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Londra dappertutto?

Notizia: “Ad Amburgo in Germania i giovani hanno provacato sommosse. Giochi in strada si sono tramutati in scontri con la polizia, incendi e persino tentativi di assaltare una bancha. Solo cannoni ad acqua hanno calmato il pubblico. Sono stati reclutati 2500 poliziotti per far tornare lo stato normale. Nel notiziario è stato anche riportato che le manifestazioni erano state organizzate da organi di sinistra, ma nei video non si sono visti alcun poster. I partecipanti hanno scritto sui muri “Londra dapertutto”.

Il mio commento: Dato che il mondo si è trasformato in globale, il legame integrale che si rivela fra tutti noi, si rivela anche nell’ego di tutti noi nei suoi modi particolari: violenze e sommosse. Questa tendenza crescerà, perchè il mondo diventa sempre più collegato. Oggi, pressati dalla natura tendiamo tutti istintivamente ad unirci su questa terra, in modo globale ed integrale, in tutti i modi possibili di connessione.

Se non modificheremo la nostra natura, faremo saltare il mondo intero. Non abbiamo scelta dobbiamo superare il nostro ego per conseguire la “garanzia mutua”.

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È arrivato il tempo di completare la nostra storia

Fino ad ora la società non ha scritto la propria storia, ma si è adattata a essa semplicemente. Tuttavia, oggigiorno, nel nostro nuovo stato di sviluppo, saremmo quelli che completeranno la nostra storia. È un’opportunità che c’è data dopo migliaia di anni d’infanzia.

Nell’intero corso della storia, l’uomo si è sviluppato sotto le regole dell’egoismo, la cui costante crescita ci ha costretto a trovare i mezzi e modi per soddisfare i nostri desideri. In questa maniera, la natura ha diretto i nostri movimenti spogliandoci del nostro libero arbitrio. L’uomo non ha cambiato se stesso coscienziosamente; piuttosto è stata la natura a farlo secondo il suo programma.

Dal nostro punto di vista, ci sembrava di poter cambiare l’ambiente in base alle nostre richieste, ogni volta che ce n’era bisogno, ma è arrivato il momento in cui l’uomo deve cambiare e corrispondere alla natura. Gli scienziati iniziano a essere d’accordo su questo.

In generale, che cos’è la “natura” che abbiamo cercato di conquistare in vano per tanto tempo?

Quando una madre esce dalla stanza dei bambini, lasciando suo figlio a giocare con i giocattoli, il bambino non si sente libero? Certo, lui si gode veramente questi momenti da solo, senza comprendere che ha lo sguardo attento e amorevole della madre su di lui. Lui sente di essere libero.

È cosi che la “natura”, il sistema di governo nel quale esistiamo, c’è occulto. Genera in noi questa sensazione di libertà, anche se in realtà la libertà non esiste. Questa illusione è stata pianificata specificamente dall’evoluzione in modo che ci potessimo sviluppare liberamente nel nostro egoismo, usando e seguendo i nostri desideri, cosi come la nostra natura, le nostre qualità e possibilità ci possono permettere.

E noi abbiamo pensato che fosse buono, che noi dovessimo svilupparci in questa maniera. Le relazioni sociali e le tecnologie sono cambiate; cambiavamo cose costantemente, sempre in fretta da qualche parte inseguendo il commando della nostra essenza, i nostri desideri egoisti in crescita costante. Allo stesso tempo volevamo un potere perfino superiore sulla natura. L’uomo non ha pensato a quello che stava facendo; agiva semplicemente secondo i propri desideri.

Quando la natura ci da determinati desideri, possiamo lavorarci solamente entro certi limiti. Non possiamo sorpassarli. Alimenti, sesso, famiglia, soldi e potere; ogni persona ha la propria combinazione di questi desideri e li realizza. La natura ci muove gradualmente dall’interno, “da dietro”. Gli impulsi che risveglia in noi in combinazione con l’ambiente circostante determinano tutto quanto.

Essenzialmente, io rappresento un meccanismo amministrativo. I desideri si svegliano in me, alcune circostanze accadono, ma io sono limitato dalle mie abilità morali, fisiche e mentali, cosi come le norme dell’ambiente, e le leggi comuni della natura globale. Alla fine, io cerco semplicemente di realizzare i miei desideri il più che posso, sotto situazioni che non ho imposto da me. Quindi, risulta che non sono altro che un meccanismo amministrativo. I desideri e condizioni sono predeterminati, e tutto questo mi spinge verso la realizzazione personale.

