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Il potere delle donne e degli uomini: Una condizione per l’ascesa spirituale

Noi studiamo il ruolo degli uomini e delle donne basandoci sul sistema dei mondi spirituali, perché solo da lì possiamo prendere degli esempi, e non dal nostro mondo.

Ci sono milioni di teorie nel nostro mondo e vediamo che perfino adesso non sappiamo il ruolo giusto degli uomini e delle donne, quindi, il nostro mondo è imperfetto.

Nel mondo spirituale, c’è la qualità di Bina, dazione, e noi dobbiamo diventare uguali a questa qualità. Per farlo, dobbiamo unirci in maniera talmente integrale da essere capaci di connetterci con Zeir Anpin, e poi ci solleveremo a Bina.

 

È un sistema molto complicato con molti elementi diversi. Esso ci controlla, emette tutti i segnali alle anime; ci lancia, e noi in cambio, ascendiamo verso esso.

In base a questo sistema, ci sono due forze nel mondo: quella femminile e quella maschile. È impossibile ascendere attraverso solo una di esse. Solamente l’uso corretto di entrambe crea le condizioni necessarie sufficienti per l’ascesa.

L’inclinazione femminile crea un enorme desiderio. Ma questo desiderio non può essere realizzato indipendentemente poiché è solamente un desiderio, che non ha il potere di realizzare sé stesso.

E vicino a esso c’è l’altra forza, la forza maschile.

La donna fornisce il bisogno all’ascesa. Spinge la forza maschile. Crea un enorme desiderio da sé stessa, ispira, dirige, prega e forma. Spinge gli uomini in avanti, come una madre che manda i figli a scuola e il marito al lavoro. Lei crea gli sforzi, che permettono loro di avanzare, altrimenti non si sarebbero mossi. E grazie a questi sforzi, la parte maschile prende il desiderio femminile, inizia a realizzarlo, e ascende avanti.

La donna è la carenza di soddisfazione, un enorme desiderio, senza il quale niente potrebbe esistere. E l’uomo è la forza che già trasforma questa mancanza nella forza motrice e raggiunge il Creatore. Lui raggiunge il Creatore con l’aiuto del desiderio che ha ricevuto dalla parte femminile; lui innalza questo desiderio, e insieme lo realizzano.

 

Così erano le cose inizialmente nel nostro mondo: Un tempo, l’uomo andava a caccia e portava a casa la sua preda, e adesso va al lavoro e porta a casa il suo stipendio. In questa maniera esiste la famiglia, così è il mondo.

Nel nostro gruppo non possiamo rompere queste condizioni naturali; altrimenti non potremmo corrispondere alla struttura superiore. Dobbiamo essere costantemente come il Partzuf superiore.

Quindi, abbiamo bisogno del desiderio femminile, il loro enorme sforzo, la preghiera dal fondo dei loro cuori. Le donne, in questo modo, possono influenzare gli uomini con il loro desiderio silenzioso. Gli uomini potrebbero sentire che le donne stanno gridando, anche se in realtà non dicono una sola parola, semplicemente perché vogliono.

Gli uomini hanno l’abilità di percepire il desiderio delle donne in tal modo di sentire di volere realizzarlo. Lui deve realizzarlo; è così che siamo fatti. Se noi dirigeremo i nostri desideri comuni in maniera giusta, raggiungeremo lo scopo assolutamente.

È impossibile andare avanti senza le donne. Loro iniziano questo movimento; loro sono le prime a reagire ai cambiamenti in questo mondo, al nostro metodo. E gli uomini devono connettersi con loro e realizzare il metodo. Perché? Perché il potere che ci spinge avanti è il potere di dazione. Le donne devono provvedere la carenza e il bisogno, e gli uomini, la creazione del potere di dazione.

Noi costruiamo i nostri gruppi basandoci su questo principio.
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(Tratto dalla seconda lezione del Congresso di Vilnius, 23.03.2012)

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America: Dal sud al nord

Domanda: Sarò collegato al congresso nordamericano virtualmente, insieme ad altri amici. Come possiamo creare una potente unione durante il congresso? Come possiamo alzare la sua importanza anche quando siamo tutti scollegati nella corporalità e sentirci un unico Kli?

