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L’avanzamento spirituale

La saggezza della Kabbalah identifica l’ordine delle azioni che si susseguono nel nostro desiderio di ricevere piacere, con l’intenzione di ricevere oppure con l’intenzione di dare. Il desiderio di ricevere piacere è la nostra natura mentre l’intenzione dipende dall’uomo. Il cambiamento congiunto del desiderio e dell’intenzione prende il nome di movimento spirituale.

La saggezza della Kabbalah parla solo di questo movimento; e non lo dobbiamo confondere con i movimenti che vediamo in questo mondo; questo mondo è illusorio, con movimenti ed immagini fittizie. Il problema sta tutto qui: dobbiamo separarci dalle azioni esterne, inclusa anche la psicologia, e cominciare a distinguere i cambiamenti che hanno luogo dentro di noi come una conseguenza del movimento spirituale interiore.

Entrare nel primo livello spirituale (embrione) non significa stare lì come lo stiamo facendo adesso, ma sottoporci ad un determinato numero di cambiamenti. La domanda è: “Cosa resterà dell’io precedente durante la transizione da uno stato ad un altro?” Non si tratta di uno spostamento come se fossimo seduti in un’automobile, mentre ci dirigiamo da qualche parte. Nel movimento spirituale, l’io stesso sta cambiando e gradualmente otteniamo lo stato di embrione spirituale.

Pertanto devo esaminare me stesso con molta attenzione: quali cambiamenti avvengono in me e perché? Mi conducono all’entrata del mondo spirituale? Io sono una persona nuova ogni giorno? Cosa resta del mio io passato? Posso dire che sono avanzato? Di cosa ho bisogno per avanzare di più e diventare un embrione spirituale?

Il kabbalista deve essere molto sensibile ai cambiamenti che avvengono in lui. Tutto quello che ha sentito e pensato sino a ieri, non solo scompare come in qualsiasi persona comune, ma muta completamente in un nuovo desiderio e pensiero. Si può dire che ogni giorno egli diventa una persona nuova.

Come il serpente cambia la sua pelle, noi dobbiamo cambiare i nostri desideri, le intenzioni e le abitudini affinché coincidano sempre di più con il primo stato spirituale: dobbiamo desiderarlo, sforzarci per avvicinarci ed anticipare che cosa si rivelerà nell’istante successivo.

E se non si rivela, almeno avremo fatto un passo in più, avremo messo in atto un cambiamento in più in noi stessi e, implicitamente, ci stiamo già preparando per nuovi cambiamenti. Così passeremo attraverso i cambiamenti che sono necessari per acquisire la forma dell’embrione spirituale.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15/01/2018, lezione sul tema: “Entrare all’Ibur (concepimento)” (Preparazione al Congresso Mondiale 2018)

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Unione senza frontiere

Domanda: Quando diciamo che l’unione sta al di sopra di tutto, non esiste alcuna limitazione a questa definizione?

Risposta: No, non c’è alcuna limitazione, perché non ce ne possono essere nell’unione. Non appena la raggiungiamo, appaiono nuovi ostacoli e dobbiamo ancora una volta muoverci verso nuove frontiere. Questa è l’ascesa dei 125 gradini.

Nell’unione che abbiamo raggiunto, riveliamo il Creatore, cioè, la forza generale che connette in se stessa due forze opposte: positiva e negativa, la forza della luce e la forza del desiderio, più e meno, oscurità e luce insieme, in armonia.

E cosa accadrà fra la luce e le tenebre? Che cosa le connetterà fra loro così come il positivo e il negativo provocando quel corto circuito che accende il motore di una macchina e ogni altra cosa? Questi elementi sono i nostri sforzi, quelli che investiamo con il fine di connettere tutti i positivi e i negativi in forma armoniosa, per unire tutti i fenomeni naturali positivi e quelli negativi affinché non ci appaiano opposti.

Nel tentativo di connetterci tra di noi in questa maniera, ci correggiamo. Anche noi ci troviamo tra forze positive e negative e lì ci connettiamo con il Creatore e arriviamo all’adesione con Lui.

Il Creatore è l’armonia di tutte le forze della natura, inclusi noi, cioè, le persone che creano questa armonia dentro di sé.

