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Il Maestro mi connette alla vita

Domanda: Come si differenzia la maniera in cui ci relazioniamo alle parole scritte nel TES (lo Studio delle Dieci Sefirot) dalla maniera in cui ci relazioniamo con le spiegazioni che lei ci da del testo?

Risposta: E’ difficile spiegare la ragione per la quale il Creatore ha fatto in modo che necessitassimo di qualcuno che ci connetta alla realtà superiore nel nostro mondo. È come la madre ed il padre che abbiamo in questo mondo, loro ci connettono alla vita. Di fatto, se non fosse per la madre, in primo luogo, non sarei nato e poi non sarei esistito fino a raggiungere la maturità.

Lo stesso avviene con la nascita spirituale: ho bisogno di qualcuno che mi faccia nascere, mi appoggi, fin quando non maturi nella spiritualità! Questo si manifesta con la nascita nel corpo materiale nel nostro mondo ed allo stesso modo avviene con la nascita delle anime, tutto questo deriva dalle leggi che reggono il mondo spirituale, nel quale esiste un certo ordine dei Partzufim spirituali e Aba ve Ima (il padre e la madre superiori), questi danno alla luce ZON e lo estendono fino alle anime.

Al momento, però, non ho vincolato la mia anima rotta a ZON del mondo di Atzilut e non posso ottenere che Aba ve Ima lavori su di me; così necessito di una guida spirituale! Anche lei in questo momento, mi sembra una persona materiale poiché non posso vederla nel mondo spirituale.

La stessa cosa si applica agli amici: non posso percepire i loro desideri spirituali e penso di essere circondato da diversi corpi fisici, ma dopo, vedo che non è così. Il maestro e gli amici sono meccanismi, forze spirituali con i quali lavoro.

Questa è la maniera in cui devo trattare il maestro e gli amici, con la comprensione che sono parte di quello che il Creatore mi ha dato per aiutarmi a connettermi a Lui. In base alla misura in cui valorizzo il maestro ed il gruppo e mi abbasso davanti a loro, raggiungerò il contatto con il Creatore. Non ho altra opportunità di connettermi a Lui e nessuna possibilità di accedere a Lui in altro modo.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Talmud Eser Sefirot)

TES: Diario personale di un Kabbalista

Domanda: Se la chiave è attrarre la Luce su di noi, perché discutiamo così a fondo la struttura dei mondi descritti nel TES (Studio delle Dieci Sefirot) durante la lezione?

Risposta: Il nostro scopo non è di parlare della struttura dei mondi nei dettagli, ma semplicemente cercare di captare alcuni dettagli per utilizzare quello di cui ci parlano i kabbalisti; però, quando studiamo il TES, come qualsiasi altra fonte, in primo luogo dobbiamo pensare all’anima, perché è lì che risiedono tutti questi elementi dei quali leggo e dove avvengono tutti i fenomeni.

I kabbalisti, che hanno rivelato dentro di loro l’attributo della dazione, riconoscono quali azioni possono realizzare dentro di loro e ne scrivono a riguardo. Oltre a questo, non c’è niente. O siamo in una realtà immaginaria di questo mondo, la quale in realtà non esiste e dopo si dissolve e viviamo in essa come in un sogno, o realizziamo l’autentica realtà della dazione, la realtà del Creatore.

Dopotutto, non c’è “nessuno tranne Lui” e se qualcosa esiste davvero è soltanto lì. Il TES descrive in che maniera si rivela a noi questa realtà autentica all’interno dei nostri desideri.

Come kabbalista, posso descrivere fino a che punto entrerò in questa realtà e descriverò che in effetti essa opera in me, che mi connetterò e comincerò anche ad identificarmi con essa; gli altri cabalisti fanno lo stesso. In altre parole, tutti scriviamo della stessa unione con la eterna Luce superiore e di quello che troveremo in essa dal nostro punto nero della creazione, il “punto dell’assenza”.

Quando mi metto in contatto con la Luce ed ottengo l’equivalenza con essa, sento in che modo cominciano ad avvenire al mio interno diversi fenomeni, che si vestono in me dall’Alto verso il basso (la Luce di Chokhmà) o la estesa saggezza (la Luce di Hassadim). Questi fenomeni producono diverse sensazioni in me ed io le descrivo, dopo aver ricevuto l’opportunità di esprimerli con parole e suoni.