Risposta: Prima di tutto, vorrei consigliarvi di partecipare al congresso di New York. Questo è necessario senza alcun dubbio.

In secondo luogo, vi consiglio di leggere tutti gli articoli sul gruppo di Rabash e Baal HaSulam. L’unione, il cambiamento dell’atteggiamento di una persona verso il gruppo è ciò che è importante.

In terzo luogo, nella preparazione anche la divulgazione svolge un ruolo molto importante.

Quindi, dobbiamo cercare di aiutare per il Congresso, preparare e portare sempre più persone ad esso, che siamo in dubbio o meno dobbiamo prepararci ad aspettarli. Noi dobbiamo riunire quante più persone possibile e prendervi parte.

Inoltre, L’America del Nord dovrà prepararsi, con l’aiuto del Sud America, grazie ai nostri incontri in Colombia, Cile e Brasile. Questa sarà la preparazione reale, pratica, comprensiva non solo delle lezioni e conferenze, ma anche dalla partecipazione ai seminari.
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La Luce invitante dell’amore

Domanda: Per come la vedo io, le persone lasciate senza lavoro affondano nei loro problemi e questo non dà loro nessun incentivo per scoprire da dove vengono i problemi.

Risposta: Il nostro ego sente la sofferenza dentro di sé. La sofferenza si sta incrementando costantemente e sta prendendo differenti forme. Perché esse spingono una persona ad interrogarsi sul significato della vita? Questo perché si chiede: “Perché ho bisogno di soffrire?”. In verità, esse la possono portare al punto di suicidarsi.

Cosa sta facendo la saggezza della Kabbalah? Essa dice ad una persona: devi rimpiazzare questa sofferenza con l’altra sofferenza, la cosidetta “sofferenza d’amore”.

Al contrario, quando ami qualcuno, lo desideri ardentemente, ma non sei ancora connesso a lui, o vieni respinto, rifiutato un poco, o le distanze vi separano e per adesso non puoi vederlo, allora appare un grande desiderio di avvicinarsi, di connettersi e di abbracciarsi, ma questo è impossibile.

Anche tutto questo è sofferenza! Ma per noi questa è dolce e non vogliamo sbarazzarcene.

Personalmente, io non posso più immaginare tali sofferenze, ma me le ricordo da quando ero giovane, ed erano dolci. Così da un lato tu ami, desideri e ti aspetti che presto abbraccerai la persona amata, ma allo stesso tempo soffri perché questo non è ancora avvenuto ed è una piacevole sofferenza.

C’è una sofferenza che proviene dall’ego ed è chiamata “l’ombra della Sitra Achra”, ovvero una cattiva ombra, l’oscurità, che nasconde tutto il bene del mondo; e c’è una sofferenza che ti spinge in avanti e al contrario, tu sei eccitato, vivi nell’aspettativa che si realizzerà presto. Davanti a te c’è la Luce, la Luce dell’amore, la Luce dell’imminente incontro. Luce ed oscurità, questa è tutta la differenza.

Noi dobbiamo aiutare velocemente il mondo a rimpiazzare le sue sofferenze, le grandi avversità ed i problemi che si intensificheranno sempre di più con il desiderio per la connessione, per l’amore, per la Luce. Poi sentiremo che le sofferenze non scompaiono. Questo perché se tu incontri la persona amata e tutta l’attrazione che hai sentito nel tempo della separazione scompare, allora non ti sarà lasciato niente eccetto la delusione: tu l’hai incontrata e dopo pochi minuti non hai bisogno d’altro e puoi andartene.

Quindi, è necessario che questa sofferenza, ovvero questa attrazione, questo appetito, questa fame restino, ed allo stesso tempo, potrai gioirne. Solitamente quando sei molto affamato e cominci a mangiare, l’appetito scompare e non provi piacere del cibo. E se il piacere non scomparisse?

