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Perché Abramo?

Baal HaSulam, “Matan Torà(Il Dono della Torà), articolo 5: in primo luogo dobbiamo capire perché la Torà fu data specificamente alla nazione di Israele e non a tutti i popoli del mondo allo stesso modo. C’è qui, Dio non voglia, del nazionalismo?

Come sappiamo, la Torà da una risposta negativa a questa domanda. Questa spiega che Abramo, l’antenato del popolo di Israele, era un sommo sacerdote dell’antica Babilonia, tra le persone che erano molto lontane dal conoscere la realtà del Creatore. Lui rivelò il metodo kabbalistico come per caso, anche se, ovviamente, era già abbastanza sviluppato internamente.

Ci furono dieci generazioni da Adamo, il primo uomo che rivelò il mondo spirituale, fino a Noè e dopo altre dieci generazioni fino ad Abramo. Di fatto, stiamo parlando dello sviluppo interno dei punti nel cuore, il primo dei quali fu Adamo. È possibile immaginare questo processo come dei cerchi concentrici, che irradiano dal centro verso l’esterno. Il ventesimo cerchio dello sviluppo del desiderio è rappresentato da Abramo.

Pertanto, Abramo aveva già un fondo, una base interna preparatoria che fu creata inizialmente nel grado di Adamo. Il livello di Abramo era molto alto. Mentre Adamo rivelò il Creatore con un piccolo desiderio di ricevere, Abramo Lo rivelò al di sopra del grande desiderio egoista che nacque a Babilonia. Da un lato, aveva la base necessaria e dall’altro, il carico del cuore. Di solito, l’una è incompatibile con l’altro.

Come risultato, Abramo fu capace di capire e sviluppare il metodo kabbalistico, mentre Adamo, con un piccolo vaso ed una piccola Luce che non era cresciuta ancora, non potette svilupparlo, divulgarlo, spiegarlo e portarlo alla gente.

Baal HaSulam spiega l’ordine dello sviluppo globale che si divide in tre fasi di duemila anni ognuna: HBD (Chokhmà, Bina, Daat), HGT (Chesed, Gevurà, Tifferet) e NHY (Netzah, Hod, Yesod). A prescindere dal fatto che i vasi puri dei primi kabbalisti fossero vicini alla Luce, è impossibile rivelare il metodo senza desideri grandi, smisurati, che richiedono per la loro rivelazione, delle Luci più grandi nella ricchezza dei dettagli.

Essenzialmente, ci è chiaro che per rivelare il metodo in una certa profondità, si necessita di grandi desideri, di un grande egoismo, contro il quale si rivela la grande Luce. Solo allora avremo l’opportunità di presentare delle cose nuove da capire.

È per questo che Abramo divenne il fondatore del metodo della correzione. Non poteva essere descritto adeguatamente prima di lui perché non c’era ancora niente da correggere. Le condizioni a Babilonia divennero la base. Il punto nel cuore si risvegliò in Abramo e in migliaia di suoi studenti e si diressero nella terra di Canaan, verso il desiderio destinato alla correzione, in modo che questa, in futuro, potesse diventare la terra di Israele.

Babilonia è un desiderio corrotto che rivela la parte che può essere corretta. Il lavoro su questa parte la trasforma nella terra di Canaan. Con il tempo, il desiderio egoista appare in essa e diventa l’Egitto, dopo, il deserto ed in fine, la terra di Israele.
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(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà)”)

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Non psicoanalizzatevi

I Kabbalisi di ogni tempo hanno studiato i problemi dell’umanità e hanno studiato cosa ci separa dal quadro globale, preciso, cosmico ed armonioso: “Cos’è che rende la natura umana così singolare? Quali sono le sue specifiche qualità? Come possono essere rinnovate queste qualità? Cosa spinge questa trasformazione?.

La Kabbalah ci spiega come dovremmo attraversare internamente questi cambiamenti ciclici, stando vicini gli uni agli altri secondo un preciso principio, un particolare algoritmo, al fine di avvicinarci gradualmente ad una maggiore equivalenza con la natura, scendendo in profondità per distinguere le qualità che le si oppongono, e correggerle seguendo una specifica sequenza.

