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“…egli gode la Mia fiducia più di tutti gli altri della Mia casa”

Dalla Torah, (Numeri 12:02 – 12:08): “E dissero: ‘Il Signore ha Egli parlato unicamente con Mosè? Egli ha pure parlato anche con noi’. Ed il Signore l’udì. Mentre Mosè stesso è l’uomo più mite che sia sulla faccia della terra, cioè udì anch’egli quelle parole, ma per la mitezza del suo carattere non ne fece risentimento. Ed il Signore disse repentinamente a Mosè, ad Aronne ed a Mirjàm: ‘Uscite tutti e tre e andate al padiglione di congregazione’. Ed uscirono tutti e tre. E scese il Signore nella colonna di nubi, e si fermò all’ingresso del Padiglione, e chiamò Aronne e Mirjàm, ed uscirono entrambi. E disse: ‘Ascoltate le mie parole. Se uno di voi è talvolta profeta, io, il Signore, gli rivelo Me stesso in visione, e gli parlo in sogno. Non è così per il Mio servo Mosè: egli gode la Mia fiducia più di tutti gli altri della Mia casa, cioè più d’ogni altro Mio servo, più d’ogni altro profeta. Io gli parlo, per così dire, a bocca a bocca, con chiarezza e senza enigmi; ed egli contempla la divina apparizione; e come mai non avete temuto di dir male del Mio servo Mosè?’”

Il livello di Mosè è quello della realizzazione del Creatore. E la realizzazione del Creatore avviene nello stato corretto dell’uomo. Cioè, Mosè nella sua correzione, è di molti livelli superiore rispetto ad Aronne e Mirjàm.

Essendo inferiori a lui, essi non lo comprendono e si oppongono. Il livello inferiore non comprende mai quello superiore. Nella spiritualità, il livello superiore sembra assolutamente illogico.

Nel nostro mondo, per esempio, lo vediamo nell’educazione dei figli: anch’essi non sono quasi mai d’accordo con noi. E’ una cosa naturale.

E nella spiritualità, il livello superiore ci sembra stupido, meschino, incomprensibile, illogico, senza un approccio consapevole, poiché ogni volta dobbiamo esercitare una fede sempre più grande al di sopra della ragione. Dobbiamo solo annullarci, chiudere gli occhi e seguire il livello superiore, o contro il nostro desiderio, o stabilendo che è una necessità.

Domanda: Di che cosa parla Dio con Aronne e Mirjàm?

Risposta: Mirjàm e Aronne si trovano nel livello della profezia. Un profeta è una persona con cui il Creatore parla. Egli riesce anche a vedere delle manifestazioni del Creatore nella Luce Riflessa (Ohr Hozer). Ma generalmente questo si realizza per mezzo della proprietà di Bina. Quindi, il livello di Bina viene chiamato “udire”.

E’ scritto: “Io gli parlo…a bocca a bocca…”, che significa senza nascondere nulla, senza passare attraverso alcuna trasformazione e indebolimento: quello che è in Me, anche lui lo riceve. Questo è il livello più alto dell’adesione dell’anima al Creatore.

Domanda: Cosa significa “…egli gode la Mia fiducia più di tutti gli altri della Mia casa”?

Risposta: Mosè ha acquisito la completa padronanza della qualità di Bina. Quando Malchut ascende al livello di Bina, lì si trova la casa del Creatore.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 25/03/2015

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La connessione con il Creatore

Domanda: Come mai proviamo paura per i cambiamenti che ci accadono nella vita?

Risposta: La paura del cambiamento nella vita altro non è che un piccolo “animale” egoista che esiste e ha paura di uscire dalla sua tana. Tutto lì è buono per lui, o almeno, tutto gli è familiare. Così piccolo è già stanco di cattive notizie. Questa è la paura del cambiamento.

Per un kabbalista avviene invece il contrario. Quando chiudo gli occhi e penso che tutto arriva dal Creatore, non ho paura dei cambiamenti, qualsiasi essi siano. Sono connesso con il Creatore da cui tutto proviene e tutti i cambiamenti negativi sono a mio favore. Innalzandomi al di sopra di essi, mi metto persino in contatto più forte con Lui. In questo caso, amo e apprezzo i cambiamenti che mi arrivano.

Domanda: Quindi io, addirittura, voglio i cambiamenti?

