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Non dare, ma costruire

L’opinione del prof. di economia Muhamed Yunus, Laureato Nobel della Pace:” Dobbiamo modificare il sistema di gestione degli aiuti esterni. Invece di distribuzione di cibo e tende, occorre aiutare le società che lavorano secondo modelli di attività sociali.

Se ricevi la maggior parte delle cose gratis, non istauri un’economia. Dobbiamo passare da un criterio di carità ad uno economico. Il commercio sociale ha maggiori e serie possibilità, ma richiede un serio sviluppo.

“Se la società muterà i suoi modi di vedere ed insegnerà agli studenti che bisogna acquisire un educazione non per arrichirsi nella vita, ma per arrichire la loro vita aiutando gli altri, questo modello commerciale può ridurre in modo drastico la povertà del cento per cento.”

Il mio commento: In ogni parte sarà neccessario fondare un industria indispensabile al ragionevole fabbisogno della società. Inoltre, l’industria non può svilupparsi ancora perché è dannosa socialmente ed ecologicamente parlando. Nel tempo libero dal lavoro, i cittadini dovrebbero occuparsi dell’ educazione d’obbligo integrale e globale, e studiare la trasformazione dell’uomo e della società in piena armonia con la natura.

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I racconti non salveranno l’economia!

L’opinione di un economista americano prof. Dan Arieli:” Raramente l’intuizione ci conduce a buoni risultati, perché la sviluppiamo su basi ripetitive, che portano a deduzioni immediate. Ed in questo modo non è possibile esaminare i mercati, perché i comportamenti sono influenzati da troppi fattori.”

Generalmente dopo un qualsiasi avvenimento, la stampa intervista diversi esperti che spiegano cosa ed il perché dei fatti avvenuti. Durante un esperimento che abbiamo eseguito, abbiamo creato un programma sul computer con falsi “esperti”, che dovevano spiegare perché sono crollate le azioni di IBM.

Abbiamo constatato, che per i consumatori di infomazioni non conta se gli esperti danno interpretazioni positive o negative. Quello che risulta importante per loro e’ il fatto stesso di ricevere i loro commenti. Questa è la natura umana: vogliamo produrre, sentire, riportare il racconto che spiega quello che succede.”

Il mio commento: Vale a dire , che non è importante per noi la causa dei fatti, ma il racconto dei fatti. Non conta l’attendibilità, ma la serenità che si può trarre dal racconto. Come con i bambini che è importante per loro il racconto, perché e raccontato dalla madre. Di fatto cerchiamo la tranquillità e non la spiegazione. Ma così non correggeremo l’economia!

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Mondo nuovo portato alla rovina

L’opinione del commentatore economico Nehamia Shtrasler: ” Una nuova moda si sta istaurando, segnare sul muro il “diavolo”, chiamarlo “capitalismo” e intraprende una guerra contro questo. Il diavolo non esiste per niente. E’ solo un’immagine sul muro.

Il nostro sistema economico non è “capitalista”, ma un economia socialmente sensibile. Ecco, per esempio, le tasse. Il capitalismo dice, che ciascuno deve pagare tasse uguali, ad personam, senza prendere in considerazione il livello degli introiti. Mentre in Israele il carico di  tasse dirette (tassa dei redditi, prevenzione sociale, assistenza sanitaria) è incredibilmente progressivo. Tutti i cinque strati sociali inferiori (ceto inferiore) pagano solo il 2.8% dell’ammontare delle tasse. Mentre invece i i due strati sociali superiori (ceto superiore) pagano l’82% (!) di tutto l’ammotare.

Vale a dire che, che il ceto alto finanzia il ceto basso. E’ giusto ed opportuno. Ma non si tratta più di capitalismo. E’ un economia di mercato con delle sensibilità e resposabiltà sociali. Gli stessi neo- socialisti dimenticano spesso e volentieri che abbiamo un’eccellente pubblica assitenza sanitaria – malgrado le diffamazioni. Anche se non lavori, non paghi un euro, anche se hai dieci figli, nonostante tutto ciò riceverai pubblici servizi medicali fra i migliori del mondo. Proprio così. Questa è la verità.