Questo era il nostro percorso: Gli errori dell’uomo, le sue azioni buone e cattive, tutto questo era necessario e inevitabile nelle fasi precedenti dello sviluppo fino ai nostri giorni. Contro questo desiderio, l’uomo ha ricevuto delle proprietà innate e trova se stesso in un ambiente, dove non ha delle scelte.

E ciononostante, lui non pensa che tutto questo sia predeterminato. Come un bambino, semplicemente giocava sentendosi libero per l’assenza della madre, mentre lei semplicemente era scivolata fuori dalla sua vista.
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(Da una conversazione su un nuovo libro 18.07.2011)

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Chi è resposabile delle sommosse “la gioventù esacerbata”

Informazione:” L’ex- capo del governo Tony Blair ha criticato la comunicazione governativa, secondo la quale le manifestazioni avvenute ai primi di agosto sono dovute dalla corruzione della società.

Sostiene che il richiamo dell’attuale primo ministro “David Cameron” di correggere la società frammentata ” ha solo gettato ombra sulla rispettabilità della Britannia.

Queste espressioni danneggiano solo il paese e soprattuto, “non aiutano certo a risolvere i problemi”.

Le violente sommosse non sono dovute alla corruzione della società, ma sono le dimostrazioni di una gioventù non soddisfatta del governo, cosa che caratterizza molte nazioni sviluppate.”

Il mio commento: Questo naturalmente, è una fonte di orgoglio per il suo paese, che ancora chiamano abitualmente “La grande Britannia”. Ma c’è da chiedersi, cosa ha causato che i neonati di un tempo si siano trasformati in una sifatta gioventù, se non la polticha governativa? Chi li ha educati in tal modo?

L’uomo è il pieno riflesso dell’ambiente in cui vive. Se non ci si preoccupa di quello che può influenzare la gioventù, è ovvio, che la forza della sua natura, sceglierà sempre il peggio…tutto il nostro avvenire dipende solamente dalla nostra educazione e da quella dei nostri figli!  (vedi l’articolo: “La Libertà“)

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La burocrazia ci salverà dalla crisi

L’opinione di Philippe Rusler, ministro del tesoro della Germania:” Quello che manca al Mercato Comune Europeo per uscire dalla crisi è un organo particolare che operì permanentemente, e chiamato “il consiglio di stabilità “. Le sue mansioni devono comprendere il controllo della protezione della disciplina finanziaria e budgettaria delle nazioni dell’Unione Europea, del debito massimo consentito, vigilanza dell’uso degli aiuti finnaziari dell’Unione Europea, e il diritto di punire i trasgressori”.

La mia risposta: Non c’è che dire, è adatto al carattere tedesco. Ma vedremo tra non breve la stessa Germania, che senza nessun rapporto con il carico delle nazioni non industrialmente sviluppate, cadere in una crisi profonda, e nesessun ordinamento potrà aiutarla, fino a che non sarà trasfomata la società egoista in una “famiglia”.

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Cos’è l’integrazione?

In generale, queste sono le definizioni:

Integrazione – dalla parola latina integratio- che vuol dire restituzione di parti isolate ad un unico corpo.

Integrazione generale è la mutua dipendenza economica di alcune nazioni che porta ad un ‘unione dei mercati, servizi, sistema legale comune, in accordi pieni delle stesse nazioni.

Vi sono cinque forme di integrazione economiche nazionali:

  • Zona libera di commercio – che ha lo scopo di eliminare le limitazioni del libero commercio ma nell’osservanza dell’autonomia.
  • Massima unione- eliminazioni delle divisioni in un libero scambio.
  • Mercato comune- movimento libero delle merci, servizi, capitali e persone.
  • Convenzioni generali e moneta comune.
  • Piena integrazione- creazione di un unico trattato economico politico, moneta comune, politica interna ed estera comune.

In una società egoista, per creare una integrazione, occorre che vi sia un certo livello di sviluppo economico fra le nazioni partecipanti, di compensazioni reciproche economiche, equo sviluppo economico delle parti, affinita’ dei sistemi politici, culturali tradizionali, prossimità geografica.

