Cosa possiamo imparare dalla giornata mondiale degli insegnanti?

Questo mese, il 5 ottobre per l’esattezza, si è celebrata la Giornata Mondiale degli Insegnanti.  Un insegnante era, e in alcuni paesi è ancora, un’occupazione di grande valore. L’insegnante non era semplicemente qualcuno che insegnava la matematica o l’inglese, ma qualcuno che insegnava la saggezza della vita e un modello da seguire. A giudicare da ciò che succede oggi, sembra che abbiamo un bisogno disperato di buoni insegnanti.  Nonostante le nostre conoscenze, ci sentiamo persi.  Se non impariamo dove siamo realmente, cosa facciamo qui, perché siamo qui, e come dirigerci verso un luogo migliore, cadremo in un’altra guerra mondiale. 

Per uscire dal crollo, dobbiamo smettere di concentrarci solo sulla conoscenza.  L’acquisizione delle informazioni non crea persone felici.  Cosa abbiamo ottenuto, per esempio, dalle informazioni sulla fusione nucleare? Abbiamo armi nucleari in grado di distruggere l’umanità in pochi secondi.  Abbiamo così tante conoscenze in ogni ambito della vita, ma dove ci stanno conducendo?  Siamo diretti verso stati terribili. 

Invece di insegnarci ciò che dovrebbero, i nostri poveri insegnanti ripetono ciò che il governo ordina loro di insegnare. Sono costretti a mentire agli studenti, ma gli studenti lo sanno bene. All’età di 9 o 10 anni, la maggior parte dei bambini sa che niente di ciò che sente è vero. Smettono di credere nei loro insegnanti, smettono di prestare attenzione, mentre gli insegnanti, che devono guadagnarsi da vivere, continuano a ripetere le stesse storie. Non c’è nessun’altra motivazione se non i soldi e il potere: questi sono i governanti della Terra e nessun regime o governo è libero dalla loro presa. 

Il cambiamento arriverà solo quando ci renderemo conto che non è così che bisognerebbe vivere e ci impegneremo a cambiare la nostra motivazione. Ma il cambiamento avverrà o perché rifletteremo su dove stiamo andando e ci fermeremo prima di arrivarci o perché non ci saremo fermati in tempo e capiremo  il nostro errore dopo che le bombe saranno esplose. 

Per fare i cambiamenti necessari in tempo, non possiamo lasciarli solo agli insegnanti ed esonerarci dal compito. Dobbiamo ricostruire l’intero sistema, le basi della nostra civiltà.  Non è un segreto che siamo egocentrici e narcisisti. Il problema è che rimaniamo tali. Sappiamo da decenni che l’umanità è sulla strada dell’autodistruzione per il suo stesso egocentrismo. Eppure, non abbiamo fatto nulla per cambiare rotta. 

Ora dobbiamo diventare i nostri stessi maestri e non solo nella Giornata Mondiale degli Insegnanti, ma ogni giorno e in ogni momento della nostra vita. Inoltre, il mondo in cui viviamo è diventato così interconnesso che non è sufficiente attuare i cambiamenti un paese alla volta. Mentre alcuni paesi si impegnano nelle riforme, altri manterranno il loro atteggiamento scorretto e rovineranno il progresso per tutti. Quindi, l’iniziativa di creare un domani positivo deve coinvolgere il mondo intero.  Potrebbe sembrare irrealistico, ma dobbiamo ricordarci che l’unica alternativa a questa rotta è la guerra, la guerra nucleare.

Di conseguenza, il sistema educativo deve adattare i suoi valori, programmi e obiettivi per migliorare l’umanità. Quando parlo di miglioramento non mi riferisco al taglio delle emissioni di CO2 o a limitare l’uso dei combustibili fossili o della plastica. Mi riferisco a qualcosa di molto più profondo. Migliorare noi stessi significa diventare persone migliori. Per farlo dobbiamo imparare ad essere gentili e amorevoli tra di noi. 

Solo quando impareremo a prenderci cura degli altri, inizieremo a prenderci cura dell’ambiente. Quando ci preoccupiamo delle altre persone, vogliamo che vivano in un ambiente amichevole, che possa sostenerle e dove possano essere felici. Quando smetteremo di voler sfruttare gli altri e di sopraffarli, smetteremo  anche di sfruttare l’ambiente per potere raggiungere i nostri obiettivi egoisti. Di conseguenza, ridurremo il consumo a livelli sostenibili che permetteranno alla natura di ringiovanire e restaurare l’equilibrio che ha perso. 