Risposta: Certo. In quale altro modo posso io, un egoista, essere comunque connesso al Creatore se non attraverso le influenze negative? Io non mi avvicino mai a Lui a meno che non debba scappare da qualcosa di negativo.

Domanda: Quindi, il kabbalista percepisce tutti i cambiamenti, gli ostacoli ed i problemi come una sfida del Creatore?

Risposta: No. Sapendo che questo viene da Lui, non ho nulla di cui aver paura, a meno che, naturalmente, io non commetta azioni sconvenienti. Abbiamo solo bisogno di capire come e perché ci è permesso di agire in questo modo.

Poiché tutto, per principio, arriva dal Creatore, quale può essere il problema se una persona è soltanto e costantemente connessa con Lui? Questa è la nostra salvezza, il nostro benessere e il bello della nostra vita.

Essendo in connessione con Lui, ci si sentirà sempre in un mondo diverso, in uno stato diverso e in unione con la forza superiore. E, quindi, tutto ciò che apparirà davanti ai tuoi occhi, che ascolterai con le tue orecchie o che percepirai con gli altri sensi in questo mondo, inizierai a sentirlo come qualcosa di secondario, come un’immagine al di sopra della quale devi essere sempre connesso con Lui.

Dopo tutto, i sentimenti più grandi che si provano sono quelli nei quali ci troviamo in connessione con Lui. E l’immagine del nostro mondo diventa gradualmente nebbiosa ed irreale, fino a quando scompare del tutto, e rimane solo la connessione dell’uomo con il Creatore. Questo è uno stato eterno.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 13/08/17

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Baal HaSulam e il comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso”

Domanda: Perché lei dice che il suo obbiettivo è quello di correggere il rapporto fra le persone ed unirle, mentre Baal HaSulam principalmente scriveva dei mondi superiori, delle Sefirot ecc.?

Risposta: Baal HaSulam doveva rivelare il sistema che governa il nostro mondo. Il suo Talmud Eser Sefirot, i commentari su L’Albero della Vita di Ari, su Il Libro dello Zohar ed altri lavori, costituivano la base del suo lavoro.

Ma se prendiamo le lettere e gli articoli di Baal HaSulam, essi parlano unicamente del processo di conseguimento del Creatore, che è lo scopo dello studio della saggezza della Kabbalah.

Il conseguimento spirituale avviene solo tra persone impegnate a creare una specifica connessione fra loro. Questa connessione deve essere simile alle dieci Sefirot e per questo motivo Baal HaSulam la descriveva come Lo Studio delle Dieci Sefirot (Talmud Eser Sefirot).

Non appena le persone diventano appena un po’ simili a quelle che vengono descritte come le dieci Sefirot, esse immediatamente iniziano a percepire il Creatore in loro. Cioè queste sensazioni sono un sensore, un rivelatore che svela il Creatore.

Osservazione: Una volta Baal HaSulam ricevette una lettera da uno dei suoi concittadini, con una asserzione che Baal HaSulam definì una nuova struttura, un nuovo metodo.

Baal HaSulam replicò con una lunga lettera, nella quale egli sottolineò: “Pare che lei non abbia studiato le mie parole a sufficienza”. Egli notò che “quando il popolo entrò nella terra di Israele e non vi era pace, era impossibile aspettarsi che qualcuno adempisse al comandamento principale”.

Affinché la Torah non venisse dimenticata, il popolo iniziò ad impegnarsi col resto dei comandamenti, ignorando il più importante perché non aveva altra scelta. Ma il più importante è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

Il mio commento: E’ scritto nero su bianco. Non c’è modo di girarci intorno. E questo è esattamente ciò che manca. C’è un vuoto in tutte le religioni quando si tratta di adempiere al comandamento dell’amore per il prossimo. Per questo tutti, inclusi sistemi religiosi e persone, odiano la Kabbalah, perché essa pone l’accento sul conseguimento dell’amore per il prossimo.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 10/09/2017

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Domanda: Che tipo di ruolo svolge l’immaginazione nella saggezza della Kabbalah? Qual è il suo posto in generale nell’albero delle Sefirot e più in particolare, su uno qualsiasi dei suoi livelli?

Risposta: L’immaginazione ci aiuta solo nel processo di conseguimento; non esiste in maniera indipendente.

