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Il Creatore agli occhi della creatura

Solamente un piccolissimo punto nero, che si trova dentro una Luce infinita, ci separa dal Creatore. Ci si riferisce a questo punto come “all’esistenza dal nulla” (Yesh Mi Ain). Si tratta, in sostanza, della base primaria dell’intera creazione, della nuova realtà sprigionatasi “dal nulla”. Il resto deriva “dall’esistenza” dal Creatore.

Questo punto è creato dal Creatore, mentre tutta “l’esistenza” (Yesh), che è aggiunta a questo punto, deve giungere da noi, dai nostri sforzi. Così, alla fine, arriviamo all’uguaglianza con il Creatore, all’adesione, allo stesso Suo livello.

Prima di tutto, questo punto di creazione si sviluppa nelle quattro fasi di espansione della Luce Diretta, per cui questi quattro livelli di dazione inseriscono nel punto “dal nulla” tutti i principi basilari. Da parte della Luce non sono necessarie altre azioni; basta così. Il resto si manifesta come reazione di questo punto che è stato colpito dalla Luce, ha assorbito le sue proprietà, ed è, di conseguenza, in grado di agire da solo.

Dunque, dal mondo dell’Infinito, dallo stato in cui si era unito con la Luce, incomincia a ritirarsi per formare il nostro mondo attraverso le dieci “Sefirot dell’occultamento” (Sefirot Blima) che assorbono la Luce all’interno, dentro la creatura. Grazie a questo, la creatura cresce dal punto in cui è opposta al Creatore, raggiungendo la maggior distanza possibile da Lui, che è considerata come “questo mondo”.

Questa ritrazione del punto ( sia qualitativo che quantitativo) abbraccia tutte le proprietà e le posizioni. Di conseguenza, l’essere creato non ha alcuna qualità che sia in grado di coincidere nella minima parte possibile a quelle del Creatore. Noi pensiamo che questo significhi una caduta, una discesa, ma è assolutamente il contrario. Si tratta della rivelazione della nostra natura, il punto nero preciso che è stato creato dal Creatore!

Questo sviluppo è necessario per rivelare quanto questo punto “dal niente” sia opposto all’esistenza, a ciò che “esiste”. Si tratta di ciò che conseguiamo da tutta questa discesa, sebbene non in una volta sola, ma con il tempo, scendendo sempre più in profondità, quando raggiungiamo “questo mondo” e facciamo esperienza dello sviluppo del nostro egoismo, cioè ci rendiamo conto di essere in posizione opposta al Creatore. Perciò, attraversiamo tutti i livelli della natura, a partire dall’inanimato, vegetativo ed animato, fino a quando non raggiungiamo quello più basso in assoluto, “l’umano”.

L’essere umano raggiunge la consapevolezza di essere lontano ed opposto al Creatore e conclude che questo è il male. Dalla consapevolezza del male, egli continua a studiare se stesso ed il Creatore ancora di più, come “il vantaggio della Luce che proviene dalle tenebre” e capisce che è necessario correggersi. Quindi, egli raggiunge la vera opposizione al Creatore.

Quando l’uomo inizia la sua correzione, egli inizia, da una parte, a risalire verso il mondo dell’Infinito, eguagliandosi al Creatore. Dall’altra parte, così facendo, capisce ancora di più di essere opposto al Creatore.

Solamente alla fine completa della correzione (Gmar Tikkun), quando ritornerà al punto iniziale, Malchut dell’Infinito, egli otterrà la totale comprensione, consapevolezza e farà esperienza di ciò che l’esistenza (Yesh), la proprietà del Creatore, significa.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 8.05.2011 “Tutti coloro che soffrono per il mondo”)

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Definire i termini è la chiave per lo studio della Kabbalah

Alla fine della “Introduzione allo Studio delle dieci Sefirot”, punto 156, Baal HaSulam scrive che adottare le definizioni è di primaria importanza nello studio della Kabbalah. Devono essere a nostra disposizione, piazzati nelle nostre menti come in uno scaffale di libri in modo che io possa prendere il termine giusto anche senza pensare come io deva comprendere, sentire e immaginare il significato nascosto dietro ogni parola nel testo.

