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La crisi si diffonde in America Latina

Nelle Notizie (da La Commissione Economica per l’America Latina): “La debole economia globale, dovuta principalmente a causa delle difficoltà incontrate da Europa, Stati Uniti e Cina, ha colpito la crescita in America Latina e nei Caraibi. Secondo le stime presentate oggi dalla CEPAL, nel 2012, la crescita della regione sarà più lenta rispetto agli anni precedenti.

“Nell’Indagine Economica dell’America Latina e dei Caraibi 2012, lanciata a Santiago del Cile, l’agenzia delle Nazioni Unite afferma che il rallentamento sperimentato dalle economie nel 2011 è stata riportata anche nella prima metà del 2012, e questo ha portato giù la proiezione di crescita per l’ intero anno dal 3,7% annunciato a giugno, al 3,2%.

“Secondo il documento, il consumo privato è stato il principale motore della crescita regionale, grazie alla crescita dei mercati del lavoro, l’aumento del credito e – in alcuni casi – le rimesse. Tuttavia, il rallentamento repentino della domanda estera e la tendenza al ribasso dei prezzi delle merci di esportazione hanno fatto del commercio estero, il modo principale in cui le crisi internazionali sono passate alle economie della regione. “

Il mio commento: Fino a poco tempo, Russia, Cina, Brasile e altri paesi gongolavano per la crisi dei “capitalisti”, ma il mondo è globale e integrale ed è per questo che siamo insieme sulla stessa barca che affonda, e noi dobbiamo essere salvati insieme. La nostra salvezza dipende dal nostro aiuto reciproco. In tal modo, infatti, la Natura ci costringe ad unirci prima che sia troppo tardi, perché in caso contrario ci troveremo di fronte ad un conflitto mondiale.
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Tornare indietro dal punto di non ritorno

Domanda: Una persona può tollerare e regolarsi alle crisi e tensioni fino a quando perde tutte le sue energie e vede chiaramente che è passato a un punto di non ritorno. Può succedere che in tutta l’umanità si verifichi questo problema e raggiunga il punto di non ritorno?

Risposta: Un punto di non ritorno è uno stato molto buono. A cosa si desidera ritornare? Quando comincio a capire che la mia mente, il mio intelletto, è inutile, provo a cercare un modo di uscirne. Così giungo alla conclusione che sono io colui che deve cambiare.

Domanda: Come possiamo rendere una persona consapevole del fatto che l’intero bacino di risorse e di energia sono quasi esaurite e quindi se continuiamo a usarli ancora un po’, sarà impossibile cambiare le cose?

Risposta: Per questo, dobbiamo “accendere” il sistema di educazione, istruzione, diffusione, pubblicità, ecc. Dobbiamo renderci conto in anticipo che è nostro dovere di causare i cambiamenti nella società, per portala al prossimo grado, uno stato migliore, considerando che un avanzamento passivo sotto la pressione interna dell’egoismo ci porterà solo afflizioni.

Il problema è che siamo attualmente in uno stato in cui non troviamo soluzioni. Sto parlando dal punto di vista della gente normale, così come dagli scienziati, per non parlare di coloro che hanno l’autorità e che definiscono, per così dire, il nostro sviluppo sociale. Essi non considerano il cambiamento della persona come una soluzione, ed ecco perché tutto rimane in stallo.
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(Da un programma di televisione: “Un Mondo Integrale”: La formula di una società integrale, 03.07.2012)

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La vita insegna

Dalla stampa (The Guardian): “Carote bitorzolute, patate strambe, zucchine storte e cavolfiori scoloriti si vedranno sugli scaffali dei supermercati dopo la peggiore stagione di raccolti che gli agricoltori hanno avuto da decenni.[…]

“Di giovedì, Sainsbury ha ammorbidito le sue regole circa la presentazione dei prodotti freschi e lascia che la frutta e la verdura, che di regola sarebbe gettata sotto i trattori, venga venduta nei suoi 1,102 negozi.

“Un’indagine dello scorso anno condotta dall’ufficio governativo per la riduzione degli sprechi, Wrap, ha dimostrato che la recessione ha spinto i supermercati e le famiglie a gettare meno cibo. Secondo Wrap, le famiglie Britanniche buttano nello sporco quasi 7,2 milioni di tonnellate di cibo per anno – con una riduzione del 13% o 1,1 milioni di tonnellate dal 2007″.