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Dal Congresso di Vilnius “Dal caos all’armonia”, Giorno uno, 3/11/2017, Lezione 1

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Trenta giorni di lutto

Dalla Torah, (Deuteronomio 34:08): “E i figli d’Israel piansero Mosè nelle pianure di Moàb per trenta giorni, e si trattennero là finché si compirono i giorni del pianto del lutto di Mosè.”

I trenta giorni di lutto sono un intero livello del Partzuf. Quando ti allontani completamente dal tuo precedente Partzuf, dalla fase precedente, viene detto i trenta giorni di lutto.

Il pianto è un piccolo stato (Katnut). Dopo tutto, i figli di Israele sono come bambini che non possono fare nulla e non rimane loro che piangere. Non possono raggiungere il livello di Mosè e la consapevolezza di questo viene chiamata “pianto”.

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Dalla trasmissione di Kab TV “I Segreti del Libro Eterno”, 6/02/2017

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La vergogna è la sensazione più forte

Domanda: La vergogna è la sensazione più forte e più odiosa per una persona. La gente è disposta anche a suicidarsi pur di non provare la pubblica vergogna. Qual è la radice spirituale di questo doloroso fenomeno?

Risposta: L’opposizione al Creatore. La prima vergogna e la prima restrizione provenivano dal fatto che il desiderio di provare piacere si sentiva come il ricevente, che è l’opposto della dazione, il Creatore.

Così è apparsa la vergogna, la cosiddetta sensazione di essere opposti. Quindi, vediamo che la vergogna è la sensazione più potente che può controllare ogni altro desiderio.

Domanda: Non è chiaro come questo sia collegato al Creatore. Una persona può vergognarsi di aver disonorato il suo nome o la sua razza.

Risposta: La vergogna annulla e cancella completamente la persona, annulla il suo “Io.”

Il Creatore è unico, eterno e perfetto, chi prova vergogna si sente imperfetto, finito e inesistente. La vergogna non solo cancella ogni cosa in lui, ma lo porta anche alla totale umiliazione di fronte alle altre persone. È la sconfitta del nostro ego, che è peggiore della morte.

Non c’è bisogno di uccidere una persona, basta metterla in una gabbia e farle sentire umiliata agli occhi degli altri, incapace di difendersi. Questa è la cosa peggiore. Preferirebbe morire solo per liberarsi di questa sensazione.

Questa è una vera sofferenza preparata per noi per farci uscire dal nostro egoismo e ottenere tutto.

Domanda: Hai mai conosciuto delle persone che si vergognino di non essere eterne, di non essere come il Creatore?

Risposta: Il fatto è che una persona si giustifica sempre. Ogni assassino, ogni ladro, si giustifica in anticipo. E se qualcuno non riuscisse a giustificarsi, sentirebbe una vergogna tremenda.

Domanda: Dobbiamo costruire una società che intenzionalmente inculchi una sensazione di vergogna nelle persone in modo che nessuno faccia qualcosa di sconveniente?

Risposta: Alle persone serve la vergogna davanti al Creatore. Raggiungere questo stato è un ottimo metodo di correzione. Se senti che non sei come Lui, questo ti correggerà completamente.

Domanda: Ecco, ma Lui mi ha fatto così. Di che cosa dovrei vergognarmi?

Risposta: Questa è una buona scusa, ma non funzionerà. Funziona solo la sensazione che nasce in te. Tu non puoi fare nulla.

Non ci vergogniamo davanti al Creatore perché non Lo sentiamo. Egli si nasconde proprio per aiutarci. Se sentissimo che siamo opposti a Lui, semplicemente non potremmo esistere.

Domanda: La vergogna davanti agli amici ci aiuta ad avvicinarci alla vergogna davanti al Creatore?

Risposta: Sì, se cominciamo a costruire noi stessi in relazione ai nostri amici in modo che diventiamo un esempio per loro, allora qualsiasi stato opposto sarà avvertito come sofferenza e ci aiuterà.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 13/08/2017

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Dovremmo giudicare tutti su una scala di valori

Domanda: Nella Kabbalah esiste un principio: “Giudica ogni persona su una scala di merito.” Per un kabbalista è più facile o più difficile la normale comunicazione quotidiana con le altre persone?

Risposta: Un kabbalista non ha alcun problema di comunicazione nella vita quotidiana, interagisce liberamente con tutti. Tuttavia, per lui, l’interagire positivamente con i suoi amici rimane un grande problema.

