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Un processo difficile di piacere

Nel corso della storia, lo sviluppo umano si è verificato con una persona che ha paura di godere per se stessa. Aveva paura, non solo di godere della luce, ma anche di disturbare la restrizione, la rottura si è verificata una sola volta, e può trattenersi dal fare ciò perché ha paura di sé o non è in grado di sopportare i piaceri che gli saranno rivelati attraverso la dazione verso il Creatore.

Dopo tutto, il sentimento della propria somiglianza al Creatore procura grande piacere. Ed è anche un grande piacere sentire come il Creatore gode, come siete uniti in uno solo. È simile al piacere che un bambino prova attraverso la vicinanza con la madre, quanto la madre gode, e lui gode, e da’ piacere all’altro.

La persona prova una grande paura, perché gli si rivelano piaceri immensi: NRNHY de NRNHY invece di Nefesh de Nefesh. Si tratta di una Luce immensa che è rivelata dalla sensazione che si prova nel dare qualcosa al Maestro, perché NRNHY è nata dal conferimento al Creatore che si rivela alla persona. Ed è qui che si concentra tutto il lavoro.

Lavoro spirituale non riguarda il pasto che è disposto sulla tavola del re, ma la sensazione del Maestro, la propria somiglianza con Lui, è con questo godimento. Cercando di essere come il Maestro, come Lui in qualcosa. Mi piace non solo il fatto che gli procuro piacere, il Suo amore per me e il mio amore per Lui, ma io comincio a godere di questa posizione, del mio stato.

Questo rivela una Luce enorme e il piacere che prima non esisteva nella creatura nelle sue decisioni, sentimenti e reazioni. Ed è per questo che io dovrei prima munirmi dei vasi, che si chiamano “timore reverenziale”. Altrimenti, non sarò in grado di affrontare qualsiasi azione correttamente, e tutto ciò che si rivela immediatamente scompare senza alcun uso. Sarebbe come versare del vino in sacchetti, esso fuoriuscirebbe subito, o versare della farina nelle botti solo per farla marcire lì. Nulla può essere fatto, tutto deve corrispondere completamente all’altro, tutti i contenuti devono essere conservati nel proprio specifico contenitore.

Questo è il motivo per cui una persona ha paura di cominciare a godere della grandezza del Creatore, del Suo amore e della reciprocità che si sente in due unita HaVaYahH: HaVaYaH della Luce Diretta e HaVaYaH della Luce Riflessa vestite di loro. La Luce che si rivela in loro in realtà non è mai esistita. Se una persona si prepara per questa prova, allora sarà in grado di rivelare lo stato del Creatore correttamente e resistere nella dazione.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.03.2013, Shamati 38)

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I tre giorni di Test per la lealtà

Essere in Katnut (piccolezza) su di un certo livello è già come avere un piede sul livello dopo. Ci sarà un tempo in cui crescerai e sarai in uno stato di grandezza. Ovvero, sei già chiamato col nome di quel grande livello. C’è una gran differenza tra essere un ragazzino ed un infante, un piccolo essere umano.

In uno stato di piccolezza c’è l’auto annullamento e la concessione – Tu limiti consapevolmente te stesso. Nel nostro mondo, un bambino piccolo non conosce i vasi che avrà da adulto. Nel frattempo, gioca con i giocattoli, con un modellino di macchina. Il sogno del mio nipotino è guidare un camion della spazzatura per via del fatto che vede questo mezzo bello grosso e così rumoroso, non sa quale sarà il prossimo livello o quel che vorrà quando sarà cresciuto.

Nella spiritualità, quando sei in uno stato di piccolezza non conosci il livello di per se stesso, ma conosci già i tuoi vasi visto che devi fare una restrizione su di essi. Questo per via del fatto che uno stato di piccolezza è parte dell’intero livello, e tu devi restringere il tuo AHP. Non sai ancora cosa vuol dire essere grandi su di questo livello visto che non l’hai ottenuto, ma già ti immagini come sarà, capisci i suoi vasi e questo di da la forza di fare una restrizione e limitare te stesso.

Tu annulli te stesso di fronte a colui che superiore, il che significa che sei pronto ad abbandonare tutto quello che hai ora e di rimanere nella “fede sopra la ragione”, per poter assomigliare ad il superiore nel futuro. Lo fai in via del futuro! In questo si forma una connessione tra i due livelli: Mentre sei in uno stato di piccolezza, rivesti i tuoi GE sull’AHP del superiore. Vuoi essere come l’AHP del superiore e così restringi il tuo proprio AHP, i tuoi vasi della ricezione e per far questo sorpasso hai bisogno di una grande potenza.