In questi tempi– l’integrazione si rivela come una mutua dipendenza di tutti i popoli, come i membri di una famiglia che dipendono reciprocamente. Perciò solo in un clima di piena cooperazione, comprensione, indulgenza, generosità ed umanità, si possono risolvere i problemi, sopratutto quelli economici. Nessun’altra attitudine darà risultati produttivi, ma solo conflitti e guerre.

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La commissione per la trasformazione economica-sociale

Informazione: La contestazione sociale ritorna all’ordine del giorno: La commissione Trachtenberg si è riunita questa mattina (martedi) nell’istituto Wan Lear a Gerusalemme e per la prima volta si sono incontrati con vari rappresentanti del pubblico per sentire le loro proposte e le loro opinioni circa il mutamento della condizione economica-sociale.

Il prof. Emanuel Trachtenberg ha aperto il dibattito dicendo: “Oggi sono venuto per ascoltare il pubblico e se riusciremo ad agire in modo idoneo, tutte le persone in questa stanza ne traranno profitto. Forse ascolteremo cose che non abbiamo sentito prima.

Siamo convinti che le propste del pubblico sono indispensabili per consolidare i consigli della commissione.”

Ha anche aggiunto: “Sono emozionato dal fatto che una generazione di giovani si è mossa per fare sentire la sua voce, sono emozionato da questo incontro. E’ un’esperimento in tempo reale e chiedo a tutti, dunque, coraggio e fermezza, questo non è un programma di reality questa è la realtà israeliana, la realtà israeliana al suo apice.”

Nel dibattito intercorso è intervenuto anche l’uomo d’affari direttore generale del movimento “Educazione e’ Tutto”, Dov Lautman, che si è espresso in questi termini: “Se c’è un modo per dare una risposta alla disparita della società israeliana e quello di dare maggiore risalto all’educazione accrescerebbe significativamente i fondi e le opportunità”.

Parallelamente al dibattito dei membri della commissione Trachtenberg, si è riunito un “gruppo alternativo” la commissione Spibek, per un dibattito con la partecipazione di esperti in materia sociale. Nel dibattito ha detto uno dei capi della commissione, prof. Yossi Yonah, che la commissione Trachtenberg non ha il mandato”.

La mia risposta: Fin tanto che la commissione ascolta e segna le rimostranze ed i problemi, le proposte e le risoluzioni- va tutto bene…

Ma come intende proseguire? Poichè se non condurremo la società alla consapevolezza della necessità di una garanzia mutua, non si arriverà a nessuna risoluzione e nemmeno ad una giustizia sociale!

Dov Lautman ha ragione, bisogna iniziare con il sistema educativo, che deve veramente dare maggior risalto non solo all’ istruzione. L’educazione non riguarda solo i bambini ma anche i grandi.

Bisognerebbe istituire dei corsi educativi (sul tema della garanzia mutua): nei posti di lavoro, nei media – e così, verso la fine della raccolta delle proposte, si potrà arrivare ad un’equa soluzione, ad una giustizia sociale collettiva comunemente accettata da tutti.

Altrimenti, il risultato della commissione causerà solo risentimenti e cosa ancor più grave, contestazioni con sommosse!

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A loro non occorre la pace

Michael Laitman: L’articolo qui pubblicato (“Non occorre loro la pace” di Leonard Radzichovsky) dimostra ancora una volta che non c’è una risoluzione al problema del conflitto in medio oriente.

Io ho un’ opinione diversa: i valori di un’ antica saggezza di un antico sapere può offrire la risoluzione a tutti i problemi umani, risoluzione che inizierebbe in Israele, ed in seguito potrebbe “sollevare” ondate” in tutto il mondo, conducendo le persone alla consapevolezza della neccessità di una garanzia mutua, che è la condizione sine qua non, per potere risolvere tutti i problemi.

L’opinione di Leonard Radzichovsky: “La base per una pace tra gli ebrei e gli arabi (palestinesi) è molto semplice: Questi e quest’altri ricevano pari diritti, per la sicurezza, per la pace e per lo stato. In accordo alle decisioni dell’ ONU sin dall’ anno 1947, questa è l’unica base legale e internazionale per l’esistenza di Israele e dello Stato Palestinese.