Altrimenti confonderò me stesso e genererò in me un’impressione e percezione sbagliate che non corrispondono alla verità. Questa è una chiave per lo studio della saggezza della Kabbalah. Se non decifri correttamente ciò che è scritto, ti confonderai completamente.

Non stiamo studiando con lo scopo di sapere quanti angeli siano in cielo e quali siano i loro nomi, e non stiamo memorizzando quali oggetti spirituali (Parzufim) esistono da qualche parte la fuori. Dobbiamo apprendere che tutto quello che è stato scritto è all’interno di noi, all’interno della nostra anima e che ancora non abbiamo rivelato.

Lasciamo che questo sistema spirituale sia ancora occulto per noi, ma all’interno di noi e non fuori da qualche parte. Non stiamo parlando sugli angeli in cielo, ma sulle forze interiori dell’uomo. Tutto è all’interno dell’uomo, e non esiste nient’altro oltre lui. Ci sembra che esistono altre persone intorno a noi, ma in realtà, sono tutte parti di me. È per questo motivo che la frase “ama il tuo prossimo come te stesso” sembra di parlare di un’altra persona finché arrivi a comprendere che si tratta di te, te stesso, e tutto appartiene a te.

I termini Kabbalistici devono sapersi a memoria, il che significa che devi essere attaccato al loro significato spirituale vero e non di immaginarlo nella tua attuale percezione. Quando mi trovo con parole come “sole”, “luna”, “su”, “giù”, “entrare” e “uscire” della Luce, tutti i termini più tecnici, e perfino quelli che sono scarsamente relativi a questo mondo, io devo ancora controllare me stesso per sapere se sto rimanendo nelle giuste definizioni. Questo eliminerà il 99% di confusione e sbagli.

Inoltre, non avrò bisogno di lunghe spiegazioni se io adotto le giuste definizioni. È per questo che è cosi importante studiare le appendici di ogni capitolo di Lo Studio delle Dieci Sefirot: “Tabella di domande e risposte sul significato delle parole”. Questo è perfino più importante che studiare il testo principale del libro.

Anche se ancora non riusciamo a ricordare tutte queste definizioni, a comprenderle o a sentirle, per lo meno dobbiamo vedere come queste definizioni spirituali differiscono da quelle dentro di noi perché generalmente abbiamo già un certo disegno materiale su ognuna di queste parole e concetti.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Fare chiarezza sul desiderio delle donne

Domanda: Se i desideri continuano a cambiare e a prendere diverse sfumature, devo desiderare qualcosa di specifico oppure ho bisogno di rafforzare il desiderio nella forma più vicina a me in quel determinato momento?

Risposta: No, il desiderio delle donne deve essere formato in maniera collettiva, in unione, l’integrale desiderio della donna focalizzato precisamente verso il traguardo. Ogni donna deve analizzare i desideri dentro di se e puntarli verso la meta al massimo, il più possibile a ogni livello, in ogni stato lei si trovi.

Tuttavia, dopo che i desideri sono stati basicamente formati, devono essere sentiti dagli uomini. E gli uomini li sentono senza dubbio perché sono fatti cosi: loro sentono gradualmente i desideri delle donne. Succede come in una famiglia, dove la donna può anche non dire niente al marito, ma comunque lui sente come lei spinga silenziosamente, segnalando, volendo e aspettandosi qualcosa da lui. Lui sente questo e non si rilasserà finché non soddisfarà il suo desiderio. In alcuna maniera lui deve risolvere questo.

Nella stessa maniera, gli uomini dovrebbero sentire questo dalle donne, e le donne dovrebbero lavorare costantemente e concentrarà in loro un desiderio sempre più definito.
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(Dalla seconda lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Cos’è un desiderio brillante, fine?

Baal HaSulam, Lo Studio delle Dieci Sefirot, parte 1, “Tabella di domande e risposte sul significato delle parole”: articolo 15. Cos’è Zakh. Bechina Alef (la prima fase) del desiderio di ricevere si definisce come più brillante (Zakh) delle tre Bechinot (fasi) che la seguono.

