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Come far muovere l’asino: Tirare e spingere

Da parte degli esseri creati, cioè tutti noi, c’è una sola azione che possiamo compiere: aspirare all’unione. Su per giù, comprendiamo il sistema nel quale tutti noi esistiamo e ci rendiamo conto del perché ci sforziamo di agire in questo modo.

Non ci uniamo per il bene di ottenere o creare qualcosa, e nemmeno mettiamo insieme una squadra di uomini che compirà dei compiti terreni, come siamo soliti fare in questo mondo. Ci uniamo per attirare su di noi la Luce Superiore che ci unirà per davvero e si manifesterà in questa interconnessione.

Il fatto che dedichiamo tutto questo tempo all’esplorazione di varie forme di comportamento nel gruppo può essere spiegato solamente attraverso la nostra confusione. Infatti, tutto quello che ci viene chiesto è una singola azione e niente altro.

Anche la Luce compirà una singola azione che si combinerà con i nostri sforzi. Tuttavia, noi dobbiamo compiere il massimo sforzo. Dovrei sempre immaginare di trovarmi ad un certo livello e di volermi elevare a quello successivo. Devo applicare uno sforzo che corrisponda alla differenza (∆) tra i due livelli.

Questa scala è separata. E questa è la ragione per cui i miei sforzi non sono sufficienti. Ho bisogno di essere ispirato e spinto; ho bisogno di essere obbligato, provocato e spinto in questa direzione.

Con l’influenza del nostro ambiente, abbiamo un’enorme possibilità di far nascere delle forze negative che ci spingeranno indietro, ci “punzecchieranno” un pochino, ci provocheranno una piccola sofferenza, e creeranno dei fastidi. Dall’altra parte, ci dovrebbero far partire e tirarci in avanti realizzando dentro di noi una bella sensazione e assicurandoci che qualcosa di maestoso e bellissimo ci aspetta più avanti.

Questi movimenti dovrebbero essere edificati sul dolore e sulla gelosia, sulle qualità che sono innate nella nostra natura. Io voglio suscitare questi movimenti per farli lavorare su di me in modo che mi possano formare correttamente, e riuniscano insieme le forze negative dietro di me e mi spingano in avanti stimolandomi da dietro. Uno stimolo è una bacchetta aguzza con la quale gli asini sono spronati ad andare avanti. Di conseguenza, io voglio che questi stimoli spingano il mio “asino”.

Oltre tutto, voglio essere tirato in avanti. Ho bisogno che tutto ciò che mi circonda mi ricordi continuamente i meravigliosi obbiettivi che sono predisposti davanti a me, circa quello che può essere raggiunto in questa vita e in questo mondo, se saremo capaci di elevare questa consapevolezza ad un livello superiore, nella sensazione di infinito del livello successivo.

Quindi, io voglio essere spinto e tirato allo stesso tempo. Se io mi trovo nell’ambiente e possono risvegliarmi in relazione ad esso come descritto sopra, e se anche l’ambiente è pronto a comportarsi allo stesso modo come risposta, nel senso che l’ambiente agisce in questo modo nei miei confronti, nei confronti di tutti gli altri – tutti insieme nei confronti gli uni degli altri, allora saremo in grado di provocare una sufficiente tensione interna che sarà uguale a delta (∆), allo spazio di discesa tra  due livelli.

Segniamo il nostro attuale livello con uno zero (0); il livello successivo sarà segnato come uno (1). Il nostro stato attuale è un periodo di preparazione al livello uno. E’ la fase più difficile e meno piacevole poiché siamo tutti come dei gattini ciechi che non percepiscono e non sanno niente. Dobbiamo seguire ciecamente ciò che è scritto nei libri. Non dobbiamo nemmeno capire quello che c’è scritto. Questo è il modo in cui progrediamo in quanto la correzione parte proprio da zero.

La Luce ci influenza continuamente, e non appena tocchiamo la soglia del livello, incomincia a cambiarci: modifica il nostro ego nel suo opposto, nella dazione. Grazie al potere della dazione, invece di respingerci a vicenda, incominciamo a stabilire un contatto e ad unirci a vicenda, creando in questo modo un sistema di interconnessioni.

