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Il Punto Centrale nella mappa mondiale

Domanda: La storia dimostra che le maggiori guerre avvengono sempre nella linea di confine tra epoche quando i vecchi stereotipi sono stati distrutti. Da un lato, le guerre hanno sempre cominciato la distruzione; dall’altro lato, loro spingono l’umanità a un livello elevato di evoluzione. E’ possibile per noi scampare alla prossima guerra?

Risposta: Prima di tutto, io non cerco di superare in astuzia nessuno. Io faccio ciò che è in accordo con la mia missione, usando tutti i mezzi fino alla fine. Noi non conosciamo le date d’inizio e fine.

L’esperienza dell’esilio dall’Egitto ci suggerisce che soffrire un tremendo dolore e miseria precedono la nascita, la fuga dall’Egitto. Le contrazioni del parto sono molto intense. Complessivamente, c’è quello che è chiamato le dieci piaghe, dieci contrazioni del parto, che formano la necessità della correzione in noi. Quindi noi dobbiamo andare attraverso di loro in ogni caso.

Io non so quando saranno finite, neppure posso identificare il loro attacco. Non sono così saggio da sapere come questa cosa si svolgerà questa volta. Non ci sono direzioni esatte e io non ho ancora passato il processo; io passo attraverso questo come tutti gli altri: cosa posso dire? Specialmente perché è riguardante il piano di questo mondo con il suo strato di spessore egoistico. Allora, noi semplicemente facciamo il nostro lavoro.

Per quanto riguarda la minaccia di guerre, le guerre mutano. La cosa più importante è tenere le persone di Israele nella terra di Israele e cominciare la divulgazione della saggezza della Kabbalah per il bene della correzione del mondo. Tutto ciò che si oppone a quest’obiettivo va contro lo scopo della creazione. Questo è come noi dovremo riguardarci dell’argomento. In accordo con la legge delle radici e dei rami, la correzione è possibile solo in questa terra. Benché, in accordo con gli scritti di Baal Ha Sulam, Gerusalemme oggi (dopo che è avvenuta la frantumazione) è meramente una fonte di malvagità.

Domanda: Un tumore distrugge i processi nel corpo dell’umanità. In medicina, loro usano la chemioterapia in questi casi. Se noi traduciamo questo nella società,questo è equivalente alla guerra nucleare?

Risposta: No, io non credo arriveremo a questo punto, non se noi gestiamo l’abbracciare del mondo con il metodo della correzione e abbiamo più persone che accettano i nostri pensieri e desideri. Nemmeno accadrà se le persone ci riusciranno a comprendere meglio, principalmente attraverso le nostre linee di connessione interne che si “infilano” attraverso l’intera umanità.

In ogni caso, le nostre attività principali dovrebbero essere tenute nella terra di Israele. Con tutta la pressione e il nostro donare alle persone la saggezza della correzione, ciò si diffonderà in tutto il mondo senza alcun problema. Baal Ha Sulam scrive nell’Introduzione al Libro dello Zohar che ciò è scritto da più fonti. Ripeto, in accordo con la legge delle radici e dei rami, qui avviene la maggior correzione.

Questo è il nostro lavoro. Pertanto, tutti i gruppi ovunque siano e qualunque lingua parlino, dietro alla divulgazione della saggezza dovrebbero usare ogni opportunità per influenzare cosa sta succedendo in Israele. Questa terra è veramente al centro della mappa mondiale ed è il posto più problematico.

Domanda: I giudei contemporanei includono anche tutte le persone che sono arrivate da tutto il mondo portando le loro tradizioni e stereotipi. Saranno in grado di salire al di sopra del loro “bagaglio” e adempiere la parte di lavoro che gli è stata assegnata? Saranno in grado di unire il mondo e farlo sorgere ad un nuovo livello di evoluzione senza rivoluzioni e guerre?

Risposta: Non è riguardante il paese di provenienza, benché questo giochi un certo ruolo, al di sopra del quale loro devono salire per il bene dell’unità. In generale, la salita diffonderà la Luce superiore tra tutti e Le permetterà di raggiungere le parti del mondo dove noi abbiamo già stabilito connessioni. La dispersione dei giudei è avvenuta solo per il bene di tenerli legati con le altre nazioni.

