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Gioco secondo il pensiero della Creazione

Domanda: Come dobbiamo essere in questo mondo fino al Machsom, cioè verso questa realtà immaginaria?

Risposta: Il rapporto verso questo mondo deve essere molto semplice – il tempo in cui mi trovo in questo sogno, lo devo vivere.

È scritto: “non ha il giudice cosa maggiore dei propri occhi”. Sono obbligato a lavorare, sostenere la famiglia, fare tutto il necessario in questa vita, però oltre questo  devo comprendere che questo è soltanto un sogno, (“che il mondo è un gioco!”) e che io lo realizzo come in un gioco.

Ma io mi riferisco a questo gioco in maniera seria. In quanto tutta questa realtà me l’ha preparata il Creatore, che io esistessi secondo le sue regole. E che da essa io potessi sviluppare  il “punto nel cuore” – nel mio atteggiamento con il Creatore.

Questi due livelli, terrestre e spirituale , non sono collegati l’uno con l’altro: al livello terrestre , dove io sono “nel sogno”, faccio tutto l’indispensabile per questa vita , invece al livello spirituale, io voglio trovare il collegamento con il Creatore, mi sviluppo, dando a questo tutta la mia attenzione. Altrimenti perché vivo, se non raggiungo il Creatore?

Tre finestre sul computer

Il nostro percorso può essere immaginato come uno schermo di computer dove ci sono tre finestre o documenti aperti contemporaneamente. L’ultima finestra è nascosta; non la vedo. Si tratta di me nello stato della correzione finale, l’unità e l’aderenza con il creatore, nella cartella principale della mia anima.

La finestra centrale è il mio percorso, mio avanzamento lungo i 125 gradini. La prima finestra è quella che ora vedo davanti a me, il mio stato attuale.

Tutti e tre sono stati della mia anima, ciò che si percepisce, dato che “noi non possiamo nominare nulla che non raggiungiamo. I kabbalisti sono passati attraverso questo percorso, hanno sperimentato tutti questi stati dall’inizio alla fine, e ci raccontano circa il processo che essi hanno vissuto.
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Perché non sento il mondo spirituale?

È possibile seguire un comandamento solo se tu, inizialmente, odi qualcuno, ma dopo ti controlli per correggerti con l’aiuto della Luce che Riforma, la Luce che puoi attrarre solo tramite lo studio della Kabbalah nel gruppo (nell’ambiente adeguato), ottenendo uno stato di “garanzia mutua”. In questo caso, è considerato come “realizzare un comandamento” e forse non soltanto uno, ma tutti, e quindi raggiungere la “correzione finale” personale.

Tuttavia, per fare questo, dobbiamo seguire certe condizioni: realizzare azioni che ci dirigano verso l’unità nell’ambiente corretto ed essere impressionati da questo, invece di far succedere le cose per noi. Ogni volta, mi sforzo di scegliere un ambiente che mi possa trasferire dei valori e di metterli in pratica come se fossero miei.

In altre parole, cancello me stesso in relazione all’opinione degli altri e mi sforzo di essere “incluso” in loro, nel sistema spirituale dei principi che loro seguono, invece di farlo come la gente comune. Se riusciamo a fare questo, agiamo come un tutt’uno, seguendo la nostra direzione comune ed attivando lo stesso principio. Questo principio, diventerà la nostra preghiera (MaN, Mayin Nukvin o acque femminili), nella quale riceveremo una risposta (MaD, Mayin Duchin o acque maschili), la Luce della Correzione e stabiliremo un contatto con il mondo spirituale.

Questo contatto sarà basato sulla nostra unità; nessuno può acquisire la spiritualità per conto proprio. La spiritualità esiste soltanto nella nostra connessione, nel Creatore, nella forza che connette le nostre anime.

Di conseguenza, non posso sostenere “una parte di spiritualità” del gruppo, non posso lasciare il gruppo e andarmene a casa mia con questo pezzo. Io resto in questa unità ed incremento ancora di più la mia partecipazione nel gruppo. È lì che rivelo la spiritualità. Se io penso a me stesso, e pertanto mi separo dagli altri per un momento, ritorno alla sensazione di questo mondo materiale che è quello che sento adesso.