In Israele vi è un’educazione pubblica delle scuole elementari, medie e liceali dove i genitori partecipano in minima parte alla somma stanziata nel bilancio (35 miliardi di Shekel). Non vi è studente universitario che voglia studiare (con un costo sovvenzionato del 80%) che non possa farlo.Vi sono borse di studio, aiuti vari, e vi sono anche prestiti sovvenzionati. E per quanto riguarda la pretesa che il livello di studio è basso – questo è vero, ma questo è dovuto alla cattiva amministrazione del paese, non per la mancanza di mezzi.

E non bisogna dimenticare la previdenza sociale, che distribuisce ogni anno 60 miliardi di shekel come sovvenzioni; ai più deboli, anziani, bambini, invalidi, invalidi del lavoro, disoccupati, assicurazioni di entrata, indennità per maternità e assistenza d’anzianità. Si può contestare che non è mai sufficiente, e occorre molto di più, ma non si può parlare di “sporco capitalismo”. Non siamo esattamente li.

E anche strano sentire dire, che l’ “economia di mercato” è fallita. Quando negli ultimi 25 anni, con il passaggio da un economia socialista ad un economia di mercato, sono state varate riforme che ci hanno spinto fortemente in avanti. Il governo e “gli organismi sociali” hanno privatizzato le società pubbliche perdenti e fallimentari, e gli imprenditori privati le hanno migliorato accrescendo l’occupazione e l’esportazione.

L’industria si è aperta all’importazione competitiva ed è irriconoscibilmente migliorata. Solo ultimamente il mercato ha subito un incredibile trasformazione da un mercato che versava in condizioni irreversibili, con un grosso debito nel bilancio dei pagamenti ad un mercato con una vistosa eccedenza. Il mercato finanziario si è aperto al mondo, ed i limiti alla richiesta di prestiti esteri ed alla custodia di moneta estera sono stati aboliti, cosa che ha permesso un maggior sviluppo.

In ultima analisi: il livello di vita è salito, aumentata l’occupazione e diminuita la disoccupazione.

Non è inutile ricordare che i neo-socialisti hanno preteso, in tutto questo periodo di aumentare del debito pubblico, di spendere sempre di più, distribuendo senza il minimo calcolo. Se fossero stati ascoltati, oggi il mercato sarebbe stato in una grave crisi, con una disoccupazione in stile Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Francia.

Bisogna anche capire che, che tutti i problemi sollevati ora non sono il risultato di un “economia di mercato”, ma al contrario. L’economia di mercato combatte i monopoli, cartelli ed i conglomerati giganti.

L’Amministrazione delle Terre di Israele, che non ha liberato terre provocando il rincaro delle case, è un monopolio governativo che domina sulle terre secondo la migliore tradizione socialista. Le alte protezioni sull’impotazioni di prodotti alimentari, sono la causa dei prezzi alti nei supermercati, e sono in totale contrasto con la politica di mercato che apprezza il mercato libero, senza protezionismi e senza limiti. Chi si oppone ora all’apertura di mercato, all’importazione del latte? Di nuovo le lobby dei coltivatori agricoli e da capo, gli stessi neo- socialisti.

Tutto ciò non significa che la politica di mercato socialmente sensibile sia un sistema privo di problemi. Non esiste al mondo un sistema perfetto. Abbondanti stipendi distribuiti ai vertici sono i problemi che richiedono un immediato intervento e cura. Così come l’ineguaglianza.

Ma è chiaro che comunque è un sistema da preferire rispetto al sistema neo-socialista, che conduce alla mancanza di iniziative, alla povertà, a carenze ed a grandi disparità – fino al crollo”.

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Mostri minacciano l’Europa

L’opinione di Mario Soares Presidente del Portogallo: “L’ Unione Europea attraversa ora una fortissima crisi. I mercati sono completamente confusi e sono diretti da “mostri”. Nessuno sa da dove provengono e cosa cercano di ottenere. Vogliono denaro, indebolire l’Euro, far vacillare l’economia della Grecia, Irlanda, Portogallo ed altri paesi. Questo è molto pericoloso, quando all’Europa manca l’unione. Se i paesi ricchi pensano di poter dominare sul resto dell’Europa e riformarla di nuovo secondo lo stile tedesco, sbagliano di grosso.

Se le cose si svilupperanno in questo senso, la gente iniziera ad agire: il popolo si ribellerà. Potremmo assistere ad una grande inserruzione popolare in seno all’Europa. L’Europa è un luogo per il dialogo, per una prosperità sociale nel reciproco rispetto.”