Ovvero, dobbiamo soltanto prendere la nostra sofferenza e trasformarla. Poi a nessuna condizione chiederemmo qualcosa al Creatore eccetto la correzione. Noi non dobbiamo chiedergli di portare via la nostra sofferenza, ma solo di cambiarla in modo tale che invece sentiamo la sofferenza dell’amore, la brama di andare avanti. Allora vivremo nell’eccitazione.
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(Dal Congresso di Vilnius del 24.03.2012, Lezione 4)

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La chiave per un lavoro di successo

Per avere successo nel lavoro interiore, dobbiamo separarci da tutti i nostri problemi. Noi rappresentiamo una comunità integrale, un piccolo gruppo, che è l’unica cosa che esiste nel mondo.

Tutto il resto che esiste nel mondo si connette anche a noi: le parti femminili e quelle maschili. Esse includono l’interezza dell’umanità, l’anima comune, un unico Kli (vaso): Malchut del mondo dell’infinito. Immaginate che vogliamo ora rivelare noi stessi all’interno di questo Kli, non al punto del nostro mondo (il punto più basso), ma al suo livello più alto.

Anche se immaginassimo il livello più alto, che esistono 125 gradi di cinque mondi lontano da noi, ancora non saremmo in grado di immaginare qualcosa di diverso rispetto alla parte opposta del grado successivo perché la nostra immaginazione non va oltre.

Allora qual è il nostro problema? Quando studiamo il sistema dei mondi, impariamo che accanto a un Partzuf (il primo stato), c’è un secondo, un superiore, un (secondo stato).

Come possiamo salire dal primo al secondo stato? Solo annullando noi stessi e entrando nello stato successivo, senza creare qualsiasi disturbo in esso — come un embrione.

Questo stato successivo viene chiamato AHP e Galgalta ve Eynaim (GE) del superiore.

 

Dobbiamo semplicemente usare il nostro desiderio e l’aspirazione per attirare noi stessi in questo stato superiore.

In relazione al nostro stato, lo stato superiore è lo stato di dazione assoluta, quando ci siamo completamente elevati al di sopra di noi stessi e lasciato interamente la nostra parte animale in basso.

L’aspirazione verso l’alto viene chiamata “Adam” (la parte umana); che è la nostra coscienza, il nostro desiderio, diretto verso la dazione. Desideriamo connetterci alla nostra aspirazione. Questo è lo stato di ascesa spirituale, che evochiamo.

Quando ci sforziamo verso l’alto in questo modo, la luce ci viene dal Galgalta ve Eynaim del grado più elevato, e ci aiuta, ci tira su e ci influenza.

 

Questa è la luce che riforma.

Non siamo in grado di farlo da soli. Abbiamo solo lo sforzo, l’intenzione, ma mai l’azione effettiva.

L’azione reale avviene sotto l’influenza della Luce superiore. Quindi abbiamo solo bisogno del desiderio, raccolto insieme per essere annullato davanti all’altro, deve essere raccolto in un tutto uno con una ferma richiesta di salita, per la manifestazione della luce in noi, per richiedere che la luce ci influenzi e ci sollevi alla qualità della dazione. Questo è il tipo di intenzione che dobbiamo avere.
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(Dal Congresso di Vilnius, 23.03.2012, Lezione 2)

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Dissolversi nel Gruppo

Tutti i nostri molti anni di studio (abbiamo persone che studiano già da 10-15 anni) sono intesi solo per farvi raggiungere uno stato nel quale cominciate a lavorare nel gruppo, siccome capite che non c’è nient’altro. Tutto quello che avete fatto nel corso di molti anni era solo inteso per farvi capire alla fine che la sola cosa che può cambiarvi e rivelarvi quello che volete è di fronte a voi, anche se è nell’ultima fase.

Solitamente ci vuole molto tempo per arrivarci, convincendoci e cercando in qualche modo di evitarlo, di andare da qualche altra parte. Noi studiamo la kabbalah, facciamo tutto quello che abbiamo bisogno di fare riguardo alla divulgazione, di tutto, solo per evitare di lavorare in gruppo.

