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La Donna è quella in cui avvengono i cambiamenti

Per influenzare gli uomini in maniera integra e poderosa, le donne si devono unire, ma devono farlo capendo i principi del nostro lavoro e sapere cosa chiedere esattamente agli uomini. Per riuscirci, devono sapere quale è la Luce che gli uomini hanno bisogno di attrarre e cosa deve generare.

Una donna, nella spiritualità, è una forza ancora più grande dell’uomo. L’uomo è soltanto una forza, uno schermo, mentre la donna è il luogo nel quale avviene ogni tipo di cambiamento. Lei genera un nuovo gradino e lo nutre. Il concepimento, l’alimentazione e la maturità, fino all’età adulta, tutto questo risiede all’interno della parte femminile dell’anima collettiva ed individuale.

Per quanto riguarda l’uomo, da soltanto la Luce. Si dice che “lui fornisce il bianco” e con questo, conclude il suo ruolo. Dopo, abita dentro la madre e per mezzo di questa, fornisce le forze per sviluppare le anime.

Per quanto riguarda i figli, tutto nasce dalla madre, la parte femminile. Tutta la crescita spirituale passa attraverso la donna, poiché è la parte femminile che genera le anime. La stessa cosa si dice nella Torà; per esempio “Abramo” e “Sara” sono due parti dell’anima che generano una nuova anima ed il loro stato più avanzato è “Isacco”. Chi gli ha dato la luce? Ovviamente Sara.

Dobbiamo funzionare come detta la Natura. Una volta che ci saremo allineati alla natura materiale, ci sposteremo verso la spiritualità, grazie alla quale otterremo ciò che ci siamo prefissati senza causare danni.

Viceversa, quanto più danno causeremo consentendolo al nostro egoismo, più reclameremo “l’uguaglianza” che in realtà distrugge le famiglie e la società, ed avremo meno opportunità. Alcuni politici trarranno beneficio da questo, ma non noi.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6.03.2011 sulle Donne)

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Capire al primo tentativo

Domanda: Come trasmettiamo ad una persona una visione supplementare della realtà affinché possa rendersi conto che c’è qualcos’altro lì fuori, oltre alla sua prospettiva abituale?

Risposta: Fino a che la persona non si sia sviluppata ad un certo punto ed abbia cercato con ogni tipo di filosofia e metodologia che derivano dal suo innato egoismo, non c’è niente che tu possa fare. Per avere una visione chiara, deve per prima cosa arrivare ad una profonda delusione ed insoddisfazione del mondo nel quale vive.

  1. Prima scopro che mi sento male. Questa è una tappa obbligatoria.
  2. Devo inoltre sentire chiaramente che non migliorerà.
  3. La cosa più importante è che mi renda conto che la causa di tutti i mali è il mio stesso egoismo.
  4. Quindi, tutte le mie azioni peggiorano solo le cose, come è scritto: “Meglio che ti siedi e non fai niente”. È meglio che tu tenga la bocca chiusa e non ti muova, poiché qualunque movimento tu faccia ha le sue radici nel tuo egoismo e porta ad un male più grande nel mondo.
  5. Quindi, la persona comincia a cercare una soluzione ed un modo di viverlo. Questi discernimenti includono tutti i cammini attraversati in precedenza e le esperienze come la religione, la filosofia e la scienza. Dopotutto, anche la scienza si è sviluppata in maniera egoistica e non ci aiuterà ad uscire dalla realtà fisica. Pertanto, esaminiamo tutto questo e concludiamo che niente lo può chiarire.
  6. Alla fine, saremo disposti a seguire il consiglio dei kabbalisti.

Così lungo è il cammino che richiede senza dubbio l’esistenza del sistema della circolazione della Kabbalah. Al contrario, non arriveremo mai a vedere l’umanità sottoporsi a questo cammino evolutivo ed arrivare a qualche risultato positivo. Una persona può chiedersi:

  • Quante volte deve sentire dolore prima che decida di non sopportarlo più?
  • Quante volte deve dire che non vuole più soffrire fin quando ammetta finalmente di dover cambiare qualcosa?
  • Quante volte ha bisogno di capire che bisogna fare qualcosa in questo senso?