Il mio commento: Quello che ci salverà sarà solo la consapevolezza che ci troviamo in un nuovo mondo, integrale, nel quale siamo reciprocamente legati, e perciò siamo costretti a prendere in considerazione il fatto che siamo parte di una sola unità completa, e dobbiamo relazionarci agli altri come fossero nostri famigliari. La saggezza ci insegna che tutto il mondo è una grande famiglia, e se non inzieremo a rapportarci ad esso in questo modo, potremmo arrivare negli anni futuri ad una guerra mondiale, come è già successo.

Oggi si sta verificando la stessa identica condizione che da capo si ripete. Solo che i tempi si sono accorciati e la guerra mondiale potrebbe scoppiare anche fra qualche mese. Possiamo evitarla solo se modificheremo la tendenza mondiale- un mutuo legame, il riconoscimento della necessità di abolire il protezionismo e quindi di elevarci al di sopra dell’egoismo privato, pensare come si pensa in famiglia, a tutti, cominciando a risolvere i problemi, iniziando da quelli piu ardui fino a quelli meno. Come in famiglia: in primo luogo si pensa ai bambini, ai malati, e solo in seguito a coloro che possono ancora attendere alla risoluzione dei loro problemi.

Nel momento in cui cambieremo il nostro atteggiamento, riscontreremo immediatamente un’ attitudine, un rapporto diverso da parte della natura verso di noi, perché diventeremo come lei (in omeostasi, in equilibrio, in armonia), e tutti i nostri atti, volti in questa direzione, ci apporteranno prosperità! Su, impariamo dalla natura!

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Gli Stati Uniti D’America al bivio

Opinione: (Joe Nocera, nytimes.com): “Infliggere più dolore ai compatrioti non disturba tanto i repubblicani, come hanno provato ripetutamente. Ciò che è incredibile è che tanto il Presidente, quanto la Camera dei Rappresentanti affermino che l’accordo aiuterà l’economia. Loro sperano davvero che noi ci crediamo? Tutti abbiamo sentito quello che è successo nell’anno 1937, quando Franklin Roosvelt, credendo che la depressione fosse finita, cercò di controllare la spesa federale. La riduzione della spesa in spirale mise il paese di nuovo nella Grande Depressione, nella quale rimase fino al pacchetto di stimolo conosciuto come la Seconda Guerra Mondiale”.

“Questa è la strada sulla quale ci troviamo adesso. I nostri nemici non potevano aver progettato un piano migliore per indebolire l’economia americana di questo affare del tetto del debito”.
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Sii in pace, vecchio mondo finanziario!

L’opinione del dr. Michael Deliaghin, capo dell’istituto di ricerche sui problemi della globalizzazione: “la  Cina ha definitivamente voltato le spalle ai beni in dollari. Significa che nella situazione nella quale il Giappone ha la neccessità di aiuti finanziari per risanare l’economia, dopo il disastro di Fukushima, l’Europa ha altrettanti problemi finanziari per salvare la Grecia, la Spagna , l’Italia ed altri paesi che vogliono lavorare come in Grecia e vivere come in Germania – non vi è chi possa salvare l’economia degli Stati Uniti e comperare i suoi titoli. Benvenuti dunque, al nuovo e coraggioso mondo diviso in aree finanziarie. Ogni area, con la sua moneta (Dollaro, Euro, Yen), con i suoi beni speculativi bruciati e la sua economia produttiva –divisa in un numero di macro-zone che competono fra loro.”

Il mio commento: Tutto questo significa è che è la fine del vecchio mondo finanziario con la sua immaginaria stabilità. Potremo progredire solamente se i nostri capi di governo capiranno le regole dell’epoca moderna: non divisione ma mutua e totale garanzia, non unione su basi economiche egoiste ma su basi di visione del mondo come fosse un solo corpo. Effettivamente, solo così riusciremo a modificarci per divenire globali, integrali, come il mondo, ed allora potremo arrecarvi un ordine.

Dobbiamo inziare con la creazione di una sola assemblea economica mondiale, che guardi il mondo come ad un’unica famiglia che tratta problemi comuni per trovare soluzioni comuni.

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Nessuno vuole pagare per il mercato (il Mercato dell’Unione Europea)

Opinione: (Gideon Rachman, redattore del Financial Times): “L’Europa si è comprata del tempo con 750 miliardi di euro di aiuti per sostenere la moneta comune. Ma i problemi non sono risolti.