Persino una volta che abbiamo già capito che non c’è altra soluzione, ancora, all’ultimo momento, scappiamo cercando delle ragioni per non partecipare a questo processo. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi e lanciarci nel gruppo come nell’acqua e scomparire completamente in esso. Passa molto più tempo, dei mesi, qualche volta persino degli anni, finché una persona alla fine entra nel gruppo.

Ma noi possiamo accorciare questo tempo con il nostro sforzo congiunto e cercheremo di farlo.

Non importa da quanto tempo una persona studia, né la sua conoscenza, né se sia intelligente oppure no, forte o debole, persistente, stabile o pigra; quando entrate nel gruppo e vi unite alla sua forza comune, noi “scompariamo” in esso, vi dissolvete nelle qualità comuni dei vostri amici in misura tale che acquisite l’integrazione di tutte le loro abilità ed esse diventano vostre.

Non c’è bisogno che arriviate con delle scuse del tipo io sono ancora giovane, non sono ancora pronto per questo, forse dopo un po’ di tempo, al prossimo congresso. Adesso! Non ci devono essere altri pensieri! Non c’è altro all’infuori di questo posto e quest’azione che noi dobbiamo intraprendere.

L’azione è molto semplice: cercare di compiere quella che viene definita Prima Restrizione (Tzimtzum Aleph), elevarci il più possibile al di sopra del nostro egoismo, senza prendere in considerazione nessuna delle sue persuasioni, ragioni, trappole e sotterfugi. Noi dobbiamo capire che questo punta alle mancanze nella nostra aspirazione, nella nostra intenzione.

Quando la mia intenzione e la mia aspirazione non sono abbastanza forti, sentirò qualcosa che mi distrae e ciascuno di questi disturbi punta a quello che io ho bisogno di aggiungere alla mia intenzione per dirigerla seriamente e renderla forte abbastanza nella sua grandezza e vettore. In altre parole, ho bisogno di essere diretto verso lo scopo e di avere abbastanza forza per dirigermi verso di esso.

Ecco perché percepiamo i disturbi come un dato. Noi non proviamo mai dispiacere per essi, non diventiamo mai pazzi; al contrario, ogni volta che appaiono, ce ne eleviamo al di sopra e ci investiamo anche di più per diventare più vicini agli altri.

La cosa principale è avere pazienza verso i nostri amici, come l’abbiamo con dei piccoli bambini, con il nostro piccolo bambino preferito. Non c’è niente che possiamo fare a riguardo, è anche il nostro egoismo che non ci permette di connetterci con gli altri e ci mostra dove avvicinarci e dove posizionarci.
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(Dal Congresso di Vilnius del 23.03.2012, Lezione 2)

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Un’apertura per la Luce

Sentire l’importanza del nostro obiettivo, deriva dalla Luce che Riforma. Non dipende affatto dalla persona. Essa deve solo lasciare che la Luce le si riveli e tutto ciò che le accade sarà fatto dalla Luce.

Tutto questo ti accadrà e sarai grande, se solo aprirai in te un posto per la Luce. Non dobbiamo pensare che questo avvenga grazie a delle abilità speciali che la persona possiede. Dobbiamo solo apprezzare e rispettare l’insegnante, non come una figura reale ma per l’informazione che trasmette, perché attraverso lui si riceve la Luce. Inoltre, dobbiamo apprezzare il gruppo, perché senza, non saresti in grado di percepire la luce, di sentirla, di capirla, e utilizzarla. Non avresti nessun posto in cui lasciarla.

Domanda: Che cosa significa “creare un’apertura per la Luce“?

Risposta: Più si aderisce alla Luce, alla fonte, e si desidera annullare se stessi, più si è inclusi con il Galgata ve Eynaim nel AHP della forza superiore.

L’AHP del superiore pieno della Luce di Hochma è il suo vaso di ricezione. Puoi essere lì se annulli te stesso. Poi, stai nuotando nelle acque di Bina e cresci. Hai tutto, il mondo intero, “da un capo all’altro”, tutto dipende solo da quanto ti annulli. Ma sei già nato con i tuoi vasi indipendenti. È necessario ridurre al minimo sé stessi in relazione allo stato in cui ti trovavi nel mondo di Ein Sof (Infinito). Questo perché il superiore è Infinito rispetto a te. Pertanto, dovresti diminuire te stesso alla tua stessa misura, che dovrebbe avere l’aspetto di un embrione.