Inoltre, non è previsto che una persona compia queste correzioni da sola. Abbiamo bisogno di correggere la connessione tra di noi, e solo allora raggiungeremo l’armonia.

A questo punto, si presenta un altro dettaglio singolare: in linea di principio, io mi devo accettare esattamente come sono. Moltissime persone passano la loro vita a psicoanalizzarsi: “Sono un buono a nulla, sono pigro, avido, geloso, e così via.”

Lasciamo perdere le vostre caratteristiche; non ci danno fastidio. Tutto questo comincerà ad avere un senso se incominceremo a puntare verso una giusta connessione con gli altri: relazioni interiori, reciproca comprensione, ed interdipendenza.

Se io inizio ad analizzare, vivere e costruire le nostre relazioni correttamente, scoprirò immediatamente (il che è veramente da sottolineare) tutte le qualità che esistono dentro di me: le più disgustose e terribili, quelle che mi vergogno di riconoscere perfino a me stesso. E, improvvisamente, capirò di aver bisogno di queste qualità, per ricevere e per dare agli altri ed in questo modo essere una parte integrante di questo enorme organismo completo.

Ne consegue che tutti i nostri desideri, come quello di rubare, o l’invidia, l’odio, il rifiuto e la falsità, si stanno avvantaggiando sugli altri, tutti questi impulsi interiori con i quali siamo nati ci sono assolutamente necessari. Perciò, non pensateci nemmeno a iniziare un percorso di auto-correzione! E’ un grosso errore ed io vedo il nostro gruppo mondiale farlo abbastanza spesso.

Tutto ciò su cui dobbiamo lavorare è la nostra interconnessione. Non critichiamo i difetti di una persona: di fatto non ha nessuno! Il difetto si trova solamente nella connessione tra di noi e in nessun altro posto!
Questo è ciò che chiamiamo “garanzia”, una proprietà sulla quale la saggezza della Kabbalah si concentra con grande attenzione. Quando iniziamo a studiare, incominciamo a stabilire una connessione tra di noi, e questa intenzione deve precedere ogni azione in cui ci impegniamo: contatto reciproco, reciproca responsabilità di essere connessi gli uni con gli altri, e la necessità di scoprire la connessione interiore tra di noi.

Parallelamente a tutto questo, studiamo i testi Kabbalistici. Non sappiamo cosa ci sta succedendo mentre li studiamo, e non sappiamo nemmeno cosa descrivono. Leggiamo solamente dei nostri futuri stati corretti, così come vengono descritti dai Kabbalisti. Nello stesso modo, un bambino piccolino prende un giocattolo perché la natura lo spinge a giocare e a crescere. Quindi, noi giochiamo reciprocamente nel gruppo, ed in questo modo costruiamo un modello corretto di connessione.

E così, mentre leggiamo questi testi, è come se fossimo attirati verso uno stato più elevato al di sopra di noi stessi, come un bambino che gioca con una macchinina, con un puzzle, o con una scatola di costruzioni. Intenzionalmente diamo al bambino tutti i compiti possibili sotto forma di gioco, e ne consegue che lui, con autentico zelo, cerca di eseguirli come la sua natura gli impone.

Allo stesso modo noi ci dovremmo motivare e ci dovremmo ispirare a vicenda, essendo un esempio gli uni per gli altri e parlando di quanto importante sia tutto questo. In conclusione, ognuno dovrebbe essere stimolato dagli altri, dal loro entusiasmo, dalla loro intenzione di avvicinarsi, unirsi ed essere in una bella condizione di armonia interiore.
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(Dalla 5.a lezione del Congresso di Mosca del 11.06.2011)

La scienza che studia l’io

La Kabbalah è una scienza che tratta della realtà. L’uomo è una creatura che cerca di capire perché, a quale scopo esiste e come può arrivare alla verità. Lui desidera scoprire il significato di nozioni quali “la verità”, “i fatti”, “lo scopo”, o “raggiungere la meta”. Lui è fatto per esigere questo tipo di riempimento.

La necessità più grande dell’uomo è sapere chi è, come è detto: “Dalla mia carne vedrò il Creatore”. Di fatto, per capire chi sono, ho bisogno di sapere chi è il Creatore. Questa necessità richiede che io la investighi.