Un accordo nel quale Israele riconoscerà il diritto ad un loro stato arabo (lo Stato Palestinese), e gli arabi da parte loro riconosceranno il diritto di uno stato ebraico, Israele.

Fra i due paesi saranno firmati accordi di pace, saranno fissati i confini e si creeranno rapporti normali con parità di diritti fra i due paesi  (questo vuol dire che israele non comprenderà più la Palestina, e se continuerà a farlo, sarà allora con accordi chiari e stabiliti).

Il confine sarà fissato secondo la decisione dell’ONU dell’1947 (risultato dalla guerra del 1947-1948), con una certa considerazione degli eventi di questi ultimi 65 anni, cioè: scambi territoriali.

Le agglomerazioni di insediamenti arabi in territorio israeliano passeranno ai palestinesi e viceversa per gli insediamenti israeliani –( comprendenti 300.000 abitanti) – L’area totale dei due stati sarà compatibile più o meno con la condizione che esisteva già nel 1949. Quelli sono i confini del 1949 (confini mantenuti fino alla guerra del 1967) riconosciuti dall’ONU come “base” per un accordo di pace.

Ed infine, Gerusalemme divisa. La parte orientale abitata per lo più dagli arabi, passerà ai palestinesi. Naturalmente permettendo passaggi sicuri ai credenti- ebrei e mussulmani- ai luoghi sacri, se questi luoghi si troveranno in territori esteri.

E’ logico, che i quattro milioni di “discendenti degli esiliati”, Israele non sarà pronta ne potrà, ricevere. Tutte le popolazioni del mondo sono dei discendenti di qualcuno, tutti i popoli in un qualche momento sono emigrati da un posto ad un altro…Gli ebrei non hanno scacciaato con la forza gli arabi (come in Russia per esempio, i polacchi ed i cecoslovacchi i tedeschi nella Prussia orientale ed altri ancora).

Sono fuggiti da soli. Dunque, fuggiti – fuggiti, è un loro problema. La Palestina può ricevere chi vuole. E’ difficile immaginare condizioni più semplici, chiari e giusti.

Molti ebrei dicono: Per tutti i diavoli! Abbiamo espugnato con una lotta difensiva le grandi forze nemiche – e dobbiamo restituire tutto ciò per così poco! Saranno forse molti nel mondo a farlo? I russi hanno conquistato la Siberia- l’hanno forse restituita?!

Persino le isole coralline non restituiscono – pare che il Giappone non avesse nemmeno attaccato la Russia, il cui territorio non è certo più piccolo di Israele… Gli Stati Uniti ha restituito agli Indiani d’America i territori?! E l’Australia ed il Canada?!

Allora perchè noi siamo “costretti”?! La risposta è semplice: il diritto internazionale!
Israele è nata dal risultato degli sforzi che ha impiegato, ma su basi del diritto internazionale, e “deve” attuare questo diritto. Ma nel ventunesimo secolo persino le grandi potenze, come ad esempio, Stati Uniti , Federazioni russe ed altre non si sentono più chiamate in causa nemmeno esteriormente, in considerazione di ciò …

“I tempi sono cambiati”…Israele non e tenuta a cambiarli. Non è neanche un suo interesse cambiarli. (L’interesse di Israele è considerare il diritto in questione, anche se non è certo piacevole).

A giudicare dalle ultime pubblicazione sui giornali, Israele è, in realtà,  pronta ora a proporre queste condizioni ai palestinesi (sia detto, non per la prima volta).

Non ho dubbi sul fatto che per quanto riguarda i politici israeliani, potrebbero dimostrare maggior audacia e risoluttezza per definire precisamente queste condizioni- i politici arabi invece non troveranno mai il coraggio di accettarle.

La causa è ovvia.

Israele ha bisogno della pace.

Come in ogni luogo, anche in Israele vi sono politici che hanno tutto da guadagnare dalle tensioni e dalle guerre. Ma Israele è un paese normale. I principali problemi della nazione sono social-economici. Ed i politici, per la maggior parte, sono sempre pronti a questionare fra loro in materia di pace. A proposito, proprio su questi temi il governo di Nataniau si sente abbastanza risoluto. Mentre la popolazione al 90% dorme di un sonno pesante ed è propensa a dimenticare la Palestina, quasi fosse un lontano incubo, vivendo esclusivamente la loro vita. Come se non avesse nessun legame con la Palestina.