Uno stato di piccolezza non è solamente un’infanzia priva di preoccupazioni, quando non hai bisogno di “sbattere la testa” su tutte le cose, ma in realtà è uno stato che richiede un grande coraggio e capacità di evolversi. Devi sentirti intero in tutti gli stati: non usi i tuoi AHP, ma conosci bene questi vasi e sai dove stai andando. Altrimenti il tuo lavoro non sarebbe intero e non saresti in grado di annullare te stesso.

Vedi quel che superiore e capisci che al momento non è possibile aderire a Lui, come un bambino nei confronti di un adulto, all’inizio anche in un piccolo punto da cui poter iniziare l’adesione. Lasci perdere tutto quello che avevi. L’ibur (il concepimento) inizia dai tre giorni dell’assorbimento del seme, che simbolizza il tuo annullarti in te stesso su tutte le tre linee.

Prima sulla linea di sinistra, rimani aderito a quello che è superiore nella misura in cui il tuo ego ti viene rivelato, nonostante scopri che non sei per nulla in accordo ad esso in nessun modo! Dopo aver fatto questo ed essere aderito al superiore, le cose divengono più difficili: La luce arriva e desidera riempirti con tutti i piaceri e di darti tutto il mondo da un capo all’altro. Ma tu ti rifiuti di accettare tutto e vuoi solo essere in adesione con colui che superiore! Questa è la via di destra.

Poi viene la linea di mezzo, e così tutto questo periodo è detto i “tre giorni di assimilazione del seme.” Ovvero hai sia la realizzazione del Creatore ed il Suo riconoscimento, tutto quello che desideri da Lui. Comunque, non vuoi ricevere nulla: nemmeno la realizzazione e la comprensione. Vuoi solo aderire al superiore e non desideri ottenere alcun beneficio personale da questa adesione, nulla del tutto, mai! Questa è detto il terzo giorno dell’assimilazione del seme, da cui poi l’embrione inizia a svilupparsi.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 23.04.2013, TES)

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La spiritualità ha la propria Matematica

Domanda: Sappiamo che non c’è nessun “quasi” nella spiritualità ma, allo stesso tempo, il cammino spirituale è diviso in livelli, ed ognuno di essi ci avvicina alla perfezione. Come si mette d’accordo l’assoluto con il graduale avanzamento?

Risposta: Ad ogni livello, ad ogni grado della spiritualità, ognuno di noi ha le proprie misurazioni, in base all’ordine della realizzazione dei Reshimot (memorie spirituali). Il grande vaso generale è stato frantumato in pezzetti, ed ogni pezzetto ha i propri limiti, le proprie misure di congiunzione con gli altri, le proprie misure di correzione, e le proprie “misurazioni degli sforzi”, sia come valore assoluto che individualmente.

Infatti, non c’è alcun “quasi” nella spiritualità. Se, ad un dato livello, si correggono nove parti su dieci, allora non si è ancora riusciti a correggerlo. Solamente dopo aver corretto la decima parte si completa il lavoro.

Nella stessa maniera l’elettrone non può esistere separatamente dall’atomo. L’atomo è fatto di molte particelle e devono essere tutte al posto giusto. In seguito altre forme più grandi e più complesse vengono create: molecole, cellule e corpi, e tutte devono essere nella loro totale misurazione. Anche la misura più piccola deve essere completa, fino alla particella più piccola in assoluto.

Domanda: Da una parte, tutti devono essere come un solo uomo con un solo cuore, e dall’altra, si dice che ogni uomo può giudicare il mondo intero o con la scala del merito o sfavorevolmente. Come lo spieghiamo?

Risposta: E’ impossibile spiegarlo al nostro livello. E’ impossibile percepirlo con la nostra mente. Non sono le leggi della matematica ordinaria che sono all’opera qui, in base alle quali uno più uno fa due. La spiritualità ha la sua matematica.

Domanda: Che cos’è la “misurazione completa”? Qual è il criterio della completezza?

Risposta: Una misura completa è segno di cambiamento di ogni livello, in base al principio di “Mi sono sforzato ed ho trovato”. Mi impegno sempre di più e all’improvviso “salto” in un nuovo stato. E’ solamente in base a questa reazione che so per certo di essermi impegnato abbastanza. E’ impossibile prevederlo. Non c’è un “contatore”, nessuna indicazione precedente, con cui poter giudicare il mio successo.