Però tutte le impressioni che abbiamo, derivano dall’incontro di questo punto nero con la Luce, nel quale il primo diventa simile all’ultima. Questa è l’essenza della saggezza della Kabbalah: trovare la Luce nel punto nero della creazione.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Talmud Eser Sefirot)

Questo non è ancora la Torà

Domanda: In uno degli articoli in Dargot HaSulam (I Gradini della Scala), Rabash scrive che è proibito insegnare ai gentili, cioè agli egoisti, la Torà. Che cosa stiamo facendo qui allora?

Risposta: “Proibito” nella Kabbalah significa impossibile. Sarebbe come dire che gli egoisti non devono ottenere la Luce Superiore. Cerca di rompere questa legge e vediamo cosa succede.

Stiamo parlando di leggi della natura, e la natura non impone divieti su di niente. Ma se vai contro di lei, sarai punito. “Proibizione” significa inabilità. Se i Kabbalisti scrivono “no” significa che sei incapace di farlo.

Gli egoisti non possono apprendere la Torà, o detto in altre parole, non possono studiare la Torà perché in principio un egoista è incapace di farlo. Non ha i mezzi per farlo, nessuno strumento. Dopotutto è un gentile e adora il proprio ego che non gli permetterà stabilire nessuna connessione con le Luci.

La Torà, o la saggezza della Kabbalah, è il metodo che collega i vasi e le Luci. Ma se non hai le prime, non puoi trovare le seconde. E pertanto non potrai apprendere la Torà poiché la Torà è il passo delle Luci che si spandono dentro i desideri in base alla legge dell’equivalenza della forma.

Continuazione della domanda: Allora cosa facciamo durante le lezioni?

Risposta: Ci muoviamo verso questo. Impieghiamo la Torà come la Luce che Riforma; la usiamo come se fosse in lontananza.

Ad un livello spirituale più alto ci sono Luci e vasi ed io sono separato da loro. Ma io desidero essere in quel gradino e in base al grado della mia motivazione, attiro da questo una piccola illuminazione che mi prepara per un’ascesa.

Cosi uso la Torà come la Luce Circostante ma non la Luce in tutto il senso della parola. Ancora non studio la Torà in questa maniera. Lo studio reale è l’espansione delle Luci nei vasi riformati (desideri), l’interazione tra la Luce e il desiderio per mezzo dello schermo. Questo è la Torà.

Il mio “io” spirituale è il recettore che è riformato dall’intenzione di donare ed è capace di ricevere la Luce. Desiderando ottenere questo, leggiamo testi Kabbalistici, aneliamo con tutte le nostre forze e lavoriamo nel gruppo per esprimere in qualche modo il nostro desiderio diretto alla dazione.

Ma arriva una risposta solamente nella forma della Luce Circostante. Non so nemmeno cosa sia, ma una volta dopo l’altra sento dei cambiamenti dentro di me: un poco più di comprensione, un po’ di sensazione. Ancora non è la Torà. La Torà è qualcosa di concreto: il desiderio, lo schermo, e la connessione tra di loro, quello che porta alla rivelazione del Creatore, o la Luce nel vaso.

Ma perfino cosi, anche adesso stiamo usando la forza della Torà. Questo è descritto come: “Ho creato l’inclinazione al male ed ho creato la Torà come spezia, poiché la Luce in questa Riforma”.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Scritti del Rabash)

La chiave per aprire lo Zohar

E’ perfino difficile immaginare in quale misura la prima stesura del Libro dello Zohar sia paragonabile al testo che abbiamo a disposizione oggi. E’ circa 20 volte inferiore. La maggior parte del libro è andata persa. Ma i Kabbalisti scrivono che non abbiamo bisogno di averne di più. Il ricordo del libro che era serve a noi, perché ci fornisce la necessaria assistenza.

