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Ogni passo ha la sua risposta

Domanda: Tu dici che attraverso la propria analisi interiore, l’uomo trova le risposte dentro di sé. Come posso essere sicuro che il mio egoismo non mi metta fuori strada, e riesca a ricevere le giuste risposte invece di immaginare soltanto qualcosa?

Risposta: Se stai cercando il modo di fare dei progressi in avanti – con i libri, o con l’uso del metodo, ricevi le risposte corrette ad ogni preciso momento. La volta dopo, riceverai delle risposte ancora più corrette.

Ogni passo successivo è più corretto rispetto a quello precedente, ed il precedente sembra uno sbaglio. Così, ci muoviamo in avanti. In questo modo, un bambino incomincia a comprendere di aver giocato con dei giocattoli, non con qualcosa di reale.
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(Dalla 2.a lezione al Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Una marionetta che si anima da sé

Domanda: Perché dobbiamo affrontare un processo così lungo, complicato ed oscuro che va contro la nostra logica ed il comune modo di pensare?

Risposta: Il punto è che alla fine, all’essere creato dal Creatore, dobbiamo aggiungere il nostro desiderio, il nostro bisogno di fare esperienza di Lui, per ricevere la Luce superiore e l’appagamento spirituale. Io devo presentarmi con un mio proprio desiderio, con l’impazienza e una grande brama.

E per arrivare ad avere un mio proprio desiderio, devo partire dal suo capo opposto, dal non volere nulla di tutto questo! Solo giungendo a questo desiderio dal suo capo opposto posso dire che è mio! Altrimenti, non lo è.

Supponiamo che io voglia qualcosa in questo preciso istante. Da dove arriva questo desiderio? Se io scavo in profondità, scoprirò che non è effettivamente mio, ma che deriva da qualche causa esterna: geni, ormoni, informazioni accumulate nella mia memoria, ambiente, ed i bisogni del mio corpo e della natura. Ciò significa che vengo risvegliato da dentro, ma non si tratta affatto di un mio desiderio; invece, è il richiamo della natura. E, schiavo del mio istinto naturale, incomincio a rincorrere quello che voglio.

Quello che voglio adesso è cibo, sesso, famiglia, benessere, potere, onore e conoscenza. Ma lo voglio veramente? No, non lo voglio! Può essere che io sia nato in questo modo o può essere stato l’ambiente ad influenzarmi, in ogni minuto della mia vita, risvegliando in me questo genere di desideri. Ma non si tratta dell’ “IO” che sono.

E’ come se io fossi una marionetta senza esserne nemmeno consapevole. Credo di essere il padrone della mia vita e, come un eroe, combatto per accaparrarmi quello che voglio. Ma poi salta fuori che non è affatto quello che voglio. Chi sono io, allora, se agisco come un robot? Piango, mi sforzo, lavoro duramente, per poi rendermi conto che sto appagando i desideri di qualcun altro e non so nemmeno di essere uno schiavo.

Dipendo completamente dai fili che mi tirano e che mi controllano in ogni momento.
Se avessimo la possibilità di vederci dal di fuori, vedremmo esattamente questo: siamo delle marionette che non hanno nulla di proprio, nessun desiderio personale o possibilità di appagarli. Non siamo quelli che possono stabilire i propri obbiettivi e, apparentemente, non siamo neanche umani, ma siamo dei pupazzi di stoffa legati a dei fili che ci muovono in su e in giù.

Tuttavia, quando sento un desiderio dentro di me, non sono IO a sentirlo? Si tratta di una bella domanda, poiché la sensazione si presenta nella forma che è prescritta per me. Un certo disturbo si presenta dentro la marionetta, degli impulsi elettrici la attraversano, ed incomincia ad agire e reagire.

Se ci esaminiamo con questa accortezza, vedremo che non c’è creatura qui! Questo è il momento in cui incominciamo a comprendere qual è stato il lavoro del Creatore: come creare il desiderio primario e basilare che non arriva da Lui. Come può fare un pupazzo che, nonostante sia di stoffa, ottiene la vita ed incomincia a pensare e a desiderare da sé? Inoltre, come si rendono suoi i desideri, i pensieri, e le azioni? In caso contrario, l’intera creazione sarebbe un semplice giocattolo, una burla totale.

