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Torah, Porzione Settimanale – 08.10.2010

Il Libro dello Zohar, Porzione Settimanale “Noè”, Brani selezionati
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 08.10.2010

Libro di Shamati, Art. 161 : “ Riguardo al Dono della Torah”
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 652, Lez. 33
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Introduzione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 95, Lezione 40
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Articolo: “La Libertà”, Lezione 1
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Il Gruppo è la Mia Ombra

Il gruppo è la mia copia, la mia ombra, così come io sono l’ombra del Creatore Io ricevo dai miei amici molto di più di quello che do loro. Non dipende da loro o dal loro comportamento, ma solo dalla mia attitudine verso di essi. Questo ambiente è anche il Creatore. E’ l’opportunità che Lui mi ha dato per lavorare con Lui, avendo creato per me un’illusione di qualcosa che esiste al di fuori di me, mentre, in realtà, solo il Creatore esiste al di fuori di me.

Questo è il perchè dobbiamo sempre risvegliare l’ambiente fino a raggiungere lo stato in cui l’ambiente mi influenza, così che io desideri unirmi con esso e attraverso esso unirmi al Creatore. Io non posso raggiungere il Creatore senza l’ambiente, perchè proprio l’ambiente è un mezzo esterno attraverso il quale posso vedere l’immagine del Creatore.

Se non ho il desiderio di unirmi al gruppo, allora non sto mirando allo scopo , al Creatore. Dopotutto chi è il mio vicino? La forza della rottura che è avvenuta nella spiritualità mi ha diviso in due parti, me e il mio vicino. Per quale ragione? E’ perché io possa discernere le mie mancanze al fine di unirmi al Creatore.

Più presto porterò questo ambiente vicino a me, anche se mi appare estraneo, più sarò vicino al Creatore. Sono stato deliberatamente dotato con una duplice percezione così che io possa vedere una parte di me estranea e da odiare.

Questo è il perchè “ama il tuo vicino come te stesso” è la regola principale della Torah. Questa è l’unica cosa che la Luce corregge, non esiste niente altro per la correzione. Se non chiedi per questa correzione, allora tutti i tuoi sforzi saranno invano. Tutto il resto è un inutile grido in una regione selvaggia.

Aspettare la cura dello Zohar

Quando leggo il testo dello Zohar, non è bene che il testo mi nasconda lo scopo della lettura. Verifico costantemente: cosa desidero esattamente nel leggerlo?

In primo luogo, desidero che la lettura del Libro dello Zohar mi riveli la mia malattia, il mio egoismo e dopo mi curi, aiutandomi ad acquisire l’attributo della dazione invece di questo. Voglio acquisire l’unità con gli altri che aspirano allo stesso scopo. Questa si chiama “intenzione prima dello studio”.

Dopo aver preparato l’intenzione o la ragione per la quale leggo il Libro dello Zohar, allora posso cominciare la lettura. Se posso mantenere l’intenzione costantemente, allora posso permettermi anche di ascoltare il testo ed il suo significato.

È simile ad una persona ammalata che si trova in uno stato critico: legge un libro di medicina solo per scoprire la cura. Non le interessa nient’altro! Non la preoccupa lo stile del testo o i dettagli della storia! Cerca solo il rimedio (l’elisir della vita, la Luce)!

Per tanto, la cosa più importante è che dobbiamo avere l’intenzione corretta e dopo possiamo ascoltare i dettagli che ci racconta lo Zohar. Non esiste niente di più importante che ricevere “la cura medica”, perché non riceviamo la vera storia fin quando non entriamo in questo stato noi stessi.

Allora, perché gli autori dello Zohar hanno scritto per noi tutte queste storie? Lo hanno fatto affinché facessimo lo sforzo di mantenere l’intenzione. Solo dopo, nella misura in cui sarà possibile, possiamo permetterci di ascoltare la storia, desiderando rivelarla per mezzo dell’intenzione. Dobbiamo accorgerci che non stiamo vivendo questi stati e non capiamo il testo, ma se desideriamo rivelarlo ed aspirare allo stato interno che si descrive, allora potremo capire il testo e connetterci ad esso.

Il mio primo desiderio è raggiungere la qualità spirituale attraverso l’attitudine corretta verso il Libro dello Zohar. Dopo di che posso prestare attenzione al testo ed assicurarmi di capirlo correttamente. Questo viene chiamato “voler raggiungere ciò che si studia”, come è scritto nel punto 155 dell’Introduzione al Talmud Eser Sefirot.

