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Sfuggire dalla morsa del tempo

Domanda: Come un kabbalista, che è nel mondo spirituale, sente il tempo?

Risposta: Il tempo non esiste per un kabbalista. Anche per una persona ordinaria il tempo è una percezione condizionata. Il tempo è una percezione nel desiderio egoistico che delinea l’asse del tempo da un punto nel mondo di Ein Soif (Infinito).

Più distante sei dal mondo di Ein Sof, più distante sarai dal punto zero del tempo. Più profondamente affondi nel desiderio di ricevere, meno discenderai giù fino all’ultimo gradino dei mondi e più allungherai il tempo. Questo significa che il numero di azioni che dovrai svolgere al fine di raggiungere il punto di Ein Sof stabilizza il concetto del tempo per te.

Nel tuo corrente stato, tu non fai certi calcoli del numero di azioni che svolgi. Non è chiaro ed è nascosto a te dal momento in cui il vaso e la Luce non operano in te in accordo al tuo desiderio. Se il processo non è in accordo al tuo desiderio, questo ti è celato.

Ma nel momento in cui cominci a gestirtelo da solo, tu capirai che cosa stai facendo e allora tu gestirai il tempo. Questo perché è scritto: ”Israele è al di sopra delle stelle e delle costellazioni,” al di sopra del concetto del tempo e il suo anelare Yashar-Kel (diretto al Creatore).

Allo stesso tempo, comunque, tu non sei in questo stato, ma sotto il dominio del tuo ego e allora non determini il tempo, ma il tempo determina il tuo fato. Quindi, a volte, sembra che i giorni passino rapidamente, come in un momento, e altre volte ogni momento “si attarda” per molto tempo ed è difficile aspettarlo fino alla fine.

Questo viene percepito specialmente durante lo studio. Da notare che alcune volte durante Lo Studio delle Dieci Sefirot tu prendi sonno alla prima parola e ti risvegli all’ultima e ti sembra come un’eternità. Tu vorresti dormire così tanto, il che significa che questo tempo ti è così caro che è molto importante disconnetterti e riposarti anche solo un momento.

La minima distanza che noi teniamo sulla strada è proiettata verso una veramente lunga, a causa del nostro ego e in accordo a quanto ne godi. E’ come Faust quando disse: ”Stop, un momento! Sei così amabile!”

Infatti, un grande ego ferma il tempo, come voleva il Faraone, quindi anche il corpo sarebbe stato eterno e allora lui si faceva imbalsamare.

Quindi fino a che non cominceremo a controllare il nostro desiderio, il tempo ci controllerà decelerando o accelerando. Al fine di elevarci al di sopra del tempo, noi dobbiamo controllare il nostro desiderio di ricevere. Tempo, moto e locazione sono i tre parametri attraverso i quali il desiderio di ricevere ci è rivelato e ci controlla.
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(Da un Discorso sul Lavoro Interiore 30.09.2012)

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La nostra vista ci fa vedere solamente quello che vediamo?

Opinione (Dale Purves, R. Beau Lotto Perché vediamo quello che facciamo in modo ridotto): “La prima edizione di questo libro provocatorio esamina una vasta gamma di prove che portano alla conclusione che il nostro sistema visivo non rivela il mondo fisico da un’analisi delle immagini della retina e la loro rappresentazione dal sistema visivo. Piuttosto, quello che vediamo è basato sulla storia della specie e dell’individuo contesa con l’incertezza intrinseca di stimoli luminosi. Ne consegue che le percezioni visive sono manifestazioni riflessive dei passati successi comportamentali piuttosto che il risultato di un’elaborazione logica degli stimoli presenti.

“Quando gli scettici di Darwin attaccarono la sua teoria dell’evoluzione, si concentrarono spesso sull’occhio. Darwin stesso ha confessato che era ‘assurdo’ proporre che l’occhio umano si è evoluto attraverso la mutazione spontanea e la selezione naturale. Gli scienziati del laboratorio europeo di biologia molecolare (EMBL) ora hanno affrontato la sfida importante di Darwin in uno studio evolutivo, pubblicato sulla rivista Science. […]

“I ricercatori nei laboratori di Detlev Arendt e Jochen Wittbrodt hanno scoperto che le cellule sensibili alla luce dei nostri occhi, i coni e i bastoncelli, sono di origine evolutiva inaspettata – provengono da un’antica popolazione di cellule sensibili alla luce che inizialmente erano situate nel cervello.

