Invito alla nuova realtà

Domanda: da dove arriva la sensazione di vuoto interiore in una persona?

Risposta: Il desiderio cresce costantemente dentro di noi. Deve crescere fino al punto in cui si esige la luce, perdipiù, in misura che eccede questo mondo. Poi, involontariamente, si dovrà uscire dalla rete in cui viviamo e innalzarsi alla dimensione successiva.

Questo invito al livello successivo esiste già nella persona e quindi essa sente il vuoto.

Sta giocando al gioco della vita, la sensazione che non esiste nulla con cui riempirsi. “Per ora vivrò in questo modo. Cosa posso fare? La mia vita semplicemente terminerà così? Ma non c’è nulla che brilla dietro di essa. Ma almeno per ora mi terrò occupato giocando e in qualche modo passando il tempo”. Una persona ha l’istinto di auto-protezione.

Ma in essenza, la fame spirituale la sta risucchiando e la chiama a raggiungere qualcosa di più elevato. Questo desiderio si sviluppa per il prossimo livello, verso una porzione di luce più ampia, in altre parole, verso una nuova vita.

Domanda: questo significa che non abbiamo la libertà di scelta nella nostra esistenza?

Risposta: La libertà di scelta è solo nell’accelerare il nostro sviluppo. E possiamo accelerarlo soltanto con l’aiuto di un certo ambiente.

Quando creiamo un ambiente tale intorno a noi, libri, maestro e amici, possiamo elevare il nostro desiderio, indirizzarlo, formarlo, ingrandirlo e dirigerlo verso lo scopo. Allora usciremo dal nostro mondo e ci eleveremo alla dimensione successiva più velocemente.

 

[298571]

From KabTV’s “Close-Up. Does the Creator Exist?” 5/9/11

Materiale correlato:
La Kabbalah: il dono della connessione con la forza superiore
L’opportunità di entrare nei mondi superiori
Vivere in una falsa realtà

La domanda del secolo

Commento: Dicono che presumibilmente, esiste un’energia intorno a noi che ci nutre, e grazie a questo, potremmo anche sopravvivere senza il cibo.

La mia risposta: Una persona può, certamente ricevere nutrimento in questo modo. Che differenza fa?  Ma che cosa gli dà, e a cosa porta?

In ogni modo, mi sono stati dati un certo numero di anni per realizzare la mia apparenza sulla Terra, per identificarla efficacemente.  Più avanti avrò altre funzioni in altri stati. Ma lo stato in cui mi manifesto qui, in questo segmento della mia esistenza, è così.  Quindi devo pensare a un modo per realizzarlo in maniera efficace.

Come posso farlo?  Solo quando capisco l’intera catena della mia esistenza in cui la mia vita corporea è un piccolo frammento, un singolo collegamento.  Devo realizzare questo collegamento in modo efficace, e poi sarò in accordo con ciò con cui termino la mia realizzazione.

Oggigiorno, alle persone manca questa meta.  Non sanno cosa fare. Sembra che si viva, ma per cosa si vive?  Una volta bisognava lottare per un piatto di minestra, per una posizione nella società, e così via.  C’erano obiettivi di ogni genere, sia reali che immaginari.

Oggigiorno non esiste nulla del genere.  Non importa quali stracci indossiamo oggi.  Non dice nulla della persona, a parte dei politici con la cravatta.  Oggigiorno non devo preoccuparmi del cibo, in qualche modo lo troverò da qualche parte.

Non c’è bisogno di imparare. Che cosa mi darà? Continueranno a esistere tanti disoccupati. Musica, letteratura, danza, opera, arte, tutto questo è diminuito e sta scomparendo.  A chi serve? Chi è interessato?

La maggior parte delle persone ha viaggiato  per mezzo mondo.  Quali cose interessanti possono aspettarsi dal resto della vita? Quindi, ci si annoia. Non c’è uno scopo nella vita.  Sembra che ci siamo sviluppati così tanto da poter coprire il mondo intero; navighiamo su internet, possiamo fare qualsiasi cosa.

Eppure, alla fine non abbiamo nulla.  Sembra che non ci sia nulla per cui vivere  Droghe, una sensazione di oblio…

Cosa si può fare?  Quindi la domanda “perché si vive?” è un’enorme domanda dolorosa.