Tuttavia , per Israele la pace – è la pace.

La Palestina non ha bisogno della pace.

Politici e terroristi dichiarati si definiscono “politici”, hanno solo da gudagnare dalle tensioni. Decine di anni dopo la”dichiarazione di indipendenza”, la Palestina non assomiglia nemmeno ad una nazione. La loro unica fonte di guadagno sono elargizioni internazionali e versamenti diretti ai terroristi sulle loro azioni “di stampo” terrorista. La popolazione locale conosce solo un sentimento cocente: odio verso gli ebrei, nutrito, ed alimentato per anni da denaro e sangue. I paesi arabi non hanno nessuna necessità di una Palestina calma.

Per loro è ” neccessario solo vendere tensioni. Come – il falso mezzo – come si sta ora rivelando, dell’ unione sociale “contro il comune nemico esterno”. Come mezzo per esporre le loro particolari esigenze arabe. Se venissero soddisfatte, e se ci sarà la pace- per quale scopo i paesi arabi necessitano un simile Stato Palestinese?! Perchè dovrebbero accettare tutto ciò gratuitamente? E non gratuitamente – a maggior ragione.

Quindi, per i palestinesi, secondo Orwell: La pace è guerra. I palestinesi non hanno bisogno di una Palestina calma e pacifica, indipendente da Israele. E neppure la distruzione di Israele (sopratutto quando è quasi impossibile). Allora di cosa neccessitano?- Proprio di quello che hanno! La condizione di ” eterni diseredati” che divorano eternamente: divoratori di denaro esterno, il denaro degli altri. Niente pace, ne guerra, neppure vita normale, ma odio, l’odio li “finanzia”, fisicamente e spiritualmente.

Vale a dire, che Israele non ha bisogno della Palestina: ma vivete senza di noi e come vi pare. Mentre i palestinesi invece – hanno bisogno di Israele, senza la lotta con Israele non avrebbero di che vivere. L’analogia migliore é: gli ebrei se la cavano anche senza gli antisemiti, ma gli antisemiti non se la cavano senza gli ebrei.

In un tale clima, nessun politico palestinese, anche se lo desiderasse, non firmerebbe nessun accordo di pace con Israele e non accetterebbe mai il diritto all’esisteza dello stato ebraico. Se lo riconoscesse perderebbe il suo diritto privato a sussistere.

Cittadini palestinesi (certamente vi sono tali, stanchi di eterne guerre) continueranno a tacere, se non vogliono che sia tagliata loro la lingua.

Gli arabi-semiti non amano gli ebrei-semiti.

Anche gli ebrei- semiti non direi che amino gli arabi-semiti. Ma la differenza sta nel fatto, che gli ebrei riconoscono il diritto degli arabi alla costituzione di un loro stato sul territorio palestinese, mentre gli arabi, sin dal lontano 1947 – non riconoscono agli ebrei il diritto ad uno stato, anzi, nemmeno al diritto di vivere in Medio Oriente. La verità è che gli ebrei hanno anche altro da fare oltre la lotta contro i palestinesi, mentre gli altri non hanno nulla oltre le lotte contro gli ebrei.

E non parliamo della “diplomazia mondiale” per la quale l’ “insolubile” risoluzione arabo-israeliana si trasformata in un “business” che promuove la distribuzione di infiniti premi, gratifiche, pubbliche relazioni e quant’altro.

Non parliamo neanche degli organi internazionali che preoccupati della difesa dei diritti dell’uomo e dei terroristi, ruotano miliardi, somme astronomiche, per il loro nobile lavoro.

Quindi Israele può tranquillamente proporre ai palestinesi la pace, senza timore perchè sarebbero gli ultimi ad accettare; il risultato di una tale proposta è già nota in anticipo.

Ma è anche più di ciò

Poichè la diplomazia e gli “obbedienti” alle leggi mondiali non son capaci di guardare la realtà e dire: ” non solo i palestinesi, ma anche noi non vogliamo la pace“, allora nessuno qui dirà la reale verità.

