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Una sorpresa legittima

“Dargot Sulam” Rabash art.545 “Gli sforzi e “la trovata”: “E’ detto: Chi cerca trova! Credici! Come sono collegati lo sforzo e il risultato? Infatti ciò che si trova è completamente inaspettato”.

Il mondo superiore mi si svela come “una trovata”: io desideravo ricevere qualcosa di particolare e all’ improvviso mi ritrovo un’ altra cosa, improvvisamente.

Per anni ho scavato in profondità, contando su una certa ricompensa. Perché ora la paga si trasforma in una “trovata”?

Fatto è che io miravo allo scopo basandomi sul mio proprio giudizio e sentimento. Ma proseguendo, con il tempo sono cambiato, con l’ aiuto della luce che ritornava alla Fonte.

Essa mi ha fornito un nuovo giudizio e un nuovo sentire, e proprio con loro concorda la “trovata”, mai supposta da me in precedenza.

Ricevo ciò che non mi sarei mai aspettato prima. Invece di una “retribuzione regolare” trovo un’ altra cosa, che si accorda perfettamente col mio nuovo stato, sul nuovo gradino.

Nel nostro mondo pretendiamo il compenso concordato, ma lungo il cammino spirituale, le promesse egoistiche perdono il loro valore, e sul nuovo gradino ci aspetta una “trovata” di tutt’ altro genere.

(Da una lezione su di un articolo del Rabash 10.12.2010)

Dai te stesso agli amici senza lasciar fuori nulla

Scrivere e imparare ciò che l’ intenzione deve essere durante la lezione: per unire l’ uno con l’ altro come un uomo con un solo cuore, all’ interno del sistema della nostra interconnessione chiamata “garanzia mutua. Da un lato, ogni persona sente se stessa, dall’ altra, sopra questa sensazione, sente un forte legame con gli altri che è incapace di eseguire anche un solo movimento in libertà. È così la devozione che una persona deve avere per il gruppo.

È come se io fossi intrecciato in una ragnatela attraverso la quale tutti i miei segnali in entrata e in uscita passano. Io non ho niente di mio nella mente o nel cuore. C’ è solo un punto rimasto che anela costantemente verso questa rete con tutta la sua forza, che desidera darsi ad essa.

Questo è un auto-rigetto. Per il grado mi dono agli altri, la Luce Superiore mi influenza e mi fa essere parte della rete comune. Allora mi sento come se da un lato fossi dedicato ad essa, e dall’ altra parte, tutto è mio.

E’ come una madre che dà tutta se stessa per il bambino ed entrambi sentono che il bambino le appartiene. Uno non esiste senza l’ altro. Si dice su questo nel Cantico dei Cantici: “Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me.” E ‘così che dobbiamo lavorare.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana 9/12/10 Kabbalah , lo Zohar)

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Il mio contributo

Domanda: Cosa posso dare al gruppo durante lo studio?

Risposta: La tua partecipazione e l’ aspirazione all’ obiettivo, che deve essere più forte possibile. Questa è la forza della mutua garanzia con cui noi possiamo rafforzare il gruppo.

Questo specialmente durante lo studio, perché quando siamo in grado di unirci possiamo attirare la luce che riforma.

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 10.12.2010

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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tzav” (Comando), Punto 152, Lezione 14
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Rav Yehuda Ashlag, Introduzione alla Saggezza della Kabbalah, Lez. 7
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Rav Yehuda Ashlag: Art. “La Libertà”, Lez. 8
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Le finestre della tua casa

Rabash: Falli felici con un edificio completo: se una persona desidera edificare una casa per il Creatore, costruisce una struttura perfetta, poiché il Creatore è perfetto. Ed il Creatore darà loro allegria, la Luce della fede, affinché possano completare il loro lavoro.

Il nostro fondamento, la materia con la quale siamo stati formati è Malchut, il desiderio di ricevere piacere. Dobbiamo impiegarlo come materiale di costruzione perché non ne abbiamo altro. Se riceviamo potere dal nostro egoismo, costruiamo “strutture” simili alla torre di Babele o alle città di Pitom e Ramses. Gli edifici sono immensi e splendidi, però in fin dei conti, non ci piacciono perché scopriamo che sono vuoti.

Questa è la maniera in cui l’umanità si è costruita per secoli fino ai giorni nostri, però nella tappa finale dello sviluppo storico dell’ umanità, dobbiamo renderci conto che tutto quello che abbiamo costruito non ci offre più la felicità. In accordo, abbiamo eretto molto, però tutto questo è vuoto e manca di contenuto e del vero riempimento. Circondati dalle nostre creazioni, ci sentiamo più disperati più che mai.