Domanda: Secondo quale schema dovremmo focalizzare l’importanza di qualcosa dentro di noi, in modo che questa importanza non rimanga nascosta fino al mondo dell’infinito, così da non uscire dal gruppo, rimanendo in un contesto spirituale, per non diventare dipendenti dalle manifestazioni esterne del gruppo, come i corpi fisici?

Risposta: E possibile farlo solo con l’aiuto del supporto reciproco, cioè dell’Arvut (la garanzia reciproca)!

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I kabbalisti e l’umanità

Domanda: Chi è responsabile del futuro del mondo: i kabbalisti o l’umanità? Quale dei due è più indifeso ora?

Risposta: L’umanità è più indifesa rispetto ai kabbalisti. Tuttavia i kabbalisti hanno maggiori responsabilità rispetto all’umanità.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 24/12/2017

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Il messaggio di addio di Mosè

Dalla Torah, (Deuteronomio 32:44 – 32:47): “Andò dunque Mosè, accompagnato da Hosèa figlio di Nun, e pronunziò tutte le parole di questo Cantico davanti a tutt’Israel. E terminato ch’ebbe Mosè di pronunziare tutte queste parole a tutt’Israel, disse loro: ‘Ponete mente a tutte le cose ch’io vi protesto oggi, per poi raccomandarle ai vostri figli, onde badino di eseguire tutte le parole di questa Legge. Imperocchè questa non è per voi una cosa inane, ma è la vostra vita; e mediante questa cosa durerete lungamente su quella terra, alla cui conquista voi siete per passare il Giordano.’”

Mosé si appella al popolo: “Prendete questo come vostro obiettivo, metodo, piano e programma per comporre tutta la vostra vita.

Entrate nel programma che vi porterà allo scopo della creazione. Altrimenti ci vorranno migliaia di anni con guerre e sofferenze tremende, qualcosa che non è desiderabile ai vostri ed ai miei occhi. In ogni modo, dovrete sempre soddisfare ciò che è stato tramandato con questo libro”.

Questo pare un messaggio d’addio, come le parole di un padre: “Ascoltatemi e tutto andrà bene”.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 01/02/2017

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Dovremmo amare il nostro prossimo

Domanda: Il Creatore è amore. Quando sei arrivato dal tuo maestro, il Rabash, hai collegato in qualche maniera la Kabbalah all’amore?

Risposta: No. Prima di arrivare da Rabash, e all’inizio anche con lui, la Kabbalah, a mio avviso, veniva identificata esclusivamente come una scienza rigorosa che dovevo conoscere a fondo.

Domanda: Qual è stata la tua reazione quando hai sentito che è necessario amare il prossimo?

Risposta: Ho reagito come se si fosse accesa una lampadina nella mia testa: “Probabilmente questo è il modo in cui si manifesta.” Capii che queste erano parole terrene, molto limitate, molto superficiali e basate su qualità materiali, non spirituali. Spiegai a me stesso l’amore spirituale come un’aspirazione a qualcosa di elevato, l’opportunità di aderire a questo ideale.

Il principio di “Ama il prossimo tuo come te stesso” dovrebbe essere messo in pratica nella decina. Dobbiamo prenderlo così com’è, nella sua vera forma e metterlo in pratica fra noi. Allora saremo in grado di raggiungere questo obiettivo. Dobbiamo cercare di farlo al più presto possibile, prima che ogni tipo di sofferenza naturale ci costringa a muoverci in questo senso con un percorso lungo e doloroso.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa dell’8/06/2017

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L’amore spirituale

Domanda: Credi che sia possibile vedere, con i propri occhi, esempi di vero amore spirituale, per comprenderne la dinamica?

Risposta: No, perché tu non saresti comunque in grado di capirlo. Un animale non può sentire l’amore fra due persone perché il loro amore si trova su due livelli diversi.

L’amore spirituale è quella relazione che si crea fra i più e i meno in due persone, quando esse non distruggono le qualità opposte fra loro ma le usano come un’opportunità.

Come disse Archimede: “Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo”. Anche noi abbiamo bisogno di un punto d’appoggio negativo in modo da innalzarci ai mondi superiori.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 6/08/2017

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Il tempo dipende da noi

Il tempo non esiste. Un cambiamento di stato mi dà la sensazione del tempo. Non avvertirei il tempo se non fosse cambiato il mio stato. Il tempo è dato dal numero dei cambiamenti che percepisco.

