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I due principi per il successo

Domanda: L’ esperienza russa dimostra che l’ unione egoistica porta grandi problemi. D’altra parte, veniamo a studiare la Kabbalah come egoisti e ho molta paura che cercando di unirci, possiamo ripetere lo stesso errore.

Risposta: In primo luogo, ti incoraggio a non temere niente! C’ è una canzone: “Il mondo è un ponte molto stretto, però la chiave è non avere paura di niente”. Da un lato è un ponte stretto, ma dall’ altro, non preoccuparti, lo attraverserai.

Ci sono due principi che sono alla base del successo:

  • Principio 1: Consistenza nello studio, nella connessione con gli amici e nella divulgazione.
  • Principio 2: Connessione con il gruppo, in modo che la sua essenza interna diventi l’ ambiente che sostiene il tuo sviluppo spirituale.

Come risultato, saremo capaci di realizzare tutto quello che i kabbalisti hanno prescritto: “arrivare ad essere come un solo uomo con un solo cuore”, “amare gli altri come se stessi” e dall’ odio infondato arrivare all’ amore fraterno. Se aderisci a questi due principi: 1) Consistenza nello studio e sforzo destinato all’ unione e 2) Il gruppo come ambiente per il tuo avanzamento spirituale, allora non hai niente da temere e non ti accadrà niente di male.

Tutti questi pensieri nasceranno come ostacoli affinché ti attacchi alla meta sempre di più.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.12.2010, “La Pace”)

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Le piaghe d’ Egitto senza disastri esterni

Domanda: E già entrato il mondo nel periodo delle piaghe d’ Egitto o queste devono ancora arrivare?

Risposta: Devono ancora arrivare. E nonostante ciò dobbiamo confrontare le tappe di sviluppo precedenti con quelle che ci attendono. In realtà la natura materiale del nostro cammino viene man mano sostituita da quella spirituale.

Prova a dire ai tuoi antenati vissuti alcuni secoli fa che hai tutto quello che vuoi eppure non sei ancora soddisfatto della tua vita. Per loro tu vivi una vita favolosa. La tua casa possiede un dispositivo che ti fa avere l’ acqua quando la desideri. Hai un pulsante che basta premere per avere la luce più brillante di quella del giorno. E hai uno schermo che ti mostra una visione completa del mondo.

Le persone non capirebbero cosa ti manca. E, in mezzo a tanta abbondanza, tu non sai cosa fare della tua vita. La ricchezza della tua casa sta ad indicare quanto tu sia vuoto dentro di te.

Pertanto le piaghe d’ Egitto non sono problemi corporali ma interiori. Una volta dopo l’altra scopri la mancanza di pienezza interiore, ogni colpo arriva sempre più profondamente in un desiderio complesso, fatto di molteplici strati. Tuttavia queste piaghe prendono posto molto rapidamente, penetrando nei sentimenti interiori delle persone. La parte esteriore rimane calma, non c’ è bisogno di ammalarsi o di soffrire fisicamente.

Certamente, se non facciamo uso adeguato della Luce, le piaghe arriveranno sotto forma di disgrazie corporali. Il discorso è molto semplice: se avanziamo nel percorso spirituale noi stessi ed il mondo, le piaghe prenderanno una forma più spirituale. Se non ci riusciamo ed il mondo non sceglie il cammino spirituale, le sperimenterà materialmente.

Negli scritti dell’ Ultima Generazione Baal HaSulam scrive che ci possono essere addirittura dei conflitti mondiali, seguiti da enormi sofferenze. Ma dobbiamo cercare di patire questi colpi interiormente. La Torà ed il metodo della Kabbalah offrono all’ uomo l’ opportunità di fare un’ analisi molto veloce, di completarlo internamente, senza la partecipazione del mondo materiale.
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Chi è l’ umano che è dentro di noi?

Domanda: Se la frutta ha bisogno di tempo per maturare, allora forse l’ uomo non ha bisogno di fare niente in questo momento, se non aspettare di maturare allo stesso modo della frutta?