Non ci rendiamo neanche conto di quanto sia stato difficile crearci in modo che potessimo costruire qualcosa da soli dentro noi stessi, qualcosa che si possa chiamare “uomo” (Adamo), cioè “uguale” (Domeh) al Creatore, autonomo ed indipendente nelle proprie scelte, azioni, e desideri, e non semplicemente un parassita.

Perciò, siamo destinati ad attraversare degli stati insoliti e strani, fino a quando non otteniamo un desiderio che sia nostro. E solo quando arriveremo a questo momento saremo chiamati “umani”, Israele. Ci si riferisce a coloro che sono ancora controllati dall’Alto come alle “nazioni del mondo”. Mentre ci si riferisce a coloro che sono già evoluti ed hanno un proprio desiderio che li spinge verso il Creatore come Israele (Yashar El, “dirittti al Creatore”).

Quindi lo scopo dell’essere che è stato creato è di ottenere questo desiderio e di utilizzarlo, ed è verso questo scopo che la Luce superiore ci sta portando. Essa ci porta solamente a renderci conto di quanto sia necessario questo scopo, mentre meritare questo desiderio è il nostro lavoro. Qui, non possiamo ricevere niente di pre-confezionato perché in questo caso, non sarebbe un merito.

Dunque, il Creatore ci risveglia una volta con il piacere ed un’altra volta con la sofferenza, usando queste due particolari redini per farci creare dentro di noi qualcosa di nuovo.
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 06.05.2011 “spiegazione dell’articolo, ‘prefazione alla saggezza ella Kabbalah’”)

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L’amore è una strada a due corsie

Domanda: Come si spiega agli uomini la necessità dell’amore?

Risposta: Si può amare il pesce da mangiare a pranzo, si possono amare i nostri figlioletti, e si può amare il prossimo e il Creatore. La stessa parola indica delle nozioni completamente diverse.

Vale la pena esaltare l’amore per il prossimo ad una persona che ama il pesce? Come si può descrivergli il piacere della dazione? Cosa capirebbe? Che deve dare il suo pesce a qualcun altro? Questo è amore?

Che cosa significa amare il prossimo? Questo amore ha un significato completamente diverso. Amare il prossimo, cioè un altro uomo, significa unire il suo desiderio al nostro e usare il nostro desiderio per appagare il suo. Allora ci uniamo in un unico insieme, dove io appago l’altro e l’altro è appagato. In cosa l’altro si appaga? Nel suo desiderio. Nel suo desiderio in relazione al mio, che è come Malchut in relazione a Zeir Anpin. Io sono come il Creatore, e l’altro è come la creazione. Questo è ciò in cui consiste il mio lavoro.

Dunque, “amore” è la relazione tra il Creatore e la creazione. Solamente questo è amore, cioè l’atteggiamento della creazione verso il Creatore. Se io riesco a costruire questo genere di atteggiamento verso gli altri o, in altre parole, se acquisisco la qualità del Creatore, la qualità della dazione, e per mezzo di questa qualità mi rapporto al desiderio del mio prossimo proprio come fa il Creatore, ne consegue che il Creatore è dentro di me, ed io compio l’azione necessaria rispetto al mio prossimo. Questo significa che io amo il mio prossimo.

Noi non abbiamo il diritto di usare la parola “amore” in nessun altro significato, contesto, o situazione. Altrimenti lo confonderemmo con il nostro “amore per il pesce”.

Stiamo parlano dell’intensità con la quale il Creatore, la qualità della dazione, si riveste in me. Prima di tutto dobbiamo mettere in pratica il principio “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te“. In questo modo divento neutrale. Dopo di che, devo acquisire il desiderio dell’altro invece del mio. Il desiderio dell’altro uomo deve diventare più importante del mio e quindi innalzo l’altro al di sopra di me. In questa caso, sono pronto a fare di tutto per l’altro, proprio come lo farei per mio figlio se fosse ammalato. Sono completamente “assorbito” nel suo desiderio; ed è questo che mi spinge ad agire.