Non abbiamo tempo da perdere.  Dobbiamo essere i nostri stessi maestri, e insegnarci da soli come essere umani, ovvero benevoli. Anche se non sappiamo come fare o da dove iniziare, non dobbiamo preoccuparci: la nostra intenzione di fare del bene, di connetterci con gli altri, sarà la nostra guida. Se permettiamo che l’amore per gli altri sia il nostro insegnante, non ci servirà alcun insegnamento ulteriore.

Didascalia della foto:
L’insegnante Emma Rossi lavora con la studentessa Sara Montano nella sua classe di prima elementare alla Sokolowski School, dove studenti e insegnanti sono tenuti a indossare maschere a causa della pandemia di coronavirus (COVID-19), a Chelsea, Massachusetts, Stati Uniti, 15 settembre 2021. REUTERS/Brian Snyder

Il futuro – Vivere in condizioni naturali

Domanda: Oggi ci troviamo di fronte alla vita nelle grandi città, nelle megalopoli. C’è un modo per aiutare i residenti della città migliorare il loro indice di felicità?

Risposta: Prima di tutto, dipende ancora dall’atteggiamento tra una persona verso l’altra. Ma è molto più facile a implementarlo quando crei condizioni naturali per le persone.

Andavo spesso a visitare i miei amici e studenti in piccole città americane dove ci vuole mezz’ora per andare da una casa all’altra in macchina, perché queste case sono circondate da molta terra. Ma siccome tutti hanno una macchina, non è difficile socializzare.

E sebbene sia una lunga strada per andare a lavoro, è ancora molto più comodo vivere così. La gente si abitua.

Penso che le città, così come sono oggi, cemento armato a più piani o scatole di mattoni, non siano assolutamente ecologiche e produttive.

Possono essere utili a coloro che le costruiscono perché puoi facilmente portare tutte le comunicazioni in un unico posto e popolare un edificio con diverse migliaia di persone. Ma non andrei in una casa come questa. Anche se, d’altra parte, ho vissuto in case come queste tutta la mia vita.

Sono fiducioso che il futuro risieda in una terra più equamente popolata.

 

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Dalla trasmissione di KabTV  “Conversations” 6/9/21

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Rifarsi le labbra ci rende più amati?

L’idea delle “fisse” cosmetiche esiste da decenni. Tuttavia, negli ultimi anni, è diventata così persuasiva e inizia a una così tenera età, che sembra quasi che ci sia qualcosa che non va se non ti sei rifatta qualcosa  entro i sedici anni. I genitori saranno forse inorriditi quando la loro figlia di dodici anni vuole rifarsi le labbra, ma cos’altro possiamo aspettarci se lasciamo che gli idoli dei social e le star televisive siano gli educatori dei nostri figli?

Il sistema educativo ha da tempo abbandonato qualsiasi aspirazione di educare persone con valori e con l’abilità di pensare per sé.  Al meglio, si concentra sul fornire informazioni.  I genitori, d’altronde, sono spesso troppo impegnati o troppo incerti su come educarli. Di conseguenza, i bambini crescono imparando dal loro ambiente, che consiste nei social media e nella TV, e dai loro coetanei, che imparano anch’essi dai social media e dalla TV.

Quello che imparano lì è che solo l’aspetto conta. Se non sono carine e ricche, non valgono nulla. Quando i bambini pretendono che i loro genitori paghino per il loro naso rifatto o per l’aumento delle labbra (e a volte molto di più), essi non dovrebbero essere costernati o arrabbiati con i loro figli. Le persone, specialmente i giovani, imparano dall’esempio, e da nient’altro. Se i valori che esponiamo loro dicono che solo l’aspetto esteriore conta, non hanno altra scelta che diventare così superficiali. 

Quando parlo di educazione nei miei post, mi riferisco prima di tutto all’ambiente sociale che creiamo, poiché questo è il nostro vero educatore. In alcune società, non si ha nessun stato sociale fino a quando non si uccide qualcuno. Anche questo è educazione.  Non importa ciò che la gente impara; l’unica cosa importante è da chi impara. I valori instillati nel loro ambiente sociale determinerà il corso della loro vita, molto di più rispetto a quanto sanno fare i calcoli, la differenza tra “soggetto”  e “oggetto” e  i nomi dei presidenti americani. 

