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Lezione quotidiana di Kabbalah – 21.11.2010

Il Libro dello Zohar: Hakdama, Laila de Kale, Introduzione Art. “La notte della Sposa”, Art. 138, Lez. 6
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tzav” (Comando), Punto 56, Lez. 4
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 45, Lez. 21
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “L’essenza della Religione e il suo scopo”, Lez. 6
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La scelta del dolce-amaro della verità

Il bene e il male non sono stati definiti in base al piacere che ci procuriamo da loro. Ogni stato può essere buono o cattivo o basato su sensazioni o dal punto di vista della verità e della menzogna. Ogni persona che inizia a sviluppare il suo gene spirituale (la scintilla, Reshimo) percepisce ogni stato in entrambe le direzioni.

In base al suo desiderio, una persona percepisce lo stato sia come “dolce” che come “amaro” perché il desiderio è un “animale”, semplicemente questo. Tuttavia, secondo la scintilla spirituale, egli percepisce il suo stato come vero o falso.

Inoltre, tutto dipende da quanto sia importante per noi la verità o l’amarezza, può essere più importante per una persona, meno importante per un’altra. Il nostro progresso dipende dalla nostra capacità di tollerare l’amarezza per il bene della verità.

Diciamo che oggi posso prendere cinque chili di amarezza, ma persisterò nella verità. Questo significa che sono pronto ad andare avanti. Domani, sarò pronto a prendere anche quindici chili di amarezza. Amarezza significa che è contro la mia natura, il desiderio di ricevere piacere, come è successo durante la scorsa convention, quando abbiamo cercato la connessione, ma ho paura. “Qualsiasi cosa, ma questo!”

Tuttavia, quando sappiamo che la verità è in questa connessione e vogliamo che aumenti al di sopra della nostra amarezza, allora saremo in grado di farlo la prossima volta. Saremo in grado di effettuare un calcolo secondo verità e falsità.

Anche se non sono pronto a connettermi, e mi fa male e mi spaventa abbattere il mio ego e innalzarmi sopra di esso, continuo a vedere che è sbagliato e lo odio. Non posso più rimanere in esso.

Finora, non abbiamo avuto questo odio, ma apparirà. Poi romperemo il guscio impuro, Klipa, e andremo via. Abbiamo solo bisogno di tempo per farlo.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah di 17/10/10, “L’essenza della religione ed il suo scopo”)

Un muro e una mazza per tutti

Se sul nostro percorso spirituale il cammino diventasse piacevole come tutti chiedono, bloccherebbe il nostro desiderio di spiritualità. Questo è il più grande ostacolo nel percorso.

Quindi, alzo un muro che blocca la mia strada. Resto in piedi davanti a lui, anticipando le meraviglie che mi aspettano dall’altra parte. Tuttavia, se tale muro è stato rivelato per me, significa che sono già dotato di una forza di resistenza in modo da non smettere di avanzare ma, piuttosto, di sfondare quel muro.

Anche se non posso realizzare questo in un colpo solo e devo applicarmi in un paio di proteste fino a quando non l’ho distrutto, il muro si lesionerà per poi crollare. Ma ho già la necessaria forza di rottura, la potenza di attacco, pur non avendolo dimostrato.

Se ora vediamo il muro in piedi davanti a noi, il muro che abbiamo dentro, nei nostri cuori, è un segno della nostra capacità di romperlo attraverso essa. In caso contrario, non lo avremmo dimostrato dato che “gli ostacoli non sono posti di fronte alla cieca.” Pensando di essere riusciti a superarlo, è il motivo per cui abbiamo fatto un passo verso l’unità.

Ora, abbiamo la meritata unità, grazie allo studio e al resto del lavoro che facciamo raccogliendo poco a poco, briciola dopo briciola, tutti i nostri sforzi in una forza di rottura collettiva. Abbiamo bisogno di farlo, per scoprire probabilmente, ancora una volta, che questa forza non è sufficiente per sfondare, e che dobbiamo unirci ancora di più.

