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Chi sta con me?

Domanda: Come possiamo noi, i suoi alunni, unirci con la sua mente?

Risposta: Cosa significa “con me”? Tu stai con me se ti annulli, se diminuisci il tuo desiderio davanti al mio. Se assisti alle lezioni, non significa necessariamente che sei con me. Questo non è ancora lo studio nel vero senso.

Dopotutto, l’unità deve essere interiore, non si tratta delle parole che ascolti, noi ci uniamo attraverso i desideri, le mete e le azioni comuni. Chi evoca l’attributo della dazione nell’azione è chi studia. In questo caso, di fatto, tu studi la saggezza. Non sarai capace di ricevere da me la saggezza, la Luce di Chokhmà (Saggezza), se non attivi la Luce di Hassadim (Misericordia) come un vaso. Hassadim è l’auto-annullamento e l’unità quando sei pronto per questo.

Tu liberi nel tuo cuore uno spazio per ogni anima ed allora tutte le anime lo riempiono. Tutta la realtà ritorna a te; comunque, ritorna proprio attraverso il tuo annullamento.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.04.2011, “La mente attuante”)

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Elevarsi con l’aiuto del faraone

Domanda: Non importa quanto mi impegno per elevarmi al di sopra del mio egoismo, dove c’è la garanzia che tutto quello che faccio non finirà dentro la ragione? Come faccio a verificare se mi si sono elevato al di sopra di esso, e cosa mi aiuterà ad elevarmi?

Risposta: La ragione punta sempre verso la conoscenza e la ricezione. E al di sopra della ragione ci sono la fede e la dazione. Ora, mi devo chiarire: mi sto dirigendo verso la dazione perché la mia ragione vuole così o perché è la fede a volerlo?

Se io mi trovo solamente da una parte soltanto, ed in base al mio stato, agirò sicuramente nei limiti o al di sotto della ragione, cioè lavorerò per il mio egoismo.Due posizioni insieme sono sempre necessarie. Immaginiamo di odiare il maestro, di ribollire di rabbia verso di lui, perché pensiamo che non faccia le cose giuste. E contemporaneamente costruiamo una relazione di amore, di dazione, e di totale rifiuto di noi stessi e di adesione a lui. Allora, il nostro desiderio si sviluppa precisamente tra questi due punti, nella loro differenza, grazie al fatto che ci manteniamo in uno dei due che è opposto all’altro.

Altrimenti, a cosa serve il faraone se non costruiamo il nostro amore al di sopra di lui, al di sopra di tutto questo odio e della certezza nelle nostre ragioni, per accettare l’opinione del maestro al posto della nostra conoscenza, delle nostre idee, e della nostra ragione? Tuttavia, se perdiamo uno di questi punti, non ci eleveremo più. Di solito, in questi casi, gli uomini scendono al di sotto della ragione.
[40632]

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011, Shamati No.59)

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Il significato di fede sotto la ragione

Domanda: Qual è la differenza tra fede sopra la ragione e fede sotto la ragione?

Risposta: Se annulli te stesso davanti all’insegnante perché hai deciso nella tua mente che valga la pena per raggiungere la spiritualità, allora è chiamata fede sotto la ragione. Dopotutto, è la tua mente che attua quest’auto-annullazione: pensi di avere uno stupendo insegnante e che con il suo aiuto avrai successo.

Hai bisogno di sentire il tuo ego alla sua massima potenza, l’intero Faraone che esiste dentro di te. Hai bisogno di sentire questi due punti, il Faraone e il Creatore, cioè il punto fino al quale vuoi rimanere nel tuo ego, criticando i tuoi amici, te stesso e tutto l’intorno, mantenerti in tutti questi calcoli con la logica e la potenza della tua acuta mente razionale.

Solamente quando avrai deciso che nonostante tutto, che forse vale la pena abbassare te stesso poiché la mente vede che altrimenti non raggiungerai la spiritualità. Questo è chiamato fede sotto la ragione. Oppure, puoi andare con la fede oltre la ragione. Come funziona? Come fai ad andare contro la tua mente, che calcoli devi fare che ti permettano di innalzarti sopra il tuo intelletto?

Questo riguarda non soltanto la tua attitudine verso il tuo insegnante, ma anche verso gli amici e il Creatore. Dopotutto è su qualcosa fuori di te. L’insegnante proporziona la direzione, tu ti annulli davanti al gruppo, e i tuoi amici fanno la stessa cosa. Il vostro scopo è di unirvi come ruote dentate, dove tu dipendi da loro e loro da te. Se tu lavori all’interno del gruppo per realizzare le istruzioni dell’insegnante, allora sarai meritevole della rivelazione del Creatore, la forza della dazione.

