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Lezione quotidiana di Kabbalah – 16.09.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 27
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 303, Lez. 19
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Parte 15, Punto 95
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Lezione Commemorativa nell’ Anniversario della morte di Baal HaSulam
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Ingresso nel Giardino dell’Eden

Lo Zohar, Capitolo Lech Lecha (Vai Avanti)”, Articolo 104: Quando Ruach esce da questo mondo ed entra nella grotta di Adam HaRishon e dei patriarchi, loro gli danno una lettera come un segno, ed egli va al Giardino dell’Eden. Quando si avvicina, incontra lì i Cherubini e quella spada fiammeggiante che gira in ogni direzione. Se viene ricompensato, loro vedono la lettera che è il segno, che gli apre l’ingresso, ed egli entra. Altrimenti, lo respingono all’esterno.

Quando leggiamo lo Zohar, dovremmo immaginare un desiderio di dare più grande o più piccolo oppure solo il desiderio di ricevere, cioè dovremmo immaginare dei cambiamenti nella dazione. Questo è l’intero mondo spirituale. Tuttavia, queste variazioni, contengono tutti i colori velati e tutte le gradazioni delle qualità. Tutto ciò che leggiamo nello Zohar riguarda i cambiamenti nella qualità della dazione che si manifesta così nella nostra percezione.

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 15.09.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 5
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 285, Lez. 18
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 90
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Scritti di Rabash, Dargot haSulam, Lezione riguardo a Yom Kipur
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Due uccelli ascoltarono un araldo

Lo Zohar, Capitolo VaYechi (E Giacobbe visse), Articolo 136: Un uccello esce verso il sud, la destra, quello che esce da una scintilla di Chokhmà. Ugualmente, un uccello esce verso il nord, la sinistra, quello che esce da una scintilla di Binà. Uno esce all’alba, da Chokhmà ed uno, quando il giorno finisce, all’imbrunire, dopo il mezzogiorno, da Binà. Ognuno chiama e dichiara ciò che ha ascoltato dall’araldo … dall’illuminazione del Zivug di mezzanotte, chiamato “un araldo”.

Questo testo parla degli stati interiori di una persona, quando analizza se stessa e passa attraverso diversi processi di discernimento delle tre linee nel suo interno. Esamina fino a che punto è in equilibrio con la destra, la sinistra e la linea di mezzo.

Il “giorno” e la “notte” non vengono da fuori. Siamo sempre nella Luce ed i nostri Kelim si dividono in molteplici tipi, nei quali percepiamo la destra, la sinistra e la linea di mezzo, così come l’alto e il basso, tutte le direzioni ed i tempi. La divisione in Kelim interni ed esterni ci da la sensazione di distanza e spazio, vicinanza e lontananza e la classificazione dei desideri in “radice, anima, corpo, coperture e casa”.

Tutte queste peculiarità, così come il giorno, la notte, la mattina, la sera e le diverse ore, sono processi che avvengono nel nostro desiderio. Di fatto, il desiderio è la sola cosa che possediamo. Dividendoli in diversi tipi e sviluppandoli costantemente per noi, il desiderio ci da la sensazione dei cambiamenti che avvengono nel tempo, nello spazio e negli stati che sorgono.

Li classifichiamo come quattro tipi di percezione: mondo, anno, anima ed esistenza della realtà. Tutte queste modifiche avvengono dentro di noi come risultato della nostra correzione, poiché tutto tranne noi, rimane in una quiete assoluta. Solo le Reshimot continuano a svilupparsi “a suo tempo” (Beito) o Ahishena, quando cominciamo ad accelerare questo processo per affrettare il tempo.

Di conseguenza, gli uccelli che volarono, la notte, il giorno, la mattina, l’imbrunire, tutti i piani, come radice, anima, corpo, coperture, dimora e l’esistenza della realtà, si percepiscono all’interno della persona, nel suo desiderio. Tuttavia, credo di essere circondato da un mondo pieno di persone, che tutto gira e la vita continua. Però solo una cosa è alla mia portata: i passi che farò verso la percezione corretta della realtà.

