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Lo specchio del mio ego

Domanda: Come possiamo e dobbiamo cercare di superare le situazioni in cui sentiamo ostilità fisica, apatia, indifferenza e desiderio di essere solo un osservatore durante il congresso?

Risposta: Tutto dipende dal mondo. Come potrebbe esserci un’avversione fisica, per esempio, nel tuo bambino? A qualcuno potrebbe non piacergli ma per me lui è mio. Una donna questo lo comprende. Quindi, tutto dipende su cosa noi ci sintonizziamo.

Non c’è il concetto di “ostilità fisica,” c’è solo lo scopo. E nella misura in cui questo è importante per me, io comincio a percepire i mezzi per raggiungere lo scopo con lo stesso valore e grandezza della gloria dello scopo stesso. Se per il bene dello scopo devo essere più intimo con qualcuno, gli parlo, lo abbraccio e sento che siamo insieme in un’azione unificante, quindi non guardo la persona.

E generalmente, cosa significa qualcosa di esterno? Dopo tutto, non sono le persone che mi vengono mostrate ma la mia attitudine verso di loro, il mio riflesso in una data immagine. Osservando una persona, io posso discernere quanto ho bisogno di lavorare su me stesso e lui o lei non ha niente a che fare con questo. Non è una persona ma il mio stesso egoismo che sto osservando in una certa maniera. E’ come uno specchio in cui vedo me stesso. E’ un intero sistema, come riportato in uno degli articoli di Shamati: “Il Creatore è la Tua Ombra.”

Allora, come può esserci rigetto? All’opposto, cosa ti porta fuori è esattamente il metodo più efficiente, una possibilità di convergere, di elevarti al di sopra di te stesso. Provalo e vedrai che è così. E durante tutto questo, ti tormenterà dentro, buttandoti giù, ma tu dovrai continuare ad andare avanti. Non perdere il tuo tempo! E’ una vergogna perderlo. Guarda tutti, cerca di annullarti e allora verrai preso dal flusso dentro l’unità con tutti.

Io vorrei incoraggiare tutte le donne a chiedere il perdono reciproco prima del congresso, dimenticare le vecchie cose e cominciare ad un completo nuovo livello. Provate ad elevarvi al di sopra di voi stesse un po’; altrimenti cosa state facendo nello studio della Kabbalah? Non puoi sempre guardare “te stesso.” Al contrario, si deve timbrare il piede su di esso e macinare.
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(Dalla Lezione Virtuale del 06.01.2013)

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Il gruppo “spinge” tutti in avanti

Domanda: In uno dei workshop del congresso di Arava è stata fatta una domanda sul punto di non ritorno che dobbiamo attraversare durante il percorso. Come facciamo? lo attraversiamo da soli o insieme al gruppo?

Risposta: Quando avanza, un gruppo unito supera tutte le fasi del percorso. Nonostante tutti possano essere sottoposti ad un particolare stato, in effetti, stiamo andando tutti insieme.

Domanda: Quindi, è possibile che il gruppo mi “trascini” attraverso un certo stato?

Risposta: Il gruppo non agisce in modo selettivo, scegliendo lui e solo lui, esso “spinge” tutti in avanti. Nessuno avanza da solo; il nostro intero modo è il gruppo. Non importa quanto una persona ci si dedichi, essa”mangia” ancora quello che gli altri fanno. Può trovarsi ad un livello inferiore, ma avanza ancora con tutti gli altri e di conseguenza, tutti passano il Machsom; tutti escono dall’Egitto, inclusi i “bambini”, le “donne”, gli “uomini” e gli “anziani”.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.01.2013, Shamati 213)

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Il punto di scelta tra due abissi

Rabash, “Associazione della Misericordia con il Giudizio”:…quando c’è una Provvidenza evidente, non c’è spazio per la scelta. Per questa ragione, Colui che è Superiore ha sollevato Malchut, che è Midat Ha Din (la Qualità del Giudizio), in Eynaim (occhi). Ciò ha creato un occultamento, nel senso che risulta chiaro a colui che è inferiore che c’è una mancanza in Colui che è Superiore.

Da una parte, Colui che è Superiore viene elevato, e dall’altra, colui che è inferiore non Lo trova attraente; c’è qualcosa di respingente. Da una parte, una scintilla nel desiderio (il punto nel cuore) è ansiosa di conseguire la spiritualità. Inoltre, il mondo esterno ci fa pressione ed escogita numerose circostanze negative; non promette alcun piacere tranne quelli che potremmo ricevere in futuro. Dall’altra parte, dobbiamo trovare un compromesso, perché vediamo chiaramente una mancanza nella parte superiore.

