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La soluzione è tra noi

Domanda dal Giappone: Quale deve essere il nostro lavoro interiore durante le situazioni di emergenza? Non smette di tremare mentre guardo la lezione.

Risposta: In questi giorni dobbiamo focalizzarci anche di più sull’unità ed aver fiducia nel fatto che proprio in virtù dei nostri sforzi potremo prevenire altre catastrofi simili nel mondo, tanto in Giappone, quanto in tutte le regioni del mondo nelle quali le persone soffrono.

Perché soffrono? Perché non avanzano verso la correzione lungo il cammino corretto? Perché non si svegliano ed escono nelle strade gridando “Che arrivi il Messia adesso!?”. Detto in altro modo, perché non esigono la correzione, un cambiamento, uno stato nuovo?

Perché non esigono che ci sia un cambio di governo? A cosa le aiuterebbe? Se questo avvenisse nessuno starebbe meglio, neppure se il dittatore libico si dimettesse. La spaccatura che ne scaturirebbe sarebbe riempita dal radicalismo islamico o da qualche altro partito, ma sarebbero soltanto cieche compensazioni psicologiche. Nella pratica, le persone non si sentirebbero meglio, ma continuerebbero lungo il cammino della sofferenza.

Ultimamente il mondo sta acquisendo le armi ancora più rapidamente. Stiamo rinnovando la corsa agli armamenti che si era fermata in precedenza, come se volessimo fare un braccio di forza; ma che stupidaggine è giocare come bambini piccoli! Guardate quanta energia e risorse si stanno sprecando.

Come risultato, tutto dipende da noi insieme a tutti i nostri amici, attraverso tutto il mondo che ha ricevuto un impulso di correzione. Dobbiamo unirci dall’interno e sentire che siamo un tutt’uno. Allora, desiderando unire il mondo in un tutt’uno, aiuteremo gli altri ad avvicinarsi. Dopotutto, sono una parte passiva di noi stessi. Saranno incapaci di avvicinarsi per conto proprio, fin quando non offriremo loro l’opportunità di connettersi con noi.

Una volta che la persona riceve un risveglio, il punto nel cuore, arriva a noi e ci uniremo con tutti coloro che attivano ed accelerano lo sviluppo, adattando la velocità del loro lavoro alla velocità della nascita delle Reshimot. Allora nessuna forza, che sia uno tsunami, una rivoluzione, una guerra o altre cose simili, ci forzerà ad avanzare in maniera negativa.

Tutto dipende dai nostri sforzi, dal grado in cui lavoriamo per l’unione. Non esiste altra soluzione per il mondo.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.03.2011)

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Vi suggerisco di “unirvi al bene”!

Ogni persona deve sentire l’influenza dell’ambiente tutti i giorni e non solamente durante il Congresso, dove sei talmente ispirato che ti sembra d’innalzarti al di sopra di te stesso, per uscire da te verso l’esterno ed essere incluso nello stato d’animo comune, dimenticandoti del tuo ego. Dobbiamo dare a tutto il mondo questa sensazione di confidenza, ispirazione, ascesa e aspirazione per il traguardo. Altrimenti, come possiamo consigliare al mondo di “unirsi al bene”?

Tuttavia, ho sentito che molte persone stanno sperimentando la discesa e lo scoraggiamento. Questo significa che ci aspettiamo di ricevere qualcosa per le nostre azioni ma non lo riceviamo e allora il nostro stato d’animo è rovinato. Comunque, la persona che desidera donare (Jaféz Jésed) è contenta della propria sorte. Cos’ha? Niente!! Lui non ha nemmeno una camicia sulle spalle, come nella parabola dell’uomo giusto che viveva nel bosco. Questo significa che non c’è la protezione della Luce di Hochmà.

Lui non ha la Luce di Hochmà o altro riempimento, comunque sia continua a essere felice perché è salito al di sopra del proprio ego. Questa è la correzione che deve acquisire prima di tutto. Ovviamente il Creatore non cederà mai alla nostra ostinata persistenza e Lui non si rivela. La Sua rivelazione significa la nostra correzione. Se raggiungiamo la correzione chiamata “ricezione con il fine di donare” allora iniziamo a rivelarLo.

