Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

I preziosi rivestimenti dell’amore

Domanda: Che cos’è l’atto della dazione e come lo si raggiunge?

Risposta: Il Rabash scrive nelle sue lettere che io devo assalire il cuore dell’amico con dei doni, come se gli sparassi addosso delle frecce o delle pallottole. E anche se il mio amico avesse un “cuore di pietra” (Lev HaEven) coperto da un’ impenetrabile armatura (Klipà, guscio), allo stesso modo io, colpendolo ripetutamente, devo a poco a poco aprire una breccia nella sua armatura ed entrare nel suo cuore.
E poi, riempirò il suo cuore con doni e con amore. Questo è il modo in cui posso conquistare il cuore dell’amico ed acquisire così la proprietà della dazione. Lo faccio perché desidero penetrare nel suo cuore e sentirmi come se ci fossi dentro. Non si tratta del nostro solito cuore egoistico, ma piuttosto del preciso spazio spirituale, “il luogo”, dove desidero unirmi con lui. E’ il luogo dove mi sforzo per fami strada. La lettera del Rabash n°40 dice:

Ogni dono…che egli fa al suo amico è come una freccia o una pallottola che apre un varco nel suo cuore…

E anche se egli vede che il cuore del suo amico è come una pietra… (tuttavia) con le pallottole che gli spara ripetutamente, i tanti piccoli fori diventano un varco…dove l’amore di colui che fa il dono cade come una tempesta e lo colma completamente di sé. E il calore dell’amore fa uscire le scintille dell’amore dell’amico, e allora questi due amori formano un solo rivestimento dell’amore che ricopre entrambi.

Ciò significa che un unico amore circonda e avvolge tutti e due e da questo momento in avanti essi diventano un solo uomo. Infatti, essi sono rivestiti sotto un solo rivestimento comune, e si annullano l’uno davanti all’altro.

Possiamo starci su molto tempo, dire delle belle parole, e discutere di infiniti temi, ma dopo tutte le domande e le risposte, c’è soltanto un’azione che molto probabilmente ci farà andare avanti nella giusta direzione. Questo è ciò di cui scrive il Rabash. Il nostro lavoro tra gli amici può sembrare invisibile all’esterno, mentre brucia dentro di noi.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011 Shamati No, 86)

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Un invito ad attraversare la barriera-Machsom

Ci troviamo alla soglia di una grande unione di sforzi. Le opportunità si stanno rivelando davanti ai nostri occhi secondo il progetto spirituale, e allora realizziamole. Siamo in grado di compiere una serie di attacchi e di dirigerli come delle pallottole al centro dell’obbiettivo, fino a quando non raggiungeremo il risultato.

Io vedo perfettamente le opportunità davanti a me. Non dovremmo pensare di non essere pronti, che ancora ci manca qualcosa, o che ancora non capiamo niente. Niente è chiaro in Egitto, non facciamo altro che scivolare nell’oscurità e qui rimaniamo. E più mettiamo le cose a posto, e più tutto finisce nel vortice di una nuova confusione.

E’ importante non disperare quando ci sentiamo sottosopra. A giudicare dalle azioni che poi compiamo, vedo che adesso siamo in grado di fare qualcosa. “Come possiamo essere capaci di fare qualcosa?” potremmo chiedere. E’ vero, ma quando scopriremo di non essere capaci, all’improvviso arriverà la redenzione.

Non ho dubbi che attualmente ci troviamo in uno stato meraviglioso e molto positivo. Siamo invitati ad entrare nel mondo spirituale. La festa di Pesach arriva come uno strumento di aiuto.

E oltre a questo, abbiamo bisogno di sentire la responsabilità per tutto il mondo che, invece, si trova nei guai. Se non raggiungiamo il momento della spaccatura che ci porta al mondo spirituale, ci aspettano delle grandi disgrazie. Gigantesche catastrofi si stanno presentando in diversi paesi. La situazione sta diventando sempre più complicata, e dobbiamo ristabilire l’equilibrio – non quello che c’era prima, ma un equilibrio spirituale.
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 06.05.2011

Scritti di Rabash, Lettera 33
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Il Libro dello Zohar, Mishpatim (Ordinanze), Articolo “Il Nonno”, Punto 263, Lezione 9
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Rav Yehuda Ashlag, Introduzione alla Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 13, Lezione 7
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Rav Yehuda Ashlag, Articolo “La Libertà”, Lezione 18
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Quella sfuggente “fede al di sopra della ragione”

Shamati n.13, “Il melograno”: La misura del riempimento è tanto quanto un uomo è capace di andare al di sopra della ragione, questo è detto Romemut.

C’è soltanto il vuoto in un luogo quando non c’è alcuna esistenza, come è scritto, “la terra pende al di sopra del niente”. Sai dire qual è la misura del riempimento di un luogo vuoto? La risposa è, in base alla elevazione di ciascuno della propria fede al di sopra della ragione.