Perché non sento niente adesso? Perché non sono unito con gli altri. Prima mi connetto con gli altri, prima comincio a sentire la spiritualità, mentre quando mi disconnetto dagli altri, ho la sensazione della materialità.

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17 Ottobre 2010, L’Insegnamento della Kabbalah e la sua Essenza)

Equiparare le discese con le salite

Una persona che è gettata nel buio perde ogni connessione con il precedente stato di salita. Se il Creatore mostra poi misericordia per lui e lui si sveglia con la Luce, questo non significa che la persona ha effettuato una correzione. Se, invece, si risveglia da solo con l’aiuto del gruppo, diventa realmente corretto.

Durante la risalita una persona si prepara nel modo giusto: ha messo tutto quello che possibilmente poteva nel gruppo, usandolo come “fondo di ispirazione”. Gli sforzi che ha fatto gli consentono di mantenere la connessione durante una discesa. Ora, afferrando la fine di questa stringa, una persona può risvegliarsi e attraverso il gruppo attrarre la Luce, energia, intelligenza e fede al di sopra della conoscenza. Così, egli comincerà a fuoriuscire della discesa verso una nuova salita.

Per mezzo del gruppo una persona ha sempre la possibilità di rinnovare l’unità. A differenza delle unità dei padri che non avevano potuto ancora ricevere la Torah, la nostra unità connette direttamente una persona al gruppo.

Questo è dove ognuno può fare la libera scelta: iniziare a lavorare con l’aiuto del gruppo e pareggiare le discese con le salite.

Si scopre che alla fine della giornata, la nostra libertà è interamente realizzata nel gruppo. Una persona realizza l’unità solo con l’aiuto del gruppo.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah di 26/10/10, “600.000 anime”)

Cellule staminali dell’anima

Niente scompare nella spiritualità. Al contrario, le differenze tra le anime diventano più evidenti. Ogni particolare anima possiede delle qualità specifiche che creano l’intera ricchezza di percepire il Creatore. Questo succede precisamente in virtù del collegamento tra le qualità opposte delle anime. È cosi che la mutua percezione del Creatore diventa 620 volte più grande della percezione di un’anima separata.

La misura del nostro vaso spirituale (Kli) non si definisce dalla sua qualità, ma dalla quantità. È per questo che ogni singola anima è rivelata con più potenza ed in modo unico. Questo è similare alle cellule staminali che sono universali e che possono essere utilizzate come dei blocchi con i quali costruire qualsiasi cosa. Il cuore, fegato, reni e polmoni possono tutti essere costruiti dalle basi chiamate cellule staminali.

La stessa cosa è vera nella spiritualità. Per ora noi tutti noi viviamo all’interno di una “cellula staminale” all’interno della propria anima. Più tardi iniziamo a collegaci ad un sistema generale, il gruppo, o il sistema delle anime che riveliamo nel gruppo, ed aderendoli a noi, ci collegheremo al Creatore che viene rivelato nel sistema delle anime. Ed è allora che iniziamo a raggiungere noi stessi: Chi siamo, a cosa apparteniamo, cosa sia la nostra anima, quale sia la nostra missione, e quale sia la nostra qualità principale nell’intera somma delle qualità che l’accompagnano.

Perciò, quando procediamo nella spiritualità, ogni persona diventa sempre più collegata a tutto, ma allo stesso tempo rimane da parte sempre di più e diventa più marcata la sua unicità perché per il fatto di collegarsi con gli altri incrementa la propria “cellula staminale”. Ed è per questo che Baal HaSulam scrive nel suo articolo “La Libertà” che ogni persona deve sviluppare, più che reprimere, le proprie qualità. In virtù dell’unicità di ogni persona, noi otterremo un grandissimo e perfetto vaso dell’anima nel quale saremo capaci di percepire l’intero mondo spirituale ed il Creatore, 620 volte più grande di com’era dall’inizio della creazione.

