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Non morire, ma nascere!

Lo Zohar, capitolo Chaiei Sara, p.172: “E lui fece inginocchiare i cammelli fuori dalla città in una fonte d’acqua”.

Fuori dalla città”, significa nel cimitero. “In una fonte d’acqua”, il che precede la resurrezione dei morti nel cimitero.

Questi sono coloro che si sono sforzati nella Torah, poiché cos’è la prima cosa che si domanda ad una persona quando arriva alla tomba?

Se ha stabilito dei tempi di studio per la Torah, così come è scritto, “E la stabilità dei tuoi tempi”. Ed è ancora di più quando lei esce, non è logico che siano resuscitati prima.

Domanda: Come ad una persona, che sta nella tomba, aiuta il fatto che prima studiasse la Torah?

Risposta: Studiava la Torah e grazie a ciò ha ottenuto un tale stato, quando “è morta” nel suo gradino anteriore ed “è entrata nella tomba”, però adesso sta rinascendo e riceve una nuova incarnazione, nasce in un nuovo gradino.

Il desiderio di ricevere piacere era nello stato di embrione (ibur), però quando lo ha terminato, doveva nascere. Per questo il suo stato anteriore viene chiamato la sua “tomba”.

Lo stesso utero, nel quale c’era la sua vita, il suo mondo che ha visto da un limite all’altro e nel quale stava crescendo, adesso diventa la sua tomba.

Il suo desiderio egoista che annulla e con il quale non può più lavorare, deve trasformarsi in un nuovo stato.

Ed è per questo che le chiedono: “Hai studiato la Torah? Avevi il desiderio di farti influenzare dalla luce?

Adesso scoprirai il tuo nuovo stato.
Per questo hai tutti i tuoi sforzi, che hai depositato durante anni di sviluppo spirituale all’interno dell’utero e ora questo utero diventa la tua tomba e da essa nasci con un nuovo desiderio.

E con cosa possiamo arrivare ad un nuovo gradino? Perché non saltiamo questi gradini?

Perché dobbiamo accumulare dei desideri nel gradino anteriore, nei quali potremo capire e rivelare un nuovo gradino.

Un nuovo gradino non discende come qualcosa di fatto. Gli stessi desideri nei quali mi trovavo prima e con i quali lavoravo, adesso si perfezionano e diventano un nuovo gradino

E’ impossibile non odiare il male

Lo Zohar, Capitolo “Ki Tissa (Quando Prendi),”, Paragrafo 50: Non c’è padre così misericordioso verso i Suoi figli quanto il Creatore, come è scritto, “Che nessuna cosa ha fallito di tutte le cose buone.” …Ma dal momento che disse, “Di tutte le cose buone”, e lasciò dietro quelle cattive, significando che Egli lasciò da parte tutte le cose cattive che Egli disse di Israele ed esse non divennero vere, questo è dove le Sue misericordie sono viste. Questo è perché Egli non desidera fare una cosa cattiva.

Il mondo esiste sulla base di due forze; di conseguenza, è impossibile non odiare il male. Il bene è rivelato dal male ed è costruito dentro ad esso. Quindi il problema non è che il male esiste nel mondo, ma il modo in cui noi lo riveliamo.

O il male è rivelato in tutta la sua schifosità e sudiciume, attraverso le peggiori, più crudeli manifestazioni, o ci armiamo con la forza della linea di destra, nel qual caso lo riveliamo con gioia. Noi lo correggiamo e lo trasformiamo immediatamente in bene. In entrambe le maniere, il male deve essere rivelato. Tutto dipende dalle nostre aspirazioni.

Non vale la pena prolungare i dolori del parto per 6000 anni

Lo Zohar, Capitolo “Ki Tisa”, Punto 24) “Come quando la donna incinta è prossima al parto, soffre e si lamenta nella sua trance”, poiché è la natura della donna incinta aspettare nove mesi completi.

Abbiamo bisogno di tempo per sentire il nostro male. Al principio, cominciamo a sentirlo poco a poco, però ciò non significa ancora niente. Ogni stato deve passare attraverso tutte le quattro fasi, fino a che non lo comprendiamo completamente insieme alla sua radice e possiamo decidere che questo non è qualcosa di casuale o temporale, ma che è male dal principio – nella sua stessa radice – e dobbiamo liberarci da esso. Allora avremo la forza che può eliminarlo.