Pertanto, per ottenere qualche risultato, dobbiamo passare attraverso molteplici azioni che ci portano problemi, dolore e sofferenza.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.01.2011, “La saggezza della Kabbalah e la Filosofia”)

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La tua scelta: 3-5 o 35 anni

Domanda: Si dice che ci vogliano dai tre ai cinque anni per uscire verso il mondo spirituale. Come posso mantenermi in questo cammino se ci vuole più tempo?

Risposta: Puoi mantenerti nel cammino solo attraverso un gruppo kabbalistico. Senza, non hai l’ opportunità di avanzare e restare in questo cammino non solo per anni, ma anche per il giorno seguente.

Se puoi mantenere il desiderio e continuare a studiare senza ricevere l’ appoggio del gruppo, sei nel cammino scorretto e stai ingannando te stesso. Stai studiando probabilmente per ottenere conoscenza o per raggiungere qualche altra meta egoistica, però non ti stai muovendo nella direzione corretta.

Pensa cosa stai contando: gli anni del calendario o lo sforzo che hai esercitato? Probabilmente hai fatto lo sforzo corretto un paio di settimane invece di 35 anni. Quante centinaia di anni dovrai vivere in questo mondo per accumulare lo sforzo che valga dai 3 ai 5 anni?

Tu puoi davvero terminare questo lavoro in 3 o 5 anni e rivelare il mondo spirituale a condizione che lavori con il gruppo, con l’ambiente. Coltiva il tuo desiderio e ricevi piacere nell’ atmosfera corretta, nel campo corretto. Al contrario, non ti svilupperai, ti siederai e studierai senza l’ appoggio dell’ ambiente contando le ore sull’ orologio; ma questo è l’orologio sbagliato, questo non conta il tuo lavoro con l’ambiente e pertanto non ha valore.

Devi passare questi anni sotto l’ influenza dell’ ambiente e non è necessario aspettare degli anni per questo, non è una questione di tempo; però, se non sei sotto questa influenza, allora non hai cominciato ancora ad avanzare. Quindi, quale risultato ti aspetti in 5 anni?

In realtà è semplice verificare se stai ricevendo la forza dell’ ambiente. Senza di essa, non avrai la forza dell’ insieme e sarà come se fossi morto. Solo quando riceverai la forza del gruppo avrai la capacità di elevarti, di venire a studiare, di leggere i testi kabbalistici e pensare. È come un sistema elettrico: se questo riceve un po’ di elettricità, comincia a lavorare, mentre senza di essa, si ferma. Questa elettricità può venire solo dall’ ambiente.

Il Kli (vaso) spirituale viene chiamato la connessione con l’ ambiente che è proprio il luogo nel quale io rivelo il mondo spirituale. Se manca questa connessione, non c’è posto per scoprire la spiritualità.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6.02.2011, “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah”)

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Dove comincia l’ essere umano?

Ogni persona sperimenta il suo desiderio individuale che cerca di riempire. Ci sono persone che resistono ai desideri, ma anche loro sono governate dal Creatore. È Lui ad effettuare tutti i movimenti, come con i pezzi di una scacchiera.

Non abbiamo libero arbitrio, quindi non ha senso etichettare una persona come buona o malvagia, e non si devono aspettare né le conseguenze o i commenti rispetto alle azioni: né il cielo, né l’ inferno, né qualsiasi altra cosa. È scritto nel Libro dello Zohar: “Tutti noi siamo come animali”.