“‘ Non è sorprendente il fatto che le cellule degli occhi umani provengono dal cervello. Abbiamo ancora le cellule sensibili alla luce nel nostro cervello oggi che rilevano la luce e influenzano i nostri ritmi di attività quotidiana,’ spiega Wittbrodt. ‘ Molto probabilmente, l’occhio umano ha origine da queste cellule sensibili alla luce nel cervello. Solo più tardi nell’evoluzione queste cellule cerebrali potrebbero essersi ricollocate nell’occhio che ha acquisito la possibilità di dare la visione.'”

Fonte: (http://www.sciencedaily.com/releases/2004/10/041030215105.htm)

Il mio commento: Secondo la Kabbalah, non c’è nulla “intorno” a noi, tutto ciò che vediamo come esistente è un’illusione. Tutto ciò che sentiamo dentro di noi: noi stessi e il mondo intorno a noi. Cambiando noi stessi, le nostre proprietà, che Kabbalah ci permette di fare, possiamo “cambiare il mondo intorno a noi.” Piuttosto, noi iniziamo a sentire la sua relatività, la dipendenza dell’immagine del mondo sulle proprietà di una persona (osservatore). Vedere “Introduzione al libro dello Zohar“.
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Mondi sovrapposti

Un buon ambiente è una persona che influenza un’altra in maniera positiva e cambia lui o lei nella direzione della connessione, l’unità, il miglior stato possibile. Questo è  appena un benessere terreno e animale.

Ma allora dentro la società, una persona immediatamente comincia ad aprire una meravigliosa sorgente di energia che sgorga da là e lo eleva in cima come una fontana di acqua verso il sole.

Immagina che il nostro mondo sia sovrapposto, una copertura di molti mondo, molte possibilità. Noi siamo ancora in un possibile squarcio di loro, e noi possiamo muoverci dentro agli altri. Tutto dipende dal punto di vista dell’osservatore sulla persona.
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(Da un discorso sulla Divulgazione 07.09.2012)

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Sintonizzati sull’onda dell’infinito

Domanda: Visto che la Kabbalah parla del mondo spirituale, questo significa che non riconosce la realtà del nostro corpo materiale?

Risposta: Questi sentimenti che provi adesso sono veri. Se non ci credi prova a darti un pizzicotto, e vedrai che sentirai immediatamente che stai vivendo in un corpo. Comunque, attraverso delle azioni specifiche che ti aiutano a correggere le tue percezioni, puoi sentire la tua esistenza in uno stato completamente differente.

La tua immagine del mondo è molto relativa e dipende dalle tue sensazioni. Addirittura percepisci l’esistenza del tuo corpo attraverso le sensazioni, attraverso il senso del tatto. Questo comprende gli organi interni e tutto quello che tocchi.

Nel complesso possiamo immaginare di essere all’interno di un certo meccanismo sensoriale accordato secondo una certa tonalità, ed allora proviamo ad ampliare questa estensione. Estendiamo la profondità ed i limiti dei nostri sensi per quanto è possibile.

Se fai questo, il tuo mondo cambierà e percepirai te stesso in un modo diverso. Ogni cosa dipende dalle sensazioni e la Kabbalah ci insegna a spostare i sensi verso una modalità illimitata di percezione, che viene chiamato il mondo dell’infinito.

Oggi sei limitato dalla percezione di una realtà limitata. Tu percepisci questo mondo, te stesso al suo interno,e gli altri sette miliardi di persone, gli animali le piante e così via. Questi sono i tuoi limiti.

Inoltre sei, limitato dal fatto che non riesci a vedere le cause, le conseguenze e le forze attive, proprio come un bambino che vede i pezzi di un puzzle e che non riesce a vedere la logica e le interconnessioni tra i pezzi. Gli svaligiatori di banca spruzzano un gas speciale nell’aria per poter vedere i raggi laser dell’allarme.