 

[298807]

From KabTV’s “I Got a Call. Energy around us” 5/28/14

Materiale correlato:
Come ottenere una risposta alla domanda sul significato della vita?
C’è un senso della vita, nella vita stessa?
Il senso della vita sta nell’impararne il significato

Che cosa ci rende gentili?

Gli eventi degli ultimi mesi, e in effetti, degli ultimi anni, ci insegnano una lezione molto importante: se vogliamo sopravvivere, dobbiamo imparare dalla natura, dato che se seguiamo le nostre idee, continueremo la marcia della follia fino a quando non avremo distrutto la civiltà umana e il nostro pianeta. Quando osserviamo la natura, c’è una legge che intreccia tutte le sue parti in un arazzo perfetto: l’equilibrio e la collaborazione. Questa legge è esattamente ciò che noi umani non rispettiamo nella nostra società. Invece dell’equilibrio, cerchiamo di emergere a spese degli altri e scambiamo la collaborazione con lo sfruttamento. Se continuiamo così, ci stiamo avviando all’estinzione.

Non sto dicendo che dobbiamo amare l’altro e neppure prenderci cura di lui, fin da subito. Tuttavia, dobbiamo conoscere le leggi della natura e cosa succede quando le infrangiamo. Poiché attualmente agiamo contro la legge dell’equilibrio e della collaborazione, dobbiamo anche conoscere le conseguenze, la punizione, se volete, per averla infranta.

Stiamo già sentendo alcune delle conseguenze della nostra ignoranza e vanità. La scarsità di cibo si sta aggravando in tutto il mondo e la fame è diventata un pericolo reale in luoghi che non la conoscevano da secoli. Anche la scarsità di gas sta ostacolando la produzione e causando insicurezza energetica nei Paesi occidentali, leader dell’OCSE, e l’atmosfera generale è quella di giorni difficili in arrivo.

In effetti, è solo l’inizio. Secondo gli esperti, ci aspettano anni di privazioni e scarsità.

Ma non c’è una vera ragione per questo. Nessun disastro naturale ha ostacolato la capacità dell’umanità di produrre cibo in abbondanza o gas e petrolio in abbondanza. Siamo noi umani a infliggere queste carenze al solo scopo di schiacciarci l’un l’altro. Nulla guida le nostre mosse se non l’odio, e l’odio distrugge tutto, compreso, in ultima analisi, l’odiatore.

Poiché tutto ciò che facciamo nasce dalla motivazione di sconfiggere e vincere gli altri, nulla di ciò che facciamo ha successo. Quando uno sforzo fallisce, passiamo a un altro, ma anch’esso è destinato a fallire per lo stesso identico motivo: le nostre cattive intenzioni nei confronti degli altri.

Come, allora, possiamo cambiare la nostra natura? Cosa ci può rendere premurosi nei confronti dell’altro? Per farlo, dobbiamo prima riconoscere la verità sulla nostra natura e poi possiamo iniziare a coltivarne una nuova dentro di noi. Quello che tutti gli altri esseri fanno istintivamente, seguire la legge dell’equilibrio e della collaborazione, noi possiamo realizzarlo solo se lo scegliamo consapevolmente. Il modo per farlo è rendersi conto che siamo fatti intrinsecamente in modo opposto a questa legge, quindi esaminare attentamente ogni singolo aspetto della nostra vita e adattarlo in modo che funzioni secondo questa legge.

Può sembrare ingiusto che solo gli esseri umani debbano imparare questa legge in modo difficile, ma alla fine del processo c’è una grande ricompensa.

Quando impariamo a conoscere la natura umana e quella del resto della realtà, iniziamo a confrontarle. Di conseguenza, impariamo gradualmente a dare valore alla legge dell’equilibrio e della collaborazione. Capiamo molto più a fondo di qualsiasi essere, poiché abbiamo qualcosa con cui confrontarla, un’immagine negativa della legge e le sue conseguenze palpabili. Quando iniziamo ad agire secondo la legge dell’equilibrio e della collaborazione, è perché abbiamo scelto consapevolmente di farlo dopo aver conosciuto la nostra natura e aver scelto di evitarla per adottarne una nuova, più inclusiva e cooperativa.