Non appena riusciamo a creare questo genere di sistema al primissimo livello della nostra interconnessione, la Luce si manifesta al suo interno e colma lo spazio che era ed è sempre presente tra di noi. La sola differenza è che in precedenza eravamo abituati a rifiutare gli altri e adesso, dentro questo nuovo spazio, cerchiamo di stabilire un contatto con gli altri al di là del nostro ego, e lo spazio viene colmato dalla Luce. Questo è ciò che chiamiamo la rivelazione del Creatore.
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(Dalla lezione 1, Congresso di Kharkov Congress, 17.08.2012)

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Fino a quando una persona si trasforma in un essere umano

Il metodo della Kabbalah ha lo scopo di cambiare una persona fino a che non si trasforma in un essere umano (Adamo), ossia colui che  è simile (Domeh) al Creatore. In ogni dato momento, giorno dopo giorno, la persona deve lavorare per elevare l’importanza di questo metodo e far riferimento ad essa in modo persistente. Dopo tutto, noi veniamo costantemente scagliati via dalla spiritualità come se il Creatore si distanziasse da noi.
Ci sembra che i nostri stati cambino continuamente: ci avviciniamo al Creatore e poi siamo più distanti da Lui. Ovviamente, però, succede solo nelle nostre sensazioni. Si risvegliano, infatti, in noi nuovi geni di informazioni e noi dobbiamo correggerli.

Una persona possiede 613 desideri che riguardano il Creatore. Non stiamo parlando di desideri materiali, di questo mondo, ma di specifici desideri verso il Creatore. Solo questi desideri dovrebbero essere corretti affinché diventino simili all’attitudine del Creatore verso di noi, cioè sono completamente diretti alla dazione e a portare gioia al Creatore.

Il pensiero originale del Creatore nel piano della creazione era di deliziare le creature. Una persona deve anche raggiungere lo stesso stato affinché il suo scopo diventi portare contentezza al Creatore. La somiglianza delle proprietà con cui il Creatore eleva una persona al Suo livello e si fonde, si unisce a Lui completamente e di conseguenza raggiunge lo scopo finale.

Nella via per raggiungere lo scopo, ci sono diverse fasi di avanzamento. Nella prima, durante migliaia di anni della storia umana e procedendo attraverso numerose reincarnazioni, l’uomo sviluppa il suo regolare desiderio terrestre di godere. Le reincarnazioni si rimpiazzano a vicenda perché il desiderio cresce costantemente e vuole sempre di più quando in esso si rivelano costantemente i geni dell’informazione (Reshimot).

Non vale la pena prestare attenzione ai corpi che vivono e muoiono, ma piuttosto ai geni dell’informazione che si rivelano nel desiderio di gioire, dandoci così un’illusione di esistere nel nostro corpo.

Nella seconda fase dello sviluppo, emerge in una parte del desiderio, ossia in alcune persone, un’aspirazione di rivelare il Creatore, di trovare il significato della vita. La prima persona che ha ricevuto questo tipo di desiderio è stato Adam HaRishon. Questa è la ragione per cui lui è considerato il Primo Uomo e molti altri l’hanno seguito. Queste persone sono chiamate Kabbalisti perché accettano il metodo della correzione che gli consente di rivelare il Creatore fino all’estensione alla similitudine delle loro proprietà con Lui.

Anche i Kabbalisti attraversano molte fasi di sviluppo e reincarnazioni, ma queste reincarnazioni sono leggermente differenti perché una di esse è il raggiungimento del Creatore, la forza che governa la natura.

Avendo ricevuto il primo risveglio attraverso la spiritualità, noi entriamo in quello che viene chiamato periodo preparatorio. In questo stadio, noi attraversiamo ancora molti stati, ma questa volta accadono in conformità con il metodo, al livello della nostra comprensione di esso. Sebbene il metodo sia disponibile per noi sotto forma di materiale leggibile, non è ancora stato rivelato nelle nostre anime.

Noi avanziamo in questo modo: attraverso la costruzione del gruppo e cercando di ispirarci l’un l’altro. Il lavoro principale sta nel migliorare l’importanza del metodo e trasformare noi stessi. In questa realtà non può essere cambiato nulla eccetto l’uomo stesso; un essere umano è l’unico che possa essere cambiato.

Inoltre, dobbiamo chiarire esattamente cosa può essere cambiato: solo l’intenzione che si trova nel desiderio di qualcuno. I desideri di per sé non si possono cambiare; lasciateli stare. L’uomo possiede 613 desideri in relazione al Creatore, e deve trasformare le intenzioni di questi desideri da egoistiche a intenzioni di dazione.