Tutta la saggezza della Kabbalah è dedicata allo studio dell’uomo, poiché a parte lui, non esiste niente. Tutta la realtà è nell’uomo e tutto avviene solamente in lui. Non vedo niente in questo mondo eccetto me stesso. Tutto quello che avviene intorno a me sono io, immagini dentro di me. Non ho la più pallida idea di quello che succede al di fuori di me.

Questo significa che la Kabbalah è lo studio dell’io, dell’autorealizzazione, della coscienza propria. Tutti gli altri libri descrivono un certo tipo di illusioni, come se ci fosse una realtà esterna al di fuori di noi. Pertanto tutto, eccetto questi libri sacri, è una totale menzogna fabbricata dall’uomo; sono il frutto della sua immaginazione.

Non ci rendiamo conto di quanto unici siano questi libri; inoltre, rispetto alla verità, non abbiamo niente su cui appoggiarci. Senza questi libri, esisteremmo in questo mondo come dei piccoli insetti che vivono solo perché il tempo che è stato assegnato loro glielo permette. Solo con l’aiuto di questi libri possiamo svilupparci gradualmente e cominciare ad esaminare, valutare ed imparare “chi e cosa siamo”.

Così verifichiamo che conteniamo tutti i mondi, i Partzufim, le Sefirot e numerose parti che ci sembrano estranee, che alla fine risultano essere parti della nostra stessa anima. È proprio il nostro desiderio diviso nella natura inanimata, vegetale, animata, così come in quella umana. Nel quarto ed ultimo grado, dobbiamo riunire tutte queste parti per arrivare all’intenzione “di dare”, che è obbligatoria per questo quarto ed ultimo stato della Creazione.

Quando otterrò quest’intenzione di dare per tutte le parti della creazione, finalmente verificherò chi sono, conoscerò me stesso; e non c’è nient’altro che studiare nella realtà.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.05.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Nascere e crescere in un gruppo

Lavorare in un gruppo è estremamente importante. Senza il gruppo, una persona non può fare passi in avanti. Studiare la teoria dalle fonti autentiche non è di aiuto in nessun modo ad una persona, perché non si possono ottenere dei cambiamenti solamente con la teoria.

Una persona si deve inserire in un “laboratorio”: lavorare in un gruppo, esserne influenzata, volta per volta abbassare la testa davanti al gruppo, ed esaltarlo ai suoi occhi in modo che gli amici possano avere un impatto sul suo animo. Ed in altre circostanze, sarà il contrario: una persona dovrà esaltarsi attraverso la dazione al gruppo e guardare agli amici come se fossero più piccoli. Questo è il modo in cui il lavoro viene fatto, reciprocamente e, ne consegue, che dipende da quale delle due forze vengono impiegate in un preciso momento.

La mia anima futura è la “resistenza” nella catena spirituale completa, posta tra il “più” ed il “meno”. A volte, lavoro nel gruppo usando la mia forza positiva e altre volte usando quella negativa. Dunque, ci sono delle volte in cui ricevo un ulteriore potere positivo dal gruppo, e delle volte in cui ne ricevo di negativo. Questo è il modo in cui la mia “resistenza” si sviluppa e si avvicina ancora di più al gruppo, impegnandosi in esso fino a quando non ne divento una sua parte interiore.

Dopo essere entrato in un gruppo, divento come una goccia del seme deposto dentro un utero ed incomincio a crescere. Se, con tutto il mio egoismo iniziale, sono in grado di annullarmi nel gruppo come sua parte integrante, vengo considerato come un “embrione”. Immediatamente dopo, il mio desiderio egoistico incomincia a crescere progressivamente. Così incomincio ad attraversare le fasi dello sviluppo avendo rinunciato a me stesso davanti al gruppo.