Risposta: L’ umanità ha già completato la sua evoluzione nei livelli inanimato, vegetale ed animato. Negli ultimi 5770 anni abbiamo sviluppato il livello “umano” in noi, cominciando con Adamo, il primo “uomo”.

In questi 5770 anni, siamo stati anche sottomessi ai gradi all’ interno dell’ uomo: l’inanimato, il vegetale e l’ animato. Fino a quei tempi, abbiamo vissuto come animali, ma Adamo fu il primo uomo a cominciare l’ evoluzione della parte umana in noi, in questa bestia che chiamiamo “essere umano”.

Adam HaRishon (il Primo Uomo), fu una persona che scoprì la spiritualità, cioè “l’ umano” all’ interno del quale, è simile nelle proprietà al Creatore. Da quel tempo, tutti noi siamo esistiti nel grado umano dello sviluppo, nel quale cominciano tutti i problemi “umani”. Pertanto, non vale la pena aspettare che si aggiustino da sé, perché non accadrà; continueremo solo a cadere sempre più in basso.

L’ umano dentro di noi è tutto quello che va al di là del livello animale dell’ esistenza. Una bestia ha bisogno solo di cibo, sesso, famiglia ed un rifugio e questo è anche quello che richiede il corpo animale dell’ uomo; però, quando una persona comincia ad usare il suo ego invece dei suoi istinti animali naturali, noi ci riferiamo alla parte umana dentro di noi ed è quella la parte che dobbiamo armonizzare; e questa è l’ unica parte che ha il libero arbitrio.

Dove è l’umano dentro di noi? Adesso, è solo una bestia.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.12.2010, “La Libertà”)

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Come rompere il muro tra di noi

Domanda: Come la sofferenza, porta all’ improvviso la persona alla dazione?

Risposta: Certamente, da un punto corporeo, in “senso comune” è impossibile raggiungere la dazione in questa maniera. Se una persona si sente male, allora pensa solo alla maniera per migliorare la sua situazione, a come aggiustare il problema direttamente per riempire il vuoto.

È così che funziona la psicologia umana: se mi sento male o mi manca qualcosa, mi dirigo da un dottore per le cure, cerco di produrre più denaro, rubo qualcosa, o faccio qualsiasi altra cosa per riempire il vuoto; però dopo tutti questi tentativi ed un certo numero di colpi, comincio a chiedermi “Quando avrà fine tutto questo?”.

Una persona cade nella disperazione, nella depressione o comincia ad usare droghe, tutto questo solo per calmare in qualche modo il suo dolore, perché vede che niente di quello che fa la aiuta. Così, come è possibile realizzare il passaggio alla dazione? Per questo fine noi abbiamo preparazioni nel livello materiale così come nei geni spirituali.

A livello materiale, la persona comincia a pensare a dare perché vede che non ha alternativa. È preparata a dare agli altri in modo che anche loro le diano, così tutti ci sentiremo bene; al contrario, ci divoreremo a vicenda come bestie selvagge.

Questo è un semplice calcolo egoistico a livello del nostro mondo ed è specificatamente possibile perché noi non ci troviamo nel grado animato, anzi possediamo un’ arma molto pericolosa che permette ad ognuno di noi di distruggere tutti. Questo ci porterà inevitabilmente alla conclusione che dipendiamo solamente dalla dazione. Adesso molti già lo capiscono e solo un pazzo desidererebbe una futura guerra.

Tuttavia, a parte la ragione materiale, che ci fa capire che la dazione può essere utile, le nostre Reshimot (geni spirituali, impressioni) della frammentazione, si stanno risvegliando in noi, in modo crescente, dalle più semplici alle più grossolane. Esse ci fanno sentire che ci stiamo muovendo nella direzione sbagliata e ci portano disillusione riguardo al nostro sviluppo.

Quelli che stanno progredendo sotto la pressione della materialità e delle Reshimot spirituali, cominciano ad essere più vicini. Risulta che i kabbalisti che si dedicano al loro sviluppo spirituale e le persone, che a prescindere dal fatto che conducano una vita materiale normale, stanno cominciando ad interrogarsi sul significato della vita, stanno cominciando ad essere più vicini tra loro. Anche se queste ultime non hanno un punto nel cuore, si pongono comunque simili interrogativi.

