso sarò in grado di trarre desideri nuovi da lì e aumentare la nostra garanzia reciproca.

Non c’è nulla di cui preoccuparsi tranne la garanzia reciproca perché nella misura della forza dell’unità, Ie forze di rottura, un nuovo Reshimot sarà risvegliato. Cominceremo a lavorare con loro in modo da ottenere l’immagine umana, incollando tutti i pezzi insieme. Non dobbiamo preoccuparci del Reshimot che emerge dalla rottura ma soltanto del nostro combustibile ed energia. In garanzia reciproca, riceviamo la forza proprio come “materia grezza”. Disturbi vari che si rivolgono a noi ci aiutano a dare una forma concreta a questa garanzia.

La forza di garanzia non ha forma; la forma viene dal negativo, dai difetti. Se non incontro ostacoli, quindi non sento di esistere. L’aria mette pressione su di me, tutti i miei organi di senso ricevono effetti diversi senza i quali non sento che esisto. La stessa cosa succede con la forza di garanzia reciproca: se ho questa forza, ma non sento la resistenza, allora non sento di essere in un mondo spirituale.

Sentiamo che siamo in un mondo spirituale soltanto a causa delle forze del buio. La Luce da sé non attrae alcuna forma, la forma nasce dal buio.

Passiamo attraverso questi stati in un sentiero finché ci troviamo sul fascio diretto (Kav), lungo il quale continuiamo il nostro movimento verso l’obiettivo. Questo ingresso alla galleria nel “tubo”, la linea mediana, è molto importante e difficile. Per lungo tempo giriamo in cerchi all’ingresso, non osando entrare, facciamo un passo e ci ritiriamo. Però quando entriamo, grazie alle lezioni che abbiamo imparato, continuiamo ad avanzare in esso.
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(Dalla preparazione per la Lezione quotidiana di Kabbalah del 01.01.2014)

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Dobbiamo dare qualcosa alla gente

Dr. Michael LaitmanUna persona deve essere in un gruppo preferibilmente compreso di dieci persone, ma dieci è il numero ottimale. E’ necessario provare ad organizzare un gruppo da cinque a dieci amici che sono pronti a connettersi, a raggiungere l’obiettivo.

In aggiunta a questo, poiché viviamo in una crisi, è possibile avanzare verso l’alto solo a condizione che divulghiamo all’esterno.

Ci sono tre livelli: superiore, medio e basso. Noi siamo nel mezzo e dobbiamo salire. Nel superiore (1) c’è Luce; è complesso e perfetto. Questo è l’insegnante, il Creatore, tutto ciò che è sopra di noi. In mezzo (2) c’è il nostro gruppo. E in basso (3) c’è il pubblico esterno e la società. Per ricevere la Luce dall’altro, dal Creatore, tramite l’insegnante, ci devono essere quelli che vogliono riceverla sotto di noi. Allora dobbiamo diffondere la saggezza della Kabbalah o il metodo della connessione integrale, che è fondamentalmente la stessa cosa tranne l’insegnamento della fisica dei mondi superiori.

Senza l’inferiore che vuole uscire dalla crisi, è impossibile. Lui non capisce che cos’è la saggezza della Kabbalah e i pensieri sul senso della vita non lo riguardano, però lui ha un ampio disavanzo in banca, nella famiglia, con i suoi figli, e nella sua intera vita, la quale lo ha amareggiato, lo deprime, lo costringe a usare droghe; le cose vanno male per lui.

E basta che ci preoccupiamo di lui, ci prendiamo cura di lui, e innalziamo i suoi desideri fino a noi. E quando cominciamo a occuparci della gente, cominciamo ad essere immersi nei loro bisogni. Loro stanno aspettando di avere qualcosa da noi. Allora ci assale la paura di come fornire loro ciò di cui hanno bisogno.

Dopo tutto, non abbiamo nulla, e sentiamo la mancanza. Però, questa ci sveglia e ci spinge ad innalzarci ancora più in altro con questa mancanza, all’insegnante, e al Creatore, e domandare che loro ci diano l’adempimento che quelli in basso necessitano da noi il più velocemente possibile. Ci vergogniamo di non essere in grado di fornirlo.

Noi interiorizziamo i desideri del pubblico generale, per questo ci forziamo di rivolgerci verso il Creatore. Questo perché dobbiamo per forza portare qualcosa a loro. Dobbiamo metterci in questo posto stretto (Tsar), portare problemi (Tsarot) su di noi, e la gente inizierà a rimproverarci e a domandare ciò che gli è stato promesso da noi. Però questo è necessario perché poi vorremo andare dall’insegnante, chiedere, e lo riceveremo da lui.
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(Dal Congresso in Francia “Uno per Tutti e Tutti per Uno,” Giorno Due 10.05.2014, Lezione 3)

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La mancanza di coraggio di reclamare i nostri legittimi interessi ci sta spingendo inesorabilmente verso la prossima catastrofe”

Opinione (Gordon Brown, ex primo ministro britannico e leader del partito laburista 2007-2010): “Nei modelli di indebitamento di oggi, possiamo già rilevare parallelismi con il boom del credito pre-crisi. Stiamo vedendo sui mercati lo stesso eccessivo affidamento dei capitali a breve termine, che alla fine hanno portato giù Northern Rock, le banche islandesi e Lehman Brothers. […]

“Sono necessarie regole internazionali per le banche internazionali. Senza di loro, come il Fondo Monetario Internazionale ha già avvertito, le banche globali eluderanno le regolamentazioni ‘operando spostamenti, cambiando strutture aziendali, e ridisegnando prodotti.’ […]

“L’opportunismo politico, l’incapacità di pensare ed agire globalmente, e la mancanza di coraggio per prendere decisioni ci stanno spingendo inesorabilmente verso la prossima catastrofe. Avremo presto un altra catastrofe… perché assolutamente nulla è stato risolto. In effetti, le cose sono solo peggiorate dall’ultima crisi.

Il mio commento: Fintanto che non abbiamo definito la nostra propria ristrutturazione come condizione necessaria e sufficiente per la soluzione di tutti i nostri problemi, dovremo inesorabilmente affrontare nuovi problemi.

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