Che genere di mancanza è? La Parte Superiore non è brillante, attraente, o bella come penseremmo.

In questo stato, le qualità di Colui che è Superiore sono poste in colui che è inferiore; cioè, hanno delle mancanze. Ne consegue che questi Kelim (vasi) sono uguali a colui che è inferiore: come non c’è sostentamento per colui che è inferiore, non c’è nutrimento dalle qualità Superiori.

Ecco le sensazione che colui che è inferiore attraversa: all’inizio, ho aspirato veramente alla fase successiva, ho corso verso di essa sempre di più, e poi ho scoperto qual è il significato del mio passo successivo. Si è rivelato essere l’unione con e l’amore per i miei amici. Ne consegue che li devo percepire tutti quanti come un solo cuore; inoltre devo abbandonare molte cose; ancora, dovrei mettere in campo molti sforzi ed essere felice di quello che faccio. E, invece, non mi sento affatto felice…

Il punto tra le due spaccature rappresenta infatti il punto di scelta. Ogni giorno, ognuno di noi percepisce un numero infinito di questi punti. Se riuscissimo a raccogliere e selezionare quello giusto, o se almeno provassimo a farlo, allora scopriremmo la parte superiore nel più breve tempo possibile. Non dovremmo mai perderli! Tuttavia, quando questi momenti accadono, non sentiamo assolutamente alcun bisogno di niente; ci arrendiamo semplicemente alle nostre sensazioni e continuiamo a vivere le nostre miserabili vite.

Mentre analizziamo il nostro stato successivo, più elevato e più avanzato, scopriamo che è pieno di preoccupazioni e che provoca un sacco di problemi al nostro attuale egoismo. Un uomo deve amare i suoi amici, servirli, pensarli, e prendersi cura di loro, e trattarli meglio di se stesso.

“Chi ne ha bisogno? Siamo capaci di comportarci così?” Non vuol dire che percepiamo una mancanza nella parte superiore e non troviamo abbastanza energia o sostentamento per la vita in Lui? Talvolta, per un paio di minuti percepiamo una bella sensazione, un’ispirazione; tuttavia, di regola, è il contrario.

Si chiama discesa: un uomo non percepisce la vita nella parte superiore, e nemmeno la trova nello stato della dazione, dell’amore o dell’unione. Un uomo non ha alcun desiderio di correggersi.

In questo stato, c’è spazio per la scelta.

Questo è esattamente lo stato che ci offre una scelta. E’ un momento molto importante di auto-conoscenza: non voglio niente, non ho necessità, mi sto indebolendo, e sono pronto ad arrendermi a meno che lo stato in cui mi trovo non si modifichi senza la mia partecipazione. Non c’è niente che mi attira, nella vita sia materiale che spirituale: mi sento senza speranze in entrambi i mondi.

… colui che è inferiore deve dire che tutto questo occultamento che sente è perché Colui che è Superiore ha ristretto Se Stesso in favore di colui che è inferiore. Questo è ciò che è chiamato “quando Israele è in esilio, la Divinità è con lui”.

In questi casi, dovremmo arrivare a capire che la parte superiore “gioca” di proposito questo gioco con noi. Non può fare altrimenti; Egli non può abbracciarmi ed elevarmi come se fossi su una mongolfiera. Se facesse così, non conseguirei mai niente e rimarrei per sempre un bambino nelle mani di un adulto.

Naturalmente, un bambino si sente bene e al sicuro; può anche giocare nelle altezze a cui viene elevato, ma non cresce.

Colui che è inferiore cresce solamente se si sforza di raggiungere la parte superiore. Un uomo non può restarci senza sforzi personali. La parte superiore non dovrebbe elevare la parte inferiore, se quest’ultima non prende parte al processo. Altrimenti, Colui che è Superiore non farebbe altro che “distruggere” colui che è inferiore, non permettendogli di crescere e di avanzare. E’ uguale ad una situazione in cui i genitori fanno i compiti di scuola al posto dei loro bambini.

Quindi, dobbiamo renderci conto che la parte superiore ci aiuta assolutamente in ogni preciso momento. Non ci dovrebbe essere neanche un secondo di attesa per qualcosa compiuta da Lui, come se Lui potesse mai esitare dal compierla. Dal punto di vista di Colui che è Superiore, ci troviamo sempre nello stato ottimale per il nostro successivo avanzamento. Dovremmo prestare attenzione ai vari segni attraverso i quali Egli ci indirizza, attraverso la Sua intenzionale discesa nel nostro stato attuale.