Per noi, quindi, imparare a prenderci cura degli altri non è un processo istintivo, ma un processo profondo di acquisizione di consapevolezza e di scelta della cura e della connessione rispetto all’alienazione e allo sfruttamento, a ogni passo. Questo è il vero vantaggio dell’uomo sulla bestia: il dono della consapevolezza. Tuttavia, lo guadagniamo solo dopo aver scelto l’equilibrio rispetto alla superiorità e la collaborazione rispetto allo sfruttamento.

Il doloroso processo che l’umanità sta attraversando ci porterà alla fine a compiere questa scelta. In ogni caso, la consapevolezza può abbreviare il processo e renderlo molto più facile e veloce. Quanto prima capiremo che tutti i nostri problemi derivano dalla cattiveria e dalla crudeltà reciproca, tanto prima apriremo gli occhi e ci renderemo conto che esiste un’altra opzione. Prima sceglieremo l’opzione dell’equilibrio e della collaborazione, prima finiranno i nostri problemi e inizierà la pace.

Didascalia della foto:
9 maggio 2022. Orlando, Florida, Stati Uniti. Il latte artificiale è esposto su uno scaffale di una farmacia Walgreens. I negozi di tutti gli Stati Uniti hanno avuto difficoltà a rifornirsi di latte artificiale, tanto che alcune catene, come Walgreens e CVS, hanno limitato gli acquisti dei clienti. Sebbene i produttori dichiarino di produrre a pieno regime, la produzione non è ancora sufficiente a soddisfare l’attuale domanda causata dai problemi della catena di approvvigionamento e dai richiami dei prodotti. (Foto di Paul Hennessy/NurPhoto) Reuters

Quando i robot ci toglieranno il lavoro

 

Cosa faremo quando i robot avranno preso il nostro posto di lavoro?  In molte aree del mercato lavorativo, questo sta già accadendo. Dalle cassiere agli avvocati, le macchine computerizzate stanno sostituendo gli esseri umani a un ritmo allarmante che non fa che accelerare. Non passerà molto tempo prima che i robot prendano il posto dei lavori agricoli, delle consegne, della maggior parte dei lavori di produzione e dei lavoratori del settore alberghiero. Le macchine sostituiranno anche i cassieri delle banche e il personale dei call center, oltre a molti altri lavori che sono già stati ampiamente automatizzati.

Tuttavia, c’è un settore in cui saranno necessarie sempre più persone e i computer non prenderanno mai il loro posto: l’istruzione. Per istruzione non intendo l’apprendimento.  Le macchine possono insegnare tutto, dalla matematica alla storia. Però le macchine non possono educarci nel modo più profondo del termine. Le macchine non possono trasformare un bambino in un adulto sicuro di sé e socialmente positivo. Questo è un compito che spetta esclusivamente agli educatori.

Nel mondo di oggi, tutto è connesso. Non è solo Internet a connetterci. Ogni prodotto sul pianeta è prodotto in più paesi; il cibo che mangiamo è coltivato e prodotto in più paesi; l’energia che usiamo per riscaldarci, cucinare e guidare è prodotta o pompata in paesi diversi da quelli in cui viene usata principalmente. Se non fosse per i nostri legami reciproci, a tutti i livelli, da quello più personale a quello internazionale, non potremmo sopravvivere.

Tuttavia, se da un lato siamo diventati totalmente connessi e dipendenti gli uni dagli altri, dall’altro siamo anche diventati intensamente ostili gli uni verso gli altri. Le recenti sparatorie di massa negli Stati Uniti e la guerra tra Russia e Ucraina sono esempi lampanti dell’inimicizia che le persone e le nazioni provano l’una verso l’altra.

Comunque, non è solo a livello impersonale, ma anche tra fratelli, coniugi, amici e colleghi di lavoro. La sfiducia è ovunque e dove non c’è fiducia non possono esistere comunità forti o famiglie felici. Dove non ci sono comunità forti o famiglie felici, non ci sono persone felici. Di conseguenza, l’intera società si sta sgretolando e nessuna tecnologia può fermarla.

