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Dovremmo amare il nostro prossimo

Domanda: Il Creatore è amore. Quando sei arrivato dal tuo maestro, il Rabash, hai collegato in qualche maniera la Kabbalah all’amore?

Risposta: No. Prima di arrivare da Rabash, e all’inizio anche con lui, la Kabbalah, a mio avviso, veniva identificata esclusivamente come una scienza rigorosa che dovevo conoscere a fondo.

Domanda: Qual è stata la tua reazione quando hai sentito che è necessario amare il prossimo?

Risposta: Ho reagito come se si fosse accesa una lampadina nella mia testa: “Probabilmente questo è il modo in cui si manifesta.” Capii che queste erano parole terrene, molto limitate, molto superficiali e basate su qualità materiali, non spirituali. Spiegai a me stesso l’amore spirituale come un’aspirazione a qualcosa di elevato, l’opportunità di aderire a questo ideale.

Il principio di “Ama il prossimo tuo come te stesso” dovrebbe essere messo in pratica nella decina. Dobbiamo prenderlo così com’è, nella sua vera forma e metterlo in pratica fra noi. Allora saremo in grado di raggiungere questo obiettivo. Dobbiamo cercare di farlo al più presto possibile, prima che ogni tipo di sofferenza naturale ci costringa a muoverci in questo senso con un percorso lungo e doloroso.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa dell’8/06/2017

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L’amore spirituale

Domanda: Credi che sia possibile vedere, con i propri occhi, esempi di vero amore spirituale, per comprenderne la dinamica?

Risposta: No, perché tu non saresti comunque in grado di capirlo. Un animale non può sentire l’amore fra due persone perché il loro amore si trova su due livelli diversi.

L’amore spirituale è quella relazione che si crea fra i più e i meno in due persone, quando esse non distruggono le qualità opposte fra loro ma le usano come un’opportunità.

Come disse Archimede: “Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo”. Anche noi abbiamo bisogno di un punto d’appoggio negativo in modo da innalzarci ai mondi superiori.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 6/08/2017

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Il tempo dipende da noi

Il tempo non esiste. Un cambiamento di stato mi dà la sensazione del tempo. Non avvertirei il tempo se non fosse cambiato il mio stato. Il tempo è dato dal numero dei cambiamenti che percepisco.

Il tempo può non passare mai oppure può volare: dipende tutto dalla percezione interiore che una persona ha dei cambiamenti che avvengono dentro di lei. Appena non ci sono più cambiamenti, il tempo scompare.

Esiste un meccanismo che si rivela dentro di me e risveglia costantemente nuove qualità interiori. In esse, sento come se il mondo attorno a me stesse cambiando. Ma in realtà il mondo non cambia: sono io l’unico a cambiare. Le stelle esplodono, la gente corre intorno, la vita mi circonda, ma queste sono tutte qualità che cambiano dentro di me a seconda di come io percepisco la realtà.

Un tempo le persone credevano che il tempo non dipendesse da noi. Ma poi arrivò Einstein e affermò che il tempo è relativo. Se mi muovo ad una velocità che si avvicina a quella della luce, il tempo tempo può accelerare o rallentare. Può persino fermarsi perché il tempo non è fissato dall’alto; dipende dall’osservatore.

La Kabbalah dice che il tempo è il numero di azioni che hanno luogo nel mio desiderio di provare piacere. Posso accelerare il tempo o rallentarlo. Tutto dipende da me, dalla mia percezione soggettiva. Un kabbalista esiste simultaneamente in due livelli di percezione della realtà: nel livello corporeo, attraverso i cinque sensi fisici, e nel livello spirituale. Pertanto, egli esiste in due realtà fin quando raggiunge la propria correzione finale.

Il tempo è il passaggio da uno stato corrotto ad uno stato corretto. Quindi, se cerchiamo di raggiungere l’unione in ogni stato, significa che stiamo accelerando il tempo. Il tempo non si misura con il numero dei secondi, ma con il cambiamento da uno stato a quello successivo. Pertanto, l’unità di tempo può essere un minuto, un’ora oppure un anno, ma è la stessa unità: dalla discesa all’ascesa.