Tu ti annulli davanti all’insegnante per accettare i suoi consigli. Ti annulli davanti al gruppo per eseguire questi consigli nella pratica, in modo che, con loro e in loro, possiate rivelare il Creatore.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalh del 12.04.2011, Shamati 59)

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La conoscenza è trasmessa a catena

Quando leggiamo il TES (lo Studio delle Dieci Sefirot) discutiamo e chiariamo i significati più vicini a noi per prepararci a capirli; dobbiamo allora leggere il testo originale, autentico, scritto dai grandi kabbalisti che canalizzano la Luce superiore per noi.

Io non possiedo questa Luce Superiore come quella del Rabash e del Baal HaSulam, però posso aiutarti a connetterti ad essa. Per insegnare ad un bambino, uno non deve essere un maestro, ma solo qualcuno che può arrivare al livello del bambino.

Pertanto, affianco all’allievo c’è un maestro, la persona più importante che possa aiutarlo in questo momento; inoltre, ci sono le fonti autentiche, molto preziose per noi, dalle quali ci arriva la Luce. È impossibile vivere senza l’una o l’altra.

Per conto tuo, senza una persona così speciale come il maestro, non sarai mai capace di sintonizzarti con la fonte spirituale di Rabash o di Baal HaSulam, e così è stato per tutte le generazioni. Non parliamo di quelle anime uniche come quella di Adam HaRishon ed Abramo, che scoprirono il mondo spirituale per conto proprio; a volte, ci sono momenti nella vita nei quali qualcosa viene rivelata alla persona dall’alto, per qualche speciale predestinazione dell’anima.

Ma se parliamo della Kabbalah come trasmissione di conoscenza spirituale attraverso la catena dei kabbalisti, di generazione in generazione (“Kabbalah” significa “ricevere”), allora questo implica sempre un maestro ed un discepolo. Al di sopra di tutto il resto, il maestro ha come obbiettivo la meta, lui ti aiuta a muoverti e ti da la direzione nella vita. La sua realizzazione è definitivamente la tua responsabilità, con l’aiuto dei grandi kabbalisti che scrissero queste fonti autentiche sacre per noi.

Da un lato c’è un maestro che ti appoggia e ti guida e per questo dobbiamo essergli leali, affinché possa “tenerti nelle sue braccia” come un bebè. Dall’altro lato, cammina al suo fianco per connetterti con le fonti autentiche.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Talmud Eser Sefirot)

Il Maestro mi connette alla vita

Domanda: Come si differenzia la maniera in cui ci relazioniamo alle parole scritte nel TES (lo Studio delle Dieci Sefirot) dalla maniera in cui ci relazioniamo con le spiegazioni che lei ci da del testo?

Risposta: E’ difficile spiegare la ragione per la quale il Creatore ha fatto in modo che necessitassimo di qualcuno che ci connetta alla realtà superiore nel nostro mondo. È come la madre ed il padre che abbiamo in questo mondo, loro ci connettono alla vita. Di fatto, se non fosse per la madre, in primo luogo, non sarei nato e poi non sarei esistito fino a raggiungere la maturità.

Lo stesso avviene con la nascita spirituale: ho bisogno di qualcuno che mi faccia nascere, mi appoggi, fin quando non maturi nella spiritualità! Questo si manifesta con la nascita nel corpo materiale nel nostro mondo ed allo stesso modo avviene con la nascita delle anime, tutto questo deriva dalle leggi che reggono il mondo spirituale, nel quale esiste un certo ordine dei Partzufim spirituali e Aba ve Ima (il padre e la madre superiori), questi danno alla luce ZON e lo estendono fino alle anime.

Al momento, però, non ho vincolato la mia anima rotta a ZON del mondo di Atzilut e non posso ottenere che Aba ve Ima lavori su di me; così necessito di una guida spirituale! Anche lei in questo momento, mi sembra una persona materiale poiché non posso vederla nel mondo spirituale.

La stessa cosa si applica agli amici: non posso percepire i loro desideri spirituali e penso di essere circondato da diversi corpi fisici, ma dopo, vedo che non è così. Il maestro e gli amici sono meccanismi, forze spirituali con i quali lavoro.

Questa è la maniera in cui devo trattare il maestro e gli amici, con la comprensione che sono parte di quello che il Creatore mi ha dato per aiutarmi a connettermi a Lui. In base alla misura in cui valorizzo il maestro ed il gruppo e mi abbasso davanti a loro, raggiungerò il contatto con il Creatore. Non ho altra opportunità di connettermi a Lui e nessuna possibilità di accedere a Lui in altro modo.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Talmud Eser Sefirot)

Una spinta per nascere prima

Domanda: Baal HaSulam scrive che, prima di iniziare a studiare la Kabbalah, è necessario comprendere di che cosa si tratta. Come possono gli uomini comprendere il suo linguaggio se è così complicato?