E’ molto difficile discutere del Libro dello Zohar in quanto è un testo assolutamente straordinario. Inoltre, è scritto in un modo veramente singolare. Baal HaSulam spiega che ci sono due tipi di anime: Un tipo ha la radice nella Luce Interiore e l’ altro nella Luce Circostante.

Noi ci troviamo nel sistema completo delle anime, e la connessione tra di noi si sviluppa lungo una corrente interiore tra le anime e anche nello spazio circostante. Ogni sistema elettrico è costituito in questo modo, con delle resistenze (circuiti di resistenza), condensatori e fili di induzione. Tutti questi elementi funzionano insieme, con i campi elettromagnetici e le resistenze in mezzo. Alcune parti di questo sistema accumulano energie dentro di sé, mentre le altre trasformano la corrente elettrica in un campo magnetico e vice versa, il campo in corrente elettrica che scorre al suo interno.

Il sistema delle anime funziona nello stesso modo. Anche gli autori del Libro dello Zohar dovevano avere questi due tipi di anime. Questa è la ragione per cui essi studiavano seguendo un modo molto specifico. Si sedevano in cerchio. Rabbi Shimon parlava di ciò che stava conseguendo, mentre i suoi discepoli ascoltavano, discutevano ciò che rivelava, gli ponevano delle domande e ricevevano delle risposte. Rabbi Aba ascoltava quello che si diceva e lo metteva per iscritto.

Tutto questo avveniva durante la conversazione. Naturalmente, la conversazione consisteva nella trasmissione delle forze e delle Luci tra queste anime, che avevano origine sia dalla Luce Interiore che da quella Circostante. L’anima di Rabbi Shimon originava dalla Luce Interiore, e quella di Rabbi Aba dalla Luce Circostante. Dunque, Rabbi Aba fu in grado di registrare tutto ciò che Rabbi Shimon diceva in forma criptata, in modo che oggi ogni uomo può comperare Il Libro dello Zohar, leggerlo, e non capirci niente.

Per arrivare al cuore di questo libro, un uomo deve realizzare una certa preparazione nella connessione con gli amici. Essi devono formare tra di loro lo stesso esatto modello di relazione che c’era tra gli autori dello Zohar. Nell’organizzare un gruppo come questo (non è una regola che ci devono essere solo 10 persone, ce ne potrebbero essere anche 10,000), nello sforzo di unirsi e di scoprire di cosa parla il Libro a proposito della loro reciproca connessione, essi diventano uguali al gruppo di Rabbi Shimon. E poi essi ricevono l’influenza della Luce dal gruppo stesso.

Poiché alcuni di noi si trovano nella Luce Interiore ed altri nella Luce Circostante, incominciamo a riceverne l’influenza come una radio riceve le onde. Allora incominciamo ad ascoltare che ciò che il Libro dice, al livello di Bina (sentire è il livello di Binà) e anche a vedere (al livello di Hochmà), in base al nostro livello spirituale. E se non abbiamo raggiunto la reciproca connessione al livello di Binà, vuol dire che ci stiamo ancora preparando per arrivarci.

Perciò, si ha un segno di avanzamento spirituale quando, come gruppo, mentre si legge Lo Zohar, si incominciano a percepire attraverso questo testo le forze e le proprietà che il testo stesso descrive. Questa è l’essenza propria del Libro. Questo libro è una guida, un manuale di istruzioni. L’uomo che riesce a penetrarlo sente quanto è in grado di innalzarsi con questo libro e scopre i livelli spirituali, come se di fatto stesse salendo lungo una scala.

Spero davvero tanto che nel corso delle nostre lezioni, quando incominceremo a leggere Il Libro dello Zohar, tutti insieme adotteremo la giusta intenzione per ottenere il massimo possibile da questa fonte.
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(Dalla 4 lezione al congresso WE! del 02.04.2011)

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Il Libro dei libri

Ci sono dei libri scritti dalla gente comune che riguardano le sensazioni di questo mondo. E ci sono libri scritti dai Kabbalisti, uomini che hanno conseguito il mondo superiore e scrivono delle loro sensazioni nella spiritualità.

Questi libri sono detti speciali, e sono i libri sacri. Sacro (Kadosh) si traduce letteralmente “separato”. Il mondo spirituale è completamente separato dal nostro egoismo; perciò, un uomo che lo descrive in base alle sue sensazioni sta scrivendo un libro sacro: speciale o separato.