Io sono le azioni del Creatore, e se io ricevo con il fine di donare, allora, quest’azione che io compio si chiama il Creatore, la forza della Guida che opera all’interno di chi viene guidato. È cosi che dobbiamo lavorare una volta dopo l’altra, separando il nostro desiderio egoista sempre di più, dal calcolo: quanto ho guadagnato?

Soltanto allora la società può fermarmi, sicché m’innalzo nel cielo senza cadere mai. Solamente questo può darmi la forza e la stabilità per giustificare il cammino, perfino se non ricevo niente. Mi sentirò orgoglioso di non avere niente e continuare ancora. Posso essere felice precisamente perche non ricevo niente per me stesso e mi concentro in donare! Posso comprovare tutto questo e valutarlo in relazione all’ambiente. Pertanto, dobbiamo costruire quest’ambiente per sentire costantemente, senza sosta, la stessa ispirazione che nella sera più emozionante del Congresso, e ancora di più una volta dopo l’altra.

Da una parte, dobbiamo avere dei Congressi e riunirci. Dall’altra dobbiamo aspirare a che questo stato ispirato rimanga costantemente in noi al posto delle salite e le discese. È scritto sullo Shabbat che completa la settimana, che il traguardo è raggiungere lo stato in cui ogni giorno sarà come il Shabbat, il che significa che non ci saranno più discese per altro tempo, ma ci sarà un’ascesa che non si fermerà, la fine della correzione (Gmar Tikkun).
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.03.2011, preparazione per il Congresso WE!)

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Uno tsunami nell’estensione più profonda della tua anima

Domanda: Quale deve essere la nostra attitudine di fronte ai disastri naturali ai quali stiamo assistendo, così come di fronte ad altri problemi?

Risposta: Stiamo vivendo in un’epoca particolare, nella quale il nostro desiderio egoista comincia a mostrarci la nostra mancanza di equilibrio con la natura in tutti i suoi livelli.

La parte inferiore della natura è il livello inanimato, nel quale adesso stiamo rivelando la nostra mancanza di equilibrio ed armonia con la natura generale e lo stesso è vero nei seguenti livelli della natura: quello vegetale ed animato. Solo che per ora non lo notiamo.

Ci troviamo in una terribile crisi, “una crisi delle relazioni”, con un angelo che si chiama “Domem” (inanimato), così come con un angelo che si chiama “Tzomea” (vegetale) e con l’angelo chiamato “Chai” (animato). Tutte queste forme della natura si trovano in un’immensa mancanza di corrispondenza con noi ed in opposizione con noi. È nostro obbligo correggerle perché solo l’uomo può correggere il resto della natura, se corregge se stesso.

Di conseguenza, le catastrofi che vediamo intorno a noi sono il nostro stesso riflesso. Tutta la responsabilità è nostra. Non c’è niente da reclamare dai livelli, inanimato, vegetale ed animato del mondo; essi ascendono e discendono insieme all’uomo.

Mediante i problemi nei livelli, inanimato, vegetale ed animato della natura che ci circonda, possiamo vedere come non siamo corretti. Tutte queste catastrofi sono un riflesso o la dimostrazione del nostro stesso difetto, per non menzionare il livello “parlante” della natura, la società umana. Guardate cosa sta succedendo nel mondo!

Abbiamo l’opportunità di organizzare una vita davvero paradisiaca su questa terra, ma guardate cosa stiamo facendo! Se un visitatore di un altro pianeta potesse vedere ciò che stiamo facendo al pianeta Terra, penserebbe semplicemente che siamo sconvolti. Dove sono andate a finire l’intelligenza e la sensibilità umana? È davvero in questo modo che un umano pensante e ragionevole organizza la sua vita? Solo uno stupido oppure un essere pieno di odio farebbe una cosa simile.

Vale a dire, proprio adesso stiamo gradualmente rivelando il nostro vero stato e soltanto attraverso la correzione interiore, raggiungeremo l’armonia con il mondo esterno.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.03.2011)

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L’uomo che conduce l’asino

Domanda: Con la testa capisco quello che dici, ma con il cuore sento di non essere completamente pronto a cancellare me stesso per unirmi agli altri. Come posso desiderare che questo succeda?

