Pubblicato nella 'Studio della Kabbalah' Categoria

Voglio essere un bambino!

Domanda: Qual è il metodo di insegnamento kabbalistico per i bambini?

Risposta: E’ molto facile spiegare qualsiasi fenomeno ad un bambino, solo che a noi sembra difficile, ma non è così.

È scritto che chi insegna ad un bambino è come se scrivesse su un foglio di carta bianco, mentre quando cresciamo, dobbiamo scrivere sulla carta sulla quale abbiamo scarabocchiato. Prima dobbiamo neutralizzare i nostri pensieri, i desideri, i pregiudizi e i preconcetti, dobbiamo cancellare molte cose dall’interno e solo dopo possiamo cercare di scrivere qualcosa; però l’esperienza dimostra che è molto facile lavorare con i bambini.

Ho visto questo esempio su mio figlio. Quando cominciai a studiare con il Rabash, ripetevo a casa il materiale che avevamo letto durante la lezione. Mio figlio di sette anni si sedeva con me ed io gli ripetevo di nuovo il testo per avere una migliore comprensione del materiale. Vedevo che lui lo percepiva e ricordava meglio di me; gli facevo delle domande e lui rispondeva correttamente.

Allora capii che più una persona è pura, pur essendo un bambino, più percepisce la Kabbalah in modo naturale. Questo perché in realtà è una scienza della natura e lo vediamo con i bambini. Sono geloso della naturalezza con la quale tutti loro la percepiscono!

Molte cose si registrano in loro semplicemente attraverso la ripetizione, senza averle sentite, perché il loro meccanismo sensoriale non si è ancora sviluppato. La sensazione verrà dopo, durante il tempo dell’eruzione ormonale, ma allora saranno già pieni di diverse leggi e formule. Così, una volta che i loro ormoni cominceranno a lavorare ed i desideri a nascere, sapranno come regolarsi.
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(Dalla lezione 6 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

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Così semplice come moltiplicare due per due

La Kabbalah prima di tutto è una scienza; ed una scienza non si può dominare mentre sei sdraiato su un sofà con un libro nelle mani. Senza dubbio anche questo conta, ma una scienza richiede studio.

Pertanto, stiamo avviando dei corsi speciali affinché le persone acquisiscano una maggiore quantità di conoscenze di base in pochi mesi. In primo luogo, le persone devono capire cos’è la scienza della Kabbalah. Noi non le pressiamo, non si spera che una persona lavori sulla sua correzione. I principianti, vengono e ricevono una certa quantità di informazioni, senza le quali non potrebbero capire dove sono.

La persona riceve una spiegazione sulla nostra struttura e quella dei mondi spirituali, sulla connessione tra di loro, sul passaggio alla spiritualità, sul governo superiore, sull’origine della radice spirituale ed il modo per raggiungerla. Arriva a sapere cos’è il “fato” (Mazal), cosa sono le Luci che “gocciolano” fino a noi (Nozel), come si relaziona la Kabbalah alla religione, alle credenze, alla scienza e ad altre cose, qual è il significato dello spazio e del tempo e cos’è il movimento, come focalizzare correttamente la percezione della realtà, quali implicazioni ha la libertà e molto altro.

La persona deve imparare tutto questo in maniera semplice, limpida e condensata, facendo delle domande ad un istruttore competente che ha studiato con noi per molti anni, che ha portato a termine i corsi necessari e superato gli esami. I nostri istruttori sono professionali nelle loro aree; in poco tempo loro vi forniranno le conoscenze basilari. Lo garantisco personalmente.

Tuttavia, se la persona non segue l’ordine corretto dell’apprendimento, continuerà ad avere carenza di esse. Sarà come il laureato che è stato un cattivo studente a scuola e adesso non può trovare un lavoro, visto che non conosce la tavola delle moltiplicazioni.

