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Le difficoltà sono un invito alla rivelazione

Domanda: Cosa può fare un uomo quando si sente molto debole e la sua famiglia e l’ambiente circostante non sono in grado di sostenerlo, perché non sentono la grande importanza dello scopo?

Risposta: Baal HaSulam spiega nello Shamati (Ho udito), articolo n.4, perché sperimentiamo così tante difficoltà lungo il cammino spirituale: “Un uomo arriva in uno stato in cui è come se tutto il mondo fosse immobile, ed egli è solo e apparentemente assente dal mondo, e lascia la sua famiglia ed i suoi amici per annullarsi davanti al Creatore”.

E’ come se l’uomo si trovasse sospeso nell’aria. Ma il Creatore ha progettato tutto in questo modo per lui, allo scopo che non cerchi della terra ferma su cui poggiare ma, al contrario, cerchi una strada per diventare uguale a colui che è superiore nei suoi pensieri e nelle sue idee ed aspiri verso colui che è superiore al fine di acquisire il Suo spirito. In altre parole, dobbiamo aspirare alla rivelazione del Creatore come qualità dell’amore e della dazione nei desideri dell’altro, e allora ci eleveremo al di sopra del nostro desiderio attraverso “la fede al di sopra della ragione”.

Quando ci sentiamo sospesi nell’aria senza il sostegno del nostro solito ambiente fisico, vuol dire che stiamo ricevendo un invito ad aderire a colui che è superiore attraverso la dazione. Invece di cercare il sostegno negli strumenti razionali della mente, dobbiamo cercare il sostegno nella fede al di sopra della ragione.

Baal HaSulam dice:” Non c’è che una semplice ragione per ciò che è chiamato “mancanza di fede”. Significa che un uomo non vede davanti a chi si annulla, cioè non percepisce l’esistenza del Creatore. Questa è una situazione molto pesante.” Ma, d’altra parte, si tratta di un invito che riceviamo a rivelare la qualità della dazione, cioè il Creatore.

Da coloro che sono sommamente illuminati vediamo ancora che la fede è una chiara rivelazione del Creatore. Vedere significa credere, e l’uomo che Lo vede si dice che creda in Lui. Tutto questo ci mostra quanto sia distorto il significato di queste parole e quanto non sia corretto il modo in cui leggiamo i sacri testi. Questi testi sono “sacri” perché parlano del conseguimento e della rivelazione del Creatore, del fatto che Egli è Benedetto, ed è la proprietà dell’amore e della dazione. I libri che spiegano come si raggiunge questa proprietà sono chiamati sacri.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 Gli scritti del Rabash)

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La fede nei saggi

Domanda: Se la persona viene allevata con la religione dall’infanzia e la riempiono con l’idea che esiste solo il Creatore, perché la gente crede in ogni tipo di forze impure?

Risposta: Come puoi credere al Creatore quando non Lo hai mai visto né sentito? Cosa puoi chiedere ad una persona che crede ai racconti di seconda mano? Una persona ha una storia da raccontare, un’altra ne ha un’altra, ma nessuna di loro ha visto niente con i suoi occhi, nemmeno io. Non ci può essere la fede cieca!

Questa è la ragione per la quale la saggezza della Kabbalah parla solo delle realizzazioni reali, come si dice: “Un giudice ha solo quello che i suoi occhi possono vedere” ed in nessun modo possiamo allontanarci da questo principio.

Dobbiamo conoscere il Creatore e rivelarlo, non credere in Lui. La Kabbalah dice che c’è una realtà superiore che non percepiamo, che ci è ancora nascosta. Sappiamo che guardando il mondo con occhi miopi, possiamo vedere solo pochi metri davanti a noi, ma con gli occhiali possiamo vedere ad un miglio di distanza.

Allo stesso modo, c’è un’altra opportunità di ampliare infinitamente la nostra percezione (la visione, la comprensione e la sensibilità) ed anche di aggiungere nuove qualità, per rivelare nuove dimensioni. Tutto questo è possibile, lo accettiamo come una ipotesi, come avviene nella scienza. Noi crediamo ai kabbalisti e se facciamo certe azioni delle quali loro parlano, possiamo acquisire questo nuovo livello di percezione: acquisire la realizzazione, l’illuminazione e la sensazione. Il metodo non è fede cieca.