Però c’è un buon numero nel mondo che attraversa solamente uno o due giorni del nono mese, mentre tutti i dolori e le trance della donna incinta vi sono nel nono. Per questo, anche se lei passasse un solo giorno del nono mese, si considera come se tutto il nono fosse passato per lei.

Qui lo Zohar parla della scoperta del male, dell’esilio e della liberazione, e del fatto che non dobbiamo aspettare il culmine dei 6000 anni. Se abbiamo la percezione del fatto che già è cominciato il nono mese di “imbarazzo” e i dolori del parto dell’esodo, significa che possiamo già terminare tutto questo processo della correzione.

Così è Israele: poiché hanno provato il sapore dell’esilio, se si pentono, è come se avessero sperimentato tutte le afflizioni che sono scritte nella Torà, particolarmente se essi hanno sperimentato diversi dolori dall’inizio dell’esilio.

Ossia, la durata dell’esilio non dipende dal tempo. Dipende solo da questo fino al limite dei “nove mesi”. Dobbiamo passare attraverso gli “otto mesi” di questo peso, su questo non c’è dubbio; però quando cominciamo a sentire anche il primo giorno del nono mese, d’ora in avanti tutto dipende già da questa percezione, dalla coscienza del nostro male completo rispetto alla sua radice. Allora, possiamo già uscire dall’esilio, perché “è come se avessero sperimentato tutte le afflizioni”.

C’è un periodo che si chiama i “primi otto mesi”, il tempo della preparazione, il tempo dell’esilio, attraverso il quale dobbiamo passare; e non c’è maniera di evitarlo o ridurlo. È il periodo fino ai tempi dell’ARI, e dall’ARI in avanti comincia già un altro tempo che si può ridurre sempre più. Quanto più avanziamo, più forti si fanno “i dolori del parto” del nostro sviluppo ma possono aver fine molto prima dei 6000 anni.

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Una richiesta


Cari amici,

siamo i pionieri della rivelazione del Libro dello Zohar a tutta l’umanità. Stiamo personalmente perfezionando il metodo per rivelare il Mondo Superiore.

Capisco quanto difficile sia per voi. Per ridurre il nostro cammino ed accelerare la rivelazione, vi chiedo di inviarmi i vostri sentimenti, pensieri, impressioni e conclusioni in relazione allo studio ed alla percezione del Libro dello Zohar e come vi impressiona.

Spero che possiamo ottimizzare i nostri sforzi ed accelerare la rivelazione dello Zohar al mondo.

Il linguaggio creato dalla Natura

Domanda: Perché i Kabbalisti scelsero, per spiegare i loro pensieri agli altri, “il linguaggio dei rami”?

Risposta: Supponiamo che io ho capito la relazione della radice e del ramo nel primo livello, mentre qualcun altro ha potuto capirla in un livello più elevato ed un’altra persona lo ha capito in un altro livello ancora più elevato. In ogni caso il ramo resta un ramo.

Il bambino sa che se collega un cavo ad una presa elettrica, il gioco comincerà a funzionare. Io so che nel collegamento c’è elettricità che arriva a casa tramite i cavi. D’altro canto, la persona con conoscenze ancora più tecniche sa che in qualche luogo, c’è una centrale elettrica ecc … ma parliamo dello stesso processo. Non è così importante che ognuno di noi capisca i dettagli e quanto profondamente veda la radice. Le radici continuano nella stessa direzione verso la fonte superiore, ma il ramo nel nostro mondo, resta un ramo.

Il linguaggio dei rami” è preso dalla realtà, non è necessario inventare altro per esprimere le nozioni spirituali; semplicemente non può realizzarsi. Questo linguaggio è stato creato dalla Natura per noi per utilizzarlo come un mezzo di comunicazione con il Creatore. Mosè, nel libro della Torà, fu il primo ad utilizzare questo linguaggio per descrivere il cammino dell’acquisizione spirituale in tutti i livelli.