Anche noi possiamo desiderare di vedere i legami che tirano il mondo spirituale.

Una volta che comprendi queste interconnessioni, sarai capace di fissare la tua vita, almeno all’inizio in questo mondo, ma non è ancora tutto. Il tuo corpo è “disegnato” dai sensi. Cambiali, accordali alla nuova onda, e possibilmente anche il corpo cambierà, prenderà una nuova forma eterna.

Tutto dipende su cosa sono accordati i tuoi sensi. Puoi innalzarli al livello dei loro equivalenti spirituali, che sono chiamati Keter, Hochma, Bina, Zeir Anpin, e Malchut . Allora, invece di lavorare per ricevere, per assorbire, lavoreranno per dare, e diventeranno eterni.

Quindi la percezione della realtà è una cosa importante. C’è un motivo se vogliamo che per prima cosa i bambini diventino familiari con il mondo in cui vivono. Prima di fare l’esperienza della vita lasciamo che prima trovino quel che è pericoloso e quanto invece è di benefico, verso cosa dovrebbero tendere e da cosa stare alla larga. Li poniamo noi nella giusta posizione prima che lo faccia l’ambiente.

Questo mi permette di capire chiaramente come agire. E’ meglio per me rivelare questa vera realtà e posizionarmi correttamente in relazione alle forze che vi operano. Oggi, sono come un neonato che dimena le braccia e le gambe senza la capacità di vedere o sentire nulla, questo è il motivo per cui devo acquisire dei nuovi sensi.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 31.08.2012, “Corpo e Anima”)

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Nello specchio del mio stesso Ego

Domanda: Gli amici nel gruppo mi hanno detto il perché ho bisogno del mio ego. Perché ho bisogno dell’ego che sento fuori nelle strade?

Risposta: Questa è parte della tua anima! Malchut, l’anima, o l’umanità chiamala come vuoi, tutte sono realmente te stesso. Quindi, chi sono tutti gli altri? Loro sono parti di te, riguardano solo te.

Questo significa che questa è una struttura multi-strato di sette miliardi dove tutte le anime individuali si connettono, e invece di un piano, il risultato è una sfera. Conseguentemente, un cinico, con attitudine irrispettosa verso chiunque in questo mondo, si oppone seriamente al tuo avanzamento spirituale.

Infatti, tu devi raggiungere uno stato dove percepisci tutte le persone nel mondo, quelle totalmente negative e quelle positive, le più vicine, come parti inseparabili di te stesso. Loro in realtà non sono nessuno. Per quanto ti riguarda, loro sono marionette, e operano solo al fine di provvedere al migliore scenario per farti arrivare più vicino al Creatore.

Domanda: Io non sopporto il mio ego. Non ho scelta; è una parte insita in me, ma non posso scappare dall’ego altrui o condurre gli altri altrove?

Risposta: Dove vedi l’ego altrui? Se lo puoi sentire all’interno del tuo ego, come ti senti realmente? E’ il tuo stesso ego. Sembra che il mondo sia diviso in una moltitudine di persone ma, ancora adesso, tu stai parlando con te stesso.
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(Dal Congresso di Kharkov “Uniting to Ascend” 17.08.2012, Lezione 2)

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Tutto inizia con la gratitudine

È saputo dalla scienza della Kabbalah che ci troviamo in uno stato costante. Cambia unicamente la nostra sensazione, la nostra percezione di questo stato.

Come possiamo migliorare questa sensazione? Se io aggiungessi la sensazione dei miei amici alla sensazione che ho sentito oggi – cioè, al punto nel cuore, se io collego il mio cuore al loro cuore – questo basterà affinché io inizi a sentire il vero stato nel quale mi trovo.

Come colleghiamo i nostri cuori? I nostri tentativi non portano da nessuna parte. Noi indirizziamo questa richiesta al Creatore, alla Luce. Io cerco ripetutamente, ma funziona poco.

Perché? Perché la nostra attitudine verso questo è egoistica. Vogliamo ricevere tutto il tempo, per incrementare la nostra sensazione nel mondo in cui siamo, ma ne possiamo vedere solo un piccolo e debole frammento.