Una persona infatti, non percepisce di avere 613 desideri, o che sono di natura egoistica, o di voler trarre beneficio dal Creatore. Per il momento non ha nessuna relazione di sorta con il Creatore, nessuna connessione con Lui. La connessione con il Creatore comincia a rivelarsi gradualmente, in questo modo ci consente di scoprire la nostra inclinazione maligna. Se una persona è ancora immersa nel proprio egoismo, ha bisogno della correzione chiamata Torah, “una spezia per esso.” Con questo aiuto, una persona può cambiare la sua intenzione reindirizzandola dal proprio piacere a beneficio della forza superiore, il che significa che ha adempiuto ad un comandamento.

In accordo quindi all’ordine dei desideri che si rivelano in una persona, essa effettua 613 correzioni (613 comandamenti), fino a che non corregge l’intero vaso e riceve l’intera abbondanza che il Creatore gli ha preparato – ma con l’intenzione di portarla indietro alla Sorgente. In questo modo una persona raggiunge lo scopo.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 07.09.2012 Shamati #175)

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Quattro passi verso Keter

Quando si rivelano in noi delle intuizioni spirituali, di fatto cominciamo a vedere e a capire gradualmente e in modo sempre più chiaro che ogni cosa dipende dal “luogo” (il Creatore), il che significa dal numero e dall’intensità dei miei discernimenti che rivelano la realtà spirituale e che mi mostrano fino a che punto sono connesso a tutti gli altri. Tutto dipende dal numero dei discernimenti e principalmente dalla loro intensità e dall’intensità della connessione.

Ognuno di noi scopre improvvisamente diversi discernimenti della propria percezione egoistica, ma rinuncia al proprio ego al fine di connettersi con gli altri. Si scopre che una “ammaccatura” appare nel mio desiderio di fronte ad un “rigonfiamento” nel desiderio dell’amico, ed un “rigonfiamento” del mio desiderio appare opposto alla sua “ammaccatura.” Quindi ci connettiamo, poiché ognuno si arrende all’altro.

Si scopre che ho rinunciato ai miei interessi al fine di connettermi all’amico, ma lui, nella sua percezione, scoprirà questi “rigonfiamenti” del mio ego e annullerà sé stesso per connettersi con me. Dunque, noi non annulliamo il nostro ego, ma lo utilizziamo costantemente attraverso più “rigonfiamenti” e “ammaccature.” La nostra percezione sensibile e raffinata e la sua intensità dipendono dalla quantità di tali connessioni, nelle quali scopriamo sempre più discernimenti.

Questo è come il vaso generale costruito per l’interesse generale. Più scopro mancanze comuni, più posso annullare me stesso e connettermi con gli altri. Ma poi devo pensare al motivo per cui lo sto facendo —per la rivelazione della Shechina (Divinità). Qui devo raggiungere un’ulteriore connessione che è più interiore e per uno scopo più alto, scoprendo che è il Creatore.

Il Creatore non è una qualche personalità, ma un discernimento che ho rivelato come conseguenza della mia chiarificazione. È la Sefira superiore di Keter, che scopro dopo aver chiarito tutte le Sefirot che la precedono. Proprio come il comandamento dell’amore, che dobbiamo raggiungere, ma che in realtà non siamo in grado di raggiungere. Esso si rivela a noi da sé se attuiamo tutti i comandamenti che lo precedono.

Avviene lo stesso quando si tratta di connessione. Se io lavoro con il mio punto nel cuore nel gruppo e mi connetto con gli amici, allora all’interno di questa connessione, in tutte le quattro fasi, scopro la loro radice interiore chiamata Shechina. La Shechina simboleggia la rivelazione del Creatore.

Non posso costruire da solo quest’ultima fase, Keter, colui che dona. Si rivela poiché salgo i quattro gradini verso di essa.

Ho fatto tutto quello che era in mio potere, ho rivelato da solo le quattro fasi e le forme di connessione, e poi scopro la fase Keter sulla quale però non posso lavorare da solo. Questa è la Shechina. Da parte mia, posso completare il lavoro e così vi sarà una scoperta che mi attende, come è detto “ho faticato e ho trovato.”
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah 13.06.2012, “L’Arvut (la mutua garanzia)”)

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Tutti girano indipendentemente

Domanda: Che cosa dobbiamo fare affinché il cuore si decida a connettersi? Abbiamo deciso tante volte di connetterci, ma non sappiamo come cominciare.