Pertanto, vi raccomando energicamente di iscrivervi a questi corsi. Consistono di tre semestri: i primi due forniscono le conoscenze di base, mentre il terzo offre un ampio livello di opportunità aggiuntive ed è progettato per l’educazione continua. Alcuni studenti non vogliono portarlo a termine e continuano a studiare da diversi anni.

Buona fortuna!
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.04.2011, “La Libertà”)

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Al notiziario in diretta: Tredici minuti sulla cosa più importante

La crisi che ha coinvolto il mondo era molto evidente nei congressi che abbiamo tenuto recentemente, compreso quello italiano di tre settimane fa e specialmente in quello di Madrid, Spagna, di una settimana fa. Le popolazioni sono nella confusione, ed il tasso di disoccupazione tra i giovani è del 40%. E le cose peggiorano tutti i giorni. Ci sono dimostrazioni e proteste che tengono occupate le strade delle città, e altro ancora.

Io sono andato di proposito a camminare per le strade di queste città per parlare con la gente. Nessuna delle persone con cui ho parlato sa che cosa fare e così le proteste continuano davanti ai palazzi del governo. Ma anche i governi non sanno che cosa fare. Tutti sono nella confusione e nessuno ha colpa di niente. Ma bisognerebbe capire che tutto succede perché ci troviamo ad affrontare la sfida della natura.

Il lavoro non può essere creato dal niente, da uno spazio vuoto. E a che scopo? In questo mondo esauriremmo le risorse naturali che ci sono rimaste ancora più velocemente, distruggeremmo la terra, e inquineremmo l’ambiente ancora un po’. Le nostre risorse di acqua e di aria diminuirebbero ancor più velocemente. Allora, perché dovremmo stimolare questa economia in deterioramento? Solo per dare un lavoro agli uomini? Con questo genere di conseguenze, è meglio non dare loro niente!

In Spagna, sono apparso sul più popolare canale televisivo nell’ora di massimo ascolto. Invece di parlare solamente per pochi minuti, che mi erano stati accordati in base alla programmazione, l’intervista è durata tredici minuti. Ve lo immaginate – tredici minuti durante le notizie del mattino, tra i servizi che riguardavano i fatti più importanti del giorno! Il fatto è che non riuscivano a smettere di intervistarmi.

Il mio suggerimento è stato semplice e si è tradotto in un consiglio pratico: dobbiamo mettere gli uomini seduti a studiare: gli uomini dovrebbero ricevere dei sussidi di disoccupazione (che rappresentano anche la più efficace strategia di risparmio) e si dovrebbe insegnare loro in quale genere di mondo stiamo vivendo, cosa c’è davanti a noi, e che genere di sfide la natura ci sta lanciando.

Non si tratta dei capricci di qualcuno o degli interessi di una certa parte di coloro che governano. Non si tratta di altro che della natura, che ci sta sfidando. E per noi la sfida sta nel cambiare. Non dobbiamo cambiare altro che noi stessi.

Dobbiamo diventare un apparato globale ed integrato, in risposta alla crisi attuale. Infatti, la crisi è la sensazione della mancanza di una propria conformità alla natura circostante. Perciò, se ci correggeremo in questo modo, ogni cosa si porrà in equilibrio e raggiungeremo uno stato di armonia. Questo è ciò che dovrebbe essere insegnato agli uomini.

L’intervista è stata apprezzata positivamente in tutta la Spagna, e anche in America Latina e nel Nord America, e questo perché con essa ho esposto il solo modo ragionevole per uscire dalla situazione che si è formata. E non si tratta solamente della Spagna. Grecia, Islanda, Italia ed altri paesi sono in una situazione identica, e ce ne sono molti altri che piano piano entreranno nella crisi. Ed in altri luoghi la crisi si sta presentando con sfumature differenti.

