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Il segreto del sistema completo o integrale

Il nostro desiderio deve essere comune. Ognuno di noi è fatto di due parti: quella maschile e quella femminile. Io influenzo te, e tu influenzi me e gli altri, mentre gli altri mi influenzano a loro volta e così avanti. Non può essere che io mi prenda cura solamente di me stesso. Non sarò mai capace di colmare me stesso.

Dentro l’organismo comune, posso solamente colmare gli altri passando loro il mio desiderio o il mio appagamento. Non sarei in grado di far arrivare qualcosa direttamente a me.

Questo è il significato di sistema completo o integrale. La sua essenza sta nel fatto che nessuno è in grado di procurarsi nulla con il proprio solo potere, ma può farlo solamente attraverso l’ambiente. E anche questo è possibile solamente se un uomo non pensa a se stesso, ma solo ai suoi amici. Allora i suoi sforzi gli ritornano se, naturalmente, non penserà che effettivamente gli ritorneranno indietro.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.04.2011 istruzioni su Pesach)

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Lavorare in sincronia con il Superiore

Dobbiamo cercare di riconoscere tutti gli stati che speriamo di vedere dopo essere usciti dall’Egitto mentre siamo ancora in Egitto, in questo momento, quando lavoriamo nel gruppo. A prescindere dal potere dell’egoismo, vogliamo rivelare il mondo spirituale qui e adesso. Solo applicando lo sforzo attraiamo la forza che lo farà per noi.

Abbiamo bisogno di trovare il luogo nel quale desideriamo essere uno, capire in che modo esercitare lo sforzo e chiedere l’unità. Facciamo tutto il possibile attraverso il nostro sforzo e quello del superiore. Glielo chiediamo, partendo da questa richiesta e Lo attraiamo affinché ci aiuti, mentre ci ricordiamo anche di dare il nostro contributo.

Solo quando avremo un’idea chiara del luogo, dello sforzo e della natura della nostra azione, prenderemo la decisione corretta.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Judah”)

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Lasciamo che l’asino lavori per l’uomo

I tentativi di porsi nella fede al di sopra della ragione costituiscono una preparazione del Machsom. Dobbiamo desiderare questo stato, anche se ancora non siamo in grado di raggiungerlo. A volte ci viene data l’occasione di percepire “la fede al di sopra della ragione” ma, intanto che ci avviciniamo al Machsom (la barriera che ci separa dalla spiritualità), vogliamo restare nella fede al di sopra della ragione, per avere almeno qualche contatto con essa, e non ritrovarci dentro soltanto un punto: l’odio ( l’ego) o l’amore (la dazione).

Dobbiamo vivere sempre con questo timore. Infatti, se io mi avvicino alla realtà solamente da un solo punto di vista, non sono altro che una bestia. Se voglio essere un umano, “in groppa al mio asino” (al mio desiderio egoistico), devo includere dentro di me questi di due punti opposti.

Il primo punto è il mio criticismo ed il mio disaccordo con gli altri. Ed il secondo punto è il mio “Io” che non è d’accordo con il mio criticismo verso gli altri. (Per essere chiari, non stiamo parlando del lavoro di divulgazione, ma del lavoro interiore dentro il gruppo verso l’unione, quando critico “un amico”, le sue qualità che non riguardano il lavoro). E anche se capisco che le mie critiche sono vere, desidero comunque rivelare il Creatore tra di noi. E’ Lui che gioca il ruolo del Faraone, trasformando il mio amore in odio, l’unione e la connessione in resistenza, criticismo e disaccordo.

Egli gioca questo ruolo in modo che io cerchi la connessione con l’amico al di sopra del Faraone, nonostante il mio cuore lo rifiuti e lo odi, ed io non sia disposto ad unirmi a lui. Ho un mucchio di lamentele da fargli, ma con tutto questo stiamo comunque costruendo una relazione d’amore, di armonia, e di totale unità. Dentro il mio amico, desiderio vedere il Creatore.

