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Modellare la visione del mondo verso la dazione

Domanda: Perché il 90% degli ostacoli che mi si presentano appartengono al mio corpo fisico (ho fame, sono stanco, ecc …)? Dopo tutto, la corporalità è molto meno importante della spiritualità ed ha solo una lieve scintilla di vita.

Risposta: Ciò che lei mi chiede è perché non ci è stata data l’opportunità di lavorare con i nostri desideri spirituali, le luci, gli schermi, invece di farlo con la corporalità; però nella misura in cui lei comincia a vedere il mondo sotto le ondate della dazione, smetterà naturalmente di focalizzarsi su questo mondo. Non è più il mondo che determina tutto. Lei continua ad esistere in questo mondo ed a connettersi con la gente, ma se questo mondo non è connesso al mondo spirituale, perde tutto il suo significato. È solo una conseguenza, un riflesso dei mondi spirituali che le proietta la realtà.

Esiste una speciale tecnologia con la quale si proiettano immagini tridimensionali ed olografiche nell’aria per mezzo dei raggi laser. Realizzano ogni tipo di immagine nello spazio vuoto. Alla stessa maniera, il mondo le si presenta sotto forma di immagini illusorie, poiché questo mondo non è che un’impressione di quello che esiste nella spiritualità.

È il nostro desiderio egoista che ci proietta in questo mondo. Per il momento, può esistere solo in questa forma che non scompare fino alla fine della correzione. Rabbi Shimon Bar Yochai potrebbe essere seduto qui con noi e vedrebbe il nostro mondo corporale, a prescindere dall’essere già totalmente corretto. Certamente questo mondo sparirà dai nostri sensi nel giungere alla correzione finale generale.

Questo mondo appartiene al desiderio generale di ricevere piacere. È un desiderio egoista, tuttavia non va contro il Creatore. È semplicemente un desiderio di condurre una vita animale e ricevere piacere.

Per tanto, non è considerato come criminale e non richiede correzione. Bisogna semplicemente usarlo come un animale e plasmarlo come il desiderio di dare, ovvero l’anima.

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Non cedere davanti alla magia

Lo Zohar, capitolo Bechukotai, punti 5-6: Poiché abbiamo bisogno di evocare la santità suprema con atti e parole, quelli che provengono dal lato dell’impurezza devono risvegliare il loro lato con atti e parole.

E a prescindere dal fatto che Bilaam era il più grande di tutti i maghi nel mondo, Balak era ancora miglior mago di lui, poiché con la sua magia, Balak era più grande dei saggi.

Cosa significa questo? Perché devo risvegliare il lato dell’impurezza con atti e parole? Non sarebbe meglio tacere e non far niente, per non svegliare questi cani?

Ma no! Proprio con i miei atti e parole corrette – risvegliando il lato dell’impurezza oppure quello della santità – avanzo tra questi due verso l’alto.

“Magia” significa prendere la forza del Creatore ed usarla con astuzia, cioè, confondere l’uomo, rivelando la sua vera natura malvagia.

Sono le forze che sono dentro di noi e senza di esse, sarebbe impossibile rivelare il nostro egoismo.

Questi angeli – che vengono da parte del male – lavorano su di noi. Bilaam, Balak, Azazel, Aman e gli altri, sono le forze della frammentazione, sono parti della nostra anima. Non sono forze esterne. Al di fuori di noi, agisce solo il Creatore.

Prima della frammentazione, tutte le anime erano unite in un unico sistema ed esistevano in totale armonia ed unità con “l’Uno ed Unico”.

Quando avvenne la frammentazione, queste parti dell’anima finirono col connettersi in maniera egoista e sfruttarono questa connessione per divorarsi a vicenda.

Ciò è simile a quando un popolo si unisce, per assalire e conquistare l’altro.

Questa forza è impura. Da una parte, è una forza miracolosa di unione che ci arriva dal Creatore, dall’altra, la usiamo con un proposito egoista, per danneggiare gli altri.

Se vogliamo usarla così astutamente, allora potremo ottenere un gran successo per un periodo di tempo, anche se è chiaro che alla fine, tutto crollerà.

Vediamo che all’inizio, tutti i malvagi e i dittatori esortano il popolo, apparentemente all’unione, all’aiuto reciproco ed al socialismo. Una forza malvagia non può impossessarsi dell’uomo senza mascherarsi da una forza buona …

Questa forza corrompe l’uomo con una parte di verità, nella quale si occulta un grande inganno. In ciò consiste la magia.

Dall’esterno, ci sembra che ci offrano qualcosa di molto buono, ma all’interno si nasconde l’inganno, con il quale ci vogliono imbrogliare ed usare.

