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Aprite Lo Zohar

Non importa quanto stanchi siamo a causa degli sforzi per leggere il Libro dello Zohar. Non importa quanto insipida possa risultare, durante la lettura dobbiamo essere uniti in una sola intenzione, in un solo desiderio. Questo è il lavoro che condividiamo con garanzia mutua, contro le distrazioni interiori di ogni persona, con i nostri pensieri sull’unità.

Vogliamo dormire ed abbandonarci e perdere il filo della narrazione, vaghiamo nella nebbia ed il testo non ci attrae, né ci suscita sensazioni. Tuttavia, questo è il luogo che contiene la Luce, che deve fare le correzioni dentro di noi, portandoci all’unità, alla forma spirituale.

Dal lato nostro dobbiamo bramare l’unità ed aspettare un’azione dal lato della Luce affinché ci trasformi in quello che è necessario. Vogliamo unirci e focalizzarci nel desiderio unico di essere uniti quando ogni persona china il capo. Io faccio questo sforzo e desidero che la Luce realizzi questa azione come risposta dall’Alto.

Questo si chiama “Israel, la Torà ed il Creatore sono uno”. Per mezzo della Torà stiamo cercando di rivelare il Creatore, la Torà è la Luce che Riforma e ci unisce ed il Creatore si rivelerà all’interno della nostra unità. Che la persona continui la lettura; per me ogni parola è una goccia di Luce che ci unisce come un tutt’uno.

Mi rivolgo a tutti i nostri amici di tutto il mondo: ci manca questo sforzo congiunto.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14 Novembre 2010 – Lo Zohar)

Come utilizzare Il Libro dello Zohar

Domanda: Sento che non traiamo il massimo possibile dal testo del Libro dello Zohar. Come possiamo valerci del testo kabbalistico ?

Risposta: Inizialmente devi immaginare che fra te e gli altri ci sono tutti i mondi: dal punto dove ti trovi tu, all’ Infinito (Ein Sof). Qualora tu riesca ad avvicinare qualcuno e pienamente collegarti a lui, significa che hai raggiunto l’ Infinito (Ein Sof). Se tu riesci ad arrivare a qualcunaltro ed a collegarti a lui completamente, significa che hai raggiunto l’ Infinito.

Per questa strada tu attraversi i mondi, i parzufim, le sefirot, e ti procuri tutti i dettagli possibili della percezione. Lo Zohar te li descrive metaforicamente e ti racconta di innumerevoli azioni per l’ instaurazione di reciproche connessioni.

Mentre incominci ad avvicinarti a ciò che ti descrive il testo, incominci a percepire il mondo spirituale. Un flusso di donazioni da te agli altri e dagli altri a te – questa è “la luce superiore”, che tu vuoi scoprire.
Questo è il rinnovato legame cogli altri, che tu vuoi correggere.

Accomodandolo secondo i tuoi desideri egoistici, è possibile che tu riesca ad ottenere per un po’ di tempo una bella vita. Tuttavia l’ esempio della rivoluzione in Russia ci fa vedere dove porta questa strada.

Ma se tu sei fermamente deciso a donare, se vuoi che la tua connessione venga corretta dalla luce del Libro dello Zohar, se ti sforzi di cercarvi dentro ciò che stai leggendo, scoprirlo, conoscerlo ed assimilarlo, allora il testo ti porterà alla correzione del legame, e tu trarrai dal libro il massimo possibile.

Perseverando sentirai veramente come lo Zohar trasformi completamente il tuo modo di percepire, riempiendoti di nuovi colori ed entusiasmo.

Tu vedrai coi tuoi propri occhi come si sta rinnovando il legame e come in esso incomincino a manifestarsi gli stati descritti dallo Zohar.
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(Dalla lezione sul Libro dello Zohar del 23.11.2010)

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Lezione quotidiana di Kabbalah -24.11.2010

Il Libro dello Zohar: Hakdama, Laila de Kale, Introduzione Art. “La notte della Sposa”, Art. 149, Lez. 9
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tzav” (Comando), Punto 98, Lez. 8
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 51, Lez. 24
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “Corpo e Anima”, Lez. 2
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 23.11.2010

Il Libro dello Zohar: Hakdama, Laila de Kale, Introduzione Art. “La notte della Sposa”, Art. 142, Lez. 8
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tzav” (Comando), Punto 84, Lez. 7
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 49, Lez. 23
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “Corpo e Anima”, Lez. 1
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È così cattiva Sodoma per il desiderio di ricevere?

Domanda: Perché il termine “Sodoma” è associato a cattive relazioni tra le persone?

Risposta: Se osserviamo questa qualità di per sé, apparentemente significa proteggere la società, stabilendo un ordine rigido in essa: ognuno ha cura di se stesso e della sua famiglia, senza allontanarsi dalle regole accettabili. C’è qualcosa di abbastanza razionale in questo e non è facile ottenere questo stato.

Le regole della vita a Sodoma sono molto semplici: “Quello che è mio è mio, quello che è tuo è tuo”, “Non toccarmi e non ti disturbo”. È proibito fare prestiti e non è permesso prendere in prestito. Tutti vivono in accordo allo sforzo che compiono; quello che hai guadagnato è tutto tuo.

