Pubblicato nella 'Zohar' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah del 31.08.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 32
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 123, Lez. 9
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 1, Punto 63
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 20, Lezione 19
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Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.08.2010

Preparazione al Congresso, Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Pag.169
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 110, Lez. 8
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 1 , Punto 59
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 19, Lezione 18
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L’intero universo in soltanto dieci sefirot

Lo Zohar, Capitolo “Va Yetze (E Giacobbe usci) Punto 59: “E osserva, il Signore è rimasto al di sopra” Qui nella scala, Giacobbe vide il collegamento di fede, la Nukva, legando tutte le Sefirot come una. “Rimase al di sopra” è com’è scritto. Un “pilastro di sale”, un mucchio, dato che tutti i livelli sono come uno in questa stessa scala, la Nukva, collegando tutto in un nodo perché quella scala è stata data tra i due lati.

È scritto “io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre, ed il Dio di Issaco” Quelli sono i due lati, destra e sinistra – Abramo è la destra ed Issaco la sinistra.

Malchut è un’immagine, un dipinto del Creatore. Noi siamo in Malchut. In realtà noi siamo Malchut e sentiamo tutto come all’interno di un disegno di questo mondo. Infatti noi sentiamo il Creatore, e nient’altro oltre a Lui. Il problema è che noi sentiamo Lui in conformità con le nostre proprietà e con il livello della nostra somiglianza con Lui.

Le sensazioni vengono sempre dalla Luce, ma il desiderio (il vaso di ricezione) sente se stesso come un oggetto dipendendo dalla sua opposizione o similitudine con la Luce. Ed è per questo che la Sefirot più Alta costituisce proprietà che sono presenti in Malchut ed includono l’attitudine del Creatore verso i tentativi di Malchut di diventare similare a loro. Vengono chiamate Sefirot dato che illuminano all’interno di Malchut che le “accende” a causa del desiderio corretto di ricevere piacere con lo scopo di dazione. Ed è per questo che è luminescente.

La Luce Superiore in se no illumina, è nascosta. Soltanto nel grado in cui l’inferiore avanza e cerca di diventare similare al Superiore è che le proprietà del inferiore si accendono ed allora vengono chiamate Sefirot.

Tutto quello che sentiamo inizia e finisce in Malchut. Tutto quello che immaginiamo sia esistito prima di Malchut è un’illusione della nostra percezione. In modo del tutto similare noi immaginiamo una certa realtà intorno a noi, ma di fatto no esiste niente; tutto è al nostro interno. Noi semplicemente dividiamo la realtà tra “me” e “qualcosa fuori di me”.

La stessa cosa succede nella spiritualità. Noi dividiamo tutto in un’anima che non ha una sensazione di se stessa e qualcosa all’esterno di essa. Ma quando la nostra correzione è completata, tutto si unisce e non esistono più differenze tra “esteriore” o “interiore”, tutto si fonde in un punto.

Mentre una persona progredisce, inizia a vedere che anche se il disegno intorno a lui diventa più vasto, più intenso e complicato, allo stesso tempo si concentra e organizza se stesso in dieci Sefirot . Questo ci permette di arrivare alla conclusione che tutto dipenda dalla nostra percezione, cioè, nella nostra similitudine con la Luce.

Materiale correlato:

Shamati No. 68: Il legame dell’uomo con le dieci sefirot
Laitman blog: Un nuovo desiderio si presenta con una nuova Luce

Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.08.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. “Lo scopo della Società”
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 91, Lez. 7
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 1 , Punto 58, Lez. 7
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 18, Lezione 17
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Una Guida per Il Libro dello Zohar: Assaporare il gusto della vita

Frammenti del mio prossimo libro, Una guida per il Libro dello Zohar.

Al fine di comprendere ciò che è scritto qui, lanceremo uno sguardo al seguente esempio: supponiamo che sono in visita nella casa di una persona molto distinta. L’accogliente padrone di casa mi offre le più delicate ghiottonerie, mi invita a giocare una partita di golf e ad ascoltare un po’ di musica classica. Tuttavia, sono un uomo semplice e non ho nessun interesse nel fare qualunque di queste attività poiché non ho interesse in nessuno di questi piaceri. Non li ho mai sperimentati nella mia vita e per questa ragione non li desidero.

Guardo il padrone di casa con sorpresa e gli dico, “Cosa vuole da me? Non sono venuto qui per godere delle cose che piacciono a lei. Io voglio godere delle cose che piacciono a me! Il padrone di casa mi risponde “Mio caro amico, io desidero darle questi squisiti piaceri. Non può immaginare quanto sono incredibili. Cerchi di abituarsi ad essi poco a poco e vedrà in che maniera le si riveleranno piaceri infiniti, così alti che saranno incomparabili alle cose alle quali lei è abituato”.