Di conseguenza, risulta che non possiamo procurare allegria né ai nostri cari né a noi stessi, poiché non troviamo più piacere nel nostro lavoro di costruzione. Solo una casa perfetta ci darà l’ allegria, cioè quando la nostra casa, il nostro Kli sarà pieno di Luce. Come la sentiamo? Come illuminiamo la nostra materia dall’ interno?

La casa deve lasciare che la Luce la illumini. La costruiamo con il desiderio di provare piacere, ma deve essere una casa di santità, un Tempio. La Santità è Binà, la Luce, la dazione; e la casa è il Kli, il vaso. Il vaso deve essere adatto affinché la Luce entri, cioè deve avere l’intenzione di dare.

Come ci riesco? Per portare la Luce alla casa, mettiamo delle finestre. Le “finestre” sono cavità, desideri vuoti. Nei muri della nostra materia, facciamo delle aperture di desideri simili a Binà, dazioni, accessi e la Luce può penetrare in noi. Pertanto, i muri e le finestre devono coincidere esattamente affinché la nostra casa, costruita con il desiderio di ricevere piacere, sia equipaggiata con l’ intenzione della dazione, ed allora si troverà piena di Luce.

Se desideriamo sentire ed attirare allegria durante la costruzione della nostra casa, dobbiamo disegnarla affinché la sua forma sia equivalente all’ attributo di Binà. Includiamo l’ attributo della misericordia nel giudizio, cioè facciamo delle aperture nei muri per lasciare che la Luce passi attraverso di esse.

Queste cavità all’ inizio sembrano fallimenti. Rabash ci ha dato il seguente esempio: un padre porta suo figlio dal sarto affinché gli confezioni un abito, il figlio vede come il sarto cominci tagliando una stoffa sottile con delle forbici. Pensa che il kashmir sia rovinato, ma il padre gli spiega, “Non ti preoccupare, ti farà un vestito che ti andrà molto bene”.

In altre parole, questa stoffa per il momento, non è altro che un materiale che acquisirà una forma che ti andrà perfettamente; però il bambino non lo capisce. Dal suo punto di vista, i tagli nella stoffa, sono visti come se fossero un danno. In realtà, grazie a questo “danno”, più avanti avrà la forma adeguata e la Luce si vestirà in lui. Considerando questo, siamo disposti ad essere pazienti ed anche a ringraziare il Maestro per quello che sta facendo.

Nel nostro lavoro quotidiano scopriamo questi “danni”, e con essi ed i mattoni, innalziamo la struttura, includendo le pareti e le aperture per far si che la Luce possa penetrare.

Quando Binà fa un foro nel muro, Malchut sente che la casa è stata denegata; ma in verità, si tratta di un approccio opposto, un attributo totalmente nuovo, che non è progettato per fortificare Malchut. Una volta visto che includere la misericordia nel giudizio crea l’equivalenza con il Creatore dentro di noi, vediamo il beneficio di non ascoltare le lamentele di Malchut. Quando Binà domina su tutto, i muri della casa diventano finestre, o acquisiscono l’ attributo di Binà.

Una simile casa sarà piena di Luce dall’ alto al basso. Il suo materiale, Malchut, sarà purificato completamente con l’attributo di Binà, e non avrà più fenditure in esso. Senza disturbarsi reciprocamente, Malchut e Binà agiranno come un tutt’ uno.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 19 Novembre 2010, Falli felici con un edificio completo.)

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Nel centro di tutti i cerchi e alla fine della linea

Domanda: Qual è il lavoro interiore nel gruppo tra i cerchi (Igulim) e la “linea retta” (Yosher)?

Risposta: Prima ero soddisfatto del successo nel mondo materiale, ma all’ improvviso ho sentito che qualcosa mancava nella mia vita ed ho cominciato a cercare un luogo nel quale mi sentissi meglio. Grazie a questa sensazione sono arrivato alla scienza della Kabbalah, ma chi è stato a spingermi ad essa?

Le mie domande si chiamano, “il desiderio per il riempimento” (Chissaron). Io (il “mio punto nel cuore”) esistevo in qualche luogo “rotondo” ed all’ improvviso mi sono sentito male. In altre parole, emerse una certa tensione tra il mio ambiente e me, una differenza, una “delta”. Ho sentito questa delta (differenza) come il male, poiché ero tormentato dalla domanda “Perché sto vivendo?”, “Perché non sento soddisfazione ed equilibrio?”.

Da questa sensazione, la Luce Circostante cominciò ad influenzarmi ed a muovermi, dato che la conservazione dell’equilibrio è una legge della natura. La Luce Circostante è ciò che mi sta spingendo ad uno stato di equilibrio.