Ho fede nel metodo, cioè lo accetto con un punto interrogativo per poterlo mettere alla prova e realizzarlo nella pratica; ed allora vedo che il metodo è molto logico, che mi spiega chiaramente come posso usare l’ambiente affinché questo mi cambi, mi rendo conto di come ho bisogno di agire rispetto alle forze che esistono in natura.

Credo soltanto quando vedo che il metodo da il risultato desiderato, anche se le azioni sono chiare ed evidenti. L’idea che posso usare l’ambiente per lavorare contro la mia natura egoista per acquisire una qualità che è opposta ad essa, è abbastanza realista. Questa viene denominata “fede nei saggi”, quando seguo i loro consigli.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.04.2011, Shamati 1)

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Un uomo non può diventare un essere umano senza l’amore

La saggezza della Kabbalah è il mezzo che ci permette di innalzarci dal livello animato a quello umano. Se non usiamo questo mezzo per trasformare la nostra natura egoistica, rimaniamo degli animali, come è detto: “Tutti sono come animali”.

A dire il vero, in questo caso, ci sviluppiamo solamente dentro il nostro ego; non abbiamo niente con cui correggerlo e niente con cui innalzarci al di sopra di esso, passando dal desiderio di ricevere a quello di dare. Quindi, percepiamo solamente questo mondo; viviamo e moriamo come animali.

Quando invece mi trovo al livello umano, divento uguale al Creatore (“uomo” o “Adamo” deriva dalla parola “Edome” o “uguale” in Ebraico). Con l’aiuto dello strumento chiamato “la Luce che Corregge”, che io attiro verso di me leggendo i testi Kabbalistici, ed in modo speciale Il Libro dello Zohar, che è la fonte più potente che ci sia della Luce superiore nascosta, io mi posso correggere ed ascendere dalla mia natura egoistica a quella altruistica, alla dazione e all’amore per gli altri esseri umani.

Allora, invece del desiderio di usare l’altro, io gli dono, ed invece dell’odio, sento amore per lui. Nella misura in cui conseguo questa natura, incomincio a scoprire la forza superiore nei miei desideri altruistici, nelle mie proprietà della dazione e dell’amore. Sento ciò che riempie le mie nuove qualità, e questo è ciò che si chiama “la Luce superiore” o “il Creatore”.

Tutto questo è conseguito nella forza della dazione. Come possiamo arrivarci? Per riuscirci, dobbiamo considerare che, prima della creazione del livello più basso del mondo di Assiya, “il nostro mondo”, cioè la creatura creata dal Creatore, chiamata l’anima comune Adamo (l’uomo), fu divisa in moltissime parti. Ora, per attirare la Luce, queste parti si devono unire tra di loro per ricostruire lo stato in cui si trovavano prima della loro divisione, quando la Luce Superiore le colmava.

Sebbene non ci possiamo unire tra di noi da soli, desiderandolo, volendolo con tutte le nostre forze, attraverso i nostri sforzi, attiriamo la Luce dallo stato di unione. Questa Luce non ci arriva e non si riveste in noi, perché ancora non ci siamo uniti. Ma brilla su di noi da molto lontano, nella misura in cui noi aspiriamo ad essa – cioè, alla Luce della dazione e dell’amore per gli altri.

Ma è veramente questo ciò a cui aspiro?…Io immagino di desiderare ardentemente questa Luce, qualcosa di molto carino per il mio ego. Ma se interpreto quello che voglio nel modo corretto – se è la Luce della dazione e dell’amore nella quale godo donando al mio prossimo e agendo solamente per il bene della dazione – allora non lo voglio davvero.

