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L’esilio è un grado spirituale

Lo Zohar, Capitolo Vaigash (Ieudà gli si avvicinò), articolo 120: … Ed è anche scritto, “Io discenderò con te in Egitto”, cioè la Divinità discese in esilio con lui, e in tutti i lati in cui Israele fu esiliato, la Divinità si esiliò con essi.

In altro modo, non sarebbe un esilio. Esilio significa che ti senti in occultamento. Senti che la spiritualità (il Creatore) esiste e senza dubbio, vedi solo il suo contrario. Questa spiritualità brilla in te in una maniera che ti permette di sentire la presenza del Creatore, ma in maniera occulta. È solo allora che si chiama esilio.

Se la tua sensazione di occultamento del Creatore è assente, questo non è esilio. Fino a dove ti concerne, Egli semplicemente non esiste; ciò significa che esisti in un livello inferiore alla spiritualità. L’esilio è una sensazione spirituale che è al di sopra del livello del nostro mondo. Per tanto, non possiamo dire che la gente di questo mondo si trova in esilio.

Tuttavia, se intuisci che qui deve esserci qualcosa di spirituale, se hai questa sensazione, oppure hai in qualche modo familiarizzato con ciò che è nascosto, allora sei in esilio. Questa è una connessione che brilla attraverso il suo contrario, con una luce nera invece di una bianca. Da ciò si deduce che “Israele in Egitto” è un grado spirituale. Avete una Luce, un’illuminazione speciale, in modo da non separarvi dalla spiritualità; considerando che siamo “come bestie mortali” finché non abbiamo la sensazione dell’esilio.

Oggi, leggendo il Libro dello Zohar,poco a poco, ci svegliamo dalla nostra esistenza bestiale e la realtà del nostro esilio sta diventando più evidente. Non è poca cosa il poter ascendere al livello dell’esilio. Per riuscirci, hai bisogno di sentire veramente l’occultamento, l’aspirazione (il desiderio) per il mondo spirituale; hai bisogno di distinguere tra le tenebre che è Lui che si occulta da te e come puoi acchiapparLo.

L’esilio è il contrario del grado spirituale chiamato rivelazione. La sensazione ed il lavoro di questo lato contrario è parte dell’opera del Creatore.

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Il nostro lavoro è di preparare il desiderio

In accordo ai Kabbalisti, lo Zohar è la parte più efficace di tutta la Torah e di tutti i libri di Kabbalah. Perché? Questi libri sono chiamati santi (la proprietà di Binà) perché sono scritti dalle vette dell’acquisizione spirituale. Quindi, leggendoli, possiamo attrarre su di noi la Luce che ci riporta al Creatore (alla somiglianza con Lui).

Tuttavia, possiamo correggere il desiderio di ricevere solo attraverso il desiderio di correggerci perché non c’è Luce, non c’è riempimento senza un desiderio. Da qui, dobbiamo chiedere che la Luce agisca su di noi e ci trasformi. Questa Luce è chiamata “Luce Circondante” perché brilla su di noi da lontano. Sotto l’influenza della Luce, la nostra “cattiva intenzione” si trasforma in una “buona intenzione”. Allora, nella misura in cui il desiderio assomiglia alla Luce, questa lo riempie.

Dunque prepararsi allo studio della Torah significa acquisire il desiderio per la correzione. Questo desiderio è preceduto dalla comprensione che la nostra natura è cattiva (per noi). Il male nella nostra natura è la nostra incapacità ad unirci! La nostra unione è proprio il vaso in cui la nostra vita spirituale Superiore può essere rivelata.

Per questa ragione, dobbiamo tentare di stabilire una connessione reciproca ed unirci. Ciò è esposto negli scritti in cui Israele si trovava ai piedi del Monte Sinai: “come un uomo con un cuore”, “tutti gli Israeliani sono amici” e “ama il tuo prossimo come te stesso”. Dopo aver scoperto la nostra incapacità ad unirci e cominciare a sentire cosa ci impedisce di raggiungere il nostro buono stato, allora MAN, una vera preghiera, il desiderio di diventare corretto, emergerà in noi.

Cioè, la preparazione per lo studio della Torah equivale ai tuoi sforzi per unirti, sentendo quanto siamo incapaci di farlo e realizzando questo stato come cattivo, come un ostacolo sul cammino verso il bene. Cioè, lo studio della Torah viene dopo la corretta preparazione; MAN emerge da sé.

Possiamo pensare e chiarire tutto questo già mentre leggiamo Il Libro dello Zohar. Nel frattempo la Luce ci aiuterà nel nostro lavoro.

Un nuovo desiderio si presenta con una nuova Luce

Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Articolo 40: Perciò, come dici, “lavorato e trovato”? E se c’è lo sforzo qui, si sarebbe dovuto dire, “lavorato ed acquistato” o “lavorato ed acquisito” … Se c’è lo sforzo, allora non dovrebbe il nostro lavoro concludersi con un pagamento o una ricompensa, cioè, con un esito previsto?

