La transizione dall’individualismo alla comunità

Domanda: Alcuni esperti credono che sia consigliabile cambiare costantemente i concetti manageriali per includere gli ultimi avanzamenti della scienza.  Un approccio tale, di trasformazione costante del sistema , è possibile da un punto di vista Kabbalistico?

Risposta: E’ necessario. Ma innanzitutto, dobbiamo innalzarci dal livello di approccio individualistico  del mondo, della vita, e della risoluzione dei problemi, individuale, a un livello di approccio integrale.

Ora inizierà una fase di transizione, dall’individualismo alla communità.  Per far sì che questo avvenga, si dovrebbe creare un team in cui, diciamo, dieci persone, si sentono come un’unica entità comune.

Una visione completamente diversa della natura, del lavoro, della vita, di tutto, comparirà in loro.  Cambierà l’algoritmo della percezione dentro di loro e inizieranno a sentire la natura diversamente da come la sentiamo noi, al di sopra di ogni differenza individuale.  Compare un nuovo livello di pensiero integrale, con una sensazione completamente nuova, e un nuovo modo di risolvere i problemi.

Quando ci innalziamo a questo livello, iniziamo a sentire che tutta la natura, compreso noi stessi, è un unico intero, ci relazioniamo alla natura nella maniera corretta.  E poi iniziamo a prendere decisioni manageriali  completamente nuove, nuove istruzioni, con un obiettivo totalmente diverso.  L’obiettivo è soltanto ulteriore integrazione.

In questo nuovo livello fondamentale, uniamo ancora di più tutti gli elementi della natura nella nostra consapevolezza, in modo che diventi sempre più integrale, e comprende, in maniera più ampia possibile, l’intera natura, e il più vicino possibile, l’intera umanità.  Quindi l’egoismo, sempre crescente, non ci divide in alcuna delle sue manifestazioni, ma, al contrario, ci obbliga a unirci al di sopra di esso.

Nella nuova percezione della realtà, ci sono 125 livelli di interazioni, sempre più integrali.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “The Science of Management”

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Se gli animali si comportassero come le persone

Gli esseri umani stanno in cima alla piramide sulla Terra. Tuttavia, stiamo rapidamente andando alla deriva verso la totale impotenza di fronte agli  eventi climatici estremi, un virus irrefrenabile, destrezza politica sbiadita e crescenti divisioni sociali. Non solo la civiltà, ma il mondo intero sembra andare a pezzi.

Se cerchiamo il colpevole, non ne troveremo nessuno, tranne noi. Noi siamo i malfattori. Non siamo solo i peggiori; siamo l’unico elemento negativo del pianeta. Se non fosse per noi, tutto sarebbe florido e pacifico.

Immaginate cosa accadrebbe se gli animali si comportassero come le persone. I carnivori ucciderebbero le loro prede per divertimento e per vantarsi fino a quando non ne rimarrebbe più nessuna per nutrirsi. In alternativa, gli erbivori mangerebbero tutta l’erba fino a morire di fame o a farsi esplodere lo stomaco.

Se gli animali si comportassero come le persone, le specie negherebbero ad altre specie l’accesso ai territori di pascolo o di caccia semplicemente per mantenere il potere e il controllo. Gli animali combatterebbero tra loro non per nutrirsi, ma per umiliare altre specie o semplicemente per sport.

Una volta  al potere, le specie dominanti combatterebbero tra loro non solo per l’autorità, ma si ucciderebbero a vicenda per impedire alla prole dei loro rivali di rappresentare minacce future. Nella guerra per la supremazia, ucciderebbero anche i loro piccoli per commemorare se stessi come i più grandi di tutti i tempi.

Queste atrocità, inventate sul regno animale, sono la realtà della nostra vita quotidiana. Questo è il motivo per cui non abbiamo nessuno da incolpare per il crollo del nostro mondo tranne noi stessi.

Se vogliamo salvare noi stessi e il nostro pianeta, dobbiamo scavare molto più a fondo che cambiare le nostre fonti di energia e limitare l’uso della plastica. Abbiamo bisogno di indagare nella nostra stessa natura e riformare il malfattore che si trova dentro ognuno di noi. Questa è la nostra unica possibilità di sopravvivenza.