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Acquisire un dizionario spirituale

Ho ricevuto una domanda: Perché è così importante nella Kabbalah di conoscere il significato dei termini? Qual è il vantaggio di questo? Dopo tutto, vediamo che una persona ha bisogno di studiare per un lungo periodo al fine di cogliere il fatto che le parole apparentemente familiare a lui hanno un significato completamente diverso. Ciò è molto difficile per un principiante.

La mia risposta: Sapere che i significati di parole familiari sono completamente diversi è molto importante, in quanto attraverso questo noi passiamo da un vocabolario corporeo a uno spirituale. In effetti, le parole sono familiari: “Sole, Luna, Terra, l’uomo, le parti del corpo umano, animali, bestie, la famiglia, giunto (Zivug), bacio, abbraccio” – tutte queste sono parole di questo mondo (del desiderio di ricevere) che usiamo nel mondo spirituale (il desiderio di donare). Noi aggiungiamo un significato diverso nell’interpretazione di ogni parola.

Baal HaSulam scrive nello studio delle dieci Sefirot, “Riflessione interna” che dobbiamo passare a definizioni spirituale e significati di parole, in modo che loro siano integrati nella nostra mente come in una scatola, in modo da poter capire il significato spirituale della parola nel momento in cui la si sente. Usando le stesse parole che ci sono familiari e cercando di aggiungere un significato diverso da quello comune, noi passiamo da una schermata che disegna per noi le immagini di questo mondo ad uno schermo raffigurante il prossimo, il mondo spirituale.

Noi non abbiamo altre parole per esprimere il Mondo Superiore, il mondo di forze e delle loro azioni. Ma dato che queste forze e le loro azioni sono attualizzati nel nostro mondo, ecco che noi chiamiamo queste forze e le azioni (radici) con i nomi delle loro conseguenze (rami). Per questo dobbiamo sapere il loro significato spirituale. E’ vero, questo è molto difficile per i principianti, fino a quando non ci si libera da prima, del contenuto corporeo di una parola non puoi riempirla di nuovo.

Cambiare la gente, dando alle parole un nuovo significato. Le parole “bacio”, “piedi” o “testa” di un Partzuf rimarranno termini fisiologici, ma potranno assumere il significato spirituale delle loro radici. In conformità con questa modifica, sarete testimoni dei cambiamenti che subiscono.

In definitiva, l’intera saggezza della Kabbalah è destinata a dare un dizionario spirituale per sostituire la vostra corporeità. Che cos’è questo “dizionario”? Inizierete a interpretare le parole nella vostra sensazione interiore. Voi sentirete, e quindi immediatamente comprenderete la parola in modo diverso. In quelle parole vi trasporterete da soli dal ramo alla radice.

Tenendo l’avanzamento e cambiando internamente, vedrete fino a che punto può trasformarvi il significato delle parole. Questo cambiamento è automatico. L’intero quadro spirituale è molto più forte del corporeo, e così, sarà sostituito il corporeo e tutte le sue definizioni, con un quadro interno.

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Rettitudine assoluta nella vita dell’anima

Domanda: Se il tempo necessario per il raggiungimento del mondo spirituale è attualmente in fase accelerata, allora in che modo si è raggiunta la rettitudine se tutti stanno facendo la stessa quantità di lavoro per quanto riguarda la propria anima?

Risposta: E’ proprio per questo che ognuno si risveglia alla spiritualità nel proprio tempo, non tutti in una volta. Ogni anima si risveglia quando è particolarmente necessario per quell’anima, dato che tutti noi abbiamo già subito trasformazioni e abbiamo acquisito il “merito passato” descritto come “merito dei padri”.

I nostri antenati sono passati attraverso incarnazioni che noi abbiamo già completato e che ci hanno dato un accumulo di “meriti”, una propensione per la spiritualità che siamo in grado di coltivare ulteriormente. Ma non c’è alcuna relazione con mio nonno sul fatto che mi possa aver lasciato la sua ricchezza spirituale. L’ereditarietà può essere trasmessa solo nel mondo materiale, ma le attività spirituali non hanno una discendenza concreta. “Il merito dei padri” sono i miei risultati raggiunti nelle precedenti incarnazioni (Gilgulim), che ora posso utilizzare per continuare l’evoluzione della mia anima.