Quindi, quando le persone di Israele sono unite, il potere della loro unificazione si trasmette attraverso le linee di connessione interna con le nazioni del mondo, così facendo loro sentono e accettano cosa sta accadendo qui nella terra di Israele.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 19.09.2012,, “Introduzione al Libro Panim Meirot uMasbirot”)

Crisi nella pubblicità: Mercato di $1 miliardo

Nelle notizie (dal Financial Times): “La spesa pubblicitaria globale sta rallentando in risposta alla crisi dell’Eurozona che ha tagliato miliardi dal budget di marketing nei paesi fortemente colpiti e ha cominciato a influenzare la fiducia di alcuni marchi in altre regioni, in accordo alle nuove previsioni. […]

“La Grecia potrebbe subire un calo del 33 per cento, insieme alla Spagna e Portogallo ognuna in calo del 12-13 per cento, secondo le previsioni da ZenithOptimedia.”

Il mio commento: In futuro, la pubblicità, il “motore del commercio,” scomparirà ad eccezione delle spiegazioni dei nuovi prodotti e farmaci che andranno a sostituire quelli vecchi. Poiché l’umanità raggiungerà il consumo ragionevole, la necessità di pubblicizzare sarà inutile, il superfluo di merci e servizi cesserà di esistere.
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La connessione che attraversa il mondo intero

Domanda: Da una parte, quando lavoriamo con un gruppo di persone come noi, spieghiamo loro che devono costituire tra di loro un genere di relazione che li renderà più felici. Dall’altra parte, diciamo loro che siamo al centro di un comune processo universale che porterà la società intera al cambiamento. Tutto questo provoca una corrispondente reazione negli uomini: “Per esempio, io faccio qualcosa nel mio gruppo, ma niente cambierà fino a quando il governo, il paese intero, e la società intera non prenderanno dei provvedimenti”. Come possiamo convincere gli uomini che le cose dipendono da loro?

Risposta: Il fatto è che se circa 10 anni fa avessimo detto alle persone che una crisi si sarebbe abbattuta sul mondo, nessuno ci avrebbe creduto. Ancora nel 2007, sono stati assegnati dei premi Nobel per teorie sull’assenza della minaccia di una crisi. Ma ci ha colpiti nel 2008!

Gli uomini finiscono sempre per mettersi all’angolo perché non hanno un metodo, un progetto; non hanno la consapevolezza di quello che stanno facendo e di dove stanno andando. Non conoscono né l’obbiettivo né le forze del mondo che li fanno sviluppare. E questa è la ragione per cui sembra loro naturale che sia impossibile raggiungere l’unione della società.

Gli uomini non percepiscono la rete che esiste tra tutti gli uomini del mondo. Anche se parliamo dell’effetto a farfalla, delle diverse connessioni tra di noi, gli uomini, ovviamente, non percepiscono nulla di tutto questo. E questa è la ragione per cui pensiamo: “A cosa servirà se faccio parte di un gruppo o di un altro? A che serve? A cosa mi porterà?”.

Gli uomini non comprendono che in questo modo si uniscono ad una massa inerte, la mettono in moto, ed essa si muoverà da sola. E fra un mese o due, tutti diranno le cose che noi ci stiamo dicendo oggi. Questa è la ragione per cui quando gli uomini lavorano in un piccolo gruppo, in realtà lo usano per creare un cuscinetto tra di loro ed il mondo intero, ed in questo modo viene pompata tutta l’energia spirituale da loro e dal gruppo verso il mondo intero.

Anche se queste forze e questa rete di connessioni che esiste tra noi siano tutte assolutamente invisibili, improvvisamente incomincerete a sentire che gli uomini inizieranno a dire le stesse cose che diciamo noi in ogni dove, ed in questo modo si diffonderanno. In altre parole, vedrete attraverso la reazione, la risposta, l’eco, che arriverà da tutto il mondo, e cioè che le cose che dicevate un mese fa sono oggi diventate proprietà delle masse. Anche se, in generale, non hanno sentito niente da voi, ma lo sentono inconsciamente dentro di loro, perché la Luce Superiore è giunta da loro e sta lavorando dentro di loro.

Possiamo spiegare alle masse che noi tutti siamo connessi ( ci sono molti articoli scientifici a questo proposito), e quando tutti noi faremo qualcosa, questi concetti diventeranno necessariamente proprietà dell’intera umanità, perché passeranno attraverso la rete delle connessioni.

Oggi, non abbiamo nemmeno bisogno di usare la terminologia Kabbalistica. La connessione tra gli uomini, la globalizzazione del mondo, l’unicità della natura e la sua indivisibilità, oggi, tutte queste cose si stanno manifestando completamente, e questa è la ragione per cui ci stiamo rivolgendo anche a tutto il mondo.
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(Dalla Lezione Virtuale del 26.08.2012)

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Crisi: I ricchi hanno più fiducia nel denaro che nei vicini

Studio (University of California, Berkeley): Durante la crisi, i ricchi tendono a trovare conforto nella moltiplicazione di acquisiti, e meno per aiutare gli altri.