Dovremmo venire con un’attitudine diversa. Con la corretta attitudine verso la connessione tra di noi, alla sensazione del mondo superiore, basato sulla proprietà della gratitudine.

Gratitudine! Ogni azione umana, non importa quale, dovrebbe iniziare con questo. È detto che, anche se una spada tagliente si sollevasse sopra la vostra testa, anche così dovete ringraziare e sperare fermamente che sia solo per il meglio, perciò la Luce lavora in voi in modo che precisamente le condizioni critiche vi mettano nella giusta posizione verso il governo superiore.
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(Tratto dal workshop 7 del Congresso di Kharkov, 19.08.2012)

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La scienza di nascere dentro la Luce

Baal HaSulam, Lettera No. 13: “…Questo venne su di voi a causa della vostra negligenza riguardo la mia richiesta di sforzarsi verso l’amore degli amici, perché vi ho spiegato in tutte le maniere possibili che questo rimedio è sufficiente per compensare ognuno delle proprie mancanze. E se voi non potete salire in paradiso, vi ho dato vie in Terra, e perché non le avete aggiunte per niente nel vostro lavoro?”

Noi siamo gli unici che disegnano la figura di questo mondo nelle sue proprietà. In realtà, noi distinguiamo due tipologie d’impatto che il nostro desiderio di ricevere percepisce:

  •  buono e confortevole
  •  cattivo e pericoloso

La “materia” di cui consistiamo è il desiderio di ricevere che è diviso in cinque (5) livelli: da zero a quattro. In ognuno di questi livelli, noi abbiamo molteplici qualità che in generale possono essere ridotte a come riceviamo il piacere.

La nostra percezione della realtà ci permette di differenziare i contorni della Luce dell’Infinità che può sia portarci piacere che danno. Tutto quello che facciamo è disegnarle nella nostra percezione; l’intera figura della nostra realtà è tessuta da loro.

La figura è veramente piccola e limitata; i Kabbalisti ci hanno raccontato di questo per migliaia di anni. Successivamente, anche gli scolari accertarono che noi recepiamo solo una frazione di realtà.

C’è una maniera di osservare la realtà autentica invece di quella in cui siamo nati, vissuti e in cui moriremo, nella quale ci sentiamo insignificanti, infelici e incompleti?

I Kabbalisti dicono che è possibile percepire la vera realtà e sentire la Luce dell’Infinità nella quale noi costantemente risiediamo solo a una condizione: se operiamo per amplificare i nostri strumenti di percezione.

Questa è la ragione per la quale la scienza che studiamo è chiamata “la saggezza della ricezione.” Con l’aiuto di questa metodologia, noi operiamo per allargare i nostri sensori e in aggiunta ai cinque sensi – vista, udito, gusto, olfatto e tatto – noi scaliamo verso uno step successivo attraverso l’ottenimento di cinque sensi addizionali.

Per poter fare questo, noi dobbiamo cambiare il nostro desiderio di ricevere in termini di percepire non solo ciò che è importante per noi in un senso positivo o negativo, ma invece percepire cose che sono al di fuori del nostro desiderio riguardanti sia cose positive che negative. Come possiamo fare questo?

Io ho bisogno di vestirmi dentro qualcun altro, in qualcuno che sia esterno a me, di salire al di sopra delle mie sensazioni, sia positive che negative, alla percezione del cosa sia buono o cattivo per l’altro. Se io opero al fine di prendere le sensazioni altrui, almeno la percezione di un’altra persona, io uscirò da me stesso e comincerò a identificare il mondo com’è veramente, fino a un certo piccolo punto, iniziale. Allora, una persona può continuare a lavorare nell’espandere le uscite al di fuori di se stessa, ancora e ancora, fino a che non comincia a sentire la realtà completamente indipendente da sé. Questa è chiamata la percezione dietro la ragione, al di sopra del desiderio di ricevere.”

Noi siamo rimasti nel processo di sviluppare questa qualità da diverso tempo. La materia della quale il desiderio è costruito ha avuto una transizione dal livello inanimato al vegetativo, poi all’animale, e ora c’è lo sviluppo dei desideri di ricezione dell’auto-percezione. Il desiderio di ricevere continuò ad accrescere le sue abilità per poter sentire differenti impatti esteriori dall’interno fino a che non si consumò questa opzione alla fine.

