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Che cosa è il nostro “io”?

Domanda: Che cosa è l’“io” di una persona consapevole della propria esistenza?

Risposta: E’ solo un piccolo egoismo. Cambiandolo, noi sentiamo in esso non solo la caratteristica della ricezione, ma anche la caratteristica della dazione. Nell’egoismo corretto verso la dazione, cominciamo a sentire quello che veramente esiste al di fuori di noi.

Ora noi sentiamo ed analizziamo solo quello che passa attraverso i nostri sensi: vista, udito, gusto, olfatto e tatto. Se avessimo altri organi sensoriali, sentiremmo molto di più della realtà……non come essa entra e si adatta in noi, ma come esiste fuori da noi, oggettivamente. Questa è chiamata percezione spirituale.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 10/12/2017

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Dovremmo comunicare tutti attraverso la mente generale dell’universo

Nelle news (dal Daily Mail): “Il Professor Moran Cerf, della Northwestern University, ha detto che…

“Scegliere gli amici giusti è importante perché poi le nostre onde cerebrali assomiglieranno a quelle delle persone con le quali trascorriamo la maggior parte del tempo…”

“Questo significa che, in seguito, incomincerete a diventare simili a loro ed assumerete sia i loro comportamenti migliori che la loro visione del mondo senza esserne consapevoli.”

“Più studiamo il relazionarsi con il prossimo e sempre più vediamo che, in realtà, il solo fatto di stare accanto a certe persone allinea la vostra mente con la loro”, dice il professore.

“Questo significa che le persone che frequentate hanno effettivamente un impatto nel vostro modo di relazionarvi con la realtà al di là di quel che potete spiegarvi. Ed uno degli effetti è che diventate simili a loro.”

“I ricercatori hanno già suggerito che questo ‘accoppiamento neurale’ è una parte chiave della comunicazione.”

“Se siamo sulla stessa lunghezza d’onda di qualcun altro, possiamo anticipare quello che potrebbe dire e perciò comprenderlo meglio.”

“Questo ha, a sua volta, un vantaggio evolutivo poiché significa che lavoriamo meglio e più velocemente in team”.

Il mio commento: Infatti, il nostro cervello comunica con la mente generale dell’universo. Siamo connessi ad esso come dei modem. C’è un sistema immenso fra di noi ed ognuno riceve informazioni attraverso di esso.

La comunicazione “diretta” è spesso un’illusione. Ciò che io dico e ciò che arriva all’ascoltatore non sono la stessa cosa. L’influenza principale dell’ambiente passa attraverso canali diversi.

Questa è la ragione per la quale voglio che i miei studenti studino in base ad un unico sistema, dalle stesse fonti, leggano il mio blog, il mio profilo Twitter e così via. Solo in questo modo ci avviciniamo l’uno all’altro.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le notizie con Michael Laitman”, 13/03/2018

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Non c’è gioia senza dolore

Nelle news (da Nautilus): “L’infelicità è la pulizia del palato”, di Indira M.Raman, “… Spesso ci comportiamo come se potessimo trovare una strada per l’appagamento, cioè conforto, sazietà, calore, o qualsiasi altro tipo di ricompensa, ed essere felici tutto il tempo solo potendo fare le scelte giuste. Ma il piacere è spesso fugace, anche quello che deriva dalle esperienze più accattivanti, dando origine alla noia e scatenando la spinta verso qualcosa di nuovo e sensazionale. Come neuroscienziato, non posso fare a meno di chiedermi se la transitorietà della nostra soddisfazione potrebbe non essere ineluttabile e invece potrebbe rivelare un aspetto inevitabile del modo in cui funziona il cervello, la cui comprensione potrebbe fornire un indizio su come affrontarlo. …”

“Senza essere in grado di fare paragoni, il mondo diventa grigio. In altre parole, non è solo la varietà che è il sale della vita; è la discordanza che ci fa percepire qualsiasi cosa. …”

“Noi percepiamo le cose non dal loro valore assoluto ma dal loro contrasto con ciò che c’era prima. …”

“… Penso che questo offra una chiave di felicità compatibile con il funzionamento del cervello. La capacità di rilevare anche gli stimoli familiari può essere in genere ripristinata da una breve pulizia del palato, che letteralmente consente un recupero dalla desensibilizzazione sufficiente per intensificare una successiva esperienza. … Poiché il cervello classifica su una curva, confrontando all’infinito il presente con ciò che c’era prima, il segreto della felicità potrebbe essere l’infelicità.

