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Dalla teoria alla pratica

Domanda: Si sa che se un uomo non diventa egli stesso un padre, non può capire cosa significhi esserlo. Anche i numerosi esempi che ha davanti a sé non possono aiutarlo, fino a quando non assumerà le responsabilità di un padre e sentirà i doveri, la cura e l’amore. Anche gli stati futuri vengono studiati teoricamente, senza capire cosa voglia dire in realtà essere responsabili del livello inferiore….

Risposta: Assolutamente. Però, a noi viene data la possibilità di realizzarlo. Prima di tutto, una persona si annulla davanti all’insegnante, al gruppo, agli studi, al mondo e al Creatore. Restando nel vostro ambiente, verificate fino a che punto siete in grado di avanzare in questa direzione. In questo modo, vi preparerete per un auto-annullamento qualitativamente maggiore.

Domanda: Ma questo non è ancora reale – è un auto-annullamento teorico. Proprio come un uomo ascolta dei consigli sul vivere sano fino a quando la malattia non lo costringe a seguire le indicazioni del dottore.

Risposta: Ecco perché il nostro metodo contiene alcune parti. Il mondo ha un’influenza su di voi; vi unite ad un gruppo che studia con un insegnante attraverso dei libri speciali scritti dai saggi. In questo caso siete influenzati da una gamma di fattori e, inoltre, dovete percepire che la forza superiore è dietro a tutto questo, e che non c’è niente a parte questa forza. E allora, in base a queste manifestazioni, vedrete come annullarvi davanti ad esse.

Inoltre, esse vi spiegano che in realtà il “quadro” esterno è intrecciato con le nostre parti interiori della percezione: dovete unirvi ad una di queste parti e rifiutare le altre.

In una parola, vi viene dato un campo dove lavorare e tutto dipende se lo accetterete oppure no. Non vi potete isolare dagli altri, “Che cos’è un insegnante per me? Tutto è chiaro senza un insegnante. Perché ho bisogno degli amici? Ho la mia testa. Posso capire meglio i libri da solo che con gli altri. Non devo niente al mondo, può bruciare…”

Invece, se sentirete di aver bisogno di tutto questo, che questa è la proiezione della vostra anima, vi dovrete avvicinare a queste parti, includerle in voi stessi in base al principio “Io abito in mezzo al mio popolo“, allora il quadro appare in una luce diversa. In questo modo, aumenterete la vostra sensibilità, andrete verso il cambiamento, e risparmierete un sacco di tempo. Inoltre, il vostro atteggiamento verso il cambiamento si trasformerà; adesso lo desidererete.

Questa è la preparazione, un passaggio obbligatorio prima del passaggio dalla teoria alla pratica.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 11.03.2013, ”Introduzione al Libro dello Zohar”)

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“Perché questa notte è diversa da tutte le altre notti?”

Domanda: La notte del Seder di Pasqua è una notte speciale per il popolo di Israele. Si pensa che durante questa notte questo popolo sia nato e abbia iniziato il suo nuovo cammino. In che modo quindi questa notte dell’esodo dall’Egitto è così unica?

Risposta: La persona comincia a sentire che si trova nell’esilio egiziano, in condizioni di schiavitù dal suo ego, che si chiama Faraone, e che è necessario allontanarsi dal suo dominio, fuggire, ma non ne è capace. Comincia a urlare interiormente, non è più disposto a sopportare una vita come questa. Investe uno sforzo per quanto riguarda il gruppo, l’ambiente, l’insegnante, e i libri. Sente davvero di essere in prigione, nell’oscurità.

Poco a poco sprofonda in uno stato che si chiama “l’oscurità dell’Egitto,” la notte dell’esodo dall’Egitto. Questa notte è assolutamente buia, non gli viene lasciata nessuna speranza, nessuna possibilità nella vita. Non sente di essere pronto a continuare a vivere nel suo ego, dal momento che odia tutti, e non è in grado di relazionarsi bene con nessuno.

Egli si sforza di amare gli amici, di amare l’altro come se stesso, ma vede il contrario, diventa sempre peggio. Il Faraone in lui, il suo ego, diventa più forte e più brutale. Così, alla fine, la persona è distrutta, perché vede che non ha alcuna possibilità di lasciare questa servitù.