Le modifiche che dobbiamo eseguire non sono cambiamenti comportamentali, sono correzioni sul nostro ego, su noi stessi. Nella sua attuale, insaziabile mentalità, la nostra natura è pronta a divorare qualsiasi cosa finché non rimane più nulla. La desolazione che lascerà alle spalle distruggerà noi e la nostra discendenza. 

Crediamo di essere gli esseri più intelligenti, ma gli animali sanno che l’ambiente li sostiene mentre noi lo sfruttiamo come se ci fosse un’abbondanza senza fine. Stiamo tagliando il ramo su cui siamo seduti, ma definiamo il nostro comportamento come “progresso”.

Anche quando possiamo vedere la nostra follia, ci manca la determinazione di cambiare rotta. Poiché siamo così impotenti, la nostra unica opzione è trarre forza e incoraggiamento gli uni dagli altri.

Se lanciamo uno sforzo collettivo per cambiare i nostri valori da sfruttatori a premurosi e da abusivi a amorevoli, trasformeremo il nostro ambiente sociale, che correggerà la nostra mentalità. Questo, e solo questo, ci farà modificare il nostro comportamento gli uni verso gli altri e verso gli animali, le piante, il suolo e l’aria. Per questo rinnovare le nostre relazioni, il nostro approccio reciproco, è l’unico modo per salvare il nostro pianeta e noi stessi, e dare ai nostri figli una speranza per il futuro.

Perché abbiamo bisogno di persone

Domanda: Cosa accadrà quando la tecnologia renderà superfluo un gran numero di persone? Non saranno necessarie, non perché siano cattive o fallimentari in qualche modo, ma perché le tecnologie avanzate sono impostate come tutte le aziende per ridurre i costi.

I costi principali oggi sono le persone perché un imprenditore deve pagare gli stipendi, prendersi cura di loro, fornire un’ assicurazione medica, e così via.

Pertanto, l’economia attuale è volta a garantire che il lavoro sia svolto dalle macchine e non dalle persone.

Risposta: Posso solo dire una cosa: il progresso, stranamente, ha davvero portato al fatto che nessuno ha bisogno delle persone. Nessuno! Né il potente gruppo che sta al vertice né i managers che vivono solo per se stessi e gli altri lavorano per loro.

La domanda sorge spontanea: “Perché abbiamo bisogno di persone?”

Il fatto è che le persone non sono assolutamente necessarie per sostenere l’economia, nutrire se stessi, o addirittura nutrire gli altri. Sono necessari per svolgere un compito completamente diverso: rivelare la natura, svelare la sua seconda parte.

A parte la proprietà egoistica di ricezione con la quale siamo nati e viviamo e si sviluppa in noi, dobbiamo rivelare il rovescio della natura, quella altruistica. Quindi entrambe le qualità si completeranno a vicenda. Non distruggendo, come le armi nucleari, per esempio, ma completando. Allora vedremo una natura completamente diversa, un mondo diverso, e scopriremo e comprenderemo qual è lo scopo della nostra esistenza.

Vedremo che tutte le persone sono necessarie. La natura è perfetta e assolutamente completa. Non c’è nulla di superfluo in esso. Dobbiamo arrivare ad uno stato in cui il nostro completarci a vicenda ci porterà a una tale comprensione della natura che il mondo sembrerà eterno, perfetto, infinito, grande, e accomodante assolutamente tutti com’è la sua parte superiore, magnifica, meravigliosa, e non il modo in cui ora sembriamo esistere solo nell’unica proprietà egoistica della natura.

Dobbiamo assolutamente svelare la sua seconda parte, e poi vedremo quanto tutto è perfetto.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Algorithms instead of people” 8/4/21

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L’ambiente è più forte dell’abitudine

Domanda: c’è qualche legame tra l’abitudine e l’influenza dell’ambiente sulla persona?

Risposta: L’ambiente ha un impatto enorme sulla persona.

Domanda: quale funziona meglio, l’ambiente o l’abitudine?

Risposta: L’ambiente è più forte. Può cambiare le nostre abitudini dato che ci sono così tante qualità in una persona con le quali puoi giocare: l’odio, l’amore, l’onore, e soprattutto la vergogna.  Quindi l’influenza esterna dell’ambiente è un mezzo che cambia la persona.

Sotto l’influenza dell’ambiente una persona può fare tutto velocemente e correttamente.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Spiritual States” 6/25/21

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Lo scopo della nostra vita

Domanda: In che modo lo scopo di una persona è connesso con il lavoro della sua vita?