In questo modo la natura ci mette sotto il naso un chiaro compito da eseguire: dobbiamo cambiare. Dobbiamo integrarci con la Natura proprio come tutti gli altri elementi che si trovano in essa – i livelli inanimato, vegetativo ed animato. L’uomo non dovrebbe pensare di essere al di sopra della natura e che può fare tutto quello che desidera. Il suo compito più importante è di diventare consapevolmente una parte integrante di tutto l’insieme della natura.

Diventando una parte integrante della natura, l’uomo incomincia a capire di cosa si tratta e, improvvisamente, scopre in essa delle nuove altezze: i mondi di Assiya, Beria, Yetzira, Atzilut, Adam Kadmon, ed il mondo dell’infinito. Egli non permetterà più al suo egoismo di porsi come ostacolo tra lui e la natura, ed incomincerà a percepire la natura come qualcosa di trasparente.Alla fine egli comprenderà e diventerà consapevole delle forze che controllano ogni cosa, compreso lui stesso.

Questo è il compito che abbiamo di fronte oggi. Perciò, se lo desideriamo e se da qui in avanti useremo la forza dell’aspirazione che già esiste in molti uomini nel mondo, allora aspireremo veramente all’auto-correzione, alla rivelazione del mondo, ad uscire da questo stato di sogno e d’incoscienza. Allora conseguiremo l’uguaglianza con la natura, arrivando al livello del Creatore.

(Dalla 1.a lezione al Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Il sistema che ti connette all’infinito

Domanda: Di cosa abbiamo bisogno affinché il sistema chiamato “Zohar” ci porti all’unione?

Risposta: Abbiamo bisogno di avere più intenzione, più desiderio. Lo Zohar è il sistema integrale di tutta la realtà, ma perché si chiama “Zohar”? Perché dobbiamo aprire uno specifico libro, leggere un testo specifico che è scritto da una persona specifica ed ascoltare parole specifiche?

Il sistema generale della realtà è progettato per essere connesso a noi attraverso i grandi kabbalisti che sono i mediatori che creano un vincolo tra questo sistema e noi, i quali esprimono questa connessione in parole e frasi.

Leggo questo libro e non capisco niente, sarebbe la stessa cosa leggerlo al contrario. Il punto è che desidero connettermi a loro, a questi kabbalisti che hanno passato i loro scritti fino a me, perché volevano che mi connettessi a loro, a queste anime, alla loro unità ed arrivare a loro anche con questa unità.

Come saprò che mi sto connettendo a loro? Se mi unisco al gruppo, il mio proposito è definitivamente corretto; devo unirmi a queste grandi anime, entrare nello stesso sistema globale, integrale, arrivare ad essere una parte indispensabile ed aspirare a loro, perlomeno ad un grado molto piccolo. Questo è proprio ciò di cui abbiamo bisogno.

Una persona pensa a questo, un’altra non tanto ed un’altra, solo certe volte; però, in generale se ci sforziamo di essere un tutt’uno, le aspirazioni individuali di tutti si uniranno in una.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4.05.2011, il Libro dello Zohar)

Lo specialista del desiderio

Domanda: Perché è molto più facile leggere quelle parti dello Zohar che Baal HaSulam spiega usando i termini kabbalistici?

Risposta: Ciò è dovuto al fatto che ci è chiaro che queste sono definizioni tecniche e non immagini terrene. Comunque, tutto dipende dal livello di attitudine della persona.

Se invito uno specialista ad aggiustare il mio computer, gli indico le immagini sul mio schermo e gli dico che non mi piacciono le tonalità dei colori o la qualità dello schermo, ma lui non guarda l’immagine presente. Uno specialista di computer guarda i segnali elettrici, le forze che creano queste immagini all’interno, la quantità di colori istallata nel sistema. Lui non si preoccupa dell’immagine in sé, visto che per lui non è nient’altro che un riflesso esterno, un simbolo di quello che succede all’interno, quello che indica il funzionamento adeguato o inadeguato del computer.