E così ancora e ancora ci incontreremo con più forza aumentando la pressione fino a quando il muro cadrà. Questa è la fase finale dell’esodo dall’Egitto. Questo è il motivo che porta gioia.

Il problema è che adesso tutti verificheranno questo muro da soli. Nel frattempo, dobbiamo sentire che questo muro è comune a tutti, e nella misura in cui noi operiamo, sentiamo che la forza che stiamo cercando di utilizzare per rompere questo muro è collettiva. In questo modo, non è una persona ma il gruppo ad essere in piedi contro di esso.

E’ simile alla fuga dall’Egitto: una notte, un faraone, una minaccia, alcune piaghe per tutto Israele che uniscono come un sol uomo con un solo cuore. Nessuno è conteggiato separatamente dagli altri, e tutti sono uniti insieme. Questo è come il gruppo deve sentirsi. In questo caso, nonostante l’altezza spaventosa del muro, noi lo vinceremo.

Questo perché quando le persone si uniscono, si scopre che manca la presenza del Creatore in mezzo a loro, e senza di Lui, non possiamo fare nulla! Diventerà la forza di sfondamento che farà crollare il muro.

Il Faraone stesso ci aiuterà. Dopo tutto, è lui che caccia Israele dall’Egitto e che poi li segue e li guida, come lo Zohar descrive. Una persona che continua a tentare di tornare indietro, mentre il Faraone lo butta fuori dell’Egitto, è come lui un fedele assistente del Creatore.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah  16/10/10, “L’essenza della religione ed il suo scopo”)

Ascendere al primo livello

Nella spiritualità, se non percorri tutto il cammino, allora non stai lavorando con il tuo desiderio completo. Cosicché questo non ha relazione con il tuo progresso spirituale. Tuttavia, non sai neppure dove finisce “tutto il cammino”, quale è il massimo. Puoi solo immaginarlo in qualche modo.

Pertanto, abbiamo raggiunto uno stato nel quale desideriamo rivelare completamente il mondo spirituale, tutto quello potevamo solo immaginare. Con questa massima intenzione arriviamo al Congresso. Vogliamo questo e niente di meno, in modo tale che il “cielo venga rivelato”.

Ma perché non si è rivelato nel suo luogo? Quanto siamo incapaci internamente di arrivare neppure un pollice più vicino di questo! Non possiamo accettare la necessità di unirci, di cancellare noi stessi.

Non appena abbiamo cominciato a parlare della connessione tra di noi e del lavoro interiore che dobbiamo fare, il nostro desiderio si è raffreddato immediatamente. Non siamo pronti per raggiungere il mondo spirituale a questo prezzo!

Ciò significa che abbiamo frainteso il Mondo Superiore e non ci siamo accorti che era la qualità della dazione al di sopra del nostro egoismo. Tuttavia, sentiamo questa necessità. Dopo tre giorni pieni di molte azioni interiori, ne usciamo delusi. Questa delusione proviene dal fatto che siamo incapaci e non desideriamo raggiungere la vera spiritualità. Vogliamo restare nella nostra definizione di spiritualità come qualcosa che è semplicemente buono, eterno e gradevole per i nostri attuali desideri egoistici.

Cosa abbiamo rivelato? La linea sinistra, la nostra inclinazione al male, il fatto che desideriamo ricevere la spiritualità all’interno dei nostri desideri egoisti come nel mondo materiale. Perché non la abbiamo ricevuta? Perché non è necessario ricevere niente nella spiritualità. È aperto, se vuoi dare, allora avanti. Tutto è permesso e tutto è possibile. Nessuno ti può rubare questo.