…qualunque gusto un uomo assapori, un uomo dice che non è colpa sua se non assapora la gioia di vivere, ma dal suo punto di vista non c’è assolutamente vita in Colui che è Superiore.

Tuttavia, un uomo deve chiaramente capire cosa sta succedendo.

E se un uomo diventa più forte e dice che il gusto cattivo che trova in questi nutrimenti è solamente perché non ha i giusti vasi per ricevere l’abbondanza, perché i suoi vasi sono per ricevere e non per donare, e si dispiace che Colui che è Superiore nasconda Se Stesso…

Quindi, i nostri vasi, i nostri desideri sono corrotti. Infatti, se Colui che è Superiore discendesse verso di noi, percepiremmo l’Infinito, poiché ogni nostro passo successivo sarebbe per noi il mondo dell’Infinito. Ecco perché non si è ancora rivelato a noi: non riconosciamo questo mondo nei nostri vasi. Lo percepiamo solamente in misura molto limitata; invece, c’è qualcosa di enorme e di multi-sfaccettato davanti a noi. Il fatto è che non vediamo proprio il livello superiore; copre tutto da un punto all’altro dell’orizzonte; non ci sono confini che ci danno una definizione di spazio.

Di conseguenza, Colui che è Superiore discende verso di noi sotto forma di un mondo depresso, insicuro, e corrotto. Inoltre, ci troviamo di fronte a stati e sensazioni che saranno ancora più devastanti per noi. Colui che è Superiore si abbassa verso di noi per far sì che lo percepiamo. Più Lui si abbassa, più percepiremo la negatività in noi stessi e nel mondo che abbiamo intorno, poiché le nostre qualità sono opposte alle Sue.

Questa è la ragione per cui stiamo attualmente vivendo una crisi; Colui che è Superiore si avvicina a noi, facendoci così percepire inconsciamente la differenza tra Lui e noi. La “crisi” è una spaccatura tra il nostro stato attuale e lo stato in cui si trova Colui che è Superiore. Dobbiamo arrivare ad un punto di equilibrio e porci in armonia con Lui, e questo richiede un’educazione integrale che ci permetterà di comprenderLo meglio.

In generale, questo è il punto di libero arbitrio. Dobbiamo renderci conto che ogni cosa che percepiamo come inferiore all’Infinito è una condizione che è stata specificamente preparata per noi da Colui che è Superiore per darci l’occasione di scegliere.

Ciò significa che dovremmo dispiacerci non del fatto che il mondo in cui viviamo sia negativo e che qui siamo infelici, ma piuttosto del fatto che Colui che è Superiore si deve abbassare verso di noi, diminuire Se Stesso e presentarSi come un essere inferiore rispetto a ciò che Egli è veramente, e che Egli deve anche rendersi non attraente e negativo ai nostri occhi.

…ciò permette a colui che è inferiore di lamentarsi; questa è considerata MAN che colui che è inferiore innalza.

Da una parte, notiamo che Colui che è Superiore si pone sul fondo; inoltre, il livello più alto non ci sembra ancora attraente. Dall’altra parte, ci rendiamo conto che ci sembra così solamente nelle nostre sensazioni. Se percepissimo il mondo attraverso i nostri vasi reali, guarderemmo a Colui che è Superiore come l’Infinito dentro di noi. Questa discrepanza è il cuore della differenza tra questo regno ed il mondo dell’infinto.

Quindi, a questo punto eleviamo MAN: la nostra richiesta di essere corretti. Cerchiamo delle possibilità per giustificarLo, solamente una conferma di Lui. Lasciamo che i nostri stati restino gli stessi; lasciamo che non ci procurino più delle piacevoli sensazioni: tutto ciò di cui abbiamo bisogno è di giustificare le Sue azioni e ringraziarLo per aver agito così. Di conseguenza, non chiediamo per il nostro stesso bene, ma per il bene di Colui che è Superiore. Chiediamo forza e comprensione, ma non chiediamo delle sensazioni; tutto ciò di cui dovremmo prenderci cura è la giustificazione di Lui, non importa se continuiamo a sentirci male. Se le nostre sensazioni migliorassero, lo loderemmo egoisticamente. No, non è di questo che abbiamo bisogno. Al contrario, vogliamo che le nostre sensazioni rimangano le stesse, mentre vogliano che la nostra consapevolezza e la nostra percezione siano modificate. In questo modo, cresciamo.

