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Uno stimolo dalla Luce

Siamo all’interno di una forza chiamata il Creatore (Boreh). Dal momento che non lo abbiamo ancora raggiunto secondo il principio di “vieni e vedi” (Bo-reh), gli diamo nomi diversi secondo la misura attuale della sua rivelazione verso una persona.

Io sono in questo campo di Forze insieme a tutti gli altri. La domanda è: come posso indurre la sua influenza? In effetti, questo è l’intero lavoro dell’uomo: come è possibile risvegliare questa forza in modo che possa elevarmi?

Siamo scesi di proposito dall’altezza spirituale al “livello zero”, e ora spetta a me ascendere alla stessa altezza. Per fare questo, devo risvegliare su di me la Luce che Riforma. Non c’è altra forza che mi possa elevare verso la spiritualità. Ho solo i mezzi che esistono al mio livello. Il Creatore mi sveglia dal sogno attraverso il primo “stimolo”, e poi devo elaborare, attraverso mezzi speciali come: il gruppo, lo studio e l’insegnante, ciò che mi ha risvegliato interiormente.

Quindi mi rivolgo alla Luce che, inizialmente, mi ha risvegliato. Chiedo che mi influenzi, e lo faccio coscientemente e consapevolmente. La Luce mi stimola di volta in volta affinché io instauri il mio atteggiamento verso di essa: che cosa le chiedo, che tipo di influenza mi aspetto, che cosa voglio raggiungere, e così via. Nel complesso immagino di essere in conformità con Colui che mi “stimola”. Devo osservare la sua forma, la sua immagine e chiederGli:

– “Voglio dare!”
– “Come vuoi diventare uno che dona? È davvero colui che da’? Come sarà il tuo dare?”
– “Non lo vedi? Io studio, lavoro in un gruppo e nella divulgazione, compio tutti i tipi di azioni, e chiedo in base a questo”.

Se una persona non esegue azioni indirizzate verso l’unione, non vi è alcuna base per la sua richiesta. Queste azioni costituiscono l’infrastruttura che egli può utilizzare per elevare MAN, una preghiera. Costruisco questa infrastruttura tra me e gli amici da cui sorge MAN, “la preghiera dei molti“. Non sarò mai in grado da solo di chiedere la connessione. Una preghiera per la connessione può essere solamente collettiva, o almeno tra due persone.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 04.10.2012, Scritti di Baal HaSulam)

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La questione che riguarda tutti

Nel suo articolo “Corpo e AnimaBaal HaSulam chiarisce una confusione molto comune riguardo al corpo e all’anima. L’argomento riguarda tutti. Chi sono “io” in questo regno? Cosa mi succederà dopo che sarò morto?

Gli animali non si preoccupano di queste cose. Non hanno mai pensieri come questo poiché non percepiscono il tempo al di fuori della loro natura, né mai si elevano al di sopra della loro natura, mentre in cima alle sensazioni umane della vita c’è una percezione aggiuntiva di distacco che suscita le domande. Cosa accade fuori da questa vita?

Infatti noi apparteniamo all’eternità e in base al grado della nostra personale connessione con l’eternità, solleviamo diversi tipi di domande La nostra ricerca varia in intensità e forza, ma tutti abbiamo a che fare con queste domande in un modo o nell’altro.

Come risultato di questa ricerca, le persone sono arrivate a molteplici teorie e concetti. Esistono diverse migliaia di religioni, credenze, usanze e così via che Baal HaSulam divide nelle seguenti categorie:

  • Qualcuno pensa che non ci sia anima di qualche tipo e che il corpo sia una macchina, un sacco di combinazioni chimiche, e che sia guidato da impulsi elettrici.
  • Altri pensano ad un corpo come a qualcosa che possiede un’anima che entra in un corpo al tempo della nascita e ne esce alla morte.
  • Qualcuno pensa che, sebbene un’anima esista, pure il corpo possa vivere senza di essa. Noi sappiamo come collegare parti del corpo che sono state dilaniate e abbiamo imparato a trapiantare organi nuovi, a volte persino artificiali. Nel futuro forse creeremo i nostri corpi da un insieme di parti del corpo.