L’ opinione delle masse si sta gradualmente avvicinando all’ opinione dei kabbalisti. Esiste ancora un muro che li separa, ma la gente comune si sta avvicinando sempre di più a cercare una risposta, anche se ancora non si sta chiedendo come correggersi. Arriverà un momento in cui verranno e chiederanno “Cosa dobbiamo fare?”. Allora tu dovrai essere pronto per mostrare loro in che modo raggiungere la perfezione.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.12.2010, “La Pace”)

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Una realtà duale

Domanda: Se dobbiamo considerare il gruppo solo dal suo stato interno corretto, allora in che cosa differisce dal resto del mondo che solo sembra essere corretto?

Risposta: Non esiste alcuna differenza nel significato interiore. Ma quando si guarda alle persone del gruppo, non si può fare a meno di notare che la loro aspirazione alla spiritualità si manifesta all’ esterno, che vengono a lezione ogni giorno. Questo significa che si sforzano di raggiungere la spiritualità, ma che ancora non c’ è l’ hanno.

C’ è uno schermo esterno dove si vede come essi bramano la dazione, mentre attualmente rimangono nel sistema egoistico che intende consumare tutto per la propria gratificazione. Tuttavia, sanno già, piuttosto capiscono, e anche sentono che c’ è una possibilità di arrivare a un diverso atteggiamento verso il mondo: per sostituire il consumo con la dazione.

Sanno che ci sono due modi per vivere la vita nell’ universo:

  1. Una vita dove io cerco istintivamente di ingurgitare tutto perché sono nato in questo modo, che è considerato come “l’ inclinazione al male“, con la quale siamo nati.
  2. E c’ è un altro atteggiamento verso la vita: la dazione, un passo al di fuori di sé, quando il mio “io” di per sé non esiste se non è incluso in tutti gli altri. E questo secondo approccio è quello che vogliamo realizzare.

Si scopre che noi abbiamo già due approcci. Ognuno finora ha vissuto secondo il primo principio del consumare tutto per se stesso. Questo è ciò che attualmente percepiamo, “questo mondo”. Ma sogniamo di raggiungere un’ altra prospettiva di vita e guardiamo la realtà spirituale che esiste nella dazione.

Che cosa accadrà con la realtà corporea, allora? Sparirà? No, non lo farà. Rimarrà per tutto il tempo di cui avremo bisogno, nella misura in cui deve essere assunta come una componente necessaria.

Quindi, ora si dovrebbe essere in grado di capire ciò che è il corpo materiale: è una misura necessaria che si deve mantenere, al fine di consumare per il proprio beneficio e non di dare. Ma in realtà, non c’ è il corpo. Eppure, nella misura in cui è necessario essere presenti nel consumo egoistico, si continua ad esistere in questa realtà materiale. E nella misura in cui avanzate al di fuori di voi stessi, entrate nel mondo spirituale.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.12.2010 “, Introduzione al libro dello Zohar, Articolo: ” Sei un Socio con Me”)

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Rinunciare all’ egoismo

Domanda: Perché sono necessarie le piaghe d’ Egitto se una persona ha già scelto il cammino spirituale?

Risposta: É sicuro di averlo fatto? Ad ogni istante lui si sentirà attratto da altre cose. È possibile potersi fidare del proprio desiderio? Con una leggera spinta, senza pensarci, inizierà a perseguire un’ altra esca.

I nostri saggi dicono: “Non fidarti di te stesso fino al giorno della tua morte”. Non fidarti di te stesso finché tu sia stato oggetto delle dieci piaghe d’ Egitto e tu decida di dover uscire dall’ Egitto. Non fidarti finché il Faraone dentro di te non abbia sentito: “Lascia uscire il Mio popolo perché Mi serva”. Non fidarti finché tu non ti sia innalzato al di sopra del tuo desiderio.

Fino ad allora, una persona è una macchina controllata dal desiderio dall’ interno e dal piacere dal esterno. Dalla descrizione della Torà possiamo vedere quante ne dovremmo passare.