Egli passa attraverso stati interiori molto difficili, che in ultima analisi sono ammassati insieme: tutti i suoi tentativi di fuga dal suo ego, di salire sopra di esso, tutte le vittorie dell’ego gli mostrano come fortemente questo Faraone lo tiene dall’interno. Egli si trova veramente nel bel mezzo della lotta tra due forze: da un lato, la persona spinge dal momento che desidera essere libera, e dall’altra parte, l’ego pende sulle sue gambe e non lo lascia fuggire.

Queste due forze, infine, raggiungono la vetta della lotta tra loro, e la persona che si trova tra di loro, si sente nel buio più assoluto. Questo stato è chiamato la notte dell’esodo, le tenebre dell’Egitto. E così all’improvviso sente il richiamo da questo buio: “Devi lasciare! Sei pronto a fare questo! Puoi alzarti e fuggire dal tuo ego, qui ed ora, a mezzanotte, cioè, dallo stato più scuro. Non portare nulla con te nel nuovo stato, ad eccezione di quelle cose di cui hai realmente bisogno per la dazione, per il raggiungimento dell’unione, della connessione e dell’amore “.

In questo caso la persona è pronta a partire e fuggire dal suo ego, vuole elevarsi al di sopra di esso. Questo si chiama la sua nascita spirituale.
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(Da Kab.TV, “Scritti dei Kabbalisti: La Notte del Seder di Pasqua” del 04.03.2013)

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Al cuore non si comanda

Domanda: Vogliamo cambiare la nostra intenzione. Questo significa cambiare i nostri pensieri?

Risposta: Stai distinguendo il pensioro dal desiderio ma nella spiritualità vale il contrario, colleghiamo questi due. Ciò accade per via del fatto che il pensiero è in realtà un risultato del desiderio. In questo mondo la mente opera sui desideri, il cervello influenza il cuore, ma sono separati. Nella spiritualità il desiderio è il cuore e l’intenzione è la mente e questi sono mutulmente collegati.

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(Dalla quarta parte della Lezione quodidiana di Kabbalah del 21.03.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Il mondo intero è in esilio, tutta la Terra è l’Egitto

Per una persona che è già uscita dal suo Egitto interiore la notte del Seder di Pasqua rappresenta una festa in cui subisce ancora una volta gli stessi stati del suo esodo, nello stesso ordine (Seder), e si rallegra per la sua liberazione. Questo lo aiuta a salire al grado successivo, di volta in volta, sempre più in alto.

Per questo motivo, è scritto che in ogni generazione, cioè, in ogni stato, in ogni fase della crescita dell’egoismo, una persona deve vedere se stessa come se fosse appena uscita dall’Egitto. E tutte le correzioni che effettua sul suo egoismo saranno sempre accompagnate dal ricordo dell’esodo dall’Egitto. Solo dopo che una persona supera il suo ego, può eseguire azioni di dazione le quali vengono chiamate comandamenti.

Durante la notte di Pasqua tutti si siedono al tavolo della festa con la propria famiglia leggendo riguardo la libertà e le sofferenze della schiavitù, e, ovviamente, provano un dolore interiore, desiderando la liberazione. Questa festa risveglia di nuovo tutte le domande riguardo la schiavitù e la libertà. Ora, come possiamo ottenere la libertà, arrivare ad una nuova vita, ad un nuovo stato?

Dobbiamo renderci conto che oggi siamo entrati in una nuova era, e se non comprendiamo la nostra missione, come il popolo d’Israele che esce dall’Egitto, non saremo in grado di sopravvivere sia come paese che come popolo. Non saremo in grado di essere ebrei, perché questa è la nostra missione, dobbiamo inviare il messaggio al mondo per raccogliere tutti, insieme a noi, dall’ egoismo generale, grazie al quale ci troviamo nell’attuale situazione di crisi.

Questa crisi si espande sempre di più e volutamente ci spinge in modo che finalmente vogliamo uscirne con il mondo intero. Per questo, dobbiamo dare l’esempio agli altri. Celebrando oggi il Seder di Pasqua nel 2013, io quindi mi preparo per l’esodo e per la libertà che raggiungerò dopo.