Poiché i computer non possono insegnare alle persone a fidarsi l’una dell’altra o a prendersi cura l’una dell’altra, il lavoro più richiesto in futuro sarà quello degli educatori: persone che insegnano ad altre persone a diventare individui attenti, che si sforzano di mantenere una società basata sulla responsabilità reciproca piuttosto che sull’isolamento e sul sospetto.

Una società di questo tipo non sarà meno vitale o energica della società ipercompetitiva di oggi. Tuttavia, le persone non competeranno per sconfiggersi a vicenda, ma per essere quelle che contribuiscono maggiormente all’unione e alla connessione tra le persone.

Ci saranno riconoscimenti ed onori, ma non saranno dati a quelli le cui azioni egoistiche danneggiano gli altri nel percorso, ma a quelli che aiuteranno gli altri a crescere attraverso il loro lavoro. I successi individuali non solo si moltiplicheranno, ma la società li incoraggerà perché faranno progredire l’intera società e non andranno a scapito di nessuno.

In una società di questo tipo, le persone sentiranno di poter realizzare i propri sogni e di poter essere chi vogliono, rimanendo al contempo parte di una società vivace e solidale.

L’educazione a questa società richiede sensibilità e comprensione della natura umana. Man mano che sempre più persone abbracceranno questa nuova mentalità, ci sarà un numero sempre maggiore di educatori di questo tipo, che invertiranno lo stato di alienazione che oggi domina le nostre relazioni e contribuiranno a creare una società attenta e inclusiva.

Didascalia foto:
Robot di servizio auto-comunicanti, per esempio per la ristorazione, si possono vedere nello stand del produttore Hyundai alla Hannover Messe 2022.

Verso risultati migliori

Domanda: A volte un individuo sente di aver fatto qualcosa di sbagliato e di aver ricevuto immediatamente una punizione e, viceversa, di aver fatto qualcosa di buono e di aver ricevuto immediatamente un qualche tipo di ricompensa. Ma nella maggior parte dei casi non c’è questo collegamento diretto; è nascosto. Perché non viene mostrato direttamente che c’è una punizione per le cattive azioni?

Risposta: A un uomo non viene mostrato nulla, se non ciò che deve sapere per la sua prossima azione corretta. È così che viene guidato nella vita.

Se non lo capisce e non lo sente, il problema è in lui. In questo caso, nella misura in cui non sente di aver commesso un errore, l’errore stesso lo conduce gradualmente a risultati migliori.

Tutto è organizzato in modo che si possa avanzare per tentativi ed errori.
[298786]

Da “Stati spirituali” di KabTV del 31/5/22

Materiale correlato:
Dalla miseria alla felicità
Esiste la punizione nella Kabbalah?
Il segreto della felicità

La crisi americana del latte in polvere per neonati: spunti di riflessione

L’America sta affrontando una carenza alimentare senza precedenti in uno dei suoi punti più delicati, i neonati. La carenza di latte artificiale negli Stati Uniti ha attivato una legge dell’era della Guerra Fredda per dare priorità e accelerarne la produzione. Inoltre, i voli dell’aeronautica statunitense hanno trasportato tonnellate di alimenti per bambini importati dall’Europa, in quella che viene chiamata “Operazione Fly Formula”. Avrebbe potuto essere una bella storia se non fosse stata così tragica e reale. Tocca un nervo sensibile in modo da poter ricostruire la società come una rete di sicurezza per tutti nel mondo. 

Settimana dopo settimana, genitori e responsabili di minori in America hanno viaggiato per gli stati cercando il latte per neonati solo per trovare forniture scarse o scaffali vuoti.  La carenza in corso di latte in polvere per neonati negli USA è causata dai disagi legati alla pandemia nella catena di distribuzione globale e dalla chiusura dell’impianto più grande di Abbott Nutrition, il fornitore principale del mercato statunitense, per problemi di contaminazione. 

Com’è possibile che una crisi tale possa colpire l’America, così forte? Dopo tutto, non è un Paese in via di sviluppo. È una superpotenza che dovrebbe essere immune da una simile crisi di un bene essenziale.  Ma non si tratta di un episodio isolato. Vedremo presto molti fenomeni simili come conseguenza  delle  molteplici variabili che agiscono sul mondo attuale.