In questo modo sono esattamente uguale al Creatore, come Zeir Anpin che riceve una richiesta da Malchut. Più il desiderio dell’altro è in grado di spingermi a donare, di più io mi elevo rispetto a lui. Questo è amore. Lo capite come è diverso questo amore dalle nostre nozioni attuali?

Più sono capace di donare ad un altro uomo, di più gli fornisco la Luce della correzione. Infatti, c’è una garanzia mutua tra di noi. Io non colmo il suo desiderio egoistico, ma rivelo dentro di lui il desiderio di essere in un unico sistema con me, in modo che la Shechina possa regnare tra di noi. Quindi, che cosa dovrei fornirgli? Devo dargli il mio appoggio nel sostegno reciproco, che è lo stesso che fa lui per me rivelandolo nel suo desiderio. Questo è amore.

Nessuno deve indugiare nell’egoismo dell’altro. Io non rivelo il desiderio egoistico nell’altro uomo, ma il desiderio della garanzia mutua al fine di rivelare il Creatore nella relazione che c’è tra noi due. Il Creatore non può essere rivelato in un uomo o nel suo atteggiamento verso un altro uomo, a meno che questo atteggiamento non sia fortificato dalla reciprocità.

L’amore non funziona a senso unico. E’ una strada a doppia corsia. Richiede una rete di collegamento attraverso la quale gli impulsi della dazione possano scorrere, una rete attraversata da sentimenti di amore, di relazioni di sostegno reciproco attraverso le quali ci rafforziamo a vicenda.

In questo contesto, l’egoismo viene messo da parte, senza alcun calcolo di appagamento. Infatti, noi ci innalziamo al di sopra dell’egoismo, in quanto ci connettiamo tra di noi con l’intenzione reciproca di farlo per il bene della dazione. E quando la nostra unione raggiungerà uno specifico livello di intensità, creando una rete al di sopra di noi, allora riveleremo il Creatore, la reciproca qualità della dazione e dell’amore che esiste tra di noi.

(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011 “Matan Torà -La dazione della Torà”)

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Fratelli, voglio abbracciarvi

In base alla misura in cui vuoi vedere il gruppo unito e completo, che esiste nella garanzia mutua, interna, tu influenzi tutto il gruppo e gli infondi il tuo potere, il tuo desiderio, nell’attributo della dazione. Vuoi impregnare gli amici affinché loro si riempiano di questa qualità. Questo è il significato di “ama il tuo amico come te stesso”, posto che ti sforzi per riempirli come faresti con te stesso e pertanto, loro sono ancora più importanti per te.

Come può essere confuso questo? Tutti possono sentirlo. Tu vuoi immaginare i tuoi amici uniti, insieme e li riempi fino al bordo! Qui non pensi al tuo beneficio o alla perdita personale, ma solo agli amici, alla Shechinà (Divinità); e se solo pensi a loro, non sperimenterai le discese o le ascese personali, ma continuerai a vivere i loro desideri.

Quando attraversi una discesa, la ragione è che i tuoi desideri sono bloccati. Il tuo ego sente che non può riempirsi in nessuna maniera. Non ci sono piaceri da conseguire e pertanto cadi in letargo ed aspetti che il tuo stato cambi con il passare del tempo.

Questa stasi è dovuta al fatto che non ci sono nuovi desideri che si rivelano in te. Se tu sentissi un nuovo desiderio in questo momento, ti risveglieresti immediatamente e vorresti ricevere tutto il mondo! Tutto dipende dal desiderio.

Da questo si deduce che se un grande desiderio si rivela in te, trabocchi di energia, se il desiderio è piccolo, stai tranquillo, ma se il desiderio svanisce completamente, allora muori; però questo può avvenire solo se lavori sul tuo desiderio.