Si tratta di una salvezza dall’angelo della morte, il mio egoismo, che mi sta uccidendo. Spero di diventare, per mezzo di questo, la luce per le altre nazioni, così anche loro sapranno come uscire dall’Egitto. Essi vedranno che il nostro ego ci tiene tutti in esilio. Il mondo intero è in esilio, tutta la terra è l’Egitto, e noi dobbiamo elevarci al di sopra di esso.
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(Da Kab.TV, “Scritti dei Kabbalisti: La Notte del Seder di Pasqua” del 04.03.2013)

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Lavorate con gioia

Baal HaSulam, Shamati #53 “La materia della Limitazione”: E questo è il significato di “ogni sofferenza sarà in più”, nel senso che la tristezza arriva ad una persona perché ella vuole le ricchezze. Questo è ciò che vuol dire quando si parla di Israele che giunse per ricevere la Torà dove Mosè lo aveva condotto e cioè ai piedi della montagna, come è scritto, “ed essi stettero alla punto più basso della montagna.”

(Un monte [Ebraico: Har] significa pensieri [Ebraico: Hirhurim]). Mosè li aveva portati sul fondo dei pensieri e della comprensione e della ragione, il livello più basso che ci sia. Solo allora, quando essi accettarono questo stato, accettarono di entrarci senza indecisioni e proteste, e accettarono di restare in questo stato come se avessero il più grande Gadlut, e come se ne fossero felici, questo è il significato di “Servite il Signore con gioia.”

E questo avviene perché durante il Gadlut non ha importanza dire che Egli dà loro il compito di essere nella gioia, poiché durante il Gadlut la gioia viene da sé. Invece, il lavoro nella gioia è dato loro nel periodo di Katnut, di modo che essi abbiano la gioia sebbene sentano il Katnut. E si tratta di un grande lavoro.

Questa è chiamata la parte principale del livello, che è il discernimento di Katnut. Questo discernimento deve essere permanente, ed il Gadlut è soltanto un’aggiunta. Comunque, un uomo dovrebbe desiderare la parte principale, e non le aggiunte.

Un uomo riduce le sue abituali richieste, scendendo piano piano nel “piccolo stato” (Katnut) nel quale egli non chiede nulla per se stesso. Ed egli considera ciò che è necessario per la sua vita ancora più basso perché egli si prende cura di questi bisogni con riluttanza, solo perché deve.

Da questo punto l’uomo incomincia ad entrare nel mondo spirituale. Un’indicazione di questo stato è la gioia. Prima di tutto, un uomo ha bisogno di raggiungere la prima correzione (Tzimtzum Aleph), lo schermo e la Luce Riflessa, l’intenzione di donare, e ha bisogno di avanzare il più che può. E allora, tutto ciò di cui un uomo ha bisogno non è considerato consumo. Questa è la ragione per cui il segno di questo stato è la gioia costante, perché l’uomo non deve preoccuparsi di nulla; egli è immerso nella Luce del Creatore, nel mare della dazione.
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(Dalla Preparazione alla lezione quotidiana di Kabbalah del 05.02.2013)

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Sottigliezze di ricezione allo scopo di dare

Domanda: Come può il desiderio di ricevere lavorare al fine di dare?

Risposta: Si può se si ha l’intenzione con lo scopo di dare. In questo caso si ottiene un desiderio da qualcun altro e questo gli permette di dare.

Keter ha creato il desiderio di ricevere, Hochma. Al termine di questa fase il desiderio sente una scintilla di dazione, ne fa la sua parte principale, e ora vuole solo dare.

Così è stata creata Bina, e le sue prime tre Sefirot (GAR di Bina) sono simili a Keter. Proprio come in Keter, il punto rosso (nel disegno) determina l’essenza di Keter così fa la dazione, determina l’essenza di Bina. Di conseguenza, la creatura diventa simile al Creatore e segue i suoi esempi: Keter ha creato Hochma, così Bina, anche, ha preso la sua metà inferiore, le sette Sefirot inferiori (ZAT di Bina) da Hochma.

