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Essere un modello per le nazioni

Domanda: Durante l’olocausto, non solo i pensatori ma anche tutta la nazione odiava gli ebrei …

Risposta: Mettiamola in questo modo: tutta la nazione voleva accettare le idee del genocidio senza sentire nessun peccato né colpa. È una guerra ideologica, nella quale la vittoria può essere raggiunta solo in una maniera, ovvero sterminando la nazione che ha l’idea opposta.

Oggigiorno, decine di persone possono prendere lo stesso corso che in precedenza presero i tedeschi e tutti sentiranno istintivamente la cosa primaria e più importante, ovvero che gli ebrei sono loro rivali e nemici. Inoltre, non importa con quale paese vicino lotterà una nazione: “Abbiamo una guerra qui, ma tutta la colpa è degli ebrei”.

Qualsiasi nazione che sceglie il cammino del fascismo attaccherà inevitabilmente Israele con l’ideologia. Ciò è programmato in natura e non c’è niente che possiamo fare a riguardo.

Per questo, la nostra sola responsabilità è di accelerare la correzione. Dobbiamo correggerci ed unirci, diventare dei modelli ed una “luce per le nazioni”. Allora loro capiranno che questo è l’esempio corretto, perfetto, il quale non solo offre una soluzione nel livello di questo mondo, ma eleva inoltre la persona al grado spirituale, alla vita eterna.

Avendo mostrato questo modello, saremo capaci di prevenire la terza, la quarta guerra mondiale e tutte le disgrazie che seguirebbero loro. Non c’è altra soluzione, pertanto, tutti quelli che capiscono quale pericolo sta minacciando la nazione ebraica e tutta l’umanità, devono partecipare alla correzione con tutta la loro forza e tutto il loro cuore.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.05.2011, Commemorazione della Memoria)

Chi sta con me?

Domanda: Come possiamo noi, i suoi alunni, unirci con la sua mente?

Risposta: Cosa significa “con me”? Tu stai con me se ti annulli, se diminuisci il tuo desiderio davanti al mio. Se assisti alle lezioni, non significa necessariamente che sei con me. Questo non è ancora lo studio nel vero senso.

Dopotutto, l’unità deve essere interiore, non si tratta delle parole che ascolti, noi ci uniamo attraverso i desideri, le mete e le azioni comuni. Chi evoca l’attributo della dazione nell’azione è chi studia. In questo caso, di fatto, tu studi la saggezza. Non sarai capace di ricevere da me la saggezza, la Luce di Chokhmà (Saggezza), se non attivi la Luce di Hassadim (Misericordia) come un vaso. Hassadim è l’auto-annullamento e l’unità quando sei pronto per questo.

Tu liberi nel tuo cuore uno spazio per ogni anima ed allora tutte le anime lo riempiono. Tutta la realtà ritorna a te; comunque, ritorna proprio attraverso il tuo annullamento.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.04.2011, “La mente attuante”)

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Non fatevi abbindolare quando cercate la verità

Domanda: Come possiamo trattenerci dal domandare la verità in modo da non finire a raccontarci delle bugie?

Riposta: Se una persona è in grado di restare aggrappata alla verità, allora si tratta di una persona molto fortunata. Vediamo che nel mondo ci sono molti uomini che non hanno bisogno della verità e che non si domandano per che cosa stanno vivendo.

In altri uomini questa domanda si è già presentata, ma dal punto di vista del “Per che cosa sto soffrendo?”. Questa non è una domanda che riguarda il significato della vota, ma riguarda solo come si può trovare il piacere di vivere la vita, adesso che sentiamo soltanto l’amarezza invece della dolcezza.

Poi ci sono altri uomini che non chiedono di avere una vita piacevole, ma di trovare la verità nella loro vita. E ci sono altri uomini ancora che non chiedono di conoscere la verità della vita, ma vogliono conoscere chi ci ha dato la vita, il Creatore. E questa domanda non riguarda più me stesso, perché non mi preoccupo più di chi sono io e di cosa succederà alla mia vita, in un modo o nell’altro. Io voglio arrivare a conoscere Lui, voglio conseguire il Creatore, ed esistere in Lui – nella vera sorgente, nella radice.

Ci sono molti livelli in questo modo di sentire che dipendono da cosa chiede l’uomo, dalle sue sensazioni e dai suoi conseguimenti. Qui, tutto dipende dalla radice dell’uomo e dal ciclo della vita di quel momento, cioè, dipende da quale livello di sviluppo l’uomo si trova.