Questa transizione è molto vicina, queste sono le doglie del parto in cui si ottiene i propri “indumenti”, invece di stare in quella superiore senza alcuna forma di te stesso e annullare solo te stesso, adesso stai acquistando la tua forma. Noi non vediamo questo nel nostro mondo, perché un embrione ha già una forma anche quando è nel grembo di sua madre. Ma nella spiritualità non è così.
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Baal HaSulam, Lettera 12: Ma è sciocco pensare che il Creatore sia obbligato a benedire esattamente il posto dove l’azione avrà luogo.  Al contrario, abitualmente l’azione avviene in un posto e la benedizione in un altro, in un posto dove la persona non fa niente, perché nemmeno lo sapeva e non poteva fare niente.

Noi ci esercitiamo in un posto e il risultato è rivelato in un altro posto, per cui noi non comprendiamo dove vada a finire tutto il nostro lavoro. Infatti, noi non sappiamo che tipo di lavoro stiamo facendo. Le nostre azioni sono buone o cattive? Conducono verso il traguardo oppure no? Chi le porta avanti, noi o il Creatore? Noi non comprendiamo questo perché ci troviamo in uno stato molto confuso.

Perché siamo in occultamento? Noi non sappiamo esattamente ciò che dovremmo fare con questo, non sappiamo se agiamo correttamente oppure no…Perché c’è questa nebbia, la confusione, la mancanza di comprensione, la mancanza di orientamento, o la mancanza di responsabilità reca qualche risultato in base al principio: “Ho lavorato ma non ho trovato” Perché è chiamato sforzo? Non sarebbe meglio se trovassimo scritto ciò che dovremmo fare?

No, non avviene in questa maniera. Anche se non possiamo essere d’accordo con quest’approccio, esso è descritto in spazi senza fine negli scritti Kabbalistici, in migliaia di estratti.

Il nostro lavoro è sottratto dai risultati, ed è veramente duro accettarlo. Io devo lavorare come un “muto”, come una bestia, come un folle. Mi viene offerta una bugia: abbracciarmi con gli amici, mentre io non lo voglio, di parlare dell’amore mentre io non lo sento…In breve, io devo fare quello che non comprendo.

È necessario questo dualismo in modo che possiamo elevarci da questo mondo a quello spirituale. Il mondo spirituale è opposto a questo mondo, non è familiare ed è impercettibile. Quindi, attraverso queste azioni incomprensibili acquisiamo i vasi che ci guidano verso il posto che ancora non abbiamo raggiunto.

Abbiamo bisogno degli ordini dall’Alto per soddisfare queste azioni. Vogliamo entrare nella dimensione che non va insieme ai nostri attributi in nessun modo, e, infatti, non c’è niente che ci porti in quella direzione. Noi dobbiamo agire “automaticamente”. I Kabbalisti lo dicono e noi lo facciamo.

Se una persona capisce che non c’è scelta, se vuole veramente salire ad un livello più alto, allora è consapevole del fatto che questo è un livello totalmente diverso e non è per niente un’addizione aggiuntiva.

I non sarò più intelligente né capirò di più, non riceverò più benedizioni terrene. Io agisco assumendo che questo mondo è esausto e finito. Non c’è niente che io possa aggiungere qui.

Io mi sto preparando per aggiungere qualche cosa a me stesso: un grado spirituale. Perciò, io devo essere equipaggiato con i vasi, le Luci, i discernimenti, e le Reshimot (geni di informazione) – con tutto ciò che appartiene al mondo spirituale.
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(Tratto dalla lezione n.7 del Congresso di Arava, 25.02.2012)

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Momenti di Unione, Congresso di Vilnius, Parte 2

Un’altra serie di foto dal Congresso Europeo di Kabbalah tenutosi a Vilnius, Lituania 23-25 ​​Marzo, 2012.