“Fine” e “ruvido” si definiscono in relazione al desiderio di ricevere. Nella fase radice, Keter, non c’è assolutamente spessore (Aviut) del desiderio di ricevere, ma viene solamente dato il desiderio di dare, inculcato dal Creatore in ogni creatura. Pertanto, la prima fase (Alef) è l’inizio della creatura, del suo desiderio di ricevere ed è più brillante e più fine delle altre tre fasi che seguono.

Questo è dovuto al fatto che ancora non ha sperimentato molte impressioni dell’influenza del Creatore, della Luce, che la rende più brillante. La Luce non l’ha ancora sviluppato ad una profondità di desiderio adeguato al suo uso. È ancora l’inizio, l’embrione del desiderio ed in questo senso, è il più vicino alla Luce.

Non ha ancora nessun’azione indipendente, né una sua reazione. Tuttavia, quando comincia a reagire alla fine della prima fase, provoca l’apparizione della seconda fase, Bet.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

L’inizio della nascita

Io penso che i giorni di Pesach siano andati veramente bene per noi. Essenzialmente abbiamo rivelato un momento molto importante nello sviluppo spirituale di una persona, che segna l’inizio della sua vita spirituale, l’inizio dell’uscita dall’esilio spirituale. Il “posto” dell’unità del gruppo, gli amici, è stato scoperto in ognuno di noi.

Questa sensazione di un unico posto spirituale ha bisogno di espandersi. Questa è la nuova realtà. Quando una persona non abbandona l’interesse per questo “posto”, riesce a progredire velocemente verso la sua realizzazione. Alla fine diventerà il posto della rivelazione del Creatore e si svilupperà più tardi al punto della completa adesione del essere creato con il Creatore: il mondo dell’infinito.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.04.2011, Svelando una parte, coprendone due)

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La preghiera delle diciotto Sefirot

La vera preghiera è “la preghiera delle diciotto benedizioni”. Si tratta delle nove Sefirot della Luce Diretta e delle nove Sefirot della Luce che viene Riflessa non in Malchut, che è il desiderio di ricevere piacere, ma in Yesod, che è al di sopra del desiderio egoistico. In altre parole, prevede l’intenzione di utilizzare Malchut per donare. Da qui derivano 18 tipi di relazione che abbiamo con il Creatore: nove dalla Luce Diretta e nove dalla Luce Riflessa..

Usare Yesod al posto di Malchut, significa agire dal lato della “misericordia” poiché stiamo cercando di trovare la proprietà della dazione, ci stiamo sforzando di diventare uguali alle “prime nove Sefirot” (Tet Rishonot), che discendono dal Creatore all’essere creato, Malchut, la 10.a Sefira. Ed il nostro unico desiderio è di rivelare queste nove Sefirot, le proprietà del Creatore, vale a dire, farle nostre, assorbirle, e diventare uguali ad esse nelle nostre nove Sefirot della Luce Riflessa.

Perciò, una vera preghiera si forma dentro di noi. Infatti, a causa del mio desiderio di diventare uguale alle prime nove Sefirot, mi impegno nelle nove Sefirot della Luce Riflessa e chiedo di utilizzarle affinché Malchut diventi totalmente uguale alle nove proprietà del Creatore che entra in essa. Dunque, le mie nove Sefirot della Luce Riflessa diventano il vaso (Kli) che accetta le nove Sefirot della Luce Diretta, ed io ricevo la Luce nella mia preghiera immediatamente.

Se sapessimo pregare così, allora impiegheremmo la Luce superiore nel modo giusto, cercando di capire come fare per ricevere la misericordia e la forza della dazione da essa e, da qui in poi, rivestiremmo la preghiera della nostra Luce Riflessa che sale dal basso verso l’alto. Dunque, la preghiera sarà un atto che contiene assolutamente tutto in sé, che rivela le prime nove Sefirot in Malchut; esse si percepiranno come le nove proprietà superiori in essa e come l’ascesa della Luce Riflessa da Malchut che sale dal basso verso l’alto, diventando “il rivestimento” per la Luce Diretta, mentre viene calcolata e ricevuta dalla Luce Riflessa. Tutto questo si compie attraverso la preghiera delle “diciotto benedizioni”. Dunque, “la preghiera delle 18 Sefirot” è la preghiera base nel lavoro spirituale.