Io non me ne scappo nel punto straordinario dove tutto va bene; invece, mantengo sempre questi due punti opposti dentro di me e continuo ad andare avanti in mezzo a loro. A questo punto io possiedo di già il principio del vaso spirituale, Malchut e Keter, i due punti opposti. Ed io mi trovo nel mezzo, mantenendo la condizione di restrizione tra di essi.

E allora la distanza tra di loro continua a crescere, finché non forma un certo oggetto spirituale. Tutto questo lavoro è svolto in forma pratica nel gruppo, e solo in relazione agli amici.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011, Shamati No. 59)

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Colpi in un punto

Domanda: Devo forzare me stesso ad unirmi con gli amici anche se non ho nessun desiderio di farlo?

Risposta: Certamente, devi forzare te stesso. Altrimenti come potremmo rivelare il Faraone se non esprimiamo il nostro desiderio di liberarci da lui?

Se io non mi sforzo di unirmi con gli altri, io non mostro il mio desiderio di uscire dal mio egoismo. Di conseguenza, io mi trovo bene in Egitto, cioè io progredisco nel percorso delle sofferenze (Beito) invece di “affrettare i tempi”, il cammino della Luce (Achishena).

“Affrettare i tempi” significa fare degli sforzi sopra il desiderio, cioè, contro il desiderio. Io non ho nessun desiderio di unirmi agli altri, non desidero annullarmi, non ho bisogno del Creatore. Tutto quello che voglio, è una buona vita per me e scoprire il mondo spirituale, nel modo in cui io immagino che sia. Anche questo è allettante, innalzarsi da questo mondo e vedere degli angeli spiccare il volo.

Tuttavia, ovviamente, io ancora non comprendo che il mondo spirituale significhi l’annullamento personale e l’unificazione con gli altri. Se io rimango nel mio desiderio “umano” comune ed io vengo a studiare e a fare divulgazione, ma io non faccio pressione su di me per unirmi con gli altri e annullarmi davanti a miei amici, allora non sono coinvolto nel lavoro spirituale. Quello non è progredire “affrettando i tempi”. Posso fare mille cose con il gruppo, venire alle lezioni tutti i giorni, fare divulgazione e parlare in modo magnifico, ma ciò non significa che io vada avanti, che io studi Kabbalah, e che segua il percorso della Luce (Achishena).

Soltanto se io faccio pressione su di me contro il mio desiderio, forzandomi a collegarmi con il gruppo, perlomeno nella forma di unirmi con tutti in un solo cuore, anche artificialmente, essere insieme con tutti nella misura di pensiero e desideri, questi miei sforzi sono chiamati Achishena o lavoro di gruppo. Tutto il resto non lo é.

Ed è per questo motivo che abbiamo tante persone che hanno studiato nel gruppo per diversi anni, ma ancora non hanno fatto un passo in avanti. Ma se una persona inizia a fare questi passi in avanti, facendo dei grossi sforzi interiori per unirsi agli altri nei desideri interiori, lui porta a termine l’esodo dall’Egitto molto velocemente. La chiave qui è di afferrare questo punto e di avere influenza su di esso.
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Elevarsi con l’aiuto del faraone

Domanda: Non importa quanto mi impegno per elevarmi al di sopra del mio egoismo, dove c’è la garanzia che tutto quello che faccio non finirà dentro la ragione? Come faccio a verificare se mi si sono elevato al di sopra di esso, e cosa mi aiuterà ad elevarmi?

Risposta: La ragione punta sempre verso la conoscenza e la ricezione. E al di sopra della ragione ci sono la fede e la dazione. Ora, mi devo chiarire: mi sto dirigendo verso la dazione perché la mia ragione vuole così o perché è la fede a volerlo?

Se io mi trovo solamente da una parte soltanto, ed in base al mio stato, agirò sicuramente nei limiti o al di sotto della ragione, cioè lavorerò per il mio egoismo.Due posizioni insieme sono sempre necessarie. Immaginiamo di odiare il maestro, di ribollire di rabbia verso di lui, perché pensiamo che non faccia le cose giuste. E contemporaneamente costruiamo una relazione di amore, di dazione, e di totale rifiuto di noi stessi e di adesione a lui. Allora, il nostro desiderio si sviluppa precisamente tra questi due punti, nella loro differenza, grazie al fatto che ci manteniamo in uno dei due che è opposto all’altro.