All’ inizio i figli di Giacobbe resistono a Giuseppe, che li raccoglie (Osef) per un lavoro speciale. In Egitto i sette anni di abbondanza danno passo a sette anni di fame. Allora, la pressione del Faraone inizia, seguita dalle piaghe, cioè, disastri sopra l’ egoismo. Soltanto allora una persona smette di identificarsi con l’ egoismo, rompe con esso, e si costruisce uno schermo.

Le piaghe ci disconnettono dal nostro desiderio, e abbiamo un’ opportunità di guardare da un lato. Di fatto, una persona si ritira naturalmente da ciò che lo fa soffrire. Ma prima che arrivino le piaghe d’ Egitto, la persona non sente che lui e il suo desiderio non sono la stessa cosa.

Non si tratta solamente dei problemi che sono implicati. È scritto “Vieni al Faraone”. Il Creatore appare accanto a te e ti dice: “Al Mio fianco invece che con il tuo desiderio, ed insieme andremo dal Faraone”. Tu esci dal tuo desiderio e t’ innalzi su di esso, ed è questo di cui tratta l’ esodo dall’ Egitto: una volta dopo l’ altra, una piaga dopo l’ altra, finché le dieci Sefirot saranno state elaborate.

Non posso rompere con l’ egoismo finché non mi renderò conto quanto sia negativo. Solamente allora potrò liberami dal suo abbraccio e vedere con più chiarezza quanto sia strano, cattivo e quanto sia opposto a me. Finalmente arrivo alla completa oscurità, le tenebre d’ Egitto.

Il desiderio non mi attrae più per tanto tempo. Come vivrò adesso? Mi sono spento, ho rinunciato a tutto quello che ero e quello per cui vivevo, tutte le qualità, le idee ed i desideri. Mi alzo, guardo tutto e non capisco cosa devo fare adesso. Questa è la soglia della liberazione della rottura, fuggo dall’ Egitto nella notte.

Dopo questo, acquisiamo il potere della Torà ed iniziamo a lavorare sistematicamente con le Luci, correggendo il desiderio. E allora, nella nostra intenzione, riceviamo la Luce di Hochma (saggezza), vestita nella Luce di Hassadim (misericordia). In altre parole, siamo nella terra d’ Israele.
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La lettera per mezzo della quale è stato creato il mondo

Introduzione al Libro dello Zohar”, articolo “Le Lettere di Rabbi Amnon Saba”, articolo 26: Lui disse a lei, “Tzadi, tu sei Tzadi e tu sei Tzadik, però devi essere nascosta. Non devi essere così divulgata come per cominciare la creazione del mondo con te, per non dare giustificazione al mondo”.

Domanda: Se le lettere del mio nome puntano verso una Klipà (guscio), devo cambiarlo?

Risposta: Qui non stiamo parlando del nome di qualcuno, ma dei nomi delle azioni spirituali, Partzufim. Le “Lettere” sono le proprietà risvegliate nei vasi dalla Luce. Non discutiamo la Luce in sé, questa è irraggiungibile alla nostra percezione. Noi percepiamo solo le reazioni del Kli (vaso) il quale, in conformità alla Luce, entra in un certo stato.

In tutti i gradi, il desiderio di ricevere trova aspetti positivi in 22 stati di Malchut o, in altre parole, nelle 22 “lettere” e di fatto è così, non c’è niente di superfluo nella creazione. Anche una parte della Klipà, la forza impura, può presumere di essere degna di diventare la base della creazione del mondo se la scintilla di Luce si posa su di lei.

Il libro dello Zohar ci spiega che neanche un solo stato di Malchut è perfetto, salvo quello creato dalla lettera Bet. Tuttavia, anche Bet non è perfetta in sé, ma lo è solo grazie alla sua dipendenza da Binà. Questa è la ragione per la quale la lettera Bet in particolare, è degna della creazione del mondo.