Se “l’ascesa dei mondi” avviene durante il lavoro spirituale, negli stati come lo “Shabbat” (il Sabato), una “festività” speciale, allora si presenta come “la preghiera delle 18 Sefirot” che viene modificata perché una Luce più potente scende dall’Alto e fa sì che il lavoro al di sotto di essa, nella nove Sefirot della Luce Riflessa, cambi per contenere tutta la Luce ci arriva durante le feste. Questo è il modo in cui organizziamo il nostro lavoro spirituale.

Questa è la ragione per cui è scritto che “tutto è fatto con il potere della preghiera” e “ContemplateLo giorno e notte”, poiché la preghiera è un atto che contiene tutte le fasi che costruiscono il Partzuf spirituale: l’ingresso della Luce superiore, seguita dal calcolo nella testa del Partzuf, la sua interazione attraverso il contatto la Luce (Zivug de Hakaa Be Rosh), e l’espansione della Luce verso il basso. Tutto questo riguarda l’intero processo che il Partzuf affronta nel suo sviluppo: concepimento, nutrimento, maturità (Ibur, Yenika, Mochin). Tutto questo è contenuto nella preghiera delle 18 Sefirot: le nove Sefirot della Luce Diretta che si rivestono delle nove Sefirot della Luce Riflessa.

E tutto questo avviene mentre mantengo l’intenzione di essere trasformato invece che tentare di modificare la Luce superiore, che si trova in assoluta immobilità e brilla sempre al suo massimo splendore e al massimo della sua potenza nella testa (Rosh) di ogni livello spirituale. Un uomo, che è solamente al principio del suo lavoro spirituale, deve prendersi del tempo per esaminare il proprio atteggiamento rispetto alla forza superiore che è non si modifica. Questa forza colma l’intera creazione e non cambia.

Infatti, colui che è superiore è totalmente aperto verso di noi ed irradia tutta la sua Luce, mentre i cambiamenti avvengono solamente in colui che riceve. Perciò, la mia preghiera non è una supplica rivolta a colui che è superiore perché cambi, ma è invece la ricerca dentro di me dei desideri giusti che mi permetteranno di connettermi con la forza superiore e, piano piano, nutrire me stesso nel cammino che mi porta ad essere identico a Lui.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 09.05.2011, Shamati #113)

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L’uomo è l’unico animale che si vergogna

“L’uomo è l’unico animale che si vergogna. O che si dovrebbe vergognare” (Mark Twain, seguire la linea dell’Equatore).

Domanda: La vergogna è un tipo di peccato nel cammino spirituale?

Risposta: La vergogna è una meravigliosa qualità. La vergogna è ciò che separa l’uomo dall’animale. Non c’è nessun’altra differenza. Solo la vergogna crea una differenza, cioè, questa eleva l’uomo al di sopra del livello animale.

È scritto che tutte le persone sono come animali; la differenza appare solo quando io comincio a sentire vergogna. Questo è un segno di un’origine Umana dentro di me.

Ognuno è un ladro nel nostro mondo, ma la maggioranza ha paura di rubare. Chiamiamo questa paura “vergogna”. Abbiamo paura di essere visti, scoperti, esposti, colpiti, incarcerati e così via. In poche parole, la paura ci allontana dal rubare. Allo stesso modo di un gatto che dopo essere stato scacciato diverse volte, guarda la crema di latte da una distanza considerevole; accetta anche il fatto che non c’è nient’altro da fare su questo.