Il Libro dello Zohar spiega i commenti di Mosè ed aggiunge il suo linguaggio. Rabbi Shimon passò lungo gli stessi gradini di Mosè, lungo i quali deve passare ogni persona. La sua descrizione di questi gradini ci fornisce spiegazioni aggiuntive della connessione tra una radice ed un ramo. Per questo Il Libro dello Zohar è così efficace ad attrarre la Luce (Ohr Makif) dalla radice fino al ramo (noi).

Baal HaSulam descrisse la connessione tra la radice ed il ramo più dettagliatamente, aggiungendo le definizioni e le spiegazioni cabalistiche della sua connessione attraverso le tre linee.

Tuttavia, tutti questi autori parlano della stessa immagine e delle sue radici; ma ogni cabalista aggiunge la sua descrizione della connessione. Ciò aumenta la forza dell’ascesa spirituale che da il libro e la quantità di Ohr Makif che discende su una persona che lo legge, preparando il cammino del Mondo Superiore.

Che cosa è rivelato nel Libro dello Zohar?


La domanda che ho ricevuto: Che cosa mi viene rivelato mentre leggo lo Zohar?

La mi risposta: Si rivela ciò che sta succedendo nel Livello Superiore. E’ come un bambino piccolo che cresce – vede, capisce, e percepisce il mondo. Osservando la sua condotta e le sue reazioni, si può vedere che ogni giorno egli capisce la vita un po’ di più, acquisisce una maggiore comprensione di ciò che succede e reagisce in modo più consapevole.

Nella realizzazione spirituale, improvvisamente riveliamo delle immagini dentro noi a livello sensoriale come conseguenza della proiezione, sempre dentro di noi, dei ciò che lo Zohar racconta. Il racconto “atterra” nel nostro desiderio e qui lascia un segno, ed allora noi incominciamo a percepire e poi a capire ciò che viene detto, proprio come riveliamo questo mondo quando stiamo crescendo.

La rivelazione spirituale non avviene razionalmente ma a livello di percezione sensoriale; avviene attraverso dei nuovi sensi. E’ realizzata dalla Luce che Corregge, che ci rende capaci di comprendere il Creatore e di essere come Lui.

Questa cosa potrebbe non sembrare seria ed un uomo potrebbe chiedere, “ Come fa ad essere una scienza? Che posto ha la mente? E l’uomo?” Dopo tutto, stiamo solo leggendo un libro, e desideriamo molto esserci dentro, in quella realtà che ci sta venendo decritta. Somiglia a come agisce un bambino, “Lo voglio e basta!” Ma a noi non ci viene chiesto altro se non questo desiderio.

Baal HaSulam scrive nel paragrafo 155 de “Introduzione al Talmud Eser Sefirot”, “Sebbene essi non capiscano ciò che stanno imparando, attraverso l’ardente desiderio di comprendere, essi risvegliano su loro stessi le Luci che circondano le loro anime”. Funziona proprio come per il bambino che vuole conoscere il mondo in cui si trova. Quando noi desideriamo rivelare il mondo spirituale nello stesso modo, esso ci viene immediatamente rivelato.

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La lettura dello Zohar ci eleverà alla percezione ed alla richiesta corretta. Come è possibile?

Da un lato, diciamo che se non mi dirigo esattamente alla fonte della Luce, se non entro in questo raggio di Luce e non mi unisco a tutti gli altri per conseguire il desiderio comune, allora non avremo successo. Questo è corretto, perché questa è la condizione, ma dall’altro lato, mentre studiamo e realizziamo grandi sforzi e passiamo attraverso diversi stati, nel frattempo la Luce agisce e lavora su di noi.

Possiamo accelerare il tempo, “santificarlo”, come è desiderabile. Ciò nonostante, in ogni caso e in ogni stato, anche una donna di casa che si dedica ai suoi lavori domestici o sta lavando i piatti (in ebraico, i piatti sono chiamati anche Kelim) mentre ascolta il canale TV o la trasmissione dello Zohar su internet, sta prestando attenzione ai suoi Kelim spirituali.