  1. La fase iniziale è considerata come “i nove mesi del concepimento”, che è la prima fase dello sviluppo. Dopo averla completata, sono nato
  2. Poi inizia la seconda fase: il mio egoismo diventa sempre più grande, ed io mi annullo davanti al gruppo ancora di più. Ma questa volta, lo faccio più proattivamente – lavoro nella dazione verso gli altri. Questo periodo di “infanzia”, di piccolo stato, è chiamato “i due anni del nutrimento”.
  3. Poi, mi dirigo verso la terza fase dello sviluppo egoistico e raggiungo i “13 anni di età”.
  4. Al di là di questo punto, posso gradualmente iniziare ad impiegare tutto il mio egoismo al fine di donare, fino a quando non divento un essere umano completo (Adamo) a vent’anni di età ed oltre.

Percorro tutto questo processo utilizzando il mio egoismo, il quale si sviluppa insieme alle mie azioni, come è mostrato dalla linea temporale (t) nel grafico qui sopra.

Dunque, un utilizzo pratico della saggezza della Kabbalah prevede l’inclusione in un gruppo e poi nel mondo intero, che segue il nostro esempio ed incomincia a svilupparsi allo stesso modo.
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(Dalla 2.a lezione del congresso di Roma del 21.05.2011)

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Facciamo in modo che il Libro dello Zohar parli di noi

Domanda: Da una parte, tutto il nostro lavoro consiste nella correzione della connessione reciproca tra gli uomini. Dall’altra parte, la correzione viene compiuta attraverso il Libro dello Zohar. Come posso legare insieme le due cose?

Risposta: La correzione avviene per mezzo della Luce occultata nei testi scritti dai Kabbalisti. Però, avviene a condizione che desideriamo percepire e comprendere la realtà che essi descrivono, in modo che tutto ciò che è scritto in questi testi si rivestirà in noi e ci ritroveremo ad avere tra di noi lo stesso sistema di relazioni che avevano tra di loro.

Tutto questo comporta una connessione tra tutte le anime, in misura tale che ci faccia raggiungere l’unione, diventando un sistema unito: Malchut dell’Infinito. Se io mi sforzo di raggiungere l’unione come è detto ne “Ama il tuo prossimo come te stesso”, se io lo desidero, allora il Libro dello Zohar inizierà a parlare di me.

Di conseguenza, riceverò la forza della correzione dal Libro dello Zohar e piano piano avanzerò attraverso la lettura. Infatti, il libro in se stesso non contiene nulla, ma leggendolo e desiderando di essere in questo sistema, io attiro il potere del campo di forza che risiede in Malchut dell’Infinito – e perciò raggiungo questo sistema.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Lo Zohar)

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Dall’essere un grosso fischietto metallico passi ad essere una corda che vibra

Domanda: Sento che quando ho iniziato a studiare la Kabbalah potevo ascoltare la voce del Creatore più chiaramente. Adesso sento che la mia ricettività è diminuita.

Risposta: Questo perché il Creatore vuole armonizzarti ancora meglio con Lui e ti dimostra che non sei ancora in sufficiente sintonia con Lui. Devi ricercare in maniera tale che il sentimento più elevato che hai sperimentato fino ad ora sia costantemente vivo in te. Devi armonizzarti costantemente con questa sensazione precedente, senza importartene degli ostacoli e ciò nonostante, questa sarà una sensazione nuova.

Al principio della creazione, nel nostro primo stato di esistenza (1), sentivamo solo la Luce di “Nefesh”, la Luce più piccola. Poi siamo discesi in questo mondo, nello stato della frammentazione (2) e adesso stiamo ascendendo dal nostro mondo, di ritorno al terzo stato (3).

Il terzo stato è lo stesso del primo, anche quando sentiamo in questo la Luce di “Yechidà”, la quale è 620 volte più grande di quella iniziale che eravamo soliti avere nel primo stato. È la Luce di NRNHY (NaRaNChaI – Nefesh, Ruach, Neshamà, Chayà, Yechidà).

Perché è così? È dovuto al fatto che ci siamo armonizzati a prescindere dagli ostacoli! Nel cammino dal primo al terzo stato, ci vengono inviati numerosi ostacoli di ogni genere, ma non importandocene, ci siamo armonizzati con la stessa Luce di “Nefesh” che esisteva al principio. La Luce non cambia.

Ho aumentato la mia ricettività e sono diventato una corda che vibra al posto del grosso fischietto di metallo che ero solito essere al principio. Sono diventato più sottile, sensibile, percettivo e ricettivo.