Uccideremo i ladri, distruggeremo i bugiardi; chiunque aiuta un altro lo rovina, giacché la carità porta alla pigrizia e alle menzogne, una persona adesso vuole ricevere e smettere di lavorare. In questo senso, il nostro mondo è peggiore di Sodoma!

La proprietà di Sodoma significa che non invidio nessuno, io ho quello che mi è stato assegnato e tu hai quello che meriti. Questa filosofia di vita è unica e complessa! Usiamo questa parola per offendere, ma noi non ci siamo neppure avvicinati a questo.

L’attributo di Sodoma non è negativo in sé ma in relazione alla Terra di Israele, il desiderio di raggiungere l’amore per gli altri, la qualità di Abramo. In questo cammino, Sodoma trattiene la persona, ma di per sé, questa attitudine è abbastanza utile per il desiderio di ricevere.

Se non passiamo al desiderio di dare, allora il livello di Sodoma rappresenta la relazione più favorevole nella società: non dare niente a nessuno e non ricevere niente da loro! Questa è un’attitudine sana per il desiderio di ricevere; se ti viene assegnato di fare qualcosa, vivi, altrimenti muori. Dopotutto, qualunque cosa che si riceva oltre il bisogno, danneggia il nostro desiderio di ricevere, giacché attraverso i lussi, ci si abitua ad usare gli altri, il che danneggia.

Gli abitanti di Sodoma capirono che non dovevano cedere davanti al desiderio di ricevere. Ricevi in conformità allo sforzo applicato, come è detto: “Lo sforzo determina la misura della ricompensa”. Allora, cosa c’è di male in questo?

Per questo è difficile per Abramo separarsi da Lot e la sua relazione dura per molto tempo. Solo quando Abramo vede la necessità di avanzare per trasformare Sodoma (la terra di Canaan) nella terra di Israele in futuro, egli rivoluziona ed inverte le posizioni dal desiderio di ricevere al desiderio di dare, nei termini della loro importanza. Questo è descritto come un terremoto a Sodoma.

È una decisione molto seria di una persona che sente la necessità di cambiare la sua attitudine nei confronti dell’egoismo. Avendo preso questa decisione, una persona diventa davvero libera.
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(Dalla lezione settimanale della Porzione della Torà del 15 Ottobre 2010)

Istruzioni per governare l’egoismo

Il Libro dello Zohar, Introduzione, capitolo “BeLaila DeKala (la notte della sposa)”: … il Sitra Achra ha solo una luce sottile dell’illuminazione di Malchut. Questo è considerato come Shoresh [radice], ed è sufficiente per la persistenza del Klipot… Questo Shoresh è chiamato anche “un filo sottile”, cioè una radice sottile per i peccati. È scritto su di esso, “In un primo momento, è simile alla tela di ragno, e poi diventa come un carro di corde”.

La Klipa è il Kelim che non siamo in grado di correggere ancora per l’intenzione della dazione. Stiamo parlando riguardo ai molto potenti e importanti desideri in cui le più grandi Luci saranno rivelate in seguito alla correzione finale. Principalmente non abbiamo la possibilità di fare qualsiasi cosa con il desiderio di piacere. Noi possiamo solo risolvere le sue parti e decidere quale di esse siamo ora in grado di lavorare in diverse condizioni.

Per quanto riguarda il resto dei desideri, dobbiamo averli e costantemente mantenere la guardia su di essi in modo che non scoppino e possano attaccarci. Tutti i nemici di Israele, cioè quelli che odiano l’aspirazione alla “diretto al Creatore“, sono esattamente i grandi desideri egoistici che non possiamo ancora correggere. La Torah li chiama le nazioni che non lasciano che ci sia Israele.

Naturalmente, siamo consapevoli che le loro guerre sono il risveglio dell’egoismo, che è a beneficio di una persona. Esse gli consentono di discernere i suoi desideri non corretti e “ucciderli”, nel senso di trovare sempre nuove parti in essi che possono essere corrette e legate a lui per poter essere utilizzate per il bene della dazione.

Pertanto, abbiamo bisogno di preoccuparci della parte egoistica dei desideri che non sono ancora soggetti a correzione. Dobbiamo sostenere la loro esistenza e svolgere un lavoro particolare per il loro bene spirituale.

Dopo tutto, io li sento dentro di me. Non è sufficiente semplicemente tagliarli e non utilizzarli. Nella fase attuale li ho corretti, dando loro una piccola illuminazione, designato dalla lettera Kuf (ק), la cui parte inferiore scende sotto la linea, portando un bagliore sottile al mondo di BYA e le Klipot dove essi sono.

E’ come quando una persona malata è collegata a una macchina di supporto vitale al pronto soccorso. Non è che faccio finta che questi desideri non esistono in me, ma al contrario, ammetto che essi esistono e che io governo su di loro. Scopro che dipendono da me, perché sono favorevole a una piccola scintilla di vita in loro.

