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L’anno della divulgazione di massa

Domanda: Come possiamo collegare quello che succede nell’aula a quello che succede nel mondo? Come possiamo raggiungere il mondo?

Risposta: Dobbiamo fare degli sforzi ed averne cura come una madre fa con il proprio bambino. C’è qualche altra soluzione? Voi sperate che venga scoperto qualche altro mezzo, ma non ce ne sono. L’equazione di due desideri avvolge tutte le leggi della Natura. Il canale di comunicazione tra due oggetti, due vasi, li uniforma ed allo stesso modo ambedue ne provano piacere.

La madre è un enorme vaso ed il bambino è un piccolo vaso, ma la madre crea un canale di connessione con i parametri richiesti. Noi dobbiamo agire nella stessa maniera, tuttavia non possiamo farlo. Per discendere dal proprio grado è richiesta un’enorme saggezza interiore. Questa è la cosa più difficile.

Posso esprimere in poche parole ad una persona che studia qui da 5 a 10 anni questo o quell’argomento. È un’altra cosa “uscire” e cominciare ad avvicinarsi alla gente. Non è facile e questo è quanto dovremmo fare oggi.

L’anno della divulgazione di massa è davanti a noi ed ecco perché abbiamo bisogno di pavimentare la strada, di sviluppare un corso di educazione integrale. Questo non significa solo distribuire un po’ di libri in più, abbiamo bisogno di creare uno “sbocco” dal quale tutti possano ricevere il nostro messaggio, riempirsi, cambiare e godere della vita.

Non dovremmo essere limitati ad un approccio formale: “Noi abbiamo fatto il nostro lavoro, il materiale è pronto, lasciamo che lo prendano, imparino e cambino”. No, siamo obbligati a prenderci cura dell’umanità ed a fornirle tutto ciò che è necessario, come il cibo per bambini ad un infante, come un fluido endovenoso ad un paziente. Questo è affidato a noi.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 19.12.2011, Gli Scritti del Rabash, “La Libertà”)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 01.01.2012

Scritti di Rabash, Lettera 48
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Libro dello Zohar, Bereshit (Genesi), Pagina 70 “Lasciate che la Terra produca erba”, Punto 91, Lezione 24
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Introduzione al Talmud delle Dieci Sefirot, Pagina 323, Punto 17, Lezione 11
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Rav Yehuda Ashlag “La Libertà”, Pagina 389, Lezione 14
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I liberatori

L’aiuto dall’esterno, dagli amici dal gruppo, dall’insegnante e dai libri è una condizione necessaria che devi vedere a guisa di forze esterne che appartengono alla tua anima. Ogni cosa fuori dall’uomo è la sua anima.

Se cerchi di collegarti con queste forze e chiedi loro aiuto per uscire da te stesso, dal tuo ego, vedrai che in tutta la tua anima, che esiste attorno a te, non c’è parte più importante ed intima dei tuoi amici. Solo queste forze esterne possono tirar fuori l’uomo dalla cella in cui è imprigionato, liberarlo dalle manette del suo ego.

Ora è chiaro perché il gruppo e l’amore degli amici siano così importanti, dopo tutto sono le cose a te più vicine, le parti speciali della tua anima che ti sono state date dal Creatore così che, con il loro aiuto, tu possa evadere da te stesso.

Più mi ci avvicino, più li cerco e li attiro verso di me: non faccio ad altri quanto trovo detestabile per me stesso ed amo gli amici come me stesso. In questo modo ottengo il recipiente della mia anima (la proprietà di donare), che mi appartiene.

Conformemente alla percezione della realtà, ogni cosa che vede l’uomo è vista entro l’uomo stesso. La sua vista ed i suoi sentimenti sono divisi in interni ed esterni, ma questo è solo una sua impressione, in seguito, alla fine della correzione tutto è connesso nell’uno. Al momento, questa divisione si verifica in tutti gli elementi e il suo utilizzo corretto è a guisa di un trampolino per il mondo spirituale.

Ecco perché il Baal HaSulam scrive nella “Prefazione al libro dello Zohar” quanto dovremmo essere molto grati al Creatore per aver diviso la nostra realtà in interna ed esterna. L’ha fatto in modo tale da permetterci di vedere un mondo esterno a noi anche se in realtà tutto avviene al nostro interno. Ci sembra esterno, e anche se è un’illusione, questo ci aiuta psicologicamente a trattare il mondo come  se fosse composto da forze strane ed esterne, usarlo per uscire dal nostro ego e raggiungere la dazione.