Per farla breve, le persone sono molto confuse riguardo a questo argomento. C’è o non c’è un’anima? È dentro o fuori dal corpo? Nessuno conosce la risposta precisa, né qualcuno ha qualche spiegazione scientifica di questa questione.

Perciò le persone scelgono teorie in base ai propri gusti. Nell’ultimo secolo sono state create numerose ipotesi che hanno portato un sacco di soldi ai loro autori. Comunque, finora, nessuna di quelle teorie fornisce una vera risposta al problema dal momento che non svelano l’argomento per intero.

Qui, interviene la saggezza della Kabbalah. Essa rivela la realtà fino alla sua completa portata: il Creatore, l’anima, e così via—in altre parole, tutto! Nulla è nascosto a noi qui.

Questo è il motivo per cui la Kabbalah è chiamata una “saggezza segreta”. Studia cose che sono a noi nascoste e le rende evidenti a coloro che studiano questa scienza. Certo uno deve investire un grande sforzo, ma verrà ricompensato in accordo al suo impegno. È un luogo dove si può scoprire la veracità, sebbene dobbiamo ricordare che la rivelazione nella Kabbalah è condizionata dai cambiamenti interiori dello studente.

La saggezza della Kabbalah non ha a che fare con attività esteriori come rituali, amuleti o cerimonie segrete. In modo molto accurato e chiaro richiede che una persona cambi interiormente.

La richiesta è molto rigida. Essendo controllati dal nostro desiderio di ricevere noi pensiamo sempre a prenderci cura di noi stessi. Questo ci rende “animali egoistici”. Pensate a questo, controllate, realizzate la vostra inclinazione al male, e trasformatela nel suo opposto: l’intenzione per la dazione. C’è una forza speciale che realizza la correzione quando lavoriamo nel gruppo.

In un modo o nell’altro l’attuazione dei principi della Kabbalah dovrebbero essere molto chiari per chiunque li voglia conoscere. Il problema risiede, diciamo, nell’essere pigri. Per questo, non ci sono troppe persone che sono riuscite a rivelare la verità finora.

La saggezza della Kabbalah afferma che non c’è anima che dimori nel corpo. C’è un vaso dell’anima anche chiamato “corpo dell’anima” un desiderio di ricevere che è totalmente orientato verso la dazione. È un vaso corretto per l’anima, cioè per la Luce che lo riempie in accordo alla legge della somiglianza delle proprietà e che è chiamata la “Luce dell’anima”.

Così, se la persona trasforma se stesso in un vaso che riceve la Luce, allora la Luce entra in lui. Dopo di che, uno ottiene un’anima che gli appartiene e che riflette il livello dei desideri con cui lui ha lavorato.
Ci sono cinque livelli della Luce dell’anima: Nefesh, Ruach, Neshama, Haya, e Yechida. In genere, una persona deve realizzare una grande anima comune e riconoscere il suo conseguimento spirituale in ogni cosa intorno a lui.

In quanto ai valori materiali, essi scompaiono, cessano di esistere, dal momento che i sensi materiali sono immaginari. Ci furono dati temporaneamente in modo che fuggiamo da questa realtà e ce ne andiamo nella spiritualità.
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(Dalla parte 4 della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.09.2012“Corpo e anima”)

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L’invidia non è un difetto

Domanda: I Kabbalisti attribuiscono l’invidia alle qualità che aiutano la persona ad uscire da questo mondo ed entrare nel mondo spirituale. Ma perché dovrei invidiare gli altri? Dopo tutto ognuno è speciale e ognuno sta seguendo il suo sentiero personale. Perché mai l’unicità di un’altra persona dovrebbe rendermi geloso e spingermi sulla mia strada?

Risposta: Io evoco in me l’invidia, la brama e il desiderio di essere rispettato di proposito. Non è proprio come per qualunque persona normale che invidia il successo degli altri o che cerca la stima. In questo mondo noi invidiamo tutti i tipi di cose senza senso e veramente vogliamo cose frivole. Io, al contrario, prendo solo ciò che è necessario per vivere e non considero tutto il resto. Quando ho tutte le necessità di base, io costruisco me stesso per il lavoro spirituale e in questa cornice io utilizzo strumenti come l’invidia.