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La chiave dalla Sacra Porta verso me stesso

Abbiamo bisogno di capire che classe di potere si cela dietro il Libro dello Zohar. È uno strumento o un mezzo di salvezza che ci è stato dato – l’unico strumento capace di creare una rivoluzione spirituale e materiale nel mondo. Se capiamo la sua importanza, allora con il suo aiuto saremo capaci di cambiare noi stessi e la realtà. Saremo capaci di influenzare il nostro destino, sia come individui che come tutti insieme.

Tutto questo è nelle nostre mani. Questo libro è una chiave data all’umanità per aprire un sistema di forze che la governano. Dobbiamo solo imparare ad usare questa chiave per aprire la porta sacra – il cancello verso il sistema spirituale. Allora la chiave l’aprirà per noi!

Ogni parola del Libro dello Zohar dovrebbe essere capita come esistente all’interno di ognuno di noi. Il testo parla unicamente del nostro mondo interiore. Quando io leggo la frase “Andiamo dal Faraone”, io devo immaginare che il Creatore, Mosé ed io siamo tutti insieme dentro di me. Io ho bisogno di sentire quello che significa “andare di la” – quale desiderio o qualità io sto avvicinando, che viene chiamato “il faraone” o “inclinazione al male”. E la forza che mi aiuterà a farlo è chiamata il Creatore.

Io sono capace di andare direttamente verso il faraone perché io vedo quanto sia potente e come mi governi. E solamente aderendo al Creatore (alla linea destra, dazione, la Torà, la Luce Superiore) che io mi posso avvicinare di più alla linea sinistra (male, egoismo) dentro di me. Ed invece di distruggerlo io posso liberarmi del suo potere e innalzarmi al di sopra di esso.

Allora io convertirò la forza cattiva in forza positiva ed il bene mi governerà al posto del male. Tutto ciò è possibile solamente studiando Il Libro dello Zohar . Ogni parola nel libro rappresenta una mia qualità, una forza, la relazione tra di loro ed i processi che io sto attraversando.

Devo immaginare tutto questo come parti della mia anima; sto studiando la mia anatomia interiore spirituale. Gli sforzi che io faccio faranno avvicinare la Luce Superiore che Riforma e mi porta verso la Benevolenza.

Perciò, con queste aspirazioni nel nella mente e nel cuore, leggiamo Il Libro dello Zohar.

Tu non capisci Lo Zohar. Punto


Mentre leggiamo Lo Zohar, bisogna capire due cose:

1) Che non capiamo niente! Questo è il risultato della nostra opposizione a questo libro. Lo Zohar ci mostra che la nostra natura è opposta alla natura del Kabbalisti che scrissero questo libro.

2) Che dobbiamo relazionarci a questo libro come a “uno strumento miracoloso”, la fonte della nostra correzione, e correzione è l’unica cosa che dobbiamo aspettarci da esso.

Non dobbiamo chiedere di capire. Anche se mi sembra di capire ciò che è scritto nel libro, come quando parla di cose come Partzufim e Sefirot, o Mosè, Abramo o Egitto, sia che le parole mi siano familiari o no, il fatto è che io non capisco. Le parole dello Zohar non hanno il significato che io penso abbiano.

Ci sono due forme di natura: ricezione e dazione, e tutte e due sono descritte usando gli stessi termini, simboli e lettere. Ma ce una grandissima differenza tra quello che sta veramente dietro queste due parole – il mondo della ricezione ed il mondo della dazione. Non c’è niente in comune tra di loro.

Perciò non ha nessun senso cercare di capire ed interpretare il testo dello Zohar. Desiderando di “capirlo” non dobbiamo aspettarci una comprensione diretta (che è impossibile), ma di acquisire una seconda natura. Allora potremo ricevere la Luce che Riforma, che influenzerà e cambierà la nostra natura. Allora, al grado in cui la nostra natura cambierà, noi capiremo di cosa parla Lo Zohar. Improvvisamente diventerà tutto chiaro ed il libro ci verrà rivelato.

Perciò dobbiamo relazionarci alla lettura come a uno strumento miracoloso e capire che la mancanza di comprensione è corretta – è cosi che deve essere. Dobbiamo affidarci al potere occulto di questo libro, che influenza il lettore.

E più cercherò di capirlo attraverso il cambiamento della mia natura, più inciderà su di me. Per capire ciò di cui parla Lo Zohar, dobbiamo prima acquisire la stessa natura dei Kabbalisti che scrissero Lo Zohar. Dobbiamo raggiungere la stessa forma nella quale loro espressero i loro pensieri.