Io avevo cominciato a muovermi e ci fu un passaggio dentro il mio successivo stato; cominciai a cercare le risposte in quello che viene chiamato misticismo, successivamente arrivai ad una certa filosofia e finalmente arrivai al centro del cerchio: la scienza della Kabbalah.

Allora, chi mi ha portato lungo tutto questo cammino? È la Luce Circostante! Io sono sempre esistito in essa, solo che non sempre me ne sono reso conto. Così sono passato attraverso il primo, il secondo, il terzo ed il quarto stato.

Nel secondo stato, ero più tranquillo rispetto alla Luce Circostante perché sentivo meno pressione rispetto al primo stato. Però, dopo aver trascorso un certo tempo in questo stato, sono stato influenzato dalla Luce Circostante ed ho cominciato a sentire che questo stato non era molto buono. Vale a dire, era aumentata la mia sensibilità alla Luce Circostante che mi ha fatto sentire male un’altra volta! Ed ho cominciato a cercare di nuovo.

Pertanto, è la Luce che mi spinge in ogni momento. Essenzialmente, non faccio niente per conto mio, è la luce che lavora nel mio desiderio, fino quando non raggiungo lo stesso centro.

Nel centro c’è una qualità del tutto unica chiamata “gruppo”. In questo punto la Luce Circostante (Ohr Makif) e la Luce Interiore (Ohr Pnimì) smettono di influenzarmi totalmente.

Io esisto nel punto centrale di tutti i “cerchi” (Igulim) dove non funzionano ed anche alla fine della “linea” (Yosher) dove neppure funzionano. Allora, cosa faro?

È qui che ho bisogno di agire in maniera indipendente, perché mi trovo in un punto di libero arbitrio. Attualmente la Luce non agisce in me, ma aspetta. Nella misura in cui posso uscire da questo stato di equilibrio la Luce comincerà ad influenzarmi!

Mi connetto al gruppo e tutti i desideri aggiuntivi che ricevo mi elevano! Questi desideri appartengono alla linea perché li ho ricevuti dal gruppo.

Quando il mio desiderio cade dentro la linea, mi trovo ancora una volta sotto l’ influenza degli Igulim (dopotutto, ancora non ho uno schermo, Masach e non appartengo a Yosher) ed ancora una volta sento una differenza tra i cerchi e me. Questo porta la Luce Circostante ad influenzarmi. Non è la Luce generale, ma una che appartiene alla Luce perché ho ricevuto il mio desiderio dal gruppo, che è la linea. Questa Luce Circostante nella linea desidera elevarmi, affinché io ed essa siamo in equilibrio. In questo radica la Segulà (rimedio), il potere miracoloso della Torà, perché questa luce mi influenza e mi eleva in questo “tubo” diretto. Mi elevo a causa della Luce Circostante, ma questa Luce mi influenza nella misura in cui attualizzo il mio libero arbitrio nel gruppo, connettendomi ad esso nello studio collettivo.

Di questo si occupa tutto il nostro lavoro! Baal HaSulam spiega nel libro Beit Shaar HaKavanot, che è il fondamento di tutte le nostre intenzioni per raggiungere la dazione. Pertanto, posso solo ascendere “nella linea” con l’ aiuto di una forza aggiuntiva che ho ricevuto dal gruppo. In accordo al desiderio ricevuto dal gruppo, l’ impressione dell’importanza della meta, la grandezza del Creatore e la meschinità del mio stesso ego, la Luce Circostante comincia ad influenzarmi.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14 Novembre 2010 – Rav Yehuda Ashlag, Beit Shaar HaKavanot)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 09.12.2010

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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 71, Lez. 35
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Metti in moto il tuo “Collaider” interno

“Qual’è lo scopo della creazione? Perché viviamo? Perché la vita sulla Terra?” Questi interrogativi hanno interessato l’ umanità da sempre, ma in particolar modo interessano la nostra generazione. Anche se sentiamo parlare spesso di altre forme di vita nell’ Universo, in sostanza ci accorgiamo di essere soli.

Siamo veramente soli in questo enorme sistema, e in nessun modo riusciamo a capire che viviamo su questa sfera terrestre in condizioni assai speciali, che hanno anche contribuito al nascere della vita su di essa, e trattasi qui di cosa assai complicata.

Anche per il nascere fella forma fisica della vita era necessaria una gran quantità di energie e un insieme di condizioni tali da permettere il suo formarsi, senza poi parlare dello stato dal quale doveva svilupparsi la vita nel mondo spirituale.

Tutte queste cose hanno sempre stupito delle grandi menti fra gli uomini di tutte le generazioni: Com’ è successo tutto ciò e perché? Quale necessità c’ era nella “Natura” o nelle forze superiori di creare tutto, e proprio in questa forma?