Diversamente, non avrò nulla con cui avanzare. L’invidia, la brama e il rispetto sono i tre approcci egoistici, e su cosa lavorerei senza di loro dentro di me? Sono queste tre qualità che mi tirano fuori da questo mondo; è come uscire dai mondi di BYA verso il mondo di Atzilut.

Così se voglio lavorare spiritualmente, guardo al lavoro degli altri e annullo me stesso davanti a loro. Allora vedo loro come i più grandi della nostra generazione: Loro sono andati molto avanti, loro hanno raggiunto la fine della correzione, e io li invidio. Se non li invidio sono senza forza e non mi posso muovere. Io ricevo tutta la forza per avanzare dal mio ego. Il giusto avanzamento con la giusta intenzione, che significa la forma che è rivestita nella materia è condotta a me dalla Luce, mentre la materia in sé stessa attraverso cui io ascendo è il mio proprio ego.

Domanda: Ma come posso difendere la giusta intenzione dall’invidia?

Risposta: L’intenzione viene costruita in relazione all’invidia, alla brama e al desiderio di stima. Tu cambi l’invidia in invidia verso il Creatore, il desiderio di rispetto in rispetto per il Creatore, la brama e urgenza di aderire a Lui. Senno, che cosa correggi? Che cosa costruisci, un castello immaginario sulle nuvole?

Domanda: Ma ancora, quando io provo invidia, il suo fuoco mi consuma.

Risposta: No, tu permetti a te stesso di evocare l’invidia, la gelosia, e il desiderio di stima solo dopo la restrizione, quando non è più per te, ma allo scopo di comprendere di determinare “lo spazio del lavoro”. Tutto dev’essere sotto controllo; altrimenti tu non puoi neppure cominciare.

In breve, prova. Non aver paura di cadere preda dell’invidia. Comincia a lavorare sopra di essa. Sei fortunato se invidi gli amici; è una cosa buona. Dopo tutto, non abbiamo altra forza per avanzare. Se vivessi da solo, senza un ambiente, sarei come un animale. D’altra parte, se la società mi incita e mi stimola mostrandomi costantemente che gli amici hanno ciò che mi manca, mi aiuta ad avanzare nella vita. Ho solo bisogno di un ambiente speciale che mi offra buoni esempi che io invidio.
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(Dalla parte 4 della Lezione quotidiana di Kabbalah 12.09.2012, “Pace nel mondo”)

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Due desideri impegnati con il pensiero della Creazione

Il desiderio si divide in due parti a causa delle “quattro fasi della Luce Diretta”. Il primo gruppo di desideri appartiene al livello della radice, la prima metà del secondo livello di spessore. Il secondo gruppo appartiene alla seconda metà del secondo livello – Bina, il terzo livello, ZA e il quarto livello, Malchut.

Il primo livello è ancora parte della diffusione della Luce che agisce sul desiderio. La seconda parte appartiene al desiderio di ricevere che sviluppa diverse azioni e che vuole assomigliare alla Luce, che significa che appartiene alla reazione del desiderio alla Luce. La sua prima porzione, la metà bassa di Bina è la pianificazione dell’azione, come una “testa”.

Ma quando il desiderio si sviluppa, ogni livello include tutti i livelli che lo precedono. Nella fase uno c’è la fase radice, nella fase due c’è la fase uno e la fase radice, nella fase tre c’è la fase radice, fase uno e fase due, nella fase quattro c’è la fase radice, fase uno, due e tre. Ciò significa che ogni livello include tutte le fasi precedenti e aggiunge ciò che principalmente lo caratterizza.

La fase quattro, Malchut, è di fatto la creatura in cui tutte le altre fasi sono incluse, i vasi che hanno assorbito gli attributi della Luce e sono perciò chiusi alla correzione. Il livello del desiderio più puro che si trova nella creatura è il livello radice e i livelli uno e due sono chiamati “Israele”, mentre i livelli tre e quattro sono le altre nazioni del mondo che non possono correggersi da sé perché la Luce opera nei primi livelli mentre il desiderio determina tutto negli ultimi livelli.