“La maggioranza dei paesi dell’Unione europea vive al di sopra dei propri mezzi. I disavanzi di bilancio dei governi sono fuori controllo ed il debito del settore pubblico è in crescita. Se i governi europei non useranno l’ossigeno che hanno trovato per controllare la spesa, i mercati finanziari verranno ancora messi pericolosamente sotto pressione. Sfortunatamente, i cittadini europei ed i politici non sono proprio pronti al periodo di austerità che li aspetta…

“Tuttavia, se gli europei non accetteranno ora l’austerità, alla fine dovranno affrontare qualcosa di molto più problematico – i fallimenti dei debiti sovrani ed il collasso delle banche. Per molti cittadini europei questo è il genere di cose che succedono solamente in America Latina…

“La crescita nell’ampiezza e nel potere dell’Unione Europea ha sviluppato un pericoloso senso di compiacimento… Una volta entrati (i paesi) nell’Unione Europea, i governi pensavano che le guerre, le dittature e la povertà fossero consegnate con buona pace di tutti al passato. Tutti potevano aspirare alla vita relativamente stabile e confortevole della Francia e della Germania.”

Il mio commento: Così è stato per lungo tempo in passato. Il malumore ha incominciato a svilupparsi perché nessuno vuole pagare i debiti degli altri; “la guerra dei nervi” è costante, ma non ha spazio in un singolo organismo. La tensione (un ascesso) sta fermentando, il che può provocare un’aggressione (l’apertura della ferita). Vedremo tutto questo nel prossimo futuro. L’Unione Europea deve conseguire una completa unificazione che è possibile solamente attraverso un progetto a lungo termine di educazione delle popolazioni; in caso contrario sarebbe meglio separarsi pacificamente adesso, prima che cominci a scorrere il sangue della terza guerra mondiale.
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Una generazione che non ha il senso del domani

Secondo le statistiche, la maggior parte dei dimostranti di Tel Aviv, cosi come gli organizzatori della protesta, appartiene alle classi medie e alta. È stata effettuata una ricerca speciale nella quale s’individua quali strati della società fanno parte di queste dimostrazioni e di quali percentuali si parli.

E adesso sta accadendo la stessa cosa a Londra. Pensiamo che le persone escano in strada creando il caos perché non abbiano da mangiare. Ma non è questo il problema. Che cosa ha reso possibile questo incitamento all’agitazione e a creare una rivoluzione? Il motivo è che questa generazione sente che il futuro non abbia in serbo niente di buono. La tendenza è il peggioramento della situazione. E questo è il nocciolo della questione: Non esiste alcun futuro!

Come posso occuparmi di problemi quali un appartamento, la famiglia, i figli, se non c’è un futuro per me? Questo significa disperazione totale, come la depressione, quando una persona non trova un motivo per il quale vivere. E se uno arriva a tale stato, allora è pronto a fare qualsiasi cosa per distruggere quest’orribile sentimento e tristezza profonda. È per questo che le persone escono a protestare nelle strade e alimentare rivoluzioni anche se appartengono ai più alti livelli della società.

La loro disperazione interiore gli rende vulnerabili a essere in sintonia e a girarsi in questa direzione, mentre non riescono a capire quello che accade a loro stessi. Loro si danno una spiegazione con migliaia di altri motivi, come la ricerca della giustizia nella società, come se fossero loro ad averne bisogno. In realtà loro non sanno cosa significhi questo concetto perché un approccio giusto renderebbe le loro vite ancora peggiore di quello che sono attualmente. Loro non stanno cercando giustizia.

Se esaminiamo le ragioni interiori serie, dal punto di vista del desiderio di godere che ricerchiamo lungo la sua profondità, allora la ragione di queste proteste risiede nel fatto che non esiste il domani! E questo sentimento regna in tutto il mondo. Non si può fare niente per quanto riguarda questa situazione se non diamo alle persone la luce della speranza per un futuro, che può venire soltanto da una fonte – la scienza della Kabbalah.
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Le banche europee non si fidano reciprocamente e aspettano una seconda ondata di crisi

Informazione: “La diminuita attività dei prestiti fra le banche europee testimonia una crescente sfiducia reciproca degli istituti finanziari. Le banche europee preferiscono depositare l’eccedente liquidità nella Banca Centrale Europea invece che prestare ad altre banche in cambio di interessi.