Dunque, prima di tutto, al fine di arrivare alla Luce, alla correzione, per diventare colui che dona e ama l’altro, devo fare mia l’importanza di questo scopo. Posso conseguire l’importanza della correzione dalle due seguenti fonti:

  1. Se soffro e sento il dolore, mi sforzo di cambiare la mia condizione. Sono anche disposto a donare pur di non sentirmi male. Questo è ciò che si dice avanzare lungo il percorso della sofferenza.
  2. Posso ricevere l’importanza della dazione e dell’amore per il prossimo dall’ambiente che incomincerà ad “entrarmi nel cervello”, convincendomi di quanto sia importante donare, quanto possiamo conquistare, quanto bello sia, e quali piaceri la dazione porta con sé.

Un punto sembra contraddire l’altro:”Dona e riceverai il piacere! Dona e percepirai il Mondo superiore!” Questo è ciò che si chiama “Lo Lishma (per se stesso)”, si tratta comunque di una fase intermedia nell’avanzamento. In questo caso, io mi sforzo di avanzare lungo il cammino di“Lo Lishma,” il cammino della Luce. Siamo tutti degli egoisti e dobbiamo immaginare un guadagno comprensibile davanti ai nostri occhi; altrimenti, non saremmo in grado di fare nulla.

Per questo sono in un gruppo, insieme ad altri uomini che vogliono conseguire la spiritualità come me. Non è importante che tutti noi immaginiamo il mondo spirituale come un buon premio: vogliamo elevarci al di sopra degli altri, guadagnare di più, innalzarci al di sopra di questa breve vita piena di sofferenza per conseguire qualcosa di valore e di grande.

Promuovendo l’importanza di questo scopo tra di noi, allora qualcosa di elevato, grande, eterno, perfetto e di valore sarà rivelato nella nostra connessione, e noi avremo la forza per avanzare verso la connessione interiore reciproca, almeno un pochino. Se nella nostra connessione reciproca, scopriremo la comune forza interiore chiamata vaso spirituale, il desiderio di donare, allora in questo vaso, nella misura in cui avremo il desiderio di donare, riveleremo la Luce: la Luce della dazione, la Luce superiore, o il Creatore.

Quindi, prima di iniziare a leggere Il Libro dello Zohar e di attirare la Luce, dobbiamo immaginarci nello sforzo di essere in questa intima connessione reciproca, nella quale ognuno annulla se stesso e sente solamente gli altri: tutti insieme, tutto il gruppo interiore, nel quale siamo connessi reciprocamente con le nostre anime. Ed in questa connessione tra le anime, riveliamo la Luce, la forza comune della dazione e dell’amore – ed il Creatore dentro di essa. Se questa sarà la nostra linea di pensiero mentre leggiamo lo Zohar, questo Libro ci influenzerà nel modo più efficace.

Non importa quanto comprendiamo il testo e le parole. E’ importante pensare soltanto ad una cosa per tutto il tempo: “Ora, sto prendendo la medicina. Mi voglio connettere con gli altri, e allora, nell’unione tra di noi, conquisterò tutto: l’intero mondo spirituale superiore. Non vedo l’ora che succeda!”
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.06.2011, Lo Zohar)

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Vieni a vedere quello che ho!

Domanda: In che modo si distinguono i conseguimenti nei mondi di Assiya, Yetzira, e Beria?

Risposta: C’è un’enorme differenza, che è veramente difficile da spiegare. E’ come vivere in Israele o in un altro paese, dentro il Tempio o fuori, o essere un grande sacerdote o una persona normale.

I minimi cambiamenti, una piccola ascesa nei mondi, richiamano delle gigantesche trasformazioni dentro le nostre anime. I mondi di Beria, Yetzira, e Assiya sono desideri interni delle nostre anime. Siamo sempre presenti nei mondi di BYA e non possiamo scomparire da essi.

Essi funzionano come dei rivestimenti che stanno intorno alle nostre anime. Proprio come adesso, io mi trovo in questo mondo e non posso trovare una via di fuga da esso perché il mio corpo appartiene a questo mondo. Vivo, cresco, invecchio e muoio, e tutto mentre sono in questo mondo. Tutta la materia di cui è fatto il mio corpo è parte del mondo materiale, io vivo e muoio ed il mio copro si disintegrerà e ritornerà alla terra.