Vale a dire: la pace è conveniente ad Israele- ed essa la proporrà. Ai palestinesi non conviene, perciò (con il nostro aiuto) la respingono.

Ciò i politici, naturalmente, non diranno.

Ciò non diranno neanche gli intellettuali di sinistra (in occidente non vi sono altri intelettuali, tranne qualche  marginale perdenti.)

Ciò non diranno neppure i mezzi di comunicazione, in mano agli intellettuali di sinistra.

Ciò non diranno gli “ebrei illuminati” dispersi in tutto il mondo, impegnati a dimostrare che sono al di sopra delle parti, e “come tutti gli altri”, che sono di sinistra e vogliono essere accettati nei rispettabili ambienti “anti-sionisti” e ricevere se possibile qualche gratifica.

Allora cosa sarà detto?

Le solite cose già dette per decine di anni.

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Qualcuno dirige l’economia mondiale?

L’opinione di David Deficze, Prof. di Economia all’ università di Harvard:

Quando capi di governo in Europa torneranno ai loro ministeri dopo le vacanze, capiranno che non sapranno più come ovviare alla crisi economica; a Washington, a Bruxelles ed a Tokio i capi si scontrano senza dar peso alla minaccia globale.

L’America che cerca di ridurre il debito pubblico, la reazione debole del Merato Comune Europeo alla crisi sempre più impellente, i debiti, il bilancio commerciale e la svalutazione dello Yen- tutto ciò indica la pericolosa crisi diretta dalla globalizzazione.

Negli Stati Uniti numerosi politici hanno portato la nazione al fallimento e solo in extremis hanno optato per il compromesso.

La reazione esitante dei capi non ristabilirà certo la fiducia nel mercato, l’Euro in bilico, il debito pubblico in confronto al prodotto lordo del Giappone è di 200%, Cina è riuscita ad aumentare il suo affidamento con dubbie speculazioni. Indonesia, Russia e Brasile si affidano al loro materale grezzo, ma il prezzo del petrolio è sceso del 15%.

I capi di stato e l'”elite” dell’economia non trovano soluzioni chiari ai problemi, i capi delle nazioni leader nel mondo non si rendono conto che siamo tutti nella stessa barca”.

La mia risposta: Cosa resta più ad un capo di stato se non simulare che le cose sono sotto controllo. Effettivamente, non si possono più usare i vecchi sistemi. La cosa è già chiara per tutti. Viviamo in un mondo integrale, caratterizzato da mutui rapporti con scambievoli legami di dipendenza uno dall’altro, perciò sentiamo forte questa crisi, vale a dire, che sentiamo in qualche modo che viviamo in modo opposto ai valori del mondo naturale, globale ed integrale nel quale regna l’equilibrio, l’armonia ed al quale dovremmo ispirarci.

Non riusciremo a sanare le cose fino a che non ci saremo modificati – creando rapporti reciproci di solidarietà, assistenza, garanzia e di amore. La natura ce lo sta insegnando con ogni mezzo e se non capiremo che dovremo modificarci, lo impareremo a nostre spese…

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L’ingarbugliamento delle tasse

Domanda: Molti economisti suggeriscono di svoltare a sinistra verso il socialismo e di aumentare contemporaneamente le tasse sui capitali in tutto il mondo. Quanto può essere realistico uno scenario come questo?

Risposta: Non servirà. Qualunque azione che non faciliti l’unione tra gli uomini si trasformerà in qualcosa di distruttivo. Sarà facile vederne gli effetti negativi. La sola azione che può essere vantaggiosa è quella che conduce all’unione.

Oggi, per compiere una riforma economica o politica, c’è bisogno di considerare le leggi del sistema integrale. Si deve spingere e tirare il mondo verso la completezza, verso l’unione. Questo è il solo modo in cui ce la possiamo fare. In caso contrario, niente funzionerà.

Non si tratta di una questione di tasse e di leggi, ma di approccio. Prendendo i soldi ai ricchi per darli ai poveri, si rafforza veramente l’unione? Mettiamo di distribuire tutto il capitale in modo uguale in modo che anche il ricco ne rimanga contento. Tuttavia, proprio il giorno successivo, vedremo che quello che abbiamo raggiunto è un completo fallimento. A livello materiale, la nostra riforma è stata su larga scala e molto significativa, ma il suo effetto spirituale è rimasto zero. Questo zero ci ritornerà in un forma negativa.