Perciò i desideri di “Israele” possono essere corretti sotto l’influenza della Luce. Loro hanno solo bisogno di attrarre la Luce verso di loro quando lavorano contro il loro ego. Loro hanno ancora un piccolo desiderio di ricevere ed è come se non li disturbasse nell’avvicinarsi al Creatore. Il terzo e il quarto livello non possono attrarre la Luce da sé stessi poiché il loro desiderio è così forte che loro non possono neppure pensare a queste correzioni.

Ma in accordo con il pensiero della creazione, questi desideri devono essere corretti dal momento che la quarta fase è la vera creatura e lo scopo del Creatore. Israele è la connessione tra il Creatore e Malchut che può assorbire le qualità della Luce e con il suo aiuto, quando è incorporata e connessa con il restante desiderio, correggere la sua parte spessa.

Così c’è una commistione di desideri e come risultato, Israele include le nazioni del mondo e le nazioni del mondo includono Israele. Questa incorporazione viene dall’Alto, ma più tardi ci dovrà essere un chiarimento con l’aiuto del lavoro di Israele. Questa parte del desiderio che è penetrata profondamente negli altri strati può attrarre la Luce che Riforma e con il suo aiuto, chiarire sé stessa.

Certamente Israele deve percepire la pressione dell’AHP, delle nazioni del mondo che hanno bisogno di questa Luce, affinché il desiderio di attrarre la Luce sia formato. Israele di per sé non ha bisogno di nulla; inizialmente è solo i vasi di GE, Bina. Ma quando fa esperienza della pressione delle nazioni del mondo, sente che ha bisogno della correzione.

Allora Israele richiama la Luce che Riforma e corregge sé stessa quando si connette al corpo collettivo, GE. Il desiderio collettivo che essi allora costruiscono è chiamato “Terra di Israele”, e la connessione tra loro è chiamata “Knesset Israel” (l’Assemblea di Israele) o Shechina, l’assemblea di tutte le anime di Israele, poiché questa parte è già indirizzata verso la Luce (Israele significa “Yashar El” – “dritto al Creatore”).

Se Israele si occupa della correzione, la Luce Circostante comincia ad agire persino sulla seconda parte del desiderio, sulle nazioni del mondo, quando porta loro pace. Se Israele non si preoccupa della propria correzione, le nazioni del mondo sentono pressione e iniziano a fare pressione su di lei più fortemente. Le nazioni del mondo spingono Israele ad unirsi con le buone o con le cattive.

Il processo di correzione è reciproco: GE lo inizia e poi le nazioni del mondo vi si uniscono. Come il processo avrà luogo dipende da Israele, se loro affrettano i tempi, che significa se aspirano alla correzione o meno.

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(Dalla parte 1 della Lezione quotidiana di Kabbalah 9.09.2012, Shamati #46)

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Come far muovere l’asino: Tirare e spingere

Da parte degli esseri creati, cioè tutti noi, c’è una sola azione che possiamo compiere: aspirare all’unione. Su per giù, comprendiamo il sistema nel quale tutti noi esistiamo e ci rendiamo conto del perché ci sforziamo di agire in questo modo.

Non ci uniamo per il bene di ottenere o creare qualcosa, e nemmeno mettiamo insieme una squadra di uomini che compirà dei compiti terreni, come siamo soliti fare in questo mondo. Ci uniamo per attirare su di noi la Luce Superiore che ci unirà per davvero e si manifesterà in questa interconnessione.

Il fatto che dedichiamo tutto questo tempo all’esplorazione di varie forme di comportamento nel gruppo può essere spiegato solamente attraverso la nostra confusione. Infatti, tutto quello che ci viene chiesto è una singola azione e niente altro.

Anche la Luce compirà una singola azione che si combinerà con i nostri sforzi. Tuttavia, noi dobbiamo compiere il massimo sforzo. Dovrei sempre immaginare di trovarmi ad un certo livello e di volermi elevare a quello successivo. Devo applicare uno sforzo che corrisponda alla differenza (∆) tra i due livelli.

Questa scala è separata. E questa è la ragione per cui i miei sforzi non sono sufficienti. Ho bisogno di essere ispirato e spinto; ho bisogno di essere obbligato, provocato e spinto in questa direzione.