Esiste però un altro tipo di vergogna: senza ragione, senza conseguenze per se stessi. Fa quello che il tuo cuore desidera, tutto il mondo è al tuo servizio, come in un sogno, quando cammini per le strade vuote e tutte le porte si aprono davanti a te. Negozi, macchine, tutto è tuo, tutto ti è permesso. Beneficiane, ma tu rifiuti.

Perché lo rifiuti? Io non lo voglio, perché voglio crescere usando il potere della vergogna, come viene richiesto.

Questa vergogna viene dalla percezione del Datore. È impossibile raggiungere la dazione senza percepire il Datore, ed è per questo che non puoi realizzare nessun atto con il fine di dare. Senza la saggezza della Kabbalah, il metodo della rivelazione del Creatore, sei incapace di correggere uno dei 613 desideri della tua anima. Tu non sarai capace di fare niente per conto tuo, senza la Luce che ti dia questa qualità. Questa non è più una vergogna fisica ma spirituale.

D’altro canto, quando viene dagli animali, i quali non sentono vergogna, è anche possibile evocare la paura del castigo. Allora, come siamo con la nostra “vergogna”? Diversi da loro? In realtà, non sentiamo vergogna nel nostro mondo, ma abbiamo paura.
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(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.06.2011, “Matan Torà [ll Dono della Torà]”)

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Quando il sole non lascia lo Zenith

Domanda: Da alcune ricerche rileviamo che l’80% dell’umanità crede in un potere superiore che controlla tutto. Perché non spieghiamo agli uomini di quale genere di potere si tratta e cosa vuole? E’ molto più interessante che parlare del solito amore.

Risposta: Non abbiamo niente da spiegare. La forza superiore è la Natura, la legge; una forza inarrestabile come la forza di gravità. Si tratta dell’Assoluto che è il Bene, fa il Bene, e non cambia.

Se questa forza è immutabile, è come se non esistesse. L’assenza di cambiamento sembra cancellarla. E’ come vivere sotto il sole, vedendolo sempre bloccato a mezzogiorno. Non ha senso volerne discutere se è e sarà sempre lì. E’ così, e questo è tutto.

Nella nostra vita, facciamo dei calcoli sulla base di ciò che deve essere cambiato, sugli avanzamenti dai quali dipendiamo. E’ un’altra faccenda se parliamo di qualcosa di permanente ed indistruttibile, dalla quale dipendiamo costantemente in misura tale che non può essere chiamata dipendenza.

Il Creatore è questo. E questa è la ragione per cui è così difficile spiegarlo agli uomini. In realtà, noi non preghiamo Lui ma noi stessi. Cerchiamo il modo di cambiare, ed Egli è immutabile. Naturalmente, io cambierò se lo desidero, e per farlo, non serve che Lo prenda di mezzo. Egli è il Bene e fa il Bene, e vicino a Lui, io sono come un bambino viziato a cui i genitori danno un amore assoluto, mentre io faccio tutto quello che voglio e senza riflettere, pensando che niente di brutto mi succederà.

Dunque, il nostro problema è come spiegare agli uomini che il Creatore è come un muro massiccio che semplicemente esiste. Gli possiamo saltare davanti, sbattere le braccia; sono affari nostri, perché il muro starà sempre lì.

Un uomo lo può appena immaginare: “Allora, con chi ho a che fare? Significa che non c’è nessuno a cui chiedere?”. Come possiamo spiegare a coloro che credono in un potere superiore che non ha senso pregare il Creatore “di cambiare”, per farci oggi il bene che non ci ha fatto ieri. Significa che ieri Egli ci ha fatto state male?

In realtà, noi abbiamo a che fare con Colui che è il Bene e che fa il Bene ai malvagi e ai giusti. Ma per un uomo, questo significa che, nonostante sia buono o cattivo, il risultato sarà lo stesso.

L’uomo comune è soggetto a cambiamenti continui. Egli si paragona sempre con il mondo, prova a calcolare i risultati dei cambiamenti interni ed esterni. Egli non comprende cosa sia la Forza universale, generale, grande ed immutabile. Questa Forza sfugge ai nostri organi sensoriali perché essi sono “predisposti” ai cambiamenti piuttosto che ad una condizione statica. Io non vedo quello che non cambia, il che non lo fa scomparire dalla mia vista.