E’ perché lavoriamo “al di sopra della ragione”, nella dazione, e la dazione non può essere misurata. Le misure sono sempre nel desiderio di ricevere. Nella dazione, la misurazione può essere fatta solamente rispetto alla rivelazione, e quindi è sempre in base a “Mi sono sforzato ed ho trovato”. Questo “trovare” è il controllo definitivo.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar“)

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Transizione alla percezione spirituale

Domanda: Frequentemente non comprendo di che cosa si parla a lezione: se riguarda la spiritualità oppure la vita corporale. Come possiamo distinguere tra la vita corporale e quella spirituale?

Risposta: Nel complesso, ciò che mi entra tramite i cinque sensi, attraverso le “insenature” della vista, udito, gusto, olfatto e tatto, è chiamato “questo mondo.”

e sviluppo un senso addizionale in me, il che significa sentire gli altri, allora questa sensazione si dividerà in cinque parti: Keter (K), Hochma (H), Bina (B), Zeir Anpin (ZA), e Malchut (M). Io sviluppo questo senso dal punto nel cuore, nel voler uscire da me stesso ed esistere nel gruppo insieme con gli amici. E’ tra loro che scopro i cinque sensi che sono fuori dal corpo, che costruiscono il mio “corpo” spirituale.

Questa transizione richiede un periodo di preparazione che è condotto dalla Luce. Non possiamo raggiungere questo da noi stessi, ma tutti i nostri sforzi racchiudono la Luce che Riforma, ed eventualmente noi acquisiremo il nuovo vaso dell’anima.

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(Dalla 1° lezione della Lezione quotidiana di Kabbalah 23.04.2013, Scritti di Rabash)

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Riguardo la libertà di pensiero

Domanda: Qual è la mia libertà di scelta in relazione ai miei pensieri?

Risposta: Tutti i pensieri che sono in me al momento, tutte le sensazioni e comprensioni, tutti i dati che, prima “scannerizzo”, e poi processo, attraverso sintesi ed analisi, tutti questi parametri sono dati dall’Alto. Cosa sento, come lo sento, che tipo di decisioni attuo, tutto questo è predeterminato dall’Alto, proprio ora in questo momento. Uno può chiedersi ora: Cosa accadrà da questo momento in avanti? In questo “da qua in avanti” c’è un parametro chiamato la mia libertà di scelta.

Riguardo i pensieri, la libertà di scelta è nel desiderio esterno e la mente esterna che appartiene al gruppo. Dopo la frammentazione sono diviso in due parti. Nelle mie sensazioni, una parte è fuori di me, mentre io percepisco la seconda parte internamente come me stesso. Con ciò il mio cuore e la mia mente compaiono, che significa me stesso, così come una mente e un cuore esterno, che significa il gruppo. Tutto ciò che ho bisogno di fare è cominciare a connettere queste due parti insieme, in un Kli.

Qui il mio sforzo e i problemi cominciano, e questo compromette l’ordine del lavoro e tutte le correzioni. Dal provare ad arrivare a conclusioni con la parte che costantemente mi dimostra il suo confronto e il suo opposto, io sento che ho necessità del Creatore, l’unico che può connettere queste due parti insieme. Più ho bisogno di Lui per riconciliare queste due parti insieme, a questo grado io concordo con il Creatore, con la Sua natura, con la sua esistenza, e con il Suo dominio, concordo che questa proprietà mi governerebbe.

Più cerco di annullare me stesso al gruppo, più ovvio mi diventa che non sono pronto a sottomettere me stesso agli altri. In ultima analisi, io “colpisco me stesso nero e blu” per chiarire finalmente che non sono pronto a cedere sotto alcuna circostanza. Io raggiungo tale odio che è come il Monte Sinai (“Sinah” significa “odio” in ebreo). Ma proprio perché ho provato ad annullare me stesso molte volte io realizzo che devo fare questo e quindi io sento il bisogno dell’aiuto della forza superiore.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 19.04.2013, Shamati #68)

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La responsabilità per quello che salta fuori dall’uovo

Domanda: Se tutti i miei stati sono determinati dalla forza superiore, dov’è la mia responsabilità per le cattive azioni?

Risposta: Io non posso cambiare lo stato in cui già mi trovo. Ho preparato questo stato con il Creatore come un Suo socio. Ho avuto l’opportunità di prepararmi di modo che lo stato a cui mi sto avvicinando adesso si manifestasse in una forma migliore, ma non l’ho fatto.
Lo stato presente in se stesso non può essere ancora cambiato. E’ la conclusione naturale di tutte le precedenti condizioni che io avrei certamente potuto influenzare.

Potrei mettere un uovo sotto una gallina, potrei esporlo al sole, o potrei metterlo in un’incubatrice e, di conseguenza, otterrò dei risultati determinati dalla velocità del mio sviluppo e del mio atteggiamento. Tutto sarà diverso!

