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Lezione quotidiana di Kabbalah – 05.10.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. “Cosa cercare nell’Assemblea degli Amici”
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 567, Lez. 30
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 115
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Rav Yehuda Ashlag: “L’ Amore per il Creatore e Amore per gli Esseri Creati ”, Lezione 5
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Verso la verità attraverso l’inganno

Domanda: Perché i kabbalisti nei loro libri ci confondono intenzionalmente usando parole “terrene” come se ci stessero parlando del nostro mondo materiale?

Risposta: E’ così perché solo attraverso la confusione ci accorgiamo della verità. Senza confusione, non arriveremmo mai a capirlo. I kabbalisti scrivono tanti libri perché abbiamo bisogno di arrivare alla rivelazione dal suo opposto: dal desiderio di ricevere piacere al desiderio di dare.

Esiste un’enorme spaccatura tra questi due tipi di desideri. Crediamo che sia sufficiente modificare “più” in “meno” ma non è così semplice. Tutti i nostri pensieri e desideri sono interconnessi, dovendo avanzare attraverso questa forte perplessità. Qualsiasi “confusione” rappresenta una questione che dobbiamo risolvere. Arrivare a questa questione indica che abbiamo già rivelato la metà o più del cammino.

Di conseguenza, ognuno degli stati che attraversiamo nell’oscurità, in completa debolezza ed impotenza, rappresenta un’assoluta necessità per noi. Non ho idea di come arrivare alla verità senza passare attraverso gli errori e le percezioni ingannevoli, così ripugnanti per i miei sensi e poco chiari per la mia mente. Tuttavia, cresco grazie ad essi od esse. Questo è l’unico modo in cui possiamo combinare “più e meno”, oppure detto in altro modo, il desiderio di dare del Creatore con il desiderio di ricevere della Creatura; cioè attraverso un sistema di esilio, occultamento e completo sconcerto.

Quando mi guardo indietro, vedo che ogni momento del mio cammino è irrevocabile. Se mi sbarazzo anche di un istante, niente mi sarà più chiaro e alla fine non ci sarà la perfezione. Non potrò riconoscerla né rivelarla.

È per questo che tutto quello che ci succede è indispensabile. Era impossibile scrivere lo Zohar in un’altra maniera. Una persona non può progredire se non commette errori. Dobbiamo prendere coscienza di ciò che è contrario alla verità.

Come insegniamo ai nostri figli? Li confondiamo e permettiamo loro di commettere errori affinché imparino da essi e non li commettano nella vita reale. Questa è la differenza tra avanzare attraverso la sofferenza ed attraverso la scienza della Kabbalah.

La mia somiglianza con il Creatore

Quando Malchut vuole assomigliare al Creatore, lo fa attraverso Zeir Anpin (ZA). ZA per lei è un modello. Se vuole assomigliare a ZA è un segnale che può diventare simile a Binà.

Allo stesso modo agiamo noi. Se voglio assomigliare al Creatore, allora devo entrare in un gruppo e diventare una parte integrante di esso, partecipare assieme agli altri, influenzarli e loro in risposta influenzano me. In questo mescolamento, nell’unione tra noi, acquisisco una nuova forma di unione con le altre persone. Allora, questa forma che si veste in me sarà simile al Creatore.

Cioè, se mi vesto del gruppo, come se questo fosse un vestito, allora sarò simile al Creatore.

(Dalla lezione sul libro dello Zohar, del 7 Settembre 2010).

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Torah, Porzione Settimanale – 01.10.2010

Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Bereshit”, Brani selezionati
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 01.10.2010

Dal Libro Shamati, Articolo 38 : “Il timore di Dio è il suo tesoro”
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 447, Lez. 27
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Introduzione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 92, Lezione 39
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Lezione sul tema: “L’approccio allo studio della Kabbalah”
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Lezione notturna per Hoshana Rabbah – 29.09.2010

Shamati 2, Art. 243, “Esaminando la Luce nella notte di Hoshana Rabbah”
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Shamati art. 8: “Qual è la differenza tra l’ombra della Santità e l’ombra della Sitra Achra
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYcra”, “Hoshana Rabbah
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La Luce viene rivelata da un punto nero

Lo Zohar, capitolo Lech Lecha (Vedi per te) punti 158 e 159

158: Nefesh è un risveglio dal basso che si afferra al Guf, come la luce di una candela la cui luce di fondo è nera, si afferra allo stoppino, non si allontana da questo e si corregge soltanto al suo interno. E quando la luce nera si corregge e si afferra allo stoppino, diventa un trono per la luce bianca che è su di essa, dato che svolazza su la luce nera. E questa luce bianca corrisponde alla luce di Ruach.

159: Una volta corrette tutte e due, la luce nera e la luce bianca su di essa, la luce bianca diventa un trono per la luce occulta, e non si vede ne si sa se volteggi su la luce bianca. Corrisponde alla luce di Neshama ed allora è una luce completa. Pertanto, ci sono tre luci, una sopra l’altra nella luce di una candela. 1) la luce nera che si afferra allo stoppino sotto le altre 2) la luce bianca su la luce nera; 3) e la luce occulta, sconosciuta, su la luce bianca.
Nella stessa maniera, un uomo che sia completo in tutto ha le tre luci, una sopra l’altra NRN, uguale a una candela.