La questione è se si sta ricevendo o dando quando la parte inferiore di Bina riceve la Luce di Hochma.

Nel complesso, è circa l’azione del punto stesso, che sente la dazione da questa azione.

La parte superiore di Bina è un desiderio di donare che si rivolge al Creatore: Vuole dare come Lui (↑), e per lo scopo di fare che riceve (↓). La dazione in realtà si trova nel riempimento di sette Sefirot inferiori.

Allo stesso modo una madre nutre il bambino ed è felice per lui, il che significa che è possibile riempire i vasi di ricezione e attraverso ciò, dare.

Domanda: Allora come fanno i vasi di ricevere a trasformarsi a loro volta in vasi di dazione?

Risposta: Dopo che sono “limitati”, essi sono pieni di Luce di Hassadim, questo è già dare al fine di dare, Lishma (nel suo nome). Poi possiamo usarli anche per ricevere al fine di dare. Così diventano vasi di dazione, dal momento che ricevere al fine di dare è pura dazione. Questo è l’unico modo in cui gli esseri creati possono dare.

D’altra parte, dare con lo scopo di dare non significa che sia dazione reale. È solo la preparazione per la dazione effettiva, e questo è il processo di correzione dei vasi.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24.01.2013, Scritti di Rabash)

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Accelerare il tempo

Baal HaSulam, “La Pace”: E oltre ai colpi di cui soffriamo oggi, dobbiamo anche considerare la spada sguainata per il futuro. Deve essere tracciata la giusta conclusione, che la natura alla fine ci sconfiggerà e saremo tutti costretti a unire le mani per seguire le sue Mitzvot con tutta la misura necessaria per noi.

Siamo in una forza chiamata “natura“, la forza della dazione. Noi siamo la seconda forza, la forza di ricezione. In base alla sua dimensione, dobbiamo mantenere l’equilibrio, l’equivalenza della forma con la forza della dazione.

Anche se non conosciamo la forza della dazione, dobbiamo lavorare con l’ambiente. Se in questo mondo mantengo l’equilibrio tra il ricevere e il dare, allora vuol dire che va tutto bene. Se voglio dare all’ambiente più di quanto sia necessario per mantenere l’equilibrio, vuol dire che avanzo nel percorso “io lo affretto”, accelerando il mio sviluppo. Allora la forza del mio ego viene evocata in me, più velocemente che negli altri, ed è come se mi precipitassi in avanti lasciandoli dietro dato che sono attratti dalla forza della dazione. La forza di ricevere crescerà dentro di me, accelerando così l’emergere delle Reshimot (i geni spirituali) in modo che possano essere soddisfatte.

D’altra parte, se io rallento il ritmo dello sviluppo generale del sistema di Malchut, che significa l’ “assemblea di Israele” e l’unione, poi sento la pressione. La Luce superiore evoca le Reshimot frantumate volendo elevarle alla correzione. Se questa catena di Reshimot si sviluppa più velocemente, allora è buono, e se si sviluppa più lentamente, allora percepiamo la Luce come male.

Nel complesso, l’intero sistema è chiamato “questo mondo”. In esso vi è Malchut, l ‘”assemblea di Israele”, cioè coloro che vogliono correggere se stessi e vogliono raggiungere la connessione e anche le “nazioni del mondo.” Qui tutto è incluso in Malchut. Questo si chiama il mondo. Ma per me è difficile lavorare con tutto il mondo e quindi c’è una piccola parte davanti a me, il gruppo, nel quale io compio le mie correzioni.

Il Creatore, la Luce superiore, ha un inizio (0) e una fine (100%). E non abbiamo altra scelta tranne che raggiungere la fine. La domanda è solo come ci si arriva esattamente. Si tratta solo di questo.

Siamo passati attraverso tre fasi della nostra evoluzione: inanimato, vegetale, e animato. Queste fasi sono essenziali e nessuno ha chiesto il nostro consenso.