Come risultato, nel mio primo stato nel quale ero solito esistere, sperimento non la Luce di “Nefesh” che era solita riempirmi nel primo livello, nel quale non sentivo niente, ma mi scopro uguale al Creatore, cioè rivelo la grande Luce di “Yechidà”. Perché è così? Solo perché mi sono armonizzato con essa. Questo è il processo che sperimentiamo.
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(Dalla lezione virtuale in russo, Fondamenti della Kabbalah del 21.04.2011)

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La vecchiaia è una veste per la saggezza

Domanda: Cosa significa diventare un saggio nella Kabbalah?

Risposta: Un “saggio” è una persona che ha ottenuto la saggezza (Chokhmà). Tuttavia, la Luce di Chokhmà resta in riposo assoluto, ed affinché possiamo ottenerla, dobbiamo possedere la Luce di Chassadim (Misericordia), i “vestiti”. Questo significa che un “saggio” è onorato non per la sua “saggezza”, ma perché ha fatto lui stesso un vestito di Luce di Chassadim, “saggezza”, che la Luce di Chokhmà è stata capace di vestire.

Noi consideriamo il Creatore come un saggio. Un saggio è considerato come “Talmid Chacham”, “un discepolo del saggio”, visto che lui sta imparando ad ottenere la saggezza (Chokhmà) e lascia che il Creatore si vesta in lui. Noi onoriamo i cabalisti per gli schermi antiegoismo e la fede che hanno acquisito, grazie ai quali, la saggezza del Creatore si è rivestita in loro. Non è il caso in cui loro sono diventati semplicemente intelligenti in modo naturale. Pertanto, loro sono chiamati “discepoli del saggio”, del Creatore.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011, Scritti del Rabash)

Chi è più vicino al maestro?

Domanda: Che cos’è la vicinanza al maestro e che cos’è lo studio “bocca a bocca”?

Risposta: La vicinanza al maestro non significa che un uomo gli è fisicamente vicino – questo non conta affatto. Un uomo è vicino al maestro quando sente che il maestro può passargli tutto quello che ha e desidera farlo, ma nella misura in cui l’uomo apre il suo cuore. Questo perché quando si arriva al momento del contatto e della comunicazione, colui che trasferisce e colui che riceve si devono connettere.

Quindi, prima di tutto, un uomo dovrebbe credere che il maestro continui a passargli le cose e che ci sono delle cose che egli può prendere da lui. Questo dipende dallo studente. Secondo, lo studente ha bisogno di capire che può ricevere qualsiasi cosa arrivi dal maestro solamente nella misura in cui si dimostra sensibile a farlo.

Naturalmente, in generale tutto dipende dallo studente. Solo dallo studente! Praticamente niente dipende dal maestro. Invece, lo studente deve accordarsi completamente sulla ricezione. Che cosa significa ricevere? Significa connettersi. In altre parole, l’uomo deve avere dei pensieri, delle sensazioni, e obbiettivi che siano in qualche modo come quelli del maestro, anche se l’uguaglianza è solamente dell’1%. L’uomo deve desiderare di ricevere dal maestro, si deve inserire nella sua stessa corrente. E allora ce la farà.

Lo studio è fatto di due livelli:

  1. “Dalla bocca alle orecchie,” che è la comunicazione verbale, quando io parlo con la mia bocca, e lo studente percepisce con il suo orecchio.
  2. “Da bocca a bocca,” quando ci si riferisce alla bocca come allo schermo comune, che è la bocca del Partzuf spirituale.

Quando comunichiamo in un modo in cui lo studente non vuole o non è in grado di essere allo stesso livello del suo maestro, allora ascolta soltanto. Può ascoltare senza il desiderio, senza molto sforzo; può anche essere contro il suo maestro, eppure continuare ad ascoltarlo in questo modo.

Non si ha ancora un unico schermo, un’unica aspirazione, o qualche forma di reciproca connessione, che sia quando lo studente e il maestro sono collegati almeno all’1%. Quando si ha questa connessione, lo studente è in grado di ricevere le informazioni bocca a bocca, in base all’intensità di questa connessione, cioè, in base all’intensità dello schermo e delle aspirazioni che condivide con il maestro. In questo caso, c’è qualcosa per cui sforzarsi. Si tratta di una lavoro difficile da fare con il proprio egoismo, ma è possibile, e allora quello che il maestro ha scorre verso lo studente.