In verità, dove è il tuo libero arbitrio? Se hai l’ illusione che si trova qui, è dovuto chiaramente al fatto che non ti accorgi che lo desideri. Il Creatore, con tutta l’ intenzione, introduce in te queste istruzioni, determinati segnali di controllo che ti creano l’ illusione delle azioni libere e nient’ altro. Di conseguenza, realizzare che “Non c’ è nessuno tranne Lui” significa rendersi conto che siamo nient’ altro che ruote dentate all’ interno di un immenso meccanismo.

Quindi, dove comincia l’ essere umano? L’ essere umano comincia con il libero arbitrio, e per conseguirlo deve evolversi. È a causa di questo che all’ inizio, durante il corso dei millenni, l’ uomo si è sviluppato all’ interno del suo egoismo, controllato dall’ alto dal Creatore e dopo sente come nasce il “punto nel cuore”. Detto in altra maniera, prende vita come un desiderio aggiuntivo, opposto agli altri. Frantuma in pezzi la persona, la tenta e la contorce.

Naturalmente anche questo desiderio proviene dal Creatore. Non può provenire da nessun’ altra parte, poiché non può apparire dal nulla. Dopotutto l’ uomo è un essere creato e di conseguenza, anche la formazione del punto nel cuore, non gli da ancora l’autonomia, l’ indipendenza dal Creatore.

Da cos’ altro potremmo essere liberi? Se c’è solo una singola forza che governa tutto dall’alto, allora la mia libertà può risiedere solo nella mia capacità di neutralizzarla.

Come posso riuscirci? Per di più, se non la neutralizzo, cosa mi resta da fare? Quale forza posso avere, quale intelletto? Come posso scegliere? Cosa mi governerà? Non è molto chiaro. Se esistessero due forze, potrei scegliere una delle due; ma se esiste solo una forza, allora non esiste il libero arbitrio, vero? Perché esiste tutto, a quale scopo? Per avere il controllo su questi “insetti”?

No, c’ è uno scopo per tutto questo. L’ essere creato, l’ uomo, deve dominare le due forze opposte e manovrandole, imparare con l’ esempio del Creatore, imitare le Sue caratteristiche e copiarle in sé. Sequenzialmente, passo dopo passo, attributo dopo attributo, la persona trasferisce una quantità sempre maggiore del Creatore in sé e come risultato, può eguagliarsi completamente a Lui.

In questo caso, nella misura della sua equivalenza con il Creatore, la persona comincia in maniera autonoma a regolare se stessa, allo stesso modo in cui lo farebbe il Creatore e anche meglio. La persona scopre un desiderio creato per lei: vuole essere opposta al Creatore. Invece di questo, però, l’ uomo impara dal Creatore il programma, le tecniche di amministrazione e a prescindere dal suo egoismo, comincia a governarsi e correggersi appropriatamente.

Risulta che il Creatore creò l’ uomo come malvagio e pertanto è scritto: “Io ho creato l’inclinazione al male”; però, allo stesso tempo, ti ha dato un metodo per trasformare questo male in bene. Poi diventerai simile a Me e sarai libero; puoi lavorare su di te in maniera indipendente.

Hai due redini nelle tue mani: la tua natura cattiva ed egoista e quella altruista e buona. Imitami, copia da Me ed applicalo a te stesso; poi sarai chiamato “Adamo”, dalla parola “Domè”, simile al Creatore.

Di conseguenza, abbiamo l’ opportunità di liberarci dal governo superiore, di smettere di essere marionette e non dire più: “Non c’è nessuno tranne Lui”. Esisterà un’ altra forza affianco a Lui, la forza dell’ umano che copia il Creatore e fa tutto al posto suo, ed è qui che risiede il libero arbitrio, perché lavoriamo con due attributi opposti della creatura: l’egoismo e l’ attributo della dazione.
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(Dalla 4° lezione del Congresso di Berlino del 28.01.2011)

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Ogni momento ha la sua ragione

La realizzazione spirituale viene molto lentamente, perché è la manifestazione di una nuova struttura all’ interno di una persona. Non possiamo neppure immaginare cosa significhi acquisire una seconda natura. Questo non esiste e non è mai esistito nel nostro mondo ed in tutto l’ Universo, non è successo mai nel corso di tutta la storia.