Non l’infelicità assoluta, certo, ma il brivido transitorio che ci fa sentire il caldo, la sensazione di fame che fa la sazietà così gradita, il periodo di disperazione vicina che ci catapulta nella stupefacente esperienza del trionfo. Il percorso verso la soddisfazione è attraverso il contrasto.”
Indira M. Raman, professoressa del Dipartimento di Neurobiologia alla Northwestern University.

Il mio commento: Sono d’accordo con lei. È impossibile distinguere la luce senza l’oscurità, la gioia senza il dolore e così via. I nostri sentimenti sono costruiti su due percezioni opposte, e tutto dipende da come li valutiamo, da come li soppesiamo.

Il modo più corretto per noi è quello di iniziare a realizzare che erano necessarie le sensazioni di amaro per sentire il dolce. E quindi anche loro diventano parte del dolce. Vi auguro una sensazione del genere.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le notizie con Michael Laitman”, 20/03/2018

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Uno sguardo al mondo attraverso una diversa lente

Domanda: Può un kabbalista cambiare la realtà?

Risposta: Una persona può cambiare la realtà in cui si trova poiché essa dipende totalmente dalle proprie qualità. Oggi, noi tutti esistiamo nelle medesime qualità, all’interno di una cornice specifica, ed è la ragione per la quale tutti abbiamo una visione del mondo condivisa, preoccupazioni simili e simili esperienze, ecc.

Un kabbalista che inizia a capire la creazione, vede il mondo in maniera totalmente differente, anche se questa percezione animale tramite i suoi cinque sensi organici materiali, rimane la stessa di quella di tutti.

E’ come se due attrezzature comparissero, e lui vedesse in modo diverso attraverso di esse, come quando si guarda tramite lenti rosse o lenti blu.

Domanda: Vuol dire che c’è una doppia realtà per queste persone?

Risposta: No. Questa non è una divisione della personalità, come quando una persona in questo mondo non sa chi o cos’è. Non c’è qualcosa così nella Kabbalah.

Ricevendo due qualità opposte in sé, una persona va al di sopra di esse, nella linea di mezzo, e fa esperienza della realtà, in rapporto al livello spirituale raggiunto. Grazie a questa dualità, a questa percezione stereo, inizia a fare esperienza di tutto, non dal suo punto di vista, ma dal punto di vista del Creatore.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 10/12/2017

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Dove sono i tuoi pensieri …

Commento: Si dice che la persona si trova dove sono i suoi pensieri.

Risposta: E’ abbastanza naturale perché un luogo è il pensiero della persona, la sua mente, il suo desiderio.

Nella Kabbalah, non esiste un luogo fisico nel quale ci sembra che esistiamo adesso. Questa è una completa illusione!

Domanda: Allora che cos’è “l’io”?

Risposta: Anche quella è un’illusione. È una raccolta di onde corte che formano l’illusione del tuo corpo, della tua mente. Non è più di questo. Oggi i kabbalisti non sono gli unici a discutere di questo. Anche gli scienziati ne discutono. Nel passato i kabbalisti potevano essere accusati di eresia ed ignoranza, per la qual cosa restavano nascosti. Se apriamo le fonti kabbalistiche di 2.000 o 3.000 anni fa, scopriamo delle scritture che accertano che il nostro mondo è un’assoluta illusione. Non c’è niente nel nostro mondo, nemmeno le particelle elementari, solamente onde e tutto quello che vediamo intorno a noi è rappresentato in noi, nelle nostre sensazioni interiori. Noi studiamo questo argomento della percezione della realtà.

La persona che rivela il mondo spirituale comincia a comprendere che tutto questo si trova dentro di lei, all’interno della sua coscienza, perché non esiste nient’altro che la coscienza. Tutte le scene che certamente esistono intorno a noi, in realtà sono dipinte da noi nelle nostre menti.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 26/11/2017

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La rivelazione del Creatore è nelle sensazioni

Baal HaSulam, Gli Scritti dell’Ultima Generazione: E’ così perché, in effetti, non c’è nulla di più naturale che entrare in contatto con il proprio creatore, perché Lui ha creato la natura. Infatti, ogni creatura ha un contatto con il suo creatore, come è scritto, “Tutta la terra è piena della Sua gloria”, eccetto il fatto che noi non lo sappiamo o non lo sentiamo.