Domanda: Tu puoi scegliere chi ti starà vicino?

Risposta: Non dipende dal maestro decidere chi gli starà vicino. Chiunque si mette nella posizione di studente, sarà uno studente. A volte il maestro vuole veramente che certi uomini siano suoi studenti perché questi uomini hanno delle qualità speciali, e potrebbe essere più facile trasmettere i concetti all’umanità, in un modo più veloce ed efficace, attraverso questi uomini; ma questi uomini potrebbero non esserne capaci, potrebbero rifiutare l’opportunità e perdere l’occasione.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah da Mosca del 16.06.2011 Gli scritti del Rabash)

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Recuperare la coscienza

La saggezza della Kabbalah non si rivela da sé, perché la gente la rivela nel suo sviluppo. Questa afferma che, in accordo alla struttura dell’universo, dobbiamo arrivare di nuovo al nostro punto di partenza.

Inizialmente fu creato un desiderio e questo primo stato viene chiamato il mondo dell’Infinito. In questo stato, il desiderio e la Luce che creò il desiderio, esistono in assoluta similitudine, fusione e complementarietà mutua. Qui, il desiderio è riempito dalla Luce, ma questo è solo lo stato concepito per la futura creatura. Essa non sente ancora niente.

Pertanto, all’inizio, essa deve diventare opposta al Creatore, opposta alla Luce. Per staccarsi completamente dalla stessa fonte, la creatura passa attraverso cinque stati speciali di sviluppo chiamati mondi. Pertanto, ha luogo la discesa di questo desiderio, cioè il distanziamento costante dal suo stato originale.

Il primo mondo si chiama Adam Kadmon. Adamo è il prototipo di un futuro umano. Dopo viene il mondo di Atzilut, il mondo della creazione, seguito da Berià, il mondo dell’emanazione, da Yetzirà, il mondo della formazione e da Assiyà, il mondo dell’azione. Questi sono i cinque mondi, cinque discese consecutive, inspessimento, occultamento e uscita della Luce dal desiderio che questa Luce riempie. Ogni mondo successivo è come il mondo dell’Infinito, eccetto che la Luce che esiste lì, esiste in una forma più occulta.

Anche adesso siamo nel mondo dell’Infinito, perché non c’è nient’altro. È solo che questo stato ci è nascosto dietro molti schermi interiori. Dobbiamo aprirli, sbucciarli ed allora, gradualmente, cominceremo a sentirci nella vera forma.

Ciò è simile allo stato di una persona che giace incosciente. Questo è il nostro secondo stato, qui, in questo mondo. Qui siamo in occultamento completo, come se avessimo perduto la coscienza ed esistessimo in alcune fluttuazioni interiori, immaginando qualcosa.

Se ci sforziamo in maniera particolare, recupereremo la coscienza e ci eleveremo al nostro stato iniziale. Questo è conosciuto come il terzo stato ed anche questo è il mondo dell’Infinito. Lo raggiungiamo ascendendo esattamente attraverso i primi passi dei mondi, attraverso i quali siamo discesi, quando stavamo perdendo il senso della perfezione, la presenza completa della Luce. Ascendendo gradualmente lungo gli stessi passi, sperimenteremo la realizzazione, il passaggio dal nostro stato inconscio a quello conscio.

La prima uscita dallo stato inconscio a quello conscio si chiama barriera, Machsom. La cosa più importante per noi è attraversare questo Machsom, uscire dallo stato di completa separazione dalla percezione della natura globale.

Adesso sentiamo la natura solo nella forma del nostro mondo e non la percepiamo attraverso i desideri spirituali. Sperimentiamo il mondo mentre siamo in uno stato totalmente disconnesso, senza utilizzare gli strumenti che abbiamo a nostra completa disposizione.