Qua è dove la generazione di oggi sta andando: Noi perdiamo interesse nella vita, abbiamo indifferenza verso un’altra crescita e quello che facciamo in questo mondo. Noi non possiamo controllare noi stessi e il mondo attorno a noi come prima. Il nostro desiderio egoistico si sta consumando da solo; noi abbiamo completato questa fase di evoluzione.

In futuro, il nostro desiderio di ricevere ci spingerà attraverso il prossimo stadio di sviluppo. E’ detto che creando afflizioni, il Faraone forzerà i figli di Israele a uscire dall’Egitto. Similmente a questo, noi ci sentiamo senza speranza in questa vita. L’egoismo che ci governa, dimostra che non è capace di riempirci più a lungo. Noi facciamo quel metro in più per trovare una ragione di vivere, ricerca di piaceri addizionali e sostentamento; comunque, tutti loro portano ad ancor più profonde discese; più cerchiamo di vivere meglio, peggio le nostre vite diventano.

Anche coloro che posseggono qualunque cosa non sentono alcuna gioia o felicità. Inoltre, la nostra vita materiale diventa costantemente più difficile. Noi continuiamo definitivamente a cadere.

Questo è esattamente quello che è supposto accadere. Ad un certo punto, i figli di Israele fuggirono dall’Egitto poiché passarono attraverso una situazione simile. Loro avrebbero voluto fermarsi là, ma furono ripresi da enormi colpi e sofferenze che non gli lasciarono altra opzione che la fuga.

Quando un Kabbalista comincia la sua auto-correzione, lui agisce come se si sforzasse di entrare in un bel mondo spirituale pieno di luce, nel futuro lucente che gli aprirà tutti gli orizzonti. Comunque, nel suo cammino, lui scopre quasi una scena opposta – dura vita interiore e carichi intensi che lo pressano immensamente. Questa pressione è causata dal fatto che non si sta muovendo in avanti nella solita maniera egoistica. Invece, attraverso la disperazione e circostanze sfortunate, lui deve passare attraverso tutti gli stadi della nascita spirituale, cioè uscire dall’Egitto, salire al di sopra del proprio egoismo, uscire al di fuori di se stesso, e sentire cosa c’è al di fuori del proprio corpo; questo è, lui vive attraverso la sensazione dei desideri altrui.

In questo mondo, il processo di nascita è accompagnato da dolori di lavoro (Tzirim in ebraico), in altre parole da (Tzarot) problemi, sofferenze, e pressione. E in particolare quei sentimenti sono dati a coloro che studiano la Saggezza della Kabbalah per aiutarli ad avanzare spingendoli in avanti nella stessa direzione in cui l’utero materno spinge il feto affinché nasca.

Comunque, la saggezza della Kabbalah non ci sta solo raccontando riguardo alla nascita di una nuova percezione e di un’acquisizione della transizione tra assorbimento e rilascio, dalla ricezione alla dazione. Non è uno studio teorico del processo; non c’entra con la filosofia. La Kabbalah ci aiuta a realizzare questo attraverso un processo di nascita spirituale.

Dopo tutto, come un feto nel grembo materno, noi dobbiamo sentirci contorti, oscuri, stretti, soffocati e il bisogno assiste questo processo su noi stessi. E’ una sensazione veramente spiacevole. Questo perché noi siamo grati alla saggezza della Kabbalah per aver cominciato a realizzare e riconoscere il processo al fine di svolgerlo facilmente e velocemente.

Grazie alla Kabbalah, noi sappiamo cosa ci aspetta; noi realizziamo che dobbiamo uscire fuori dalle nostre sensazioni interiori andando dentro il mondo esterno al fine di evitare di vedere la realtà soltanto con le limitazioni dei nostri cinque sensi; noi potremmo vedere il mondo che è fuori di noi, fuori dal grembo. Noi dobbiamo raggiungere questo stato in qualche modo. Come?

Noi necessitiamo di un’ “ostetrica” qua; dobbiamo nascere non come risultato di contrazioni dolorose che ci spingono da dietro, ma piuttosto come una forza esterna che ci tira in avanti. In questo caso, il processo di nascita sarà abbastanza facile, con le “acque”, con la proprietà della Misericordia.