Noi siamo fatti in due parti: intelletto ed emozioni, aspirazioni e desideri. Andiamo avanti usando entrambe, come usiamo entrambe le gambe per camminare. Mettiamo che voglia restare nelle mie attuali sensazioni, e “appoggiandomi” su questa “gamba” faccio un passo in avanti con l’altra “gamba”; cioè, smetto di essere cieco, vedo il mio stato attuale, e lo giustifico, o mettiamo che voglia espandere il mio intelletto, il cervello, allora se le mie sensazioni rimangono intatte, avanzo veramente, poiché giustifico il mio stato emozionale nonostante continui a soffrire, ma mi rendo conto che cresco grazie alle mie afflizioni. Non sono assorbito o ingannato dalle sensazioni positive.

In seguito, quando la nostra mente si espande, ci appoggiamo al nostro nuovo intelletto, e se resta lo stesso di prima, allora ascenderemo al successivo livello di sensazioni. Inoltre, le nostre emozioni non metteranno in ombra l’intelletto, come succede quando il piacere ci spinge a perdere la testa.

E’ l’esatto contrario; facciamo un passo con una “gamba”, mentre, allo stesso tempo, ci appoggiamo sull’altra “gamba”: quando aggiustiamo le nostre emozioni, il nostro intelletto si eleva; quando aggiustiamo la nostra mente, le emozioni si elevano. Di conseguenza, attraversiamo degli infiniti cambiamenti sia nella mente che nelle sensazioni.
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(Dal Congresso del Nord dell’ Unione del 20.09.2012 Lezione 2)

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Congressi: Un nuovo livello

Domanda: A quale nuovo livello dovremmo puntare prima dei congressi?

Risposta: Il nostro scopo è uscire da noi stessi, al di sopra.

Avvicinandoci assieme, noi cominciamo a sentire quanto questo ci allontana, come ci ritiriamo dentro noi stessi e non ci lasciamo avvicinare facendo un passo in più. Lo stato di repulsione rivelata, l’incapacità di andare più vicino è l’egoismo reale.

L’egoismo non è quel sentimento di cui facciamo esperienza nella vita quotidiana: a casa, al lavoro, comunicando con le persone. Questo è il piccolo egoismo animale non correlato all’ego che dobbiamo correggere.

Noi dobbiamo correggere precisamente quell’egoismo che appare durante i nostri sforzi nell’ avvicinarci gli uni agli altri. Il nostro lavoro è agire contro di esso.

Inoltre, in ogni azione successiva, l’egoismo ci allontana ancor più, e questo chiaro ammontare di pressione e la repulsione portano una persona a uno stato di disperazione. E se una persona non abbandona gli sforzi nel continuare ad agire contro questo, prendendo parte ad ogni evento, comincia a realizzare che l’aiuto può arrivare solo dall’Alto, solo se arriva una forza speciale poiché non è in grado di farcela da solo.

Di sicuro, è impossibile dirlo anticipatamente, “Non sono in grado di fare alcuna cosa, lasciate che qualcuno mi aiuti.” Per fare ciò, infatti, hai bisogno di raggiungere uno stato di disperazione. Ma questo avviene solamente quando hai messo ogni sforzo, riempito la misura della seah (“seah” è un’antica unità di misura) e neanche ancora hai raggiunto niente. Supponi di aver riempito l’intero “bagaglio” o “bicchiere” con i tuoi sforzi e poi al massimo, all’ultimo step tu percepisci: ”Questo è tutto! Solo dall’Alto posso ricevere l’aiuto, solo questo mi può aiutare.” E’ il momento in cui una persona ha un’opportunità di chiedere e riceve aiuto.

Puoi immaginare quanto sforzo dobbiamo fare? Ma se lo facciamo insieme, in un’aspirazione mutua, tutto accade molto velocemente, se fatto separatamente, può necessitare non solo di anni ma di incarnazioni.

Questo è il perché, usando i nostri eventi per unirci, noi continuiamo ad aver bisogno di sforzarci e preparare noi stessi a rompere lo scudo dell’egoismo, andare dietro ad esso e connetterci con gli stessi punti nel cuore. Cosi’ raggiungeremo la stessa cosa che spero gli uomini raggiungeranno al loro congresso. E così noi ci staremo unendo.
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(Dalla Lezione virtuale del 06.01.2013)

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ll desiderio, brucia!

Baal HaSulam, Shamati 241, “ChiamandoLo mentre Egli è vicino:
Pertanto, quanto il Creatore vuole portarlo fuori dalla fitta foresta, Egli gli mostra una Luce remota, e la persona raccoglie i resti della sua forza per camminare sul sentiero che la Luce gli mostra, al fine di conseguirla.