Ma cosa potrà salvare le banche? Precedentemente, furono proprio le nazioni che salvarono la situazione, ma ora non sono più in grado.

In fin dei conti il prezzo dei titoli bancari si sta svalutando drasticamente. La misura europea-600- Stoxx- Europe Banks è scesa in un mese quasi del 30%.

Ora tutti cercano di evitare di avere contatti con banche che hanno obligazioni del Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.

Non è un caso che i fondi di investimenti americani abbiano già cominciato a prelevare i loro capitali dalle banche dell Unione Europea. Solo nel mese di luglio gli americani hanno ridotto l’importo delle obbligazioni dell’ Euro Area del -10%, cioè, 340 miliardi di dollari”

Il mio commento: Dato che la dipendenza reciproca si sta rivelando sempre più forte, la separazione delle banche, l’ una dall’altra, porterà al crollo di tutto il sistema. Ma proprio per questo, il risultato di tutto ciò la piena consapevolezza del loro fallimento, capiranno quindi, che non c’è altra soluzione tranne la condizione, di una connessione in una Garanzia Mutua.

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Il popolo neccessita Garanzia Mutua

Giorni fa abbiamo inviato alla commissione Trachtenberg la nostra proposta per la risoluzione dei problemi sociali del paese. La nostra proposta è stata pubblicata nel sito ufficiale della commissione ed ha riscosso già numerose repliche e voti di sostegno. Questa la proposta:

La risoluzione a tutto. va cercata in una nuova attitudine – Garanzia Mutua!
Vediamo che insieme alla richiesta di un “equo” budget (bilancio di previsione), è neccessaria al popolo anche una giustizia sociale, non meno che una nuova distribuzione. Percio il “Movimento Arvut” (garanzia mutua),  questa è proprio la sua specializzazione, ha scelto di mettere in evidenza tale bisogno.

L’onda di queste sommosse, sono fenomeni esteriori che testimoniano le neccessità più profonde social- interiori, il desiderio di sentirsi parte di qualcosa di grandioso, sentire l’appartenenza ad una società equanime che difende, protegge il privato, il bisogno di qualcuno che ascolta, che prende atto delle nostre opinioni, ci prende in considerazione e si preoccupa di noi…La necessità di una percettività della garanzia mutua come in una sola e grande famiglia.

Questo documento espone a grandi linee l’unica atitudine che restituirà al popolo la sensazione di una giustizia sociale. Solo la creazione di un clima sociale nel quale siamo tutti una sola famiglia, seduta intorno ad una tavola rotonda per un scambievole dibattito che permetta di trovare una soluzione a lungo termine.

Gli occhi di tutti, oggi, sono rivolti alla “commissione della modifica economico- sociale ” a capo del prof. Trachtenberg, che ha il potere di risolvere i problemi dell’attuale contestazione e dare al popolo il senso di una giustizia sociale, di consenso generale, di solidarieta’. Conosciamo benissimo i pericoli di un’eventuale trasgressione del quadro budgettario.

Ma cosa potrà fare la commissione nella distribuzione per soddisfare richieste
così numerose ed una “torta” budgettaria limitata?

E’ chiaro che, non sarà possibile replicare al diluvio di richieste economico- sociali.
Il bilancio nazionale è fragile e non è abbastanza grande per soddisfare tutti, inoltre il mondo sta attraversando oggi una crisi economica che peggiora sempre di più, e potrebbe influenzare in modo negativo l’economia del paese, la dipendenza economica di Israele dai mercati esteri è alta. Un paese che esporta il 45% del prodotto lordo nazionale all’estero, è prevedibile che venga danneggiato da questa crisi e ciò si esprimerà in un calo acuto delle entrate date dalle tasse, con un aumento del debito pubblico nel caso non diminuissero le spese. L’accettazione sia pure in minima parte, delle richieste della ”giustiza sociale”, ci condurrà ad un aumento significativo delle spese pubbliche. Abbiamo di fronte, in questo caso, una via senza uscita.

L’ondata contestataria mondiale che ora è molto in voga, “la giustizia sociale”. Dicevo, quest’onda è presente anche in Israele si caratterizza anche per una necessità esistenziale come, il problema degli alloggi, le sovvenzioni agli studi, la salute, la vita cara e via dicendo, ma anche per problemi socio-interni come la modifica di patti consensuali e valori sociali.