Allo stesso modo, l’anima, indipendentemente dallo stato in cui si trova, rimane sempre nei mondi di BYA. Nel frattempo, noi ci troviamo solo lì, dove domandiamo la connessione e attiriamo la Luce Circostante. Può raggiungerci ed illuminarci verso il basso, al di sotto del Parsà, dal mondo di Atzilut, sebbene il Parsà non lasci passare la Luce. Ma questa è la Luce “Circostante” che ci illumina, ci risveglia e ci chiama da lontano: “Vieni a vedere quello che ho!”

Allora mi risveglio e salgo lungo i mondi di BYA al di sopra del Parsà. Ma non posso elevarmi senza di esso, poiché ho un legame molto stretto con esso: esso mi aderisce “come una pelle”, mi ricopre come un vestito. Io vivo nel mondo, ed indosso degli “abiti” – essi sono proprio i mondi di BYA. Ed in essi, io salgo verso il mondo di Atzilut, al quale ci si riferisce come “l’ascensione dei mondi”.

Ma non appena sono asceso in Atzilut e costringo i mondi di BYA ad elevarsi verso di esso con me, io ricevo una massa informe, un enorme vaso vuoto che colmo con la Luce Interiore di Atzilut. Ciò significa che la mia anima è stata colmata con la Luce.

Il desiderio ha lasciato entrare la Luce, il Creatore, e adesso ne sta facendo esperienza! Dunque, il Creatore ed io siamo insieme, ci fondiamo l’uno nell’altro nella misura della nostra equivalenza della forma. Questo è tutto; non c’è niente altro in tutta la creazione.

Ed improvvisamente, scopro dove sono tutti gli amici, gli altri uomini, la natura inanimata, vegetativa ed animata, e l’intero universo. Tutto è contenuto dentro questo preciso desiderio; niente è svanito, ma ha invece assunto una forma diversa.

Tutto ciò che vedevo come rocce, piante, bestie, ed esseri umani, che prima mi sembravano degli oggetti materiali, che potevo toccare con le mie mani, ora si trasformano nei miei desideri. Ma in verità, essi sono i desideri di cui è fatto l’universo. Ed al di là di questo, non c’è niente altro.

Così succede che un uomo, durante l’ascesa al mondo di Atzilut, con i mondi di BYA, incominci a rivelare la vera immagine della realtà. E’ come se arrivasse a vedere cosa è nascosto dentro il computer, dietro a tutte quelle immagini che vengono mostrate sullo schermo. Questo è ciò che si chiama rivelazione!
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 06.05.2011 “Spiegazione dell’articolo ‘Prefazione alla saggezza della Kabbalah’”)

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I due grandi compagni

Fino a quando non raggiungiamo la forza dell’unione, nella quale ci poniamo al centro della sfera di tutti i mondi, nel mondo dell’Infinito, e da dove ci siamo allontanati gli uni dagli altri e siamo discesi nel nostro mondo materiale, la stessa precisa sorgente, il Creatore, ci influenza con il bene e con il male e ci intrappola in tutte le direzioni, come è scritto: “Alle spalle e di fronte mi circondi”.

Cosa significa “alle spalle e di fronte”? Baal HaSulam spiega che “Tu mi circondi alle spalle e di fronte” si riferisce a quando il Creatore è tanto rivelato quanto nascosto. Infatti, Egli è il solo che governa, e tutti se ne renderanno conto. E allora la nozione di tempo e la sensazione del passato, del presente e del futuro scompariranno. Se c’è solamente una forza che lavora, niente cambia e tutto è in posizione di assoluta immobilità.

Il conseguimento giunge gradualmente, in corrispondenza a come ci uniamo a questa unica forza, il Creatore. Inoltre, non perdiamo il controllo della realtà e non ci annulliamo, ma diventiamo come Lui. Noi, insieme a Lui, diventiamo la stessa esatta straordinaria, singola forza che governa. E nessuno dei due cancella l’altro: il Creatore non annulla l’essere creato, e neanche quest’ultimo annulla il Creatore.