Lo Zohar ci insegna come possiamo svilupparci e migliorare i collegamenti tra di noi dopo avere raggiunto il primo contatto spirituale. Se ci afferriamo al punto d’unione, questo risveglia nuove proprietà e sensazioni in noi nello spandersi e rivelarsi sempre di più. Quando succede questo, vuol dire che stiamo salendo gradini spirituali. Nient’altro cambia. Semplicemente approfondiamo di più il collegamento tra di noi ed iniziamo a sentire che tutti gli organi e gli elementi del sistema sono ancora uniti, che tutte le anime sono collegate in una sola.

Tutto punta verso un traguardo che è la dazione alla Forza Superiore. Dentro questa aspirazione sentiamo quello che riceviamo da Lui. Questo ha inizio con la sensazione di collegamento tra le anime ed è chiamato Malchut del mondo di Azilut, che è un punto. Più tardi questo è svelato attraverso la dazione alla Forza Superiore (verso il Creatore, Zeir Anpin ). Tuttavia, senza la dazione rimane soltanto come un punto.

Dobbiamo arrivare a questo preciso primo contatto nel collegarci insieme in un punto nero (Malchut) ed iniziare a donare al Creatore da li. Allora Malchut riceve la proprietà di dazione dal Creatore e nove Sefirot vengono svelate al suo interno. Il Creatore (la realtà spirituale) può essere sentito solo fino al grado in cui siamo capaci di donare a Lui.

La rivelazione di Malchut (il sistema delle nostre anime) a Zeir Anpin (il Creatore) è tutto quello di cui ci parla Lo Zohar. Lo Zohar ci insegna a sviluppare collegamenti aggiungendo forze nuove, che sono emerse nel primo punto spirituale chiamato Abramo. È cosi che una persona scopre organi spirituali e svela le forze del Mondo Superiore stesso. Al posto di un parco racconto, Lo Zohar diventa un mondo intero ed il suo potere non si può paragonare con la nostra limitata realtà.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 28.09.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 19
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 451, Lez. 26
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 105
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Rav Yehuda Ashlag: “L’ Amore per il Creatore e Amore per gli Esseri Creati ”, Lezione 2
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La linea di mezzo è l’anima

Lo Zohar. Capitolo, VaYeji (Giacobbe visse), Articolo 119) “Il Signore volle solo i tuoi padri”. “I tuoi padri”, in realtà sono tre: Abramo, Isacco e Giacobbe. Scrive “solo”, realmente solo, poiché non ce ne sono di più di questi tre e da loro, tutti gli altri si espandono e si afferrano, cioè tutti i gradi di BYA. Loro si elevano da MAN a ZoN, per coronare il Nome, per estendere nuovi Mochin alla Nukva, che si chiama “Nome”.

Lo Zohar ci conduce sempre alla linea di mezzo in tutti gli stati. Questa è la sua missione: mostrarci costantemente come possiamo organizzare le due linee che riceviamo dall’Alto, dal Creatore, che sono la forza della dazione e la forza della ricezione. Lo Zohar ci insegna a costruire la nostra realtà con esse, affinché ci troviamo al di sopra della forza della dazione e della ricezione. Ci eleviamo al di sopra di esse e le riceviamo nella misura in cui abbiamo la capacità di includerle una dentro l’altra. La loro combinazione mutua costruisce la linea di mezzo dentro di noi.

La linea di mezzo si costruisce con la somma delle due linee, usando il meglio di ambedue. La linea di mezzo si forma quando la linea sinistra si include in quella di destra e la linea di destra nella linea di sinistra ed allora si prende quello che ambedue condividono, le loro combinazioni mutue di ambo i lati (Malchut in Binà e Binà in Malchut). Così si forma la linea di mezzo.

Questo è il principio fondamentale e lo stesso succede con l’anima. L’anima non esiste a meno che non la costruiamo. A prescindere da che si chiami “una parte del Creatore in Alto”, di fatto questa parte non proviene dal Creatore, a meno che non la costruiamo attraverso la connessione tra noi. Questo vaso spirituale (il Kli) non esiste. Noi lo costruiamo sotto forma di una rete di connessione tra noi.

Lo stesso succede con la linea di mezzo perché è l’anima. La linea destra e la sinistra, la dazione e la ricezione arrivano a noi. Sono due forze della natura. Quando le combino in maniera corretta, allora la linea di mezzo o l’anima si forma a partire da esse.

Nelle nostre relazioni lavoriamo con le forze di dazione e ricezione. Prendendo come base la nostra ricezione, costruiamo la forma della dazione e così raggiungiamo l’anima, creando la linea di mezzo tra noi. Non c’è realtà a parte quella che costruiamo tra noi. Tutto si rivela lì, in quella realtà.

Lo Zohar ci porta la linea di mezzo dall’alto. Leggendolo, dobbiamo cercare di includerci in questa linea. Allora ci sintonizziamo con la stessa onda attraverso la quale ci arriva la Luce e ci riporta alla Fonte, il Creatore.

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30 Agosto 2010 sullo Zohar).

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 27.09.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 419, Lez. 25
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