In contrasto qui, abbiamo un distanza per mezzo della quale gli sforzi consci e prolungati sono coronati da una scoperta inaspettata, un risultato completamente differente che abbiamo immaginato essere la ricompensa. È qualcosa di nuovo ed inaspettato. Allo stesso tempo, anche se la riceviamo in forma di risultato non previsto, non ci deve deludere!

Ho lavorato per raggiungere un certo obbiettivo, prevedendo di ricevere una ricompensa egoistica che ho immaginato per me. Esercitando uno sforzo, ho agito in accordo alla mia mente ed ai miei sentimenti terreni. Tuttavia, mi sono trasformato lungo la strada! Ho acquisito un nuovo desiderio verso la dazione che non avrei potuto persino immaginare prima.

Il desiderio è cambiato, e così il riempimento previsto. Ho immaginato per me la ricezione come ricompensa, ma è risultato che la ricompensa è nella dazione, quando il Creatore viene rivelato in me. Tutto questo viene definito “una scoperta”: un nuovo desiderio ed una nuova Luce.

Lezione quotidiana di Kabbalah del 06.08.2010

Dal libro di Shamati: “Qual è la differenza tra l’ ombra di Kedusha e l’ ombra di Sitra Achra” art. 8,
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Introduzione alla Saggezza della Kabbalah, Pag.351, Punto 70, Lez. 33
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La Comprensione arriva solo dopo la Realizzazione

Lo Zohar, Capitolo “Tetzaveh (Comando)”, Articoli 132-133: “E i rami dei grossi alberi” sono tre, tre linee, HGT … “E i salici del ruscello” sono due, NH, che non hanno ne odore né sapore, come le cosce delle persone. Il Lulav (ramo di palma), Yesod, li prende tutti e li include, come il midollo spinale nel corpo … Con queste specie, che corrispondono a HGT NHYM, l’uomo dovrebbe essere visto prima del Creatore. Le foglie nell’albero della palma implicano per tutti gli altri eserciti, che si uniscano in questi appellativi con i quali viene chiamato il Creatore.

Lo Zohar è inteso per aiutarci a portare a termine la realizzazione piuttosto che la comprensione. La realizzazione significa la realizzazione del desiderio corretto ed iniziare a sentire e vedere la realtà spirituale. La comprensione viene soltanto dopo. Questo perché noi non abbiamo il Kli per la comprensione, non possediamo le proprietà che lo Zohar descrive.

Non riguarda un ramo di palma o di altre piante che conosciamo in questa vita. Lo Zohar ci parla di forze che acquisiscono la forma di rami particolari nel nostro mondo. Esso spiega le radici spirituali che noi non possiamo capire finché siamo inconsapevoli di dove esse siano ed a cosa assomiglino.

Ecco perché ascoltiamo lo Zohar senza la minima comprensione. Noi capiamo soltanto che esso descrive la realtà che ancora non percepiamo. Sbagliando, visualizziamo immagini di questo mondo, il quale è l’approccio sbagliato.

La nostra unica risorsa è pensare alla nostra unità ed a come rivelare ciò che è scritto nello Zohar, nella connessione tra noi. È una storia di connessioni all’interno del Sistema Superiore e della rivelazione del Creatore attraverso di esso.

Ecco perché Baal HaSulam scrive nell’Articolo 155 della sua “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot” che i kabbalisti scrivono i loro libri non solo per se stessi con lo scopo di condividere la conoscenza, ma anche per tutti noi, come “un rimedio miracoloso” (Segulà). Anche se non capiamo ciò che leggiamo, ma manteniamo l’intenzione di raggiungere la realtà Superiore di cui parlano i libri cabalistici, noi attraiamo la Luce Circondante che ci riporta alla Fonte, al Creatore.

La Luce ci dirige e ci fornisce l’intenzione di dare invece dell’intenzione di ricevere per il nostro beneficio. Allora, noi cominciamo a sentire la realtà Superiore che esiste all’interno della proprietà della dazione. Cioè, noi raggiungiamo il mondo spirituale.

Il Patto d’Oro

Prefazione al Commentario del Sulam”, “Tre Vengono da Uno, Uno Esiste in Tre”, Articolo 52: Quindi, è stato spiegato che il secondo discernimento elevando MAN de Zeir Anpin a YESHUT è di unire le due linee di YESHUT, destra e sinistra. Possono brillare solo attraverso il Masach de Hirik in Zeir Anpin (Articolo 39), che completa la linea di mezzo in essi e determina le due linee di Binà

Ci sono due linee in Binà: la linea di destra, che è Hassadim (Misericordia) e la linea di sinistra, che è Chokhmà (Saggezza). Esse non si possono unire. Infatti, ciascuna è pronta ad occupare completamente il 100% del desiderio per conto proprio. Esse restano in reciproca opposizione.