Con l’influenza del nostro ambiente, abbiamo un’enorme possibilità di far nascere delle forze negative che ci spingeranno indietro, ci “punzecchieranno” un pochino, ci provocheranno una piccola sofferenza, e creeranno dei fastidi. Dall’altra parte, ci dovrebbero far partire e tirarci in avanti realizzando dentro di noi una bella sensazione e assicurandoci che qualcosa di maestoso e bellissimo ci aspetta più avanti.

Questi movimenti dovrebbero essere edificati sul dolore e sulla gelosia, sulle qualità che sono innate nella nostra natura. Io voglio suscitare questi movimenti per farli lavorare su di me in modo che mi possano formare correttamente, e riuniscano insieme le forze negative dietro di me e mi spingano in avanti stimolandomi da dietro. Uno stimolo è una bacchetta aguzza con la quale gli asini sono spronati ad andare avanti. Di conseguenza, io voglio che questi stimoli spingano il mio “asino”.

Oltre tutto, voglio essere tirato in avanti. Ho bisogno che tutto ciò che mi circonda mi ricordi continuamente i meravigliosi obbiettivi che sono predisposti davanti a me, circa quello che può essere raggiunto in questa vita e in questo mondo, se saremo capaci di elevare questa consapevolezza ad un livello superiore, nella sensazione di infinito del livello successivo.

Quindi, io voglio essere spinto e tirato allo stesso tempo. Se io mi trovo nell’ambiente e possono risvegliarmi in relazione ad esso come descritto sopra, e se anche l’ambiente è pronto a comportarsi allo stesso modo come risposta, nel senso che l’ambiente agisce in questo modo nei miei confronti, nei confronti di tutti gli altri – tutti insieme nei confronti gli uni degli altri, allora saremo in grado di provocare una sufficiente tensione interna che sarà uguale a delta (∆), allo spazio di discesa tra  due livelli.

Segniamo il nostro attuale livello con uno zero (0); il livello successivo sarà segnato come uno (1). Il nostro stato attuale è un periodo di preparazione al livello uno. E’ la fase più difficile e meno piacevole poiché siamo tutti come dei gattini ciechi che non percepiscono e non sanno niente. Dobbiamo seguire ciecamente ciò che è scritto nei libri. Non dobbiamo nemmeno capire quello che c’è scritto. Questo è il modo in cui progrediamo in quanto la correzione parte proprio da zero.

La Luce ci influenza continuamente, e non appena tocchiamo la soglia del livello, incomincia a cambiarci: modifica il nostro ego nel suo opposto, nella dazione. Grazie al potere della dazione, invece di respingerci a vicenda, incominciamo a stabilire un contatto e ad unirci a vicenda, creando in questo modo un sistema di interconnessioni.

Non appena riusciamo a creare questo genere di sistema al primissimo livello della nostra interconnessione, la Luce si manifesta al suo interno e colma lo spazio che era ed è sempre presente tra di noi. La sola differenza è che in precedenza eravamo abituati a rifiutare gli altri e adesso, dentro questo nuovo spazio, cerchiamo di stabilire un contatto con gli altri al di là del nostro ego, e lo spazio viene colmato dalla Luce. Questo è ciò che chiamiamo la rivelazione del Creatore.
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(Dalla lezione 1, Congresso di Kharkov Congress, 17.08.2012)

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Una piuma che pesa cento tonnellate

Domanda: Che tipo di sforzo è il mezzo per l’avanzamento spirituale, e posso aiutare un amico a sforzarsi da solo o rubo il suo lavoro facendo questo?

Risposta: Lo sforzo è qualsiasi cosa al di sopra delle mie abilità umane. Io non posso aiutare un altro e completare il suo lavoro, ma posso fargli un esempio di modo che possa essere più facile sforzarsi per lui.

Quindi, io non rubo il suo lavoro, ma lo aiuto. Maggiormente ci aiutiamo l’uno con l’altro portando esempi, più facile sarà per un amico sforzarsi di più, e più efficientemente avanzeremo.