Ma anche nel nostro stato attuale può essere che non ci venga ancora concessa l’occasione di chiedere di conoscere la verità, in questo caso possiamo sviluppare il desiderio dentro di noi per mezzo dell’ambiente, “il maestro, il gruppo, e i libri”, e progredire in questo modo. Si tratta comunque di un percorso non facile e che ci richiede di rivelare cosa si trova nella nostra più vera profondità, dentro le nostre informazioni genetiche, i Reshimot.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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Cerchi magici nella pedagogia

Domanda: Come può una persona sapere che è pronta ad essere un maestro e ci sono lezioni per esserlo?

Risposta: Per prima cosa, la persona deve avere una predisposizione per l’insegnamento, cioè non per leggere (ogni persona può farlo in maniera egoistica) ma per spiegare, per osservare come lavora lo studente, se accetta o meno l’opinione del maestro. Un maestro deve anche avere la capacità di imparare dagli alunni, di adattare e spiegare in accordo ai cambiamenti.

Non credo che tutte le persone siano capaci di farlo, tuttavia, ci sono molto aree nell’educazione. Ad alcune persone non piace parlare e spiegare le cose, ma all’improvviso, si mostrano come buoni leader pratici. Giocano con i bambini, organizzano i gruppi e li portano a fare delle escursioni.

La nostra educazione è diversa perché per prima cosa, vogliamo insegnare ai bambini riguardo alla vita. Mostriamo loro i musei, le fabbriche, gli ospedali, anche se questo, certamente, dipende dalla loro età. Familiarizzano con le operazioni aeroportuali, ferroviarie e bancarie; facciamo in anticipo dei piani con gli amministratori di queste istallazioni e quando arrivano i bambini, viene spiegato loro il processo di produzione.

Spieghiamo loro in anticipo dove vanno e una volta che ritornano, si siedono insieme in cerchio e discutono delle cose che hanno capito: come opera un determinato meccanismo, il suo scopo e così via. Vogliamo che sappiano tutto della vita: come funzionano i ristoranti, gli ospedali, le fabbriche ed il giardino zoologico. Prendono nota durante la visita sul campo, poi scrivono un saggio e lo discutono con i loro maestri. Questo amplia la loro visione del mondo.

Facciamo molte cose nel limite di un accordo comune. Quando qualcuno si mette in una disputa, discute o fraintende, questo viene discusso da tutti. A volte abbiamo anche una simulazione di giudizio: assegniamo alcuni bambini ad essere giudici, avvocati, giurati, testimoni ed il pubblico. I ruoli cambiano ogni volta.

In questo modo ogni bambino impara a vedere se stesso attraverso gli occhi degli altri, come lo vedono o la vedono un giudice, un fiscalista, il pubblico e gli altri. Un bambino comincia a sviluppare e a vedere un mondo più ampio del suo stretto punto di vista.

Ci sono altri esempi, ma l’elemento chiave è avere una discussione in cerchio. Non c’è cosa migliore che i bambini si siedano in classe e guardino il maestro; tutti sono uguali in un cerchio, inclusi i maestri.

Il maestro si abbassa al livello comune e rimane tra i bambini, senza emergere. Lui li dirige in una maniera così acuta che non lo percepiscono. Insegniamo loro ad essere responsabili, a giudicare, a difendere ed accusare. I bambini hanno un’enorme capacità di assorbimento e dobbiamo utilizzarla.

Qualsiasi persona capace di insegnare o dirigere un gruppo, di preparare del materiale o sviluppare il metodo può essere un maestro. Abbiamo bisogno di diverse figure professionali per lavorare con i bambini e le bambine. In generale, studiano separatamente ma a volte li mischiamo.
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(Dalla lezione 6 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

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Il lavoro quotidiano

Domanda: Gli ultimi tre congressi tenuti in Italia, Spagna e a Mosca, sono stati speciali. Cosa dovrebbe fare il gruppo adesso?

Risposta: La fine di un congresso significa che adesso ci si deve elevare al livello raggiunto da questo congresso nella vita “quotidiana”. Durante il congresso, ci è sembrato di essere aggrappati ad una sbarra e adesso, invece, dobbiamo restare in piedi sulle nostre gambe.