La crisi degli alimenti per bambini negli Stati Uniti ci dimostra che nessun Paese, grande o piccolo, ricco o povero, è immune dall’insicurezza alimentare. Nessuno può garantire la stabilità della fornitura dei bisogni più elementari per tutti, anche per sostenere la vita dei bambini. Questa è la realtà instabile e vulnerabile in cui viviamo oggi; sempre più persone e Paesi saranno colpiti e dimostreranno quanto il mondo sia traballante, come se fosse in bilico su un piede solo.

Dobbiamo aprire gli occhi e vedere che la società umana non è stata costruita come un sistema di sicurezza reciproca con cibo e bambini come preoccupazione primaria. Abbiamo fallito nel pianificare i tempi bui durante i tempi sereni. Se non lo ammettiamo, i nostri problemi di approvvigionamento non potranno che aggravarsi.

Il nostro pianeta maltrattato è in grado di darci ogni cosa, ma non gli diamo la possibilità di fornirci il necessario, compreso cibo per l’anima, a causa delle nostre relazioni umane deteriorate. Roviniamo ogni cosa che tocchiamo con il nostro ego crescente, che ci impedisce di considerare gli altri. 

Lo scopo di questa crisi è quello di scuoterci e farci capire che non abbiamo scelta, che nella scala delle priorità, prima del denaro, del rispetto e dell’istruzione, dobbiamo fare in modo che ogni persona nel mondo riceva un’alimentazione adeguata.

Quindi oltre al latte per neonati, in termini di sicurezza alimentare in generale, possiamo scegliere aree fertili come la Siberia o il Sud America e trasformarle in campi di grano globali che forniscano tutto per tutti. L’unica condizione è che ci sia un reale desiderio di nutrire e beneficiare tutti, senza trasformarlo in un affare personale di qualcuno per un profitto individualistico a spese di chi soffre.

Pirkei Avot (Etica dei Padri) ci insegna: “Se non c’è farina, non c’è Torah”. In effetti, il cibo dovrebbe essere alla base delle nostre preoccupazioni umane. Se non siamo in grado di fornire pane a tutti, non saremo in grado di crescere e di elevare la specie umana a un livello superiore a quello corporeo, a un livello di cura ed equilibrio reciproci.  In uno stato tale, non ci mancherà nulla e potremo garantire un buon futuro ai nostri figli e a tutta la società. 

La libertà di amare

Quando tua figlia o tuo figlio corre per casa, non sente alcuna restrizione o limitazione. Si sente libero.  Non sarebbe meraviglioso essere anche noi così nella vita? 

Sorprendentemente, è possibile.  I tuoi figli si sentono liberi poiché sono avvolti dal tuo amore.  È questo che dà loro la certezza che non gli accadrà nulla e che potranno avventurarsi ovunque vogliano e fare tutto ciò che desiderano. Se qualcosa dovesse andare storto, ci sarete voi a proteggerli dal male.

Con l’avanzare dell’età, incontriamo persone che non sono i nostri genitori e il cui amore per noi non è incondizionato, oppure che sono dei perfetti sconosciuti e potrebbero persino cercare di farci del male. Istintivamente, perdiamo la fiducia e la gioia. Al contrario, subentrano l’esitazione e il sospetto.

Tuttavia, se ci dessimo reciprocamente l’amore che ci veniva dato quando eravamo piccoli, non ci sarebbe motivo di smettere di sentirsi sicuri e felici. In altre parole, se la società desse alle persone lo stesso sentimento di amore che i genitori danno ai loro figli, nessuno si sentirebbe insicuro o diffidente nei confronti degli altri quando si avventura fuori di casa.

Nessun sentimento è più bello dell’amore per un’altra persona. Questo piacere unico è il motivo per cui i genitori amano prendersi cura dei propri figli. L’amore riempie chi ama ancor più di quanto riempia la persona amata. Quando l’amore è reciproco, nessun legame è più forte del legame dell’amore. 

Il nostro senso di libertà dipende dal livello di amore tra di noi.  In maniera particolare ora, che il mondo è diventato completamente interconnesso e interdipendente, è essenziale esserne consapevoli.

Poiché tra noi ci sono così tanti impegni e obblighi, di  alcuni dei quali siamo consapevoli, ma della maggior parte no, comunque esistono, è imperativo costruire relazioni positive tra di noi piuttosto che l’attuale atmosfera di sfiducia e ostilità.