Nel periodo di incertezza economica, il divario tra le classi sociali, cresce ancora di più. La crisi – una perdita di qualcosa di ordinario, quotidiano. Le persone bisognose hanno poche cose da perdere, quindi si rivolgono per l`aiuto e sostegno ai famigliari e agli amici. La persona con alto reddito diventerà più indipendente e non ha bisogno di amici.

Il mio commento: La crisi continuerà  finchè non equilibra tutti. La gente capirà, come in tempo dei disastri, solo la gentilezza degli altri può salvarli. E, aggiungendo, sempre sarà monitorato più chiaramente  il legame tra l’unione e la buona fortuna.

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La terra ha abbastanza vento per dare energia al mondo

Dalle notizie (CBS News): “Due nuovi studi dicono che la Terra possieda una quantità più che sufficiente di vento per dare energia al mondo, almeno tecnicamente. … La prima linea nel [primo] studio dice tutto questo: ‘C’è abbastanza energia nei venti terrestri perché possa essere una risorsa primaria ad emissione elettrica prossima a zero essendo che l’economia globale continua a crescere durante il ventunesimo secolo.’[…]

Gli studi sono stati condotti da due gruppi di ricerca statunitensi e sono stati pubblicati in riviste scientifiche separate la Domenica e il Lunedì. Loro calcolano che l’esistente tecnologia delle turbine eoliche possa produrre centinaia di trilioni di Watt di potenza. Questo è più di dieci volte quello che consuma il mondo.”

Il mio commento: Prima di tutto, dobbiamo studiare tutti gli effetti secondari del riscaldamento e dei cambiamenti dell’aria che i mulini a vento creano. Allora, essi avranno bisogno di attrarre uomini d’affari che traggono profitto da altre fonti di energia, allo stesso modo i governi che dipendono da quest’ultime. Ovviamente, senza cambiare le persone, noi non saremo in grado di approcciare l’implementazione di un’energia pura e la protezione dell’ambiente perché è contrario al nostro egoismo pensare riguardo a qualcosa che non sia a noi stessi.
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Il Mondo deve affrontare un atterraggio difficile

Nelle Notizie (da Ereport.ru): “Moody Investors Service ha ridotto le sue previsioni di crescita sia per le nazioni progredite che per quelle emergenti nel G-20, citando un aumento degli aspetti negativi di rischio nella ripresa globale.

“Nella sua ultima Prospettiva di Rischio-Macro Globale aggiornata al 2012-2013, l’agenzia di valutazione dice che la crescita reale dell’economia del G-20 sarà di circa 2,8 % nel 2012 e del 3,4% l’anno successivo. Questi dati sono rispettivamente 20 punti base e 10 punti base in meno rispetto alla previsione di Moody dello scorso aprile.

“Secondo l’agenzia, i rischi principali della crescita globale sono le recessioni profonde e impreviste dell’eurozona; il pericolo di un atterraggio difficile nei principali mercati emergenti come la Cina, l’India e il Brasile; e da un lato il prezzo shock di fornitura del petrolio causato dal rischio geopolitico riemerso negli Stati Uniti, insieme ad una potenziale, improvvisa e forte stretta fiscale prevista per l’ anno prossimo. […]

Il funzionario di Moody del gruppo di credito per il rischio sovrano, Elena Duggar, dice: “Nella nostra opinione, gli sforzi per una consolidazione fiscale, un indebolimento dei consumatori e della fiducia nell’impresa, un ’indebitamento del settore bancario e delle famiglie, il livello elevato e persistente della disoccupazione e l’indebolimento dei mercati immobiliari, continueranno a crescere nelle economie più progredite”.

L’agenzia di valutazione ha anche previsto che le economie emergenti del G-20 cresceranno del 5,2% nel 2012 e del 5.7% l’anno successivo. Questi dati sono praticamente inferiori a quelli del 2011 pari al 6.6% e di quelli del 2010 pari al 8% .

“E. Duggar continua:”Stiamo rivalutando verso il basso le nostre previsioni per le vaste economie dei mercati emergenti, dove il debole ambiente esterno e la decelerazione della domanda causano una diminuzione del’impulso alla crescita.