Risposta: Comprendere che cos’è la saggezza della Kabbalah significa acquisire uno schermo per elevarsi al di sopra del proprio egoismo e vedere così le azioni spirituali. Allora, saremo in grado di comprendere un insegnante di Kabbalah ed imparare da lui cosa dobbiamo fare dopo. Comprenderemo e saremo capaci di verificare tutto quello che ci dirà in senso pratico, seduta stante, come avviene per i comuni studenti del mondo materiale.

Ma fino a quando non saremo nati nella spiritualità, come ci possono venire spiegate le cose? E come se si parlasse di questo mondo ad un bambino che non è ancora nato e che si trova nel ventre della mamma. Infatti i Kabbalisti ci parlano da un altro mondo. Noi ci troviamo in questo mondo, dentro la sua sfera, come in una bolla, e intanto ci viene detto cosa sta succedendo al di fuori di essa.

Perciò, i testi Kabbalistici funzionano per noi solamente come un “rimedio miracoloso”(Segula).Gli articoli sono scritti per i principianti, mentre il testo intitolato “Lo Studio delle Dieci Sefirot” è scritto per coloro che sono nati nella spiritualità, che sono già dei “bambini spirituali” ai quali può essere raccontato del mondo superiore. Grazie a ciò, essi progrediranno ed incominceranno ad esplorare il nuovo mondo nel quale sono nati.

Mentre per coloro che si trovano ancora dentro il ventre della mamma, si tratta solamente di uno stimolo, una spinta a nascere il prima possibile.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana della Kabbalah del 14.02. 2011 “L’essenza della saggezza della Kabbalah”)

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I quattro livelli di comprensione

Domanda: Si dice che quando Rabbi Shimon e i suoi discepoli stavano creando il Libro dello Zohar, erano seduti in una grotta, Rabbi Shimon parlava, Rabbi Abba stava scrivendo, il figlio di Rabbi Shimon, Rabbi Eleazar, era all’ascolto “di bocca in bocca”, mentre il resto stava ascoltando con il cuore. Cosa significano questi diversi livelli di connessione?

Risposta: Oltre al linguaggio esterno, i Kabalisti possono utilizzare per la comunicazione, “il linguaggio dei rami”, c’è anche un collegamento interno chiamato ” Peh El Awzen “(da bocca a orecchio) a livello di Binà, quando l’ insegnante e l’allievo sono uniti in uno stato di Katnut (un piccolo Stato), nonché il collegamento, detto “Peh El Peh“(di bocca in bocca) a livello di Keter, nello stato di Gadlut (uno stato grande). Tale collegamento non richiede alcuna lingua: si capisce l’altro senza parole, tramite l’adesione interiore, l’unione.

In altre parole, possiamo comprendere l’altro in uno dei seguenti modi:

  • Dopo lunghe conversazioni, o
  • prendendo il suggerimento, o
  • iniziando a capirsi senza parole, o
  • essere diventati così uniti in un unico complesso che diventa impossibile dire che tu mi capisci e io ti capisco visto che siamo inseparabili, e non abbiamo bisogno di far passare nulla tra di noi.

Questi sono i livelli della connessione spirituale.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di  Kabbalah del  14.02.2011 , “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah”)

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Il dovere di imparare da un kabbalista autentico e saggio

Domanda: Come può sapere l’uomo se il suo maestro è un vero kabbalista?

Risposta: Come puoi sapere che si tratta di un vero kabbalista? Non può farti vedere dei veri diplomi o compiere dei miracoli che possano farlo sembrare un essere spirituale; poichè in seguito, come si fa a conoscere la spiritualità? Dunque, possiamo solamente ascoltare il nostro cuore e verificare se quello che ascoltiamo vibra dentro di noi, e ci unisce alla radice della nostra anima.

Io ho studiato in quattro cinque posti prima di trovare il Rabash. E di solito li lasciavo, non perché avessi trovato qualcosa di meglio, ma perché avevo capito che in quel posto non c’era altro da imparare. E in nessuno di questi c’era l’intenzione di illudermi; era solo che ognuno di loro aveva il proprio metodo, le proprie idee e le proprie disillusioni.

Tuttavia, stavo cercando un posto dove poter studiare la Kabbalah come una scienza. E quando incontrai il Rabash, capii immediatamente che i suoi studenti studiavano le fonti autentiche più importanti: Lo Zohar, i lavori dell’ Ari e di Baal HaSulam, che hanno composto i testi Kabbalistici più importanti, e capii che lui aggiungeva un profondo significato logico ai concetti, senza quegli atti religiosi esteriori e la meditazione.

In altre parole, egli usava un approccio strettamente scientifico senza girarci intorno. In quel tempo, mi ero già reso conto che tutto il resto non aveva niente a che fare con la verità. Avevo come il presentimento che in qualunque posto si parlasse di azioni legate al corpo fisico o alle fantasie, non ci fosse alcun legame con la spiritualità.