C’è un libro molto speciale tra tutti i libri che sono stati scritti nel corso della storia dagli uomini che hanno compiuto dei conseguimenti spirituali. Nelle fonti Kabbalistiche, ci si riferisce a questo testo semplicemente come al Libro, senza indicare il suo nome “Lo Zohar”. Questo libro è così straordinario che rispetto ad esso gli altri libri non sono neanche considerati dei libri. Questo perché è stato scritto da un gruppo speciale di uomini che hanno conseguito tutte le dieci più elevate Sefirot in Malchut del mondo dell’infinito.

L’incontro speciale di questi uomini è avvenuto approssimativamente 2000 anni fa. Nove studenti insieme al loro maestro Rabbi Shimon si ritirarono in una grotta nel Nord di Israele . Lì rimasero a studiare.

Questa grotta è un posto molto speciale. Quando io ed il mio maestro Rabash andavamo a Tiberias, facevano spesso visita a questa grotta. Al Rabash piaceva moltissimo stare lì. Si fermava per alcuni minuti, e guardava come se fosse da qualche altra parte, come se fosse fuori dal suo corpo. Era la misura in cui si collegava alla forza spirituale delle dieci Sefirot, le dieci anime che sedettero in questa grotta per rivelare il mondo dell’Infinito.

Unendosi insieme, essi conseguirono tutti i 125 livelli spirituali, dal nostro mondo al mondo dell’Infinito. Baal HaSulam scrive nell’ “Introduzione al Libro dello Zohar” che questo alto livello di conseguimento compiuto da un gruppo di uomini è avvenuto solamente una volta in tutta la storia, perché essi si erano uniti per studiare insieme.

Solo nella correzione finale (Gmar Tikkun) saremo in grado di conseguire lo stesso livello che è stato conseguito da questo gruppo, e saremo in grado di farlo grazie alla loro unione. Essi hanno scritto nel Libro dello Zohar come loro sono riusciti ad unirsi, cosa ne è conseguito, e cosa è stato rivelato nella connessione avvenuta tra di loro. Qui sta tutto il potere del Libro dello Zohar.

E chiaramente questo Libro può dare anche a noi la più grande forza di connessione per le nostre anime. Questa è la ragione per cui questo libro è così importante.
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(Dalla 2 lezione al congresso WE! 02.04.2011)

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La chiave per capire

Domanda: Fino a quando non abbiamo incominciato a studiare il mondo di Atzilut nella parte 9.a, Talmud Eser Sefirot (TES), mi sembrava di aver capito il contenuto del materiale. Ma in questa parte, non capisco assolutamente niente. Puoi dirmi in parole povere cosa mi sta succedendo qui?

Risposta: Posso dirti quello che sta succedendo a te, perché non capisci niente. La ragione è che non hai alcuna relazione con questa parte.

Ci sono parecchi livelli di percezione del materiale di studio: “Non lo conosco”, “non sono pratico”, “non lo capisco”, e “non sono in grado di capire”. Quest’ultimo si ha quando la nostra mente non corrisponde alla mente del libro.

Se il contenuto fosse scritto in cinese e non capissimo la lingua, ci sarebbe una sola motivazione. Se dipendesse dal nostro livello di educazione e non comprendessimo certe formule o le definizioni elementari per padroneggiare la materia, avremmo comunque qualcosa da studiare.

Ad ogni modo, qui si può studiare quanto si vuole, un anno dopo l’altro, e non si capirà comunque niente fino a quando i nostri Kelim (vasi, desideri) non saranno uguali in qualche modo ai desideri descritti nel libro.

Quando ogni parola riecheggerà un cambiamento dentro di noi, incominceremo a comprendere cosa viene descritto nel testo.

Si potrebbe domandare: “Ma non avevo capito qualcosa nelle prime tre parti di TES?” No, non avevi capito. Le tre parti in questione descrivono le azioni di dazione assoluta che sono così distanti e opposte da noi che questa opposizione ci dà l’illusione di capire. In realtà, le interpretiamo in modo assolutamente non corretto.