Risposta: Di principio, una persona dovrebbe capire che non ha nulla a che fare nella vita se non esistere normalmente, ma nel senso molto quotidiano della parola. Cioè, tutto il suo lavoro dovrebbe essere quello di dotarsi di tutto ciò che è necessario, precisamente ciò che è necessario.

E tutto il resto, tutta la sua forza, conoscenza, e opportunità, dà per creare rapidamente la giusta connessione con altre persone e raggiungere il livello del Creatore, cioè, l’interconnessione completa. In questa connessione integrale, ci troviamo ad esistere in una forma completamente diversa, ad un livello diverso in una matrice diversa. Questo è lo scopo della vita.

Come risultato del nostro sviluppo terreno siamo giunti a uno stato che ci spinge al livello successivo dell’esistenza.

 

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Dalla trasmissione di  KabTV “Videoconference”

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E’ ora di rinnovare il nostro pensiero sui figli

Secondo un saggio pubblicato il 20 luglio 2021, nel Journal of Adolescence, negli ultimi anni c’è stato un incremento notevole nella solitudine scolastica tra gli adolescenti. Il saggio, intitolato: “L’aumento mondiale della solitudine adolescenziale”, scritto dall’ acclamato Prof. di psicologia Jean M. Twenge e altri ricercatori, giunge alla conclusione che tra il 2012 e il 2018, “la solitudine negli adolescenti è aumentata…in 36 paesi su 37.  In tutto il mondo, quasi il doppio degli adolescenti nel 2018 hanno manifestato  segni di solitudine, rispetto al 2000, con l’aumento più significativo dopo il 2012”. Tuttavia, i ricercatori aggiungono che “anche con l’incremento recente…la maggior parte degli studenti non hanno segnalato livelli alti di solitudine”.

Quindi gli adolescenti si sentono soli, o no?  Credo che il problema non sia che si sentano soli, ma che noi non comprendiamo ciò che pensano o provano e perciò spesso attribuiamo a loro stati emotivi che non stanno vivendo, dato che pensiamo che siano come noi, ma non è così. 

Gli adolescenti di oggi sono più intelligenti, più sensibili, e più comprensivi di quanto pensiamo. Guardano noi,  ciò che abbiamo (o non abbiamo) realizzato,  le conseguenze delle nostre azioni e traggono le proprie conclusioni. Non sono impressionati come  eravamo noi, da titoli accademici, da viaggi, o dall’accumulare ricchezze e beni materiali. Ogni cosa è accessibile, basta premere un tasto sul cellulare e non hanno la voglia  che avevamo noi di conquistare, di essere “qualcuno”. Vedono quanto ci ha reso “felici” e che mondo abbiamo costruito grazie ad essa. 

Quando guardo i miei nipoti, non mi sembra che soffrano. È una nuova generazione con un carattere diverso. Fanno domande pragmatiche, vogliono sapere cosa otterranno da tutto ciò che fanno e quando non ottengono risposte soddisfacenti, ordinano una pizza a domicilio e stanno a casa con le loro app e i loro giochi sui social media. Nel migliore dei casi, potrebbero invitare un amico o due, ma spesso comunicano con gli amici solo sui social media.

Eppure, il fatto che siano soli non significa che si sentano soli. Alcuni sono soli e altri no, proprio come lo eravamo noi. Per loro stare da soli per molte ore non significa sentirsi soli. Quando noi volevamo socializzare, andavamo fuori. Quando loro vogliono socializzare, vanno online. Vivono in un mondo diverso, prima ce ne rendiamo conto e più semplice sarà aiutarli a crescere  al suo interno.  

Dobbiamo sostenerli e prenderci cura di loro, ma dobbiamo anche lasciarli crescere alle loro condizioni e a modo loro. Avranno le loro sfide come le abbiamo avute noi e avranno bisogno del nostro aiuto, ma non dobbiamo forzare la nostra visione del mondo su di loro, poiché ciò impedirà loro di sviluppare la visione del mondo di cui hanno bisogno nella realtà di oggi, dove tutto è mescolato e interconnesso, fisico e virtuale, locale e globale, solo e insieme.