Tutta la genialità sta nella semplicità

Tutto proviene da HaVaYaH (Yod-Kei-Vav-Kei), da un unico sistema generale. Tutto ha la sua origine dalla radice, dal punto della lettera Yod.

Questo è Keter, “esistenza a partire dall’esistenza” (Yesh mi Yesh). Li c’è la Luce ed il desiderio (Kli), “esistenza dall’assenza” (Yesh mi Ain). Ambedue si espandono insieme.

La Luce influisce sul desiderio, ed esso riceve diverse forme. Vale a dire, il desiderio di ricevere piacere cambia tutto il tempo le sue qualità, a somiglianza con la Luce.

Lo Zohar spiega come tutte le qualità provengano dalla Luce che ha creato il desiderio di ricevere piacere, “esistenza dall’assenza”, e come la Luce agisce su questo.

L’influenza della Luce sul desiderio è realmente una sinfonia di sviluppo. L’assenza del riempimento cambia sotto l’influenza della Luce, ricevendo diverse forme e qualità, includendo in sé le qualità della Luce. Le sue forme anteriori influiscono sugli stati successivi, attraverso diversi gradini.

Lo Zohar ci spiega come solo da queste due forze – il desiderio di dare ed il desiderio di ricevere piacere – provenga tutta la diversità della creazione. Tutto questo è direttamente connesso con noi, poiché nel nostro mondo non c’è niente al di fuori di queste due forze: bianco e nero, uno e zero, male e bene.

Non importa di quali livelli parliamo: tutto l’universo, tutte le nostre impressioni, tutte le immagini che sentiamo, le situazioni della percezione della realtà. Tutto consiste di queste due forze!

I kabbalisti hanno saputo spiegare queste due forze in un modo meraviglioso, in forma di lettere. In seguito – quando le guardiamo – si rianimano e si riempiono dello spirito della vita.

Cominciamo a distinguere dentro la lettera –come queste qualità – il Creatore e la creazione- sono connesse tra loro, come si intrecciano e si fondono l’una nell’altra. In quale direzione, in che modo, come si uniscono e come no, che limiti hanno.

Non abbiamo parole per esprimere queste relazioni; ma una lettera, un simbolo ti da un modello. Allora, percependo questo modello, incorpori in te stesso tutto un insieme di sensazioni, relazioni e tutto quello che esiste dentro la lettera.

Nella lettera esiste tutto. Sembra solo che abbia una forma semplice, però questa semplicità include in sé migliaia di forme anteriori, che riceve durante la sua discesa dall’alto verso il basso.

Nella Kabbalah tutto proviene dalla necessità, dalla natura stessa, dalla struttura dell’essere umano e dalla sua percezione. I kabbalisti videro che non esiste altra possibilità di esprimere la connessione tra il Creatore e la creazione, se non con l’aiuto di questi simboli, queste lettere.

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Chi sei tu: il povero o il ricco?

Lo Zohar, capitolo Vaikrà, punto 129: l’offerta del povero è la più leggera: due tortore o due picconi giovani. E se no, porta farina e allora è perdonato.

In questo momento, si manifesta e si dichiara: “Poiché Lui non ha disprezzato né disdegnato la miseria del povero”, poiché l’offerta del povero è la più encomiata.

Si tratta dell’uomo: con che grandezza di desiderio (Aviut) può lavorare per la dazione. Nella misura in cui si rivela il desiderio di ricevere piacere, prende le parti più grosse e più maldestre della sinistra, e se può lavorare con loro per la dazione, si chiama “il ricco”;

però, se può prendere le parti più piccole del suo desiderio – i desideri più deboli – e li sacrifica, vale a dire, le avvicina al Creatore, allora si chiama “il povero”. La parola “sacrificio” (Kurban) deriva dalla parola “avvicinare” (Lekarev).

In base a quale parte del desiderio di ricevere piacere l’uomo s’avvicina al Creatore, usandola per la dazione, lui viene denominato“il ricco” o “il povero”. “Il ricco” da di più, “il povero” di meno. Ognuno nella misura delle sue capacità di lavorare con il desiderio per la dazione.

“Il sacrificio” è il desiderio che prima io usavo per ricevere piacere, però adesso lo avvicino al Creatore trasformandolo così da ricezione in dazione. Per mezzo dell’uso di questo desiderio nuovo mi sono avvicinato al Creatore, ho fatto un passo in più sui gradini della scala.

Torah, Porzione Settimanale – 11.06.10

Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Korach”, Brani selezionati
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L’eterna unione del particolare e del tutto

Lo Zohar, Capitolo “VaYikra (Il Signore chiamato)”, Articolo 20: E una persona fu stabilita sull’ingresso dall’esterno ed il suo nome è Gazriel. Con lui, ci sono dodici persone che lo circondano – tre, tre su ogni lato, su quattro lati. La (più bassa) Merkava generale è dodici – Michele, Gabriele, Uriel, Raffaele – in ciascuno dei quali ci sono tre linee, HGT, che sono dodici. Individualmente ognuno contiene dodici.