Ma se uno non attribuisce la Luce al Creatore, e non dice che il Creatore lo sta chiamando, allora la Luce per lui è persa, ed egli rimane giacente nella foresta.

Ogni momento della nostra vita avviene sotto l’influenza della Luce, la proprietà di dazione, il Creatore. E se una persona prova a rivelare quest’influenza dall’Alto, per collegare il suo sentiero al Creatore, malgrado egli non veda, non senta ancora tale connessione, allora tutti i momenti della sua vita gli attribuisce alla Prima Causa, alla forza superiore.

Il Creatore gli dà le opportunità di compiere gli sforzi, nell’oscurità e nella luce, in svariate condizioni. Grazie a questo, una persona crea e calibra il suo senso per percepire il Creatore, e dunque ad ogni passo, ad ogni evento e stato, in ogni situazione, egli vede la forza del Creatore in modo più chiaro come la causa di ciò che accade finché non Lo rivela (rivela il Creatore) su una base costante.

Inizialmente, la persona aveva soltanto una sottile sensazione dal di dentro, da qualche fonte nascosta. Questa fonte si manifesta in tutti i tipi di circostanze, e gradualmente la persona si rende conto che questo è il Creatore che dimostra questa o quella forma di relazione verso  lui. La persona impara a collegare ogni cosa ad una sola Causa, oltre la quale non vi è nulla. Elevandosi al di sopra degli eventi della sua vita, egli comprende: essi sono tutti progettati per lui per rivelare il Creatore in tutto il tempo. Ecco perché egli deve passare attraverso stati diametralmente opposti.

Ora la persona vede che tutto va per il meglio, e costruisce una base dentro di sé, “Non vi è nessuno tranne Lui, il Benevolo che fa del Bene.” Qualunque cosa accada, la persona capisce che il Creatore lo risveglia, lo modella in ogni secondo della sua vita. Ogni cosa è diretta alla connessione con il Creatore, che ordina e corregge tutte le proprietà di una persona, in modo che in ciascuna di esse la persona senta solo Lui, come il Benevolo che fa del Bene.

Così noi avanziamo, chiamandoLo mentre (Egli) è vicino. Quando si presenta uno sforzo, la persona riconosce che i momenti attuali vengono dal Creatore; egli deve capire che anche gli sforzi sono stati richiamati dall’Alto. Il Creatore vuole che la persona Lo riveli. Persino un contatto piccolo e leggero è pur sempre vicinanza, ed ora è necessario rafforzare il legame che ne è emerso.

Tuttavia è impossibile rafforzare le relazioni nella persona stessa. Dopo tutto, ognuno di noi ha soltanto un esile punto, che rappresenta l’inizio dell’anima, un desiderio altruistico. Questo è solo una scintilla della Luce Riflessa-l’intenzione di dare che avevamo prima della frammentazione. Così, se sono vicino a questa scintilla, se risplende e cerca di ascendere sopra tutti i desideri cosicché insieme a loro si possa stabilire la connessione con il Creatore, allora io devo unirmi con le altre scintille, così come era prima della frammentazione quando erano tutti uniti nella fiamma generale, nella grande Luce.

Abbiamo bisogno di questa Luce Riflessa di una tale forza che insieme prevaleremo sul desiderio comune nel primo grado spirituale. Unendo le nostre scintille nel fuoco generale della Luce Riflessa, ci sforziamo di essere nella dazione, nell’unità sopra l’egoismo, e pertanto creiamo il primo vaso spirituale per la dazione, ed in esso, in accordo alla legge dell’equivalenza della forma, riveliamo il Creatore.

Abbiamo quest’opportunità, soprattutto dopo così tanto sforzo investito. Dobbiamo ringraziare gli amici che sono venuti da lontano per i loro sforzi perché vengono al costo di molto lavoro e soldi. Tutto ciò viene aggiunto allo schermo, alla Luce Riflessa, al superamento, che dobbiamo realizzare per il bene dell’unità.

Ora creiamo condizioni speciali per sforzarci costantemente a stabilire un contatto, senza lasciarci uscire dall’intenzione generale, dall’idea comune. Dobbiamo vivere in essa-questo è l’esercizio che pemette l’ingresso al mondo spirituale. Noi siamo insieme e ognuno sente dentro di sé che egli include tutti gli altri in sé stesso e che con loro, egli è come una sola forza, una sola sensazione, in adesione.