Non intendo dire che non dobbiamo assicurarci che non prendano una strada sbagliata. Tuttavia, non dovremmo nemmeno costringerli a seguire la nostra strada solo perché pensiamo che la nostra strada fosse giusta per noi. Infatti, se era giusto per noi quando siamo cresciuti, certamente non lo è per loro, poiché il mondo in cui siamo cresciuti non esiste più; viviamo in un mondo diverso. Quindi, gli adolescenti di oggi devono trovare una strada loro, e noi dobbiamo aiutarli a trovarla con sicurezza, sapendo di avere un cuscino su cui cadere  se dovesse servire.  

In aggiunta a tutto ciò, io insegnerei loro le basi della saggezza della Kabbalah. La saggezza della Kabbalah è la scienza della  connessione tra le persone, e dunque l’apprendimento delle basi delle connessioni positive tra la gente, può essere molto utile in un mondo iperconnesso. 

Credo che adottando questo approccio attraverseremo l’adolescenza dei nostri figli in maniera più semplice e piacevole.  

La morte inizia quando ci si ritira dal lavoro

Ho 74 anni, e grazie a Dio lavoro ogni giorno. Tutti i giorni insegno la saggezza della Kabbalah dalle tre alle sei del mattino ai miei studenti che si collegano in diretta alle lezioni dai fusi orari di tutto il mondo. Poi esco per una leggera passeggiata ed esercizio fisico, riposo e inizio la seconda parte della giornata: incontri, interviste, riprese televisive e studi dalle fonti originali della Kabbalah.

Israele è conosciuto per essere fra i paesi con l’aspettativa di vita più elevata; la nostra media ha già superato gli ottanta anni. Qui, come in altri paesi, è in corso un dibattito circa l’innalzamento dell’età pensionistica per uomini e donne. Questo è così non solo perché le persone finiscono i soldi o vogliono impegnarsi in progetti diversi, ma anche perché, come dimostrano gli studi, quando una persona smette di lavorare, diventa depressa, sprofonda nella solitudine e comincia a sentirsi senza senso nella vita.

Chi smette di lavorare e pensa che poi inizia la bella vita si sbaglia. Il nostro programma si rilassa e i problemi iniziano dal momento in cui ci svegliamo. Ci si chiede come riempire il tempo fino a mezzogiorno e poi cosa fare dal pomeriggio alla sera. E anche allora, cominciamo a chiederci perché stiamo facendo certe cose automaticamente. Cosa fare domani? E il giorno dopo? Questo stato non è quello di prolungare la vita, è la morte dentro la vita. Il riposo diventa parte della morte.

In base alla mia esperienza personale, sostengo il lavoro per almeno mezza giornata, qualche ora al mattino e non di più. Le persone che vanno in pensione spesso passano attraverso un processo di deterioramento e declino perché siamo costruiti per funzionare nel mondo fino al nostro ultimo giorno e questo è sentito nel mio corpo, nella mia pelle.

Se una persona è già in pensione, allora un mio consiglio è questo: fatti coinvolgere da persone coetanee, questa connessione fa sempre bene. Cerca di rimanere in buona salute, disponibile, giocoso e di incoraggiare gli altri. Non basta sedersi su una panchina con gli amici e parlare: lavorate insieme, pulite l’edificio in cui vivete, lavate la tromba delle scale, tagliate l’erba in giardino, coltivate verdure e coltivate fiori. Questo tipo di attività potrebbe anche essere redditizio e fornire occupazione, ma soprattutto, mantengono la salute del corpo e della mente.

Supponiamo che preferiate altre attività rispetto a quelle appena menzionate. Bene. Lo scopo principale è quello di impegnarsi in azioni che contribuiscano alla comunità, che siano collegate con la cura del benessere degli altri. Questo consiglio per gli anni d’oro è un modo rapido e gratificante per sentirsi pieni di bontà e per trasmettere quel sentimento agli altri. Questa è l’unica prescrizione per gli anziani che li riempirà con l’impegno di prendersi cura di se stessi perché desidereranno più coinvolgimento e lavoro. Essere utili alla società è il modo per sentirsi giovani, vitali e forti.

Le religioni sono la conseguenza dell’occultamento del mondo superiore

Tutte le religioni sono emerse dall’occultamento della Kabbalah.

Una volta, dal tempo di Abramo fino alla distruzione del Secondo Tempio, il popolo di Israele, cioè, un piccolo gruppo di tutta l’umanità, visse secondo i principi cabalistici per padroneggiare il metodo di assimilazione alla legge suprema, e poi per dimostrarlo su se stessi e trasmetterlo a tutta l’umanità.