La natura che acquisiamo si costruisce in maniera molto graduale, sulla base di molti dettagli e degli stati individuali che appaiono dentro di noi. È il lavoro lento ed incessante della rigorosa Luce Superiore su di noi.

C’ è un pericolo latente nel processo della realizzazione spirituale, per il quale ha luogo un grande lavoro nella preparazione delle proprietà spirituali all’interno dell’ uomo. Questo rappresenta letteralmente una nuova nascita.

Però, non solo stiamo nascendo addizionalmente nel mondo spirituale, ma abbiamo bisogno di attraversare dei cambiamenti in tutti i livelli del nostro desiderio: 0 (Shoresh, radice), 1 (Alef), 2 (Bet), 3 (Ghimel), 4 (Dalet). Solo allora sentiremo che ci sta succedendo qualcosa. Fino a quest’ ultimo livello, il 4° (Dalet), tutto avviene per noi in maniera poco chiara e nascosta.

È come se andassimo dal punto zero della creazione allo stato in cui il nostro desiderio per la spiritualità comincia leggermente a risvegliarsi. Questo non è neppure il desiderio reale, è una certa comprensione di questo desiderio, una separazione di ciò che esiste adesso in noi. Al principio, questo avviene nelle sensazioni e nella mente della persona. È così che la Luce superiore ci influenza.

Per questa ragione, è poco realista sperare che tutto avvenga in un secondo, a prescindere dal fatto che deve essere desiderato con tutte le forze. In altre parole, ogni momento deve essere l’ ultimo e se non ha avuto successo, lascia che inizi il momento successivo.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 26.11.2010, Baal HaSulam, Lettera 52)

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Prova di lealtà

L’ articolo del Rabash, Shlavey HaSulam (I gradini della scala) “la preghiera di molti”: E’ scritto nel sacro Zohar (Beshalach (Quando il Faraone lascia) e nel commentario di Sulam, paragrafo 11), “E lei disse ‘Io abito in mezzo alla mia gente.’ Egli domanda, ‘Cosa significa?’ Egli replica, ‘Quando Din è presente nel mondo, l’ uomo non dovrebbe separarsi dalla collettività e restare solo perché quando Din è presente nel mondo, coloro che sono riconosciuti essere soli vengono presi per primi, anche se sono dei giusti.

Noi entriamo in contatto con la forza superiore attraverso lo Zohar. Ci è stato detto come metterci in sintonia con noi stessi per comprendere questa forza, che ci porta alla sua percezione, alla sua rivelazione. “Din” è una delle sue manifestazioni sotto forma di giustizia. La trasgressione di un uomo o di tutti gli uomini richiama una corrispondente azione reciproca. In nessun caso l’ uomo dovrebbe separarsi dalla società che ha intorno.

Come avviene tutto questo? Delle sensazioni e delle azioni diverse vengono evocate in noi. Questo mi dà l’opportunità di restare nella società, comunque e nonostante queste difficoltà e sensazioni, anche se, separandomi da questa società, mi sentirei immediatamente bene ed eviterei di avere dei problemi. Tutti vengono puniti, ma io posso farmi da parte. Mi dicono anche: “Puoi farti da parte, questo non ti riguarda.”

E ancora, anche se i giusti non hanno peccato insieme agli altri, essi sono giudicati per primi quando si separano dagli altri. In altre parole, l’ uomo viene testato in questo modo per vedere se vuole entrare nell’egoismo di questo mondo e restare nel suo comodo stato “borghese”, o se invece è disposto a restare insieme agli altri in un unico gruppo, anche se questo non lo fa stare bene, per il bene di conseguire il mondo superiore.