In altre parole, abbiamo messo una scala per arrivare al livello successivo e ci siamo saliti. Questo è il mio stato attuale:

Abbiamo fatto degli sforzi durante il congresso e ce l’abbiamo fatta appena. E adesso, dobbiamo stare su questo scalino – tutti insieme.

Questo è il nostro lavoro fino al prossimo congresso. Non appena ce ne staremo bene in piedi, non appena controlleremo questo scalino, saremo pronti per il successivo.

Non dovremmo restarci automaticamente, ma dovremmo semplicemente spuntare una data di un mese o due sul calendario, per fissarci un tempo. Forse, ce la potremmo fare in una settimana o due oppure, invece, in metà anno, ma tutto dipende da quanto velocemente ci rediamo conto e gestiamo il potenziale che abbiamo per salire fino alla cima. Ognuno deve riuscirci dentro di sé.

Quando ero al congresso, tutta la mia ascesa era inclusa nel nostro gruppo mondiale. Mi sono unito con gli amici e attraverso questa unione mi sono elevato più in alto.

Tutto è avvenuto sotto l’influenza della comunicazione, del gruppo, dell’ambiente esterno. Mi sono sentito subito pronto ad unirmi a loro, a stare insieme a loro. Per fortuna ci sono stati dei momenti come questo e che sono durati dei minuti e forse anche delle ore.

Adesso, non essendo sotto l’influenza degli amici, devo fare questo lavoro dentro di me: alzarmi in piedi e reggermi sulle mie gambe. Si tratta di un lavoro serio e con una punta di dolore costante; un lavoro nel quale sento che la responsabilità ricevuta dagli amici vive in me, mi aiuta con il gruppo e con il gruppo del mondo, nella divulgazione, nello studio, e mi dà sempre l’energia per farmi agire insieme a loro.

L’unione che si realizza in queste circostanze, ai congressi, sotto l’influenza esterna, si deve rispecchiare in ciò che compio nella vita quotidiana.

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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 16.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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L’intenzione è il piano d’azione completo

Domanda: Cos’è “l’intenzione”?

Risposta: Diciamo che il desiderio si trova in uno stato ed ora vuole passare ad un altro; per farlo è necessario indurre un’azione che lo trasporti dal primo al secondo stato. Il piano comporta quanto segue: la conoscenza precisa di dove sono, dove voglio stare e quali azioni e forze sono necessarie affinché io passi da uno stato ad un altro. Tutto questo programma è quello che chiamiamo “intenzione” o piano.

È come se “il piano della creazione” fosse il programma completo che definisce con cosa iniziare e con cosa terminare, quali passi seguire nel cammino, come utilizzare i materiali, le forze e gli strumenti per realizzare il suo pensiero iniziale. È detto: “Il risultato finale è nel suo pensiero iniziale”.

Nell’intenzione, tutto questo esiste potenzialmente e dopo si realizza nella pratica. Ciò significa che l’intenzione appare in me solo quando sono molto cosciente della situazione attuale e so esattamente quello che voglio acquisire. Cos’è che chiedono di solito: “Quali sono le tue intenzioni? Cosa vuoi ottenere? Quali risultati ti aspetti?”.

L’intenzione è un’espressione della necessità di un cambiamento che abbiamo già pianificato, compreso, sperimentato, implementato e portato a termine. L’azione stessa si realizza per mezzo della forza della Luce e pertanto, non corrisponde alla creatura. Solo le intenzioni hanno a che fare con la creatura: quanto ha conosciuto se stessa, il Creatore, come ed in che modo questo fa agire il Creatore. Una persona deve sapere il più possibile.

Mentre continuo a crescere, ascendendo lungo la scala dei gradi spirituali, chiedo sempre di più al Creatore, specificando tutti i dettagli delle Sue azioni. So già come agisce e come mi influenza, conosco in ogni dettaglio e particolare, come avrà luogo dentro di me, nel mio “corpo” (i desideri). Dalla mia esperienza di Lui e me, so già come avverrà tutto.

Alla fine ottengo certi dettagli che possono dirigere il Suo programma per Lui: capisco questo programma nella sua totalità, ogni suo elemento, tutti i suoi meccanismi fino ai suoi più piccoli giri. Quando arrivo alla fine della correzione (Gmar Tikun), arrivo a conoscere nella sua totalità il Suo piano dall’inizio alla fine, tutti i passi, dal Suo lato e dal mio. Ciò significa che ho acquisito l’intenzione completa.