Altrimenti, a cosa serve il faraone se non costruiamo il nostro amore al di sopra di lui, al di sopra di tutto questo odio e della certezza nelle nostre ragioni, per accettare l’opinione del maestro al posto della nostra conoscenza, delle nostre idee, e della nostra ragione? Tuttavia, se perdiamo uno di questi punti, non ci eleveremo più. Di solito, in questi casi, gli uomini scendono al di sotto della ragione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011, Shamati No.59)

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Entrare in una nuova terra

Domanda: Quali sono i segni che indicano la vicinanza di un uomo all’uscita dall’Egitto?

Risposta: Un grande desiderio di unirsi agli altri è segno di essere vicini alla fuga dall’Egitto, perché l’uomo capisce che può essere salvato solo unendosi con gli altri. Allo stesso tempo egli vede di non essere in grado di realizzare questa unione, perché non ci sono scintille di dazione dentro di lui.

Ma egli sente anche l’esistenza della forza superiore: “Non esiste nulla tranne Lui”. Questa forza gli dona i due sopracitati stati ed egli è così pronto a tirarsi fuori con questa forza dal suo stato per raggiungere la connessione.

La mia connessione con gli altri si chiama “L’uscita dall’Egitto”. Significa che sto fuggendo via dal mio antagonismo verso gli altri e dal mio stesso male verso la libertà ed il bene. Questa è la libertà dall’angelo del male, dalla separazione, che io percepisco come la morte. Ed in questo modo ottengo la connessione con gli altri, che per me rappresenta la vita.

“Entrare in una nuova terra” vuol dire che mi sono messo in sintonia con la rete nella quale tutti sono connessi, e qui c’è un nuovo desiderio governato dal Creatore, la forza della dazione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.04.2011, Shamati No. 90)

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L’Amore non può diventare un’abitudine

Domanda: Aver cura degli amici diventa in un certo momento la mia natura?

Risposta: No, non sarà così. Solo l’egoismo che regna su di me può essere naturale. Tutti gli stati aggiuntivi giacciono al di sopra di esso e possono essere realizzati secondo la misura dello sforzo.

Uscire verso la spiritualità è la stessa cosa che lievitare al di sopra della terra nel nostro mondo; non puoi solo restare sospeso nell’aria. Questo richiede una forza che ti sostiene, a prescindere dalla forza di gravità. La gravità è la forza del nostro egoismo. Questa mi tira sempre in basso, per la qual cosa, non appena mi dimentico della meta, cado immediatamente al suolo.

Se desidero unirmi agli altri, prima di qualsiasi altra cosa, devo mettere anzitutto lo sforzo costante per “fluttuare nell’aria”, nell’aspirazione per l’unità. Non c’è agio in questo caso, nell’istante in cui lo dimentico, cado.

È per questo che la cura per gli altri non diventerà mai un’abitudine o una seconda natura; e dobbiamo essere grati di questo, dato che lì abbiamo un’opportunità di realizzare il nostro libero arbitrio nel secondo seguente.

Se fosse stata un’abitudine a muovermi, io sarei un angelo. L’angelo obbedisce alla sua natura, ovvero quella della dazione. Questo fluttua nell’aria perché è “più leggero dell’aria” e non viene influenzato dalla forza di gravità egoista terrena; ma un essere umano lo è.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18 Aprile 2011, “Questo è per Judah”)

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Il segreto più grande

Domanda: Ho capito che devo pregare perché i miei amici appaghino i loro desideri. Però, come faccio a conoscere i loro desideri?

Risposta: E’ necessario che vediamo i nostri amici come i più grandi della nostra generazione, che sono collegati tra di loro in una rete corretta e senza difetti. Io sono il solo che vive ancora al di fuori di questa meravigliosa connessione e che si deve unire con loro, per sostenere la loro connessione il più possibile.