La superficialità paga, invoglia la gente a comprare più vestiti, telefoni, macchine e a “rifarsi” fisicamente. Per le corporazioni giganti e le grandi aziende tecnologiche, la nostra superficialità è una manna. Ma la superficialità isola la gente.  Se sono solo ciò che possiedono e come appaiono, l’unica cosa che desiderano è che gli altri abbiano un aspetto peggiore e possiedano meno di loro. 

Solo se ci insegniamo a guardare oltre la pelle, ci renderemo conto dei doni che le altre persone possono darci.  Quando ci concentreremo sulla connessione con la gente, non ci importerà così tanto del loro aspetto fisico, di quello che indossano o di che macchina guidano.  Sarà importante come comunicano, la sensazione che proviamo nella connessione con loro e quanto si prendono cura degli altri. 

Quando costruiremo una società di individui amorevoli, allora, e solo allora, potremo dire che abbiamo educato bene i nostri figli. Allora anche i nostri figli saranno felici, perché sapranno che il loro ambiente sociale li accoglie e non è in competizione con loro.

La condizione della consapevolezza

Domanda: Come possiamo verificare quanto sia adeguata la nostra percezione della realtà?

Risposta: Ciò che la nostra coscienza decide, noi l’accettiamo come verità ed agiamo di conseguenza, ma allo stesso tempo ci chiudiamo in noi stessi. Sfortunatamente, non ci potrebbe essere altra via di uscita. Nel nostro mondo reale, non c’è nulla che possiamo fare.

Il problema è che stiamo girando in questa dimensione, in questo paradigma, in questa relazione del mondo attorno a noi che proviene dagli strumenti di cognizione che abbiamo ricevuto dalla nascita.

Se fossimo un po’ diversi, immagineremmo che il mondo fosse diverso, così come le api, i serpenti e altri rappresentanti del mondo animale. Loro vedono l’immagine del mondo abbastanza diversamente da noi: sia nella forma delle zone di colore, o il sapore o il calore e così via. Ovvero la coscienza e la sua decodificazione del nostro cervello sono dipendenti.

Viviamo in un mondo molto limitato e dipendente che ci viene rappresentato nei nostri organi sensoriali e corporali. Non sappiamo cosa sta succedendo fuori di noi perchè i nostri sensi sono chiusi dentro. Ma come possiamo uscire dalle nostre sensazioni soggettive del mondo e in qualche modo immaginarlo senza essere plasmati dai nostri sensi, ma esistendo davvero?

Cosa esiste davvero obiettivamente? C’è qualcosa o no? Questa è forse la domanda più importante. E se c’è qualche forza obiettiva fuori da noi, come si relaziona a noi? Come ci controlla? Come ci organizza? C’è una coscienza più elevata? Queste domande per me, personalmente, sono davvero interessanti.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Together about the main thing” 2/9/18

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Nuova percezione – Coscienza collettiva

La percezione collettiva porta una persona su un piano differente, si dice che devi sganciarti da te stesso ed entrare nel gruppo, prendere tutto ciò che esiste nel gruppo come tuo proprio, provare a pensare, agire e risolvere questioni basate sull’opinione di qualcun altro, sul desiderio e sugli scopi di qualcun altro.

Abituati a questa immagine e dopo un po’ osserva se puoi ritornare a te stesso e in che misura sarà un “te stesso” differente.

Quindi, nella Kabbalah, la così chiamata “decina” è praticata, quando dieci persone si uniscono tra loro e organizzano una base comune per un desiderio, per uno scopo, per un pensiero, al fine di trasformarsi in un tutt’uno. Per fare questo ognuno deve annullarsi di fronte a tutti gli altri e poi, come risultato di questo lavoro congiunto—non è facile, richiede tempo—essi si trasformano in un tutt’uno, com’era.

E’ molto interessante osservare come iniziano a pensare, festeggiare e risolvere i problemi. Ognuno ha una capacità completamente differente di vedere il mondo nello stesso momento. Questa è una percezione della realtà integrale. Questo è ciò che pratica la Kabbalah.