Risposta: Non desidereremo mai di avanzare verso dei livelli spirituali più elevati. Ed è un bene che ci rendiamo conto di questo da soli! Un uomo capisce di non desiderare la vera spiritualità a nessuna condizione, perché si contrappone a quelle belle favole che l’uomo si è inventato dove vola in mezzo agli angeli e fa quello che vuole, dove riceverà tutto il potere e vedrà tutti i mondi da un confine all’altro.

Se incominciamo a comprendere il significato della vera realtà spirituale, che è al di sopra di ogni vantaggio egoistico, che possiamo solamente immaginare, allora, ovviamente, non la vogliamo. Dobbiamo capire che tutti i cambiamenti dentro di noi sono compiuti solamente dalla Luce Superiore che corregge. Essa ci deve elevare e donarci delle nuove qualità. Solamente per mezzo della realizzazione di queste qualità, comprendendole, sentendole, e controllandole, saremo capaci di guardare il mondo attraverso di esse. Questo è il modo in cui diventerò gradualmente una nuova persona.

Incomincerò a sentire che al di sopra del corpo animato, con il quale oggi mi identifico, incomincia a costruirsi dentro di me una certa somiglianza con la Parte Superiore – una nuova forma o Kli che si chiama “l’ Essere Umano” dentro di me, cioè “colui che è uguale al Creatore.” (“Adam” “l’uomo”, deriva dalla parola “Domeh” “uguale”). Questa persona si metterà a tirare il mio “asino” (“asino” “Hamor”, deriva dalla parola “Homer”, “materia”), mettendosi in testa ai miei precedenti desideri. Dunque, l’uomo che è salito in groppa all’asino comprende e sente il Creatore. Ma l’asino non lo fa!

Questa formazione dell’essere umano dentro di noi avviene grazie alla Luce che corregge. Non è una situazione che desideriamo da soli, naturalmente non lo è! Il nostro asino (cioè il “noi” di oggi) non vuole l’arrivo dell’essere umano! Infatti, l’essere umano incomincerebbe a comandare sull’asino.

Nel frattempo, l’asino vuole ricevere quello che vuole. Questa è la ragione per cui, naturalmente, oggi non desideriamo la vera condizione spirituale. Più avanziamo, e più incominciamo a comprendere lentamente che il mondo spirituale non è assolutamente quello che ci aspettiamo che sia e così non lo vogliamo più.

Avanzare ulteriormente è possibile soltanto grazie all’influenza del gruppo, che ci riempirà dell’importanza della conquista spirituale. Solamente in base a questo saremo in grado di avanzare, ma non troveremo in noi stessi la forza di farlo.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.03.2011, Gli Scritti del Rabash)

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Perché abbiamo bisogno del Denaro?

Domanda: Come è relazionato il denaro alla spiritualità e come ci aiuterà ad avanzare?

Risposta: Il denaro (Kesef) è una copertura (Kisui) al di sopra del mio egoismo. È una forza che mi permette di coprire il mio egoismo, di riempirlo oppure di usarlo per riempire gli altri. Il denaro mi da l’opportunità di lavorare con il mio egoismo, sia per il suo beneficio che contro di esso.

Pertanto, il denaro del mondo intero, deve essere utilizzato solo per il bene della connessione tra la gente. Una persona deve tenere per se stessa solo il necessario per i bisogni della vita e dare tutto il resto per la correzione del mondo.

Nella generazione futura, nel mondo corretto, il denaro sparirà. Io riceverò tutto quello di cui ho bisogno dalla società, quindi perché avrei bisogno di soldi? Se il mondo intero sarà corretto e le necessità di ogni persona saranno ricoperte e inoltre, se nessuno avrà bisogno di un riempimento eccesivo, allora a cosa serviranno i soldi? Non ce ne sarà nessun bisogno.