D’altra parte, quando gli mostro quest’immagine e gli chiedo come regolarla, lui me lo spiega in termini tecnici: “Qui hai bisogno di rimpiazzare HGT, NHY, di riconciliare le forze delle linee di destra e di sinistra …”, ed io non capisco neanche di cosa stia parlando.

Noi non ci confondiamo per quello di cui parla lo Zohar in questo o quest’altro modo, se è il linguaggio delle leggende o il linguaggio della Kabbalah, ma per la nostra incapacità di discernere correttamente l’immagine attuale e di renderci conto di cosa stia parlando. Ogni parola dello Zohar indica un desiderio che deve essere corretto. Non c’è nient’altro al di fuori di questo.

Il Creatore ha dato luogo al desiderio e questo deve essere portato alla correzione e riempito. Fin quando questo non raggiunge la sua correzione, seguita dal riempimento, stiamo solo parlando del desiderio. Non appena questo si corregge e si riempie, smetteremo di parlarne e cominceremo a discutere del prossimo grado, un desiderio più profondo, il desiderio che segue immediatamente.

È così che correggiamo un desiderio dopo l’altro, strato dopo strato. Quest’avvicinamento per tappe verso tutto il potere dei desideri dentro di noi, che correggiamo passo dopo passo, uno dopo l’altro, è chiamato Mishpatim, giudizio o reincarnazione delle anime. “Reincarnazione delle anime” significa che io sperimento sempre queste trasformazioni interiori.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6.05.2011, Il Libro dello Zohar)

L’accesso al libro dello Zohar

Ci sono molte storie nel Libro dello Zohar che sono scritte con un linguaggio allegorico (Midrash). Esse descrivono verosimilmente storie di uomini e di angeli (le forze della natura), di animali, di piante, in quanto era nel desiderio degli autori del libro di spiegare tutti i livelli della creazione: l’inanimato, il vegetativo, l’animato, ed il parlante.

Baal HaSulam ha redatto quattro testi di introduzione al Libro dello Zohar:

1. “Prefazione alla saggezza della Kabbalah (Pticha)”: Si tratta di una prefazione scientifica nella quale egli spiega la struttura dei mondi, dei Partzufim, delle Sefirot, e l’interazione delle Luci e dei desideri (i vasi, Kelim).

2. “Il preambolo al commentario di Sulam”: E’ collegato alla prefazione di cui sopra. In questo testo, egli spiega inoltre come lavorare lungo le tre linee, con le Luci ed i desideri, in una forma molto più precisa, più vicina ad ogni anima.

3. “Prefazione al Libro dello Zohar”: In questa introduzione, Baal HaSulam spiega la percezione della realtà. Egli descrive come passiamo dalla nostra attuale percezione corporea della realtà a quella spirituale, quando incominciamo a percepire la realtà attraverso questo mondo, che diventa trasparente, e vediamo le forze che funzionano in esso invece del quadro superficiale del mondo.

Allo stesso modo, quando guardiamo allo schermo del computer, vediamo una certa immagine. Ma essa esiste soltanto rispetto a noi, poiché noi abbiamo creato di proposito questo schermo e questo metodo di proiezione. Nella realtà, si tratta semplicemente di una manifestazione esteriore di informazioni che sono immagazzinate dentro il computer, nella sua memoria. Se potessimo leggere le informazioni direttamente dall’Hard disc, cioè dalla sua memoria, non avremmo bisogno di trasmetterle sullo schermo per leggerle.

La saggezza della Kabbalah è lo strumento che ci permette di entrare nella parte interiore e nascosta della realtà e di vedere non la forma esteriore che ci viene presentata in un preciso momento, ma piuttosto il funzionamento interiore: le forze che lavorano dietro le quinte dell’immagine consueta del mondo.