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La forza che riempie l’Intero Universo

Non esiste nessuno tranne Lui, oltre la forza che ci governa. Questa forza è l’unica. Questo sta a significare che non c’è nulla intorno e dentro di noi ad eccezione di una singola forza che fa e crea assolutamente tutto.

Noi studiamo questa forza, anche nelle nostre scienze. La sentiamo dentro di noi ed intorno a noi. Noi deriviamo da questa forza. Noi esistiamo in essa, cuociamo in essa come piccoli pezzi in una pentola di minestra. Essa penetra, crea, e porta tutto su di noi. Questa forza riempie l’intero universo e ha avuto origine dal Big Bang da cui essa ha disperso lontano tutto ciò che esiste nell’universo.

Se ad una persona sembra di esistere al di fuori di questa forza, questo accade semplicemente perché non la sente, come un bambino che viene lasciato solo nella sua stanza mentre sua madre è in cucina. Il bambino pensa che non ci sia nessuno in giro, che è completamente libero e può fare ciò che vuole. Non capisce che in realtà sua madre lo sta guardando. Anche noi, siamo dei bambini piccoli che pensano di poter fare tutto quello che vogliono su questa Terra con i giocattoli che creano, con cui giocare, e perdersi dentro.

In realtà la Forza Superiore crea, agisce, e organizza tutto. Questo è il modo in cui stiamo avanzando in avanti.
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(Dal Congresso di Vilnius del 24.03. 2012, Lezione 3)

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Prendere la direzione verso il Creatore

È scritto: “Non c’è nessuno a parte Lui [a parte la sola forza della Natura]”. Questo significa che non c’è altra forza al mondo … che è opposta o simile ad essa, che esiste a parte essa. Cioè, esiste solo una forza nel mondo, la Natura, che include tutto in essa.

In verità, non include niente in essa; ci sembra soltanto che sia divisa in molte parti. Ci sembra che nel mondo ci siano molte forze, ragioni, risultati e differenti avvenimenti, ma tutto deriva da questa sola forza.

Noi siamo appositamente tra molte persone, con così grandi problemi, preoccupazioni ed azioni costantemente mutevoli, in modo che a dispetto di tutto, a dispetto di tutte queste azioni, problemi ed interruzioni, focalizziamo la nostra attenzione sulla forza che ha creato tutto intorno a noi.

Tutte quelle che sembrano interruzioni che negano la singolarità di questa forza, la Natura, e che derivano da un piano, un pensiero, uno scopo, tutto questo è concepito per respingerci da essa in modo tale che ritorniamo sulla stessa strada, come un missile che segue costantemente la stessa direzione; esso controlla costantemente sé stesso quando è fuori rotta e solo così può dirigersi verso l’obbiettivo, come un comune sistema di sorveglianza.

Devo dirigere me stesso verso lo scopo, ma sono sul cammino non sapendo in che modo avanzare, come se fossi sospeso nell’aria e non ci fossero segnali stradali in giro. Allora come posso fare qualcosa? Questo è lo stato in cui ci troviamo: noi non vediamo lo scopo. Esso ci è completamente nascosto dallo schermo che lo occulta.

Siccome c’è uno schermo, non sappiamo cosa succede dietro di esso. Così, come possiamo raggiungere questo obbiettivo?

Per farlo, noi abbiamo dei “segnali stradali” ed alcune deviazioni, ci controlliamo costantemente e quindi avanziamo. Deviando dallo scopo, calcolo l’errore e ritorno ad uno stato normale e questo succede tutto il tempo.

Ma quale stato è considerato normale? Come lo so? Dopotutto, non ho mai visto questo grande scopo, così come posso aspirare ad esso? Io aspiro ad esso quando dirigo tutti i miei pensieri, i miei desideri, le azioni, le ragioni, i risultati e tutto quello che succede nel mondo ad una sola origine. Io devo attribuire tutti i meno ed i più, tutto quello che mi succede ad una sola cosa, a questa origine.

Questo significa che ci sono forze individuali della singola forza della Natura, che agiscono di proposito con l’intenzione di deviare la persona dallo scopo.
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(Dal Congresso di Vilnius del 24.03.2012, Lezione 3)

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