“Continuiamo a prevedere che il rallentamento delle economie progredite e il flusso di capitale fluttuante soffocheranno la crescita dei mercati emergenti”.

Il mio commento: C’è solo una domanda: la rapidità dell’approfondirsi della crisi è più veloce o più lenta di quella delle riflessioni dei politici? Se la crisi supererà in velocità l’opportunità di riflessione su quello che sta accadendo, allora il mondo sprofonderà nel buio della guerra, della fame e del disastro naturale. Se invece saranno capaci di interpretare gli eventi e riusciranno ad elevarsi sopra ai loro calcoli egoistici (o piuttosto fallimenti), allora supereremo la crisi con poche perdite e inizieremo a costruire una nuova economia in una nuova società.
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Il costo economico del riscaldamento globale: Rovina le nazioni povere e privilegia quelle ricche

Nelle Notizie (del MIT News): “Anche il rialzamento delle temperature danneggia in maniera significativa la crescita economica delle nazioni in via di sviluppo del mondo, secondo una nuova ricerca di un co -autore del MIT economist.

“Osservando i dati meteorologici nel corso dell’ultimo mezzo secolo, la ricerca ci dice che ogni grado Celsius che aumenta nei paesi poveri, durante il corso di un dato anno, riduce la sua crescita economica del 13%. Tuttavia, questo riguarda solo le nazioni in via di sviluppo; le nazioni più ricche non vengono influenzate dalla variazione delle temperature.

“Le temperature più elevate conducono sostanzialmente verso una crescita economica inferiore nei paesi poveri”, dice Ben Olken, un professore di economia alla MIT, che ha contribuito alla ricerca. E mentre vediamo in modo diretto come le correnti e il caldo rovinano le agricolture, la ricerca indica che le ondate di caldo hanno una più vasta influenza sull’economia.

“Quello che stiamo dicendo è che questa influenza sia molto più vasta e non riguarda solo l’agricoltura”, Olken aggiunge:”Influenza gli investimenti, la stabilità politica e la produzione industriale”.

Il mio commento: La Natura (che è come dire la forza superiore) è un sistema unico, e perciò si manifesta nell’impatto con l’umanità in molti modi, a volte contraddittori, e che a noi sembrano, almeno, che non siano correlati.
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La geografia delle proteste anti-americane è in espansione

Nelle notizie (da Euronews): “Gli scontri antiamericani suscitati da un film made in USA che deride il Profeta Muhammad continuano in tutto il mondo musulmano.

“In Indonesia centinaia di manifestanti si sono scontrati con la polizia fuori dall’ambasciata degli Stati Uniti a Giacarta. La polizia ha usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni per cercare di controllarli. Diversi ufficiali sono stati ricoverati in ospedale dopo essere stati attaccati con pietre e bastoni di bambù.

“In Pakistan i manifestanti a Karachi hanno cercato di farsi strada verso il Consolato americano per il secondo giorno di seguito. […]

“Nel frattempo nella capitale afgana, centinaia di manifestanti sono stati bloccati dal personale di sicurezza durante la marcia verso l’ambasciata statunitense di Kabul.”

Il mio commento: Quindi, in tutto il mondo, c’è una conseguenza della politica di promuovere qualsiasi movimento che non pubblicizza l’unità, ma se stesso. Per salvare l’umanità da una guerra mondiale, è necessario mettere al bando tutte le pubblicità e propagande, fatta eccezione quella per l’unità, connessione e sostegno reciproco.
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Il sistema finanziario come il mondo Web

Opinione (Da Nature): “I Regolatori finanziari e i responsabili politici dovrebbero concentrarsi sulle istituzioni finanziarie che sono ‘troppo centrali per fallire’ come coloro che sono ‘troppo grandi per fallire’, suggerisce la ricerca pubblicata in Rapporti Scientifici di questa settimana. … Gli autori hanno trovato che durante il picco della crisi, un gruppo di 22 istituti finanziari, che hanno ricevuto la maggior parte dei prestiti, sono diventati centrali per la rete, il che significa che il default di ciascuno di loro avrebbe un grande impatto economico su tutta la rete.