Ciò significa che il vuoto dovrebbe essere colmato con l’elevatezza, vale a dire con al di sopra della ragione, e con la richiesta al Creatore di donare all’uomo questa forza. Ciò significherà che tutto il vuoto che è stato creato, si riverserà sull’uomo perché senta di essere vuoto, e questo soltanto perché lo colmi con Romemut (la grandezza) del Creatore. In altre parole, l’uomo deve prendere ogni cosa ponendosi al di sopra della ragione.

Noi non sappiamo cosa sia “la fede al di sopra della ragione”. E’ la separazione totale da tutti i nostri calcoli. Ricordo come dopo tre o quattro mesi che avevo iniziato a studiare con il Rabash, gli domandai, “Che cos’è la fede al di sopra della ragione, poiché è scritto che un uomo dovrebbe essere sempre in essa?” A quel tempo, mi ero anche scritto sulla mano che un uomo non deve dimenticarsi di pensare alla fede al di sopra della ragione, anche se non sapeva cosa fosse. Mentre me ne stavo seduto in macchina dietro al volante accanto al Rabash, guardai a quello che avevo scritto sulla mano e gli domandai: qual è il significato di questo concetto?

Come risposta mi fece un esempio che è, naturalmente, limitato ai confini del nostro mondo: supponi che un tuo amico ti chieda a prestito mille dollari e poi ti restituisca una busta che sembra contenere l’intera somma. Ma poi scopri che dentro c’è solamente un dollaro. Il tuo amico dice che la busta ne contiene mille, ma tu ne conti soltanto uno. Dove sono gli altri 999$?

E’ qui che l’uomo può avanzare per mezzo della fede al di sopra della ragione. Cioè, si consegue questa correzione (piuttosto che giustificare semplicemente l’amico per il suo debito!) in modo che si percepisce questo dollaro come se fosse mille invece di uno, come se l’amico avesse restituito tutto.

Ma come si percepiscono i 999$ che mancano? Questa è ciò che si chiama la forza della fede al di sopra della ragione. E’ impossibile capire cosa significhi anzitempo. Solamente quando questa forza viene rivelata dentro di noi come risultato dei nostri sforzi interiori, dentro i nostri desideri, quando cambiamo, allora vediamo che possiamo veramente riconciliare la conoscenza con la fede, e questa fede è la dazione invece della ricezione.

In ogni caso, tutto questo non sarà chiaro fino a quando un uomo non avrà effettivamente acquisito questa qualità.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati)

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Il bene deve essere rivelato

La Luce Superiore conduce l’uomo attraverso molte ascese e discese, dandogli continuamente la sensazione che soltanto il Creatore lo può aiutare. Infatti, Egli è colui che mi ha mandato tutti i problemi per insegnarmi alla fine a pregare per la redenzione.

La redenzione è la rivelazione del Creatore, io chiedo proprio di vivere sotto il Suo solo potere, che è la sola cosa che esiste. Non voglio più confondermi o sentire delle altre forze. Anche se capisco che tutte le forze vengono da Lui, tuttavia io voglio essere controllato solamente da questa unica forza – la forza della dazione e dell’amore per il prossimo.

Io voglio rivelare Lui perché questa è la verità! Tutti gli altri miei stati sono una menzogna. Solo allora nasce nell’uomo la richiesta e la supplica che sono il punto dove la forza superiore lo conduce. Questa forza aveva sempre giocato con lui, confondendolo per aumentare la sua sicurezza in se stesso, creandogli delle difficoltà in modo da farlo diventare più forte.

Questo è il modo in cui l’uomo raggiunge la preghiera e rivela il Creatore. Adesso egli non cerca il Creatore per liberarsi di tutti i suoi guai e delle sue ricerche, ma perché vuole essere sotto il potere di “Non esiste nulla tranne Lui”. Questo significa uscire dalla schiavitù del faraone per diventare schiavi del Creatore.
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(Dalla 1.a parte delle lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.11, Shamati #1)

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Il segreto del sistema completo o integrale

Il nostro desiderio deve essere comune. Ognuno di noi è fatto di due parti: quella maschile e quella femminile. Io influenzo te, e tu influenzi me e gli altri, mentre gli altri mi influenzano a loro volta e così avanti. Non può essere che io mi prenda cura solamente di me stesso. Non sarò mai capace di colmare me stesso.

Dentro l’organismo comune, posso solamente colmare gli altri passando loro il mio desiderio o il mio appagamento. Non sarei in grado di far arrivare qualcosa direttamente a me.