E’ facile disegnare un Kli (il vaso), la Luce, e lo schermo in mezzo, le frecce che puntano in differenti direzioni, la percentuale di Luce ricevuta e respinta. Ma è impossibile immaginare questa azione nella realtà. Infatti, si tratta di una cosa talmente inaccessibile ed opposta a noi da farci pensare di capire.

Nel frattempo, le azioni descritte nella 9.a parte di TES ci sono molto vicine. Nel momento in cui avremo almeno un’oncia di desiderio di donare, penetreremo nella stessa azione.

Dunque se ci rendiamo conto di non capire vuol dire che la nostra mente deve diventare uguale a quella spirituale –allora la connessione apparirà e noi saremo in grado di capire. Questo è il solo modo!
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.03.2011 Talmud Eser Sefirot)

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Cerco I miei fratelli…

Scritti del Rabash, “L’amore degli amici”: Un uomo lo trovò che stava vagando in un campo e gli domandò, “Cosa stai cercando?” A questa domanda lui rispose, “Sto cercando i miei fratelli. Dimmi, dove sono?…Si sta parlando di un uomo che si è allontanato dal cammino dello sviluppo spirituale, che non ne conosce la vera strada, che è già arrivato alla disperazione e pensa che non raggiungerà mai il suo traguardo. Questa è la ragione per cui domanda, “Voglio essere in un gruppo dove c’è l’amore degli amici, allora sarò capace di percorrere il cammino che porta al Creatore.”

Questo è il modo in cui anche noi vaghiamo, non sapendo come raggiungere il giusto stato. Non capiamo come stabilire la connessione con la spiritualità e dove trovarla. Di fatto noi siamo già adesso nel mondo spirituale, ed è questa la ragione per cui vaghiamo intorno a questo campo. Abbiamo già l’opportunità di stabilire una relazione con il gruppo e di connetterci con gli amici, ma non siamo capaci di farlo. Dunque, ci muoviamo, come se fossimo ciechi. Siamo già nel posto giusto, ma non siamo capaci di trovare questa connessione, è come se brancolassimo nel buio.

Questo buio non è al di fuori, ma dentro di noi, è la conseguenza della nostra cecità e della nostra incapacità di comprendere. Quello che manca è una qualche forma di manifestazione nelle sensazioni e nella ragione che mi permetta di capire in quale modo mi devo connettere con gli amici. Allora troverò il modo di aprirmi un varco verso lo sviluppo spirituale, verso il primo contatto con la spiritualità che è chiamato  “tre giorni di assorbimento del seme spirituale”.

Per riuscirci devo comprendere come legarmi nel modo giusto all’ambiente che mi circonda, e questa è la cosa più difficile in assoluto da fare. Nel nostro mondo conosciamo la situazione delle donne che non riescono a restare incinte. E questo diventa ancora più difficile nel mondo spirituale.

La Torà racconta dei grandi problemi di infertilità che ognuna delle matriarche ha avuto e di come sia stato difficile per loro restare incinte. Si tratta di un simbolo di quanto sia difficile legarsi all’ambiente circostante.

Come, allora, è possibile aiutare un uomo che sente di essersi perso e che non vede alcuna possibilità di avanzare spiritualmente? Dopo aver speso degli anni, egli pensa di sapere e capire ogni cosa, a parte la direzione da prendere. All’inizio pensava che la conoscenza ricevuta lo avrebbe aiutato, e che certe azioni o forse il tempo avrebbero fatto il lavoro.

Ma in seguito egli arriva a capire che niente lo aiuta e allora inizia a confondersi. E questo è il momento in cui un angelo arriva da lui e finalmente gli chiede, “Cosa stai domandando? Cosa stai cercando qui?”. Allora l’uomo si analizza ed incomincia a comprendere che gli manca proprio la connessione con l’ambiente circostante, “Sto cercando i miei fratelli!”