Per questo, noi abbiamo bisogno di un supporto esterno che deve essere fornito dal gruppo, che provoca la forza esterna. E’ detto: ”L’uomo dovrà aiutare il suo vicino.” Il gruppo può tirarci fuori da questo mondo oscuro fino alla luce brillante; ci aiuterà a innalzare la nostra percezione della realtà al prossimo livello che non è più limitato dai cinque sensi; ma al contrario, noi cominciamo a vedere tutto attorno a noi nella Luce Riflessa senza assorbire niente dentro noi stessi, ma dirigendoci alla parte esteriore.

Perciò, i termini “dazione”, “amore” e “pietà”, tutti loro, di fatto, parlano di percezione della realtà in una qualità differente, nel cambiare i desideri di qualcuno con i desideri del suo amico. Se uno prova a trasferire le preoccupazioni primarie, da se stesso, al suo gruppo di amici, è come se uno fosse tirato fuori dall’utero, fuori da questo mondo, e andasse dietro questo regno materiale fino al mondo dell’esteriorità. In questo caso, i nostri sforzi danno l’avvio alla risposta della forza superiore, che ci aiuta ad andare attraverso questo e nascere.

Questo è il primo step che dobbiamo attraversare; è estremamente difficile. Similmente nel nostro mondo, nonostante tutte le facilitazioni per il processo di nascita per renderlo facile e sicuro, appare sempre come un miracolo simile al “miracolo dell’uscita dall’Egitto.” In questo stadio di sviluppo si trova qualcosa di nuovo e straordinario, e ancor più quando si arriva alla nascita spirituale.
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(Dal Congresso di Miami 23.06.2012, Lezione 1)

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Un velo sul volto dell’Infinito

Baal HaSulam, Introduzione al Libro dello Zohar, punto 42: Abbiamo spiegato i cinque mondi che includono l’intera realtà spirituale che si estende da Ein Sof a questo mondo. Tuttavia, sono inclusi l’uno nell’altro, e in ognuno di questi mondi ci sono cinque mondi.

Perché sono necessari i mondi? Non è sufficiente il mondo di Ein Sof (Infinito)? Dopo tutto esso scende dal suo intero livello spirituale che è totalmente per il bene di donare a un gradualmente più basso livello di dazione chiamato i mondi di Adam Kadmon, Azilut, Beria, Yetzira e Assiya.

Nell’insieme, è sulla stessa unione, la stessa dazione reciproca, ma a un livello più basso. Ci sono le stesse caratteristiche e si connettono nella stessa maniera, ma l’intensità della loro connessione diminuisce ed è trasportata più debolmente attraverso la rete generale. Perciò, “i mondi” sono gli occultamenti di Ein Sof che coprono l’intensità della sua unione e connessione.

Comunque, stiamo parlando solamente di una realtà. Più tardi, quando le anime sono create, quando una persona vuole raggiungere l’attributo di dazione, sentirà e vedrà questo sistema in base al suo stato attuale.

E oltre alle cinque Sefirot KHBTM in ogni mondo, ci sono le quattro categorie spirituali: inerte, vegetativo, animato e parlante.

Non sono altro che Luci e vasi. Dato che i vasi si connettono mutuamente con le Luci, le sentono in maniera differente. Nel linguaggio dei rami, noi attribuiamo queste maniere ai livelli inerte, vegetativo, animato e parlante, e gli assegniamo dei nomi diversi. Adesso essi sono dipinti per noi come questo mondo.

Dall’altra parte, non ci sono delle “immagini” identiche nel mondo spirituale dove noi sentiamo i livelli della nostra connessione reciproca. Tutti i concetti Kabbalistici appartengono alla forza spirituale che opera in noi, per cui non abbiamo delle illusioni nella forma “di disegni in terza dimensione” che prendono spazio, hanno peso, e così via.

Nella spiritualità tutto si chiarisce dentro di noi nella sua forma vera, il che significa nella forma di forze.