“I nodi rappresentano le istituzioni finanziarie (selezionate come spiegato nel testo). I collegamenti rappresentano l’impatto potenziale stimato di un’istituzione su un’altra. I nodi sono posizionati all’interno di un cerchio di raggio 1, centrato nel punto 0. … Quindi, più un nodo è vicino al centro più alto è il suo rango del debito. Il nodo al centro (rango del debito = 1) è in grado di mettere in pericolo l’intero valore economico della rete. Il rango del debito diminuisce spostandosi verso l’esterno e verso sinistra lungo la spirale. Il diagramma permette allo stesso tempo di visualizzare la struttura della rete e di confrontare l’importanza del valore di due nodi. La dimensione e il colore del nodo riflette il valore del rango del debito (i nodi rossi sono più grandi e hanno il più alto rango di debito). Il colore del collegamento riflette il rango del debito del nodo da cui proviene (i link rossi provengono dai nodi con più alto grado di debito e hanno un alto impatto sui nodi di destinazione). (a) Il primo periodo, all’inizio della crisi. La maggior parte dei nodi hanno bassi livelli di rango del debito, cioè, si trovano vicino al confine. (b) Il quarto periodo (il picco della crisi). I nodi hanno livelli comparabili di rango di debito. Tuttavia, essi sono anche molto più centrali, cioè, possono influire su una grande frazione del valore economico totale. Un singolo default rischia di innescare un fallimento sistemico.”
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“Perché Socialismo?”

Albert Einstein (Monthly Review, Maggio 1949)

“E’ consigliabile a chi non è un esperto di argomenti sociali e di economia esprimere le proprie opinioni riguardo il socialismo? Io credo che lo sia per un certo numero di ragioni.

Fateci considerare la questione da un punto di vista della conoscenza scientifica. Potrebbe apparire che non ci siano diverse metodologie essenziali tra l’astronomia e l’economia: gli scienziati in entrambi i campi cercano di scoprire leggi generalmente accettabili per un circoscritto gruppo di fenomeni al fine di creare l’interconnessione di quest’ultimi il più chiaramente possibile. Ma nella realtà queste differenze metodologiche non esistono. La scoperta di leggi generali nel campo dell’economia è resa difficile dal fatto che osservare fenomeni di natura economica è spesso affetto da molteplici fattori che sono diversi e da valutare separatamente. In più, l’esperienza che si è accumulata dall’inizio di quello che è chiamato il periodo di civilizzazione umana della storia è – come noto – largamente influenzata e limitata da cause che non sono affatto di natura esclusivamente economica. Per esempio, la maggior parte dei maggiori stati della storia devono la loro esistenza alla conquista. I conquistatori si imponevano, legalmente ed economicamente, come la classe privilegiata del paese conquistato. Loro detenevano il monopolio della proprietà terriera e si facevano nominare un sacerdozio tra i loro ranghi. I preti, in controllo dell’educazione, mantenevano la divisione delle classi sociali un’istituzione permanente, e creavano un sistema di valori affinché le persone, da allora in poi, per la maggior parte inconsciamente, fossero guidate nei loro comportamenti sociali.

Ma la tradizione storica, per così dire, di ieri; in nessuna parte del mondo abbiamo veramente superato quella che Thorstein Vebeln chiama “la fase predatoria” dello sviluppo umano. I fatti economici osservabili dipendono da questa fase e persino certe leggi che possiamo far derivare da quel momento non sono applicabili in altre fasi. Poiché lo scopo reale del socialismo è stato precisamente superare e anticipare la fase predatoria dello sviluppo umano, la scienza economica al suo stato presente può portare un pò di luce nella società socialista del futuro.

Secondo, il socialismo è diretto verso una fine etico-sociale. La scienza, comunque, non può portare conclusioni e, ancor meno, instillarli negli esseri umani; la scienza, al massimo, può provvedere ai significati attraverso i quali possiamo raggiungere certi traguardi. Ma le conclusioni in se stesse sono concepite da personalità con elevati ideali etici e – se questi compimenti non sono nati morti, ma vitali e vigorosi – sono adottati e condotti da quegli esseri umani che, per metà inconsciamente, determinano la lenta evoluzione della società.

Per queste ragioni, noi dovremmo essere in guardia non sovrastimando la scienza e il metodo scientifico quando c’é una questione di problemi umani; e noi non dovremmo assumere che gli esperti siano gli unici che abbiano un diritto di esprimere se stessi riguardo l’organizzazione della società.

Innumerevoli voci hanno asserito che, all’incirca in quest’epoca, la società umana sarebbe potuta passare attraverso una crisi, dove la sua stabilità sarebbe stata gravemente infranta. E’ caratteristico di tale situazione che gli individui sentano indifferenza o addirittura ostilità attraverso il gruppo, piccola o grande, al quale loro appartengono. Al fine di illustrare il significato, lasciatemi rimembrare un’esperienza personale. Io ho recentemente discusso con un uomo intelligente e ben disposto all’argomento riguardo un’altra guerra, che nella mia opinione metterebbe in serio pericolo l’esistenza dell’umanità, ed io ho rimarcato che solo un’organizzazione sovrannazionale potrebbe offrire protezione dal pericolo. Perciò il mio visitatore, in maniera molto calma e fredda, mi ha detto: ”Perché sei così profondamente opposto dalla scomparsa della razza umana?”