Così, raggiungeremo un grado spirituale, e allora saremo in grado di ritornare alla vita normale, ed essa non ci distrarrà, bensì verranno solo aggiunti nuovi livelli di desideri, “materiale” per il fuoco, per far crescere la Luce Riflessa.

Dopo tutto, così come una persona non può rivelare il Creatore con la sua scintilla, così nella nostra unità noi possiamo rivelare la forza di dazione relativamente piccola. A confronto con lo stato attuale, sarà una grande Luce, la rivelazione del Creatore, qualcosa di enorme. Vedremo e sentiremo come sono interconnesse tutte le parti della realtà, come la forza superiore condiziona ciascuno nella rete unificata-al di sopra del tempo, in ogni epoca, in tutte le anime individuali. E allora, uscendone con questa forza, inizieremo a venire in contatto con gli eventi correnti di questo mondo, sulla strada di casa, a casa, al lavoro…

Poi, avremo bisogno di rafforzare la forza di dazione, nonostante tutti i “disturbi“, che sono in realtà aggiunte di “materiale” che ci permette di mantenere il fuoco. Il desiderio di ricezione man mano che crescerà aggiungerà “legna da ardere” in questa fiamma, moltiplicando la Luce rivelata nell’unità fra noi, che diventerà più forte nella connessione con il mondo.

Allora, qui dovremmo vedere l’inizio del grande sentiero. Dopo tutto, il nostro scopo finale non è solo quello di unirci e rivelare il Creatore. Vi sono tre fasi; l’inferiore dovrebbe vedere il superiore e essere consapevole del superiore sopra di lui. Poi, connetteremo la forza dei disturbi dall’intero mondo a noi e li bruceremo nella nostra “fornace.” Questa forza diverrà “carburante” per noi e ci aiuterà a rivelare il Creatore tra noi sempre più.

Quindi, non si dovrebbe essere dispiaciuti di ciò che accade dopo il congresso, “Devo ricominciare tutto da capo? Dove ritorno?” No, dopo i nostri sforzi, quando torneremo nel mondo, saremo diversi. Avremo le forze per connettere il mondo a noi, facendoci seguire, ed esso ci rifornirà con il “carburante” che accende il desiderio di dazione che regna tra noi.

E tutto ciò inizia con un piccolo punto, quando una persona prova a rivelare il Creatore, che sta dietro il suo desiderio per gli amici e lo spinge a unirsi con loro.
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(Dal Congresso di Arava del 17.01.2013, Lezione 1)

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Responsabili dell’umanità

Qual è il futuro dell’umanità visto che ogni giorno si sente sempre più confusa? Sotto l’esteriorità prepotente ci sono degli uomini piccoli e perplessi che non sanno cosa fare. Corrono da una parte all’altra, cercando di provare ad eliminare le cause di tutti i problemi: sociali, politici, economici ed ambientali. Ed i problemi continueranno a crescere perché al loro centro c’è l’essere umano che non si è adattato al nuovo sistema, al nuovo mondo.

Questa è la ragione per cui abbiamo di fronte l’enorme compito di parlare all’umanità del nuovo mondo e come ci si deve adeguare ad esso. Dobbiamo sentire la responsabilità di questo compito.

Non c’è bisogno di aspettare fino a quando la sofferenza accellera lo sviluppo dell’umanità; al contrario, rallenta questo processo. Gli uomini si nascondono dalla sofferenza, indietreggiano, e non riescono ad accettare niente. Invece di espandersi, di comprendere, e di correggersi, gli uomini incominciano ad andare indietro. Solo un’adeguata presa di coscienza dei problemi darà una spinta veloce al loro sviluppo. Questa è la ragione per cui dobbiamo fare ogni sforzo per portare il nostro messaggio all’umanità

Un’educazione ed una preparazione integrale, l’integralità di tutti i livelli, settori, nazioni e stati è il futuro dell’umanità; non c’è altro metodo. Dipende solamente da noi, dal nostro gruppo globale, quale strada si prenderà: se essere obbligati o, invece, guidati lungo un percorso piacevole e corto. Perciò, vi spingo a pensare a quanto detto e a sviluppare dei piani precisi per la nostra divulgazione.

La divulgazione viene fatta in due modi:

  1. Divulgazione interna: la connessione tra di noi che studiamo la scienza della Kabbalah e ci sforziamo per raggiungere l’unione, tra di noi e con il mondo;
  2. Divulgazione esterna: attraverso internet, i libri, conferenze, lavori di gruppo.