Sarà necessario regolare in qualche modo i processi di scambio e di trasferimento da un impresa ad un’altra e tra le fabbriche, per provvedere a tutto il mondo e raggiungere la correzione, la forma perfetta, ma questo non succederà per molto tempo attraverso nessuna carta moneta. Dovremo valutare in qualche modo la connessione tra di noi; di fatto, la valutiamo in base al “denaro”, però non sarà la stessa quantità di denaro che c’è in circolazione oggi, ma il grado della dazione di una persona verso l’altra.

Se cambiamo verso la dazione, allora abbiamo anche bisogno di soldi. Tuttavia, questi acquisiscono la forma di uno schermo che è valutato in base all’unità alla quale questo conduce.

“Quanto hai pagato?”. La risposta è: la misura dell’unità che ne è scaturita! Mentre oggi, il prezzo che pago è determinato da quanto riceverò per me, separandomi dagli interessi degli altri e creando una separazione tra di noi.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 1.03.2011, Lezione sul denaro)

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Egoismo ed Amore

Domanda: Può essere egoista il piacere che si ottiene dalla spiritualità?

Risposta: Sicuramente si. La spiritualità è amore e dazione. Io sono disposto a darti e ad amarti se questo va a mio beneficio. Altrimenti perché lo farei? Questa è chiamata Klipà (guscio) ed è materialità, non spiritualità.

Ognuno di noi è capace di amare in questo modo. Amo i miei figli perché sono miei, ma se non sono miei non ne ho considerazione. Posso amare qualcuno se il mio benessere dipende da questa persona, ma se non è così, non ne ho bisogno. In altre parole, amo e mi investo perché ricevo un beneficio personale da questo. Tuttavia, questo non è amore e dazione, questo è usare gli altri.

Amore e dazione sono descritti dalla Kabbalah come qualcosa che non ha niente a che vedere con la ricezione per il proprio beneficio. Semplicemente, amo per il beneficio degli altri. Questo è anche più grande dell’amore per i nostri figli, poiché amiamo i nostri figli istintivamente.

Devo raggiungere il tipo di amore verso il prossimo, del quale non beneficia il mio egoismo; però se il mio egoismo riceve qualcosa da questo amore, questo non è amore; semplicemente amo me stesso e mi riempio in tutte le direzioni. Pertanto tutto è definito dalla mia intenzione. Come posso però analizzare me stesso?

Devo elevarmi al tipo di amore, nel quale sono solo preoccupato per il prossimo e non per me stesso. Questo è qualcosa che dobbiamo sapere perché la natura ci forza a raggiungere questo livello. In relazione al programma della creazione, dobbiamo arrivare ad essere simili al Creatore. Il Creatore è buono e fa il bene, senza nessuna considerazione verso Se stesso. Lui desidera riempirci e questo è chiamato amore.

Come possiamo avvicinarci a questo stato? La mia intenzione attuale può essere corretta solo mediante la Luce che Riforma. Questa ha creato il mio egoismo e adesso può elevarmi al di sopra di esso e realizzare un miracolo: portarmi fuori dall’Egitto. Quando ascendo, comincio a correggermi.

Questa Luce può essere solo percepita mediante lo studio della saggezza della Kabbalah. Mentre una persona legge il Libro dello Zohar, comincia a notare che questo agisce in lei. Lo studio in sé contiene una forza che la trasforma. È detto al riguardo: “Ho creato l’inclinazione al male e ho creato la Torà per la sua correzione, la Luce che riporta al bene”. È per questo che la saggezza della Kabbalah si sta rivelando nel nostro tempo, diventando disponibile per tutti.
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(Da un programma televisivo “Chiedilo al Kabbalista” del 4 Aprile 2010)

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Questa intollerabile vita in comune

Domanda: Lei dice che una coppia di sposi deve “fingere” di essere una famiglia corretta; però, che possono fare se il male si rivela tra di loro in ogni momento, se litigano continuamente, non si rispettano e non si capiscono?

Risposta: Disgraziatamente nessuno di noi ha ricevuto una formazione adeguata e non siamo preparati alla vita familiare. Dobbiamo educare l’uomo e la donna in modo tale che imparino a stabilire l’interconnessione adeguata tra di loro ed i loro figli.