Allora, cosa posso fare? Posso aver fiducia del padrone di casa e lasciare che mi insegni nuovi piaceri, a prescindere dal fatto che non sono abituato ad essi e per tanto, non sono molto propenso ad essi. Poco a poco, tuttavia, imparerò a sentire un sapore speciale, celestiale in essi. Oppure posso dire all’accogliente padrone di casa, “Sai cosa? È difficile per me abituarmi a questi nuovi piaceri ed a così difficili condizioni e dimenticare tutte le abitudini del mio passato. Non posso farlo. Lasciami in pace e permettimi di ritornare alla mia semplice vita”. Allora cosa mi dirà il padrone di casa? “Certamente, su vai”.

Tuttavia, quando ritorno alla mia vita regolare, comincio a sperimentare stati sgradevoli; quando ricordo le parole del padrone di casa descrivere i piaceri più raffinati, allora ritorno a casa sua. Questo processo può ripetersi diverse volte, ritornando alla mia vita passata e poi a casa dell’anfitrione (padrone di casa).

In ultima istanza, comprendo che non c’è altra maniera: io devo semplicemente ritornare a casa dell’anfitrione, affinché mi aiuti a rimpiazzare i miei piaceri con i suoi e tutto per il bene. Assaporerò il gusto della vita in essi.

Torah, Porzione Settimanale – 27.08.10

Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Ki Tavo ”, Brani selezionati
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 26.08.2010

Il Libro dello Zohar, VaYechi “E Giacobbe visse nella terra d’Egitto”, Punto 50
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Parte 15, Punto 5
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Articolo “Arvut (La Garanzia Spirituale)”, Punto 21
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Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam,Art. 32
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 25.08.2010

Il Libro dello Zohar, VaYechi “E Giacobbe visse nella terra d’Egitto”, Punto 41
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Parte 15
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Articolo “Arvut” (La Garanzia Spirituale), Punto 20
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Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam,Art. 8
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L’unità è una nuova realtà

Ho ricevuto una domanda: Cos’è l’unità? È una sensazione interiore o la rivelazione di una forza?

La mia risposta: L’unità è una nuova realtà della quale non abbiamo la minima idea. È un nuovo tema che non abbiamo sperimentato anteriormente e che ha le proprietà del mondo spirituale: le proprietà di dazione. Quando entriamo in questa materia e viviamo in essa, iniziamo a rivelare una nuova dimensione, come se ci trovassimo in un altro pianeta. Noi riveliamo questa dimensione all’interno delle proprietà di questa materia: la dazione.

Perciò, unità non significa solamente collegamento, buone relazioni o fiducia. Ē la rivelazione di una nuova proprietà che non esiste nel nostro mondo. Quando noi acquisiamo questa proprietà, noi diventiamo similari al Creatore, noi riveliamo queste qualità all’interno della nostra mente e nei nostri sentimenti, in unità con Lui.

Non c’é nient’altro che noi possiamo fare oltre che raggiungere l’unità. È nel nostro potere farlo. A tale riguardo è scritto: “Dovremmo far e dovremmo sentire”. Questo significa che possiamo svolgere diverse azioni, tirare fuori il nostro sforzo e fare tutto quello che è in nostro potere. Possiamo studiare insieme mentre ci uniamo come raccomandano i Kabbalisti e come RABASH scrive nei suoi articoli.

Tuttavia, non abbiamo successo in questo. Dobbiamo arrivare allo stato descritto come “E loro urlarono per questo lavoro”. È un urlo interiore che ci incita ad unirci e non siamo capaci di farlo. Solamente con questo stato e questo schermo interiore succederà. Deve essere una vera preghiera, una vera invocazione.

Abbiamo già costruito le vere fondamenta. Adesso dobbiamo soltanto raggiungere la proprietà di unità. La nuova materia che verrà rivelata come il collegamento con altri è la materia spirituale. A questo punto è già un vaso spirituale che esisteva prima della rottura. Nel momento stesso in cui la riveleremo, che riveleremo l’esistenza spirituale, il Creatore verrà rivelato.

Perciò, durante la giornata, ognuno di noi e noi tutti dobbiamo urlare, quanto sia possibile, di tenere soltanto a questo.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 23.08.2010

Il Libro dello Zohar, VaYechi “E Giacobbe visse nella terra d’Egitto”, Punto 14
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Articolo “Arvut (La Garanzia Spirituale)
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