Un certo contatto esiste tutto il tempo. Arriva dal Creatore e non dalla creazione, e il nostro compito è quello di iniziare a sentirlo. Questa è la saggezza della Kabbalah.

Per definizione, la saggezza della Kabbalah è la rivelazione del Creatore all’uomo in questo mondo. La rivelazione è solo nelle sensazioni.

Domanda: Quindi, “Tutta la terra è piena della sua gloria” viene dal Creatore, e, da parte nostra “noi (la creazione) non lo sappiamo o non lo sentiamo”?

Risposta: Naturalmente, ogni seme, ogni insetto e foglia: tutto è gestito direttamente da questa forza, da questo campo, chiamato il Creatore.

Ma questo non ci viene dato nelle nostre sensazioni. La natura è una realtà oggettiva data a noi nelle nostre sensazioni. Pertanto, ciò che sento è ciò che esiste e ciò che non sento non esiste per me. Posso acquisire dei sensi aggiuntivi e allora ciò che io potrò sentire in loro sarà anch’esso parte della natura che si manifesta in relazione a me.

Domanda: Un kabbalista ha la capacità di controllare costantemente la propria percezione della realtà?

Risposta: Non ci sono persone che vivono sulla Terra e che non possono farlo perché noi ci stiamo tutti muovendo verso una correzione sempre crescente. E quando diverremo inclusi nel Creatore, tutto diventerà semplice.

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Dalla trasmissione di KabTV “L’ultima generazione”, 9/10/2017

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E’ tutto un sogno…..oppure no?

Domanda in Facebook: Quindi noi non esistiamo e tutto è solo un sogno? Inclusi anche i campi di concentramento?

Risposta: Certo, quando vedremo la vera immagine del mondo eterno permeato di perfezione e amore, capiremo che, come è scritto nei Salmi: “Quando l’Eterno fece ritornare i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare.” In altre parole, ci troviamo in isolamento, in disconnessione rispetto alla realtà.

Tutto ciò che percepiamo prima di quello stato, cioé le nostre vite di oggi, tutto ciò che abbiamo attraversato e che ancora attraverseremo, è disegnato attraverso le nostre proprietà corrotte. E se non le correggeremo, allora molti prolemi difficili, siano essi guerre o altri disastri, ci attendono più avanti.

Ma, d’altra parte, possiamo correggere ciò che è dentro di noi ed attraversare i prossimi stati in maniera positiva.

In generale, noi “prepariamo” il nostro futuro; attraverso le nostre proprietà, siano esse non corrette o già corrette. Esse dovrebbero manifestare se stesse contro lo sfondo della luce bianca, che è assoluto amore e dazione. Se non ci avvicineremo a questo volontariamente, allora saremo guidati da un percorso circolare di sofferenza.

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Dalla trasmissione di KabTV, “Le Notizie con Michael Laitman”, 13/02/2018

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Le canaglie interiori

Domanda da Facebook: Da dove ti è venuta l’idea che una persona veda nelle altre persone solo i propri difetti? Anche negli assassini?

Risposta: Sì. In tutti e in tutto vediamo noi stessi, il nostro riflesso. Perché? Perché percepiamo tutto nello specchio del nostro egoismo. Ecco come è strutturata la nostra percezione: non possiamo vedere ciò che non è in noi. L’immagine del mondo è disegnata dentro di noi.

Di fatto, davanti a me c’è la Luce bianca, la perfetta proprietà della dazione e dell’amore. E su questo sfondo, “disegno” le mie proprietà. Quindi, qualunque cosa venga proiettata sullo schermo della mia coscienza, tutto viene da dentro. Il male esteriore che vedo è la mia natura non corretta.

E alla fine, avendo corretto tutti i difetti in me stesso, rivelerò quella stessa Luce bianca, l’amore originale. In questo modo, il Creatore ci conduce a Sé, attraverso una graduale realizzazione della natura illusoria del mondo esterno come ci appare oggi. Questa è la psicologia kabbalistica.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le Notizie con Michael Laitman”, 13/02/2018

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Qual è il significato dei sogni?