D’ altro canto, il resto delle lettere, non solo sono incluse in Binà, esse sono anche connesse a Malchut, che impedisce loro di diventare la base per la correzione del mondo. In tutte le altre forme di connessione di fianco a “Bet”, c’è una mancanza che renderà necessariamente difficoltoso il cammino.

Pertanto, ogni lettera, è un simbolo del grado della somiglianza di Malchut a Binà. Le parole messe insieme a partire dalle lettere sono gli atti delle Luci, le correzioni concrete.

Non c’ è connessione con i nomi dati dai padri ai loro figli nel nostro mondo. Tu puoi cambiare o aggiungere un nome e questo non produrrà nessun cambiamento nella spiritualità. Se fossimo stati capaci di influenzare il mondo con simili trucchi, lo avremmo rovinato da molto tempo.

Le speranze di cambiare la realtà, riorganizzando semplicemente le lettere del nome di una persona, sono inutili. La realtà cambierà solo quando cambieremo noi stessi, avvicinandoci alla Luce nelle nostre proprietà. Quando cambi te stesso, cambi il mondo. Dopo tutto, stanno cambiando solo i nostri Kelim.

Ci è stato detto: “Cambio di luogo, cambio di sorte”. Il “Luogo” è il desiderio. Cambia il tuo desiderio e sperimenterai davvero dei cambiamenti.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.12.2010, “Introduzione al Libro dello Zohar”, articolo “Le Lettere di Rabbi Amnon Saba”)

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Attraverso la baraccopoli delle belle città

Domanda: Cosa devo fare quando mi trovo in uno stato dove non ho la forza, non sento niente che mi interessa, e non so cosa fare?

Risposta: Questo è descritto nel capitolo settimanale della Torah: “E i figli di Israele patiranno a causa della schiavitù.” Dopo che una persona si rende conto che non ha alcun potere, tutto ciò che può fare è chiedere l’ elemosina.

Prima, pensava a se stesso come un grande, uno intelligente, in grado di capire. Pensava di poter avanzare da solo continuamente, guadagnando la conoscenza attraverso lo sforzo e l’ azione. Tuttavia, se fino a questo punto lui ha eseguito un numero sufficiente di azioni, è arrivato a vedere che nulla è stato raggiunto con esse.

Perché, allora, una persona ha bisogno di svolgere tutte queste azioni? Al fine di rendersi conto che egli non otterrà nulla. Per raggiungere lo stato di vuoto, una persona deve esercitare un enorme quantità di sforzo.

Io lavoro e penso che, così facendo, sto costruendo le bellissime “città-magazzino di Pitom e Ramses”, acquisendo conoscenza, e che presto svelerò, vedrò e sentirò tutto. Io pratico uno sforzo sempre maggiore, immergendomi negli studi più profondi, per poi accorgersi improvvisamente: “Quanto ci ho messo dentro, e cosa ho ottenuto? Non ho nulla. Che cosa devo fare ancora? Cosa sarà di me?” Non lo so, ma io sono disposto a cadere in un sonno mortale. Dammi solo un sonnifero così che io possa dormire e mai più alzarmi.

Questo è come una persona si sente in quel momento, esausto e impotente. In realtà, egli comincia a capire che non realizzerà nulla di tutto questo. In un primo momento, egli non ne ha neppure conoscenza e sente solo che non ha voglia di niente. Poi, si sveglia e continua ad andare avanti. Tuttavia, ad un certo punto, comincerà a capire che, da solo, non otterrà nulla, e ha bisogno della Forza Superiore: “Se il Creatore non arriva e mi aiuta, io, da solo, non posso fare nulla”

Egli comincia a pensare in questo modo solo dopo 15 o 20 volte, o forse anche dalle 30 alle 40 volte che ha cercato di avanzare per suo conto, per affrontare la delusione e la caduta nella disperazione. Questo è chiamato gli anni dell’ esilio Egiziano, fino a quando non si ha l‘ “affanno a causa della schiavitù.” Per il mio ego, ho composto la “città-magazzino, Pitom e Ramses”, ma per l’ uomo che in me vuole raggiungere la spiritualità, queste città sono povere e miserabili, vuote, e non mi possono dare nulla.