La Luce è sempre in azione; però, come agisce e come devo esigere che Lui mi trasformi, tutto questo è il lavoro della persona che ha bisogno di conoscere il Creatore, la relazione tra la Luce e il desiderio.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 3.05.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Il ruolo dei gruppi delle donne

Domanda: Abbiamo bisogno di un gruppo di donne? Qual è il ruolo del gruppo delle donne?

Risposta: In linea di principio, non c’è una connessione tra le donne come quella che c’è tra gli uomini. Un uomo dovrebbe essere unito ai suoi amici come un unico vettore, al punto tale che tra di loro non ci sia alcuna differenza. In questo senso, a livello terreno, essi devono provare a raggiungere una totale fusione reciproca nelle loro sensazioni e nei loro pensieri.

Questa qualità, questa capacità di connettersi è innata nell’uomo: gli uomini devono semplicemente lavorarci sopra. Solo l’egoismo li separa, ed essi si devono unire al di sopra dell’egoismo. Se ci sono due amici e tra di loro c’è del reciproco egoismo che li tiene divisi, vuol dire che devono ancora trovare un contatto.

Questo è il compito degli uomini. La parte delle donne non può farlo.

La parte degli uomini comprende gli oggetti che hanno dentro di sé la potenzialità di permettere la connessione reciproca. Potenzialità! Gli uomini devono creare questa rete di connessione tra di loro. Gli uomini sono in gradi di farlo. Questa è la loro correzione.

La parte delle donne è creata in modo tale che ogni donna sia di per sé come una regina. La donna non può essere unita alle altre donne con dei legami, come lo sono invece gli uomini. Tuttavia, insieme alle altre donne, può creare un desiderio comune per raggiungere lo scopo.

Questo è il compito delle donne. Questo desiderio deve essere guidato, per farlo passare alla parte degli uomini e, attraverso di loro, al Creatore.
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(Dalla 2.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Il desiderio delle donne come motore della creazione

Domanda: Cosa significa rafforzare il desiderio collettivo delle donne? Come posso aggiungervi il mio desiderio?

Risposta: Nella scienza della Kabbalah, studiamo che l’intero universo è composto da due parti: la Luce ed il vaso, il desiderio. Il desiderio è considerato la parte femminile, ed il mezzo per il suo appagamento è considerato come parte maschile. Questa è la ragione per cui è molto importante rafforzare il desiderio delle donne. Virtualmente ogni cosa si sviluppa attraverso questo desiderio, sia la parte superiore che la parte inferiore.

Anche nel nostro mondo, sappiamo che se non fosse stato per le donne e i loro desideri, il mondo avrebbe cessato di esistere molto tempo fa. Una donna spinge l’uomo, lo obbliga a lavorare, ad avere o a costruirsi una casa. Lei porta avanti la casa: cura le faccende, dona la vita, e alleva.

Dunque, in base alla natura, l’uomo è un fornitore di energia, di forza, e la donna è la forza che crea ogni cosa, cresce i bambini, li educa, e si prende cura di loro. Quindi, non importa quello che fa l’uomo, per definizione e anche senza esserne consapevole, lo fa perché la donna risveglia in lui questi desideri. Questo meno, la parte femminile, provoca sempre l’azione del più, la parte maschile.

Tutto in natura funziona in questo modo: gli animali, le piante e, naturalmente, noi. Probabilmente non ce ne rendiamo conto a causa delle nostre proprietà egoistiche; fuggiamo da questa consapevolezza, ci impediamo di sentirla. Tuttavia, nella realtà la parte femminile è sempre la base fondamentale, l’elemento determinante del nostro movimento in avanti.

L’uomo, inconsciamente, senza saperlo, si domanda se avrà l’approvazione della donna come conseguenza delle sue azioni. E’ veramente così che succede: questa è la natura.

Dunque, le donne dovrebbero assumersi la responsabilità di guidare, incoraggiare, e riordinare gli uomini nel modo corretto, come fa una mamma con i suoi bambini. Nella misura in cui le donne si assumono questa responsabilità e sostengono gli uomini, nella stessa misura gli uomini si comporteranno in modo diverso, studieranno, e comunicheranno tra di loro, e si faranno coinvolgere.