Il testo dello Zohar è il luogo nel quale io compio il mio lavoro interiore e faccio i discernimenti su dove mi trovo. Prima ho un’intenzione relativa allo scopo e dopo una sensazione relativa al testo.

Dobbiamo sentire le profondità degli strati della realizzazione. Questo viene chiamato “Sforzarsi nella Torà e nei Comandamenti” e “Studiare la Torà”.

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12 Settembre 2010, sullo Zohar).

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 07.10.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 38
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 624, Lez. 32
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 123
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Rav Yehuda Ashlag: “L’ Amore per il Creatore e Amore per gli Esseri Creati ”, Lezione 7
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 06.10.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 25
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 592, Lez. 31
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 125
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Rav Yehuda Ashlag: “L’ Amore per il Creatore e Amore per gli Esseri Creati ”, Lezione 6
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 05.10.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. “Cosa cercare nell’Assemblea degli Amici”
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 567, Lez. 30
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 115
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Rav Yehuda Ashlag: “L’ Amore per il Creatore e Amore per gli Esseri Creati ”, Lezione 5
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Verso la verità attraverso l’inganno

Domanda: Perché i kabbalisti nei loro libri ci confondono intenzionalmente usando parole “terrene” come se ci stessero parlando del nostro mondo materiale?

Risposta: E’ così perché solo attraverso la confusione ci accorgiamo della verità. Senza confusione, non arriveremmo mai a capirlo. I kabbalisti scrivono tanti libri perché abbiamo bisogno di arrivare alla rivelazione dal suo opposto: dal desiderio di ricevere piacere al desiderio di dare.

Esiste un’enorme spaccatura tra questi due tipi di desideri. Crediamo che sia sufficiente modificare “più” in “meno” ma non è così semplice. Tutti i nostri pensieri e desideri sono interconnessi, dovendo avanzare attraverso questa forte perplessità. Qualsiasi “confusione” rappresenta una questione che dobbiamo risolvere. Arrivare a questa questione indica che abbiamo già rivelato la metà o più del cammino.

Di conseguenza, ognuno degli stati che attraversiamo nell’oscurità, in completa debolezza ed impotenza, rappresenta un’assoluta necessità per noi. Non ho idea di come arrivare alla verità senza passare attraverso gli errori e le percezioni ingannevoli, così ripugnanti per i miei sensi e poco chiari per la mia mente. Tuttavia, cresco grazie ad essi od esse. Questo è l’unico modo in cui possiamo combinare “più e meno”, oppure detto in altro modo, il desiderio di dare del Creatore con il desiderio di ricevere della Creatura; cioè attraverso un sistema di esilio, occultamento e completo sconcerto.

Quando mi guardo indietro, vedo che ogni momento del mio cammino è irrevocabile. Se mi sbarazzo anche di un istante, niente mi sarà più chiaro e alla fine non ci sarà la perfezione. Non potrò riconoscerla né rivelarla.

È per questo che tutto quello che ci succede è indispensabile. Era impossibile scrivere lo Zohar in un’altra maniera. Una persona non può progredire se non commette errori. Dobbiamo prendere coscienza di ciò che è contrario alla verità.

Come insegniamo ai nostri figli? Li confondiamo e permettiamo loro di commettere errori affinché imparino da essi e non li commettano nella vita reale. Questa è la differenza tra avanzare attraverso la sofferenza ed attraverso la scienza della Kabbalah.

La mia somiglianza con il Creatore

Quando Malchut vuole assomigliare al Creatore, lo fa attraverso Zeir Anpin (ZA). ZA per lei è un modello. Se vuole assomigliare a ZA è un segnale che può diventare simile a Binà.

Allo stesso modo agiamo noi. Se voglio assomigliare al Creatore, allora devo entrare in un gruppo e diventare una parte integrante di esso, partecipare assieme agli altri, influenzarli e loro in risposta influenzano me. In questo mescolamento, nell’unione tra noi, acquisisco una nuova forma di unione con le altre persone. Allora, questa forma che si veste in me sarà simile al Creatore.

Cioè, se mi vesto del gruppo, come se questo fosse un vestito, allora sarò simile al Creatore.

(Dalla lezione sul libro dello Zohar, del 7 Settembre 2010).

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