In altre parole, all’interno del nostro ego riveliamo che la nostra definizione di spiritualità è scorretta; e questo ci sarà rivelato in tutti i 125 livelli! Adesso ancora non vediamo che la nostra natura è opposta a quella spirituale, che siamo incapaci di raggiungerla e che ci resta una sola opportunità: solo di dolersi verso il Creatore per chiedergliela. Questa è già la linea corretta. Dobbiamo elevarci al di sopra di noi stessi e la linea media uscirà da questo. Tuttavia, abbiamo conseguito un grande lavoro. La disperazione che si è impossessata di noi, il dolore e la futilità che si sono rivelati in noi, ci hanno rivelato l’incapacità di raggiungere il mondo spirituale all’interno dei nostri desideri egoistici. In essenza, abbiamo chiesto che venisse rivelata la spiritualità proprio all’interno di questi desideri, invece che nei desideri di dare. Adesso, dopo aver fatto il male, entreremo nella linea destra, ci correggeremo e raggiungeremo la linea media.

Pertanto, quello che abbiamo ottenuto nel Congresso è una grande realizzazione. In realtà è già l’inizio del cammino spirituale. Questo non era mai successo su una così vasta scala e nel grande egoismo dell’ultima generazione. Baal HaSulam scrive: “Sono felice per i peccatori che si rivelano perché la ragione di questo è la “santità del giorno”.

Una grande Luce doveva spargersi dall’Alto per mostrarci che non lo vogliamo molto e quanto siamo incapaci, quanto siamo opposti alla spiritualità, fino a che punto non vogliamo pensare all’unità e all’amore tra di noi. Tutto questo è “la santità del giorno” perché ci uniamo e tuttavia desideriamo ascendere spiritualmente rispetto a qualcosa.

Riveliamo il grado o desiderio al di sopra del quale dobbiamo ascendere. Comunque, per il momento, siamo incapaci di farlo ma dobbiamo farlo per ascendere al primo grado della scala spirituale.

È per questo che sono molto contento dei risultati del Congresso ed ho grandi speranze che in un futuro prossimo riveleremo le tre linee e la linea media.
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(Dalla porzione settimanale della Torà del 12 Novembre 2010)

Accelera il tempo della liberazione

Dall’articolo di Baal HaSulam, L’Ultima Generazione: se tutte le nazioni del mondo sono d’accordo con questo, allora le guerre non ci saranno più nel mondo, perché nessuna persona si occupa del suo bene in assoluto, ma solo del bene degli altri.

Questo insegnamento dell’equivalenza della forma è l’insegnamento del Messia … Si dice allora “e trasformeranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci”.

Il Messia è la Luce più grande di Yechidà che corregge tutto quando discende. Quando otteniamo un desiderio forte di raggiungere la correzione finale (Gmar Tikun), questa Luce appare con tutto il suo potere e corregge tutti i desideri.

Anche luci molto più piccole di quelle che riceviamo adesso creano una connessione tra di noi e ci permettono di organizzare un Congresso enorme che è il risultato dell’aiuto dall’Alto invece della nostra propria realizzazione.

Tutto quello che vediamo intorno a noi, i nostri amici e tutto il mondo, è l’immagine del Creatore che è davanti a noi e si mostra attraverso questa immagine. Anche adesso, il potere che chiamiamo “Messia” è già qui, che trascina tutto il genere umano dal suo stato attuale alla fine della correzione. Questi processi sono chiamati “i dolori del parto del Messia”, e rappresentano la rivelazione del potere del Messia nel mondo, il primo stato nel processo della “nascita”.

In una maniera o nell’altra, passando attraverso le più grandi afflizioni e le guerre o attraverso la crescita della nostra comprensione e del desiderio di essere corretti, questa correzione deve essere completata verso l’anno 6000, in conformità al calendario di questo mondo. Questo termine è definito dalle sei Sefirot di Zeir Anpin (VAK) e si divide in tre periodi di 2000 anni ognuno, ciò che riflette l’influenza di ZA (Zeir Anpin) nei tre mondi: Berià, Yetzirà e Assiyà. Per tanto, siamo obbligati a raggiungere lo stato della correzione.

D’ora in poi, entriamo nell’era del Messia, e per tanto la saggezza della Kabbalah si sta rivelando. Questo ci da l’opportunità di essere corretti in questo momento, invece di continuare ad aspettare la fine del termine fissato.