Tuttavia, se hai a che fare con i desideri degli altri, vieni rinnovato continuamente. Questo desiderio non dipende da te, ma avrai sempre i desideri degli altri. Pertanto, non attraverserai le ascese e le discese, ma continuerai ad elevarti sempre più.

Vale a dire che le ascese e le discese saranno di una natura differente, determinati non dal desiderio, ma dalla Luce: cos’altro puoi dare? Cos’altro puoi strappare al desiderio di ricevere ed utilizzarlo per il bene della dazione affinché possa aggiungerlo alla tua dazione al Creatore?
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.04. 2011, Shamati 1)

Invidiate quanto vi pare

Domanda: Le donne hanno molti desideri differenti. Come posso individuare e distinguere il desiderio per la spiritualità in modo da elevarlo al di sopra di tutti gli altri desideri?

Risposta: In linea di massima, si tratta di una domanda generale; non solo le donne hanno molti desideri differenti, anche per gli uomini è così. Ogni persona, uomo o donna, ha numerosi desideri. Come distinguiamo il desiderio per la spiritualità in modo da renderlo il più importante? Questo è possibile solamente quando mi trovo nel giusto ambiente che mi dona ispirazione, che costruisce un sistema di valori corretti dentro di me. Le altre persone mi ispirano ed io le invidio. L’invidia è una buona qualità; non ci sono qualità negative, dobbiamo solamente utilizzarle nel modo appropriato.

Se utilizzo l’invidia correttamente, se faccio del mio meglio per percepire quello che pensa il gruppo generale delle donne, mi unisco a loro, assorbo il loro entusiasmo per lo scopo, e riconosco con il loro aiuto il valore della spiritualità al di sopra di ogni altra cosa, il mio desiderio, di conseguenza, crescerà.
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(Dalla 2.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Ispirate gli uomini!

Domanda: Cosa significa che la forza di colui che riceve si sottomette alla forza di colui che dà? Significa che devo innalzare gli uomini al di sopra di me stesso?

Risposta: Ognuno di noi deve innalzare gli altri al di sopra di se stesso. Io faccio lo stesso rispetto al gruppo, all’ambiente: mi abbasso più che posso e divento inferiore a loro (-) mentre, dall’altra parte, cerco di ricevere da loro tanta più grandezza che posso a proposito dello scopo, del gruppo, e del Creatore (+).

Non potrò ricevere dal gruppo senza abbassarmi. Solamente colui che è piccolo può ricevere da colui che è grande. Dunque, io mi abbasso per entrare a far parte dei loro desideri, pensieri ed aspirazioni, e della grandezza dello scopo definitivo. In questo modo mi arricchisco. Nella misura in cui sono capace di ricevere dai miei amici quel tanto in più e lo rendo mio, nella stessa misura si determinerà la mia aspirazione ad avanzare. Ma se non ricevo questo di più dal gruppo, non ho niente con cui avanzare.

Si riceve sempre il desiderio di aspirare ad avanzare solamente dal gruppo. E questo perché io non sono altro che un punto pre-regolato, dentro il quale non c’è niente altro; e questo punto mi è stato dato solamente per farmi lavorare con l’ambiente. Tutto il mio vaso spirituale (Kli), tutta la mia anima, è ciò che ricevo dall’ambiente; non esiste in me.

E se non ricevo nulla dall’ambiente, se cammino con la puzza sotto il naso e non ho alcun desiderio di ascoltare gli amici, questi nuovi desideri non si potranno manifestare in me, ed io non avrò un’anima, un posto in cui rivelare il Creatore. Tutto questo è molto importante.

Lo stesso riguarda le parti maschili e femminili. Queste parti devono essere in sintonia reciproca. Noi ci dobbiamo abbassare rispetto all’altra parte per ascoltare e percepire i suoi desideri, e allora ne riceveremo le aspirazioni. In altre parole, dobbiamo ascoltarci tra di noi ed abbassarci per ricevere dall’altra parte la grandezza dello scopo ed il desiderio di conseguirlo.