Sono sicuro che solamente un secolo fa nessuno vorrebbe aver fatto un’osservazione di questo tipo. E’ un commento di una persona che si è sforzata invano di raggiungere un equilibrio in se stessa e ha più o meno perso le speranze di successo. E’ l’espressione di una dolorosa solitudine e d’ isolamento della quale molte persone soffrono in questi giorni. Qual è la causa? C’è una via d’uscita?

E’ facile portare queste domande, ma è difficile rispondere con un certo grado di sicurezza. Io devo provarci, comunque, nella migliore maniera possibile, benché io sia veramente cosciente del fatto che i nostri sentimenti e gli sforzi sono spesso contraddittori e oscuri e che non possono essere espressi in una formula facile e semplice.

L’uomo è, allo stesso tempo, un essere solitario e sociale. Come essere solitario, lui cerca di proteggere la propria esistenza e quella di coloro che gli stanno vicino, per soddisfare i propri desideri personali, e per sviluppare le proprie abilità innate. Come essere sociale, lui cerca di raggiungere il riconoscimento e l’affetto dei suoi simili, condividere i piaceri degli altri, confortarli nei loro problemi, e a migliorare la loro condizione di vita. Solo l’esistenza di questi vari, spesso conflittuali, impegnati accadimenti per il carattere speciale di un uomo, e le loro specifiche combinazioni determina l’estensione alla quale un uomo può raggiungere un equilibrio interno e contribuire al benessere della società. E’ abbastanza possibile che la forza relativa di queste due vie sia, principalmente, determinata dall’eredità.

Ma la personalità che emerge alla fine è in gran parte formata dall’ambiente in cui un uomo cerca di trovare se stesso durante il suo sviluppo, dalla struttura della società in cui è cresciuto, dalla tradizione di quella società, dalla sua valutazione preliminare di particolari tipologie di credenze. Il concetto astratto di “società” significa per l’essere umano individuale il sunto totale delle sue relazioni dirette e indirette verso i suoi contemporanei e le persone delle generazioni passate. L’individuale è capace di pensare, sentire, sforzarsi, e lavorare per se stesso; ma lui dipende molto dalla società – nella sua esistenza fisica, intellettuale ed emozionale – che è impossibile che pensi a lui, o a capirlo, al di fuori del contesto della società. E’ la “società” che provvede per l’uomo il cibo, vestiario, una casa, gli attrezzi da lavoro, il linguaggio, le forme di pensiero, e la maggior parte dei contenuti del pensiero; la sua vita è resa possibile attraverso il lavoro e i compiti di milioni di persone passate e presenti che sono celate dalla parola “società”.

E’ evidente, di conseguenza, che la dipendenza dell’individuo dalla società è un fatto naturale il quale non può essere abolito – come nel caso delle formiche e delle api. Comunque, l’intero processo vitale delle formiche e delle api è determinato nel più piccolo dettaglio da istinti rigidi ed ereditari, lo schema sociale e le interrelazioni tra gli esseri umani sono molto variabili e suscettibili al cambiamento. La memoria, la capacità di creare nuove combinazioni, il dono della comunicazione orale hanno reso possibile sviluppi dell’essere umano che non sono dettate da necessità biologiche. Questi sviluppi si manifestano nelle tradizioni, nelle istituzioni e nelle organizzazioni; nella letteratura; nei successi scientifici e ingegneristici; nei lavori artistici. Questo spiega come accada che, in un certo senso, l’uomo può influenzare la propria vita mediante la propria condotta, e in questo processo conscio il pensare e il volere giocano la propria parte.