Avvicinandomi a Lui, io non mi annullo. Invece, è il mio ego che viene cancellato, mentre io mi elevo verso il Creatore e arrivo all’adesione con Lui in tutta la Sua perfezione.

Allora, scopro di essere stato governato da questa forza per tutto il tempo; una forza che si teneva semplicemente e di proposito nascosta da me, in modo che io la potessi acquisire da solo e diventare autonomo e straordinario come essa, il Creatore. Mentre continuo a creare me stesso in eguaglianza a Lui, il Creatore mi appare come un compagno uguale e straordinario e perciò ci fondiamo insieme.

Ogni momento in cui acquisto l’autonomia, trascendendo il mio ego con l’unione nel gruppo, io trovo il Creatore dentro di noi, e per questo ci uniamo insieme.
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(Dalla 8.a lezione del Congresso WE! del 03.04.2011)

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Che cos’è il vaso spirituale (il desiderio)?

Baal HaSulam, Lo studio delle dieci Sefirot, Parte 1, “Tabella di domande e risposte per il significato delle parole”: Domanda 25. [Che cos’è il vaso spirituale] Il Kli. Il desiderio di ricevere nell’essere emanante è il Kli.

Tuttavia, il desiderio di ricevere da solo non è abbastanza: sappiamo che è richiesta l’intenzione di donare. In altre parole, il desiderio ha bisogno di essere corretto, integrato.

Il vaso spirituale è inizialmente creato come desiderio: il luogo per ricevere l’appagamento. Ma, in seguito, cambia e costruisce un nuovo vaso al di sopra di sé, al quale ci si riferisce come allo “schermo” e alla “Luce Riflessa”.

Precedentemente alla Prima Restrizione (Tzimtzum Aleph), il desiderio di ricevere dell’essere emanato serviva come vaso per la Luce. Ma, in seguito, con la decisione della parte inferiore e con l’approvazione di quella superiore, il vaso per la Luce può essere soltanto lo schermo e la Luce Riflessa, che sono stati creati dall’essere emanato, al posto del suo originario desiderio di ricevere piacere che è stato, a sua volta, rifiutato perché imperfetto per ricevere la Luce.

Il desiderio è la materia prima che ci è stata data dall’Alto attraverso le informazioni genetiche (Reshimot), l’influenza della Luce superiore. Non dipende dalla creatura. Ma quest’ultima dice: “io rifiuto questo vaso datomi per ricevere il piacere, ed io rifiuto di lavorare in questo modo! Non voglio che questo egoistico desiderio mi controlli come un cieco istinto!”. “Non voglio dimenticarmi chi sono e fare solamente tutto quello che mi piace senza pensarci. Voglio fare ogni movimento capendo quello che faccio, coscientemente, dopo avere fatto le mie valutazioni ed in base alla mia decisione”.

“E’ così che voglio essere adesso, da qui in poi e per sempre! Per favore, aiutami ad essere così, ti supplico! Non voglio rimanere una bestia; voglio diventare un essere umano! Diventare un essere umano significa sapere chi siamo e prendere le nostre decisioni. Per favore, dammi questa possibilità! Da adesso in poi, mettiamoci d’accordo che il vaso (il desiderio) che Tu hai creato in me non è adatto. Dammi prima la possibilità di scegliere da solo come usarlo. E poi, lo schermo e la Luce Riflessa diventeranno il vaso.

Io ti supplico di costruire questo vaso per me, che io non possiedo in modo naturale. Io odio la mia natura egoistica che mi fa agire inconsciamente. Non la voglio. Voglio essere consapevole di cosa mi succede dal principio alla fine e voglio scegliere da me.”

In questo caso, ricevo l’opportunità di fare delle scelte chiare, precise e pertinenti rispetto ad ogni cosa che riguarda la mia natura: sulla ricezione e la nostra relazione con Lui, che saranno considerate come il mio vaso spirituale. E’ uno strumento che io avrò creato per essere in grado di ricevere il piacere dal padrone di casa.