Tuttavia, per poter essere capaci di parlare di queste forze e sugli stati del desiderio, noi gli imponiamo dei nomi e delle definizioni prese dalla saggezza della Kabbalah e di riflessi compatibili nel nostro mondo.

In un modo o nell’altro, è lo stesso Ein Sof che è distorto fino al punto che l’essere creato lo vede corrotto, com’è scritto: “Una persona che squalifica, squalifica in base alle proprie mancanze”. La percezione dell’essere creato è dipinta come 125 gradi, anche se, non c’è altro oltre Ein Sof. Quando parliamo dei mondi, su quello che accade in loro, ci riferiamo sempre alla persona che si trova in quel livello. Quando si eleverà ad un altro livello, vedrà un disegno diverso.

E quindi vediamo che tutto è relativo. C’è un sistema nel quale ci troviamo e che raggiungiamo. I mondi, di fatto non esistono, e il loro ordine dipende dalla persona che li raggiunge.

Tu determini costantemente il tuo stato in relazione al mondo di Ein Sof. Percependo, ad esempio, il venti per cento di esso, tu sei nel mondo di Assiya. Se percepisci il quaranta per cento di Ein Sof, ti trovi nel mondo di Yetzira.

I mondi sono divisi anche in gradi, ma nell’insieme, tu determini il tuo stato attuale in base al mondo di Ein Sof. Esiste solo quello, e tu aneli la tua percezione verso esso e ti trovi in un mondo o nell’altro in un certo livello di occultamento di Ein Sof.

Adesso i tuoi desideri sono totalmente corrotti e opposti a esso, perciò ti è dipinto come il nostro mondo. Di fatto, adesso, sei in Ein Sof, ma inconsciamente, e in questa incoscienza, ti vengono dipinti i disegni corporali. È per questo che il nostro mondo viene chiamato “il mondo immaginario”.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.07.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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La realizzazione che non lascia dubbi

La saggezza della Kabbalah utilizza solo quei termini e quei nomi che sono reali e che riflettono la realtà. Questa è una legge immutabile di tutti i Kabbalisti: “Ciò che non è stato realizzato è impossibile da nominare e definire.” Finché un oggetto non è stato completamente rivelato, come se lo si stesse tenendo nella mano, i Kabbalisti non lo chiamano raggiungimento, ma qualcos’altro come comprensione, conoscenza, e così via.

In questa maniera, comprendiamo un fenomeno fin dalle sue fondamenta, dall’inizio della creazione fino alla fine, in ogni dettaglio. E più lo realizziamo dentro i nostri vasi di percezione, più diverremo arricchiti e complessi in egual misura. Dopo tutto, tutti i mondi sono dentro di noi e l’intera immagine appare all’interno. Non studio un fenomeno esterno bensì qualsiasi cosa accada dentro di me, e nel processo, comprendo me stesso sempre di più e realizzo in misura sempre maggiore che non vi è nulla fuori di me. Se prima vedevo il mondo come un’entità esterna era dovuto ad una percezione distorta, o meglio in realtà, era una proiezione riflessa nel mio cervello.

In definitiva, la realizzazione spirituale non lascia alcun dubbio, così come non si dubita delle cose basilari o elementari, ad esempio di quante dita vi siano nella mano. E questo è il motivo per cui è scritto da molte parti che la Kabbalah non richiede prove, dal momento che non può offrire alcuna prova ad una persona che non sia nella realizzazione. Le parole di fede qui non sono d’aiuto; una persona deve ascendere ad un livello di raggiungimento, deve sentire dentro di sé gli schermi, le Luci e i vasi. Poi egli vedrà la realtà—la vedrà in prima persona con la sua visione interiore.

Allora anche il nostro mondo all’improvviso sembrerà essere all’interno. Infatti, quando i desideri vengono corretti, una persona sente le sfaccettature e le manifestazioni del mondo dentro di sé. Quando lavoriamo in un gruppo, cercando di portare gli amici più vicini all’unione, nella connessione, e all’Arvut (garanzia mutua) in modo da diventare come un solo uomo con un solo cuore, allora attraverso ciò ci prepariamo a questa percezione comune, la quale dipende interamente dalla persona stessa. E questo è il motivo per cui la realizzazione spirituale non ha confini. Tutto ciò che vediamo all’esterno si sposta all’interno, divenendo una parte di noi.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah 8.06.2012, “L’essenza della saggezza della Kabbalah”)

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L’illusione del profitto personale

Domanda: Come possiamo aiutarci a vicenda? Diciamo che io sono un contadino e passo la maggior parte del mio tempo senza comunicare con le altre persone. Come potrei eventualmente dare a loro?