“L’uomo acquisisce alla nascita, attraverso l’eredità, una costituzione biologica che dobbiamo considerare determinata ed inalterabile, includendo gli stimoli che sono caratteristici della specie umana. In più, durante la sua vita, lui acquisisce una costituzione culturale che adotta dalla società mediante la comunicazione e differenti altre tipologie d’influenze. E’ la costituzione culturale che, col passare del tempo, è soggetta al cambiamento e che determina principalmente la relazione tra l’individuo e la società. Gli antropologi moderni ci hanno insegnato, attraverso un’investigazione comparativa tra quelle che vengono chiamate culture primitive, che il comportamento sociale dell’essere umano potrebbe differire maggiormente, dipendendo dagli schemi culturali predominanti e dalle tipologie di organizzazione che prevalgono nella società. E’ su questo che coloro che si stanno sforzando per migliorare le sorti dell’uomo potrebbero far crescere le proprie speranze: gli esseri umani non sono condannati, dalla loro costituzione biologica, a distruggersi a vicenda o ad essere in balia di un crudele, auto-inflitto destino.

Se noi chiedessimo a noi stessi come la struttura della società e l’attitudine culturale dell’uomo dovesse essere cambiata al fine di portare la vita umana alla soddisfazione maggiore possibile, noi dovremmo costantemente essere consci del fatto che ci sono certe condizioni che non siamo in grado di modificare. Come già menzionato, la natura biologica dell’uomo è, per ogni scopo pratico, non soggetta a cambiamento. In aggiunta, lo sviluppo demografico e tecnologico degli ultimi secoli ha creato condizioni che ci permettono di rimanere in una relativamente densa e ben insediata popolazione, con tutti i beni che sono indispensabili per la loro esistenza, un’estrema divisione di lavoro e di un apparato produttivo marcatamente centralizzato sono assolutamente necessari. Il tempo – che, guardandoci indietro, sembra idilliaco – è passato da quando gli individui o i relativamente piccoli gruppi avrebbero potuto essere auto-sufficienti. E’ solo un’accennata esagerazione dire che l’umanità costituisce ancora oggi una comunità planetaria di produzione e consumo.

Io ora ho raggiunto il punto dove potrei indicare brevemente cosa per me costituisce l’essenza della crisi nel nostro tempo. Concerne la relazione dell’individuo alla società. L’individuo è diventato più conscio che mai della sua dipendenza dalla società. Ma lui non vive questa dipendenza come una risorsa positiva, un legame organico, una forza protettiva, ma principalmente come una minaccia ai propri diritti naturali, o anche alla propria sussistenza economica. Inoltre, la sua posizione nella società è tale che le pulsioni egoistiche della sua composizione siano costantemente accentuate, mentre le pulsioni sociali, che sono per natura più deboli, progressivamente si deteriorano. Tutti gli esseri umani, qualunque sia la loro posizione nella società, stanno soffrendo da questo processo di deterioramento. Prigionieri inconsapevoli del loro stesso egoismo, si sentono insicuri, soli, privati dell’ingenuo, semplice e non sofisticato piacere di vivere. L’uomo può trovare significato nella vita, breve e pericoloso com’è, solo attraverso il dedicare se stesso alla società.

L’anarchia economica della società capitalista come oggi esiste, è, in mia opinione, la reale origine del male.Vediamo prima di noi una grande comunità di produttori i quali membri incessantemente si sforzano di privare l’un l’altro dei frutti del lavoro collettivo – non con la forza, ma nel complesso in accordo con regole legalmente stabilite. A questo proposito, è importante comprendere che i mezzi di produzione – vale a dire, l’intera capacità produttiva che è necessaria per produrre beni di consumo al pari di beni strumentali aggiuntivi – potrebbe essere legalmente, e per la maggior parte lo sono, la proprietà privata degli individui.

Per rendere chiare le cose, nella discussione che segue dovrei chiamare “lavoratori” tutti coloro che non condividono la proprietà dei mezzi di produzione – benché questo non corrisponda abbastanza al loro uso consuetudinario. Il proprietario dei mezzi di produzione è in una posizione di acquisire la forza lavoro dell’operaio. Usando i mezzi di produzione, il lavoratore produce nuovi beni che diventano di proprietà del capitalista. Il punto essenziale riguardo questo processo è la relazione tra cosa il lavoratore produce e quanto è pagato, entrambi misurati in termini di valore reale. Fin quando il contratto di lavoro è “libero”, cosa riceva il lavoratore è determinato non dal valore reale dei beni che produce, ma dai suoi bisogni minimi e dalle richieste del capitalista per la forza lavoro in relazione al numero dei lavoratori che competono all’impiego. E’ importante capire che nemmeno nella teoria il pagamento del lavoratore è determinato dal valore del suo prodotto.