Ci consiglia ad interagire in modo tale da capire gradualmente ciò che realmente esiste nella nostra coscienza, come funziona, come possiamo guardare a questo in maniera un po’ differente e non da se stesso.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Together about important Things” 2/9/18

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Inquinando il campo in cui viviamo

Oggi, 13 ottobre, è la giornata internazionale delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri. Quest’anno ci sono già stati più disastri di quanti se ne possano contare. Inoltre, hanno colpito il mondo intero, non solo i paesi del terzo mondo o altre aree soggette a disastri, ma ogni continente e praticamente ogni paese. Incendi, inondazioni, tempeste, terremoti, eruzioni vulcaniche, e un virus capriccioso, abbiamo avuto tutto, e l’anno è tutt’altro che finito. Domani, l’ONU discuterà su cosa possiamo fare per prevenire questi disastri, ma non parlerà di ciò che li causa: noi, l’umanità, che inquiniamo tutta la realtà con i nostri pensieri e intenzioni disgustosi.

Per qualche ragione, sfugge alla nostra consapevolezza che i molteplici disastri che abbiamo vissuto e che continuiamo a vivere hanno un’origine comune. Sappiamo già che tutto nella realtà è connesso e tutto influisce su tutto il resto. Sappiamo anche che un’unica cattiva deliberata volontà esiste negli esseri umani. Perché, allora, è così difficile per noi vedere che questo unico elemento intrinsecamente negativo è l’origine di tutto ciò che è negativo nel nostro mondo?

Esistiamo in un campo di forza cosmica, che ha creato il mondo materiale collegando elementi in composizioni sempre più complesse. Eppure, di tutte le sue creazioni, solo una ha coscienza, uno scopo nelle sue azioni che va oltre la soddisfazione dei bisogni immediati ed essenziali per la sopravvivenza: l’uomo.

Attraverso le nostre intenzioni di ricchezza, gloria e potere, abbiamo sviluppato tecnologia, strutture sociali, arte, religione o, in una parola, civiltà. Tuttavia, abbiamo creato una civiltà così egocentrica che sta cominciando da implodere. Se non cominciamo a sincronizzare le nostre intenzioni con il campo che ci ha creato e ci sostiene, non sopravviveremo. Proprio come il campo connette tutto, così noi dobbiamo connetterci. A meno che non cambiamo la nostra natura da egoistica a premurosa e inclusiva, saremo espulsi da questa realtà, come è successo a ogni elemento che non ha coinciso con le leggi della creazione.

Può sembrare che dobbiamo passare attraverso un processo doloroso di rinuncia ai piaceri per coincidere con la natura, ma questa è un’illusione. Non rinunceremo a nulla; guadagneremo conoscenza, potere, comprensione, sicurezza e sostegno emotivo da parte di tutti. Vivremo in una società in cui le persone si prendono cura l’una dell’altra.

È un mondo veramente diverso da quello che conosciamo oggi. Se sembra che il nuovo mondo sia inquietante è solo la rappresentazione del nostro ego che rifiuta di rinunciare alla sua sovranità sulle nostre menti. Ma per il nostro bene, dovremo lasciarlo andare.

Se ci sosteniamo reciprocamente in questo processo, saremo in grado di trasformare la nostra attitudine. Come risultato, tutta la nostra realtà cambierà e salveremo noi stessi e il nostro pianeta. Se stiamo cercando un modo per ridurre, e persino prevenire i disastri, questo è l’unico modo che c’è.

Didascalia della foto:
Una vista aerea di una fattoria a nord di Council Bluffs, Iowa, sommersa dalle acque del fiume Missouri 24 giugno 2011. REUTERS/Lane Hickenbottom

Oltre la conoscenza limitata

La nostra conoscenza è molto limitata. In effetti, i suoi confini dovrebbero essere molto più grandi di quanto possiamo immaginare.

Ma siamo in uno stato egoistico e cerchiamo di ricevere tutto in noi stessi, e quindi siamo molto limitati e sentiamo solo il nostro piccolo mondo. L’universo ci sembra infinito e nella sua materia inanimata.

L’inanimato, vegetativo, animato e umano sono parti dell’universo che esistono solo sul nostro piccolo pianeta. Tutti i livelli sono disposti come una piramide: un immenso universo inanimato, poi la natura vegetale sulla terra, una parte più piccola è quella animata, e una ancora più piccola è l’uomo.