Il desiderio originario è privo di questa spinta, ed è dunque impossibile fare alcunché. Mentre rispetto a ciò in cui sono coinvolto, non voglio usarlo per agire. Il nuovo desiderio richiede che impari come si sente il padrone di casa rispetto a me e come io posso diventare uguale a Lui, e rivelare il mio desiderio originario solo in base all’uguaglianza della forma.

Ciò significa che non rifiutiamo il desiderio naturale per quello che è, ma soltanto il suo uso “tradizionale”.
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Il tempo è un concetto meccanico oppure vive?

Baal HaSulam, Lo studio delle dieci Sefirot, Parte 1, “La tabella di domande e di risposte sul significato delle parole”: Domanda 16: Che cos’è il tempo? E’ una certa somma di Behinot (fasi) che derivano le une dalle altre e che sono mescolate tra di loro per mezzo dell’ordine della causa e dell’effetto-conseguenza, come i giorni, i mesi, e gli anni.

Il tempo non esiste. Esiste solamente la sensazione dei cambiamenti che ci fanno sentire lo scorrere del tempo. Nella spiritualità, questa cosa è evidente, mentre nella corporalità, è camuffata. Questa è la ragione per cui molti fenomeni, effetti e trasformazioni si intrecciano nel mondo corporale e sembrano non essere direttamente collegati alla spiritualità, nel senso che non sembrano dipendere dai nostri sforzi e dal nostro avanzamento.

Dunque, nel mondo corporale, il tempo non vive e scorre “meccanicamente”, separato dalle nostre intime trasformazioni. Invece, nel mondo spirituale, il tempo è la sensazione interiore dei cambiamenti che un uomo attraversa.

Perciò, il tempo corporale e spirituale hanno dei significati completamente diversi. Il tempo spirituale può scorrere veloce o lento, contrarsi o espandersi, in base al numero di cambiamenti che avvengono in un uomo. Nel mondo materiale, il tempo dipende dal punto in cui ci troviamo. Se ci siamo mossi verso un’altra dimensione, sperimenteremo lì un diverso significato di tempo.
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Il luogo nel quale siamo uniti

Domanda: Cosa significa fare il lavoro interiore?

Risposta: La persona deve fare il lavoro interiore 24 ore al giorno. Può essere che una persona sia così assorta in esso che arrivando alla lezione, non veda una sola delle parole scritte nel libro, ma questo non importa. La chiave è quello che succede dentro di lei.

Non devi incolparti. Il lavoro interiore è quando continui a cercare di mantenerti in adesione con l’essenza interna del gruppo. Come risultato, aprendo il libro, quello che vedi non è una conoscenza esterna, ma l’informazione che descrive i tipi di unione con gli amici del gruppo e più di questo, con l’anima integrale.

Cominci ad accorgerti che lo Studio delle Dieci Sefirot, il Libro dello Zohar e gli scritti di altri kabbalisti descrivono solo i diversi tipi di connessione tra te e gli altri; e se desideri onestamente avere chiara questa connessione, di fatto stai studiando la Torà (la parola “Torà” in ebraico deriva dalle parole “Ohr”, Luce, e “Oraa”, istruzione).

Domanda: Allora, il mio lavoro risiede nella ricerca di questa rete interna tra di noi, vero? Tuttavia, come posso utilizzare il mondo fisico per questa?

Risposta: Tutto il nostro mondo è lo stesso tipo di rete tra le persone, ma è la sua manifestazione più esterna. È per questo che lo sperimentiamo come corrotto.

In quanto alla nostra rete interna di connessione, sperimentiamo 125 gradi consecutivi di unione maggiore ed integrale tra di noi. Comunque, il nostro stato attuale nel mondo esterno è obbligatorio; è qui che cominciamo ad esistere affinché possiamo approfondire questa connessione sempre di più.