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 31 Agosto 2010 sullo Zohar)

Lezione quotidiana di Kabbalah -14.09.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 29
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 248, Lez. 17
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 89
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Scritti di Rabash, Lettera 36
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Guida per il libro dello Zohar: Salendo sui mondi

Frammenti del mio prossimo libro, Guida per il Libro dello Zohar

I mondi superiori non esistono nello spazio corporale; piuttosto, sono come qualità senza spazio, volume, peso o misura. Quando una persona esiste nel suo ereditato desiderio egoista, le sue qualità gli dipingono l’immagine di “questo mondo”. Ma una volta che il punto nel cuore si sveglia in lui, lui inizia a voler raggiungere la dimensione Superiore.

Lavorando su se stesso con un gruppo di amici che studiano la saggezza della Kabbalah, lui inizia ad attrarre la Luce dal livello del “Infinito” che scende su di lui dall’ Alto attraverso tutti i mondi. La Luce crea dentro di lui il bisogno di raggiungere la qualità di dazione (Malchut del mondo di Azilut)insieme al suo gruppo. Una volta raggiunto questo livello, lui inizia a sentire il Creatore ed a donare a Lui, proprio come il Creatore dona alla persona.

Il desiderio comune delle anime unite in Malchut del mondo di Azilut sale a Zeir Anpin, dopo ancora più in su ad Aba ve Ima, ed ancora più in alto al Mondo dell’Infinito. Allora la Luce scende dal Mondo dell’Infinito attraverso tutti i livelli fino alle anime e le riempie. Con questo riempimento le anime crescono e si uniscono a Zeir Anpin che dona a loro. Questo viene chiamato l’unificazione di ZA e Malchut, il Creatore (Kadosh Baruch Hu) e Shehina, la fusione delle anime con il Creatore.

Sono necessarie molte di queste azioni prima che tutti i desideri dentro le anime attualizzino se stessi e portino avanti l’adesione con il Creatore. Quando tutti i desideri sono corretti ed in dazione verso il Creatore, cosi come il Creatore dona a loro, ci sarà la fine della correzione.(Gmar Tikkun).

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L’anima va via di notte…

Domanda: Cosa ci vuole dire Lo Zohar con: “Quando una persona si sdraia a dormire e l’anima lo lascia e conferma a quella persona (capitolo Lech Lecha (Vai avanti) punto 359?)

Risposta: L’anima è la Luce nel desiderio (Kli). Non possiamo correggere il nostro desiderio di ricevere soltanto nella Sefirot di Keter, Hochma e Bina mentre la correzione nella Sefirot di Zeir Anpin e Malchut può essere soltanto parziale. Per questo motivo, la Luce più grande che può manifestarsi in noi per ora è la Luce di Neshama, mentre le Luci di Haya e Yechida servono solamente come un’illuminazione dal basso verso l’alto.

Perciò il nostro desiderio collettivo è chiamato “l’anima” (Neshama), dal nome della Luce più grande che può contenere in se fino alla fine della correzione. Se il desiderio esiste in uno stato dove è capace di raggiungere la Luce Neshama è chiamato l’anima, (Neshama).

Questo è cosi perché noi chiamiamo i desideri con i nomi delle luci che li riempiranno.

Tuttavia, se i desideri non possono contenere queste luci e non possono riempirsi di esse per la mancanza dello schermo, allora non c’è l’anima. Questo è cosi perché il riempimento è lo schermo e la Luce Riflessa, la qualità di dazione.

L’anima non è la mia ricezione di Luce dall’Alto.L’anima (Neshama), come tutta la Luce Interiore nel desiderio, è formata dal mio donare questa Luce a qualcun altro, passandola attraverso di me e perciò facendomi riempire da essa. Questa è chiamata la mia Luce, la Luce che io ricevo. Io ricevo l’opportunità di donare, ed è quello che mi riempie.