Cambiando le connessioni fra noi, influenziamo il mondo superiore e lo modelliamo in una certa forma. La forma esteriore è la proiezione dei nostri cambiamenti e riflette lo stato della nostra decina. Più ci colleghiamo all’interno della decina, più siamo vicini e gentili, più il mondo esterno diventa amichevole. E quando litighiamo fra noi, il mondo esterno diventa distante e minaccioso nei nostri confronti.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 14/01/2018, “Gli Scritti di Baal HaSulam – Introduzione a Il Libro de Lo Zohar”, Articolo 13

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Desiderare l’amore

La MAN non è la manna celestiale che cade dall’alto, ma la preghiera che una persona eleva dal basso e da cui viene appagata. È l’impulso in avanti, non la ricezione ma l’anelito, la spinta, l’ardire che la appaga e per cui vive.

Solo attraverso il desiderio per l’amore una persona prova quel piacere, chiamato la dolce fatica dell’amore, senza il quale non esisterebbe.

Il riempimento è costituito dalla sola richiesta al Creatore. Questo è il motivo per cui in ebraico preghiera si dice “tfila” dalla parola “lehitpalel” che significa giudicare se stessi. Sebbene tu non stia chiedendo nulla a nessuno, analizzi e capisci te stesso. Non è necessario rivolgersi a qualcuno; è sufficiente raggiungere l’aspirazione per l’obiettivo, e non cercare l’obiettivo stesso.

Solo coloro che lavorano sulla correzione spirituale e la affrontano con tutto il loro io, possono comprendere questo. Nessun altro può.

E anche per coloro che si impegnano, ci vuole molto tempo prima che l’aspirazione in avanti non sia più solo per se stessi senza alcuna ricezione, assolutamente disinteressata, e diventi un loro bisogno interiore. Ma questo è il vero stato spirituale.

Quindi, è proprio il deserto in cui si mangia la manna, lo stato ideale. Non c’è nient’altro che l’aspirazione in avanti, verso l’amore e la dazione.

Non puoi ancora usare il tuo “Faraone” (ego) che sta nel tuo “sacco,” ma già cominci a puntare in avanti. E poi la tua spinta aumenterà così tanto che senza aspettarti che questo desiderio cresca in te, gradualmente inizierai a tirarlo fuori e a trasformarlo nella propensione ad avanzare.

E allora sarai in grado di agire. Come agisce il Creatore in dazione tu, con l’aiuto del Faraone, agirai lavorando in dazione. Proprio la forza nera del Faraone è ciò che ti darà la capacità di dare.
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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 25/03/2015

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Le risposte alle vostre domande – Parte 208

Domanda: Che succede all’anima di una persona che si suicida? L’anima verrà punita per il suicidio del corpo? E se una persona con il punto nel cuore non lo sviluppa e, trovandosi in un particolare livello di sviluppo si suicida, che cosa spetta alla sua anima: come sarà punita? Saranno punite nella stessa maniera?

Risposta: Dopo il suicidio, si inizia tutto un’altra volta.

Domanda: Alla fine della correzione, fra 200 anni, quando tutta l’umanità sarà riunita dal Creatore, che succederà a tutti quelli che sono morti senza raggiungere la propria correzione mentre erano ancora in vita?

Risposta: Saranno tutti corretti!

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Il segnale di un nuovo livello spirituale

Domanda: Qual’è il segnale che indica il raggiungimento di un nuovo livello spirituale?

Risposta: Quando tutti quelli che ti circondano ti diventano più cari, questo indica la transizione ad un nuovo livello.

Dopo questo, immediatamente compare un nuovo egoismo. Ci sono 125 gradi stabiliti dentro di noi che si rivelano pian piano.

Domanda: Sentirò un piacere in quel momento, quando accadrà anche per me che tutte queste persone saranno come dei fratelli ed io le amerò tutte?

Risposta: No. Al contrario, i piaceri emergono non quando raggiungi questo stato, ma quando lo desideri.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 25/03/2015

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Il Terzo Tempio

Domanda: Come possiamo riuscire a non litigare nel Terzo Tempio?

Risposta: Il Terzo Tempio opera in modo completamente diverso, attraverso criteri diversi.