Come si elevano gli altri uomini al di sopra di noi stessi? Abbiamo semplicemente bisogno di mostrare al gruppo degli uomini che li esaltiamo, che non stiamo più nella pelle di vedere i loro conseguimenti, che crediamo che siano capaci di prendere una stella dal cielo, e che crediamo in loro. Ispiriamoli, e allora saranno capaci di tutto! Dobbiamo essere come una madre che dice sempre al suo bambino quanto sia grande, forte, capace, ed intelligente e così lo incoraggia a crescere. Tutto questo è necessario agli uomini, perché essi dipendono dall’approvazione delle donne.
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(Dalla 2.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Chi sta con me?

Domanda: Come possiamo noi, i suoi alunni, unirci con la sua mente?

Risposta: Cosa significa “con me”? Tu stai con me se ti annulli, se diminuisci il tuo desiderio davanti al mio. Se assisti alle lezioni, non significa necessariamente che sei con me. Questo non è ancora lo studio nel vero senso.

Dopotutto, l’unità deve essere interiore, non si tratta delle parole che ascolti, noi ci uniamo attraverso i desideri, le mete e le azioni comuni. Chi evoca l’attributo della dazione nell’azione è chi studia. In questo caso, di fatto, tu studi la saggezza. Non sarai capace di ricevere da me la saggezza, la Luce di Chokhmà (Saggezza), se non attivi la Luce di Hassadim (Misericordia) come un vaso. Hassadim è l’auto-annullamento e l’unità quando sei pronto per questo.

Tu liberi nel tuo cuore uno spazio per ogni anima ed allora tutte le anime lo riempiono. Tutta la realtà ritorna a te; comunque, ritorna proprio attraverso il tuo annullamento.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.04.2011, “La mente attuante”)

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Non fatevi abbindolare quando cercate la verità

Domanda: Come possiamo trattenerci dal domandare la verità in modo da non finire a raccontarci delle bugie?

Riposta: Se una persona è in grado di restare aggrappata alla verità, allora si tratta di una persona molto fortunata. Vediamo che nel mondo ci sono molti uomini che non hanno bisogno della verità e che non si domandano per che cosa stanno vivendo.

In altri uomini questa domanda si è già presentata, ma dal punto di vista del “Per che cosa sto soffrendo?”. Questa non è una domanda che riguarda il significato della vota, ma riguarda solo come si può trovare il piacere di vivere la vita, adesso che sentiamo soltanto l’amarezza invece della dolcezza.

Poi ci sono altri uomini che non chiedono di avere una vita piacevole, ma di trovare la verità nella loro vita. E ci sono altri uomini ancora che non chiedono di conoscere la verità della vita, ma vogliono conoscere chi ci ha dato la vita, il Creatore. E questa domanda non riguarda più me stesso, perché non mi preoccupo più di chi sono io e di cosa succederà alla mia vita, in un modo o nell’altro. Io voglio arrivare a conoscere Lui, voglio conseguire il Creatore, ed esistere in Lui – nella vera sorgente, nella radice.

Ci sono molti livelli in questo modo di sentire che dipendono da cosa chiede l’uomo, dalle sue sensazioni e dai suoi conseguimenti. Qui, tutto dipende dalla radice dell’uomo e dal ciclo della vita di quel momento, cioè, dipende da quale livello di sviluppo l’uomo si trova.

Ma anche nel nostro stato attuale può essere che non ci venga ancora concessa l’occasione di chiedere di conoscere la verità, in questo caso possiamo sviluppare il desiderio dentro di noi per mezzo dell’ambiente, “il maestro, il gruppo, e i libri”, e progredire in questo modo. Si tratta comunque di un percorso non facile e che ci richiede di rivelare cosa si trova nella nostra più vera profondità, dentro le nostre informazioni genetiche, i Reshimot.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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Il lavoro quotidiano

Domanda: Gli ultimi tre congressi tenuti in Italia, Spagna e a Mosca, sono stati speciali. Cosa dovrebbe fare il gruppo adesso?