Ma quando mi ritrovo in qualche situazione, è già troppo tardi per farci qualcosa. Avendo agito secondo il principio di “Se ci penso io a me stesso, allora chi lo farà?” e, alla fine, avendo riconosciuto che “Non c’è nessun altro a parte Lui”, ho ricevuto questo risultato. Cerco di ricavarci il massimo da questa situazione e di rendermi conto fin dall’inizio che dovevo raggiungere uno stato come questo.

Quindi, se tutto è già stabilito dall’inizio, dove si trova il mio libero arbitrio? Ma solo dopo aver giustifica il mio stato attuale come corretto e già stabilito dall’inizio, poiché “non c’è nessuno a parte Lui”, posso decidere cosa fare dopo e dire: “Se non ci penso io a me stesso, allora chi lo farà”.

“Se non ci penso io a me stesso, chi lo farà” è il periodo in cui agisco e lavoro come se il Creatore non fosse vicino a me, poiché non so dove Egli è, Egli è nascosto a me. Ma perché ho bisogno di comportarmi in questo modo? Se compio il giusto sforzo, allora, idealmente, accetterò l’intero stato che mi viene rivelato come proveniente dalla Forza Superiore, da “non c’è nessun altro a parte Lui”.

Lavorando in questo modo, preparo la mia percezione per i successivi stati. Il Creatore può rivelarmi uno stato che oggi mi sembra semplicemente terribile. Ma dopo la preparazione che faccio ora, lavorando secondo il principio di “Se non ci penso io a me stesso, chi lo farà”, accetterò questo stato come la manifestazione dell’assoluta bontà del Creatore, che mi ha fatto del bene. Questa sarà la mia ricompensa alla conclusione di “tutta una giornata lavorativa”.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.04.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Le differenze tra la Luce ed il Buio

Ci sono molte “onde” di desideri dentro di noi. Da dove arriva questa separazione in molte parti, livelli, aspetti, forme e così via? Il fatto è che la Luce, che è pura dazione, entra nel desiderio, la cui natura è la ricezione.

La Luce ed il buio sono stati collegati insieme attraverso delle opposte caratteristiche al tempo della frantumazione. Di conseguenza, tutte le Luci sono incorporate in tutti i desideri individuali e formano delle innumerevoli combinazioni. Le differenze e le sfaccettature nella comprensione, percezione e nell’analisi, l’ampio spettro di colori, suoni, gusti, e odori derivano da questo.Tutto arriva dalle varie combinazioni formatesi durante il legame tra le Luci ed i desideri.

E’ proprio grazie a questa molteplicità che scopriamo il Creatore. Altrimenti ci percepiremmo sul fondo del livello inanimato di Malchut del mondo dell’Infinito.

Questa varietà ci rende possibile di staccare strato dopo strato, di chiarire l’essenza, e di distinguere le differenze tra le possibili combinazioni delle Luci e dei vasi. Quindi, incominciamo a scoprire il Creatore in contrasto alla creatura: passiamo dall’ “esistenza dall’assenza” all’ “esistenza dall’esistenza”, “la strutturazione” del vaso e della Luce, Luce e buio. Questo è il nostro lavoro. Quindi, nella spiritualità, in ogni momento, realizziamo miliardi di correzioni, raggiungendo i più piccoli dettagli.

E’ uguale alla classificazione e alla chiarificazione della materia nel nostro universo. C’è stato un tempo in cui sembrava un compito impossibile da realizzare, ma non lo è stato. La reciproca integrazione ci permette di lavorare simultaneamente in tutte le direzioni, in modo che anche una piccola azione produca miliardi di risultati nell’intera Malchut.

Oggi, questo disegno ci è ancora tenuto nascosto, sebbene continuando, riusciremo a chiarire ed identificare molte sfumature e delle componenti più profonde. Questo sarà per noi possibile quando inizieremo a distinguere tra dazione e ricezione in ogni parte.

Sono in grado di comprendere nella sua forma spirituale solamente un desiderio corretto, come uno dei 613 desideri, nel quale il Kli è diviso. Fino alla correzione, io affronto solamente il “mostro egoistico”, il Faraone, che non può essere diviso in parti, nel quale nulla può essere chiarito. Fintanto che la Luce non è arrivata, io non sarò in grado di percepire alcun desiderio e di vedere come attivarlo per il bene della dazione al di sopra del mio ego, non sarò in grado di discernere i suoi aspetti separati. La sola cosa che percepisco nell’Egitto sono le dieci piaghe…
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar“)

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