Risposta: Dobbiamo costruire sistemi che non ci lascino scampo. Immaginate di dover custodire un gregge molto grande in cui ci sono molti animali, tra cui: mucche, cervi, tori, pecore, ecc. Dobbiamo saper trattare ogni tipo di animale: alcuni hanno bisogno di cani da guardia, altri hanno bisogno di pastori, e un altro tipo ha bisogno di un recinto in modo che non scappino.

Dobbiamo fornire ad ogni tipo di animale, il giusto tipo di cibo: alcuni hanno bisogno di cereali, e altri di erba, e tutti hanno bisogno di acqua. Devo prendermi cura di tutte queste cose. Anche del gruppo devo prendermi cura nello stesso modo e fornirgli tutto ciò di cui ha bisogno per non scappare, ma raggiungere il nostro obiettivo con successo e in modo sicuro.

Dobbiamo pensare a tutto ciò, e questo è tutto il nostro lavoro. Dobbiamo raggiungere le prime dieci Sefirot, il che significa la minima connessione tra noi. Anche se è egoista e opposta alla spiritualità e alla santità, è già una connessione. Ora stiamo semplicemente disgiunti, e nessuno vuole connettersi in nessun modo agli altri. Siamo come ingranaggi che non si connettono per girare in modo indipendente.
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(Dalla quata parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 05.10.2012, Prefazione al Libro dello Zohar)

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Mobilitazione generale

Solo la nostra persistenza nel sentire la necessità di una connessione ci può salvare. Smettiamola di giocare con altre cose sperando che con il tempo qualcosa cambi, abbastanza per avere a che fare con altre cose. Tutte le attività correlate sono necessarie solo per sostenere la cosa principale: comprendere la necessità della connessione.

Fino a quando non ci riusciremo deve esserci uno sforzo collettivo incessante. Non dobbiamo scappare o deviare da questo obiettivo verso qualsiasi altra direzione. Qualunque cosa facciamo serve solo a rafforzare i nostri sforzi per la connessione. Dobbiamo sentire la preoccupazione che va da cuore a cuore, fino a quando non ci riusciremo. Non ci sono concessioni qui e le condizioni sono note: il continuo raggiungimento delle Reshimot (i geni informativi), secondo il principio “Ho lavorato e ho trovato”. Se siamo in grado, lo superiamo, e se non ci riusciamo, no. Deve essere un obiettivo chiaro davanti ai nostri occhi e noi tutti dobbiamo mobilitarci per la missione.

Ci sono nuovi studenti che ancora non capiscono e non sentono la disperazione totale, ci sono vecchi studenti che sono cresciuti troppo deboli e si sono trovati coinvolti nella routine. Ma nel complesso, dobbiamo rafforzarci reciprocamente. La preghiera non può essere che per la connessione, altrimenti non viene ascoltata. Se non desideriamo la connessione, la reciproca dazione, dare al Creatore, allora tutto il resto è la “pozione della morte.” Dobbiamo completamente chiarire questo.

La cosa principale è la preoccupazione generale. Anche se, nel mio cuore, non sento realmente la preoccupazione, tuttavia devo mostrarlo agli altri. Anche se al momento non sono entusiasta verso lo scopo della creazione, devo comunque agire prima degli altri. Altrimenti non devo far parte della società.

Deve essere la condizione principale: una persona si trova nella società per rafforzare i cuori degli amici che sono sulla via di raggiungere l’obiettivo, aumentando l’importanza e la grandezza dello scopo. Se non lo fa, non c’è posto per lei qui. È meglio che a raggiungere l’obiettivo siano poche persone, perché quale sarebbe altrimenti l’utilizzo di tutti i milioni di persone intorno a noi, se non hanno raggiunto nulla e se la forza spirituale non governa il livello corporeo?

La società dovrebbe quindi esigere da tutti: è necessario mantenere l’obbligo per rafforzare gli amici verso la grandezza dello scopo, la grandezza della connessione, oppure rinunciare. Proprio così.

Per quanto riguarda i principianti, la missione gli dovrebbe essere chiarita nella misura in cui possono percepire, dal momento che a parte questo non c’è nulla.

Devono trascorrere molti anni prima che una persona cominci in qualche misura a sentire e percepire il messaggio. Ma abbiamo accumulato abbastanza esperienza, competenze, conoscenza delle fonti, lo sforzo per realizzarlo. Per di più, la realtà esterna esige che lo facciamo.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 05.10.2012)

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Il Machsom è una barriera psicologica

Il Machsom è un punto psicologico fino al momento in cui io lavoro solo per il mio piacere, dopo di esso, io lavoro per il piacere del Creatore o del prossimo, per qualcuno al di fuori di me. Questo è ciò che devo raggiungere.