Risposta: La fine di un congresso significa che adesso ci si deve elevare al livello raggiunto da questo congresso nella vita “quotidiana”. Durante il congresso, ci è sembrato di essere aggrappati ad una sbarra e adesso, invece, dobbiamo restare in piedi sulle nostre gambe.

In altre parole, abbiamo messo una scala per arrivare al livello successivo e ci siamo saliti. Questo è il mio stato attuale:

Abbiamo fatto degli sforzi durante il congresso e ce l’abbiamo fatta appena. E adesso, dobbiamo stare su questo scalino – tutti insieme.

Questo è il nostro lavoro fino al prossimo congresso. Non appena ce ne staremo bene in piedi, non appena controlleremo questo scalino, saremo pronti per il successivo.

Non dovremmo restarci automaticamente, ma dovremmo semplicemente spuntare una data di un mese o due sul calendario, per fissarci un tempo. Forse, ce la potremmo fare in una settimana o due oppure, invece, in metà anno, ma tutto dipende da quanto velocemente ci rediamo conto e gestiamo il potenziale che abbiamo per salire fino alla cima. Ognuno deve riuscirci dentro di sé.

Quando ero al congresso, tutta la mia ascesa era inclusa nel nostro gruppo mondiale. Mi sono unito con gli amici e attraverso questa unione mi sono elevato più in alto.

Tutto è avvenuto sotto l’influenza della comunicazione, del gruppo, dell’ambiente esterno. Mi sono sentito subito pronto ad unirmi a loro, a stare insieme a loro. Per fortuna ci sono stati dei momenti come questo e che sono durati dei minuti e forse anche delle ore.

Adesso, non essendo sotto l’influenza degli amici, devo fare questo lavoro dentro di me: alzarmi in piedi e reggermi sulle mie gambe. Si tratta di un lavoro serio e con una punta di dolore costante; un lavoro nel quale sento che la responsabilità ricevuta dagli amici vive in me, mi aiuta con il gruppo e con il gruppo del mondo, nella divulgazione, nello studio, e mi dà sempre l’energia per farmi agire insieme a loro.

L’unione che si realizza in queste circostanze, ai congressi, sotto l’influenza esterna, si deve rispecchiare in ciò che compio nella vita quotidiana.

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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 16.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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Il ruolo dei gruppi delle donne

Domanda: Abbiamo bisogno di un gruppo di donne? Qual è il ruolo del gruppo delle donne?

Risposta: In linea di principio, non c’è una connessione tra le donne come quella che c’è tra gli uomini. Un uomo dovrebbe essere unito ai suoi amici come un unico vettore, al punto tale che tra di loro non ci sia alcuna differenza. In questo senso, a livello terreno, essi devono provare a raggiungere una totale fusione reciproca nelle loro sensazioni e nei loro pensieri.

Questa qualità, questa capacità di connettersi è innata nell’uomo: gli uomini devono semplicemente lavorarci sopra. Solo l’egoismo li separa, ed essi si devono unire al di sopra dell’egoismo. Se ci sono due amici e tra di loro c’è del reciproco egoismo che li tiene divisi, vuol dire che devono ancora trovare un contatto.

Questo è il compito degli uomini. La parte delle donne non può farlo.

La parte degli uomini comprende gli oggetti che hanno dentro di sé la potenzialità di permettere la connessione reciproca. Potenzialità! Gli uomini devono creare questa rete di connessione tra di loro. Gli uomini sono in gradi di farlo. Questa è la loro correzione.

La parte delle donne è creata in modo tale che ogni donna sia di per sé come una regina. La donna non può essere unita alle altre donne con dei legami, come lo sono invece gli uomini. Tuttavia, insieme alle altre donne, può creare un desiderio comune per raggiungere lo scopo.

Questo è il compito delle donne. Questo desiderio deve essere guidato, per farlo passare alla parte degli uomini e, attraverso di loro, al Creatore.
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(Dalla 2.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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