Mi è stata data l’illusione che la tutta mia realtà sia divisa in me e quanto è fuori di me, che non è mio. Seguendo una forma simile posso immaginare l’ego, nel quale esisto, e l’intenzione di donare, nella quale non esisto ancora, come nell’esempio della realtà divisa in modo immaginario in una parte interna ed esterna. E poi posso lavorarci.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.12.2011, Gli Scritti di Rabash)

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Separati sotto un flusso di luce

Domanda: Quando parliamo dell’amore per gli altri questo suona banale alla maggiorparte delle persone. Come possiamo trasmettere loro il nostro messaggio?

Risposta: Non parlategli direttamente dell’amore per gli altri.Invece spiegate le leggi del sistema integrale che richiedono una mutua connessione più forte tra di noi. C’è una separazione crescente nell’umanità e quindi c’è la necessità della correzione. Questo è il motivo per cui ci sentiamo sempre peggio.

Queste sono cose semplici che possono essere rappresentati tramite il grafico di una linea. Ogni giorno, abbiamo bisogno di aumentare la connessione tra di noi. Entro seimila anni dovremo aver unito tutti I nostri desideri. Oggi ci viene richiesto di collegarci ad un certo livello, diciamo X2 . Nell’anno 2012 la richiesta aumenterà al livello X3. Se non raggiungiamo questo livello affronteremo una sofferenza commisurata alla nostra incompatibilità con la natura.

Oggi stiamo sperimentando una crisi, una caduta ed è perferramente naturale che accada. Comunque possiamo invertire questa tendenza se facciamo salire il nostro livello di unità. Se operiamo in questo modo sentiremo una crescita invece che una caduta. Dipende tutto da noi.

Abbiamo la saggezza della Kabbalah che fu concepita per sviluppare il riconoscimento del male dentro di noi. Infatti più restiamo indietro, più diventiamo separati. La luce cresce mentre noi siamo più distaccati e disconnessi, e questo ci fa sentire sempre peggio.

La luce ci fà sentire il mondo come un unico globale ed integrale mutualmente connesso in tutte le sue parti. E di conseguenza sentiamo gradualmente che stiamo diventando sepre più opposti a questo mondo integrale. Così non stiamo parlando riguardo all’amore ma delle leggi della natura e del suo sviluppo.

Dopo il congresso di Dicembre vedremo che il mondo peggiorerà molto più in fretta. Da parte nostra, potremo accelerare lo sviluppo in modo positivo, e dobbiamo fare ogni sforzo per ottenerelo.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’ 29.11.2011, “L’essenza della religione ed il suo scopo”)

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.12.2011

Gli Scritti di Rabash, Dargot HaSulam, Lettera 554
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Il Libro dello Zohar, Bereshit (Genesi), Pag.69, “Che la Terra produca erba”, Punto 89, Lezione 23°
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KFS, Prefazione a Il Libro dello Zohar, Pagina 417, Punto 27, Lezione 11°
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KFS, Rav Yehuda Ashlag “La Pace”, Pagina 265, Inizia con “Perché lo scopo è indubbiamente costruito”, Lezione 6°
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Sintonizzarci bene alla giusta frequenza

Che cos’è il mio “io”? Io esisto, sento, vivo, e percepisco la realtà…Ma non so che cosa sia l'”io”. Io so solamente che è il modo in cui percepisco me stesso: c’è l'”io” e c’è l’ambiente. Da dove arriva questa sensazione? Arriva dal mio desiderio di ricevere. Io sento, in un modo o nell’altro, tutti i generi di piaceri e di mancanze, e sono parte delle mie percezioni, sensazioni, cognizioni e della mia capacità di comprendere.

Nell’insieme, i miei vasi formano il desiderio di ricevere. In una certa misura questi vasi sono pieni e in una certa misura sono vuoti. Il desiderio, che è diviso nei cinque livelli di sviluppo (inanimato, vegetale, animato, parlante e la radice), forma la sensazione del mio corpo specifico, della mia vita, del mio “io” e del mio ambiente. In definitiva devo conseguire l’essenza del mio desiderio con qualunque cosa vi si trovi dentro. Che cos’è il desiderio? Che cosa significa percepirlo?