Questo limite, questo grado, viene chiamato il Machsom. Il confine tra il nostro mondo e il mondo spirituale è semplicemente psicologico. Se io mi prendo cura di me stesso, anche se al tempo stesso sto aspirando al Creatore, alla spiritualità, ma agisco ancora per me, questo, il mio stato, si trova attualmente al di sotto del Machsom e viene chiamato “Lo Lishma.” Se invece io realizzo che sto pensando solo al piacere del Creatore, in modo che tutto il piacere non sia per me, allora io, i miei desideri e le mie intenzioni, sono già oltre il Machsom e questo, il mio stato, viene chiamato “Lishma“.

Il Machsom è un punto psicologico che devo attraversare, e poi sarò nella spiritualità, nell’intenzione di dare. In seguito, quando mi trovo al di là del Machsom, devo alzare sempre di più i miei desideri e le mie intenzioni oltre il Machsom.

Oppure si può anche metterla in questo modo: Insieme all’ego che cresce in me, insieme a tutti i piaceri che crescono, io elevo il punto più alto del mio Machsom, mentre, sulla base del desiderio di provare piacere, viene rivelato come l’inclinazione al male, passo dopo passo, alzo il punto del Machsom fino a Ein Sof fino a quando tutti i miei desideri saranno davvero per la dazione.

Non è importante come la si mette: elevare le intenzioni sul Machsom o elevare la condizione del Machsom fino a Ein Sof, ciò che conta è che sto lavorando per correggere l’intenzione di utilizzare i desideri che crescono, non per me, ma per gli altri/il Creatore.
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Un dono del Creatore sotto forma di ostacoli

Domanda: Come dovremmo realizzare correttamente gli ostacoli, al fine di rafforzare la nostra connessione e mantenerci, nonostante essi, in questo stato?

Risposta: Abbiamo bisogno di superare gli ostacoli. Ci saranno senza dubbio problemi e anche ostacoli, ma dipende da come uno li guarda. Se vi preparate in anticipo ad essi e realizzate che per trascenderli, in realtà salite, allora non li create di proposito, ma li accettate preparati e vi preparate a questo e in anticipo con il gruppo, e l’ambiente.

Ricordo come mi sono preparato per un intervento. Non mi avevano promesso risultati positivi, ma sono andato verso l’intervento con pace interiore, come se mi fossi studiato. È molto interessante. Dipende tutto da come ti prepari agli ostacoli. Dopo tutto, essi ti danno una salita, e senza di loro non saremmo in grado di salire.

Che cos’è un ostacolo? È la stessa forza egoistica che mi spinge costantemente in avanti. E qui il Creatore decide di aiutarvi. Egli riprende questo ego e vi lascia completamente senza energia. Non c’è niente da fare ora, nessuno a cui rivolgersi, non c’è nulla di attraente, non c’è alcuna motivazione verso nulla. Sarebbe bello se fosse possibile andare a dormire e non svegliarsi. Ma no, quella non è una scelta possibile.

Si tratta di una sensazione di impotenza totale, e non solo impotenza, ma una totale assenza di desiderio, vuoto interiore, e vi viene data solo per riempire il vuoto con la forza dell’altruismo e non dell’egoismo. La forza che vi spinge in avanti vi viene tolta di proposito, in tal modo vi è stato dato un dono.

Ora il gruppo ha bisogno di dare un qualche tipo di spinta in avanti, almeno un po’, e poi andrete avanti. Questo significa che avete bisogno di lavorare in anticipo con il gruppo, di aiutare ad investire in esso come in una banca, e poi quando non avrete la forza, potrete prendere da esso e avanzare.
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(Da una lezione virtuale del 23.09.2012)

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Vedere il mondo di Ein Sof (Infinito) dietro semplici parole

Connettersi ad un amico non significa seguire la sua mente. Quando io mi sottometto e ascolto quello che dice, non è per fare poi quello che dice. Devo sottomettere il mio ego, ma non vuol dire che devo accettare il suo consiglio.