L’esilio in Egitto è durato solo 210 anni, invece dei 400 “stabiliti”, allo stesso modo, non dobbiamo aspettare che il calendario indichi 6000. Nella spiritualità, possiamo accelerare il tempo e portare lo stato finale più vicino affinché possiamo implementarlo proprio adesso. Questo significa che “Isra-el” (colui che si sforza direttamente verso il Creatore) “accelera” il tempo e si muove in avanti. Questa è la ragione per la quale possiamo già (come abbiamo detto) essere presenti nel momento della liberazione, all’arrivo del Messia, tutto dipende da noi!

Il periodo della preparazione è terminato ed i geni dell’informazione (Reshimot) dello stato finale hanno cominciato a nascere, rivelando il metodo del loro utilizzo: la scienza della Kabbalah ed il Libro dello Zohar. Adesso tutto è nelle nostre mani.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 7 Novembre 2010, Baal HaSulam, L’Ultima Generazione)

Lezione quotidiana di Kabbalah – 19.11.2010

Scritti di Rabash: Dargot HaSulam, Art. 303
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Scritti di Rabash: Dargot HaSulam, Art. 55
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tzav” (Comando), Punto 48, Lezione 4
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “Introduzione alla Saggezza della Kabbalah”, Lez. 4
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “La Libertà”, Lez. 6
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Un tempo per pensare e un tempo per sentire

Alcune persone mi scrivono dicendomi che con l’avvicinarsi della Convenzione, loro sono presi e preoccupati per le sensazioni interne diffuse, alcune delle quali gradevoli, ed altre sgradevoli. Vorrei dare un consiglio a tutti: Non lasciate che i vostri sentimenti vaghino liberi, ma piuttosto agite razionalmente e premurosamente.

Prima di tutto dobbiamo cercare di capire quello che si chiede da noi per poter stabilire un collegamento. Dopo, una volta stabilito il collegamento, sentiremo come la Luce Superiore splende su di noi. Per ora dobbiamo preparare completamente tutte le condizioni per l’imminente Convenzione, farlo razionalmente, con precisione, seguendo un piano, senza eccessive emozioni e panico.

La preoccupazione è una bella cosa. La faremmo venire fuori al momento opportuno e nel posto giusto una volta che siamo al lavoro. Comunque, per ora, nella fase di preparazione, dobbiamo seguire la nostra ragione, piuttosto che i nostri sentimenti, in tutto quello che facciamo. Tutto deve essere bilanciato.

Quando firmiamo un patto di mutua garanzia, lo facciamo con la ragione, essendo chiari in tutto quello che sta accadendo. Dobbiamo capire e accettare diversi principi che compongono la mutua garanzia. Non ce ne sono molti, e il nostro lavoro è stare attenti a loro, affermarli, ed effettuarli. Ed è allora che potremmo lasciarci andare alle emozioni.

Siamo stati collocati in un determinato stato dall’Alto, e alla fine dobbiamo accettare ed essere attenti a questo stato, ed attualizzarlo di conseguenza.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 18.11.2010

Il Libro dello Zohar: Hakdama, Laila de Kale, Introduzione Art. “La notte della Sposa”, Lez. 5
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tzav” (Comando), Punto 28, Lezione 3
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 45 , Lez. 20
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “L’essenza della Religione e il suo scopo”, Lez. 5
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Ascendere lungo i gradi dell’intenzione

Una persona può verificare quanto è inclusa nel gruppo e se è esso è capace di fornirle una nuova intenzione. Ovviamente, la dazione è opposta alla sua natura e inizialmente non è desiderosa di compierla, allo stesso tempo deve costruire se stessa e l’ambiente artificialmente in modo da sottoporsi realmente ad un “lavaggio del cervello.”

Il gruppo deve “bendare” una persona, spingerla fuori dal percorso”diritto”verso l’amore di sé, verso il percorso della dazione e dell’unità che a lui appare storto, deforme.
All’interno di questo troviamo il primo criterio di verifica: Quali valori mi può dare il gruppo? Per il momento stiamo parlando i valori dell’unità. Questo è il compito che il gruppo deve mettere davanti a me, innalzare la sua importanza ai miei occhi.