Questo è il significato di sistema completo o integrale. La sua essenza sta nel fatto che nessuno è in grado di procurarsi nulla con il proprio solo potere, ma può farlo solamente attraverso l’ambiente. E anche questo è possibile solamente se un uomo non pensa a se stesso, ma solo ai suoi amici. Allora i suoi sforzi gli ritornano se, naturalmente, non penserà che effettivamente gli ritorneranno indietro.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.04.2011 istruzioni su Pesach)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 05.05.2011

Baal HaSulam, Shamati, Articolo 56 “ La Torà è chiamata “Indicazione”
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Il Libro dello Zohar, Mishpatim (Ordinanze), Pagina 36 “Il Nonno”, Punto 248, Lezione 8
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Talmud Eser Sefirot. Volume 1, Parte 1, Capitolo 2, Punto 5, Lezione 8
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Argomento della lezione : “La Fisica moderna e la Saggezza della Kabbalah”
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Le miniere d’oro delle anime

Baal HaSulam, Beit Shaar HaKavanot (La Porta delle Intenzioni), capitolo “Sull’esodo di Pesach”: La prima generazione, la generazione di Enoc e la generazione della Torre di Babele, esiliarono la Shechinà verso l’alto, al “settimo cielo”.

El Israel della generazione della schiavitù in Egitto era delle stesse scintille Keri (seme sprecato) che Adam HaRishon continuò a gocciolare per 130 anni, fino a che generò Set.

Le scintille Keri sono la luce di Chokhmà (Saggezza) che cerco di ricevere in maniera egoistica, per il mio beneficio. Se la Luce di Chokhmà non raggiunge il luogo adeguato, che è al di sotto dello schermo e non si veste nella Luce di Hassadim (Misericordia), è considerata come “il seme che cade sulla terra” (dall’ebraico “Aretz”, terra o suolo, e “Ratzon”, desiderio o volontà), “sprecato”.

Ogni persona deve passare attraverso questi gradi, le generazioni di Enoc e la Torre di Babele, attraverso il desiderio egoista che non ha conto di nessuno e che desidera ricevere direttamente tutti i piaceri, il che è considerato come “seme sprecato”.

Un’anima è simile all’oro e quando questo viene estratto dalla “terra”, è mischiato ai rifiuti, fino a che non viene purificato, affinché tutta la sporcizia si separi e possa essere chiamata “oro”.

Dopo la frammentazione dei vasi che avvenne nelle nostre radici, nel mondo spirituale, le nostre anime sprofondarono nel desiderio di ricevere per l’auto gratificazione e si mischiarono in esso completamente. Ci sono pochissime scintille di dazione che finirono in questo desiderio egoista, le quali sono molto difficili da recuperare.

È simile ad una miniera d’oro: questo si estrae sottoterra, dove migliaia di tonnellate di terra devono essere setacciate e sottoposte a diversi processi, prima di poter estrarre da esse pochi grammi d’oro. Lo stesso suolo non proviene da un posto qualsiasi, ma da dove si trovava prima l’oro. Tuttavia, dei camion pieni di terra devono essere portati e purificati, lavati con acqua e setacciati con dei filtri, affinché qualche scarso grammo d’oro possa finalmente venire alla luce.

La stessa cosa corrisponde alle nostre anime dopo la frammentazione. All’interno di un enorme desiderio egoista, ci sono solo alcune scintille disperse, le quali continuano ad essere egoiste, esse sono adatte ad essere corrette allo scopo di dare. Sono queste che gradualmente dobbiamo estrarre e questo è il lavoro che dobbiamo portare a termine.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, Beit Shaar HaKavanot)

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Lavorare in sincronia con il Superiore

Dobbiamo cercare di riconoscere tutti gli stati che speriamo di vedere dopo essere usciti dall’Egitto mentre siamo ancora in Egitto, in questo momento, quando lavoriamo nel gruppo. A prescindere dal potere dell’egoismo, vogliamo rivelare il mondo spirituale qui e adesso. Solo applicando lo sforzo attraiamo la forza che lo farà per noi.

Abbiamo bisogno di trovare il luogo nel quale desideriamo essere uno, capire in che modo esercitare lo sforzo e chiedere l’unità. Facciamo tutto il possibile attraverso il nostro sforzo e quello del superiore. Glielo chiediamo, partendo da questa richiesta e Lo attraiamo affinché ci aiuti, mentre ci ricordiamo anche di dare il nostro contributo.

Solo quando avremo un’idea chiara del luogo, dello sforzo e della natura della nostra azione, prenderemo la decisione corretta.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Judah”)

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Dall’odio all’amore

Domanda: Quale intenzione, che richiesta dobbiamo fare quando entriamo in Pesach?

Risposta: Non c’è un’altra intenzione o pensiero oltre all’unità. Nella nostra unità vogliamo rivelare il Creatore, mentre il Creatore è la proprietà di dazione e amore, la forza fondamentale dell’Universo, che vogliamo rivelare in noi.

Questo non è amore che noi “portiamo a compimento”, questa forza agisce sopra il nostro egoismo. È detto: “L’amore coprirà tutti i peccati”. Si stende sopra l’odio e insieme creano la sensazione del Creatore per me.

Allo stesso tempo, solamente una di queste due forze può governare in me, ma non tutte e due simultaneamente. E più è grande la breccia (la differenza) tra l’amore e l’odio, più grande sarà il Creatore ai miei occhi.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Giuda”)

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