Ma uno non deve essere fatto a discapito dell’altro! La proporzione dovrebbe essere la seguente: internamente, dobbiamo espanderci educando in continuo insegnanti ed organizzatori. Centinaia di migliaia, milioni di uomini avranno bisogno di noi!

Vedremo presto che questo bisogno aumenterà. Anche oggi, se fossimo pronti, potremmo trovare l’impiego delle nostre forze nel campo dell’educazione integrale. Possiamo fare tutto! Non abbiamo idea di quanto ognuno di noi sia importante per il mondo! Dobbiamo presentarci al mondo come maestri. Questa è la garanzia per un buon futuro dell’umanità.

Spero che saremo capaci di realizzare un nuovo approccio con il mondo, soprattutto attraverso la nostra parte interiore, attraverso la divulgazione interna, attraverso una comune rete di lavoro, collegando tutti gli uomini del mondo. Dipende solamente da noi. E adesso, naturalmente, i nostri ostacoli personali possono sia aiutarci o ostacolarci dal realizzare questa missione.
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(Dalla lezione 6 del Congresso di Novosibirsk del 09.12.2012)

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Una correzione a “Coppie” in tutti i livelli

Domanda: Perchè ci connettiamo durante il congresso? E’ per preparare il vaso alla rivelazione dell’attributo della dazione o solamente per sostenere gli uomini?

Risposta: Primo, non c’è un vaso separato maschile e femminile. Malchut del mondo di Atzilut comprende tutte le anime in sé e se gli uomini e le donne non si connettono ad esso, non facciamo in modo che Zeir Anpin e Malchut si connettano per attirare la Luce dall’Alto che ci corregge.

Oggi, noi, gli uomini e le donne, cioè le anime spezzettate, dobbiamo elevare MAN (la richiesta della correzione ) a Malchut del mondo di Atzilut. Questa richiesta dovrebbe essere compresa nel desiderio collettivo degli uomini e delle donne ed in contatto con la sua parte superiore, Zeir Anpin (ZA). Allora essi possono anche mettere in funzione una coppia superiore che è chiamata “padre e madre”.

Dunque, ci sono tre coppie in funzione qui, che corrispondono alle stesse fasi di sviluppo o di regressione. Con la nostra “iniziativa” evochiamo la seconda coppia, che evoca la terza coppia, e la quarta coppia già appartiene a Arich Anpin, a Ein Sof (l’Infinito).

Ciò significa che dobbiamo stabilizzare noi stessi in modo equilibrato rispetto ai livelli spirituali di cui ci parlano i Kabbalisti. Ci sono due “metà” qui, maschio e femmina che compiono un’azione spirituale, totalmente complementari tra loro per donare. Se noi ci comportiamo esattamente nello stesso modo, ci adatteremo alla parte superiore e poi scopriremo di essere in ascesa verso di Lui.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.01.2013, Shamati #7)

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Congresso in Arava “Fuoco nel Deserto” – 17.18.19/01/2013

Congresso in Arava, Lezione Preparatoria
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Congresso in Arava, Giorno 1, Lezione 1
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Congresso in Arava, Giorno 1, Lezione 2
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Congresso in Arava, Giorno 1, Lezione 3
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Congresso in Arava, Giorno 2, Lezione 5
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Congresso in Arava, Giorno 1, Workshop 1
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Congresso in Arava, Giorno 1, Workshop 1, Solo Domande
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Congresso in Arava, Giorno 1, Workshop 2
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Congresso in Arava, Giorno 3, Workshop 5, Solo Domande
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Il Comandamento dell’amore

Domanda: Che cosa significa dare piacere al Creatore?

Risposta: Deliziare, dare piacere al Creatore, amare il Creatore, queste sono tutte parole molto belle. Ma come si può amare una forza, anche se questa è eterna e gestisce tutto quello che c’è? Tutte queste parole sono dette ad una persona in modo da potersi adattare in qualche modo.

Dobbiamo imparare ad amare il Creatore solo attraverso l’amore per gli altri. Nell’articolo, “Un comandamento,” non vi sono delle istruzioni per arrivare ad amare il Creatore. Ma come possiamo essere obbligati ad amare? Possiamo farlo solo quando lavoriamo sull’ amore di un altro, dobbiamo creare una massa comune dei nostri desideri verso l’altro, una connessione comune al di sopra del nostro egoismo, e ricoprirla con l’amore reciproco. È scritto: “L’amore copre tutte le colpe”. Quando costruiamo una proprietà collettiva di mutua connessione e desideriamo verso tutti mentre interiormente coltiviamo l’amore, allora all’interno del nostro egoismo sorge una struttura completamente nuova: l’adesione reciproca, la mutua inclusione.