Questa è la ragione per cui non riusciamo a spiegare agli uomini cosa sia il “Creatore”. A volte, io dico che il “Creatore” è la Natura, che Egli è immutabile, e che non c’è nessuno da pregare, e che la preghiera è un auto-giudizio. In risposta, gli uomini sono subito pronti a farmi a pezzi. Questo è il problema: noi ci giudichiamo, mentre altri chiedono al Creatore di cambiare: “Ho messo qualche spicciolo nel tuo salvadanaio, adesso, tirami fuori dai guai.”

Parlare del Creatore come un’inflessibile legge della natura, vuol dire negare ad un uomo la possibilità di rivolgersi a Lui. Un uomo non capisce di dover cambiare. Una nuova forte “dose” di sviluppo è necessaria, in modo che l’uomo inizi a comportarsi in modo diverso.

Di qualsiasi cosa parliamo, inclusa la crisi, essenzialmente spieghiamo agli uomini il cammino della sofferenza: “In alternativa, saranno guai, e non ne vale la pena. Allora, cambiamo:” Non è una bugia, ma non è nemmeno la verità.

Dovremmo dire qualcosa d’altro ad un uomo che arriva alla saggezza della Kabbalah desideroso di raggiungere lo scopo della creazione: “Devi essere al di sopra di questo. Non c’entra il buono o il cattivo, ti devi innalzare per mezzo della fede al di sopra della ragione.

Non dovresti condizionare le tue azioni in base alla sofferenza o al piacere. Questa non è dazione. La fede al di sopra della ragione significa che ti innalzi al di sopra della ricompensa. O lavoriamo per sfuggire al male e per conquistare il bene in futuro? Ci aspettiamo un corrispettivo? Vogliamo raggiungere lo scopo della creazione per noi stessi invece che per dare piacere al Creatore?”

D’altra parte, però, chi dovremmo far gioire se il Creatore è la legge? Questo è un punto delicato della nostra spiegazione.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06.2011, “il richiamo del Messia”)

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Un momento per la riflessione

Oggi il mondo intero è in crisi e ci stiamo avvicinando lentamente a problemi ancora più grandi in tutti i luoghi e le aree della vita. Tutto quello che abbiamo fatto in questo mondo è stato fatto in maniera deficitaria, perché siamo cresciuti sotto il governo dell’egoismo. Non ci possiamo aspettare niente di buono da nessun posto, perché abbiamo lavorato sempre per il bene del nostro ego.

Adesso, il male viene rivelato gradualmente, goccia a goccia, in diversi posti ed in ogni opportunità per evitare di sprofondare nel nostro stesso dolore. Se il dolore diventa molto forte, non saremo capaci di pensare a nient’altro eccetto a come sbarazzarcene. Non saremo più interessati alla sua causa ed effetto, vorremo solo che questo cessi.

Tuttavia, se il dolore viene ad ondate e tutto il tempo diminuisce o diventa più severo, lasciandomi il tempo sufficiente per riflettere su di esso, allora comincio a cercare da dove, perché viene e come sbarazzarmene. Il Creatore fa questo gioco con noi e come risultato, troviamo una soluzione.

Prima di tutto, dobbiamo studiare la causa e questa si trova in opposizione alla nostra natura. Le nostre proprietà sono opposte a quelle del Creatore e pertanto, quando Lui si avvicina, ci sentiamo male! E quanto più si avvicina, peggio ci sentiamo! È come il caso del ladro che è meglio allontanare dal tesoro e non dargli l’opportunità di commettere un crimine. È la stessa cosa con noi.

Pertanto, specialmente adesso, ai giorni nostri, il Creatore viene rivelato molto lentamente e gradualmente, per darci il tempo di pensare. Viene leggermente rivelato e ci sentiamo male. Per esempio, un paio di anni fa irruppe una crisi e adesso le persone dicono che certamente è terminata; però non è rimasta indietro, ci è stato dato semplicemente il tempo di pensare e di esplorare! Presto, esploderà un nuovo colpo, in molti livelli e di vario genere e dopo, ci sarà un periodo di calma.