In questa introduzione, Baal HaSulam ci spiega anche che la nostra percezione della realtà è divisa in quattro parti: l’essenza, la forma astratta, la forma rivestita nella materia, e la materia stessa. Fino alla correzione completa (Gmar Tikkun), noi conseguiamo solamente la nostra materia (desiderio) e la forma che questo nostro desiderio assume: siano egoistiche o altruistiche. Non possiamo conoscere la forma astratta e meno ancora l’essenza. In questo modo ci muoviamo verso la correzione finale.

Dunque, la saggezza della Kabbalah ci dà un avvertimento molto serio a non perderci nelle fantasie, ma di essere realistici e di usare l’approccio scientifico mentre ci sforziamo di scoprire il mondo spirituale in una forma tangibile e concreta

4. “Introduzione al Libro dello Zohar”: Qui, Baal HaSulam spiega i vari problemi che un uomo affronta rispetto alle domande che riguardano il chi siamo, qual è la nostra essenza ed il nostro ruolo nel mondo, perché il Creatore ci ha creati così meschini, limitati, e ignobili, perché dobbiamo percorrere questo cammino così lungo per diventare uguali a Lui, e così via.

All’inizio di questa introduzione, Baal HaSulam pone queste domande ed in seguito propone le risposte.

E alla fine della introduzione, c’è una parte molto speciale, ben nota, e diffusa in tutto il mondo in cui scrive della nostra correzione al giorno d’oggi. In questa parte egli spiega che il mondo è diviso in parti interiori ed esteriori. Ci si riferisce agli uomini che sentono di appartenere al conseguimento spirituale come alla parte interiore del mondo. Sono loro che devono unirsi tra di loro ed usare il Libro dello Zohar per attirare la Luce che Riforma verso di loro.

Così facendo, essi diventeranno la fonte spirituale ed il centro spirituale del mondo. Possedendo la forza spirituale, essi diffonderanno la saggezza della Kabbalah, ed il mondo intero incomincerà a sentire che essi hanno qualcosa di straordinario: conoscenza, saggezza, un approccio corretto e sensato a ciò che sta succedendo nel mondo, e le risposte alle domande che lo riguardano.

Il mondo incomincerà a comprendere che questi uomini si trovano a dei livelli molto più elevati di tutti gli scienziati e dei cosiddetti grandi governanti del mondo, poiché essi possiedono la conoscenza delle forze che agiscono e trasformano il nostro mondo in un modo assolutamente imprevedibile.

Allora, dopo resistenze e confronti, il mondo comincerà a sentirsi attirato da questi uomini e a riconoscere in loro la forza superiore, la saggezza superiore. E dunque, alla fine, il mondo intero arriverà alla correzione. Infatti, la correzione si realizza fondamentalmente tra individui ai quali ci si riferisce come alla parte interiore del mondo, coloro che hanno il punto nel cuore, mentre il resto del mondo cercherà di unirsi e di aggrapparsi a loro, proprio come oggi nel mondo le masse vivono le loro vite quotidiane, mentre il mondo è governato da una manciata di altri uomini.

E così, Baal HaSulam spiega alla fine dell “Introduzione al Libro dello Zohar”, l’intera umanità continuerà a svilupparsi finché il mondo non si sarà unito insieme, fino a quando tutti non saranno diventati un solo insieme, grazie proprio al Libro dello Zohar, e non avrà raggiunto proprio le stesse dieci Sefirot originarie di cui Rabbi Shimon ed i suoi nove discepoli scrivono.
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(Dalla 4.a lezione al Congresso WE! del 02.04.2011)

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A cosa pensi mentre stai studiando?

Domanda: Leggiamo le parole che sono scritte dai Kabbalisti le quali indicano le radici spirituali. Ma come possiamo creare un legame, utilizzando i nostri organi sensoriali, tra le parole che usiamo abitualmente e la realtà superiore?