Questa è la missione della nazione di Israele, che, di principio, non è una nazione, ma un piccolo gruppo di persone che è venuto fuori da Babilonia per padroneggiare la metodologia cabalistica per se stessi e trasmetterla agli altri.

All’inizio, questo gruppo esisteva in stati spirituali: nella dazione e nell’amore reciproci, nella comprensione del mondo superiore, il potere più alto di un’unica legge: il Creatore. Poi, quando cadde da questo livello 2000 anni fa, l’egoismo prese possesso del popolo d’Israele, allora invece della scienza della Kabbalah, sorse la religione; Da esso ebbero origine l’ebraismo, cristianesimo e poi l’islam.

Cioè, tutte e tre le religioni sono il risultato dell’occultamento del mondo superiore che non è nella sua comprensione. Esisteranno finché la legge della globalizzazione, l’integrazione di tutte le persone non si manifesterà pienamente nell’umanità.

Ora, quando comincerà a manifestarsi, le religioni dovranno gradualmente lasciare il palcoscenico mondiale, e al loro posto, la Kabbalah risorgerà come metodo di correzione di una persona e non il suo sostegno morale generale, di cui aveva bisogno durante i 2000 anni di occultamento del vero universo.

 

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Dalla trasmissione di KabTV’ “Close-up.Universal Law” 7/11/2021

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Simchat Torah: La causa della gioia sbloccata

Il fallito intento recente dei legislatori americani progressisti di ridurre l’aiuto della difesa per l’Israele e l’imminente commemorazione dell’ONU del ventesimo anniversario del Convegno antisemita di Durban, sottolineano, ancora una volta, come Israele e gli Ebrei in tutto il mondo siano isolati e criticati.

L’attenzione globale che stiamo ricevendo, per quanto negativa, è la nostra opportunità di essere “una luce per le nazioni”. Quindi, il festeggiamento di Simchat Torah (gioire per la Torah) quest’anno ha un significato speciale. É uno spiraglio per dimostrare al mondo una strada verso la luce che i nostri progenitori scoprirono secoli fa; la strada che volevano condividere con il mondo.

Dobbiamo solo praticare questo semplice metodo di unità tra di noi.  Il nostro esempio è tutto ciò che serve al mondo per potersi rendere conto  che c’è un’alternativa all’odio e al conflitto e che il popolo di Israele ci sta mostrando la strada.

I Giorni Sacri del calendario Ebraico, rappresentano il processo di trasformazione dal nostro essere ricettori a datori. Alla sua conclusione, il giorno di Simchat Torah, festeggiamo il successo di questo cambiamento predestinato.  La festività ci porta a riflettere sul tipo di individui che  siamo e che società siamo diventati.  Anche se scopriamo di non essere puri quanto vorremmo essere, c’è comunque motivo di gioire, poiché il riconoscimento della verità è il primo passo verso il cambiamento.

“Torah” è la parola ebraica per “istruzione” (“Hora’a). E’ scritto: “Ho creato l’inclinazione del male, ho creato la Torah come spezia”. La Torah è la luce che corregge il desiderio, ovvero la forza positiva della natura che ci connette al di sopra del nostro egoismo.  Simchat Torah rappresenta la correzione finale di questo desiderio in cui ci connettiamo senza limiti tra di noi e con la natura.  Questa correzione completa è la ragione della gioia (Simcha).

Il Libro di Zohar (Teruma) scrive che la “Torah è luce, e chi si impegna nella Torah è ricompensato con la luce”.   La luce di cui parla lo Zohar è una forza creatrice che genera ogni cosa che esiste.  Simile allo Zohar, l’ARI scrive nell’Albero della Vita:  “Sappiate che prima che le emanazioni fossero emanate e le creature create, la luce semplice superiore aveva riempito tutta la realtà”. Questa luce, continua l’ARI “ha emanato, creato, formato e fatto tutti i mondi”.

La luce funziona secondo un principio molto semplice: la dazione. Questa qualità di dazione ha creato ogni cosa che ci circonda, l’universo intero con noi al suo interno. Quando studiamo il nostro universo, le galassie, i pianeti, le piante, gli animali, persino noi stessi, stiamo, in realtà, studiando le manifestazioni di questa luce.