Io ci sono dentro, e mi irradia la sensazione di se stesso e della realtà esteriore. La sensazione dell’io è il mio corpo. La sensazione della vita esteriore è formata da molti uomini e dall’intero universo. Tutto questo è delineato e presentato dentro il mio desiderio.

Queste cose dovrebbero essere chiarite alla luce del libero arbitrio: come le posso usare? Che direzione dovrei dare loro? Posso fare quello che voglio con queste sensazioni? O le posso usare solamente se prendo una certa direzione? Devo trovare la giusta “frequenza”, il giusto raggio di frequenze nelle quali potrò vedere il quadro completo e la strada per raggiungere lo scopo? In questo caso, tutte le altre strade sono chiuse. Non fanno per me.

A questo punto è necessario ricorrere ad un approccio molto delicato, un approccio che mi renderà capace di vedere il quadro nella giusta luce. Tutti gli altri percorsi mi forniscono dei quadri d’insieme falsi e distorti, e pagherò caro il prezzo di questa falsità. Il punto principale qui è di capire cosa dovrei fare e dove dovrei andare. Per riuscirci, mi devo sintonizzare sul raggio di frequenze più favorevole, scegliere la giusta inclinazione per vedere la mia realtà interiore ed esteriore. Questo approccio mi porta così alla sola azione possibile che dovrei compiere: quella della libera scelta.

Tutto il resto è irrilevante. Anche se non so nient’altro, non fa differenza. Il punto principale è che lo so. Tutta la mia vita ed il mio futuro dipendono da questo. Mettendo in pratica questo “sottile” principio, posso anche cambiare tutto il resto, in modo incisivo. Dovrei occuparmi di cosa è importante e non di tutto il resto, perché così non farei che confondere le cose.

Dunque, il libero arbitrio dovrebbe proteggermi dalle azioni false e dannose che richiedono un grande sforzo per correggerle. Devo raggiungere l’essenza nel modo più breve possibile e metterla in pratica.

A questo proposito Baal HaSulam spiega che ogni stato in cui mi trovo è diviso in quattro parti. Se conosco me stesso, mi trovo allora sotto il loro controllo. Queste parti o fattori sono:

  • La fonte;
  • Il principio fisso della causa ed effetto;
  • Il principio interiore della causa ed effetto;
  • Il principio della causa ed effetto delle cose esteriori;

La fonte è la natura che non cambia, l’essenza, che ho ricevuto ancora prima di arrivare a percepirmi qui e adesso. Un uomo potrebbe farsi delle domande a questo proposito come, perché, e a che scopo, ma non cambierebbe la realtà. Noi siamo quello che siamo e andiamo avanti percorrendo una strada a senso unico, dal principio alla fine. La strada che abbiamo attraversato è il passato, e non ha alcun senso protestare del passato. Tutto quello che dobbiamo fare è scoprire come rendere migliore il futuro.

Come per il principio della causa ed effetto, anche qui, come dice Baal HaSulam, non c’è niente che possiamo fare. Naturalmente, il grano crescerà da un seme di grano, ed il riso germoglierà da un seme di riso. Questi cambiamenti sono aggiunti alla fonte, la rivestono. Oltre alle iniziali informazioni che si trovano nei Reshimo, nelle “particelle informative” che contengono tutto, c’è anche il resto dello sviluppo, il secondo fattore che è anch’esso predeterminato. E questo significa che un uomo dovrebbe cercare il libero arbitrio nei fattori terzo e quarto.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.12.2011 “Il libero arbitrio”)

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La fine di un’illusione o il cambio di un paradigma

Tutto quello che riveliamo oggi nel nostro mondo si presenta sotto la forma corrotta della connessione che esiste tra di noi. In realtà non ci sono macchine, case o i livelli della natura, inanimata, vegetale ed animata, non ci sono uomini: non esiste niente di tutto questo.

Ci sono solo le cinque fasi dentro l’anima e le sue connessioni con le altre anime, e queste connessioni sono corrotte. Queste connessioni distorte danno al mondo la forma corrotta che vediamo, e poiché il mondo non può esistere in questa forma (poiché in definitiva è corretto), viene definito come un mondo artificiale, che per il momento esiste nelle qualità non corrette.

Non appena incominciamo a correggerlo, vediamo immediatamente un mondo ed uno stato corretto invece di un mondo e di uno stato non corretto, fino a quando non diventa il mondo dell’Infinito dove non ci sono limiti alla diffusione della Luce e tutto è corretto.