Dunque, l’ uomo non dovrebbe mai allontanarsi dagli altri uomini perché la misericordia del Creatore si trova sempre tra tutti gli uomini insieme. Questa è la ragione per cui è detto, ‘Io abito in mezzo alla mia gente, e non desidero dividermi da loro.’

L’ atteggiamento della forza superiore si manifesta sempre verso gli uomini insieme e mai verso gli individui singolarmente. “In mezzo alla mia gente” significa in mezzo a coloro che vogliono stare insieme.

Dobbiamo prendere in considerazione questo concetto. Quando ci troviamo nel gruppo, ed incominciamo a sentire delle frizioni diverse, delle azioni egoistiche, abbiamo bisogno di comprendere che “si sta giocando con noi” per una ragione. Se, nonostante questi “giochi” (ogni volta ed in ogni momento), fossimo comunque in grado di unirci insieme, ci innalzeremmo verso l’ alto.

Ma se lasciassimo perdere e ci allontanassimo dai problemi, rifiutandoci di risolverli invece di innalzarci al di sopra di essi attraverso l’ unione, in modo naturale ci ritroveremmo ancora una volta sommersi dalla nostra vita quotidiana e smetteremmo di comprendere ciò che la Kabbalah ci dice.
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(Dalla seconda Lezione di Mosca del 6.01.2011, “la preghiera dei molti”)

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Lavora con la resistenza

Domanda: Lei ha detto che non dobbiamo sopprimere l’ ego, ma anzi aumentare il segno positivo. Cosa vuol dire con questo?

Risposta: Ciò si riferisce ad una persona che va lungo il cammino della spiritualità ed è parte di un gruppo di kabbalisti. Allora questa, quando cade, come può ingrandirsi in seguito agli effetti negativi?

Quando mi sento male, prendo una pastiglia e quando sono di cattivo umore, vado a ballare; però, facendo queste cose, non sopprimo o diminuisco minimamente il mio ego. Se ti senti male, riconoscilo come un fatto, ma non arrenderti. Non sei tu! È solo un po’ di più del tuo egoismo che ti si mostra. Non prenderla in maniera personale.

La negatività si evolve costantemente in una persona con il fine di sviluppare gli aspetti positivi. Allora, cosa è positivo? Non è l’ annichilimento dell’ egoismo , né il suo equilibrio a livello corporeo. In nessun modo dovrei compensare un segno negativo con un segno positivo terreno. Non importa quanto terribile possa essere la mia sensazione, io voglio compensare il negativo unicamente con un segno positivo spirituale. Al contrario, sarà come i “riformatori” del mondo.

In ogni caso, può essere che riducendolo, io non compensi gli effetti negativi. Dopotutto, mi viene dato volutamente, poiché non c’è niente di accidentale nella vita. Allora, cosa devo fare? Ho bisogno di aumentare le mie relazioni positive con il gruppo, con l’ ambiente adeguato. Perché? Perché tutto il mio futuro dipende dalla nostra inclusione comune in un sistema integrale.

Se l’ egoismo si sta sviluppando in me, allora questa è l’ unica decisione corretta. Il mio segno positivo risiede nel mio cammino verso il gruppo. Se in tutto me stesso emerge l’ egoismo, posso aumentare la mia connessione positiva con l’ ambiente, allora questa è davvero una forza altruista con la quale io equilibrio la forza egoista. Risulta così che compensando il segno negativo, mi elevo ad un livello superiore.

Allora, nasce certamente in me un nuovo segno negativo, e devo radicarmi di nuovo nel gruppo; però in quel momento, il gruppo mi sembra ancora peggiore: “idioti, stupidi di cuore duro”. “Ad ogni modo, non voglio niente di tutto questo, lasciatemi stare tranquillo”.

Così, gradualmente, la persona abbassa la testa, una volta e poi un’ altra e si rivolge all’ ambiente fino ad arrivare ad una connessione completa. La natura ci incita a fare lo stessa cosa affinché siamo uniti come un tutt’ uno. Pertanto, la crisi globale e la completa dipendenza reciproca, ci mostrano in che direzione dobbiamo correggerci.