Risposta: In base al nostro desiderio di arrivare alla spiritualità ed in base alla nostra intenzione, in qualche modo ci eguagliamo alla Luce. Ed in base al livello di questa uguaglianza, la Luce incomincia ad influenzarci, ad influenzare il nostro desiderio e la nostra intenzione, da lontano. Questo è ciò chiamiamo la “Luce Circostante”, la Luce che Corregge

Essa ci illumina da lontano perché ancora non può venire in contatto con il nostro desiderio e le nostre intenzioni, che non sono ancora proprio pure come la Luce. Ma c’è comunque una connessione tra di loro, perché noi ci sforziamo di muoverci in avanti anche se da uno stato molto basso.

L’intenzione incomincia a manifestarsi se siamo connessi almeno in misura minima con l’ambiente circostante, in modo da ricevere da esso lo stesso desiderio e la stessa aspirazione ad unirci insieme. Solo al livello della reciproca inclusione di tali intenzioni, per raggiungere le quali lavoriamo quando leggiamo i testi Kabbalistici, meriteremo un’illuminazione che incomincerà ad influenzarci.

Se connettiamo i nostri desideri e le nostre intenzioni con gli altri, coloro che aspirano alla stessa unione nel corso delle lezioni, richiamiamo la Luce Circostante. Adesso, facciamoci una domanda: quanto spesso abbiamo questo pensiero e questo desiderio mentre studiamo? Se così non fosse, gli anni passeranno, e non vedremo alcun risultato.

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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 08/05/2011, Talmud Eser Sefirot)

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L’atteggiamento corretto verso i libri sacri

Quando leggiamo un articolo Kabbalistico, abbiamo bisogno di sintonizzarci correttamente con la nostra percezione. Non una sola parola nella saggezza della Kabbalah parla del nostro mondo, mai. Noi non esistiamo in questo mondo. E’ un mondo immaginario; non è preso in considerazione affatto e non si accorda con l’intero sistema dei mondi. Semplicemente, non esiste!

Perciò, la Kabbalah non parla di questo mondo, del corpo fisico dell’uomo, o di certi luoghi geografici: la terra di Israele, il deserto del Sinai, l’Egitto, o la città di Babilonia. Si occupa solo degli stati interiori che una persona attraversa nella sua aspirazione a raggiungere la correzione, lo scopo della creazione.

Se una persona ha il punto nel cuore ed ha come obbiettivo lo scopo della creazione, lungo il percorso verso questo obbiettivo, incomincia a vivere vari stati. La saggezza della Kabbalah e tutti i libri Kabbalistici – la Torà, il Talmud, Lo studio delle Dieci Sefirot, il Mishna e così avanti – descrivono in particolare questi stati e questi livelli. Tutti libri “sacri” e spirituali parlano esclusivamente della “santità”, vale a dire del raggiungimento della proprietà della dazione, alla quale ci si riferisce come alla santità.

Dunque, mentre leggiamo questi articoli, ci dobbiamo completamente staccare da tutte le immagini e figure materiali che ci sono familiari ed immaginare solamente i livelli spirituali, vale a dire i livelli che ci avvicinano o ci allontanano dalla proprietà della dazione. Essi parlano solamente di questo. Questi libri descrivono il desiderio creato dal Creatore, i suoi stati in ognuno di noi, e la nostra esperienza sul cammino quando, dal nostro stato attuale, incominciamo ad aspirare alla proprietà della dazione, ad amarci reciprocamente, il che è chiamato “santità”.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.04.2011 Gli scritti del Rabash)

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Il telecomando di tutte le anime

Domanda: Da quando abbiamo iniziato a studiare l’articolo “Non esiste nulla tranne Lui”, mi sento completamente confuso circa l’intenzione. Se la Luce superiore è sempre in funzione, occupandosi del 100%, allora che cos’è “la Luce che corregge”? E a chi la domando? A chi la domando per gli altri? Cosa agisce qui se tutto è dentro di me?