Ma allo stesso tempo, dobbiamo capire che ci sono altri scopi con cui il gruppo non può ancora armarsi e realizzare in piena potenza.
Nel frattempo, attraverso gli strumenti dell’ambiente, la mia intenzione cambia: penso al mio vantaggio sempre di più, ma sono già connesso con il gruppo e trovo il vantaggio per me nell’unità con gli amici.

Poi diventa chiaro che non ci connettiamo semplicemente uno all’altro, ma riveliamo l’Unico Superiore, qualcosa di spirituale. Ora ci aspettiamo che questo sia per il nostro beneficio. Ascendiamo sempre più in alto i gradi spirituali. Questa è già l’intenzione del gruppo di Lo Lishma.

Ma dopo di questo, iniziamo a pensare leggermente all’intenzione altruistica, Lishma, poiché in realtà tutti i nostri sforzi devono beneficiare il Creatore. Con il tempo incominceremo ad avere pensieri di questa natura.

Naturalmente, noi non lo vogliamo e allo stesso tempo, in qualche modo, acconsentiamo a parlare di questo. Dopo di che ogni persona inizia a connettersi leggermente al vero scopo e ad essere permeata da esso.

Ecco come si passa da uno stato all’altro, da un “luogo” all’altro, da un grado all’altro, perfezionando il nostro desiderio e la sua intenzione che riceviamo dagli amici. Correggiamo gradualmente i nostri desideri, e soprattutto, la nostra intenzione. La nostra intenzione è il vettore che riceviamo dall’ambiente, la direzione che prendiamo al di sopra del desiderio.

Dunque, dobbiamo assicurarci che l’intento, lo scopo che otteniamo dall’ambiente cambi costantemente, che diventi sempre più alto e più importante e diventi vero ai nostri occhi. Come risultato di tutte le intenzione “intermedie”, consolideremo il gruppo insieme per dare piacere al Creatore.
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Il Creatore sarà colui rivelato nel gruppo

Domanda: Se io mi sento lontano da un amico, oppure se un amico sembra più distante da me, posso dire che è la stessa cosa che succede a me rispetto al Creatore? Cosa posso fare in una situazione del genere?

Risposta: Gli stati possono essere diversi; perciò. Se stiamo parlando di un amico, il parallelo con il Creatore è possibile, ma non in tutti i casi. Qui c’é qualcosa in più, che è quanto io apprezzi il gruppo e lo scopo che stiamo rivelando tra amici. Dopo tutto, il gruppo, il traguardo ed il Creatore sono uno.

Soltanto il gruppo è il vaso, il desiderio (Kli), mentre il Creatore, la qualità di dazione, è la Luce che riempie quel desiderio, manifestando se stessa nel desiderio fino al punto della loro equivalenza mutua. Eventualmente il vaso e la Luce diventano completamente equivalenti raggiungendo la proprietà della dazione mutua ed unità; diventano inseparabili.

Dunque, uno deve attribuire al gruppo addirittura più importanza che a il Creatore. Il gruppo è il mezzo, senza il quale io sono incapace di raggiungere Lui, e a questo punto quello importante per me è il mezzo. Rabash ci da un esempio su un impiegato di governo di poca importanza dal quale io dipendo molto di più che dall’ intero governo: Mentre i ministri sono occupati con affari di stato, l’impiegato prende delle decisioni specifiche sul mio caso, sia accettandolo che rifiutandolo.

Il gruppo è un incontro dei nostri piccoli desideri, spingendoci a rivelare il Creatore, l’attributo di dazione. Io devo decidermi una volta per tutte: Io non posso arrivare al Creatore da solo. Il mio messaggio può essere portato solamente dal gruppo, come per il Creatore. Io non so chi sia Lui, ma Lui sarà quello rivelato nel gruppo.
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