Non vi è assolutamente alcuna difficoltà per lui nel giustificare le altre persone dato che capisce perfettamente che chiunque stia facendo qualcosa attorno a lui è una piccola creatura egoista. Così, egli non vede nessuno che faccia del male o del bene.

Domanda: Ma durante la loro vita i kabbalisti hanno sperimentato molte pressioni negative da parte di persone che li hanno ostacolati. Sono stati rifiutati, esiliati dalle loro case e così via. Ma ancora giustificano queste azioni?

Risposta: Si, perché comprendono che ciò non viene fatto dalle persone stesse. Tutto avviene per l’influenza della Luce superiore: sia che derivi dal kabbalista stesso o attraverso gli effetti che il mondo esterno ha su di lui. Questo viene fatto perché lui possa giustificare sempre di più la Luce Superiore ed essere in adesione con essa: gli serve per compiere un maggiore sforzo per rimanere nella qualità della dazione.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 3/09/2017

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“…ti darò le tavole di pietra…”

Dalla Torah, (Esodo 24:12 – 24:14): “Indi il Signore disse a Mosè: ‘Sali a me al monte, e rimani ivi, e ti darò le tavole di pietra che ho scritto, e le leggi ed i precetti da insegnar loro.’

Mosè si mosse, con Giosuè suo domestico; e Mosè salì al monte di Dio.

Ed agli anziani disse: ‘Attendeteci qui, finché ritorniamo a voi. Aronne e Hhur rimangono presso di voi; chi ha qualche causa, si presenti ad essi’”.

Questo riguarda la separazione fra i vari livelli di governo. All’interno di una persona c’è la stessa separazione di quella che c’è nella società. Ci sono le persone comuni, i Leviti, i Cohen e Mosè dentro la persona. Tuttavia, solo il punto chiamato Mosè entra nel contatto superiore con il prossimo livello e allora l’ascesa inizia.

E’ scritto, “…e ti darò le tavole di pietra che ho scritto, e le leggi ed i precetti da insegnar loro.” Il punto chiamato Mosè viene incluso nel prossimo livello che inizia dal livello inanimato (Domem, il livello della pietra, che è chiamato Lev HaEven, il cuore di pietra) e si arrende alla forza superiore che incide i comandamenti su esso. Questo è il lavoro del Creatore.

Mosè è incapace di incidere sul suo cuore (al livello di Lev HaEven) le parole della Torah, ovvero, i comandamenti spirituali che rappresentano le dieci Sefirot, le più corrette e profonde. Dopo tutto, la base del prossimo livello è la correzione della persona nel suo livello egoistico più profondo.

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Dalla trasmissione di KabTV, “I Segreti del Libro Eterno”, 7/01/2013

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I kabbalisti provano il desiderio di vendetta?

Domanda: I kabbalisti hanno un innato senso di vendetta?

Risposta: No, nella saggezza della Kabbalah non si provano queste sensazioni. Tu esisti all’opposto del Creatore: “Non esiste nulla tranne Lui”. Lui ti pone di fronte certe sfide e tu devi interpretarle.

Inoltre, Lui lo fa in termini di influenze positive e negative e tutto questo al solo scopo di farti avanzare. Svolgere questi compiti ti dà tutto quello di cui hai bisogno. Perciò tu non puoi avere nessuna obiezione contro il Creatore.

Inizialmente queste sensazioni emergono ed in un numero abbastanza grande; accade quindi che lo studente si tormenti sul perchè ha fatto o non ha fatto qualcosa oppure sul perchè il Creatore abbia agito verso di lui in un certo modo, ecc.

Più tardi, tutto questo svanisce e si forma una chiara connessione con il Creatore: tutto ciò che accade viene da Lui e tutto per il mio stesso bene. Lui mi dirige costantemente. Persino quando mi sento completamente perso, Egli mi dirige in ogni secondo della mia esistenza nella direzione più giusta.

Tutti i sentimenti negativi che sperimentiamo sono lì perché noi dobbiamo guidarli contro il nostro egoismo.

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“Ed un vento, mandato dal Signore, si mosse…”

Dalla Torah, (Numeri 11:30 – 11:31): “Indi Mosè si ritirò nel campo, come pure gli anziani d’Israel. Ed un vento, mandato dal Signore, si mosse e trasportò d’oltre mare le quaglie, e le gettò sopra il campo, per lo spazio di una giornata di cammino dall’una parte e dall’altra, intorno al campo, ed all’altezza di circa due braccia dalla superficie della terra.”