Abbiamo bisogno della Klipa perché è come una buccia che protegge il frutto durante il periodo della sua maturazione. Senza queste azioni non siamo in grado di iniziare a correggere Malchut.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’ 18/11/10, Lo Zohar)

Staccati dall’estraneo

La nostra riunione deve svolgersi ad un nuovo livello di qualità. Dobbiamo riunirci in modo che ognuno internamente si unisca agli altri e lasci fuori il proprio desiderio egoistico.

Con sè deve solamente portare la sua aspirazione allo spirito, che si chiama “scintilla di luce“. Si deve letteralmente tuffare nel gruppo, staccando il suo contatto coll’estraneo.

A questo punto le scintille di tutti si riuniranno in una unica. Grazie a questo distacco, io mi ritrovo col desiderio comune di ricevere piacere, che non si trova nel mio ego, ma in esso trovo il sentimento del Mondo Superiore e del Creatore.
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(Dalla lezione su Rabash 05.11.2010)

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L’ intelletto può essere solamente comune

Domanda: Perchè ci è necessario un intelletto proveniente dall’esterno, se tutta la percezione della realtà avviene dentro di noi ?

Risposta: La vera percezione della realtà si forma veramente all’esterno, nell’intelletto che ci circonda, ossia su in alto, nel Creatore, e non nel mio intelletto attuale.

Progredendo nello spirito, mi inserisco in questa nuova dimensione come nella Malchut dell’ Infinito, dell’ Eterno, là dove si trovano le proprie radici, là dove è nata la mia anima, scesa poi in questo mondo dopo un lungo viaggio attraverso tutti gli altri mondi.

In questo mondo io sono scisso dalle mie radici, in me è rimasta solamente una scintilla di Lui – “un punto nel cuore”. Grazie a ciò che mi circonda e che ora mi presenta il sistema del mondo dell’ Infinito, insieme con esso io ritorno nuovamente in quella dimensione infinita. Quando ciò che mi circonda, il “gruppo”, poco alla volta si riunisce su questa via con tutta l’umanità, noi scopriamo che tutti arrivano in un mondo Infinito.

Perciò sempre più chiaramente mi risulta che la mia appartenenza all’ambiente, che oggi mi appare talmente artificiale, indesiderata, non necessaria ed irreale, diviene in realtà il ricongiungimento con le mie proprie radici. Io ritorno proprio in quel punto dal quale, chissà quando, sono partito per arrivare in questo mondo.

Scopro allora che, col proprio gruppo, mi ritrovo nel sistema d’un mondo Infinito, Eterno, ripieno della luce di Chochmà.

Già lungo il percorso io ricevo gradualmente questa luce, che si chiama “luce della ragione” (Chochmà) significa saggezza. Ed io mi servo di questa saggezza (Chochmà ) insieme con tutti gli altri!

Questo è il nostro comune intelletto, uno per tutti. Questa comune saggezza, tutto questo sublime pensare, luce, si chiama “Creatore” (Bo-re) ossia vieni e vedi.

(Dalla lezione riguardante l’articolo sul “Libero Arbitrio” del 19.11.2010).

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Chiedi aiuto al “Conduttore dei Sommari”

Tutto dipende dall’appoggio dell’ambiente, senza di esso è impossibile progredire spiritualmente. Dopo, riceverai l’ambiente spirituale, tutti i grandi kabbalisti che hanno scoperto il mondo spirituale durante la loro vita in questo mondo, diventeranno il tuo gruppo, tutte le loro anime. Entrerai nella “riunione superiore” di Rabbi Shimon (esiste un simile gradino spirituale).

Potrai unirti alle fonti superiori, ma solo nella misura del bisogno! Adesso, semplicemente, non necessiti di questo aiuto. Se hai bisogno del gruppo nel quale si trova Baal HaSulam, Rabash, Ari, Rashbi e altri grandi kabbalisti del passato, da Abramo fino ai giorni nostri, lo riceverai;

Ma adesso, non ne hai bisogno, non appena ne avrai bisogno ti si rivelerà il gruppo spirituale, come complemento di quello materiale. È possibile che allora non avrai bisogno assolutamente del gruppo materiale e sarà sufficiente solo un gruppo spirituale.

Queste anime cominceranno ad aiutarti direttamente: quello che si chiama “il conduttore degli asini”. Il Creatore manda un’anima molto elevata che si chiama “il conduttore degli asini”, affinché questa aiuti sempre la persona; però, questo aiuto, arriva come risposta alla tua richiesta del bisogno di elevazione spirituale.

È simile all’esempio del Libro dello Zohar, nel quale si racconta di come Rabbi Aba e Rabbi Yosi aprano la Torà e scoprano che non possono farlo da soli ed hanno bisogno della rivelazione di una forza aggiuntiva che li aiuti ad elevarsi.
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(Dalla lezione sull’articolo, L’Essenza della religione ed il suo Scopo, del 15 Ottobre 2010).

Lezione quotidiana di Kabbalah – 22.11.2010

Il Libro dello Zohar: Hakdama, Laila de Kale, Introduzione Art. “La notte della Sposa”, Art. 138, Lez. 7
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tzav” (Comando), Punto 62, Lez. 6
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 48, Lez. 22
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “L’essenza della Religione e il suo scopo”, Lez. 7
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