Il mio commento: Vuol dire che piano piano potremmo diventare dei consumatori assennati!
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L’Unione Europea si sta preparando alla guerra

Nelle Notizie (dal Consiglio dell’Unione Europea): “L’unione Europea lancerà la prossima settima il 7° Piano di Intervento Anti-Crisi. Il Multilayer 2012 (ML 12) è organizzato dal Servizio Europeo di Azione Esterna (EEAS) dal 1° al 26 ottobre in base a quanto stabilisce il Trattato di Lisbona. Per la prima volta comprenderà i diversi settori che rispondono e gestiscono la crisi, dal livello politico-strategico a quello operativo.

“Multilayer 2012 ha lo scopo di sperimentare e di esaminare gli apparati di Politica Estera e di Sicurezza Comune (CFSP)/ e la Politica Europea di Sicurezza e di Difesa (CSDP) rispetto alla risposta e alla gestione della crisi e rispetto alla loro interazione a tutta la gamma dei meccanismi che rispondono alla crisi dell’Unione Europea.[…]

“Lo scenario dove ci si muove si concentra sul deterioramento della sicurezza e della situazione umanitaria in una zona immaginaria composta da 11 paesi, dove gli stati di ‘Nusia’ e di ‘Recuria’ affrontano la sfida di un passaggio post-bellico, così come questioni relative alla delimitazione dei confini, sicurezza pubblica delle infrastrutture, sminamento dei territori e pirateria marittima. L’obbiettivo di Multilayer 2012 è far muovere il sistema di risposta alla crisi dell’Unione Europea in un’ immaginaria situazione di crisi che richiede sia interventi militari che missioni civili nell’ambito di intervento del CSDP, così come la loro interazione altre strutture che rispondono e gestiscono la crisi dell’Unione Europea”

Il mio commento: Questo è il modo in cui noi, nella nostra epoca illuminata, dopo così tanta sofferenza, ci stiamo intenzionalmente abituando all’idea dell’inevitabilità di una guerra!
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200 milioni di disoccupati nel Mondo

Notizie (da World Development Report): “World Development Report 2013: Mentre il mondo lotta per uscire dalla crisi mondiale, circa 200 milioni di persone – tra cui 75 milioni con un’età inferiore ai 25 anni, sono disoccupati. 1 miliardo e 65 milioni sono impiegati e ricevono stipendi o salari regolari. Un altro miliardo e 500 milioni di persone lavora nell’agricoltura e nelle imprese, o in lavori giornalieri casuali o stagionali. Nel frattempo, 200 milioni di persone, una quota sproporzionata di loro, sono giovani, disoccupati e attivamente in cerca di lavoro. … 621 milioni di giovani sono ‘inattivi’, non vanno a scuola e non fanno formazione, non sono occupati, e non sono in cerca di lavoro.”

Il mio commento: Questo è un dato molto morbido. Ma ben presto il mondo vedrà centinaia di milioni di disoccupati. Dopo tutto, come conseguenza della crisi economica globale, l’umanità abbandonerà tutti i consumi “eccessivi”, ad eccezione di ciò che è “ragionevolmente necessario”.
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“Gli Stati Uniti sono vicini ad un precipizio fiscale?”

Opinione (Steen Jakobsen, Capo Ufficio Investimenti, Saxo Bank): “Se il Congresso degli Stati Uniti e il presidente Obama non arriveranno ad un accordo entro la fine del 2012, gli Stati Uniti, il 1 gennaio 2013 si troveranno ad affrontare un precipizio fiscale. Il precipizio fiscale è la combinazione di tagli fiscali a scadenza, riduzione dei sussidi di disoccupazione, maggiori imposte sul reddito personale, e tagli alle spese obbligatorie, che entreranno in vigore automaticamente. Si tratta di una situazione creatasi l’anno scorso, quando il Congresso non è riuscito a trovare un accordo a lungo termine o una soluzione per il deficit di bilancio degli Stati Uniti.

Il “Presidente della Federal Riserve, Ben Bernanke, è stato, di tutte le persone, il più determinante nel rinvio della tanto necessaria riforma fiscale degli Stati Uniti, fornendo alle banche denaro illimitato a interessi zero e, indirettamente, ai governi, il che ha reso possibile ritardare, in maniera indefinita, l’ultimo giorno di vendita per le riforme reali. Sappiamo quanto i politici di tutto il mondo odino dover avere a che fare con la realtà e non con le promesse. Il precipizio fiscale è reale e forse troppo reale per il comfort.[…]

“Il quarto trimestre è di solito la parte più forte della stagione, e tutta la saggezza convenzionale dice che il mercato è persino migliore in un anno di elezioni, ma mai prima d’ora, al di là delle elezioni, c’è stato un precipizio fiscale. L’elezione è comunque quasi un affare fatto: sarà Obama a perdere, piuttosto che Mitt Romney a vincere “.