Non siamo in grado di arrivare a conclusioni comuni sul processo spirituale che si sta verificando proprio ora, perché non consideriamo le incarnazioni di tutte le anime come una incarnazione collettiva, ma quando tutto si rivela a te, allora vedrai che tutto è assolutamente giusto . Per quanto per ora, è necessario vedere il lavoro e la meta spirituale che ci aspettano con l’intenzione voluta nel posto giusto. Non perdiamo il nostro respiro dietro la filosofia.
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Passare la luce della realizzazione alla catena delle anime

Ogni persona ha diritto di esaminare se il luogo che sceglie per studiare è buono per lei. Ciò nonostante, dopo un breve periodo di prova, deve decidersi e cominciare il processo dello studio nel luogo scelto, senza ulteriori dubbi. Viceversa, non sarà capace di rivelare il Creatore e neppure il Suo mondo.

Ci sono gruppi che affermano di studiare in accordo ad un proprio metodo, ma come ci può essere un metodo che non sia stato trasmesso attraverso la catena dei kabbalisti, da maestro a discepolo?

È impossibile ricevere un simile metodo per conto proprio. Solo Adam HaRishon ricevette questo metodo “dal Cielo”, per così dire, e lo scoprì “per conto proprio”. Comunque tutti gli altri, lo hanno ottenuto attraverso la catena dei kabbalisti, incluso Abramo, che al principio era “un adoratore di idoli”, cioè era occupato in un lavoro spirituale speciale, ma nella sua forma inversa, della cui insufficienza si rese conto tempo dopo. Venti generazioni dopo Adam HaRishon, la Kabbalah passò ad Abramo.

Il metodo della realizzazione si può acquisire solamente aggrappandosi ad un maestro. Questa è la maniera in cui si espande, dall’Alto verso il basso, attraverso la catena delle anime, da anima ad anima. Può una persona connettersi davvero alla radice senza essere Adam HaRishon? Solo Adam HaRishon è legato direttamente al Creatore , il resto delle anime devono ricevere da Lui attraverso la catena dei kabbalisti, secondo il luogo che occupa l’anima in questa catena. Ognuno riceve da colui che è messo davanti a lui ed è connesso ad una radice per mezzo degli anelli di una catena.

È un sistema gerarchico simile a quello di un albero. Sono collocato in un luogo specifico e posso ricevere solo dalla persona che è più vicina ed al di sopra di me. Per questo, ho bisogno di annullarmi davanti a lei nella stessa maniera in cui, nel mondo spirituale, il Partzuf più basso si annulla davanti al Superiore.

Per tanto, quando le persone affermano di ricevere “la Luce o l’illuminazione” dall’Alto o mentre dormono, non sono serie. Il contatto spirituale può essere raggiunto solamente restando vicino ad un kabbalista mentre è in vita. Se riesci ad arrivare almeno ad uno di questi punti di contatto, a partire da quel momento, potrai sviluppare tutto il resto.

Tuttavia, senza questo punto iniziale, non avrai niente per avanzare, poiché sei stato tagliato dall’intero albero, da tutto il sistema delle anime. Questa è la ragione per la quale la gente chiede sempre: “Chi è stato il tuo maestro? Da dove vieni?”

Per questa ragione, indipendentemente da tutti i diplomi, il pezzo di carta più prezioso che ho è un piccolo articolo del giornale sul quale vengo nominato come studente leale e braccio destro del Rabash. Questo pezzo di carta testimonia almeno, che ero connesso al mio maestro.

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12 Settembre 2010, Lettera 38).

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La perfezione non cede

Tutto ha origine nell’Infinito, nello stato iniziale, e il modo in cui noi possiamo raggiungere una correzione completa, è il soddisfare tutte le condizioni ivi stabilite. Nello stato di Infinito, il desiderio di ricevere è inflessibile, ma non ci arrendiamo di una iota all’adesione, all’unità o all’eguaglianza con il Creatore.