Un vento (Ruach) è un movimento. “Ed un vento, mandato dal Signore, si mosse…”, significa che un nuovo movimento interiore avvolge la persona.

«…e trasportò d’oltre mare le quaglie, e le gettò sopra il campo, per lo spazio di una giornata di cammino dall’una parte e dall’altra, intorno al campo, ed all’altezza di circa due braccia dalla superficie della terra.»

Se valutiamo questa frase dal punto di vista delle unità di misura fisiche, un braccio è approssimatamente 60 centimetri. Questo significa che due braccia sono un metro e venti centimetri. L’intero campo era ricoperto di quaglie per una giornata di cammino dal campo, in ogni direzione. Puoi immaginare quante tonnellate di carne sono? Le persone chiesero cibo e lo ricevettero.

Ovviamente, questa è un’allegoria. Non si parla davvero di quaglie. Il senso reale della frase è: vuoi ricevere soddisfazione per i tuoi desideri egoistici? Prego, vieni e prendi ciò che desideri!

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Dalla trasmissione di Kab Tv “I Segreti del Libro Eterno”, 25/03/2015

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Come reagisce alla sofferenza un kabbalista?

Domanda: In che misura un kabbalista riesce a reagire ai sentimenti come la sofferenza, il vuoto e la delusione?

Risposta: Il kabbalista è sensibile alla sofferenza fisica. Come tutti coloro che esistono in un corpo fisico, rimane di fatto un animale e continua a percepire tutto. In questo, non c’è differenza tra lui e le altre persone. Il suo atteggiamento nei confronti della fonte della sofferenza è un’altra cosa.

Egli giustifica completamente il Creatore perché comprende che questa sofferenza lo aiuterà a separarsi dall’egoismo. Pertanto, il kabbalista si relaziona alla malattia e alle altre avversità in un modo molto diverso.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 3/09/2017

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Quando arrivare alla terra di Israele?

Domanda: Perché dopo l’esodo dall’Egitto il popolo di Israele si lamentava costantemente e non era soddisfatto di questo progresso?

Risposta: E’ così che si valuta il presente in relazione al passato e la libertà di scelta viene messa in pratica in mezzo a questi due stadi. Questo succede in ogni grado, in ogni passo, poiché l’egoismo cresce sempre e dobbiamo elevarci al di sopra di esso. Più grande è l’egoismo, più grande sarà l’ascesa. Questo continuerà finché entreremo nella terra di Israele. Nel corso dei 40 anni nei quali vaghiamo nel deserto, tutti saliamo al Monte Sinai.

In precedenza solo Mosè vi salì, ma adesso stiamo portando tutti con noi. Questo significa che lui sta guidando la gente attraverso il deserto. L’ascesa al Monte Sinai, che significa l’ascesa al di sopra dell’odio reciproco, è lo scopo della vita dell’uomo. Questo è l’inizio della dazione, dell’amore, della connessione reciproca e dell’unione di tutti in un tutt’uno; ed in questa misura, il Creatore si rivela. La terra di Israele si raggiunge solo alla fine, quando raggiungiamo l’amore; però tutta l’ascesa consiste nell’elevarsi al di sopra dell’egoismo. Questo si chiama “avere l’attributo di Hassadim”. Hesed è la misericordia: quando ti preoccupi per gli altri allo stesso modo di come loro si preoccupano per te.

In questo passaggio, ogni volta che percepisci il livello nel quale ti trovi, si reprimeranno le tue necessità, e valuterai le necenecessità degli altri come più preziose, più necessarie. È come una madre che cura il proprio neonato, valorizzando le sue necessità più di qualsiasi altra cosa. È questo il sistema nel quale siamo in relazione con tutti.

È come se permettessi che un’altra persona dentro di te liberasse spazio per lei in questo grado. Quando fai questo, l’egoismo del prossimo grado comincia immediatamente a nascere in te. È talmente forte che non noti nemmeno questa persona, e se la vedi, ti disturba ed è repellente per te. Dopo cominci a lavorare su questo nuovamente, finché diventa vicina a te più di quanto tu lo sia per te stesso. Questo significa che sei entrato in un nuovo grado. E continua una volta e poi un’altra ancora.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 25/03/2015

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