Immagina quanto sia limitato tutto questo e che sia solo una vaga percezione dell’universo generale. Inoltre, percepiamo questa piccola parte nelle nostre proprietà egoistiche, cioè, opposte alla grande legge dell’amore e della dazione che esiste nel mondo.

Si scopre che il mondo percepito si sente negativo, imperfetto, temporaneo, che porta sempre alla morte e richiede enormi sforzi da parte nostra per ottenere almeno qualcosa, per essere appagato da qualcosa, per esistere in qualche modo.

Ma in realtà, questo mondo, tutta la natura, l’intero universo esiste secondo un’altra legge: la legge dell’amore e della dazione. Li, al contrario, c’è energia assoluta, informazione, scambio di forze e proprietà dove agisci e allo stesso tempo non è richiesta alcuna energia, nessuno sforzo.

Non agisci contro questa forza, contro l’attrito interno, contro le tue proprietà, non devi superare nulla. Al contrario, entri in uno stato di dazione e di amore quando tutto scorre in te da solo.

Non possiamo nemmeno immaginare una tale proprietà, un tale stato. Questa è l’unica legge comune che esiste nell’universo.

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Dalla trasmissione KabTV “Close-Up”

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Dove sta andando l’Europa

Sento sempre più parlare del peggioramento della situazione economica europea. Amici e studenti da tutti i continenti mi dicono che la vita nel loro paese si sta deteriorando, sta diventando sempre più difficile arrivare a fine mese e stanno perdendo le speranze. Lo sto avvertendo da un po’ di anni ormai. Tuttavia, la soluzione ora è quella che è sempre stata: la rieducazione dall’ atteggiamento egocentrico approvato dall’Europa ad un atteggiamento inclusivo e premuroso. Questa è l’unica via di uscita per questo continente.

Attualmente, non vi è alcuna ragione per cui le cose migliorino. I rapporti che ricevo sull’incremento dei prezzi delle abitazioni e della merce nella Repubblica Ceca, la migrazione dall’Ungheria in cerca di lavoro, la crescente disuguaglianza tra l’entroterra della Spagna e le sue aree costiere ed innumerevoli altri problemi sono solo una minima parte. Inoltre, la lotta tra i paesi di secondo e terzo livello in Europa contro i paesi ricchi europei non aiuta né gli oppressori né gli oppressi.

I paesi europei sono a rischio di guerra, e gli immigrati che si riversano nel continente stanno solo esacerbando la situazione.  Ora che l’economia europea si sta spegnendo, cosa faranno?  Aggiungendo la “ciliegina sulla torta”, ovvero il “coronavirus”, si ha  una situazione molto precaria e instabile tra le mani. Non sono ottimista, ma finché c’è speranza dobbiamo provare a spiegare l’unica via di uscita da questa spirale in discesa.

L’Europa può essere salvata solo se le persone e le nazioni smettono di badare solo al loro proprio profitto. In un’economia dove tutto è interdipendente, il concetto del “profitto personale” semplicemente non esiste. “Interdipendente” e “personale” sono, in un certo senso, ossimori.

Nessuno può dire all’Europa cosa fare; devono prendere la vita tra le loro mani. Comunque, devono tenere conto della vita di tutti. L’Europa ha bisogno di insegnare a se stessa cosa significa essere premuroso, vedere che tutti, proprio tutti, abbiano ciò di cui necessitano. Se deve essere un mercato comune, come dice di essere, allora bisogna mirare al bene comune. Altrimenti qual è lo scopo principale del mercato comune?

Al fine di creare un (vero) mercato comune ci devono essere interessi comuni. Questo significa che, innanzi tutto, l’Europa deve fermare l’afflusso di gente dal resto del mondo, principalmente dall’Asia e dall’Africa. Gli interessi di queste nazioni sono molto diversi da quelli europei e la loro cultura non ha nulla in comune con quella europea. Al momento, l’Europa non è in grado di sostenere gli stranieri che la stanno invadendo e cambiando la composizione culturale e religiosa, in aggiunta ai problemi economici e strutturali che già ha.

Poi, una volta fermato l’afflusso migratorio, ci si deve assicurare che tutti in Europa abbiano condizioni di vita dignitose. Se una parte del mercato europeo è trascurato, l’intera organizzazione crollerà come un castello di carte.

Terzo, prendersi cura delle necessità di tutti deve essere un dato di fatto, proprio come non si abbandonerebbe un membro della famiglia.