Ed è proprio questa neccessità, che ha generato questa massiva partecipazione alla generale contestazione “delle tende”, anche di coloro che non hanno problemi di sopravvivenza.

Da un punto di vista prettamente economico, le richieste hanno un notevole costo finanziario che impone l’aumento del debito pubblico da ritenersi pericoloso per il mercato. Tuttavia, vi è una neccessità immediata di distribuire l’attuale ” torta budgettaria”, in modo almeno soddisfacente, una risoluzione temporanea ai bisogni basilari, immediati, dei settori più disagiati, bisognosi di aiuti urgenti, in accordo alle decisioni prese consensualmente intorno ad una tavola rotonda.

Le numerose richieste budgettarie, per quanto leggittime esse siano, non sarà possibile soddisfarle economicamente tutte, nel quadro coercitivo budgettario. E’ chiaro che la “coperta è troppo corta” ed ogni esigenza verrà a scapito di un’altra richiesta. Quindi , ci troviamo di fronte, “il gioco con l’ammontare (della cassa) zero” nel quale la vincita dell’uno corrisponde naturalmente alla perdita dell’altro.

Il ” finanziatore” principale del diluvio di richieste, chi dovrà subire maggiormente il carico, sarà la classe media, che oggi paga già la parte sostanziale degli introiti mediante le tasse. Sarebbe un’ulteriore colpo, senza contare la completa noncuranza, in questa manifestazione, alle sue esigenze, ciò colpisce la colonna vertebrale economica israeliana e dunque, è pericoloso per il mercato. Di nuovo arriviamo ad un vicolo cieco.

La soluzione all’impasse, si trova nell’istituzionalizzazione della nuova economia, economia sociale equilibrata, in una economia di garanzia mutua.

Il maggior risalto sarà dato alla procedura stessa e necessariamente le decisioni economiche saranno prese cercando un largo consenso, prendendo le giuste decisioni.

La sensazione di discriminazione per le doverose rinuncie, saranno in questo caso, sostituite da entusiasmanti e calorose soddifazioni alle quali dovremo dar vita, permetteremo così a tutti, di sentirsi come in una sola famiglia valutata per il 90% della soluzione economica. Una volta deliberato, si troverà forzatamente il 10% restante dal bilancio nazionale. Non solo tutto ciò accrescerà la sollecitudine alla rinuncia a favore dell’altro, ma si arriverà in seguito alla condizione che le persone vorranno da se dare il loro contributo agli altri.

Vale a dire, l‘ombrello della garanzia mutua crea un valore economico indicibile nel quale si cela la vera soluzione dei nostri problemi.

Da un punto di vista sociale, tocca alla commissione fornire al popolo un nuovo clima di giustizia sociale, altrimenti la delusione sarà terribile ed il senso di separazione e rottura sarà penoso da sopportare.

Per superare sia l’aspetto economico che quello sociale, si dovrà invitare al più presto
tutto il popolo ad un dibattito mezzo stampa collettivo e pubblico. La contestazione è del popolo e va risolta di fronte a tutto il popolo.

Si dovrà cercare di creare la sensazione di una sola famiglia nella quale tutti vogliono aiutarsi vicendevolmente e perciò rinunciano vicendevolmente. Non sarà possibile che ciascuno e tutti quanti, ricevano immediatamente quello che chiedono. Il dibattito collettivo sulla distribuzione del budget dovrà svolgersi nell’assoluta trasparenza per evitare eventuali impressioni e sensazioni di diversificazioni o di sfiducia che ora sono presenti.

Soltanto quando ciascun cittadino capirà e sentirà che fa parte di una grande famiglia, ed accetterà anzi sarà fiero di rinunciare a favore di un bambino malato e debole della famiglia. Questo dibattito collettivo dissolverà le resistenze e le opposizioni anche in coloro che cercano le separazioni e vogliono scongiurare il dibattito collettivo. La determinazione della scala delle priorità resposabilizzerà tutti.

Se non agiremo secondo queste regole, queste disposizioni, ogni settore sarà in qualche modo discriminato. La commissione finirà il suo mandato e distribuirà le risorse in maniera un po’ diversa da oggi, ma il senso di ingiustizia nel popolo non sarà risolto.