Il capitale privato tende a diventare accentrato in poche mani parzialmente dovuto alla competizione tra i capitalisti e in parte allo sviluppo tecnologico, e la crescente divisone del lavoro incoraggia la formazione di unità maggiori di produzione alle spese di quelle minori. Il risultato di questi sviluppi è un’oligarchia di capitale privato d’enorme potere che non può effettivamente essere controllato nemmeno da una società con una politica democraticamente organizzata. Questo è vero dal momento in cui i membri dei corpi legislativi sono selezionati dai partiti politici, largamente finanziati o altrimenti influenzati dai capitalisti che, per ogni scopo pratico, separano l’elettorato della legislatura. La conseguenza è che i rappresentanti delle persone non proteggono a sufficienza gli interessi delle classi poco privilegiate della popolazione. In aggiunta, sotto le condizioni esistenti, i capitalisti inevitabilmente controllano, direttamente o indirettamente, le fonti d’informazione più importanti (la stampa, la radio e l’educazione). E’ così estremamente difficile, e infatti nella maggior parte dei casi abbastanza impossibile, per il cittadino individuale arrivare a conclusioni oggettive e fare un uso intelligente dei suoi diritti politici.

La situazione prevalente in un’economia basata sulla proprietà privata del capitale è così caratterizzata da due principi prevalenti: primo, i mezzi di produzione (capitale) sono proprietà privata e i proprietari ne dispongono come meglio credono; secondo, il contratto di lavoro è libero. Ovviamente, non c’è nulla che sia una pura società capitalista in questo senso. In particolare, dovrebbe notarsi che i lavoratori, attraverso lunghe e amare lotte politiche, hanno avuto successo nell’assicurarsi un qualcosa di forma evoluta del “contratto di lavoro libero” per certe categorie di lavoratori. Ma preso nell’insieme, l’attuale economia non differisce molto dal capitalismo “puro”.

La produzione è tenuta in piedi per il profitto, non per l’uso. Non c’è alcuna disposizione che tutti coloro che saranno capaci e vorranno trovarsi un lavoro saranno sempre in grado di trovarlo; un’”arma del disoccupato” c’è sempre. Il lavoratore ha sempre paura di perdere il lavoro. Dal momento in cui disoccupati e lavoratori sottopagati non provvedono in maniera proficua al mercato, la produzione di beni di consumo si restringe, e un gran disagio ne è la conseguenza. Il progresso tecnologico spesso risulta in una maggiore disoccupazione più che in un alleggerimento del carico di lavoro per tutti. Il motivo del profitto, insieme alla competizione tra capitalisti, è responsabile di un’instabilità nell’accumulo e nell’utilizzo di capitale che porta all’aumento di una crescente severa depressione. La competizione illimitata conduce a un grande spreco di lavoro, e alla paralisi della consapevolezza sociale degli individui che ho menzionato precedentemente.

Questa paralisi d’individui la considero il peggior male del capitalismo. Il nostro intero sistema educativo soffre di questo male. Un’esagerata attitudine alla competizione è inculcata agli studenti che sono allenati ad inseguire un avido successo come preparazione per la futura carriera.

Io sono convinto che ci sia solo una via per eliminare questi gravi mali, esplicitamente attraverso lo stabilire di un’economia socialista, accompagnata da un sistema educativo orientato verso scopi sociali. In tale economia, i mezzi di produzione sono posseduti dalla società e sono usati con una consuetudine pianificata. Un’economia pianificata, che detta la produzione ai bisogni della comunità, distribuirebbe il lavoro da fare tra la forza-lavoro e garantirebbe un’occupazione ad ogni uomo, donna e bambino. L’educazione dell’individuo, in aggiunta alla promozione delle sue proprietà innate, tenterebbe di sviluppare in sé un senso di responsabilità per i suoi compagni invece di glorificare il potere e il successo nella sua società presente.

Non di meno, è necessario ricordare che un’economia pianificata non è ancora socialismo. Un’economia pianificata in quanto tale può essere accompagnata dalla completa schiavizzazione dell’individuo. Il raggiungimento del socialismo richiede la soluzione di alcuni problemi socio-politici estremamente difficili: come sia possibile, in visione del lontano raggiungimento della centralizzazione del potere economico e politico, prevenire che la burocrazia diventi onnipotente e arrogante? Come potrebbero essere difesi i diritti dell’individuo e con esso avere un contrappeso democratico al fine di garantire il potere alla burocrazia?

La chiarezza riguardo le ambizioni e i problemi del socialismo sono di grande significato nella nostra era di transizione. Dal momento in cui, sotto certe condizioni, la discussione libera e senza ostacoli di questi problemi è stata oggetto di un tabù potente, io considero la fondazione di questa rivista un importante servizio pubblico.”
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