Ma a partire dal livello del “parlante,” dobbiamo essere coscienti e attraverso il nostro stesso consenso, alziamo una richiesta per la correzione (MAN) e non altrimenti. Ciò significa che la Luce superiore ci farà pressione ogni passo del cammino fino a quando ci rivolgiamo ad essa con la nostra richiesta.

È impossibile avanzare attraverso le sofferenze. Al contrario, esse ci costringono a stare fermi fino a quando non si accumulano e cambiano il nostro atteggiamento verso ciò che sta accadendo. Solo allora saremo pronti a chinare le nostre teste.

In ogni caso, senza la mancanza preliminare, non saremo in grado di attraversare la fase del “parlante” nella nostra evoluzione. Ciò avviene perché questa fase richiede la comprensione e il riconoscimento, che è possibile solo se ho una mancanza per questo. Tuttavia, i livelli di inanimato, vegetale, e animato, io avanzo e mi sviluppo senza alcuna comprensione e riconoscimento.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 08.02.2013, “La Pace”)

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Non sento di essere distante da voi

Baal HaSulam, Lettera 27: Certo che voglio unirmi a voi anima e corpo. Anche se non posso lavorare se non nella spiritualità e nella mia anima, io conosco la vostra anima e posso unirmi ad essa, ma voi non potete lavorare nei vostri cuori, ma solo con il corpo in quanto non conoscete la mia spiritualità per poter unirvi ad essa, e se comprendete questo, capirete anche che io non mi sento affatto distante da voi, ma voi naturalmente avete bisogno di essere vicini al corpo e al luogo, ma è per voi stessi e per il vostro lavoro, e non per il mio lavoro.

Ma io prego il Creatore affinché vi conduca attraverso la via della verità e che sarete salvati dagli ostacoli che troverete lungo la strada e che il Creatore sarà con voi in tutto ciò che fate.

E da parte vostra dovete stare attenti a seguire il percorso che ho preparato per voi, in materia, dei desideri del cuore e della mente e preghiere, e allora il Creatore ci aiuterà certamente e presto saremo uniti nel nostro cuore e nella nostra anima.

Naturalmente, per un kabbalista che è in grado di comprendere lo stato interiore dei propri studenti, le distanze sono prive di significato e non fa nessuna differenza in che mondo si trovi: in un corpo o senza un corpo, lontano da quel mondo o nelle vicinanze. Se tra l’insegnante e gli studenti esiste una connessione, allora nulla può influire. Si scopre che il problema riguarda solo gli studenti, per i quali è difficile cavarsela senza la sensazione fisica dell’altro o dell’insegnante. Quindi l’unica soluzione è, per quanto sia possibile, quella di accelerare l’avanzamento.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.02.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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L’inizio della correzione nelle tre linee

Domanda: Che cosa simboleggia la correzione nelle tre linee?

Risposta: La correzione nelle tre linee è la capacità di differenziare l’influenza della Luce, il desiderio di dare (linea destra), l’influenza del desiderio di ricevere (linea di sinistra), e la capacità di essere in mezzo a loro, per accoppiarle e connetterle tra loro nella linea di mezzo.

Se una persona lavora al di sopra della ragione, al fine di connettere i suoi vasi di ricezione con la forza della dazione che esiste in lui, ciò significa che egli si trova nella linea di mezzo, nel suo punto di mezzo e sta facendo correzioni nelle tre linee.

In questo caso, non usa la sua Malchut reale, ma solo Malchut che sale a Yesod. Significa che esamina i vasi, che saranno nella connessione corretta e la partecipazione di Malchut e Bina. La correzione nelle tre linee è possibile solo dopo la seconda restrizione (Tzimtzum Bet) quando è chiaro che Malchut non è in grado di ricevere alcuna Luce in se stessa, ma solo a condizione che salga al livello di Bina. (Nella spiritualità la salita simboleggia la correzione).

Nel momento in cui Malchut sale a Bina, esse in parte si connettono. Malchut chiarisce quali delle sue qualità può utilizzare per essere in contatto con la Luce, con Keter.

Al fine di essere simile a Keter e dare come Keter, è necessario connettersi con Bina e diventare simile a lei, uguale a Bina. Nel momento in cui Bina si espande da cima a fondo, vuole essere simile a Keter con tutta la profondità della sua grossolanità (Aviut). Una corretta unione tra Malchut e Bina porta Malchut al calcolo nella linea di mezzo.