Comincio a dividere me stesso in due. Che importa se ho la conoscenza, l’ intelletto, posso discutere la saggezza della Kabbalah benissimo, e addirittura mi sembra di capire tutto? Non serve a niente. In verità, non ho la spiritualità. Io posso parlare per tutto il giorno e tutta la notte, ma la sto raggiungendo o semplicemente ne sto parlando? Sto solo parlando.

Poi, una persona capisce che a questo punto, ha bisogno solo dell’ aiuto dall’ Alto, di una rivelazione superiore, la Forza Superiore, qualcosa di diverso che non è in lui. Egli comprende che con quello che ha, è impossibile raggiungere la spiritualità. Infine, egli veramente grida, come è scritto: “E i figli di Israele patirono a causa della schiavitù.”

E’ un percorso impegnativo. Una persona deve sottoporsi a tali stati molte volte. Solo l’ ambiente lo può aiutare in questo e nient’ altro. L’ ambiente può sostenerlo e proteggerlo, oltre a promuovere il suo sviluppo.

Altrimenti, chissà quando si sveglierà di nuovo? Se non con l’ aiuto dell’ ambiente, sarà per mezzo di un cambiamento, Reshimo (il record di informazioni spirituali), che sarà concesso misericordiosamente dall’Alto e dandogli un nuovo stato. Tuttavia, nessuno sa quando ciò avverrà.

Pertanto, quando una persona rimane in uno stato buono, quando è illuminata dalla Luce e ha il potere, deve legarsi con l’ ambiente, quanto più possibile, al fine di ricevere la forza dentro di esso quando diventa di nuovo debole. Poi, sperimenterà una discesa come per inerzia e risalirà di nuovo fino a quando accelererà la velocità prima di cadere.
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Dove vai quando finiscono i binari?

Domanda: Perché ci sono tanti disastri naturali negli ultimi tempi, come il terribile incendio forestale sul Monte Carmel ad Haifa?

Risposta: La tendenza generale della natura è tale che i disastri naturali stanno diventando un fenomeno comune in tutto il mondo. È una sfortuna, ma se continuiamo ad avanzare, ne sentiremo parlare sempre di più.

La saggezza della Kabbalah offre una spiegazione semplice. Dal principio della creazione fino alla fine, il Creatore ci spinge sempre in una direzione, in linea retta, e Lui non farà marcia indietro. In altre parole, c’ è una formula molto semplice per mezzo della quale la natura sta intensificando la sua influenza su di noi, obbligandoci a crescere.

Nella fase precedente dello sviluppo, crescemmo sotto l’ influenza della Luce, la Forza Superiore, la natura, il Creatore, affinché il nostro desiderio egoista fosse sempre in aumento. Questo fu chiamato lo sviluppo della civiltà umana, che è durato decine di migliaia di anni.

Lo sviluppo si è adattato ad una formula semplice: l’ ego doveva crescere di generazione in generazione e durante il periodo della nostra vita, lo abbiamo fatto crescere noi direttamente, acquisendo tutto quello che esso voleva e sviluppando tutti i mezzi possibili per questo fine. Pertanto, non c’ era alcun problema. Fu semplicemente necessario utilizzare correttamente tutto ciò che ci circondava, cioè la società umana e le risorse naturali, al fine di riempirci.

Tuttavia, la fine del ventesimo secolo, alla quale fanno riferimento i kabbalisti da molto tempo, non è stata solo la fine del millennio, ma anche la fine di tutto il paradigma del passato, l’ inizio di tutto lo sviluppo nel quale incrementiamo il nostro ego, con l’ unico obbiettivo di mantenere il suo riempimento. È arrivato il momento di fare un bilancio e di renderci conto del fatto che non possiamo continuare così perché non ci stiamo più sviluppando e riempiendo. Questa è diventata una corsa di topi alla ricerca di un premio artificiale e non vogliamo più parteciparvi.