Non è semplice sviluppare l’amore per gli altri. Tuttavia, in sua assenza, non possiamo sentirci liberi.

Nella sua forma più vera, l’amore significa uscire da se stessi, dai propri desideri personali, e cominciare a relazionarsi con i desideri degli altri come i genitori si relazionano con i desideri dei loro figli. Ma quando gli estranei si relazionano in questo modo tra loro, si crea un’intera società i cui membri si danno reciprocamente un senso di completa libertà perché si sentono tutti amati.

In una tale società possiamo realizzare il nostro pieno potenziale.  Quando vogliamo contribuire con le nostre abilità al bene comune, la comunità e tutta la società ci incoraggiano a farlo, e sentiamo sostegno e incoraggiamento illimitato dall’ ambiente circostante.  Questo, a sua volta, aumenta il nostro amore per la società e il nostro desiderio di dare, creando un cerchio di dazione che rafforza ogni membro della società e la società intera. Non c’è limite a ciò che una società di questo tipo può raggiungere.

Lo spirito d’amore non conosce confini. Se lo coltiviamo tra noi, ci sentiremo al sicuro come un bambino nel grembo della madre e liberi come un uccello per tutta la vita.

Il caso dell’invidia

L’invidia ha una reputazione terribile. È stata incolpata di così tanti crimini e atrocità che abbiamo imparato a temerla. Quando emerge dentro di noi, sentiamo una sensazione di bruciore che è difficile da controllare e da contenere. In più, ci porta a volere cose che altrimenti non avremmo mai voluto, né tantomeno desiderato. A causa di questo malessere, e delle ambizioni precarie che l’invidia evoca in noi, l’umanità cerca modi per superarla da molti secoli. 

Sopprimerla o annientarla (ammesso che si possa) equivarrebbe a dire che ci sono cose al mondo che sono superflue o intrinsecamente e incorreggibilmente dannose, e che dovremmo sbarazzarcene. Baal HaSulam, il padre del mio maestro e il più grande Kabbalista del XX secolo, derideva questo approccio; si riferiva cinicamente alle persone che lo sostenevano come “riformatori del mondo”. 

Nel suo saggio “Pace nel mondo” Baal HaSulam scrisse che se fosse per i riformatori del mondo “essi avrebbero di certo ripulito l’uomo completamente, lasciando vivere soltanto ciò che è buono ed utile” ai loro occhi.  Una delle impurità che certamente ripulirebbero sarebbe l’invidia, e questo sarebbe un errore imperdonabile. 

Così come non smettiamo di usare l’elettricità anche se può ucciderci, non dobbiamo sopprimere l’invidia. Così come abbiamo imparato a utilizzare l’elettricità a nostro vantaggio, dovremmo imparare a utilizzare l’invidia a nostro vantaggio.

In parte, lo facciamo già. Le madri spesso rivolgono l’attenzione dei loro figli al successo di altri bambini per spingerli a impegnarsi di più. In questo modo, sfruttano la naturale invidia del bambino. Quando i bambini vedono che la madre apprezza un’altra persona, la invidiano e li spingono a migliorare per ottenere anche loro l’apprezzamento della madre.

L’invidia non è una sensazione piacevole, ma le sensazioni piacevoli non ci aiutano a crescere.  Anche la necessità non è una sensazione piacevole, eppure si tratta della madre delle invenzioni, è il motore dello sviluppo e del progresso.  Per dirlo francamente, se non fosse per l’invidia, saremmo ancora all’età della pietra. 

Come l’elettricità, se usata correttamente, l’invidia ci costruisce e non distrugge gli altri. Quando la usiamo in questo modo, vedere il successo degli altri ci rende grati, perché è grazie al loro successo che anche noi miglioriamo.

Pertanto, dovremmo sviluppare un approccio maturo all’invidia e ringraziare le persone il cui successo fa avere successo anche a noi. Se riusciamo a farlo, scopriremo che dopo qualche tempo impareremo ad apprezzarle a tal punto da iniziare ad amarle per il dono che ci hanno fatto attraverso l’invidia.