Alla fine o siamo dentro l’unica struttura dell’anima collettiva, o ci siamo come se fossimo divisi in una moltitudine di pezzi interconnessi. Quando questa struttura è unita, la chiamiamo infinito, completezza, questo è l’Infinito. E quando si presenta come se fossimo divisi in una moltitudine di pezzi e non viene percepita come un insieme, questa struttura la chiamiamo “mondo”, un certo livello di occultamento dell’Infinito. In sostanza vediamo sempre lo stesso Infinito, ma con una minore nitidezza e in una forma che è peggiore. Questi sono i mondi, i mondi dell’occultamento, ma vediamo sempre e solamente la connessione tra di noi.

Nel nostro mondo costruiamo delle cose diverse apparentemente artificiali: case, macchine e così via, e tutte queste cose sono anch’esse forme di connessione tra di noi. Al fine di aggiustare la separazione, la distanza, e la spaccatura tra di noi, dobbiamo costruire delle diverse connessioni artificiali. Invece di correggerci, siamo assorbiti con tutto ciò che riguarda l’esteriorità, e questa è la ragione per cui, da una parte, il nostro mondo si presenta sempre più corrotto e, dall’altra, straripa di cose che non servono.

Se avessimo l’intenzione di correggerci, non avremmo bisogno di tutta questa tecnologia, ma dobbiamo vivere in questo mondo nel modo in cui è organizzato per rivelare il fine, la spaccatura, la crisi e la mancanza di scopo che vi è e quindi prendere la direzione della correzione interiore. Questa è la rivoluzione che sta avvenendo nella nostra generazione, il cambiamento del paradigma.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.12.2011, Lo Zohar)

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L’Introduzione al Talmud delle Dieci Sefirot, Pagina 322, Punto 14, Lezione 10°
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Rav Yehuda Ashlag “La Libertà”, Pagina 386, “La Volontà di ricevere – L’ Esistenza dall’ Assenza”, Lezione 13°
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Non abbiate paura di ricominciare

Domanda: Per me ogni volta lo studio degli stessi materiali nella lezione sono disposti con nuove immagini. La mia mente li combatte e cerca di riportarmi ai vecchi schemi e cerco invano di domarla. Che cosa posso fare?

Risposta: Dovremmo amare le rivoluzioni, non abbiate paura di perdere ciò che avete. C’è qualcosa di nuovo? Bene! Nulla è lasciato al vecchio? Eccellente. Non m’interessa.

Saggio è colui in grado di perdere la sua saggezza e ricominciare daccapo. Tu sei come un bambino: la mente è vuota e non disponi di alcun approccio verso ciò che accade; anche il vecchio approccio è andato.

Non dovremmo desiderare che rimanga alcuna traccia di ieri, perché in caso contrario non potremmo ricevere l’oggi. Questo principio è espresso vividamente nella spiritualità. Meno mi è rimasto di ieri, meglio è. Questo appartiene a tutto: il gruppo, me, il Creatore e il mondo. Tutte le foto che si riferiscono alla spiritualità dovrebbero essere buttate via, liberando lo spazio per qualcosa di nuovo.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.12.2011, “La Libertà”)

Abbassarsi significa elevare la dazione

Domanda: Che significa abbassare se stessi?

Risposta: Abbassare se stessi non significa chinarsi e cadere, ma cercare vari mezzi per far sì che la Luce superiore ti dia la possibilità di sentire che la dazione è più importante della ricezione.

Tutti i cambiamenti avvengono grazie alla Luce che ritorna alla sorgente. Per questo, abbassare sé stessi significa fare tutto il possibile da parte propria (che si chiama Preghiera), che dentro di me la qualità della dazione sia più apprezzata e più elevata di qualunque ricezione, che qualunque ricezione sia disprezzata, che invece la dazione sia santa ai miei occhi.

E allora io la vorrò! E in base alla quantità del mio desiderio attirerò la Luce che ritorna alla sorgente, che costruirà dentro di me il Partzuf spirituale: la “testa” (rosh), cioè la dazione in alto e il “corpo” (guf), la ricezione in basso. La testa bisogna che stia sopra tutto e questo significa che anche la ricezione in basso nel corpo si fa con lo scopo di Dare. Questo è il Partzuf spirituale corretto.

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