Simchat Torah celebra la gioia di chi riesce ad acquisire la qualità della Torah (luce): completa e assoluta benevolenza. “L’inclinazione del cuore dell’uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza,” e “ogni inclinazione dei pensieri del cuore [dell’uomo] era solo il male,” ci dice la Torah nella Genesi.

Quando nasciamo siamo il completo opposto della dazione, della luce.  La maggior parte di noi è soddisfatta, e persino ignara, della sua natura egocentrica.  Ma quando questa natura inizia a danneggiare noi stessi e gli altri, ci obbliga a cercare alternative.  E’ questa la situazione che si sta manifestando nel nostro mondo, oggi.

Nonostante l’apparente difficoltà, c’è una via lastricata e collaudata per realizzare la trasformazione che dobbiamo intraprendere. Non puoi dare nel modo necessario quando sei da solo, hai bisogno di persone che la pensano come te con le quali puoi “esercitarti” a dare.  Attraverso queste esercitazioni, insieme, si crea una società sostenibile e prospera di datori che ha acquisito la qualità benevole della luce.

La necessità di diventare datori per poter stabilire un società fiorente è l’impulso dietro l’antica enfasi ebraica dell’amore per gli altri.  “Ama il prossimo come te stesso”, “come un unico uomo con un unico cuore” e “non fare all’altro ciò che odi” non erano intesi come principi morali, ma come strumenti pratici per creare una società i cui membri hanno acquisito la qualità della dazione o, in altre parole, una società che gioisce con la Torah.

Ci sottomettiamo costantemente alla nostra natura innata e scoppia così l’odio reciproco.  Eppure, anche se forse non ne siamo consapevoli, abbiamo il rimedio per la nostra condizione: esercitarci a dare al di sopra del nostro egoismo, riuscendo così a guarirlo.  Il libro  Maor Vashemesh affermava, duecento anni fa, che “La cosa da cui tutto dipende è l’amore e la fratellanza tra i figli di Israele, perché quando ci sono pace, amore, fratellanza e amicizia tra di loro, possono ricevere la Torah.”

Allora la gioia arriva realmente, com’è scritto: “la gioia è un riflesso delle buone azioni di dazione”.

Questo è perché la Torah è la forza che è pronta a correggere l’odio e la separazione tra di noi e trasformarli in connessione e amore, che è la scoperta detta “Simchah” (gioia).  Con essa la persona sente al suo interno l’intero vasto sistema che la circonda, e conquista una vita eterna, intera e felice.

La natura umana: spiare e origliare

Domanda: C’è una frase: “Ciò che è impossibile osservare apertamente, una persona lo osserva in segreto.” Con lo sviluppo di internet la linea tra l’osservare e spiare è stata completamente annullata. Ciò che è sempre stato nascosto è aperto e accessibile a tutti.

In accordo a studi recenti, ciò è definito come l’esperienza di certe emozioni stimolanti che provocano lo sviluppo di una persona. Cioè, lui riceve la forza che lo fa spingere oltre.

Perché alle persone piace spiare gli altri?

Risposta: Perché allo stesso tempo una persona, innanzitutto si considera al di sopra degli altri. Questo è il primo istinto: loro non mi vedono, ma io li vedo. Sono più di tendenza di loro e questa è la cosa più importante. Secondo, forse gli dà l’opportunità di comandarli o difendersi in qualche modo da loro etc.

Ma in generale spiare è un grande aiuto per il nostro egoismo, che espande l’ego e ci fa sentire come sovrani, maestri, che padroneggiano le circostanze.

Domanda: Il sentimento di questo potere è buono o cattivo?

Risposta: Non è né buono né cattivo. Questo ci deve portare a rivalutare i nostri valori così che capiamo che tutto il nostro egoismo, tutti i nostri desideri di essere migliori, più forti e più intelligenti degli altri sono sbagliati. Dopotutto, alla fine rispetto alla natura agiamo come un insieme unico – l’umanità.

Per posizionare noi stessi correttamente, dobbiamo unirci tra di noi. E poi saremo capaci di gestire correttamente il nostro stesso destino, la natura e il mondo. Unendoci abbassiamo il nostro egoismo e innalziamo il nostro altruismo. Così possiamo davvero innalzarci al di sopra della nostra natura egoistica e non abuseremo della possibilità di spiare e origliare.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Kabbalah Express” 16/2/21

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