Risposta: Supponiamo che io abbia un telecomando. Schiaccio un bottone e attivo un certo meccanismo. Oggi giorno ci sono molti congegni che funzionano in questo modo. Tuttavia, se li mostrassimo ad un uomo che viveva 100 anni fa, penserebbe che siamo semplicemente degli angeli che fanno dei miracoli: schiacciamo un bottone ed improvvisamente un pezzo di vetro diventa un quadro…

Vale a dire che usando un telecomando posso mettere in moto dei sistemi diversi. Per esempio, schiaccio un bottone e tu, che stai guardando un pezzo di vetro (lo schermo), incominci a ricevere ogni genere di immagine. Inizi a piangere e poi a ridere, provando pena e poi gioia. Ne consegue che, schiacciando semplicemente un bottone, faccio una grandissima impressione su di te. Ho influenzato un amico.

I Kabbalisti dicono che quando leggiamo Il Libro dello Zohar, è come se stessimo tenendo il telecomando di tutte le anime che in quel momento dipendono da noi. Pensate a come le potremmo risvegliare! Questo è ciò che si chiama “schiacciare un bottone”. Se ci riflettiamo, allora “schiacciamo il bottone” e mettiamo in funzione un’influenza che fa sì che inizino a risvegliarsi.

Tutto dipende da quanto desideriamo che questo succeda e anche da quanti altri uomini aspirano a risvegliare gli altri. Tutti gli sforzi devono essere sia qualitativi che quantitativi.

Questo è il modo in cui ci risvegliamo a vicenda. Nessuno si può risvegliare da solo. Ogni uomo può conseguire questa comunità spirituale chiamata “il gruppo” solo per risvegliare gli altri. Altrimenti, egli non entra nemmeno in contatto con il gruppo. Questo perché il gruppo è come Malchut del mondo di Atzilut.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 , Lo Zohar)

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La conoscenza è trasmessa a catena

Quando leggiamo il TES (lo Studio delle Dieci Sefirot) discutiamo e chiariamo i significati più vicini a noi per prepararci a capirli; dobbiamo allora leggere il testo originale, autentico, scritto dai grandi kabbalisti che canalizzano la Luce superiore per noi.

Io non possiedo questa Luce Superiore come quella del Rabash e del Baal HaSulam, però posso aiutarti a connetterti ad essa. Per insegnare ad un bambino, uno non deve essere un maestro, ma solo qualcuno che può arrivare al livello del bambino.

Pertanto, affianco all’allievo c’è un maestro, la persona più importante che possa aiutarlo in questo momento; inoltre, ci sono le fonti autentiche, molto preziose per noi, dalle quali ci arriva la Luce. È impossibile vivere senza l’una o l’altra.

Per conto tuo, senza una persona così speciale come il maestro, non sarai mai capace di sintonizzarti con la fonte spirituale di Rabash o di Baal HaSulam, e così è stato per tutte le generazioni. Non parliamo di quelle anime uniche come quella di Adam HaRishon ed Abramo, che scoprirono il mondo spirituale per conto proprio; a volte, ci sono momenti nella vita nei quali qualcosa viene rivelata alla persona dall’alto, per qualche speciale predestinazione dell’anima.

Ma se parliamo della Kabbalah come trasmissione di conoscenza spirituale attraverso la catena dei kabbalisti, di generazione in generazione (“Kabbalah” significa “ricevere”), allora questo implica sempre un maestro ed un discepolo. Al di sopra di tutto il resto, il maestro ha come obbiettivo la meta, lui ti aiuta a muoverti e ti da la direzione nella vita. La sua realizzazione è definitivamente la tua responsabilità, con l’aiuto dei grandi kabbalisti che scrissero queste fonti autentiche sacre per noi.

Da un lato c’è un maestro che ti appoggia e ti guida e per questo dobbiamo essergli leali, affinché possa “tenerti nelle sue braccia” come un bebè. Dall’altro lato, cammina al suo fianco per connetterti con le fonti autentiche.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Talmud Eser Sefirot)