Con questo, noi cambiamo lo sforzo corporale con uno sforzo spirituale! Allora il lavoro corporale sembra molto difficile e il lavoro spirituale veramente facile perché addizioni la forza del gruppo a questo. Il risultato è che devi muovere un carico di centinaia di tonnellate e lo muovi, ma hai l’aiuto di milioni di persone che spingono il carico con te.

Tu non devi sentire il peso del carico che è di 100 tonnellate. Queste 100 tonnellate sono necessarie solo se attraverso queste riesci a raggiungere la connessione con milioni di persone.

Dunque, non c’é nessun bisogno di sofferenza senza senso; tutto quello che dobbiamo fare è comprendere perché soffriamo.

Se noi ci sentiamo in difficoltà, abbiamo paura, rigetto, e paura in un certo posto, significa che non è lo sforzo corretto. E’ detto: ”Invece tu non mi hai invocato, O Giacobbe.” Se con grande impegno e sudore porterai il carico che ti è stato dato dal Creatore, significa che non ti stai sforzando correttamente, e questa pressione dipende da qualcun altro e non dal Creatore.

Il piacere dal lavoro è sapere per Chi ci stiamo esercitando.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 15.06.2012, Shamati 117)

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Una scintilla del desiderio del Creatore

Domanda: Perché ad una persona sembra di poter avanzare da sola senza l’aiuto dell’ambiente?

Risposta: Le persone preferiscono fare affidamento su sé stesse, in quanto sono solite attuare i loro metodi egoistici abituali. A causa del desiderio egoistico, non si fa appello alla Luce superiore che riforma, ma si crede di poter guadagnare tutto utilizzando le proprie conoscenze e i propri sforzi. Tendiamo a pensare di essere intelligenti e forti abbastanza da superare tutti gli impedimenti e da ottenere una ricompensa senza un aiuto esterno.

Crediamo di non aver bisogno della forza superiore, il Creatore. Quando ci sentiamo potenti, trascuriamo il fatto di mantenere la connessione con la forza superiore, anche quando presumiamo che essa esista. Si comincia a immaginare la propria associazione con la forza superiore soltanto di fronte alle minacce di questo mondo o temendo una punizione dopo la morte in un mondo futuro, ovvero, solo quando non ce la si può fare da soli.

Se una persona è sicura che avrà successo e soddisfa i suoi desideri egoistici per conto proprio, non si sforzerà di raggiungere la forza superiore. Tuttavia, quando la scintilla che è parte della Luce superiore si risveglia in una persona, essa sente che non può essere soddisfatta fintantoché non si connetterà alla forza superiore, la quale gli conferisce un ulteriore appagamento.

La scintilla non è soltanto una particella di Luce dall’alto che è stata tagliata via e piazzata dentro di me. Questa scintilla è l’illuminazione più debole della Luce, del Creatore che è disceso dentro la persona: l’inizio della rivelazione del Creatore in me. Questo è l’incipit dell’uomo (Adam) dentro di noi, simile a (Domeh) al Creatore.

La scintilla ha bisogno di essere collegata al desiderio di godere, in modo che questi siano portati all’armonia, stabilendo la corretta connessione fra di essi. Questo è ciò su cui dobbiamo lavorare finché il Creatore non rivelerà completamente Sé Stesso a noi e non solo una tenue scintilla; in altre parole, anziché di un piccolo desiderio del quale essere contenti, noi dovremmo sia trovare una grande ambizione sia raggiungere l’adesione completa.

Una piccola parte del Creatore è rivelata in noi: ciò è chiamato un risveglio spirituale, una scintilla. Una piccola parte del grande desiderio di godere risveglia tutte le mie passioni terrene per il cibo, il sesso, la famiglia, la ricchezza, il potere, e la conoscenza.

La differenza tra il mio desiderio naturale e la scintilla è che il desiderio per essere soddisfatto richiede di riempire noi stessi per il nostro bene, mentre la scintilla richiede di riempire gli altri, dazione. Essi si contraddicono a vicenda, e così una persona perde la propria testa quando per la prima volta percepisce la scintilla.