Questo cammino di sviluppo è finito, posto che tutto lo sviluppo avviene lungo quattro fasi: 1-2-3-4 (Alef-Bet-Gimel-Dalet) e siamo arrivati adesso alla quarta fase, dopo aver completato il primo periodo di sviluppo. I kabbalisti lo hanno calcolato da molto tempo e ci hanno dato una data nella quale questo sarebbe successo: l’ anno 1995.

Adesso, poco a poco, sperimentiamo la crisi in tutti gli ambiti: la famiglia, l’ educazione, la cultura, l’industria, le relazioni internazionali e cosa più importante, il clima. A causa dello squilibrio che creiamo con le nostre relazioni scorrette, non cambiando l’ approccio del nostro sviluppo, violiamo in gran misura l’ equilibrio generale della natura. Introduciamo in tutta la natura lo squilibrio delle relazioni interne umane.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 03.12.2010, Discorso speciale sulla tragedia del nord di Israele e sull’ equilibrio nella natura)

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Non tormentarti invano

Domanda: Io non ho ancora realizzato tutti i miei desideri materiali, ma sono già venuto alla Kabbalah. Che cosa significa?

Risposta: Non è un problema, continuate [con i vostri studi]. Come afferma la Torah, e come Baal HaSulam spiega nella “Introduzione al TES“, una persona non deve astenersi. Il nostro cammino non è quello della privazione, si avanza solo grazie alla Luce che riforma. Lavorando in gruppo e organizzando l’ intenzione correttamente nel corso degli studi, abbiamo attirato la luce, e lei ci riforma.

Il nostro corpo non ha nulla a che fare con essa, non c’è bisogno di tormento e privazione, o sottomettere la vita a severe limitazioni. La saggezza della Kabbalah non richiede tutto da una persona, ma di studiare con l’ intenzione. Tutto si risolverà, nonostante il nostro male, le inclinazioni, la lussuria, e i pensieri irrilevanti. Lasciate che sia la Luce a venirne fuori e fate del vostro meglio per non arrestare il suo percorso.

Quando ci si sente “intelligenti”, tendiamo ad agire in modo indipendente, inventando restrizioni artificiali, come se sapessimo che cosa sia bene o male per la realizzazione spirituale. Si tratta di un approccio completamente errato. Se diamo alla mente il potere assoluto, nulla sarà raggiunto. In verità, la vostra mente deriva sempre dall’ egoismo, dal desiderio corrotto. Come può determinare unilateralmente il prossimo gradino della sua correzione?

Quindi, dobbiamo solo predisporre le giuste condizioni affinchè la Luce lavori su di noi. Questo è tutto ciò che il metodo chiede. Non serve altro. Non interferite con la Luce, al contrario, contribuite al meglio delle vostre capacità per farvi influenzare.

Usate tutto ciò che evoca l’ influenza della Luce: il gruppo, l’ unificazione, i ritrovi degli amici, la diffusione, gli studi, eventi e incontri. Dopo tutto, la Luce si riversa solo sull’ unità delle anime, da dove partì durante la rottura e dove ritorna se le anime faranno uno sforzo per riunirsi.

In primo luogo, si dovrebbe fare un lavoro interiore sulla base delle azioni esterne, con tutte le fibre della propria anima, e continuare a provare ad unirsi con gli amici, anticipando la Luce che verrà sicuramente ad unificarci. Questa è la fonte di correzione.

Nel nostro mondo, non ci sono altri mezzi, né dentro né fuori di una persona. Solo questo ci permetterà di riformare noi stessi e il mondo intero che sta sprofondando in una crisi globale.

Oggi, tutto ciò che abbiamo realizzato in migliaia di anni comincia cadere a pezzi, dimostrando a noi che il Kli (vaso) è un desiderio vuoto e che dobbiamo fare qualcosa. Oggi, il vuoto è diventato il destino comune.

Pertanto, abbiamo bisogno di rivelare il metodo corretto, che è basato sull’ unità. Abbiamo bisogno di trovare il luogo della rottura e disegnare la Luce che riforma, cioè, che ci unifica e ci porta indietro all’ anima collettiva. Solo la Luce Superiore che appare nella nostra unione potrà fornirci la sensazione di una vita autentica.
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