Abbiamo bisogno di una base che non ha a che vedere col muoversi verso l’interno e questa è la rete esterna di connessione tra di noi, nella quale esistiamo nel mondo fisico. Solo adesso si rivela quanto sia corrotta davvero questa connessione, mentre prima, semplicemente, non ci pensavamo. Questo è ciò che ci obbliga a fare le correzioni.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 25.03.2011, Scritti del Rabash)

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Diventa geloso dei tuoi amici

Commento: Nella nostra epoca di sazietà so in anticipo che non devo fare nessuno sforzo per comprare una Mercedes perché in un mese o due l’incanto svanirà ed io comincerò a desiderare qualcos’altro …

Risposta: Questo è sicuro, ma adesso stiamo parlando di uno scopo spirituale, non di una Mercedes. Se per te c’è qualcosa di più importante dello scopo, allora uscirai dal cammino, è ovvio.

Commento: Ma lo scopo spirituale stesso non mi è chiaro. Non so neppure cosa sia.

Risposta: Questo prospetta una domanda: “Ti porta questo alla ricerca della verità?”. Se non è così, allora non stai avanzando. Ogni giorno hai bisogno di fare un calcolo interno: “Da un lato, cosa ho e dall’altro di cosa manco? E quando otterrò quello di cui manco?”.

Al contrario, se stai perdendo la direzione e la pressione, come avanzerai per realizzare il tuo desiderio? Se non fissi uno scopo davanti a te in ogni momento, non lo raggiungerai. Oppure supponi che stai salendo su un treno con il biglietto già pagato?

In altre parole, sei diventato pigro come gli altri, aspetti che la sofferenza cominci a spingerti in avanti e sei convinto che arrivare semplicemente in tempo avrà effetto? È così?

Commento: Certamente, ma come posso obbligarmi a realizzare queste prove quotidiane? Non è che io abbia la podestà dei miei pensieri.

Risposta: Chiedi ai tuoi amici che ti incitino. Loro sono migliaia di gradi al di sopra di te, dunque, perché non sei geloso di loro? Perché non ti vergogni davanti a loro?

Ci sono persone intorno a te che hanno attraversato il Machsom. Certamente, tu non sai cosa sia, credo che hai sentito questa parola prima d’ora. Queste persone sentono la spiritualità in piccola misura, ma è così; e cosa dire di te?

Tuttavia, tu non lo vedi ed è per questo che non sei geloso di loro. Questo è giusto, ma tu non lo vedi perché l’intenzione di dare regna in loro. Se fossero loro a rivelartelo, anche solo un poco, dovresti ritornare di corsa alla tua Mercedes. È per questo che loro non si rivelano. Tuttavia, cerca di essere geloso in qualche modo delle loro realizzazioni. Devi semplicemente farlo.

Il Creatore è disposto a darci l’Infinito, ma non possiamo ricevere nient’altro che la più sottile illuminazione che Lui ci invia per sostenere la nostra esistenza attuale. Tu hai bisogno di pensare a come raggiungere la vergogna e per questo hai bisogno di esercitarti in mezzo al gruppo. Al contrario, non succederà niente.

Fin quando non costruirai un sistema di relazioni con il gruppo come quelle che desideri avere con il Creatore, non succederà, né ti si rivelerà niente. È come se ti venisse dato un kit di costruzioni con una gran quantità di piccoli pezzi da unire in una determinata struttura. Se lo farai, ti verrà data una sfida più grande.

Ma senza di questo non c’è avanzamento, né per migliorare, né per peggiorare.
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[Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà)”]

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Elogia le tue amiche!

Domanda: Devo elogiare la mia amica, della quale sono gelosa? E se è così, da che angolo ed in che modo?

Risposta: Credo di si, perché quando viene dalla realizzazione spirituale, le donne possono avvicinarsi nel capire che è proprio l’unione dei loro desideri ciò di cui si ha bisogno per raggiungere e rivelare il grado successivo, il mondo superiore. Quando questo terzo componente, il prossimo grado superiore, esiste, allora le donne possono essere più vicine tra loro. Questo non può succedere nel livello del nostro mondo, ma può succedere nel grado successivo, nel livello dei mondi superiori.
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(Dalla lezione 2 del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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