Amore vuol dire che io mi assumo tutti i vostri desideri e mi prendo cura di loro, pensando solamente a come soddisfarli, mentre voi pensate al mio, e così via. Amore significa soddisfare i desideri dell’ altro al posto del mio, utilizzandoli per questo scopo. Se organizzo dentro di me tali condizioni, allora, così facendo, sviluppo un vaso che lavora per il bene della dazione. E questo vaso comune che tutti noi stiamo creando insieme contiene la nostra componente collettiva chiamata “amore per il Creatore”.

Cominciamo a sperimentare non solo il vaso comune, il nostro atteggiamento verso gli altri, l’amore per loro, il dare a loro, ma anche noi cominciamo a percepire ciò che mi riempie lungo la strada. Questa sensazione è chiamata il Creatore, Boreh in ebraico (“Bo” – vieni, “Reh” – vedi). Quando creiamo un vaso collettivo spirituale, come risultato il Creatore si rivela.

Quindi, la Mitzvà principale è molto semplice: “Ama il prossimo tuo”. Attraverso l’amore per un altro, nel vaso che hai creato, sentirete l’amore per il Creatore e, rispettivamente, il suo amore per voi.

Domanda: Qual è l’obiettivo finale di questo lavoro?

Risposta: È nel fatto che si arriva ad una completa somiglianza e adesione con Lui nel nostro egoismo riformato. Questo è il modo per elevarsi al livello del Creatore. Questo è l’obiettivo finale della creazione. Si inizia a sperimentare una sensazione di essere in totale adesione con Lui, ma non vi dissolvete in essa, perché il vostro intero vaso rimane con voi.

In altre parole, la sensazione di essere opposti non viene distrutta dall’adesione con il Creatore che si verifica al di sopra, altrimenti si verificherebbe l’annientamento reciproco. Quindi, dobbiamo vedere il nostro egoismo, come l’aiuto attraverso cui ci muoviamo in avanti. Dovremmo trattarlo con il dovuto rispetto in quanto è l’immagine rovesciata del Creatore. Al contrario, il nostro mondo è la Sua immagine inversa al nostro livello.
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(Dal congresso di Novosibirsk del 08.08.2012, Lezione 4)

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Una lettera agli amati al fronte

Domanda: Come possiamo connetterci a quello che studiamo nel TES riguardo Malchut che eleva MAN a Zeir Anpin, la preghiera da dove comincia la nascita spirituale, nel congresso delle donne?

Risposta: Vero, comincia tutto della deficienza femminile; questa è quella vera, la deficienza di Malchut. Zeir Anpin rappresenta il maschile e Malchut, Nukva, il femminile.

Noi ci aspettiamo un forte desiderio generale da essere accumulato e messo insieme nelle donne in questo congresso al di sopra di tutte le differenze e l’individualismo. Noi speriamo che le donne si aiuteranno l’un l’altra a connettersi e saranno in grado di elevare la loro deficienza generale talmente tanto che si farà sentire nel sistema spirituale.

Se è sentito e rivelato nel sistema generale anche noi uomini lo sentiremo. Ho chiesto alle donne di scrivere una lettera con una richiesta, con una domanda, con un appello dal congresso delle donne a quello degli uomini, ma realmente, nel mondo spirituale, non importa veramente se la richiesta è espressa tramite scrittura, la cosa più importante è che sia incorporata nel sistema del desiderio generale della creazione, della realtà generale.

Una lettera, comunque, può affrettare questa dazione e tenerci insieme, giacché ci obbliga a rispondere; speriamo che riceveremo una forte spinta dal congresso delle donne, uno stimolo, una richiesta per attirare la Luce che Riforma.

Se provassimo a raggiungere la Luce in accordo con la richiesta delle donne, noi avremmo una forma simile alla dazione in confronto alla forma che potremmo creare da noi. Le donne possono anche chiedere egoisticamente per loro stesse per aiutarle a connettersi e a raggiungere la spiritualità. Ma quando questo desiderio è mirato alla dazione e connessione, almeno un pochino, è connesso alla saggezza della Kabbalah e incorporato in un uomo; lui accetta già che sia un desiderio spirituale, giacché è una domanda estranea.

Allora dal riempimento di questa richiesta noi creiamo un atto spirituale molto più forte che se provassimo a crearlo da noi stessi, per noi stessi.
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(Dalla 3° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 09.0.2013, “Introduzione alla Studio delle Dieci Sefirot”)

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