E se non ci fossero stati i kaballisti che hanno veramente scoperto il mondo spirituale e raggiunto quello stesso punto dove ha avuto origine la vita, noi ora non sapremmo niente.

Sappiamo che in Svizzera ci sono dei fisici che, facendo degli esperimenti con il “Collaider“, vogliono raggiungere quel punto dal quale è incominciato il “Big-Bang“.

Ossia, vogliono riprodurre quella scintilla della luce che è sprofondata in questo mondo, portando con sè tutta la materia che poi in esso ha preso forma.

Ma i kabbalisti hanno già superato i limiti del nostro mondo ed hanno percorso tutto il cammino, dall’ inizio della creazione del mondo spirituale fino all’ultima riparazione, e ci hanno messo al corrente di tutto quello che è avvenuto. Tutto questo si trova nel libro dell’ Ari “L’ Albero della Vita”.

I kabbalisti che hanno raggiunto il mondo spirituale, ci raccontano come la forza superiore che ha creato il tutto, ha agito secondo i programmi e decisioni che si chiamano “Il Progetto della Creazione“.

Essi ci spiegano che esiste Azmuto (Essenza del Creatore), del quale non parliamo perché non si può concepire.

Solamente riusciamo ad afferrare le azioni che da Lui derivano e che vengono chiamate Progetto della Creazione, concetto o programma. Questo programma passa tramite noi e si manifesta in noi, siccome siamo noi il risultato delle sue azioni.

Da un lato, dicono i kabbalisti, questo programma viene solamente eseguito da noi, ma dall’altro ne siamo non solamente gerenti di alcune parti, ma possiamo capirlo, sentirlo, collegarci ad esso ed anche prenderne parte, in quanto questa Forza inconcepibile vuole che noi diventiamo Suoi partners.

Per ottenere tutto ciò, metti in moto il tuo “Collaider” interno, che ti porta direttamente all’ inizio dell’ universo. E tramite l’ inizio dell’ universo, ritornerai nel mondo spirituale.

E dal mondo spirituale inferiore di Asia, ti solleverai ai mondi di Iezirà, Brià, Azilut, Adam Kadmon e Mondo dell’ Infinito. E quando ti riunirai al Mondo dell’ Infinito, troverai la comprensione totale, il sentire e il comprendere che vanno oltre lo spazio e il tempo.

Solamente unendoci tutti assieme, come un solo uomo, con un solo desiderio, potremo ottenere tutto questo.
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(Dalla lezione “Kabbalàh per il Popolo” del 16.11.2010)

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Dalla mia carne io vedrò il Creatore

Lo Zohar “Introduzione allo Zohar”, capitolo “Be Laila De Kala (La notte della sposa), punto 130: La correzione di Yesod è Brit Mila (circoncisione). Perciò, è detto che l’esistenza dell’ accordo è chiamato “il lavoro delle nostre mani), dato che noi separiamo l’ Orlah (il prepuzio) di Yesod attraverso il lavoro delle nostre mani. Ma questo riguarda solamente il periodo fino alla fine della correzione.

Fino alla fine della correzione (Gmar Tikkun) noi operiamo dentro le dieci sefirot della nostra anima. Prima di tutto dobbiamo tagliare fuori Malchut, cioè escluderlo dall’ operazione del desiderio che non può essere corretto. Tuttavia, noi eliminiamo i desideri fino a Yesod, e lavoriamo soltanto con i Kelim che stanno al di sopra, fino al grado della nostra abilità nel incorporarli a Binà.

Questa è “l’ unione della circoncisione”. Noi disattiviamo i desideri che non possono essere utilizzati fino al Gmar Tikkun. Saranno corretti soltanto alla fine della correzione. Ma noi possiamo ricevere Luce con lo scopo di dazione in tutti gli altri Kelim (vasi) da Keter a Yesod.

…com’è detto “Dalla mia carne io vedrò il Creatore” Specificamente “dalla mia carne”, dato che ogni volta che l’ uomo firma il patto di questa unione, lui vede il Creatore li.

Dalla mia carne significa dai Kelim di ricezione. I Kelim di dazione sono localizzati al di sopra, fino al centro di Tifferet, ed i Kelim di ricezione che vengono chiamati “carne” e “pelle” sono localizzati sotto.

È possibile vedere il Creatore, cioè la Luce di Hochma (Saggezza), unicamente nei Kelim di ricezione, ma solamente nel livello di “carne” (Basar). Non tocchiamo nemmeno la “pelle”. In altre parole, ci fermiamo al terzo livello (corpo, carne o Behina Ghimel) e non ci occupiamo del quarto livello (pelle, Behina Dalet).

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