Il mio commento: La scelta, senza dubbio, non è predeterminata da parte degli elettori, ma dal livello di somiglianza (o meglio discrepanza) tra l’uomo e la natura, il Creatore. Ma nonostante la comprensione di questo, ci si deve comportare secondo la regola: “Se non sono io per me, chi sarà per me?” Ed è per questo che dobbiamo votare, e naturalmente, per Romney, non importa quanto la sua vittoria è reale perché egli, rispetto ad Obama, è più vicino al metodo di correzione.
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FMI: La crisi economica del mondo durerà 10 anni

Opinione (Olivier Blanchard, economista capo del FMI): “Olivier Blanchard, economista capo al Fondo Monetario Internazionale, ha detto che serviranno almeno 10 anni per riprendersi dal tracollo causato dai fallimenti bancari del 2008.”

Il mio commento: Ma la crisi non è ancora finita, e chi lo sa per quanto continuerà, quale natura e quale corso prenderà? La crisi finirà solamente quando capiremo la sua causa e troveremo i mezzi per correggerla e per affrontare la sua stessa causa.

Per questo abbiamo bisogno di pensare non a come mitigare la situazione in cui ci troviamo, ma a come trovare la causa della malattia in base ai suoi sintomi e trovare un rimedio per curare la malattia stessa, la sua causa. C’è qualcuno nell’Unione Europea, o nel mondo, che sta facendo questo studio? Se nessuno lo sta facendo, allora non ha senso parlare dell’esistenza di una crisi.
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Il Mondo torna indietro di 1000 anni

Opinione (Robert J. Gordon, Stanley G. Harris Professore di Scienze Sociali, Northwestern University): “Questo articolo solleva delle domande basilari circa il processo della crescita economica. Indaga la convinzione, quasi universale dai contributi fondamentali di Solow degli anni 50, che la crescita economica sia un processo continuo che durerà per sempre. Prima del 1750, virtualmente non c’è stata alcuna crescita, e quindi non è garantito che la crescita possa continuare all’infinito. Piuttosto, l’articolo suggerisce che il rapido progresso compiuto nel corso degli ultimi 250 anni potrebbe trasformarsi in un evento unico nella storia umana. L’articolo si occupa solamente degli USA e pone la sua osservazione sul futuro dal 2007, quando si faceva finta che la crisi economica non potesse accadere. Il punto di partenza è la crescita pro-capite del PIL in un paese di frontiera a partire dal 1300, ovvero, il Regno Unito fino al 1906, e gli USA dopo. La crescita, in questo margine di indagine, è gradualmente accelerata dopo il 1750, raggiungendo un picco nel metà del 20° secolo, e da allora ha incominciato lentamente a diminuire. L’articolo si chiede ‘fino a che punto potrebbe arrivare il tasso di discesa della crescita in queste aree?’ L’analisi unisce i periodi di crescita lenta e rapida alla tempistica delle tre rivoluzioni industriali (RI), cioè, RI-1 ( macchine a vapore, ferrovia) dal 1750 al 1830; RI-2 (elettricità, motore a combustione interna, acqua corrente, gabinetti in casa, comunicazioni, intrattenimento, prodotti chimici, petrolio) dal 1870 al 1900; e RI-3 ( computer, internet, telefoni cellulari) dal 1960 ad oggi. Risulta evidente che la RI-2 è stata molto più importante delle altre due ed è stata ampiamente responsabile per 80 anni della crescita produttiva relativamente rapida tra il 1890 ed il 1972. Una volta che lo scorporo delle invenzioni della RI-2 (aeroplani, aria condizionata, autostrade interstatali) hanno seguito il loro corso, la crescita produttiva durante gli anni 1972-1996 è stata molto più lenta che in precedenza. Al contrario, la RI-3 ha creato solamente un risveglio di breve durata delle crescita tra il 1996 ed il 2004. Molte delle originarie invenzioni che si sono avute a seguito della RI-2 sarebbero potute avvenire una volta solamente – l’urbanizzazione, la velocità nei trasporti, la libertà delle donne dalla fatica di trasportare tonnellate di acqua ogni anno, ed il ruolo del riscaldamento centralizzato o dell’aria condizionata nel creare una temperatura costante per tutto l’anno. Anche se le innovazioni dovessero continuare nel futuro al ritmo dei due decenni prima del 2007, gli USA si troverebbero ad affrontare sei venti contrari che si mettono in mezzo per trascinare la crescita a lungo termine a metà o meno del tasso annuale dell’ 1,9% chi si è avuto tra il 1860 ed il 2007. Questi venti sono rappresentati dalla demografia, dall’educazione, dall’ineguaglianza, dalla globalizzazione, dall’energia/ambiente, e dall’eccesso dei debiti dei consumatori e dei governi. Un provocatorio ‘esercizio in sottrazione’ suggerisce che la crescita pro-capite futura nei consumi, per il 99% di coloro che si trovano in fondo alla distribuzione dei redditi, potrebbe scendere sotto lo 0,5% annuale, estendendosi per parecchi decenni”