Radicalmente e categoricamente, dobbiamo allontanarci da ciò che sta succedendo nel nostro mondo perché è tutto sotto-sopra. Dobbiamo rendere la parte femminile decisiva, vale dire che dobbiamo sentire il bisogno delle donne per conquistare il traguardo, mentre la parte degli uomini deve rendersi responsabile di colmare questo bisogno, questo desiderio di appagamento.
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(Dalla 2.a lezione del congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Attenti al cane!

Domanda: Sentire odio verso gli altri, io sento come se un “animale” fosse nascosto dentro di me, che è più forte di me. Come posso guadagnare potere su questo “animale”?

Risposta: Guadagnare potere sul nostro ego è possibile solamente a una condizione: che possiamo vedere quanto perdiamo da questo “animale” che ci controlla. Noi siamo governati dal nostro ego che non ci permette raggiungere una vita eterna e perfetta in un mondo buono e gentile.

Se io potessi vedere quanto mi ruba l’ego, quanto mi abbia preso e non mi dia niente, allora io lo odierei. Ma non lo odio ma perfino lo amo; m’identifico con esso, perché, infatti, la mia intera vita è per soddisfarlo. Come faccio a sentire che l’ego è la morte per me?

La cosa più importante che io possa fare è entrare in un gruppo, l’ambiente che possa innalzare l’importanza della spiritualità per me,’importanza della dazione e l’unità con gli altri, perché grazie a questo in particolare io rivelo la vita nel livello umano. Se io sono impressionato dall’ambiente e questo mi può influenzare io acquisto la forza sufficiente per superare il mio ego.

Tutto il nostro lavoro e i nostri sforzi sono necessari per la rivelazione del male, il nostro desiderio egoista. Oggi mi sembra utile per me: Più desidero, più guadagno, più potere acquisto, o rubo. Di più, di più, di più…..Nella nostra società, quelli che hanno un grande ego sembrano avere più successo.

Devo convincermi che ottenere una buona vita in questo mondo mi priva di avere una bella vita spirituale e mi inganna dipingendomi una bella vita qui, in questo mondo. Questo è possibile solamente in un ambiente che mi “faccia un lavaggio di cervello”, che m’influenzi, che mi persuada. L’opinione dell’ambiente può lavorare cosi tanto su di me, che io vorrò superare il potere del mio egoismo.

Allora io inizierò a sperimentare la vita in un livello diverso, che non ho mai sentito prima. Questo succede istantaneamente, non c’è una transizione. Io sento immediatamente che c’è vita fuori di me, non dentro di me, mentre io cercavo di soddisfare me stesso sempre di più.

Contrariamente, io sento vita quando io esco da questo “animale” che non può assorbire niente.
Facendo il primo passo, io scopro il mondo spirituale. Che cos’è il “mondo spirituale”? La realtà nella quale io vivo attualmente è chiamata “questo mondo”. Ma la realtà che io sento fuori di me, nella connessione con i miei amici, con un essere umano, è chiamata “mondo superiore”, poiché è il livello umano, che è superiore a quello animato.
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(Dalla prima lezione del Congresso in Spagna, 03.06.2011)

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Reshimot: Memorie sul futuro

Lo scopo della creazione è diventare similari al Creatore. Questo è il significato della frase “fare il bene alle Sue creature”. Come fanno le creature a diventare similari al Creatore? Che cosa implica questa similitudine?

Prima di tutto, devi desiderarlo. Come inizi a volerlo? Devi essere opposto al Creatore e desiderare diventare similare a Lui. Questo è il desiderio: io non ho quel che voglio, ma desidero enormemente aver quello che non ho.

Il Creatore è buono e fa del bene sia ai cattivi sia ai buoni; Lui è amore e dazione, la proprietà di Hesed, Gevurah, Tifferet, Nezah, Hod, Yesod…Ci sono molteplici proprietà che io non comprendo, ma ho l’opportunità, il bisogno, e il desiderio che corrisponde a ognuna di loro, per volerle.

Il Creatore ha 613 proprietà di dazione. Io ho (anche se ancora non l’ho scoperto) 613 desideri che mi permettono di volere le stesse 613 proprietà delle 613 proprietà o Luci del Creatore. Io devo ottenere questi 613 desideri: io voglio diventare simile al Creatore in ognuno di loro. È detto su questo: “Poiché Lui è misericordioso, tu sei misericordioso”.