La regina Elisabetta e il regno eterno

“Dichiaro davanti a tutti voi che tutta la mia vita, che sia lunga o breve, sarà dedicata al vostro servizio”. Queste furono le parole di impegno dell’allora principessa Elisabetta prima di diventare regina, e il primo monarca britannico a celebrare  il Giubileo di platino, che lo scorso giugno ha siglato settant’anni di servizio al popolo del Regno Unito.  Le persone possono imparare dal suo esempio a tenere fede alle proprie parole e a ricoprire un ruolo con costante devozione anche quando si è circondati dalle tempeste.

Per sette decenni questa signora minuta ma di forte statura ha governato la Gran Bretagna, contenendo i contrasti tra il desiderio di impero e il moderno multiculturalismo. Ha dato prova di resistenza quando dettagli intimi e imbarazzanti della sua famiglia si sono diffusi sui media di tutto il mondo.

A 96 anni, pur mostrando una certa fragilità fisica, fornisce stabilità al mondo turbolento delle società moderne.  Non conosco nessun altro leader come lei, una donna che riconosce e assume il potere del suo ruolo con impegno senza precedenti, agisce con uno spirito determinato e una forza di volontà impressionanti, sa esattamente come agire per dare al mondo il grado di stabilità di cui ha bisogno.

Riceve ospiti, partecipa a cerimonie, e va persino a caccia in Scozia, non per il suo piacere personale, ma come parte del protocollo reale.  Le faccio i miei complimenti.

Elisabetta II sembra essere l’ultima delle regine. Il tempo fa il suo corso e tutti i discendenti della corona mostrano un vuoto che non si adatta a un trono. Ai veri re o regine non è concesso di agire secondo la loro volontà privata, secondo i desideri e le sensazioni viscerali, ma di agire secondo ciò che è desiderato per il loro ruolo.

Un re è un unico leader che sta a capo e sotto di lui gli altri. Questo schema è radicato nel piano della creazione.  Simile al regno della natura superiore, il regno dei cieli, le dinastie di re sulla terra sono un fattore permanente, stabile e immutabile che scorre come un filo attraverso  le epoche e le generazioni. Un regno è come un ramo materiale che spunta da una radice spirituale. Proprio come la gerarchia prevale in natura, una monarchia reale può essere una forma adatta di governo nella società umana.  

Per diversi secoli nella storia dell’umanità c’è stato un legame così stretto e visibile tra il popolo e il re del mondo. È stata la dinastia della Casa di Davide a operare a Gerusalemme fino alla distruzione del Tempio, un episodio passeggero che si è concluso circa duemila anni fa. Il popolo d’Israele non è fondamentalmente fatto per esistere sotto una casa reale. Per natura, disprezziamo chiunque salti e voglia essere più grande degli altri. Il resto delle nazioni è disposto ad arrendersi a chi tra loro sa come guidarle. Per Israele, questo non è appropriato e non accadrà. Fin dall’inizio eravamo destinati a esistere nell’uguaglianza, a inchinarci solo al potere supremo della natura e non a un re in carne e ossa.

Avremo successo come nazione solo se ci uniremo con un unico cuore e di conseguenza riveleremo la forza nascosta della natura. Allora questa forza ci governerà veramente e ci purificherà dalla nostra natura egoistica. Dovremmo farlo non solo per il bene del nostro futuro, ma per dimostrare al mondo il tipo di connessione di cuore che deve essere raggiunta affinché tutti noi, allo stesso modo, ci aggrappiamo a Lui, l’eterno Re del mondo.

Ridefinire il consumo eccessivo

L’ultimo Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha dichiarato che l’ambiente è quasi al punto di non ritorno. Avverte che se non freniamo la nostra insaziabile fame di potere e ricchezza, ci distruggeremo da soli. A mio avviso, il problema non è che stiamo consumando l’ambiente, ma che ci stiamo “consumando” a vicenda.

Secondo il rapporto IPCC, “è inequivocabile che il cambiamento climatico ha già sconvolto i sistemi umani e naturali”. Inoltre, il rapporto conclude che “Le prove scientifiche cumulative sono inequivocabili: Il cambiamento climatico è una minaccia per il benessere umano e la salute del pianeta. Ogni ulteriore ritardo nell’azione globale anticipata e concertata sull’adattamento e la mitigazione perderà una breve e rapida finestra di opportunità per assicurare un futuro vivibile [sic] e sostenibile per tutti”. Per mitigare il pericolo, l’IPCC suggerisce diversi passi, tra i quali il più importante è la “governance inclusiva”, che inibirà l’atteggiamento “shop ‘til you drop” (acquista fino all’ultima goccia), che ha fatto progredire le economie fino ad oggi, e le renderà più eque e giuste.