Comunque, questo modo di agire richiede all’Europa di superare secoli di guerre, cospirazioni e cattivo sangue tra i paesi. Non dobbiamo scordarci che le due guerre mondiali sono cominciate in Europa, e per buone ragioni. Questo è l’insegnamento a cui mi riferivo all’inizio dell’articolo: l’educazione attraverso la responsabilità reciproca, fiducia e buona fede.

Un cambiamento duraturo può essere il solo risultato di un accurato processo di educazione. Se tutti i paesi concordassero con questo, l’Europa potrebbe uscire trionfante dalle sfide che sta affrontando. Se, d’altra parte, si consente ai paesi di rinunciare alla responsabilità comune, o si consente agli stranieri di continuare ad entrare, si è condannati. Non manca molto a che il destino dell’Europa sia deciso, in un modo o nell’altro.

La Pressione della natura

Commento: Guardate cosa succede nel mondo ora.  Se ci dovessimo innalzare al di sopra del pianeta e guardare cosa succede, vedremmo che la situazione è orribile: alluvioni, incendi, disastri!

La gente non vuole credere che sono proprio le azioni delle persone che stanno iniziando a distruggerci.  Alcuni pensano che sia una sorta di punizione. Il presidente della Turchia crede che gli incendi in Turchia siano incendi dolosi, ecc

Ma tutte le conseguenze terribili degli elementi, per esempio le alluvioni, sono il risultato del fatto che una persona si stabilisce in un luogo, in cui, in principio, non dovrebbe vivere.  Anche se si stabilisce lì, le condizioni di protezione non si creano per questioni economiche. “E se va tutto bene lo stesso?”

Ovvero, la gente stessa è spesso la causa di questi disastri!

La mia risposta: Logicamente potresti avere parzialmente ragione.  Ma  direi che la natura ci punisce poichè non vogliamo essere integrati organicamente nel suo contesto generale.  E’ per questo che avviene.

Tutti i problemi che provochiamo attualmente, dal coronavirus alle altre piaghe Egiziane, avvengono poiché la natura ha una mente nascosta da noi e non è più in grado di sopportare atteggiamenti tali nei suoi confronti.

C’era da aspettarselo.  Ma credo che alla fine ce ne renderemo conto e capiremo.  Le persone che sono più vicine alla natura sentono che la natura è intelligente ed è per questo che ci tratta in questo modo.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Algorithms Instead of People” 8/4/21

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Un nuovo approccio manageriale

Domanda: Attualmente ci sono centinaia di approcci manageriali.  Questi possono essere raggruppati in tre sottogruppi: il management scientifico amministrativo, il management delle relazioni umane, e il management come arte, politica e tecnologia.

Vediamo che la società moderna non ha un gran successo in tanti processi legati alla produzione e alle questioni sociali.

Come pensi che sia possibile, nella situazione attuale, sviluppare la direzione che abbiamo progettato come management spirituale, basato sui principi della Kabbalah? Possiamo chiamarlo anche “management eco-adaptive”, che influisce profondamente sulla natura e sulle interazioni con l’universo circostante.

Risposta: sono d’accordo che è necessario sviluppare un nuovo approccio di management.  Questo è un approccio organizzativo presente in tutta l’organizzazione del gruppo manageriale che unisce specialisti completamente diversi tra loro, persone diverse.  Ma la cosa più importante è che sorga una reazione integrale tra di loro.

Essi devono diventare simili alla natura integrale  dentro al quale ora stiamo gradualmente scoprendo di essere, e quindi, stiamo entrando in crisi con essa, ovvero ci troviamo in una contraddizione.  L’intera natura è totalmente integrale, come un piccolo villaggio.  Si tratta di un sistema pienamente interattivo, come, per esempio, il nostro corpo in cui ogni cellula collabora per mantenere il corpo in uno stato ottimale.

Dobbiamo creare un collettivo tale di persone che, in connessione tra di loro, siano simili a questa natura integrale.  Allora saremo in grado di risolvere qualsiasi questione in una forma totalmente nuova, innanzitutto, manageriale, ma in principio, non solo.  Dopotutto, apparirà tra di loro un’interazione tale che essi rappresenteranno un unico organismo e ognuno di loro, insieme, sentirà improvvisamente di essere in un sistema integrale.

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Dalla trasmissione di  KabTV “The Science of Management”

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