Risposta: Mi dica, perché e per chi lavora nella sua terra? Noi pensiamo che lavoriamo per il nostro interesse, ma in realtà non è ciò che avviene. Molto tempo fa, gli esseri umani si trovavano al livello animato pensando solo a come nutrire sé stessi. Non sentivano di essere parte l’uno dell’altro né avevano un senso di appartenenza. Ma con lo sviluppo dei nostri desideri di ricezione, le persone non erano più in grado di provvedere a sé stesse. Così, uno divenne un contadino, un altro un pastore, e un altro ancora lavorava con gli utensili. È detto: “Andate e guadagnate l’uno dall’altro.” I nostri desideri crebbero ancora più complessi; di conseguenza, il nostro mondo divenne più complesso.

Alla fine pensiamo di servire noi stessi, ma di fatto serviamo gli altri. Viviamo sotto l’illusione di agire per il nostro beneficio personale, ma in realtà si tratta di un malinteso. Effettivamente, noi lavoriamo per ottenere il nostro stipendio, che non è altro che un inganno. Infatti, lavoriamo per dare e provvedere agli altri.

Ad esempio, tu coltivi pomodori e tutto il giorno pensi a come potresti venderli e cosa ci guadagneresti. Quindi ricorda, se non prendessi in considerazione te stesso tramite il prisma ingannevole dell’egoismo, vedresti che stai semplicemente cercando di trovare un modo di aiutare l’interesse altrui. Tu sei soffocato dall’illusione che tutto quello che fai è perseguire un guadagno poiché non sai in quale altro modo motivare te stesso, dato che ancora non capisci quanto il preoccuparsi per gli altri servirà allo scopo. Bene, puoi rimanere sotto l’impressione di questa menzogna se vuoi.

In realtà, la tua ricerca del profitto è un assoluto inganno. Presto il settore bancario crollerà, e tu lo vedrai. Allo stesso modo, incoraggiamo i bambini o invogliamo l’asino facendo dondolare una carota davanti al suo naso per farlo lavorare.

Domanda: Allora un Kabbalista coltiva pomodori, guadagna mezzo milione vendendoli, e pensa di continuo a come utilizzare questi soldi per il beneficio degli altri?

Risposta: Certo! In caso contrario, lui non starebbe lavorando per il bene della dazione. Che tipo di Kabbalista sarebbe se no?

Commento: Però, le persone sono costruite in modo che la maggior parte delle volte non pensano a cose del genere.

Risposta: Continui a dimenticarlo perché la tua percezione non è ancora connessa alla dazione. Una madre sente suo figlio dentro di sé, quindi lei non si dimentica mai del suo bambino. Internamente, essa non si separa mai da suo figlio; lei semplicemente non può tagliare il cordone ombelicale che li collega insieme. Aspetta, anche tu scoprirai il cordone che ti unisce agli altri.

Commento: Ma anche egoisticamente, non mi sogno il mio stipendio futuro per tutto il giorno?

Risposta: È vero! Tuttavia, hai sempre voglia di vari piaceri che ti attraggono. Un esperto riceve appagamento fisico e intellettuale dal fare bene il suo lavoro. Alla fine, scoprirete che state lavorando per il bene degli altri. Tutti noi siamo i lavoratori del Creatore; stiamo dando gli uni agli altri tutto il possibile contro la nostra volontà e non riconosciamo la nostra dazione. Invece di una bella e perfetta immagine del mondo, vediamo un’immagine perversa e malvagia che altera la realtà nel suo completo opposto.

Alla fine, dobbiamo “togliere i paraocchi” e alzare il velo dell’occultamento. Nulla cambierà, eccetto noi; ma quando cambierai, vedrai un mondo capovolto.
[80084]

(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 7.06.2012, “L’Arvut (la Mutua Garanzia)”)

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