La persona avverte la discrepanza poiché il desiderio di essere soddisfatto la trascina in questo mondo con tutti i suoi piaceri egoistici, mentre la scintilla della dazione ci porta in una dimensione del tutto diversa, nonostante non sappiamo dove o cosa sia. A questo punto, smettiamo di preoccuparci di questo mondo e diveniamo totalmente attratti da un qualcosa di più nobile e celestiale.

Alla fine, la scintilla ci conduce ad un luogo speciale dove abbiamo modo di realizzarla, cioè, nel posto dove il desiderio del Creatore si rivela con maggiore forza. Il luogo si chiama un gruppo Kabbalistico.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 6.06.2012, Shamati #21)

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Quattro passi verso Keter

Quando si rivelano in noi delle intuizioni spirituali, di fatto cominciamo a vedere e a capire gradualmente e in modo sempre più chiaro che ogni cosa dipende dal “luogo” (il Creatore), il che significa dal numero e dall’intensità dei miei discernimenti che rivelano la realtà spirituale e che mi mostrano fino a che punto sono connesso a tutti gli altri. Tutto dipende dal numero dei discernimenti e principalmente dalla loro intensità e dall’intensità della connessione.

Ognuno di noi scopre improvvisamente diversi discernimenti della propria percezione egoistica, ma rinuncia al proprio ego al fine di connettersi con gli altri. Si scopre che una “ammaccatura” appare nel mio desiderio di fronte ad un “rigonfiamento” nel desiderio dell’amico, ed un “rigonfiamento” del mio desiderio appare opposto alla sua “ammaccatura.” Quindi ci connettiamo, poiché ognuno si arrende all’altro.

Si scopre che ho rinunciato ai miei interessi al fine di connettermi all’amico, ma lui, nella sua percezione, scoprirà questi “rigonfiamenti” del mio ego e annullerà sé stesso per connettersi con me. Dunque, noi non annulliamo il nostro ego, ma lo utilizziamo costantemente attraverso più “rigonfiamenti” e “ammaccature.” La nostra percezione sensibile e raffinata e la sua intensità dipendono dalla quantità di tali connessioni, nelle quali scopriamo sempre più discernimenti.

Questo è come il vaso generale costruito per l’interesse generale. Più scopro mancanze comuni, più posso annullare me stesso e connettermi con gli altri. Ma poi devo pensare al motivo per cui lo sto facendo —per la rivelazione della Shechina (Divinità). Qui devo raggiungere un’ulteriore connessione che è più interiore e per uno scopo più alto, scoprendo che è il Creatore.

Il Creatore non è una qualche personalità, ma un discernimento che ho rivelato come conseguenza della mia chiarificazione. È la Sefira superiore di Keter, che scopro dopo aver chiarito tutte le Sefirot che la precedono. Proprio come il comandamento dell’amore, che dobbiamo raggiungere, ma che in realtà non siamo in grado di raggiungere. Esso si rivela a noi da sé se attuiamo tutti i comandamenti che lo precedono.

Avviene lo stesso quando si tratta di connessione. Se io lavoro con il mio punto nel cuore nel gruppo e mi connetto con gli amici, allora all’interno di questa connessione, in tutte le quattro fasi, scopro la loro radice interiore chiamata Shechina. La Shechina simboleggia la rivelazione del Creatore.

Non posso costruire da solo quest’ultima fase, Keter, colui che dona. Si rivela poiché salgo i quattro gradini verso di essa.

Ho fatto tutto quello che era in mio potere, ho rivelato da solo le quattro fasi e le forme di connessione, e poi scopro la fase Keter sulla quale però non posso lavorare da solo. Questa è la Shechina. Da parte mia, posso completare il lavoro e così vi sarà una scoperta che mi attende, come è detto “ho faticato e ho trovato.”
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah 13.06.2012, “L’Arvut (la mutua garanzia)”)

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Tutti girano indipendentemente

Domanda: Che cosa dobbiamo fare affinché il cuore si decida a connettersi? Abbiamo deciso tante volte di connetterci, ma non sappiamo come cominciare.

Risposta: Dobbiamo costruire sistemi che non ci lascino scampo. Immaginate di dover custodire un gregge molto grande in cui ci sono molti animali, tra cui: mucche, cervi, tori, pecore, ecc. Dobbiamo saper trattare ogni tipo di animale: alcuni hanno bisogno di cani da guardia, altri hanno bisogno di pastori, e un altro tipo ha bisogno di un recinto in modo che non scappino.