Questo è il problema dello sviluppo egoista: ogni persona crede di sapere quello che deve fare. Nessuno prepara le persone alla vita; invece di educarle, insegniamo loro a mala pena una professione. È a causa di questo che la crisi moderna è così profonda.

Questa crisi, all’interno della famiglia, è diventata intollerabile. Tutto il mondo si trova immerso in una disperazione totale ed universale, come conseguenza degli sforzi che le famiglie realizzano per vivere insieme; e mentre tutto questo avviene, non ammettiamo che la cellula familiare è il fondamento di tutta la vita. Senza di essa, la vita non potrà continuare.

L’uomo dovrà cercare la risposta e questa è: “Marito e moglie e la Shechinà tra di loro”. Dobbiamo capire che lo sviluppo egoista ci ha portato ad un vicolo cieco e non ci sopportiamo più. Solo l’importanza dello scopo può aiutarci e potremo raggiungerlo solo se contiamo sulla famiglia corretta che dia ai figli la formazione corretta. Solamente a questa condizione acquisiremo la somiglianza con la natura o il Creatore. In quel momento lo riveleremo, ci uniremo a Lui e raggiungeremo la vita eterna nel livello spirituale.

Solo la meta spirituale obbligherà la persona a creare la famiglia corretta, ad avere figli e la relazione giusta tra gli sposi.

(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8 Marzo 2011 sulla Donna)

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Un giglio tra le spine

Lo Zohar, “Ki Tissà” (Quando prendi), articolo 31: “Come un giglio tra le spine, così è la mia amata tra le figlie”. Il Creatore desidera rendere Israele simile alla forma che ha in alto, allora ci sarà un giglio nella terra [in Israele] che è come il giglio in alto, Malchut. Ed il giglio profumato, più di tutti i gigli del mondo, è solo uno che è cresciuto tra le spine. Questo odora come dovrebbe.

Le spine si rivelano ad una persona nel grado in cui è capace di superarle. Se questa prepara correttamente tutte le inclinazioni, tutte le forze presenti, operando tra di esse e l’ambiente, può continuamente risvegliare ed elevare l’importanza del Creatore, l’unità e l’amore per il prossimo come per se stessa, al di sopra di tutto quello che patisce nei suoi pensieri e nei suoi desideri. Allora, realizza una vera analisi ed “allenta i denti” dell’inclinazione al male.

Rabash scrive, “Quando rispondi all’egoismo, allenti i suoi denti”, ciò significa che non devi discutere con esso, ma che dovresti usare la forza per superarlo. Io rivelo in maniera egoista, l’ambiente che si trova tra gli altri e me, cercando un’opportunità per usare la mia connessione con questo, per ottenere da loro tutto quello che posso.

Guardando la realtà da una prospettiva materiale, vedo tutto al di fuori di me, invece che dentro di me. Non penso di essere l’unico responsabile della distanzia, dell’odio e della repulsione che si rivela. Tutto questo mi sembra esterno e non mio. Non penso che questi siano i miei Kelim, la mia percezione della realtà, la mia visione o la rivelazione della realtà superiore dentro di me.

Pertanto devo darmi “un colpo nei denti” una volta e poi un’altra, con il fine di correggere la mia attitudine verso il quadro che si presenta davanti ai miei occhi. In questo quadro sono separato dal mio prossimo da una distanza che non sembra appartenere ai miei desideri (Kelim) corrotti. Invece mi sembrano come qualcosa di estraneo, qualcosa che devo rifiutare.

Però, agisco in maniera contraria, allento la forza di questa illusione con la mia analisi, poiché capisco che tutto quello che mi si rivela è il mio stesso io. Non correggo la mia anima, a meno che non attribuisca a me stesso il mondo intero, tutta la realtà, tutte le persone, tutte le anime e tutti i livelli in generale, i gradi, inanimato, vegetale, animato e parlante. Devo trattare tutti come una parte inseparabile di me.