Il tempo può non passare mai oppure può volare: dipende tutto dalla percezione interiore che una persona ha dei cambiamenti che avvengono dentro di lei. Appena non ci sono più cambiamenti, il tempo scompare.

Esiste un meccanismo che si rivela dentro di me e risveglia costantemente nuove qualità interiori. In esse, sento come se il mondo attorno a me stesse cambiando. Ma in realtà il mondo non cambia: sono io l’unico a cambiare. Le stelle esplodono, la gente corre intorno, la vita mi circonda, ma queste sono tutte qualità che cambiano dentro di me a seconda di come io percepisco la realtà.

Un tempo le persone credevano che il tempo non dipendesse da noi. Ma poi arrivò Einstein e affermò che il tempo è relativo. Se mi muovo ad una velocità che si avvicina a quella della luce, il tempo tempo può accelerare o rallentare. Può persino fermarsi perché il tempo non è fissato dall’alto; dipende dall’osservatore.

La Kabbalah dice che il tempo è il numero di azioni che hanno luogo nel mio desiderio di provare piacere. Posso accelerare il tempo o rallentarlo. Tutto dipende da me, dalla mia percezione soggettiva. Un kabbalista esiste simultaneamente in due livelli di percezione della realtà: nel livello corporeo, attraverso i cinque sensi fisici, e nel livello spirituale. Pertanto, egli esiste in due realtà fin quando raggiunge la propria correzione finale.

Il tempo è il passaggio da uno stato corrotto ad uno stato corretto. Quindi, se cerchiamo di raggiungere l’unione in ogni stato, significa che stiamo accelerando il tempo. Il tempo non si misura con il numero dei secondi, ma con il cambiamento da uno stato a quello successivo. Pertanto, l’unità di tempo può essere un minuto, un’ora oppure un anno, ma è la stessa unità: dalla discesa all’ascesa.

Cambiando le connessioni fra noi, influenziamo il mondo superiore e lo modelliamo in una certa forma. La forma esteriore è la proiezione dei nostri cambiamenti e riflette lo stato della nostra decina. Più ci colleghiamo all’interno della decina, più siamo vicini e gentili, più il mondo esterno diventa amichevole. E quando litighiamo fra noi, il mondo esterno diventa distante e minaccioso nei nostri confronti.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 14/01/2018, “Gli Scritti di Baal HaSulam – Introduzione a Il Libro de Lo Zohar”, Articolo 13

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Desiderare l’amore

La MAN non è la manna celestiale che cade dall’alto, ma la preghiera che una persona eleva dal basso e da cui viene appagata. È l’impulso in avanti, non la ricezione ma l’anelito, la spinta, l’ardire che la appaga e per cui vive.

Solo attraverso il desiderio per l’amore una persona prova quel piacere, chiamato la dolce fatica dell’amore, senza il quale non esisterebbe.

Il riempimento è costituito dalla sola richiesta al Creatore. Questo è il motivo per cui in ebraico preghiera si dice “tfila” dalla parola “lehitpalel” che significa giudicare se stessi. Sebbene tu non stia chiedendo nulla a nessuno, analizzi e capisci te stesso. Non è necessario rivolgersi a qualcuno; è sufficiente raggiungere l’aspirazione per l’obiettivo, e non cercare l’obiettivo stesso.

Solo coloro che lavorano sulla correzione spirituale e la affrontano con tutto il loro io, possono comprendere questo. Nessun altro può.

E anche per coloro che si impegnano, ci vuole molto tempo prima che l’aspirazione in avanti non sia più solo per se stessi senza alcuna ricezione, assolutamente disinteressata, e diventi un loro bisogno interiore. Ma questo è il vero stato spirituale.

Quindi, è proprio il deserto in cui si mangia la manna, lo stato ideale. Non c’è nient’altro che l’aspirazione in avanti, verso l’amore e la dazione.

Non puoi ancora usare il tuo “Faraone” (ego) che sta nel tuo “sacco,” ma già cominci a puntare in avanti. E poi la tua spinta aumenterà così tanto che senza aspettarti che questo desiderio cresca in te, gradualmente inizierai a tirarlo fuori e a trasformarlo nella propensione ad avanzare.

E allora sarai in grado di agire. Come agisce il Creatore in dazione tu, con l’aiuto del Faraone, agirai lavorando in dazione. Proprio la forza nera del Faraone è ciò che ti darà la capacità di dare.
[217536]

Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 25/03/2015

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