Dobbiamo fornire ad ogni tipo di animale, il giusto tipo di cibo: alcuni hanno bisogno di cereali, e altri di erba, e tutti hanno bisogno di acqua. Devo prendermi cura di tutte queste cose. Anche del gruppo devo prendermi cura nello stesso modo e fornirgli tutto ciò di cui ha bisogno per non scappare, ma raggiungere il nostro obiettivo con successo e in modo sicuro.

Dobbiamo pensare a tutto ciò, e questo è tutto il nostro lavoro. Dobbiamo raggiungere le prime dieci Sefirot, il che significa la minima connessione tra noi. Anche se è egoista e opposta alla spiritualità e alla santità, è già una connessione. Ora stiamo semplicemente disgiunti, e nessuno vuole connettersi in nessun modo agli altri. Siamo come ingranaggi che non si connettono per girare in modo indipendente.
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(Dalla quata parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 05.10.2012, Prefazione al Libro dello Zohar)

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Mobilitazione generale

Solo la nostra persistenza nel sentire la necessità di una connessione ci può salvare. Smettiamola di giocare con altre cose sperando che con il tempo qualcosa cambi, abbastanza per avere a che fare con altre cose. Tutte le attività correlate sono necessarie solo per sostenere la cosa principale: comprendere la necessità della connessione.

Fino a quando non ci riusciremo deve esserci uno sforzo collettivo incessante. Non dobbiamo scappare o deviare da questo obiettivo verso qualsiasi altra direzione. Qualunque cosa facciamo serve solo a rafforzare i nostri sforzi per la connessione. Dobbiamo sentire la preoccupazione che va da cuore a cuore, fino a quando non ci riusciremo. Non ci sono concessioni qui e le condizioni sono note: il continuo raggiungimento delle Reshimot (i geni informativi), secondo il principio “Ho lavorato e ho trovato”. Se siamo in grado, lo superiamo, e se non ci riusciamo, no. Deve essere un obiettivo chiaro davanti ai nostri occhi e noi tutti dobbiamo mobilitarci per la missione.

Ci sono nuovi studenti che ancora non capiscono e non sentono la disperazione totale, ci sono vecchi studenti che sono cresciuti troppo deboli e si sono trovati coinvolti nella routine. Ma nel complesso, dobbiamo rafforzarci reciprocamente. La preghiera non può essere che per la connessione, altrimenti non viene ascoltata. Se non desideriamo la connessione, la reciproca dazione, dare al Creatore, allora tutto il resto è la “pozione della morte.” Dobbiamo completamente chiarire questo.

La cosa principale è la preoccupazione generale. Anche se, nel mio cuore, non sento realmente la preoccupazione, tuttavia devo mostrarlo agli altri. Anche se al momento non sono entusiasta verso lo scopo della creazione, devo comunque agire prima degli altri. Altrimenti non devo far parte della società.

Deve essere la condizione principale: una persona si trova nella società per rafforzare i cuori degli amici che sono sulla via di raggiungere l’obiettivo, aumentando l’importanza e la grandezza dello scopo. Se non lo fa, non c’è posto per lei qui. È meglio che a raggiungere l’obiettivo siano poche persone, perché quale sarebbe altrimenti l’utilizzo di tutti i milioni di persone intorno a noi, se non hanno raggiunto nulla e se la forza spirituale non governa il livello corporeo?

La società dovrebbe quindi esigere da tutti: è necessario mantenere l’obbligo per rafforzare gli amici verso la grandezza dello scopo, la grandezza della connessione, oppure rinunciare. Proprio così.

Per quanto riguarda i principianti, la missione gli dovrebbe essere chiarita nella misura in cui possono percepire, dal momento che a parte questo non c’è nulla.

Devono trascorrere molti anni prima che una persona cominci in qualche misura a sentire e percepire il messaggio. Ma abbiamo accumulato abbastanza esperienza, competenze, conoscenza delle fonti, lo sforzo per realizzarlo. Per di più, la realtà esterna esige che lo facciamo.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 05.10.2012)

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