Pertanto, siamo d’ accordo a non lavorare contro l’ egoismo, ma a lavorare con il fine di utilizzarlo correttamente. Come risultato, trasformiamo il segno negativo in un segno positivo. Al contrario, non ci riusciremo mai.

Il mio “io” è una resistenza, come quella necessaria per produrre la corrente elettrica. Meno ed inoltre creare la tensione che disegna le forme e la mia realtà. Pertanto, dopo essere arrivato ad un certo potenziale tra più e meno, comincio a vedere l’ immagine del mondo superiore nel mio “schermo”.
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(Dalla seconda lezione del Congresso di Berlino del 28.01.2011)

Passi verso l’ ignoto

Domanda: Perché la Luce lavora così lentamente su di noi? Cos’altro possiamo fare?

Risposta: Noi stiamo avanzando a grandi passi. Tuttavia, non possiamo valutare quanti passi in più dobbiamo fare con il fine di scambiare la nostra percezione dal consumismo interno alla dazione, per attirare la forza che vincolerà le “ruote dentate”, le nostre anime insieme, e per tanto ci lasci sentire il mondo superiore.

Né io, né nessun altro al mondo, incluso tutti i kabbalisti delle generazioni passate, abbiamo mai sperimentato lo stato che stiamo attraversando oggi. Mai prima d’ ora un gruppo così grande di persone, basato sulla carenza di connessione tra di loro, così come sulla mancanza di relazione con il Creatore in loro, si è sforzato verso la correzione finale. Posto che non c’è nessun precedente, io non posso dire in che modo avverrà.

In verità, nella saggezza della Kabbalah, tutto è identico alla natura. Se qualcosa non è rivelato, non si può sapere come si manifesta. Un vero scienziato dirà che in accordo ai suoi dati, può succedere in questo o in quell’altro modo, ma se lui fa un passo in avanti, fa un passo verso l’ ignoto.

Esistono scienziati che investono decenni studiando un certo fenomeno ed hanno la certezza che hanno trovato una spiegazione di come funziona. Tuttavia, all’ improvviso, dicono “No, ci siamo sbagliati” e ricominciano tutto da capo.

Lo stesso è vero in relazione alla saggezza della Kabbalah. Questa è una scienza. Dobbiamo esplorare il mondo superiore per conto nostro e non aspettare un messaggio di posta elettronica, dei messaggi di testo, o qualcosa del genere. Tutto quello che è stato rivelato fino a questo momento, si espande nei Kelim (vasi) individuali e personali di ogni kabbalista.

Adesso dobbiamo scoprire il mondo superiore in questo enorme desiderio collettivo, nella nostra unione reciproca; e questo sarà fatto per la prima volta. Tutti i 7 miliardi di persone potrebbero non unirsi, però lì ce ne saranno ancora centinaia di migliaia o addirittura milioni.

In altre parole, il forte desiderio di vedere il mondo spirituale è diventato collettivo invece che individuale. Questo non si era mai visto nel passato. Pertanto, è impossibile sapere quando succederà, però stiamo avanzando ad un ritmo rapido.
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(Dalla conferenza dello Unity Day del 26.12.2010)

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Le vibrazioni elettriche della dazione

Dobbiamo cercare di costruire uno stato di un congresso senza fine ed essere impressionati costantemente da molte migliaia di persone che sono riunite in un solo luogo. Devo sentire le stesse “vibrazioni elettriche” in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo. La distanza non colpisce questo campo di forza spirituale. Dipende da noi, possiamo fare di questo uno stato di esistenza permanente.

Questo unico campo di connessione e direzione spirituale è quello che si chiama un gruppo di kabbalisti. In esso, ognuno conserva l’ influenza non solo dei settemila amici, ma di milioni di nostri amici di tutto il mondo.