Questo è già un grande conseguimento in cui si comprende di essere in grado di realizzare il proprio sviluppo spirituale solo lungo questo cammino, dentro la connessione con gli altri. Il gruppo diventa un luogo spirituale. Invece del gruppo materiale e fisico che l’uomo vede adesso, egli percepirà la connessione interiore tra tutti e trasformerà questa connessione in reciproca dazione. Egli rivelerà la rete che li unisce, che è chiamata il sistema dei mondi superiori, e tutti i mondi troveranno posto al suo interno.

Questo gruppo diventerà il luogo in cui egli rivelerà gradualmente tutti i livelli spirituali, fino al punto in cui non arriverà così vicino ai 125 livelli che si unirà con essi in un solo insieme. Questa è ciò che sarà chiamata la fine della correzione (Gmar Tikkun).

Se un uomo incomincia a percepire di poter essere in grado di realizzare il proprio sviluppo spirituale in questo modo, attraverso le relazioni con l’ambiente circostante, ciò significa che egli sta vagando nel campo del Creatore e che sta cercando, sapendo cosa cercare e cosa domandare. Egli avrà ancora una strada difficile davanti a sé, ma il momento o il punto in cui decide che il mondo spirituale può essere raggiunto solamente attraverso l’unione con l’ambiente circostante è estremamente importante. Questo perché si tratta di una situazione opposta a tutto il suo precedente sviluppo materiale ed egoistico.

Questo momento segna l’inizio del suo sviluppo e della sua connessione con gli altri “da se stesso verso l’esterno, per il bene della dazione”. Quindi, questo momento segna l’inizio di un nuovo cammino.

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Una formula molto semplice

Domanda: Se leggiamo Lo Zohar con la giusta intenzione e predisposizione per il doppio del tempo – per un’ora e mezza al giorno invece di 45 minuti- conseguiremo la piena correzione in metà tempo? O in questo caso funziona un’altra formula?

Risposta: La formula è molto semplice. Era abitudine del mio maestro di leggere insieme Lo Zohar per mezz’ora al giorno. Il Rabash non spiegava nulla e non aggiungeva una parola. Leggevamo soltanto il testo, tutto di seguito senza fargli delle domande per una mezz’ora prima di dormire. Questa è la ragione per cui seguo lo stesso ordine.

Vuoi studiare il doppio del tempo? Ecco perché ho aggiunto un altro quarto d’ora alle lezioni.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.03.2011)

Il potere dei principianti

Domanda: I kabbalisti riducono le disgrazie del mondo grazie al loro progresso spirituale?

Risposta: Certamente, per di più, riguardo a questo, nessuno è più grande o più piccolo. Le persone pensano che un gran kabbalista possa solo pregare e scacciare una piaga, ma in realtà, è tutto l’opposto: sono proprio i principianti che hanno un punto nel cuore che si risveglia, che sono molto confusi e non capiscono ancora niente, a poter fare molto di più degli studenti più anziani, con il loro distante e piccolo desiderio.

Come un bambino piccolo che diventa il più importante della famiglia, le persone che arrivano al cammino spirituale e che sembrano tanto lontane dalla “verità” possono ottenere più dei “veterani” con il loro sincero desiderio e la loro supplica.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.03.2011)

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L’abc della spiritualità per le casalinghe

Domanda: Se una persona non è abituata all’approccio scientifico, gli sarà difficile studiare la scienza della Kabbalah e il Libro dello Zohar?

Risposta: Non fa alcuna differenza! La Kabbalah è uno strumento che può essere usato da chiunque. Ogni casalinga qualsiasi che vive nell’angolo più sperduto del mondo si ritroverà ad usare in qualche misura questa scienza per rivelare la radice della sua anima.

Dopotutto, ogni casalinga usa il mondo materiale in un certo modo per provvedere alle necessità della propria esistenza, per allevare i figli, e per vivere. Anche per la vita quotidiana della famiglia ha bisogno di qualche genere di connessione con il mondo e, perciò, deve sapere come è fatto il mondo almeno a  livello elementare.

Nello stesso modo, lei dovrà rivelare la vita spirituale. Non ha altra scelta! Dovrà annullarsi in una certa misura per acquisire questa vita. Lei dovrà ricevere la Luce della correzione ed incominciare a studiare il sistema. Nessuna persona lo potrà evitare.
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(Dalla 2 parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.03.2011, Lo Zohar)

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