A mio avviso, il cuore del problema è il fatto che ci stiamo “consumando” a vicenda, sfruttando e abusando insaziabilmente di altre persone, nazioni e Paesi. La “governance inclusiva” non cambierà il nostro atteggiamento, ma piuttosto un processo approfondito e intenzionale di auto-educazione che ci farà passare dalla cultura “Io! Io! Io!” a un atteggiamento più rispettoso, e quindi sostenibile, nei confronti degli altri. Se riusciremo a raggiungere questo obiettivo, tutto il resto seguirà.

Il consumismo, o il consumo eccessivo per far progredire l’economia, è solo un aspetto del nostro atteggiamento abusivo nei confronti di tutto ciò che non è noi. In altre parole, il nostro problema non è che compriamo troppo o mangiamo troppo o facciamo troppo. Il problema è piuttosto che non ci preoccupiamo della natura, dell’ambiente e, prima di tutto, dell’altro. Questo atteggiamento ci permette di concepire approcci di tale consumismo che si manifestano non solo nel consumo eccessivo, ma nello sfruttamento in tutte le sue sfaccettature.

Pensate alle lotte di potere che i Paesi conducono tra loro, alle guerre che combattono e alla decimazione dei loro nemici percepiti. Pensate a come le persone vengono usate per la schiavitù e gli abusi di ogni tipo possibile, compresi i bambini. Pensate a come impoveriamo liberamente le risorse della natura per arricchirci di più delle persone più ricche.

Facciamo tutto questo non per provvedere a noi stessi e per mantenere uno stile di vita sostenibile e ragionevole. Lo facciamo per diventare più ricchi, più forti e più potenti degli altri. Lo facciamo per sconfiggere gli altri, senza badare a spese. In un certo senso, la nostra aspirazione a “consumarci” l’un l’altro, ad annientare la concorrenza, cioè chiunque non sia io, è il nostro problema.

Se la sradichiamo da noi stessi, risolveremo tutti i nostri problemi. Non consumeremo troppo perché produciamo già il doppio del fabbisogno mondiale. Potremo dimezzare la produzione e lasciare il mondo intero soddisfatto. Non avremo bisogno di lavorare così duramente, non avremo bisogno di manodopera schiavizzata e non avremo inflazione perché non cercheremo di ottenere profitti eccessivi.

Di conseguenza, non avremo bisogno di forze militari così ingenti, poiché non saremo impegnati a sopraffare gli altri o a proteggerci dai tentativi degli altri di sopraffarci. Le risorse che si libereranno una volta che saremo in grado di eliminare virtualmente i bilanci della difesa ci permetteranno di aumentare ulteriormente il nostro standard di vita, di ridurre enormemente le spese e di liberare risorse per migliorare le condizioni di vita delle persone.

Inoltre, lo stile di vita senza stress e l’ambiente ringiovanito miglioreranno enormemente la nostra salute. Questo non solo migliorerà la nostra vita a livello fisico, ma anche le spese sanitarie non dovranno essere così proibitive.

In conclusione, se l’ICPP vuole prevenire le catastrofi climatiche, la comunità internazionale deve avviare un processo educativo mondiale che ci liberi dal narcisismo abusivo che sta distruggendo la nostra psiche, le nostre società e il nostro pianeta. Qualsiasi cosa meno ambiziosa di un tale processo inclusivo (a loro piace questa parola) non raggiungerà i suoi obiettivi.

 

Didascalia della foto:
Migliaia di studenti hanno partecipato allo sciopero delle scuole per il clima il 25 marzo 2022 a New York. Gli studenti hanno tenuto una manifestazione al Brooklyn Borough Hall e hanno marciato sul ponte di Brooklyn fino a Foley Square per richiamare l’attenzione sull’inazione dei funzionari della città e dello Stato nell’affrontare l’attuale emergenza climatica. (Foto di Erik McGregor/Sipa USA)