Perciò, devi vedere il desiderio dei tuoi amici come il desiderio di connettersi con te e con chiunque altro. Questo è ciò che viene chiamato entrare nella rete della connessione tra di loro, come una cellula che si unisce ad un unico organismo. Le altre parti dell’organismo sono già connesse tra di loro in armonia e unità.
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.04.2011, Il Libro dello Zohar)

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Il significato di fede sotto la ragione

Domanda: Qual è la differenza tra fede sopra la ragione e fede sotto la ragione?

Risposta: Se annulli te stesso davanti all’insegnante perché hai deciso nella tua mente che valga la pena per raggiungere la spiritualità, allora è chiamata fede sotto la ragione. Dopotutto, è la tua mente che attua quest’auto-annullazione: pensi di avere uno stupendo insegnante e che con il suo aiuto avrai successo.

Hai bisogno di sentire il tuo ego alla sua massima potenza, l’intero Faraone che esiste dentro di te. Hai bisogno di sentire questi due punti, il Faraone e il Creatore, cioè il punto fino al quale vuoi rimanere nel tuo ego, criticando i tuoi amici, te stesso e tutto l’intorno, mantenerti in tutti questi calcoli con la logica e la potenza della tua acuta mente razionale.

Solamente quando avrai deciso che nonostante tutto, che forse vale la pena abbassare te stesso poiché la mente vede che altrimenti non raggiungerai la spiritualità. Questo è chiamato fede sotto la ragione. Oppure, puoi andare con la fede oltre la ragione. Come funziona? Come fai ad andare contro la tua mente, che calcoli devi fare che ti permettano di innalzarti sopra il tuo intelletto?

Questo riguarda non soltanto la tua attitudine verso il tuo insegnante, ma anche verso gli amici e il Creatore. Dopotutto è su qualcosa fuori di te. L’insegnante proporziona la direzione, tu ti annulli davanti al gruppo, e i tuoi amici fanno la stessa cosa. Il vostro scopo è di unirvi come ruote dentate, dove tu dipendi da loro e loro da te. Se tu lavori all’interno del gruppo per realizzare le istruzioni dell’insegnante, allora sarai meritevole della rivelazione del Creatore, la forza della dazione.

Tu ti annulli davanti all’insegnante per accettare i suoi consigli. Ti annulli davanti al gruppo per eseguire questi consigli nella pratica, in modo che, con loro e in loro, possiate rivelare il Creatore.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalh del 12.04.2011, Shamati 59)

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Un grande egoismo che conduce alla dazione

Domanda: Come si arriva allo stato in cui lui o lei chiedono aiuto al Creatore?

Risposta: Oggigiorno siamo spinti in avanti solamente attraverso le sofferenze e le delusioni. Se ci troviamo situati nel nostro egoismo, come facciamo per uscirne e progredire? È possibile unicamente se vediamo la sua completa mancanza di valore. Io non trovo nessuna speranza egoista per il futuro in questo, ma soltanto del vuoto. Perciò, io divento deluso nel mio ego, cerco in altre fonti, e non trovo niente.

Non importa quanto duramente io ci provi, sono incapace di unirmi ad altri con lo scopo di raggiungere una vita materialmente più confortevole. E allora io inizio a pensare che l’unificazione in se contenga una speranza per il futuro e per una vita spirituale che sarà migliore e più soddisfacente della vita materiale. Dopotutto, la dazione è buona: soddisfa la persona ed elimina tutte le limitazioni. Questo è chiamato “Lo Lishma”, l’aspirazione egoista per la spiritualità da dove tutti iniziano.

Questo è un passo necessario del percorso, dove io desidero raggiungere il Creatore e unificazione nel gruppo poiché io spero di trovarci il mio buon futuro. Tutto questo è egoismo ancora maggiore, ma è già diretto nella giusta direzione, e mi forza a continuare nel mio percorso. Tutto si dipana gradualmente qui in conformità a una catena di causa ed effetto, ed è impossibile saltare alcun grado.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.04.2011, scritti di Rabash)

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