Così il Creatore ci insegna e ci da le opportunità di cercare le ragioni, affinché alla fine, lo riveliamo come la fonte di tutto quello che succede. In relazione al nostro egoismo, Lui appare come la fonte di tutti i mali. Allora capiremo perché ci sentiamo male: è per la nostra opposizione al Creatore.

Cosa possiamo fare per sentirci bene? Il Creatore è perfetto, dobbiamo solo cambiare noi stessi. Così, gradualmente, ci renderemo conto di cosa dobbiamo correggere. L’umanità arriverà certamente a questo sotto i colpi metodici e periodici che arriveranno in tutti i modi a qualsiasi nazione, a qualsiasi persona, imparando in questo modo.

Tuttavia, dobbiamo rivelare il metodo alle persone, affinché rivelino più in fretta da dove e perché arrivano i colpi. Mediante questo, faciliteremo lo sviluppo di tutta l’umanità. Questo è chiamato “portare la Luce alle nazioni”, cioè, alle persone che ancora non capiscono perché vengono colpite.

Per svilupparci consciamente, le persone devono scoprire la causa e lo scopo dei colpi. Come risultato, tutto il corso dello sviluppo cambia molto. Coloro che possiedono il metodo della correzione devono fare questo per tutto il mondo.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.06.2011, Shamati N.241)

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Il mondo attraverso il prisma dei desideri

Domanda: In che modo gli sforzi che facciamo durante la lettura del Libro dello Zohar influenzano il mondo? Quali cambiamenti infonde?

Risposta: Non c’è alcun mondo di per sé. I nostri sforzi costruiscono la realtà che vediamo. In questo momento, il mondo ci sembra essere quello che vediamo. Nella misura degli sforzi che facciamo, creiamo un’altra realtà, un mondo diverso. Quello che facciamo è quello che otteniamo.

La spiritualità non ha alcuna immagine. Non ha dei lineamenti specifici, a meno che un uomo non li formi dentro di sé, dentro i suoi desideri che raccoglie e riunisce in un solo desiderio.

Dovremmo riflettere su questo più che possiamo, al fine di abituarci a questo modo di vedere la realtà. Non si tratta dei conseguimenti spirituali. Io sto dicendo che ogni uomo nel mondo, che non ha ancora conseguito la spiritualità, può comunque scegliere di guardare alla realtà come suggerito e, così facendo, inizia a sperimentare certe impressioni sensoriali.

Domanda: Ma in che modo i nostri sforzi per unirci influenzano i desideri al livello più grezzo che è dentro di noi, dove non c’è il desiderio di essere uniti? E’ come se, al livello più profondo, non avessi la minima aspirazione o desiderio ad unirmi con gli altri…

Risposta: Io sono fatto di desideri di tutte le forme e di tutti generi, di tutti i livelli di Aviut (grossezza e ruvidezza), inclusi i desideri che non cambiano fino alla fine della correzione. Questi desideri si svelano in me in tutte le possibili combinazioni che io non sono in grado di creare.

Io devo, al meglio delle mie capacità, modellarli in una forma spirituale, cioè condurli ad una unione con i desideri che mi sembrano estranei e che io rifiuto, disprezzo, e con i quali non voglio avere a che fare; “Chi sono questi desideri, in fondo?! Perché dovrei unirmi con loro?”

Io devo superare questo risentimento e provare a riunirli, se in essi vi è un desiderio per la spiritualità uguale al mio. Per adesso, si tratta solo di loro. E se proveremo ad elevarci al di sopra del nostro reciproco risentimento e ad unirci, costruiremo il “luogo” per la rivelazione ad un livello ancora più interiore.

Domanda: A volte, mi sento come se mi trovassi con le spalle al muro, cerco di trovare un modo per muovermi, ma non riesco a fare un passo. Cosa devo fare in questo caso?

Risposta: Chiedi aiuto agli amici
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011 Lo Zohar)

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