Qui i litigi non sono possibili. Quando saliamo al mondo spirituale, l’egoismo non cresce più; siamo solo influenzati dalla forza della correzione che aggiungiamo al nostro egoismo. Pertanto, non può esserci un’ulteriore rottura.

Tutto questo è scritto in teoria, in accordo con le leggi di correlazione fra la forza negativa di recezione e la forza positiva della dazione.

Studiando la metodologia, capiamo che ci stiamo veramente muovendo verso questo stato, e non ce ne sarà nessun altro.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 23/07/2017

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“E solo Mosè si avvicinerà al Signore”

Dalla Torah, (Esodo 24:01 – 24:02): “A Mosè poi disse: ‘Salite al Signore, tu ed Aronne, Nadàv ed Avihù, e settanta degli anziani d’Israel, e vi prostrerete da lungi. Mosè solo si appresserà al Signore, ed essi non si appressino, ed il popolo non salga con lui’”.

Queste sono fasi di sviluppo. Ci sono diversi livelli di desideri all’interno di una persona. Le persone sono il desiderio egoistico corretto per la dazione, ma corretto ad una piccola altezza.

Poi vengono i Leviti, i Cohen, i figli di Aronne (Nadav e Avhiu), Aaronne e infine Mosè. Tutta questa intera gerarchia rappresenta una persona sola. Cioè, le persone e tutti i giusti sono tutti in una sola persona. E Mosè è in cima alla piramide, quindi solo lui può avvicinarsi al Creatore, e tutti gli altri no.

Dalla Torah, (Esodo 24:03 – 24:04): “Mosè andò e narrò al popolo tutte le parole del Signore, e tutte le leggi; e tutto il popolo rispose ad una voce, e dissero: ‘Tutto ciò ch’il Signore parlò, eseguiremo.’ Mosè scrisse tutte le parole del Signore; indi, alzatosi alla dimane, fabbricò un altare sotto il monte, e (eresse) dodici lapidi, giusto (il numero del) le dodici tribù d’Israel.”

Le persone sono tutti i desideri egoistici dell’uomo. Loro sono sotto Mosè. Lui li tira su come un pescatore che lancia una rete nel mare e ora sta gradualmente tirando fuori il pesce dall’acqua.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 1/07/2013

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Una vera richiesta al Creatore

Ci sembra che una richiesta al Creatore sia un mezzo per correggere il Kli, il vaso dell’anima, mentre come risultato del nostro lavoro, iniziamo a sentire che la richiesta al Creatore è il Kli stesso e non un mezzo per correggerlo.

E se il mio appello al Creatore, il desiderio che io suscito verso di Lui, è vero, costante e crescente nella sua incessante aspirazione a Lui, allora sentirò questa richiesta come una correzione completa.

Quali sono le correzioni? Gli innalzamenti del desiderio, non la risposta alla preghiera per realizzarli. Alzare il desiderio del Creatore è già la fine del lavoro. Quindi, esprimo il mio atteggiamento verso di Lui. Ricevo qualcosa da Lui? Può darsi che io non ottenga nulla. E cosa dovrei ricevere se mi rivolgo a Lui? Solo il mio appello al Creatore è già in se stesso, tutto. Non ho bisogno di nient’altro.

Se non resto nel Kli, che riceve per se stesso, allora voglio avere solo una richiesta al Creatore. E se in risposta non sento, non capisco, non percepisco e non vedo nulla, prego; è ancora meglio! Ed è così che, nel mio sforzo, nel potere della dazione, sento quanto sono simile al Creatore.

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Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 12/5/17, “Lavorare con i disturbi”

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Coprire tutto con l’amore

Domanda: Un kabbalista può controllare l’odio che proviene dalla separazione, sia il proprio che quello altrui?

Risposta: No. L’odio non può essere controllato. Può essere solo coperto con l’amore. È scritto: “L’amore coprirà tutti i crimini”.

Domanda: Ed io posso farlo per qualcun’altro?

Risposta: No. L’unica cosa che puoi fare è includere tutti gli altri in te e, in questo modo, potrai trasformare tutte le loro qualità negative in positive. Non ci sono qualità negative. Semplicemente non sono bilanciate da quelle positive.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 6/08/2017

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