Percepiamo noi stessi attraverso i nostri cinque organi sensoriali: l’olfatto, il tatto, la vista, l’udito ed il gusto. Pertanto, il nostro senso dell’io passa attraverso il nostro corpo animato. Quindi, all’interno, appare un’immagine specifica nella nostra mente. Nella parte posteriore del nostro cervello, abbiamo una specie di “schermo”, nel quale viene proiettato tutto quello che percepiamo. Tutto si unisce in una sola immagine del mondo.

Questo non è ciò che vediamo nell’uscire dallo stato inconscio. Non appena attraversiamo il Machsom, cominciamo a sentire degli stati completamente diversi. Cominciamo a sentire la Luce dentro. Il nostro desiderio riceve il piacere dal riempimento, dalla conoscenza sul mondo reale ed allora, si disegna dentro di noi un’immagine precisa.

Così, il piano della Creazione, l’intenzione originale della Luce, è di creare il desiderio (la Luce è la cosa principale, il desiderio è secondario) affinché questo desiderio, cioè la creatura, diventi uguale alla Luce nello stato, nel potere e nelle sensazioni. Naturalmente, questo stato, è al di sopra del nostro mondo, cioè al di sopra del tempo, dello spazio, del movimento e al di sopra della divisione della vita, della nascita e della morte; è al di sopra di tutto questo.

Scoprendo questo nuovo sentimento dentro di noi, sentiremo che esistiamo in eterno come tutta la natura. Smetteremo di identificarci come degli “animali” che esistono in questo mondo. È come se questo scomparisse dalla nostra percezione, come la più piccola delle nostre sensazioni.

Pertanto, recuperando la coscienza, la persona immagina in qualche modo e ricorda quello che è successo. Questa sensazione resta in qualche luogo, ma è così piccola, così insignificante, così bassa nel potere, che è soppressa dalla coscienza dell’esistenza in un grande mondo nuovo, infinito, eterno e perfetto. Questo è il Machsom che dobbiamo attraversare.
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(Dalla Lezione 1 del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

Un trampolino per l’infinito

Domanda: Il desiderio delle donne contiene il desiderio di acquisire l’intenzione di donare?

Risposta: Questa intenzione non c’è tanto nel desiderio degli uomini come delle donne. Come fa a manifestarsi dentro di noi? Tutto quello che noi vogliamo è ricevere. Come acquisiamo l’intenzione di donare? La Luce lo fa, non noi.

Io sono un totale egoista; penso solamente a me stesso e non posso uscire da questo stato. Sia i desideri del mio cuore che i pensieri della mia mente non possono funzionare in modo diverso. Questa è la natura, questo è il modo in cui sono stato fatto. Quindi, cosa si può fare?

Solamente se noi, insieme, desideriamo nel modo giusto che la Luce discenda su di noi e ci corregga, allora acquisiremo, separata dal nostro egoismo, un’ intenzione di lavorare con il nostro egoismo nel modo corretto. Questo sarà il desiderio di ricevere la Luce, il desiderio di dazione, di amare.

Il nostro egoismo ci sarà sempre. Ma lavorandoci sopra nel modo giusto, possiamo aumentare ed intensificare la Luce. Questa è l’essenza del nostro percorso nella storia.

Dal mondo dell’Infinito, il nostro primo stato, da dove incominciamo, attraversiamo il nostro stato attuale, il secondo stato, e raggiungiamo, ancora una volta, il mondo dell’Infinito, il terzo stato. Si dice che questo terzo stato sia 620 volte più grande del primo stato. 620 è soltanto un’espressione, in realtà è miliardi di miliardi di volte più grande. Il fatto è che nel terzo stato, sappiamo dove siamo.

Nel primo stato eravamo una goccia di seme, e nel terzo stato diventiamo completamente come il Creatore, guadagnandoci il suo status. Questo è ciò che raggiungiamo grazie a questa amplificazione, quando il nostro egoismo è presente, e lentamente si sviluppa in un ego enorme; intanto noi possiamo usarlo per intensificare la debolezza della Luce di Nefesh che ci colmava nel primo stato.

Nefesh è una Luce molto piccola, nella quale la vita esiste a malapena. Ed in questo terzo stato conseguiamo un livello che è chiamato NRNHY, la Luce enorme che colma tutti i mondi.
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(Dalla 2.a lezione al Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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