Così lavora questo libro. C’è bisogno solo di pazienza, nient’altro!

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La domanda che ho ricevuto: Quando leggiamo lo Zohar dobbiamo seguire il testo come se stessimo facendo un viaggio attraverso noi stessi. Ma non dobbiamo anche sforzarci per chiedere la nostra correzione?

La mia risposta: Lo Zohar stesso ti guida verso la correzione e i pensieri che ti servono. Ti dirà ciò che è bene e ciò che è male in base al tuo specifico stato e ti dirà su cosa tu in particolare devi fare chiarezza.

Il libro stesso di offrirà questo approccio. Da parte nostra, dobbiamo semplicemente essere in grado di aderire ad esso e alla sua corrente, per “navigarci” dentro diligentemente e per andare dove essa ci vuole portare. Dobbiamo lasciare che la nostra mente e il nostro cuore vengano trasportati dolcemente dalla corrente.

Tutto è pre-assegnato, incluso il mio desiderio, il Reshimot in esso, e la Luce che realizza il Reshimot. Comunque ogni cosa dipende dal mio sforzo e dalla mia di volontà di acconsentire che Luce abbia accesso al Reshimot.

Io permetto alla Luce di agire soltanto, ma a parte questo tutto accade senza che io me ne abbia alcuna conoscenza. Io sono solo il testimone di ciò che accade dentro di me. Il mio sforzo si chiama “Avodat HaShem” – il lavoro del Creatore; io sono solo uno che ne prende parte. Il Creatore ha detto a Mosé: “Andiamo dal Faraone ed Io farò tutto e tu vedrai come agisco contro di lui.” Ciò significa che il mio punto nel cuore, il primo Reshimot spirituale, mi porta all’ingresso di un nuovo mondo, di cui io non so nulla. Ed ora, attraverso questo punto nel cuore, sento la spiegazione di questo mondo nuovo. Nella misura in cui apprendo di questo mondo e mi connetto ad esso, nella stessa misura potrò viverci dentro.

Baal HaSulam scrive che proprio come è impossibile per i nostri corpi vivere in questo mondo se non si conoscono le sue leggi, così è impossibile per l’anima vivere nel mondo spirituale senza averne prima ricevuto la necessaria conoscenza. Dunque, adesso stiamo cercando di ricevere questa conoscenza che ci serve. Quando la riceveremo, sentiremo che già esistiamo nel mondo spirituale, perché nella spiritualità, la conoscenza e la percezione sono la stessa cosa.

In questo preciso momento io percepisco solo il mio corpo animato – una realtà illusoria; ma ho anche un punto nel cuore che può potenzialmente percepire il Mondo Superiore. Questo punto che mi è stato dato è una meravigliosa opportunità; ma è la sola cosa che mi è stata data. Io deve sviluppare tutto il resto da solo, questa è la ragione per cui mi è stato dato Il Libro dello Zohar, che mi offre la spiegazione necessaria.
Imparo il Mondo Superiore come un bambino impara a conoscere questo mondo senza sapere nulla. Un bambino non può comprendere il mondo con la sua mente, facendo delle analisi e delle sintesi. Ed io sono nella stessa posizione per ciò che riguarda il mondo spirituale. Imparo a conoscerlo solo aderendo al testo del libro e richiamando la Luce Circostante. Questo genere di studio è il più naturale.

Scopriamo un nuovo mondo nello stesso modo in cui abbiamo scoperto questo mondo quando eravamo dei bambini.

Il Livello Superiore non potrà mai essere raggiunto con la mente, poiché non Lo percepiamo, vediamo e comprendiamo. Quindi, dobbiamo cominciare a percepirlo.

Il Linguaggio della Santità


Lo Zohar , capitolo “I Segreti della Torah”: I fondatori della città e della torre (di Babele) parlavano il linguaggio della santità, che conoscono gli angeli, e non parlavano nessun’ altra lingua.
“Il linguaggio della santità” rappresenta il metro che misura la santità nella scala dei linguaggi – la combinazione corretta e bilanciata della linea di destra e di quella di sinistra. La linea di destra è la dazione, la forza che arriva dall’Alto, e la linea di sinistra è la ricezione, la nostra materia, il desiderio di ricevere piacere.