Tuttavia, per volere questo, io devo sapere quello che mi manca. Ma come posso sapere quello che non possiedo? Per sapere quello che è un adulto, io devo diventarlo.Per sapere cosa sia essere forte o saggio, io devo saperlo di prima mano. Posso desiderare quello che mi è sconosciuto?

Nel nostro mondo, i bambini vogliono crescere istintivamente, senza sapere il perché, che sia la natura che li obbliga a farlo, raggirando la loro comprensione. Questo sviluppo ha luogo nel livello animato; tuttavia, in spiritualità, sono io stesso che devo sapere il perché, e per quale motivo lo voglio. Questo è il vero desiderio.

Come faccio ad iniziare a desiderare la similitudine con il Creatore? Per fare ciò, io devo raggiungere lo stato del Creatore, per verificare quello che è, se vale la pena oppure no, e poi desiderarlo. Come posso raggiungere lo stato del Creatore per desiderare diventare similare a Lui?

È proprio per questo che ha avuto luogo la rottura dei vasi. Grazie a questo, noi lottiamo per diventare simili al Creatore, sempre di più, e a diventare come Lui grazie alla Sua forza. È per questo che la distruzione del Primo e del Secondo Tempio furono necessari, e che la saggezza della Kabbalah studia nel contesto spirituale della rottura dei vasi. Stiamo parlando sulla caduta dal livello di ricezione con il fine di dazione (il Primo Tempio) al livello della dazione con il fine di dazione (il Secondo Tempio), e poi al livello di ricezione con il fine di ricezione, nel nostro mondo.

Come risultato abbiamo un registro di tutti gli stati che abbiamo attraversato, iniziando con il livello del Primo Tempio, dall’altezza dell’amore, includendo il Secondo Tempio, che è molto più basso del Secondo Tempio, anche se è grandioso. Tutte le impressioni acquisite durante il percorso sono radicate in noi e sono chiamate “Reshimot”.

Quando si risvegliano in me, io devo realizzarle. In altre parole, un Reshimò non è sufficiente, attraverso esso io devo capire cosa sia essere il donante. Per fare questo, io ho il gruppo e lo studio: in questi io realizzo il mio Reshimò, e da esso, in base alle mie forze, formo una realtà.

Le relazioni con gli amici, con l’ambiente, con la Luce che Riforma, diventano un “luogo di costruzione”. Io ho “materiale”, ossia, un desiderio cosi come un Reshimò, e adesso voglio introdurre questo Reshimò nel materiale in modo che si realizzi e che abbia una sua forma materiale. Poi, io ho bisogno della forza dall’Alto, la forza della Luce, che mi aiuterà a compiere questo.

Rabash scrive su questo nell’articolo n.940, della collezione Dargot HaSulam (I gradini della scala): “È detto sulla distruzione del Tempio: Lasciate che mi facciano un santuario, dove io possa sostare tra di loro’’. Questo significa: Costruitemi un Tempio dal vostro desiderio, fate questa casa, che diventerà la casa della santità, di dazione e amore. Se avete tale vaso di dazione e amore, “Io sosterò tra di loro”, cioè, la Luce si fermerà lì.

“Stiamo parlando sul punto nel cuore che diverrà il posto del Tempio, in modo che la Luce del Creatore ci possa sostare. Per questo motivo, la persona deve creare la sua casa di santità”. Da tutti i miei desideri che si stanno originando dall’Infinito con l’aiuto del Reshimò conficcato in me durante la rottura, io devo costruire la forma corretta, ogni volta realizzando il mio Reshimò da un materiale più pesante.

Questo mi darà tutti i dettagli di percezione necessari poiché li prendo dalla parte opposta del Creatore. Quindi, sapendo la mia forma, io posso percepire la Sua forma, opposta alla mia e andare avanti.

In questa maniera, nel nostro mondo, una persona ha forme corrispondenti e opposte al Creatore. In questa breccia tra lo stato desiderato e quello attuale, una persona ha sempre l’opportunità di costruire il proprio desiderio, sapendo ciò che vuole. È possibile perché una volta, prima della rottura dei vasi, esistevamo in una forma perfetta dalla quale rimasero impressi i nostri Reshimot.

Questa è la risposta all’eterna domanda: “Come posso diventare similare al Creatore? Come faccio a sapere cosa significhi?” Possiamo desiderare questo grazie a questi registri che sono rimasti in noi dai passi che abbiamo attraversato.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 07.06.2011, Gli scritti di Rabash)

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