È per questo che “di notte”, quando ancora non sono capace di correggere i miei desideri e di avere un controllo su di loro con l’aiuto degli schermi (proprietà di dazione), io ricevo un’impressione negativa nel mio desiderio chiamata oscurità. Ma cos’è l’oscurità? L’oscurità è quando io non posso donare e questo stato si sente come “notte”, significando la mancanza di dazione da parte mia. Io me ne rammarico ed inizio a correggere i miei desideri.

Io merito il mio “giorno” attraverso il mio lavoro “durante la notte”. Io mi alzo di notte per partecipare alla lezione di Kabbalah in unità con i miei amici: ho fatto diverse correzioni ed ottenuto nuovi desideri e schermi. In tutti questi schermi e desideri, io creo una nuova forma di dazione che mi riempie. Questo significa che è iniziato il mio “giorno”.

Per cui, “notte” è anche uno stato spirituale per la preparazione dei desideri. E se una persona non ha il desidero di raggiungere la dazione, non esiste nemmeno la “notte” per lui, dato che definiamo “giorno” e “notte” in conformità ai nostri stati spirituali.

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Lezione quotidiana di Kabbalah -12.09.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 33
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Lezione speciale dedicata alla Memoria di Rabash, Baal HaSulam lettera 38
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Guida per Leggere Il Libro dello Zohar: Eravamo come in un Sogno

Estratti del mio futuro libro, Guida per leggere il Libro dello Zohar

Il fatto più complesso ed allo stesso tempo più affascinante in relazione al Libro dello Zohar ed alla vita in generale è la percezione della realtà. Esistono molte onde intorno a noi che in realtà non percepiamo, come le onde radiali. Esiste anche un campo di informazione che include tutto. Il campo di informazione elevato è chiamato la natura più elevata o il Creatore.

Questo campo contiene tutto lo spazio intorno a noi. Siamo capaci di stabilire un contatto con questo campo e di ricevere tutto da esso: sentimenti, comprensione, conoscenza, amore ed anche la sensazione di vita eterna e di totalità che le è inerente.

Tutto lo scopo della saggezza della Kabbalah è di insegnarci a sviluppare dentro di noi gli strumenti per percepire questo campo di informazione elevato. Ciò è possibile solo attraverso la trasformazione interiore e nella misura in cui la realizziamo, diventiamo simili a questo campo: al Creatore. Esistiamo in questo campo inclusivo adesso, ma siamo incapaci di percepirlo.

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Lo Zohar è rivelato nell’unità

Lo Zohar, capitolo “Va Yetze (E Giacobbe usci), punto 51: …risulta che lei è come uno specchio lucidato, riguardando il non far vedere la sua propria forma, ma solo con la forma degli altri, quelli che l’hanno vista o quelli che stanno davanti a lei”. Somiglia a uno specchio anche perché tutta la caratteristica del vetro dello specchio si trova nel colore scuro della sua parte posteriore. Riflette i raggi del sole, dato che se fosse trasparente non si potrebbero vedere delle forme in esso. Cosi è Nukva – tutta la sua forza è nel suo Masach che trattiene la luce da splendere da lei verso il basso. Senza il Masach non ci sarebbe stata per niente la luce in lei.

Noi leggiamo Lo Zohar ma non lo comprendiamo; lo leggiamo ma non sentiamo niente. Finalmente dobbiamo arrivare allo stato nel quale la domanda “A cosa serve tutto questo?” ci porterà alla disperazione, disillusione, ad una esplosione interiore, alla comprensione del fatto che non abbiamo che la scelta di unirci, ed in questa unità interiore rivelare quello di cui parla Lo Zohar.

Non esiste un altro metodo, un altro percorso. Dobbiamo superare questa barriera. Ci sono molti ostacoli nel nostro cammino: pigrizia, mancanza di comprensione, e la mente protesta per questa sua impossibilità di comprendere. Tuttavia, non importa. Abbiamo solamente bisogno della persistenza che ci porterà ad uno stato di disperazione e comprensione di non avere altra scelta. Dobbiamo rivelare che Lo Zohar parla precisamente della nostra unità. Che quello che descrive Lo Zohar si rivela unicamente nell’unità tra di noi.

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