Allora vedo che la percezione della realtà, l’amore per le creature e la rivelazione del Creatore si trovano negli stessi pensieri e desideri che determinano la mia attitudine verso il prossimo, colui che è al di fuori. In realtà non c’è nient’altro che il desiderio e quando sento che questo desiderio esce da me verso gli altri, devo “colpirlo nei denti” in modo corretto. È cosi che lo trasformo in un vincolo connettore tra me e l’altra parte di me. Il prossimo arriverà ad essere una parte di me ed il Creatore arriverà ad essere mio. È così che includerò tutta la realtà dentro di me e di conseguenza la frammentazione si correggerà.

Allora in quello stesso luogo, negli stessi desideri e pensieri che erano tra il prossimo e me, comincerò a sentire la presenza della Luce, la qualità della dazione e dell’ amore.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.02.2011, Scritti del Rabash)

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“Donna” e “Uomo” sono due forze che conducono al Creatore

Non c’è niente nell’universo, a parte due forze: il Creatore e la creazione. La forza della dazione è il Creatore, mentre la forza della ricezione è la creazione. Queste due forze si combinano all’interno della creazione per permetterle di raggiungere il grado del Creatore.

In altre parole, la creazione ha un desiderio di riempirsi in maniera egoistica ed un desiderio altruista di dare. L’unica domanda è: “Cosa è primario, il desiderio di dare per ricevere il riempimento per se stessa, o il desiderio di ricevere piacere per il bene della dazione? Tutto dipende dal perché usiamo la ricezione o la dazione.

Quando una persona è all’inizio del cammino della sua correzione, non è capace di sentir parlare di nessun’altra cosa oltre alla maniera di guadagnare qualcosa per se stessa. Finché non attraversa il Machsom, finché non realizza una restrizione (TzimTzum) nei suoi desideri, vede tutto solo come un’opportunità per ottenere benefici per se stessa. Semplicemente non può funzionare in altro modo.

Pertanto, tutto il suo avanzamento si realizza secondo il principio di “dare per il bene di ricevere”. Lavora nel gruppo, partecipa alle lezioni, lavora nella divulgazione ed è sicura che sarà capace di ricevere come ricompensa tutto il mondo. In questo modo avanza una persona e questo viene chiamato che utilizza la forza della “donna” in sé.

Gradualmente, se la persona realizza i consigli del maestro, allora i cambiamenti interiori si realizzeranno dentro di lei sotto l’influenza della Luce che Riforma. Il suo progresso è accompagnato da ascese e discese alternate e da stati di incertezza e confusione.

In questo modo riesce a capire poco a poco il valore dell’attributo della dazione in sé, invece di farlo per trarne beneficio. Tuttavia, per adesso, questo avviene solo ogni tanto. La Luce Superiore le porta la sensazione che la dazione in sé è una grande qualità.

Quindi, in tutte le sue azioni, uno comincia a pensare di meno a se stesso ed attribuisce grande importanza al gruppo e al Creatore. Pensa di più allo stato del mondo e passa dall’occuparsi di se stesso all’occuparsi del bene comune. Questo è chiamato “l’uomo” in lui, la forza del superamento (in ebraico uomo, Guever, proviene dalla parola Hitgabrut, superare) che si eleva al di sopra della “donna” in lui.

In questo modo, la persona va gradualmente da Lo Lishmà (azioni per il suo beneficio) a Lishmà (per il bene della dazione). Questa rivoluzione avviene drasticamente ed improvvisamente, ma il cammino verso questa è molto lento e graduale.

Quando la persona rimpiazza completamente “la donna” in lei a favore “dell’uomo”, il che determina adesso il cammino del suo sviluppo spirituale, l’avanzamento verso la dazione per il bene della dazione e dopo la ricezione per il bene della dazione, allora sta già lavorando con la forza maschile.

Intanto, la “donna” si trova all’interno della persona. Questa può essere il suo aiutante o aiuto contro di lei. Tutto dipende dal suo stato. Quindi, si produce al suo interno la combinazione adeguata delle forze maschili e femminili.
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(Dalla lezione dell’11.02.2011, Scritti del Rabash)

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La Kabbalah è la scienza dell’ amore

Una persona arriva alla Kabbalah dopo aver risvegliato la necessità di apprendere la Forza Superiore nascosta, il proposito e la ragione della sua esistenza ed il significato della sua vita. Nella misura in cui attraversa gli stati del suo sviluppo spirituale, la persona arriva ad un punto critico e comincia a pensare alla maniera in cui raggiungere il mondo spirituale.