Non ci può essere una preghiera (MAN) senza la correzione delle tre linee. Tuttavia, il superiore riceve la nostra preghiera la prima volta quando chiediamo il primo contatto e siamo pronti a trasformarci in un feto spirituale che si annulla e si limita completamente. Nel frattempo, non abbiamo la correzione delle tre linee. Successivamente però, iniziamo il periodo dei “tre giorni di assorbimento dello sperma”, in cui vengono create le tre linee: di destra, di sinistra e di mezzo. Da qui in poi inizia lo sviluppo di queste tre linee.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.01.2013, Lo Studio delle dieci Sefirot)

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Quando la compensazione è in ritardo

Sappiamo già che “Israele” si chiama vasi di dazione, Galgalta ve Eynaim (GE), e le “nazioni del mondo” sono i vasi di ricezione, AHP. Di conseguenza, i vasi d’Israele devono correggersi prima e dare la Luce alle nazioni del mondo. Questo compito è stato assegnato dall’Alto a Israele, ossia tutti coloro nel mondo che ottengono il risveglio per mezzo del punto nel cuore (•) – una scintilla di desiderio, che rompe improvvisamente in esso. Inoltre, la categoria di “Israele” comprende i discendenti di immigrati provenienti dall’antica Babilonia che nel passato avevano il punto nel cuore.

Così, “Israele” è un concetto difficile, complesso. E cioè queste persone hanno l’obbligo di correggere se stesse per diventare la “Luce per le nazioni”, in altre parole, per trasferire il metodo, fornire aiuto, e sostenere tutte le altre persone i cui punti nel cuore sono ancora nascosti.

Dopo la rottura delle anime e l’inclusione reciproca, questo punto esiste in tutti, ma nella categoria delle “nazioni del mondo” è ancora in sospeso ed essi non si rivolgono “dritto al Creatore” (Yashar-El) e fare non sentono questa urgenza (↑). È per questo che vi è un legame di transizione Galgalta ve Eynaim, Israele, i vasi di dazione. La loro natura è la stessa di quella della luce (OR), e si può trasmettere alle nazioni del mondo in una forma adeguata, in modo che la gente capisca come e con quali mezzi si possa uscire dalla crisi attuale.

Vi è un punto molto importante. Il Creatore, la Luce circostante (Ohr Makif – O “M), brilla anche su tutti gli uomini. Da questo tutti gli uomini sperimentano il negativo (-), le difficoltà e i problemi. Tuttavia, non si sentono in grado di affrontare questo meno, con questo desiderio inappagato (Hissaron). Essi non ottengono aiuto e sostegno dall’alto. Il positivo non arriva (+?), Non esiste un metodo. È per questo che le nazioni del mondo provano odio verso Israele, a cui danno la colpa per tutte le loro disgrazie.

Stiamo parlando delle leggi e delle forze della natura. Nulla si può fare, esse operano in questo modo. Fino a quando Israele è in grado di bilanciare i desideri delle nazioni che sono stati risvegliati dalla Luce Circostante con la Luce interiore del Creatore, fino a quando il “meno” delle nazioni viene neutralizzato dal “più” da parte di Israele, odieranno sempre Israele e le daranno la colpa; è la loro mancanza di sostegno di cui non sanno di avere bisogno, che è proprio la causa di tutti i loro problemi. Catastrofi naturali, carestie e malattie, tutto ciò verrà attribuito agli ebrei, come è successo molte volte. Tutto questo nasce da uno squilibrio tra queste forze, che dobbiamo bilanciare affinché non ci muoviamo attraverso il negativo, ma attraverso il positivo che fornisce in anticipo il rimedio per la malattia.

In sostanza, tutto ciò ruota intorno a questo schema. Quindi, se succede qualcosa di sbagliato nel mondo, allora quelli che appartengono alla categoria di Israele sono da biasimare perché non portano al mondo la Luce di compensazione, e, di conseguenza, permettono alla forza negativa di uscire.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 28.01.2013, Emergenza)

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