Io mi sottometto prima della connessione interiore tra noi. È una cosa totalmente diversa. Ascolto quello che dice, e devo accettarlo come qualcosa che viene dal più grande nella nostra generazione di fronte al quale io stesso mi sottometto, scoprendo il suo livello interiore lì, dove si trova la sua altezza spirituale. Ein Sof è parte di ognuno di noi, io in realtà mi sottometto prima a questo livello spirituale, nei miei rapporti con l’amico, ma non per quanto riguarda le sue opinioni corporee.

Si tratta di una sottigliezza molto importante. Non capiamo che nei rapporti tra di noi si trovano tutti i mondi, tra cui il mondo reale di Ein Sof.
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Solo la Luce sconfigge l’avido peccatore

Domanda: Da dove dovrebbe iniziare la vera domanda per la dazione? Come posso sconfiggere l’avido peccatore che si trova dentro di me?

Risposta: Non abbiamo una domanda vera per la dazione, e non ne possiamo avere una fino a che la Luce non ci influenza. Quando la luce arriverà, sarai sorpreso e ti chiederai: è questa la qualità della dazione? E sarà in contrasto con tutto quello che hai pensato.

È una cosa completamente nuova e una persona che vive nella nostra realtà non ha alcuna preparazione ne premonizione di come sia. Quando una persona ha questo sentimento delicato, comincia ad agire, anche inconsapevolmente, al fine di avvicinarsi ad essa. Comincia a collegare tutta la sua vita, tutto quello che ha passato, a questo unico obiettivo, al raggiungimento di una goccia di adesione con il superiore.

Per la prima volta ha un’inclinazione interiore per qualcosa che è lontano e da quel momento in poi inizia a svilupparsi.

È impossibile esprimere questo sentimento a parole, ma una persona non può svegliarsi se non è la luce superiore a farlo. Una persona che lo ha già assaggiato, sa di cosa si tratta, ma finché non lo si è sperimentato da soli, non lo si capisce.

Quindi è impossibile chiedere per la vera dazione, fino a che non raggiungi questa qualità. Ma grazie a questo gioco, avanziamo fino a riempirci di tutti i requisiti necessari. Non sapendo in anticipo come fare, avviene un risveglio interiore, ed è come se si accendesse una scintilla di luce e una persona cominciasse a sentire che c’è qualcosa di diverso da questo mondo, che è la dazione.

Non ci resta che giocare nel miglior modo in cui possiamo, fare tutto ciò che è in nostro potere. Sono certo che ci stiamo avvicinando a questa rivelazione, ma tutti dovrebbero chiedersi a quale velocità.
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(Da una conversazione sul lavoro interno 30.09.2012)

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Coloro che vagabondano per le strade sono parti della mia anima?

Domanda: Durante la mia vita quotidiana (per strada, nei mezzi pubblici, ecc), come posso aggrapparmi al lavoro spirituale con tutta la forza possibile?

Risposta: Cerco di guardare tutto attraverso il sistema di connessione, attraverso il sistema di completamento reciproco. Mi chiedo se attraverso tutto ciò che appare davanti a me vedrò la cooperazione reciproca tra le due forze opposte che mi raffigurano immagini differenti.

Se io sono in un cerchio, in un workshop e ci sono nove amici davanti a me, compagni ma anche, in un certo senso, concorrenti su chi darà la risposta migliore e chi risponderà meno accuratamente, come possiamo completarci l’un l’altro, come possiamo giocare insieme, al fine di trovare le risposte giuste? Qui c’è molta vicinanza e opposizione.

Se mi trovo per strada, perché non riesco a vedere un compagno identico in tutti coloro che evocano in me certi sentimenti? Non fa differenza se è a favore o contro, ciò che è importante è come gli rispondo. Posso rispondergli come a qualcuno che è molto vicino a me? Il mio ego non me lo permette. Se potessi guardarlo in modo diverso, vorrei vedere una persona molto vicina e cara e vorrei subito cambiare il mio atteggiamento verso di lui.

Dobbiamo giocarci accendendo il pulsante start e stop della ricezione e della dazione e chiarire costantemente le nostre relazioni con gli altri. Allora diventerai più flessibile e acquisirai un atteggiamento più morbido verso la vita e il mondo.

Ma nel complesso, naturalmente vuoi vedere la forza che dirige attraverso questo atteggiamento, che ti presenta il quadro d’insieme e lo progetta prima di te in modo che tu possa vedere la rivelazione del Creatore, affinché dietro questa immagine tu possa vedere la forza che dirige.
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(Dalla lezione virtuale del 23.09.2012)

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