Precedentemente era solita pensare che la spiritualità poteva essere raggiunta con ciò che aveva, cioè con i cinque sensi, con la sua mente e la sua percezione abituata alla realtà; però, in un determinato momento, la persona comincia a sentire che il mondo spirituale non può essere rivelato in questa maniera e che per farlo, ha bisogno di cambiare se stessa. È allora che ricorda un famoso detto: “Ho creato l’inclinazione al male e la Torà per la sua correzione, perché la Luce contenuta in essa riporta alla Fonte”.

Ogni persona immagina il mondo spirituale alla propria maniera. La saggezza della Kabbalah viene definita come la proprietà dell’amore e della dazione, nella quale la persona esce dalle sue proprietà egoistiche e comincia a rivelare la realtà più elevata nelle proprietà della dazione che sono opposte alle sue.

I kabbalisti spiegano che è necessario che sviluppiamo l’attributo della dazione, cioè che realizziamo la correzione del cuore (desiderio). Ciò significa che se in questo momento il nostro desiderio lavora per ricevere, dobbiamo cambiarlo col fine di percepire i desideri degli altri come nostri. Tutto il metodo consiste nella correzione del nostro ego, i cui desideri lo consumano tutto, per mezzo dello sviluppo di un senso al di sopra di questo, il che significa uscire dal nostro desiderio.

Nel momento in cui arrivai a studiare la Kabbalah, quando avevo più di 20 anni di educazione, ero uno scienziato ed un impresario, mentre tutti i kabbalisti con i quali studiavo erano persone semplici. Ricordo di aver avuto una conversazione con il Rabash, nella quale mi disse che cominciò il suo lavoro facendo l’assistente di un fabbro, dopo fece il calzolaio ed alla fine lavorò nell’ufficio di un esattore delle tasse. Tuttavia, io ero convinto che sarei stato capace di realizzare di più con la mia mente. Mi ci volle tempo per capire che la Kabbalah è una scienza dei sentimenti e che abbiamo bisogno di correggere il nostro cuore.

La saggezza della Kabbalah spiega che la mente si risveglia in noi solo nella misura in cui il cuore la impiega. Il cuore vuole sapere ciò che sta sentendo e perché, da dove vengono i sentimenti e come si possono cambiare; ed allora il cuore impiega la mente.

È risaputo che la nostra mente funziona meglio quando affrontiamo i problemi e la miseria. La necessità che nasce sviluppa la mente. Così, la funzione del sistema chiamata “mente” esiste per aiutarci a riempire il nostro desiderio.

La saggezza della Kabbalah è una scienza dello sviluppo del sentimento dell’amore. In altre parole, ho bisogno di acquisire la capacità di connettermi ai desideri degli altri o ne ho bisogno e li accetto come miei. La mia preoccupazione per i bisogni dell’altro come per i miei, si chiama “il mio amore per lui”. Ciò non ha relazione con il ricevere il riempimento o il piacere di qualcun altro, ma al contrario, il mio piacere verrà dal riempimento altrui.

Le persone che cominciano a studiare la Kabbalah acquisiscono nuovi sentimenti nel cuore che permettono loro di cominciare gradualmente a comprendere che in realtà c’è infinito riempimento e piacere nell’essere capaci di uscire da se stessi e riempire gli altri. Ciò da alla persona un’opportunità incessante ed illimitata che rivela improvvisamente una nuova percezione della realtà, un nuovo orizzonte per lei.

Ciò si deve al fatto che la persona che esce da se stessa e comincia a sentire le necessità degli altri invece delle proprie, smette di percepire se stessa ed arriva gradualmente ad uno stato in cui non deve più badare a sé. Quando troviamo l’attributo della dazione, in questo riceviamo il riempimento ed acquisiamo il Mondo Superiore attraverso di esso, arrivando ad essere come il Creatore.
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(Dalla mia lettura nella hall di “Kabbalah L’Am” del 21.12.2010)

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