Oggi, il mondo ha bisogno soltanto di unione. Deve diventare uguale al Creatore. Lo abbiamo aiutato a percorrere il cammino dell’unione? Questo è tutto ciò a cui si riferisce la domanda.

Nell’ipotesi peggiore, se non ci sarà altra via d’uscita, gli uomini saranno portati all’unione per mezzo delle disgrazie e delle catastrofi. Durante le guerre, tutti si uniscono. Lo sappiamo bene. Se non vogliamo farlo con le buone, saremo costretti a farlo con le cattive.

Questo è ciò che richiedono le forze della natura: oggi, dobbiamo essere più uniti con gli altri di quanto lo eravamo ieri. Non ci siamo uniti? Bene, allora saremo spinti a farlo nella stessa misura. Questa pressione si potrà presentare sotto forma di povertà o, forse, di guerre, epidemie, e altri disastri.

La crescita quotidiana è definita dal livello di unione che abbiamo raggiunto. Questo è il solo criterio. Le azioni in se stesse non sono importanti. L’azione potrebbe anche sembrare negativa ma, se porta all’unione, il suo risultato darà dei vantaggi che ci faranno raggiungere una maggiore corrispondenza con la natura.

La natura ci incoraggia verso l’unione sia attraverso la sofferenza che attraverso un cammino piacevole, siamo noi a volerlo. La chiave è di appoggiare la garanzia mutua e di costruire i nostri calcoli nello stesso modo in cui viene fatto in una famiglia. Abbiamo bisogno di una reciproca attenzione per il benessere della casa e del mondo. Allora, tutto sarà in ordine.

Questo significa che, prima di tutto, abbiamo bisogno di raggiungere il consenso in tutta la nazione di coloro che sono interessati all’esistenza nel paese, inclusi i ricchi e i poveri. Ci possiamo muovere in avanti solamente per mezzo dell’educazione, senza alcuna spinta o costrizione.

C’è spazio per tutto: religione, credenze, punti di vista opposti. Lasciamo che ognuno rimanga con il proprio “bagaglio”. Ogni uomo deve accettare solamente un unico principio: siamo tutti una sola famiglia, un’unica nazione, nessuno può programmare di uccidere nessuno.

Possiamo avere un punto di vista diverso da quello degli altri, ma continuiamo a vivere in un’unica casa, ed abbiamo solamente un’unica “torta” per tutti quanti. Quindi, dividiamola con il massimo vantaggio per tutti.
[50662]

(Dalla 5.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 08.08.2011 “La pace”)

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Contestazione giovanile

Dall’Europa arrivano numerose notizie sullle contestazioni giovanili.

In Svezia i giovani hanno assaltato stazioni di polizia scagliando pietre e bottiglie Molotov. Ora si teme che le contestazioni si sviluppino secondo il modello inglese.

Gli spagnoli non hanno permesso al Papa di entrare nel paese. Queste sono manifestazioni molto forti per un paese prettamente cattolico, ma quando il paese è in crisi, si può dire, che la spiritualità è l’ultima cosa a cui pensare. Uno spagnolo su cinque e adesso in cerca di lavoro.

Le sommosse in Britannia sono insurrezioni di giovani tra i 15-25 anni. Le autorità hanno incontrato nuove forme di teppismo nelle strade, organizzate da reti sociali. I tribunali hanno già cominciato a punire severamente, fino a 4 anni di carcere effettivo ai responsabili delle istigazioni pubblicate via Internet.

Il giornale francese “Le Monde” scrive : ” Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Italia, Grecia, Britannia, Israele – lista di paesi i cui giovani, sono attirati da grandi avvenimenti. Invece di sport, musica, ciò che li unisce è la disoccupazione, disorganizzazione, la paura del presente e la preoccupazione del domani”.

La mia risposta: Arriva un momento in cui il governo non può più dirigere il popolo, popolo che troverà le forze per governarsi da se, perchè il mondo è già passato da un tipo di rapporto egoista individuale (diretto da una linea perpendicolare) ad un rapporto di mutua e totale dipendenza (diretto nella forma di una tavola rotonda).

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