In primo luogo, creiamo il gruppo di diverse migliaia di persone di nostri studenti, nel quale tutti sono connessi tra di loro all’ interno della nostra rete integrale. Se una parte di questo gruppo raggiunge lo stato di Arvut (garanzia mutua), questa comincia a proiettare l’illuminazione esterna e non può mai più essere trattenuta.

Questo è ciò che si chiama la circolazione autentica della kabbalah. Tutti avranno l’opportunità di venire, vedere, imparare ed esaminare se va bene per loro o meno, e se per loro non va bene oggi, forse andrà domani.

Questo congresso deve mostrarci un esempio di questo stato che deve diventare permanente affinché possiamo ascendere sempre più in alto. Questo è ciò che diventerà l’impatto dell’ ambiente su di una persona ed è nostro compito crearlo.

Se l’ ambiente determina tutto il mio futuro e la velocità del mio progresso spirituale, allora devo occuparmi unicamente di come renderlo più forte, affinché costantemente mi ispiri e mi tiri in avanti “per le orecchie”.

In questo caso, andrò definitivamente al congresso. Dopo tutto, cosa può farmi avanzare? Non possiedo nessun altro mezzo oltre a questo. Andrò, però dobbiamo continuare a fornire tutto il tempo lo stesso tipo di influenza. Certamente, non c’è nessun altro motore che promuova la crescita spirituale.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4.11.2010, “Esilio e Redenzione”)

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Fatti un Maestro ed un Gruppo

Domanda: C’ è differenza tra uno studente che studia Kabbalah in maniera personale con un maestro kabbalista e la maniera nella quale noi studiamo in un gruppo?

Risposta: Anche tu studi insieme a me nella lezione. Certamente è diverso che avere una lezione personalizzata, però oggi giorno non credo che sia possibile passare questa scienza a qualsiasi persona individualmente. Nel nostro tempo ciò è possibile solo per mezzo dello studio in un gruppo o attraverso Internet, nella maniera più ampia possibile, e non fa nessuna differenza dove si trova lo studente. Questo avanzerà, mentre il metodo individuale precedente non funziona più.

Non devi rammaricarti dell’ impossibile, ma devi usare tutto quello che hai. Ogni persona ha un governo dall’ Alto e il Creatore controlla tutto il processo. In nessuno luogo dove hai libertà di scelta puoi realizzarla e questo è tutto.

Non ho nessuno studente che sia vicino o lontano. Lo studente stesso determina continuamente quanto sia vicino e quanto avanza. Che un studente sia vicino o lontano da me, è determinato solo dalla quantità di desiderio di accettare il mio messaggio interiore, di assorbirlo e realizzarlo.

Questo non dipende dal fatto che una persona si trovi qui nella sala della lezione, o viva molto lontano e studi attraverso Internet, o se sia un uomo o una donna. Tutto dipende dallo studente e dalla maniera in cui utilizza i mezzi che vengono dati a tutto il mondo.

Inoltre è molto importante non dimenticare che è impossibile per lo studente rispettare il maestro se è negligente verso il gruppo. Questo è dovuto al fatto che il maestro è la parte più interna del gruppo, il messaggio che è dentro di esso. Pertanto, è impossibile che una persona disprezzi il gruppo mentre rispetta il maestro, la carica del gruppo.

Il gruppo è il nostro luogo comune con il maestro, il luogo nel quale ci troviamo. Ciò non esisteva in epoche anteriori, quando lo studente lavorava con il maestro faccia a faccia. Quando ci troviamo dentro il gruppo, ogni studente determina per conto proprio se si unisce con il maestro “Peh a Peh” (attraverso uno schermo comune) o “Peh a Ozen” (da bocca a orecchio, come quando studiamo la scienza normale). Alla fine di tutto questo, ci troviamo con il Creatore, perché tutto è unito fino al mondo dell’ Infinito.

(Dalla lezione sul Talmud Eser Sefirot del 7.01.2011)

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