C’era una sola lingua il tutto il mondo. “Una sola lingua” significa il linguaggio della santità, e poiché essi parlavano la lingua della santità, essi ricevettero l’aiuto degli Angeli per completare la loro costruzione.

Per questo nulla era loro impossibile ed avevano la capacità di compiere ogni cosa volevano fare. Tuttavia, se non avessero parlato il linguaggio della santità, non avrebbero ricevuto l’aiuto degli angeli, e i loro semi (le loro azioni) sarebbero stati impuri – cioè sarebbero durati un istante per annullarsi immediatamente.

Quando troviamo il giusto equilibrio tra queste due linee, raggiungiamo il linguaggio della santità. Quando succede, il nostro linguaggio mostra che tutti i nostri desideri sono per il bene della dazione, e che la linea di destra e quella di sinistra sono in equilibrio. Possiamo allora usare la materia del desiderio di ricevere piacere per costruire la nostra anima, perché adesso possiamo darle la giusta struttura – per il bene della dazione.

Questo è il significato di “costruire la città” – si ha quando la Forza Superiore, gli angeli, sono d’accordo con le nostre azioni e le comprendono. Detta in modo diverso, significa che abbiamo costruito la giusta connessione con il Creatore, la forza della dazione.

In ogni singolo passaggio, usiamo la parte di desiderio che siamo in grado di utilizzare, usando “il linguaggio della santità”- la via di mezzo. Questo è il modo in cui continuiamo ad unirci con il Creatore e raggiungiamo una sempre maggiore somiglianza con Lui.

Siamo noi a creare ogni “mattone” ed “il cemento” che serve per la costruzione, e li usiamo per costruire la via di mezzo, utilizzando il linguaggio della santità. In altre parole, si innalza sempre la costruzione dal basso verso l’alto, per il bene della dazione. Quest’azione si chiama costruire “con l’aiuto degli Angeli Superiori”, le forze della dazione.

La maniera di arrivare al Palazzo del Re

michael-laitman_15Domanda: Perché semplicemente leggiamo lo Zohar? Perché non esaminiamo il significato di ogni parola?

Risposta: Se spiego il significato di ogni parola, come “montagne, notte, oscurità e giorno”, allora penserai che hai scoperto il loro significato e ti rilasserai. Penserai che hai letto e capito una sezione e puoi andartene felice a casa. Tuttavia, non è così che devi sentirti alla fine della lezione.

Devi terminare la lezione dello Zohar sentendo che non hai capito niente, nemmeno una parola. Tutto è chiuso a chiave; il libro parla di un mondo che tu non senti e al quale non appartieni. Hai provato a sentirlo, però non ci sei riuscito e non sai come fare.

Fino a che una persona entra nel mondo spirituale, è incapace di capire che l’unica cosa ad essere importante è il suo desiderio. Quanto alla conoscenza, giocare con le parole e memorizzare la teoria, tutto questo costruisce un sistema artificiale dentro di te, che ti tranquillizza e ti allontana dalla meta.

Il mio grande maestro Rabash, aveva la capacità di fare in modo che una persona se ne andasse a casa sentendosi più vuota di quando era arrivata. Il nostro compito è risvegliare quel desiderio dentro di noi e vedere perfino che i nostri spazi più intorpiditi sentano che il problema radica nella nostra anima, che non sente il suo stato. La nostra anima sente che è nell’oscurità, perché riceve l’illuminazione del successivo stato e non è uguale a questo stato.

Quando sento che non sono capace di percepirlo, significa che devo prendere coscienza del fatto che sono opposto al Livello Superiore. È come se fosse opposto ad una persona dalla quale dipendo totalmente, però lei mi ignora come si fa come una parete. Posso uscire di testa e gridare, però lei resta impenetrabile e non reagisce alle mie suppliche.

In quel momento devo riunire le mie forze e capire che questo è il comportamento del Creatore verso di me, ed è così che Lui si presenta davanti a me, affinché continui a prescindere da tutto. È scritto “Solo quelli che persistono e sono veramente pazienti arrivano al Palazzo del Re”.