Domanda: Cosa significano i sogni?

Risposta: Ho sentito dire da Rabash, e riscontro io stesso in base al sistema di governo, che i sogni nel nostro mondo sono solo una conseguenza di cose sperimentate durante il giorno.

Talvolta, ci sono sogni profetici e una persona vede qualcosa nel futuro. Anche a me è capitato. Ciò accade se ci disconnettiamo dal nostro egoismo e ci eleviamo al livello successivo dove tutto già esiste: passato, presente e futuro. Ci colleghiamo ad un flusso di informazioni in cui il tempo non esiste.

Pertanto, ci sono persone con una sensibilità maggiore che possono prevedere il futuro. Non serve essere un kabbalista per questo.

Domanda: Come possiamo vedere il futuro se tutto dipende dalla persona? Forse già esiste?

Risposta: Esiste indipendentemente da ciò che la persona fa. Una persona cambia il futuro, ma è comunque tutto già predisposto.

Domanda: Se parliamo del fine di un’azione, intendiamo l’azione finale della correzione?

Risposta: Intendiamo l’ultima azione per ciò che deve accadere ora, secondo i piani.

Domanda: Esiste persino un principio: “Quando l’Eterno fece ritornare i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare.” Di cosa si tratta?

Risposta: Quando torniamo allo stato di correzione completa, agiamo come in un sogno. Non possiamo immaginare quanto la Luce Superiore ci controlli del tutto.

“Quando l’Eterno fece ritornare i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare”, è una frase dei Salmi del Re David. Tutto ciò che è scritto nei Salmi è Kabbalah assoluta.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 19/11/2017

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Porto tutto il mondo dentro di me

Io mi muovo sempre verso “Non esiste nulla tranne Lui”, perché Lui è la causa di tutto quello che mi sta succedendo, però tra il Creatore e me vedo anche questo mondo immaginario, quello che mi dà ogni genere di problemi. Devo immaginare questo mondo come un riflesso delle mie qualità interiori. Visto che dipendo dalla mia percezione della realtà, vedo le mie qualità interne al di fuori di me, intorno a me.

Se ti vedo di fronte a me, significa che esisti dentro di me come un desiderio particolare con determinate qualità. Mentre correggo la mia relazione esteriore con te, apparentemente ti porto dentro di me. Adesso sei incluso in me e non ti vedo più all’esterno.

Nel nostro mondo, prima si sviluppa un embrione dentro la madre, poi nasce un bambino che gradualmente cresce fino a diventare un adulto. Qui avviene il procedimento inverso, perché ritorniamo alla fonte verso l’interno. Così studiamo la Torah interiore e penetriamo in essa.

Il mondo intero che vedo dall’esterno, cerco di trovarlo dentro di me, come mie qualità interiori. Se vedo diversi eventi in questo mondo, buoni o cattivi, allora dovrei cercare di immaginarli dentro di me e cercare di correggere l’atteggiamento con cui mi relaziono ad essi, per cambiare il mio desiderio di dazione. Se il mio desiderio è diretto alla dazione, divento simile al Creatore e mi unisco a Lui in un tutt’uno. Questa si chiama adesione.

È auspicabile immaginare che la realtà esterna sia visibile al di fuori di noi solo a causa dei nostri stati interiori non corretti; però, di fatto, questa realtà deve essere interna. È per questo che studiamo la parte interna della Torah, impariamo che tutto è dentro di noi e che la correzione ha luogo all’interno delle persone.

La Kabbalah ci dà un metodo pratico attraverso il quale una persona può correggere se stessa e cambiare così il mondo che la circonda, perché il mondo è la nostra proiezione. Questa non è filosofia, ma la verità. Il filosofo è colui che lo nega.

Qual è l’obbiettivo di tutti i nostri sforzi per correggere il mondo? Il nome di “riformatori del mondo” è dispregiativo nella Kabbalah, perché invece di cambiare se stessi, essi cercano di cambiare il mondo che li circonda. Sono come i bambini che pensano che il loro gioco sia la verità, che il bambino vero sia il fantoccio di pezza e non il bambino vivo.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 4/03/2018, “Gli scritti di Rabash”, Volume 2, Articolo 44

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