Il mio commento: L’umanità deve dare a se stessa tutto ciò che le è necessario, ma niente di più, e tutte le sue risorse dovrebbero essere indirizzate alla sua ri-educazione e alla creazione di interazioni umane; tutto questo è programmato dalla natura, e noi dobbiamo realizzare questo programma. La Kabbalah ci spiega come farlo!
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La globalizzazione non ci farà allontanare

Opinione (F. Lukyanov, scienziato e politico): Gli sviluppi nel mondo sono estremamente caotici. Da un lato, c’è una globalizzazione universale. Che tiene, non ci disperde, a causa dei molti collegamenti che non si possono rompere. Da l’altra parte, per la stessa ragione c’è l’instabilità globale,e vi è il desiderio di nascondersi da essa, stringendosi nella propria identità nazionale. Le regioni ricche si convincono che senza i poveri vivranno meglio – è un’illusione, ma è molto concreta.

Il mio commento: Non c’è nessun posto dove scappare, abbiamo forzato la natura, stretta in un’unica rete globale. E’ tempo per realizzare questo quanto basta per accettare l’inevitabile integrazione totale, fino a “non fare agli altri ciò che non desideri per te stesso,” e poi ad “Ama il tuo prossimo come te stesso.” Questo futuro è inevitabile, e noi dobbiamo , consapevolmente accettarlo – o attraverso la sofferenza (prima guerra mondiale), o in un buon modo breve (dell’educazione integrale e formazione). Ma ora è il momento di decidere da che parte andare!
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Manifesto per un Europa federale

Nelle Notizie (da Euronews): “Per l’Europa!” è un nuovo libro, scritto da due convinti pro-europeisti – Daniel Cohn-Bendit del gruppo dei Verdi-Alleanza Libera Europea e Guy Verhofstadt, leader dei liberali nel Parlamento Europeo.

“Pubblicato in sei lingue, il libro vuole essere un manifesto, che illustra i vantaggi di un’Europa unita.

“‘In realtà questo è un libro che è stato scritto con rabbia e con furia contro le élite nazionali che, secondo me e Daniel, non sono in grado di affrontare la crisi in cui ci troviamo oggi.

“‘Abbiamo molto chiaro il concetto che l’unico modo, l’unica soluzione realistica, è quella di creare un’unione federale, un’Europa federale”, ha detto Verhofstadt, che è anche un ex primo ministro belga.

“Entrambi gli uomini tentano di evidenziare il fatto che l’Europa unita ha più possibilità di fronte alla concorrenza globale. Tuttavia, una più stretta integrazione politica sarebbe vitale, secondo Cohn-Bendit, che hanno parlato al Euronews in occasione del lancio del libro a Bruxelles.

“‘Noi pensiamo che il modello europeo deve essere ‘Parlamentarizzato’!

“Abbiamo proposto l’idea che la Commissione dovrebbe diventare il vero governo dell’Europa. E pensiamo che dovrebbero esserci due camere, il Parlamento e il Senato. Il Senato potrebbe, ad esempio, essere costituito per i governi degli stati membri, o da rappresentanti dei parlamenti nazionali. Si tratterebbe di un modello democratico, ‘ hanno detto. “

Il mio commento: Nonostante la credibilità degli autori, quasi nessuno dei leader dell’UE è disposto ad ascoltarli. Forse, dopo una serie di sofferenze, gli attuali leader europei saranno in grado di ascoltare […]
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