Tuttavia, esse non possono emanare in mancanza dell’altra! Entrambe vengono dall’Alto ma la linea di destra è come se dicesse: “Come è possibile senza la dazione? Non è la dazione lo scopo della creazione?”. Mentre la linea di sinistra è come se affermasse: “Io sono il fondamento della creazione! Io sono la Luce di Chokhmà che deve essere rivelata in essa! Come può esistere senza di me?”.

E così disputano senza la possibilità di compromesso o riconciliazione. Ma nel loro patto risiede la soluzione: la ricezione con lo scopo di dare.

Per facilitare il patto, è necessario un terzo fattore. Questo terzo fattore permette ad ognuna di scostarsi dalla sua forte presa di posizione e di capire l’altra. La soluzione giace nel mezzo. La soluzione non è un compromesso! Piuttosto, è un’unica e rimarchevole opportunità di capirsi a vicenda, di vestirsi dell’altra, e di arrivare al patto d’oro.

Prima della linea di mezzo, tutto ciò che esisteva erano le qualità del Creatore. La creazione comincia con la linea di mezzo, che permette l’unione di dazione e ricezione. Questa è la forma nella quale la creatura può pienamente partecipare alla dazione e diventare simile al Creatore. È come un bambino che unisce i suoi genitori (le due opposte linee del Creatore) e li rende una famiglia.

Lezione quotidiana di Kabbalah del 05.08.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Pag. 94, Art. 11
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Lech-Lecha”, Punto 346, Lez. 21
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Parte 15, Punto 134, Lezione 8
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 8, Lezione 8
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Continuiamo ad ascendere più in alto

Domanda: Dopo aver sperimentato un’ispirazione ed un’unione così grande durante il recente Mega Congresso, alcuni amici sentono separazione ed indifferenza, come possiamo aiutarli?

Risposta: è un buon presagio. Se una persona cade da un’alta montagna in una buca profonda, ci mostra che il congresso ha raggiunto il suo scopo e che siamo entrati in un nuovo stato. Possiamo aiutare i nostri amici in due modi: attraverso l’attenzione interna ed attraverso quella esterna.

Dentro di noi, dobbiamo continuare a sentire che siamo un Kli comune o un vaso spirituale, non importa. Quelli che hanno una discesa si espongono ad un nuovo livello di desiderio egoista in sé, che si rivela adesso nel nostro mondo comune del Kli. Loro sono i portatori di questo nuovo desiderio (uno spessore maggiore, Aviut).

Dall’altro lato, quelli di noi che non sentono questa pesantezza del desiderio, vogliono ascendere insieme a loro ancora più in alto, in un solo abbraccio. In questo modo, tutti guadagniamo. Porteremo lo schermo e la Luce riflessa e loro porteranno l’intensità del desiderio (Aviut), così, insieme, creeremo un Kli con il quale possiamo ascendere.

Per tanto, soprattutto adesso che il congresso è finito, possiamo fare un progresso considerevole. Il tempo di un incontro comune, coincide semplicemente con il nostro lavoro congiunto precedente, ed adesso, dopo il congresso, comincia il seguente passo in unione. In questa tappa, ogni persona dovrebbe desiderare di elevare tutti gli altri.

Questo è ciò che avviene nel vaso spirituale comune: uno procura il desiderio, l’altro lo schermo, e dopo si scambiano i ruoli. Il movimento si produce in questo modo. Questo è un periodo molto buono e benefico ed in base a nessuna circostanza dobbiamo vederlo come morto e restare fermi ad aspettare il prossimo congresso! Al contrario, tutto il lavoro ed il progresso consistono nell’elevarci durante questo tempo al di sopra delle interferenze.

Il congresso propriamente detto è l’unificazione e lì non è necessario lavorare. Esiste durante lo stesso un’ispirazione comune di tutti i partecipanti e l’annullamento di ogni persona di fronte alle altre. Nei congressi riceviamo proprio la forza per i periodi di ascesa tra questi.

Tutto il mondo può farlo

Domanda: Quando una persona è circondata da un grande gruppo che la appoggia e la guida durante la sua caduta, è fantastico ma cosa succede agli altri, a quelli che sono separati e vivono lontani dal gruppo di Kabbalah più vicino, in un ambiente spirituale estraneo, come per esempio succede in Europa?

Risposta: Ci sembra che la prossimità fisica abbia un impatto positivo sulla spiritualità ma non è necessariamente così. Se una persona realizza un grande sforzo per avanzare ed ottenere un contatto, sia dove sia, ottiene sempre di più rispetto a quando si muove più rapidamente e più vicino da dove sono gli altri. È sempre più utile cercare di connettersi con gli altri almeno a distanza di sei mesi. Non bisogna centrarsi sui corpi che ci circondano, ma cercare di vedere gli stati spirituali attraverso di essi.

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