Solo un’attitudine basata su una reciproca solidarietà, che colloca tutte le parti in un collettivo dibattito nella collettiva accettazione delle decisioni, potrà sanare il clima che si è venuto a creare nel popolo.

La commissione Trachtenberg è obbligata a dare un esempio a tutto il popolo, come si può arrivare a sentirsi veramente come in “una famiglia”. I membri della commissione devono vivere questo spirito interiore del senso della famiglia e della giustizia sociale. Deve mostrare a tutti come si dibatte insieme sul futuro comune, impostando una volta per tutte una sola giustizia. Una vera giustizia può svolgersi solo entro un reciproco consenso, nella garanzia mutua. Oggi un cittadino avverte l’ingiustizia sociale, è infuriato perchè si sente “raggirato”, perché non riceve quello che chiede e crede che gli spetti.

Ogni tentativo di risolvere il problema senza riuscire a creare in ogni cittadino la sensazione che siamo tutti membri di una sola grande famiglia, non soddisferà tutti e porterà a contestazioni più violente. Il popolo deve percepire che i suoi rappresentanti lo servono, deve tornare a credere nel sistema e sentire che gli può dare speranza ed un futuro migliore.

La ristabilizzazione della giustiza al popolo, mediante il principio della famiglia riunita, si deve realizzare attraverso dibattiti collettivi aperti a mezzo stampa. Si può aprire al popolo un luogo per partecipare in modo attivo ai dibattiti, sia fisicamente, via internet o esprimendo la propria opinione con SMS.

Perché il popolo adempia al suo diritto a partecipare, sarà doveroso accompagnare i dibattiti con l’intervento di esperti che sappiano spiegare la complessità dei problemi economico-sociali con un linguaggio semplice e comprensibile. Questo processo educativo ed esplicativo inviterà il cittadino a prendere parte attiva al dibattito, accanto alla richiesta di prendere delle responsabilità su tale processo. La vera comprensione delle realtà – aiuterà a raggiungere il consenso – un consenso generale che restituirà un clima di partecipazione collettiva e con essa anche un senso di giustizia sociale al popolo.

Mobilitando anche la stampa sarà data la possibilità di creare prospetti che illustreranno i problemi, e soprattutto le proposte di soluzione verrannò spiegate per far capire fino a che unto siamo “tutti nella stessa barca“. Si possono usare pezzi teatrali, canzoni, incontri chiarificatori in tutto il paese – perché è importante capire che l’attitudine verso “una sola famiglia” che si riunisce attorno ad una tavola rotonda, predispone favorevolmente tutti, permettendo di risolvere i problemi in tempi netti e vincolanti.

Siamo, membri del “Movimento Arvut “(garanzia mutua), con esperienza collaudata in questo tipo di processi. Decine e centinaia di volte abbiamo sperimentato processi collettivi, nei quali pertecipano tutti, conseguendo il consenso collettivo, come una sola famiglia, che cambia l’equilibrio delle forze.

Quest’attitudine riduce le opposizioni nella società, associa tutti, immette un nuovo vento di giustizia ed attenua il fatto che il mio problema non sia stato risolto nell’ immediato.

La gestione di dibattiti con questa predisposizione è proprio il campo della nostra singolarità, così come abbiamo già iniziato a realizzare, sedendoci intorno ad una tavola rotonda nella tenda del “Movimento di Arvut” in via Rotshild.

Non si trattava di un’ “operazione instant” ma era neccessario istituire un processo consegeuente, metodico ed incessante e per lungo tempo, vigilando di mantenere un clima giusto nell’adempimento di tutto ciò, fino ad arrivare ad un vero consenso. Con questo saremo un esempio per tutto il mondo.

Ci troviamo nell’ora propizia, nella quale al governo ed in special modo alla commissione Trachtenberg è data l’occasione di condurre il processo sociale per costituire in Israele una società equa ed ancora più progredita.

Il “Movimento Arvut” (garanzia mutua) si vede impegnato a mettere a disposizione della commissione tutte le istituzioni a livello nazionale, sostenerla ideologicamente ed essere la “madre della famiglia” che apporta il clima giusto di  connessione nel popolo, per portare avanti un processo che istituirà alla fine e per tutti, il senso di giustizia sociale che permetterà di risolvere insieme i problemi fondamentali.

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