Avevo la chiara sensazione dell’esistenza di un ingresso dentro un mondo più interiore che non dipendesse dal corpo o dall’immaginazione, o da tutte le qualità che si hanno in un dato momento. È necessario che l’uomo riveli di avere dentro di sé il terreno pronto, ed io cercavo di sapere: come si fa? E quando arrivai al Rabash ed incominciai a studiare, vidi che quello era esattamente ciò di cui parlavo.

Baal HaSulam scrive che chiunque desideri ricevere la conoscenza spirituale deve trovarsi un maestro, un kabbalista autentico e saggio che possa essere giusto per il lavoro. Tuttavia, se percepisce di trovarsi in un posto che non fa per lui, non deve smettere di cercare. Il tempo scorre.
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Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.02.2011 “L’essenza della saggezza della Kabbalah”

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Parlare ai sordi

Domanda: Se per l’uomo è impossibile comprendere ciò di cui parlano i Kabbalisti finché non entra nel mondo spirituale e conosce le radici, allora perché cerchi di spiegarci queste cose “in modo più chiaro”?.

Risposta: Io tento di svegliare in voi il desiderio di raggiungere le conquiste spirituali, e allora capirete ciò di cui parlo. Baal HaSulam ne scrive nel suo articolo “L’essenza della Saggezza della Kabbalah”:

E una volta che l’uomo ha conseguito pienamente le radici superiori con la sua propria volontà, egli è nella possibilità di esaminare in modo tangibile i rami che arrivano nel mondo e di sapere come ogni ramo si collega alla sua propria radice nel mondo superiore, in tutti i suoi ordini, per qualità e quantità.

Quando l’uomo conosce e comprende completamente tutto questo, allora istaura un linguaggio comune tra lui ed il suo maestro, vale a dire il Linguaggio dei Rami.

Attraverso questo linguaggio, i Kabbalisti sono in grado di trasmettere gli studi di questa saggezza, che si lega ai mondi spirituali superiori…

Ad ogni modo, quando un discepolo non è saggio e cerca di comprendere da solo questo linguaggio, cioè il modo in cui i rami segnano le loro radici, il maestro non può trasferire neanche una singola parola di questa saggezza spirituale, meno ancora discutere con lui nelle profondità di questa saggezza. E questo perché tra di loro non c’è un linguaggio comune da poter usare, e sono come muti.

Nella Kabbalah “proibito” significa “impossibile”. Nel nostro mondo certe azioni sono proibite perché se un uomo volesse compierle, egli potrebbe comunque compierle anche se proibite. Ma questo modo di comportarsi può succedere solo “nella fase della caduta dell’uomo” e al di sotto di essa. Nel mondo spirituale, se qualcosa è proibito, significa che non si può assolutamente fare.
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(Dalla 4.a parte della lezione giornaliera di Kabbalah del 14.02.2011 “L’essenza della saggezza della Kabbalah”).

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Perché abbiamo bisogno del Linguaggio dei Rami?

Il linguaggio dei rami si raggiunge quando ascendi da questo mondo ed allora, nel Mondo Superiore, riveli le radici di tutto quello che esiste in questo mondo; però la meta non è semplicemente connettere il ramo con la radice.

Questo linguaggio non ci connette con il mondo spirituale ma con i nostri maestri! Questo è il mezzo che li aiuta ad insegnarci.

Non capiamo il linguaggio spirituale che parlano, visto che non lo impariamo. Non dobbiamo conoscerlo perché siamo già familiarizzati con esso dal nostro mondo. È per questo che possiamo ascoltarlo ed imparare da loro riguardo a ciò che avviene nel mondo spirituale.

Tu apri il libro nel quale sono scritti certi tipi di parole. Se non vivessi in questo mondo, allora non capiresti niente; però, a partire dal nostro mondo, siamo già familiarizzati con ciò di cui parlano i Kabbalisti e tu desideri raggiungere la radice per verificare cosa indicano nel Mondo Superiore, dato che non dicono una sola parola sul mondo materiale.

I kabbalisti non descrivono il nostro mondo neppure con una parola. La Torà non è connessa con il nostro mondo e la persona che la interpreta in questo modo si materializza e commette il più grande crimine, creando “idoli” per se stessa. La Torà parla solo dei mondi spirituali. Tuttavia, al fine di parlare il tuo stesso linguaggio, i kabbalisti descrivono il mondo spirituale usando parole del nostro mondo per risvegliare alcuni loro tipi di connessioni o attitudini dentro di noi.

Questo è stato pianificato deliberatamente nel pensiero della creazione affinché possiamo cominciare ad elevarci dal nostro mondo a quello spirituale. Pertanto, dobbiamo adottare tutti i mezzi per l’ esistenza in questo mondo.
[35001]

(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.02.2011, “L’Essenza della saggezza della Kabbalah”)

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