Nell’Infinito, non c’è fine o confine, neppure un particolare che potrebbe sfuggire al Suo calcolo. Questo è il motivo per cui è chiamato Infinito. Esso non è legato ad un luogo (desiderio), la quantità o la qualità di realizzazione, ma sta nella decisione, senza riserve, dell’essere creato all’adesione al Creatore. La conseguenza è che i gradi di ascensione spirituale dal nostro mondo all’Infinito, sono i “gradi di compromesso”: nella misura in cui la creatura continua a rifiutarsi di eseguire un calcolo preciso per equivalenza.

Nella fase iniziale del suo lavoro, l’uomo guarda tutto attraverso il prisma della sua prestazione personale. Questa è la sua natura, egli è stato creato in questo modo. Questo periodo è lungo e alla fine porta alla disperazione. Allo stesso modo, durante tutta la sua storia, l’umanità ha subito duri colpi nella vita mentre inseguiva il piacere, fino a quando allineando le delusioni non ha raggiunto la massa critica. Avendo imparato da esperienze dolorose, il che significa aver gustato il loro risultato amaro, abbandona la competizione perché si è convinti che non porterà soddisfazione né sentore.

Così, si comincia gradualmente a disprezzare la realizzazione egoistica per il suo effetto amaro. Fuori dalla disperazione, facciamo un nuovo calcolo: nell’altruismo sperimenteremo l’adempimento. Questo è il modo, colpiti dalla Luce, la catena di Reshimot (geni spirituali, ricordi), che era emersa fin dall’inizio della nostra discesa dall’Infinito, ci realizziamo.

Due linee entrano in gioco: la linea diretta dall’Alto verso il basso e la linea inversa dal basso verso l’Alto. Ora, invece della propria gratificazione, una persona realizza calcoli basati sul suo coinvolgimento nella dazione. Il risultato è la ricompensa per i suoi cambiamenti. Non è stato sperimentato il desiderio di ricevere, ma quello di dare.

Ma qual è la differenza? Dopo tutto, siamo esseri creati e dovremmo sentirci appagati. Tuttavia, per sentirci allo stesso modo del Creatore, dobbiamo essere equivalenti a lui. Ecco perché, d’ora in poi lavoreremo sulla nostra capacità di ricevere piacere dalla stessa azione e non da il risultato finale della dazione.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 10/4/10, “Che cosa è l’aiuto che si dovrebbe chiedere del Creatore”)

La Kabbalah rivela tutto

Domanda: Può spiegarci in termini semplici cos’è la Kabbalah?

Risposta: La scienza della Kabbalah è un scienza su tutto. Risponde a tutte le domande essenziali:

Cos’è un essere umano?

Come siamo stati creati?

Come percepiamo la realtà in cui viviamo?

Qual’è lo scopo della nostra esistenza?

Come ci evolviamo, spostandoci da uno stato di esistenza all’altro?

Come possiamo raggiungere la perfezione?

Come possiamo eliminare le barriere della realtà visibile e vedere quello che si trova più in là?

Cosa ci attende dopo la morte del corpo?

Come controlliamo il nostro destino sia mentre viviamo che dopo la morte?

Questa scienza ci parla di tutte le creature e del Creatore (la Forza Superiore che le ha create) ed inoltre rivela com’è governata tutta la creazione. Il metodo della Kabbalah include tutto ciò che esiste, senza tralasciare niente.

La Kabbalah rivela il Creatore all’uomo. Include tutto: tempo, spazio, eventi e la forza che li governa. Dato che tutto questo è stato creato dal Creatore, è Lui che viene rivelato dalla Kabbalah. Pertanto, conoscere il Creatore e tutto quello che esiste è come imparare il metodo della Kabbalah.

Cosi, se raggiungiamo la saggezza della Kabbalah, conosceremo l’intero universo. Come risultato, comprenderemo questo mondo con tutte le sue scienze e leggi e conquisteremo il controllo di tutto quello che succede qui.

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