Nella spiritualità, ogni creazione consiste di dodici parti. Ogni elemento include la più piccola e tutta la realtà spirituale, ha la stessa struttura e le stesse proprietà. Se noi creiamo anche una minuscola porzione, essa conterrebbe tutte le proprietà dell’intera struttura. Quindi, non c’è differenza tra il generale ed il particolare nella spiritualità, contrariamente al nostro mondo, nel quale le parti vengono sommate per formare l’insieme.

Nel mondo spirituale, è importante la qualità piuttosto che la quantità; il tutto non viene creato come una somma delle sue parti. Piuttosto, ogni parte è già quella generale; tuttavia, essa è rivelata al grado qualitativamente nuovo. La realtà spirituale viene rivelata solo nell’acquisizione di una persona, all’interno del desiderio di una persona. Ciò significa che acquisiamo le forme del desiderio che vengono chiamate l’anima e la Luce, agendo all’interno del desiderio e dando simili forme ad esso.

Ne risulta che l’intera realtà è l’unica anima Adam HaRishon. Tutti i mondi, gli oggetti spirituali (Partzufim), gli angeli e le forme sono i quattro livelli del desiderio (inanimato, vegetale, animale e parlante). Tutta la creazione ha la stessa struttura. Oltre ad essa c’è solo Atzmuto, l’essenza del Creatore, che è irraggiungibile. Possiamo solo supporre che essa sia la radice di tutto quello che riveliamo, ma non La possiamo raggiungere.

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Perché gli angeli hanno bisogno di ali?


Lo Zohar, capitolo Vaikra, punto 135: i sette firmamenti si trovano in alto, ed in ognuno di essi ci sono stelle, segni e soli che servono in tutti ed ognuno dei firmamenti.

In tutti i firmamenti, ci sono Merkavot (plurale di Merkava, carrozza), una al di sopra dell’altra, per assumere il carico del regno del loro Padrone.

E in tutti i firmamenti ci sono Merkavot e soli che sono diversi l’uno dall’altro, trovandosi uno al di sopra dell’altro. Alcuni hanno sei ali ed altri hanno quattro ali; alcuni hanno quattro facce ed alcuni hanno due facce ed alcuni hanno una faccia; alcuni sono fuoco ardente, alcuni sono acqua, e alcuni sono vento, così com’è scritto, “Lui prende per messaggeri i venti, e le fiamme del fuoco per Suoi Ministri”.

Gli “Angeli” sono chiamati le forze dei livelli inanimato, vegetale ed animale relative all’uomo . In questo mondo, l’uomo esiste all’interno della Natura – inanimata, vegetale ed animale – la quale, gli fornisce l’ambiente necessario.

Lo stesso succede nel mondo spirituale tra le forze della nostra anima. Oltre al livello umano, esistono diverse forze nel livello spirituale: inanimato, vegetale ed animale, e queste forze si chiamano “angeli”.

Con l’aiuto di queste forze stabilisco la mia attitudine verso il Creatore, desiderando dirigermi a Lui e trovare la connessione con Lui. La mia anima esiste per opera di queste forze, questo è il suo ambiente. In questo modo avanzo.

Gli angeli sono le forze dell’anima dell’uomo. Lui le organizza come in questo mondo, affinché possano esistere nella sua anima. Lui dirige tutte queste forze verso il Creatore ed entra in contatto con Lui.

Queste forze non hanno né libero arbitrio, né una propria realtà. Esse sono come le forze della nostra natura: la forza di gravità, l’azione reciproca tra molecole ed atomi, tra oggetti grandi e piccoli. Tutti questi sono angeli.

Non immaginate angeli con ali che volano in aria! Le ali, di cui parla lo Zohar, sono le coperte, gli schermi che questi angeli portano all’uomo. Con l’aiuto di queste forze, l’uomo raggiunge la propria realizzazione. Allora, ha la forza dello schermo. Questo è ciò che significa un “angelo con le ali”.

La nostra attitudine verso di loro deve essere uguale a quella della natura di questo mondo. Eccetto le persone, le altre forze che ci sono nel mondo sono angeli. In realtà, voglio sempre organizzarle per sentirmi comodo. Lo stesso avviene nella spiritualità.

Aprendo lo Zohar – 08.06.2010

Il Libro dello Zohar – Selezioni, Capitolo “Il Conduttore di Somari”,Punto 112
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